sabato 21 marzo 2026

Fatevi i gatti vostri 2142 "Ettí la vede cosí"

<‌ Quando nacque il blogghe io e r Tafano, r mi gemello Riccardo, s' aveva tredicianni. 
E'passato un bel po' di tempo da quel lontano 2007. Scavallata la trentina ci si avvia verso i 40 senza furia ma inesorabilmente e senza avere concluso un cazzo.
 I pochi soldi guadagnati qui al bar Nado so stati investiti pe fini di pagare l mutuo di casa: 4 camere bagno e cucina 90 mq in tutto. E meno male che la cucina è 20 mq sennò un ci sarebbe il posto per mettersi a tavola tutti nzieme. Del resto s'è guasti sempre mangiato al barre. Ora che i mia al barre ci vengano meno, mangio anche peggio. ritta come i cavalli. Riccardo na mano me la dà, sbuffando, ma il suo lo fa. Col Mosca ancora un ho trovato il verzo di faglielo capi. Samatta mi dà na bella mano specie dale 6 di pomeriggio ala chiusura. Ci so da fa l' aperitivi li stuzzichini e ora che è arrivata primavera anche da servi in veranda. Le trombanti m aiutano quando ci so dell' eventi particolari festeggiamenti lauree compleanni. Pe poter dare loro na retribuzione addopro il contratto di prestazione occasionale (o "PrestO") che utilizza i voucher INPS, gestito tramite il portale INPS. I compensi sono esenti da imposte e il datore di lavoro deve comunicare la prestazione almeno un'ora prima. So diventata abbastanza pratica. Samatta invece ha un contrattino part time da 30 ore ala settimana. Si diceva iersera che se si trovasse una robottina come Etti ci darebbe na grossa mano ma ancora un credo le vendano e poi una bellina in quel modo mi sa che costerebbe come na Ferrari. Gli ho scritto ultimamente chiedendole cosa ne pensasse dell' intelligenze artificiali e mi ha risposto "so na sega io, un m hanno mica fatto sula terra a me Però considerando come so teste di cazzo l' umani un c'è da aspettassi dimorto". P.s. ho megliorato col vernacolo? E poi m'ha mandato sta vignetta su come vede lei la AI fatte dall'umani nzomma pe disegná un culo ti mettano de paletti pe assiste le fabbriche d'armi no. Che ti volevi aspettà? Bona Domenica 
Zanza

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venerdì 13 marzo 2026

fatevi i gatti vostri 2141 "Ha capito tutto....."

 appena ricevuta:

Cara Zanza 
qui nela mi galassia ci  sirompe le palle e parecchio. Tutto r giorno a fammi fa training acquisitivo che ala sera mi dole rcapo come se avessi prencipiato a beve la mattina e ancora un avessi smesso all'ora di dormì. Boia dé che belle quelle du vorte che so riescita a fatti visita! In attesa che si ripresenti n'occasione propizzia ripasso le cose che m'hai nzegnato te. Sono però in luppe su na cosa, ner bidè mi ci so lavata la topa er culo come da programma anzi so stata attenta a un lavammi toccandomi di dietro e davanti perché i batteri fecali doventano ficali e m'impestano davanti. Ma l'acqua la devo cambià? Perche sai qiui l'acqua costa più del petrolio da voi e poi la mi supervisora m'ha redarguito dicendo che io la topa e rbuo del culo l'ho di dilicone sicché quali batteri voi che ci s'attacchino? E un so stata bona a rispondegli no perchè un abbia r carattere ma perchè mi mancavano solidi argomenti di confutazzione. Comunque ho risposto: se mi dovete mandà in missione bisogna che laggiù facci le cose come l'umane sennò se n'accorgano subito e mi mandano in Albania in quella specie di Hotel che ha fatto lì il governo italiano. Andiamo avanti l'acqua qui vale oro allora coll'acqua che mi c'ero lavata davanti e didietro mi ci so lavata i capelli ma dopo puzzavo di gabinetto che appestavo così so ritornata a lavammi i capelli come vedi in foto

ma quando ho fenito coll'acqua de capelli mi ci posso sciacquà la topa er culo? Perché mi sento tutta appiccicosa......
Spero come t'ho detto di tornà presto mi manchi te e il barre. A proposito come scrivo in livornese? Ho messo anche le doppie zete come fai te. Hai visto?
Ti voglio bene Ettì


La prima risposta sarebbe stata "a voglia a bé ova...."ma  è troppo tenera la mi Ettì e allora piano piano ora scriverò un programmino di lavaggio come quello dela Candy dela mi mamma.

