martedì 2 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1103. "Ma come le spara grosse zio Dante...." post di Dani

 Stanotte non ho chiuso occhio. Il tempo è cambiato e avevo freddo.  Dormo da zia Holly dato che le camere del nostro sono affittate ma Il divano letto che uso è piuttosto allentato a livello di rete e mi sentivo la schiena dolente. Lo zio si è alzato alle 4 e Balena ha iniziato a miagolare per avere la pappa. Cosí dopo aver preso il caffé fatto da zio e mangiato l' ottimo yoghurt  con marmellata di fichi entrambi fatti artgianalmente da zia Holly, sono tornata a letto con Balena. Esserino dorme in camera abbracciato alla zia. Sonno non ne ho ed allora provo a scrivere il post con lo smartphone.
Bobby mi ha messo in bozza  il materiale su Dario Crapanzano perché era di corsa. Di Dario  ho letto tutto anche io,  ovvero lo seguo da quando Zio Dante mi disse: "Bimba questo autore ti fa vivere Milano come se tu ci stessi camminando in mezzo è notevole". Ovviamente Zio Dante deve essere considerato come referente autorevolissimo dato che, a suo dire, conosce benissimo Milano come conosce benissimo Roma, Firenze, Genova, Napoli. Basta che tu gli parli di una di queste citttà e con una certa sufficenza ma non spocchiosa, da simpaticome come è lui, ti senti dire:
"Napoli? Madonna bona Dani!  Napoli la bazzicavo che avevo diciott'anni. Avevo conosciuto a Bibbona una bimbina napoletana bella come r sole. Si chiamava Rossana, che a Napoli non è un nome tanto comune, Rosamaria o Rosaria l' avrei capito ma quando mi disse 'piacere Rossana' mi s'aprì il cuore. Nzomma ci stiedi fidanzato guasi du anni e tuttte le settimane nzù e ngiù da Livorno a Napoli. Na volta c'andai anche col ciao rosso quello che adopravo pe andà da Ito st'estate."
Certo che l'abbia sparata grossa chiedo: "Zio ma...il ciao non è un 48 di cilindrata? E tu saresti andato da Livorno a Napoli con un motorino così piccolo?"
"Boia dé se ci sarei andato sì!  Sognavo già di fa insù e in giù pe via Caracciolo co lei a sedé sule mi cosce, solo che mi si ruppe appena partito il Ciao, per fortuna avevo appena prencipiato ir vialone della stazione  di Livorno così lo pintai fin lì, lo legai e Dino andò a ripigliallo coll' ape di Pelo mentre io andai ingiù col treno anche vella vorta".

"E a Genova quando ci saresti andato?". 
"De' s'era fenito ir liceo io e Dino e un s'aveva na lira e allora ci si segnò a na coperativa di scaricatori che aveva sede a Piombino si chiamava la "carovana piombinese" e ci portarono in trasferta a Genova". 
"A scaricare al porto?"
"arcuni si ma noi s'era troppo piccini d'età, così ci mandarono a Cornigliano all' Italsidere. Si lavorava pe na ditta che si chiamava Mariotti e a me e a Dino ci dissero 'voi sete livornesi sete de boni  tuffatori allora' "
"boia dé"  si rispose
"allora niente vertigini?"
"nemmeno a volelle"
e ci messero a più di 60 metri d' artezza a dipinge le ciminiere a strisce rosse e bianche seduti su na tavola legata a un canapo e il canapo d'acciaio legato ala gru. quando s'era finito una metrata d'inverniciatura ci s'aveva un fischietto da arbitri si fischiava e il gruista ci spostava miga c'erano i cellulari a quell' epoca.
"e niente donne a Genova zietto?"
"Boia che popò di tegami che si rimediarono vell' estate! Roba da vergognassi a raccontallo, gran bellezze no ma pe fa esperienza cara mia, navi scola come a Genova un le trovi nemmeno all' accademia navale".
"E a Firenze?"
"a Firenze ci ho passato i meglio anni dela mi vita. Boia dé quanta topa! Facevo l' università ma m'arrangiavo a fà il portiere di notte all' Hotel Nord Oveste, in via Valfonda, di fronte ala stazione sulla strada che parte da piazza Adua indove c'è il palazzo de congressi. Tutte le mattine tornavo a casa mia cor una straniera. Quarche vorta anche con due anzi na vorta rientrai  con tre"
"Zio mi pare una esagerazione"
"Boia mi seccasse r pisello e mi cascasse nel canale se unnè vero"
"E come facevi con tre?"
"Eh che voi che sia a vent'un anni,  cor una ci facevo l'amore, inutile ti dica come si fa lo sai bene  anche te oramai"
"bene ma erano tre"
"la seconda mano e lei gnaulava come na gatta e più gnaulava e più l'accarezzavo ala finee mi venne n'avambraccio che parevo ir cartone animato di Braccio di ferro"
"va bene ziuccio ma la terza"
"senti bimba, la terza era brutta come la fame in più era pelosa come un orsa..."
"e allora lasciasti perdere....."
"Ma figurati té... Dantino che lascia perde??? Ma che hai sti dubbi sur tu zio?"
"E  come facesti?"
"Eh cara mia hai scordato che avevo l'altra mano libera..."
"no dai ti prego come all' altra? Che monotono"
"Macché io avevo una ricetta originale pe ognuna, per questa vì  mi misi du dita in bocca e fischiai al cane che mi venisse a da na zampa. In mezzo a quer pelo aveva più verso lui che io".
"E a Milano?"
"Senti a Milano ero digià fenito l' università ma facevo solo dele traduzioni in attesa di andà in Venezuela a fa il lettore di der mi omonimo Alighieri e nzomma c'era un centro traduzioni che mi dava da fa le giurate e asseverate in inglese e ni spagnolo e all' epoca immaginati che  da quanto stavo bene vivevo alla pensione Londra in Piazza Argentina e mangiavo da Romolo ala trattoria di via Tadino. La pensione era all' urtimo piano ma bellina tutta frequentata da fotomodelle e aspiranti attrici. Purtroppo  aveva 4 bagni soli ne corridoi e co tutte quelle donne un c'era mai verso di poté piscià. Ala fine si fece un agriment all' ingrese del tipo: loro si lavavano gnude ar lavandino e io girato senza guardalle potevo piscià.
Quarche occhiata gnene ho data però...che culi e che poppe mi fanno male l'occhi a ripensacci mai più vista tanta roba nzieme ora avranno tutte più di sessant'anni chissa come ni cascheranno le ciccie".
"Ci sarebe rimasta Roma"
"Sieee ce ne sarebbero un po' e via di posti indove ho lasciato la firma der mi passaggio....
Ma Roma è stata Roma ci so stato dieci anni e ala fine c'ho conosciuto la tu zia.
Luci e ombre sula mi vita romana, ci vorrebbe un libro pe raccontalla facciamo n'altra volta".
Forse sarebbe divertente il libro della sua vita, peccato che ce l'abbia raccontata una infinità di volte senza che una versione fosse mai uguale alla precedente.
Visto che nella mia biblioteca va aggiunto il libro selezionato da Bobby vi propongo quello, quanto meno vi troverete più coerenza.
Con affetto Dani

