Ormai Balena Gato Dogie et Mammone le ha svezzate ed abituate alle estreme astuzie e raffinatezze dell' arte del predatore. Emma è diventata una micidiale cacciatrice di tappi dell' acqua minerale, se trova un umano disposto a farle da partner nel gioco, riesce a prodursi in numeri da circo. Lo zio quando è a letto nasconde un tappino in una mano e lei come una vera pantera comincia a puntare la mano, poi improvvisamente lui lo lancia in alto, possibilmente passandole nell' area davanti al suo naso. La gatta scatta in alto come mossa da una molla e con una elevazione incredibile, il più delle volte, lo afferra a due zampe lo stringe in bocca e lo riporta al lanciatore per una nuova prova. Se non riesce a bloccarlo allora gli tira al volo una vigorosa zampata e poi lo rincorre ovunque questa seconda proiezione lo abbia fatto cadere. Cice è silenziosa e strisciante, non la senti mai arrivare e quando la senti è già tardi. Stamattina lo zio stava inzuppando mezzo occhio di bue nella sua grande tazza da cappuccino. Tutti l'avevamo vista salire sulla sedia e cominciare a puntare la mano ma non l' ignaro inzuppante. Quando è partito l' attacco era troppo tardi la zampa inguantata di pelo bianco aveva già arpionato il pollice e l' indice dello zio che, lasciato cadere il pezzetto di dolce nella tazza, ha prodotto una marea di schizzi accompagnata dal primo rosario del mattino quello che lui, di solito dedica alla Madonna e a tutte "velle maiale cor buo" (quelle femmine poco per bene dotate di sesso femminile) prime fra tutti le gatte.
Viste le premesse offerteci dalle due macchine da caccia potete immaginare cosa sia successo quando mi hanno sentito parlare di uccellacci e uccellini. Hanno parlottato fra loro e poi hanno chiesto consiglio al Doge su questa inaspettata incredibile battuta di caccia che si stava prospettando. Il saggio tigrato ha bofonchiato nel sonno ma io sono riuscita a cogliere il succo del suo ammonimento: " i lucielini lasiatili ammé sendo que io ava multi lanni pevvoi que erite femine et juvani vano mellio i lucielacci."
Per un attimo ho pensato che la sua assidua frequentazione dello zio Dante abbia immesso anche nella sua testolona felina la tendenza ad avanzare delle torbide allusioni sessuali tipiche della senilità. Mi riserbo di verificare più attentamente informando il collettivo femminile di casa che conta ben quattro attiviste e 12 zampe.
Buon inizio di settimana
Dani
Il film di PierPaolo Pasolini potete rivederlo anche da qui:
Un po' scarna la presentazione di my movies che ho pensato di integrare con un lungo pezzo pubblicato da cinefiliaritrovata.it
Capolavoro allegorico di Pasolini, una favola filosofica in chiave marxista |
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![]() Come in tutte le favole, non c'è una storia ben definita in questo film: il pretesto narrativo è dato dalle considerazioni filosofiche (in chiave marxista) di un vecchio corvo che si rivolge a due uomini, padre (Totò) e figlio (Davoli). Il corvo sembra convincere il suo limitato pubblico con la saggezza delle sue parole, ma appena si presenta il problema della fame, gli "irragionevoli" umani gli tirano il collo e se lo mangiano. L'allegoria è chiara; il film una tardiva possibilità che Pasolini offrì al grandissimo Totò. ![]() Nuovo approfondimento su alcuni aspetti della carriera di Totò, indiscusso protagonista del cinema d’antan che in questi giorni ha suscitato, nei cinefili riuniti in questa redazione e non solo, nostalgie e risate di gioia; il cinquantenario della sua scomparsa è servito a ristabilire un contatto ideale con un attore classico e atipico nella stessa misura. Totò, oggi, continua a riempire i palinsesti portando avanti quella che in vita è stata la sua vocazione, verrebbe da definirlo