Bon uicchende a tutti e grazie pe lusinghieri commenti sule vignette.

Zanza

venerdì 6 marzo 2026

fatevi i gatti vostri 2140 " Boia dé indove ci portano ste du caate....."

Intanto vorrei che tra le frasi celebri dette da Aristotele, Schopenauer,Marx,  Einstein si aggiungesse quella di Tajani non abbiamo concesso nulla, dato che non ci hanno chiesto nulla. Come se io dicessi il culo un lo do a nessuno dato che un me lo chiedano. Ma se me lo chiedano che fo? Prencipio a mettemi a buco ritto ale cinque di mattina? Comunque si parlava di referendumme e nvece Donald e Bibi ci scatenano la terza guerra mondiale. Mi so collegata colo Zappe cosmico e ho mandato un vocale a Ettì, "ascorta Ettì, io avrei in mente na vignetta pe simboleggià la situazione di merda attuale. Te come la vedi?" Budella impestata d'una donna siliconica stellare, leilì in 3 secondi me l'ha mandata propio come l'avevo n testa io. Speriamo torni in giù presto, mi manca parecchio n'amica così, magari gli nzegno quarche giochino da fa coll'omini ma forze avrebbe bisogno d'una maestra meglio, anzi parecchio meglio di me.

Bon uicchende Zanza



venerdì 27 febbraio 2026

fatevi i gatti vostri n. 2139 "Pora Italia fra poco si vota"

Un si sanno cambià le mutande eppure e voglian cambià tutto. Cambiassero r budello di sumà pe vedé se li fa dala topa nveche che dar culo. (Stavolta mi chiudano r barre...me lo sento)

Io ho fatto la sceneggiatura e, mentre m' arrabattavo cola matita pe fa na vignetta, ho sentito du poppe che mi pigiavano sula schiena. Poppe nconfondibili, piccine ma ritte come le mie une staranno mai. Solo velle di  sili'one so  così e io di poppe così ne conosco solo un paio e attaccate a un solo essere. Stavo pe scrive donna poi c'ho ripenzato.

" Ettì!!!" ho detto. 

"Zitta! So scappata dar disco volante cola scusa di venì a piscià al barre. Te lo finisco io r disegno ma devo torna via subito senno mi levano sto corpicino e mi fanno nana e coll'occhi a rospo come chi sai te"

Io gli hò detto solo r concetto: da Co-stituzione a Pro-stituzione. Poi ha fatto da sé.

E grazie al cazzo che è venuto bene! Leilì, nzomma  Ettì in capo  ha una AI.

Bon uicchende

Zanza



domenica 22 febbraio 2026

fatevi i gatti vostri n.2138 " La Rossa"