Milano, 1950. È sera, una gelida serata di inizio marzo, piove a dirotto. In una vecchia casa di ringhiera, a Porta Venezia, il corpo di una bella donna sulla quarantina, sposata e madre di due figlie, si sfracella sui ciottoli del cortile, precipitando dal quarto piano. L'inchiesta tocca a Mario Arrigoni, capo del commissariato di Porta Venezia. Tutto farebbe pensare a un suicidio, ma qualcosa nella dinamica dei fatti non convince il commissario. Comincia così un'indagine che si svolge in una Milano sferzata dall'ultima coda del freddo invernale, una città da poco uscita dalla guerra, le cui macerie sono ancora visibili nelle strade. Mentre intorno sopravvivono usi e costumi destinati presto a sparire, il piccolo mondo dei coinquilini della presunta suicida sfila davanti ad Arrigoni, rivelando personaggi curiosi, a cominciare da una portinaia molto perspicace, nonché miserie, ambizioni sbagliate, velleità. Al termine degli interrogatori, il suo collaudato metodo investigativo e una felice intuizione finale portano il commissario Arrigoni alla soluzione del caso, tanto amara quanto imprevedibile. Dopo lo straordinario successo di pubblico in Lombardia, viene riproposto, in una versione riveduta e corretta, il romanzo di esordio di Dario Crapanzano. La prima formidabile avventura di una squadra ormai entrata nel cuore dei lettori: Mario Arrigoni e i suoi agenti del commissariato di Porta Venezia, dall'ottuso vicecommissario Mastrantonio, al brillante ispettore Giovine, passando per il giovane Ciro Di Pasquale, irresistibile sciupafemmine. Crapanzano sa ricostruire come nessun altro la magia di un luogo e di un tempo ormai perduti, che nelle sue pagine torna, più viva che mai.

8 commenti:

  1. Oh mamma mia adesso ti sei aggiunta anche tu alle sfigate dell' alba. Come se non bastassero Zanza e la sottoscritta.Leggevo l'ANSA al mattino ma da quando trovo l'avviso del nuovo post vostro non rinuncio alla dose mattutina fi risate. Quella del cane è folle e cattivella ma me fa morí. Leggerò il giallo, grazie Ti abbraccio
    Patty

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  2. Scusa amó non trovo nuovi libri..kiss

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  3. Giorno Patty
    Scusa ho scritto dal letto ma pet aprire lo scrigno devo alzarmi sul cell non ho l'app pet lo scrigno. Tra una mazxora faccio tutto
    Un abbraccio buon lavoro
    Dani

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  4. Ma fai con comodo so io che so na rompi! Riposati se vede da come stai scrivendo che c'hai sonno

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  5. Sono già in servizio anche io questa mattina e mi aggiungo volentieri ai primi commentatori. Che dire uno sbruffone così simpatico è difficile da trovare e poi credo che anche se debitamente ampliate le avventure non siano mancate al nostro Dante. Apprezzo moltissimo lo scrigno. Al momento è aggiornato. Siete impagabili!
    Buona Giornata
    Anna

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  6. Buongiorno Dani,
    mi sono svegliato anche io! Dobbiamo fare un patto con te Holly Bobby e le amiche e amici di Livorno. Mi dovete noleggiare Dante per una settimana. Lo vorrei qui a raccontarmi tutte queste storie. Ogni volta che leggo mi viene il buonumore e per me non è cosa facile
    Amhed

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  7. Alla fine giungo anche io. Stamattina ho anteposto la lettura dei giornali. Così, leggendo Voi, mi tornerà il sorriso, toltomi dalle notizie.
    Farò buon uso dei vostri consigli di lettura.
    Un grazie di cuore
    Giovanni Martinelli

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  8. Probabilmente è il cambio di stagione...anche io fatico a prendere sonno e dormo poco. Mi diverto a cucinare: l'altra mattina alle 4 sfornavo brioches fatte da me Domenica, con un impasto che prevede una lievitazione di 12 ore. Lunedì mattina al lavoro brioches per tutti :D

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