ironicamente un companatico televisivo, non per sminuirne la forza ma per evidenziare l’inesauribile comicità di un personaggio che si considerava poco più di un cantastorie al servizio del pubblico, verso il quale ha sempre dimostrato sincera gratitudine. Negli ultimi anni di vita di Totò, ormai completamente cieco, ha luogo l’incontro con Pasolini che lo vuole nel film Uccellacci e uccellini, primo capitolo di una felice collaborazione a cui si aggiungono l’episodio La Terra vista dalla luna (Le streghe, 1967) e Che cosa sono le nuvole? (Capriccio all’italiana, 1968), una breve parentesi in cui Totò riesce ancora una volta a mostrare la propria doppia natura, “da una parte il sottoproletariato napoletano e dall’altra il puro e semplice clown, cioè un burattino snodato, l’uomo dei lazzi, degli sberleffi”, come lo definirà il regista che depura il personaggio da ogni cattiveria e teppismo, “il mio Totò”, dirà, “è quasi tenero e indifeso come un implume, è sempre pieno di dolcezza, di povertà fisica”, la sua è “una sfottitura leggera e mai volgare. Ho cercato di decodificarlo avvicinandomi il più possibile alla sua vera natura”. (Pier Paolo Pasolini, Le regole di un’illusione, a cura di Laura Betti e Michele Gulinucci, 1996). A far da spalla a Totò troviamo sempre il giovane Ninetto Davoli la cui esasperante ingenuità, sia che i due interpretino un padre e un figlio, due frati francescani o Jago e Otello, spesso e volentieri diviene oggetto di scherno e di rimprovero da parte del più anziano e saggio protagonista al quale Ninetto guarda con devozione e profonda ammirazione. Uccellacci e uccellini è una favola e come tale è ricca di metafore e magia, a cominciare da un corvo parlante, un’atmosfera misteriosa avvolge la trama lungo la quale si susseguono una serie di prove a cui sono sottoposti i protagonisti, altro elemento essenziale delle fiabe, gli eroi del racconto, spiega Pasolini, “non sembrano però ottenere nessun privilegio: né regni né principesse. Non resta loro, dopo quelle prove, che affrontare altre prove. Nessuna vera e propria favola era mai finita così! (…) la mia è una favola picaresca: le esperienze “a livello della strada” di due poveri diavoli. Ma il picarismo è esso stesso ideologia. Invece la mia favola ha la sua ideologia altrove che nel picarismo (…) La favola che finisce come non deve finire, il picarismo che non dice quello che deve dire: ecco due motivi di delusione. Ma: Bisogna deludere. Saltare sempre sulle braci come martiri arrostiti e ridicoli…Questo dicevo in una mia poesia chiamata per l’appunto Progetto di opere future”. Con Uccellacci e uccellini l’equilibrio e la sintonia tra i due attori, perfetti nei loro ruoli imperfetti per definizione, raggiunge l’apice espressivo, questi “due personaggi, tipici eroi neorealisti, umili, noiosi e inconsapevoli, vivono la vita senza pensarci”, un’esistenza semplice e innocente immersa in un ambiente desolato abitato da ruderi antichi e moderni, strutture periferiche in costruzione e pievi diroccate di un arcaico medioevo, luoghi senza tempo a prima vista abbandonati. La solitudine paesaggistica in cui vagabondano Ninetto e Totò provoca un senso di spaesamento nello spettatore, lo smarrimento dei protagonisti nella finzione riflette quello ideologico del regista che apre il film con una significativa dichiarazione di Mao, per la precisione il succo di un’intervista rilasciata a un giornalista americano: «Dove va l’umanità? Bo!». È un corvo filosofo a farsi carico dei quesiti e delle riflessioni di Pasolini sulla crisi del marxismo, “poeticamente quello anteriore alla morte di Togliatti, patita e vista da un marxista, dall’interno; niente affatto però disposto a credere che il marxismo sia finito (dice il buon corvo: “Non piango sulla fine delle