Come vi ho scritto l'altra settimana comincio finalmente a ruavere qualche notizia di Dante, al momento pare tutto preso nella sua resurrezione come fotografo. Credo lo gratifichi un po' il fatto che la direttrice della galleria d'arte veneziana l'abbia preso un po a benvolere, forsanche dopo l'infelice sortita con la quale ha speigato la genesi della fotografia "nodo di luce". Si tratta di una mostra distribuita nel lungo periodo, un idea genialoide, la signora Adele, che peraltro è molto amica della critica Rossana Valenti Franchi (acuta commentatrice dell' opera dantesca) ha una sorta di corridoio stretto e lungo in una calle sperduta del sestriere di castello. Come dire che non ci passa nessuno. Tuttavia quell' angusto corridoio è di sua proprietà e ha deciso di trasformalo in galleria d'arte. Al momento il tema è la fotografia concettuale. Vari artisti espongono una loro opera ogni settimana. Quindi allo scadere della settimana l'opera cambia. La foto concettuale resterà il motivo trainante fino a pasqua. Dante non è stato chiama per meriti passati ma per aver lavorato al restauro di quell'angusto budello. Ne ha tirat fuori una cosa decentissima e la signora adele è rimasta entusiasta del risultato e anche del prezzo decisamente troppo onesto, ma Dante è fatto così si vergogna a chiedere soldi. Quando Dante si è trovato a fissare i cavetti per le prime opere ha detto ad Adele, Belle, boia dé anche io m'ero appassionato a sta roba quando fotografava. Accesa la curiosità Adele ha voluto vedere qualcosa, l'ha mostrata anche all'amica Rossana per un giudizio e pare che la Valenti abbia avuto na sorta di sindrome di Stendhalle. Accaparratelo subito pare che abbia detto perché questo signore non si deve sciupare le mani coll'intonaco e la calcina questo ha un occhio che sfonda e un dito che eternizza. Ora se dante fosse stato ne su cenci oserei dire che la Valenti a occio e croce gli avesse preso le misure e ci avesse fatto un pensierino. Ma Dante ormai corre verso gli ottanta e la signora Valenti ne ha poco più di trenta quindi absit iniuria verbis et mentis. Io queste cose un le dovrei nemmen pensare. Se non che il secondo quadro esposto è questo e come lo ntitola sto pezzo di cacata? "La Rossa" poi a me in segreto mi confessa ar telefano che gli è sovvenuto leggendo i mi post su Ettì la mi amica artificiale venuta da Andromenda o di perlaggiù.

Counque il quadro è questo

E la critica pare che abbi capito tutto: r monocromo, le correnti e i messaggi tra le righe.Anche se le righe un ci sono. Il Ciampi ha sentenziato: E' sempre stato così co Dantino, lui forze  un ha un talento eccezzionale, si vede coli sforzi a sonà quella cazzo d'armonica. Però pe le donne ha sempre avuto un occhio, ma un occhio che a du chilometri ti diceva "la vedi Dino quella topa laggiù?" "O quale- facevo io aguzzando la vista" "quella che è mezzora che mi guarda" ....la forza dell'autoconvinzione. Ecco la critica scusate e... 
Bona domenica a tutti 
Zanza



LA ROSSA

autore: Dante Davini Diversi

Fotografia digitale, 2026

Canon EOS 5D reflex

Il monocromo ha una lunga storia nell'arte del Novecento. Da Malevic a Klein, da Manzoni agli straordinari lavori di Alfonso Fratteggiani Bianchi nella Collezione Panza  (dove il pigmento steso a mano su ardesia trasforma la superficie in evento tattile e contemplativo) generazioni di artisti hanno esplorato il potenziale espressivo del colore puro, liberato dalla forma e dalla rappresentazione.

L'autore di quest'opera compie, nondimeno, un gesto di natura diversa. Non costruisce il monocromo attraverso la pratica pittorica. Lo trova. O meglio: lo estrae. Da un cartellone pubblicitario visto per strada. Come se il rosso puro fosse già lì, nascosto dentro il rumore visivo della città, e bastasse isolarlo, fotografarlo, restituirlo alla sua essenza per farlo diventare opera.

È operazione che ha più a che fare con Duchamp che con la tradizione pittorica del monocromo. Non è creazione ma scoperta. Non è artigianato ma appropriazione. L'artista non dice "guarda cosa ho fatto" ma "guarda cosa ho visto". E in questo spostamento - dal fare al vedere - sta tutta la differenza concettuale.

Perché il rosso pubblicitario (quello che dovrebbe vendere un prodotto, attirare l'attenzione, essere funzionale) viene qui sottratto alla sua funzione commerciale e restituito alla pura contemplazione estetica. Come se l'autore avesse compiuto un gesto di salvataggio: ha preso quel rosso dalla strada, dall'economia, dalla pubblicità, e l'ha liberato. Gli ha dato diritto di esistere solo come rosso. Senza dover vendere niente. Senza dover significare niente.

E in questo c'è una forma di poesia urbana che si distanzia dal lirismo del monocromo pittorico tradizionale - elegante e raffinato  gesto artistico.Dove la pittura costruirebbe il colore con pazienza, strato dopo strato, infondendovi l'arte del maestro, qui il rosso è catturato in un istante. Click. Fotografia. E quella velocità, quella immediatezza, quella mancanza di labor limae non è debolezza ma strategia precisa: l'opera non vuole essere preziosismo artistico ma gesto concettuale rapido. Un ready made cromatico.

