Non prendeteci il vizio è solo perche a Zanza non passa la bronchite che mi sono seduta al suo posto. "fammelo tu il post" mi ha chiesto con tono lamentoso ma io di post non ne ho mai fatti e non so neppure scrivere in dialetto sebbene sia nata qui e parli come tutti al bar Nado. Per convincermi ha usato la più sottile delle sue arti la seduzione. Fanne uno sulla musica chi meglio di te? Non la Venezi di certo che sta facendo fare una figura di merda anche a quella terra di lucchesia che le dette i natali. Comunque terra di tonache e democristriani sia pur con le tante rosse eccezioni. Comunque niente musica classica ma un pezzo che fin dall'infanzia ho ascoltato insieme a Zanzina qui al bar. Certo io non la sentii alla sua uscita e perfino Dino e Dante eran ragazzatti di dieci anni. Ma l'ho sentita qui da Nado suonata da loro. Per me è una speranza per Zanza è una speranza.
The Times They Are A-Changin' (1964) Bob Dylan
Come gather 'round people wherever you roam
Venite gente, ovunque vi troviate
And admit that the waters around you have grown
E ammettete che le acque intorno a voi sono cresciute
And accept it that soon you'll be drenched to the bone
E accettate che presto sarete inzuppati fino all'osso
If your time to you is worth savin'
Se date valore al vostro tempo
Then you better start swimmin' or you'll sink like a stone
Farete meglio a nuotare o affonderete come pietre
For the times they are a-changin'
Perché i tempi stanno cambiando
(Il testo prosegue con gli appelli a scrittori, critici, senatori, deputati e genitori...)La canzone esce nel
1964. È un periodo di enormi scossoni negli Stati Uniti: la lotta per i diritti civili degli afroamericani, l'assassinio di Kennedy (avvenuto pochi mesi prima) e l'inizio della contestazione giovanile. Dylan scrisse questo brano proprio con l'intento di creare un "inno" per il cambiamento. Occhio alle metafore bibliche e naturali Dylan non parla di politica in modo "diretto", ma usa immagini potenti:L'acqua che sale: Ricorda il diluvio universale. Il cambiamento non è un'opinione, è una forza della natura inevitabile. O impari a "nuotare" (adattarti) o affondi.La ruota che gira: Quello che oggi è primo, domani sarà ultimo. È un richiamo al Vangelo ("Gli ultimi saranno i primi"), suggerendo che le gerarchie di potere stanno per crollare. E ancora il conflitto generazionale. Una strofa fondamentale è quella rivolta ai padri e alle madri:"Your sons and your daughters are beyond your command"(I vostri figli e figlie sono fuori dal vostro comando)Qui Dylan intercetta la nascita della "cultura giovanile". Per la prima volta nella storia, i figli non vogliono più essere come i padri; vogliono un mondo diverso. Dice ai genitori: "Non criticate quello che non capite".Lo stile è da "Profeta"A differenza di altre canzoni dell'epoca, questa non è una canzoncina d'amore. È un proclama. La struttura ricorda le ballate popolari scozzesi e irlandesi (che Dylan amava), rendendola solenne e senza tempo.
"Nella versione suonata da Dino e Dante, l'accompagnamento non è una semplice chitarra, ma un ukulele che Dino con la maestria che tutti gli riconosciamo usa come percussione. Il suo ritmo costante (tututùm tutùtm) rappresenta la marcia del tempo che non si ferma mai, creando un contrasto con l'armonica solista che invece esprime il sentimento e la ribellione del singolo."Perché questa coppia di strumenti funziona e bene? L'armonica è lo strumento "povero" per eccellenza, quello che porti in tasca, simbolo di libertà e di chi viaggia (i "roamers" citati nella prima strofa).
L'ukulele accordato "strano" dà un suono quasi ancestrale, meno armonico di una chitarra e più ritmico, che rende il brano più crudo e autentico, meno "da salotto" e più "da strada".
È un'immagine bellissima: Dante meno musicista ma molto umano ci mette il fiato e l'anima con l'armonica, e Dino "martella" quel ritmo come se fosse il battito del cuore della storia. ecco qua,
l'immagine l'ho scelta per contrasto i tempi nuovi oggi sarebbero quelli del 1964 e li faccio arrivare a cavallo perché ribaltino questo pezzo di merda e chi gli ha leccato e gli lecca il culo.
Samatta