mie idee, ché certamente verrà qualcun altro a prendere la mia bandiera e a portarla avanti! Piango su di me…”)”. Sono le bandiere dei funerali di Togliatti a dispiegarsi davanti allo sguardo perplesso di Ninetto e Totò, morte simbolica delle ideologie che il corvo ha provato a condividere con loro, attenti e incuriositi ascoltatori del loquace pennuto, distante dal laconico simile di Allan Poe. I due protagonisti vivono al di fuori della Storia, diffidenti verso le idee politiche del corvo petulante (che contrastano con canti spensierati sulle note di Carmè, Carmè) finiscono inevitabilmente per mangiarselo, il martirio del volatile arrostito e la conseguente digestione doveva metaforicamente portare secondo Pasolini “all’assimilazione di quanto di buono – di quel minimo di utile – che egli poteva, durante il suo mandato, aver dato all’umanità (Totò e Ninetto)”. (Un film di Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e uccellini, 1966) Questa risulta essere in breve la struttura del film, che come una fiaba, spiega il regista, non deve essere pienamente capita ed è lo stesso Totò a non afferrarne il messaggio pur rispettandone le scelte: “Se io debbo raccontare il film in ordine, da cima a fondo, non lo posso dire. Inoltre, quello che lui mi dice io faccio. Ho una gran fiducia nella sua cultura, nella sua preparazione. (…) Sono state scene faticose, molto faticose, camminare nel fango, nella melma, nelle sabbie mobili. Pasolini cerca a volte i posti più impensati, e del resto ha ragione lui perché poi i risultati sono molto belli, non sono comuni”. |
A R E A __ C O M U N I C A Z I O N E__ R E D A T T O R I __B L O G
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Temo ahimè che l' incontro con gli uccellacci dell' allusivo consigli del Gatto Balena e della sua nera anima istigatrice, son s'abbia a verificare ne credo le micette possan esser prese dalle torbidi fantasie che talvolta arrivano a dominare menti e pensieri delle gatte a due zampe. Molto bello il tuo modo di raccontare le loro acrobazie e lo sviluppo delle attività venatorie sia pur dovendosi contentare di miseri surrogati quali i tappi e le robuste dita di Dante che probabilmente per l' acutissimo naso di un micio conserveranno gli aromi degli olii petroli diluenti e cere suoi insostituibili alleati nell' arte del restauro.
RispondiEliminaInizio una nuova settimana all' insegna del puoi far tutto e niente e non credo ci sia bisogno di spiegare.
Baci tanti a tutti voi
Patty
Ah bè che il collettivo femminile almeno nella sua componente umana tranquillizzi quelle innocenti gemelline. I maschi sia a 4 che a due zampe ma specialmente questi ultimi sono specialisti nella comunicazione allusiva. Perfino Giacomo si becca severe reprimende quando fa così. Del resto siamo io e lui può chiedere ciò che vuole e beccarsi le risposte conseguenti. ma lui sostiene che c'è poesia in tutto ciò e ormai...me lo son preso con pregi e difetti.
RispondiEliminaGrazie per il film che rivedrò volentieri.
Quale richiesta sue film che non ho mai visto e dei quali non conosco la qualità, curiosità mossa quindi solo dal titolo:
Un tè con Mussolini
un anno da ricordare
grazie in anticipo
Anna
Siete davvero in gamba non avrei mai pensato di trovarlo su youtube. Probabilmente sono un pessimo ricercatore del web. Molto simpatico il post di Dani che ancora una volta ci fa visitare il mondo incantato dei tre amici pelosi.
RispondiEliminaVi auguro una settimana serena, speriamo anche con sole e temperature accettabili. Fino a tre giorni fa ho usato ancora il riscaldamento nelle ore serali.
Giovanni Martinelli
Io vi ringrazio come sempre, mi inchino davanti ai vostri gatti e chiedo notizie di Un pesce di nome Wanda e di Un tè con Mussolini.
RispondiEliminaBuona serata a tutti!