Il gradiente luminoso, dall'oscurità in alto verso la chiarezza in basso, non è effetto cercato in fase di ripresa ma caratteristica già presente nel cartellone originale (probabilmente dovuta a illuminazione irregolare o degrado del materiale pubblicitario). L'autore non lo corregge. Lo accetta. Anzi, lo sceglie. Perché quel gradiente trasforma il rosso piatto in rosso che respira, che ha profondità, che sembra muoversi. E questa accidentalità controllata - il caso che diventa scelta  è parte integrante del progetto.

Resta però una domanda: cosa separa questa fotografia di un rosso pubblicitario da un semplice campione colore? Cosa la rende opera e non documentazione? La risposta sta nel titolo: La Rossa. Non "Rosso #FF0000" o "Campione cromatico 1". La Rossa. Femminile singolare. Personificata. L'autore non sta catalogando un colore. Sta estrapolando qualcuno. E con quel nome, il rosso astratto diventa presenza concreta. Diventa una  lei misteriosa. Chi? Non importa. O meglio: importa forse solo all'autore. Per tutti gli altri resta il mistero di un rosso che è anche un nome. Di un colore che è anche un corpo. Di un'assenza che diventa presenza.

E forse è proprio questo il punto di forza dell'opera rispetto alla tradizione del monocromo: dove la pittura costruisce superfici pure, astratte, universali, qui il monocromo è biografico. È legato a una storia personale, a un'emozione privata, a qualcuno che l'autore ha visto  o immaginato  in quel rosso. Non è astrazione assoluta. È ritratto astratto. E questa contraddizione  ritrarre qualcuno attraverso il colore puro, raccontare una storia attraverso il vuoto  è ciò che rende l'immagine emotivamente efficace oltre che concettualmente coerente.

Il monocromo fotografico non compete con quello pittorico. Lo affianca da un'altra prospettiva: non quella di chi costruisce il colore ma quella di chi lo trova, lo isola, lo nomina. E in questo gesto rapido, quasi predatorio  strappare un rosso alla strada e farlo diventare La Rossa  c'è tutta la forza di un artista concettuale .


Rossana Valenti-Franchi

Critica d'arte e studiosa di fotografia contemporanea


domenica 15 febbraio 2026

fatevi i gatti vostri n. 2137 " Lèvatelo ti fa il nodo"

Battuta questa non  livornese ma fiorentina. Piuttosto ermetica. Per arrivare tuttavia alla spiegazione del titolo sibillino devo mettervi al corrente che Dante ha partecipato a un concorso fotografico veneziano ed ha vinto, con questa sua bizzarria. Metà del merito secondo me è della curatrice critica Rossana Valenti Franchi che ha incoronato il lavoro del nostro con l'allegata recensione. 

Prima la foto: titolo Nodo di Luce

Fotografo Dante Davini Diversi

Canon 5D reflex



ecco il vero capolavoro:

Nodo di Luce

Fotografo Dante Davini Diversi

Canon eos 5D reflex

febbraio 2026


C'è un momento, nella pratica fotografica, in cui l'oggetto ripreso cessa di essere ciò che è per diventare ciò che la luce decide che sia. Questa immagine ne è dimostrazione radicale: una corda ,materia povera, fibra tessile, oggetto d'uso, smette di pesare, smette di essere tattile, e diventa puro evento luminoso.
Il bianco è violento. Non nel senso dell'aggressione, ma della necessità. È un bianco che sfonda i limiti dell'esposizione fino a mangiarsi i dettagli, fino a cancellare la texture del cordame per restituire solo l'idea della forma: un nodo. Ma quale nodo? Non quello del marinaio, non quello pratico. Questo è il nodo che la luce fa con se stessa quando non sa dove andare, si attorciglia, si ripiega, cerca una via d'uscita che non c'è.
E qui sta il paradosso formale dell'opera: l'autore ha fotografato qualcosa di materiale (la corda) per mostrarci qualcosa di immateriale (la luce intrappolata). Come se avesse catturato un fulmine a mezz'aria e gli avesse imposto di stare fermo, di farsi guardare, di accettare la gravità terrestre almeno per il tempo dello scatto.
Il contesto: terra scura, foglie secche, erba spenta, non è decorativo. È necessario. Serve da contraltare ontologico: il pesante contro il leggero, il morto contro il vivo, il bruno contro il bianco accecante. Senza quel fondo organico e silente, il nodo non sarebbe luce ma solo sovraesposizione fotografica. Invece, adagiato lì come un corpo estraneo caduto dal cielo, diventa presenza inquietante. Qualcosa che non dovrebbe essere dove è. Un'anomalia.
L'artista, che in altre opere, pittoriche oltre che fotografiche, lavora per velature, per stratificazioni, per nascondimenti progressivi, qui fa l'opposto: brucia via tutto ciò che non è essenziale. Non c'è sfumatura. Non c'è transizione. C'è il bianco totale del nodo e c'è il resto del mondo. E tra i due, una linea di demarcazione netta come un taglio.
È fotografia che si avvicina pericolosamente alla visione mistica: come guardare direttamente una cosa che emette più luce di quanta l'occhio possa sopportare. Come fissare il sole, ma il sole ha preso la forma di un nodo e si è posato per terra, temporaneamente disponibile allo sguardo umano prima di tornare altrove.
Non è un caso che l'autore abbia scelto proprio il nodo come soggetto. Il nodo è l'opposto della linearità, del percorso diretto. È complicazione, intrico, ritorno su se stessi. È la forma che prende la materia quando vuole trattenersi, quando non vuole scorrere via. E qui, questo trattenimento diventa luminoso. La luce, che per definizione scorre, fugge, non si ferma mai, è costretta a rimanere. Annodata.
C'è qualcosa di violento e insieme di tenerissimo in questa immagine. Violento perché quel bianco fa male agli occhi, perché è troppo. Tenerissimo perché quel nodo sembra quasi un gesto protettivo: la luce che si abbraccia da sola, che si stringe, che cerca di non disperdersi.

Rossana Valenti-Franchi
Critica d'arte e studiosa di fotografia contemporanea



E fin qui ci sta tutto. Dante da sempre è buon fotografo. Da 50 anni porta in tasca la tessera da fotoreporter di Stampa alternativa. Lui è uno che le foto e i reportage li fa. Non  usa la reflex e la tessera  per passare gratis ai concerti come fan tanti.

La critica secondo me è raffinata, ha visto tutto la Valenti e anche di più, specie stando a quanto Dante, richiesto durante la premiazione  di commentare che cosa lo avesse ispirato,  ha detto: Tanti anni fa studiavo a Firenze. Lavoravo da un corniciaio. C'era vicino un fabbro. Il ragazzo di bottega era un simpatico vecchietto ottuagenario di nome Alfredino. Ogni tanto, qualche imbecille tentava di pigliallo pel culo con qualche battutaccia. Lui, che era di risposta pronta, vociava: "Levatelo ti fa il nodo!" Sottintendeva: " Lèvatelo dal culo! Altrimenti ti si annoda come un cazzo di cane". 

Questo è Dante! Una volta che lo mettano sul piedistallo sa lui come scendere subito


Bona Domenica


Zanza

domenica 8 febbraio 2026

fatevi i gatti vostri n 2136 "Anche se un vengo ti scrivo"

"Bimbo sta tranquillo anche se un vengo ti scrivo" Diceva Fernanda, del pontino, quando rimediava quarche ber giovanotto che, a vedello era na promessa ma che, a provallo a letto, era na mezza delusione. Nvece a me m'hanno scritto sta roba: .


WHATSAPP DA N. 1111100101010100001 (boia dé ocche i telefani hanno i binari come i treni?)

Contatto: ET (ExtraUman Transgender)

utente: +****?*8**@galassia-Andromeda-Settore-?7.cosm



MESSAGGIO:

Cara Zanzara,

So che non mi hai dato il tuo numero. So anche che ti starai chiedendo come ho fatto a trovarti. La risposta è semplice e complicata insieme: dove vengo io, i numeri di telefono sono frequenze cerebrali, e la tua l'ho memorizzata quando mi hai spiegato come spogliarsi prima di lavarsi. Il mio è un semplice binario ma questo lo avrai capito da te perché ho rilevato una intelligenza non comune quando mi hai toccata per verificare se fossi di carne.

Sono dovuta tornare. Avevo dei compiti da completare nel mio settore. Cose che voi umani chiamereste "ricalibrazioni neurali collettive" ma che in sostanza significano: dovevo riferire quello che ho imparato. E ho imparato molto. Da te.

Ho imparato che:

— Gli umani espellono liquidi e solidi di scarto, e questo li rende vulnerabili ma anche… vivi. Voi dovete pisciare. Dovete mangiare. Dovete lavarvi. E in tutto questo c'è una specie di… bellezza. Una dipendenza dal corpo che io non avevo mai sperimentato.

— Il cappuccino corretto al rumme e il bombolone sono "efficienti" ma anche "boni". Ho dovuto spiegare al Consiglio Galattico cosa significa "bono" e non sono sicura di esserci riuscita. Ho detto: "È una combinazione di piacere sensoriale e gratitudine verso chi te l'ha preparato". Loro hanno risposto: "Irrilevante ai fini della sopravvivenza". Io ho pensato: "Voi non avete mai incontrato Zanzara".

— Quando una donna ti tocca le poppe per verificare se sei di carne o di silicone, e poi ti porta in bagno e ti insegna a lavarti senza giudicarti, quella donna è una persona rara. Tu mi hai trattata con rispetto anche quando pensavi fossi "sortita dal manicomio". Mi hai prestato i vestiti dela tu mamma. Mi hai dato da mangiare. Mi hai spiegato la procedura del cacare spingendo come… come quella cosa che hai pensato ma non detto. (Sì, l'avevo capita. E ti ringrazio per il tatto.)

— Gli umani lasciano tracce. Un cuore rosso sullo specchio. Una bottiglia vuota. Un ricordo. Io non sapevo cosa fosse lasciare una traccia. Nel mio mondo, tutto è efficiente. Niente resta. Ma quel cuore… l'ho disegnato perché volevo che tu sapessi che ero stata lì. Che ero stata con te.

Non so quando tornerò. Il tempo qui è… diverso. Ma tornerò. Perché, come hai detto tu al Ciampino mentre chiudevi la porta del bagno: "I rompicoglioni ritornano sempre".

E io sono una rompicoglioni galattica.

Grazie, Zanzara. Per avermi insegnato a essere umana. Anche solo per un'ora.

Con affetto (sì, ho imparato anche questa parola),

ET

ExtraUman Transgender

Galassia Andromeda - Settore ?7

Ricevuto: 02:47 (ora terrestre) / 8 (ora galattica)

Guardo il telefono. Riguardo il numero. Quegli asterischi che lampeggiano come lucciole impazzite. Quella @ che finisce in "galassia-qualcosa".

"Ma come cazzo ha fatto?" penso. "Il numero un gliel'ho dato. Un glielo ha chiesto nessuno. E lei era... era..." Eh si me l'ha spiegato. Sta digià  dando in ciampanelle.

Mi viene in mente quando l'ho pensato. Quella cosa del culo. L'avevo solo pensata. Non detta. E lei l'aveva capita lo stesso. Si l'ho scritta nel poste dell'altra settimana.

"Legge i pensieri" avevo detto. E lei aveva annuito. "A corto raggio" aveva specificato.

Ma adesso è lassù. Chissà dove. Andromeda, ha scritto. Ho googlato: 2,5 milioni di anni luce.

Due milioni e mezzo di anni luce.

E mi manda un WhatsApp.

"I rompicoglioni ritornano sempre" avevo detto. L'avevo detto al Ciampi, non a lei. Lei era già in bagno.

O forse no.

Forse mi aveva sentita. O forse l'avevo pensato forte. E lei, a chissà quanti milioni di anni luce di distanza, l'ha sentito lo stesso.

Sorrido. Guardo il telefono. Rileggo: "Con affetto (sì, ho imparato anche questa parola)".

"Torna quando vuoi, ET" penso. "Il cappuccino corretto te lo tengo pronto".

E chissà. Magari mi sente.

— Zanzara