domenica 27 settembre 2020

fatevi i gatti vostri n 1616 " La ragazza cor topacchino"

Pare che il lemma "topacchino" sia stato coniato o perlomeno diffuso  da na parente  molto ala lontana di Samatta che di nome fa Paola e di soprannome  n' è stato affibbiato Sette.

"Sètte" detto così è solo un numero ma a Livorno, un tempo, vando ci si voleva riferìa  uno o una parecchio stùpito/a si diceva nfatti:  - boia dé avete visto s'ha fatto Sette Stùpiti?" 

Poi cola, consuetudinè ar lemma un c' è stato più bisogno di dì "sètte stùpiti" ed è permanzo solo "sètte".  Perché uno che è sette vorte stùpito è stùpito parecchio e penso un ci sia bisogno d' inziste 'n questa spiegazione lapalissiana.

Ora Paola Sette è famosa per avé un cervellino esile ma un fisico che sembra la Eckberghe. Alcuni di soprannome nvece che Sette la chiamano, difatti,  Annita.

 E' sempre tutta attopata da fa paura, co rossetti rossi foco, capelli lunghi ossigenati e de vestiti che gli fasciano r culo peggio di quelli della Marini. Lei ci tiene a piacé e l' omini che l' hanno frequentata dicano che anche a letto un gli manca niente, anzi! Solo che appena apre bocca ti fa cascà le pall, così di ragazzi n'ha avuti pochini e ora che è grandina ne rimedia sempre di meno. 

Confrontandosi cole mode giovanili Paolona, un po' d'anni fa, decise di fassi fa un tatuaggio e si rivorse a n  tatuatore del Pontino che tutti chiamano TATù. Questi, sgamato r cervellino di leilì ni fece na proposta irrifiutabile specie per una come  Sette che di solito è n bolletta ala pari di noialtre. 

"Ascorta bellocciona- ni disse- io ho bisogno di fammi conosce e mi serve mandà in giro testimonianze der mi estro così ti vorrei fa un tatuaggio co un soggetto da vero artista e mi piacerebbe roba di Endiuorroll.

"Endiuro? " che è na motocicletta?" Chiese vispa lei

"No quella è n' enduro questo è Endiuooroolll (immaginatevelo detto da un livornese che spalanca le o e strascica le elle) un famosissimo  pittore ameriano  dela Popparte".

"Popparte? O Perché? Si fa sule poppe?" Chiese ancora lei.

"Si pole fa anche su r culo, se è per quello, o sula topa ma lì chi cazzo lo vede? Te nvece c'hai un terrazzo lì sotto ar collo e te lo farei sula poppa dala parte del cuore.  Ovviamente visto si tratta di pubbricità il lavoro sarebbe aggratisse totalmente, poi... se mi voi fa trombà nsegno di riconoscenza... fai te".

Paola è vistosa e atteggiona ma ha na certa dignità e cola topa un ci fa volantinaggio sicché gli rispose  a tono e per una vorta tanto anche co na certa arguzia "Per quello  ar massimo ti posso da na mi foto gnuda, che me l' hanno fatta appena nata  sur letto ci casa, tanto te ale seghe ci devi esse abituato".

Tatù un era permaloso e si messe ar lavoro cosicché dopo nemmeno n' ora Paolona aveva sula tetta sinistra la famosissima lingua di Andy Wharol e sotto una didascalia in carattere gotico ala maniera hitleriana co scritto:

Lekka

Varcata che ebbe la soglia dela trasgressione ne confronti dela su ciccia, Sette penzò bene che un piercinghe sarebbe stato un ber complemento ma siccome la su mamma era contraria e c'era il rischio che gliele desse cor mestolino, decise pe un piercinghe intimo da fa vedé solo a chi ni pareva allei. 

Tornò dal tatuatore che, tanto pe fa cassa, metteva anche pezzi di ferro ovunque uno se li volesse fa nfilà e gli chiese se era pericoloso mettesi un piercinghe ala topa. 

"Macché pericoloso- ni fece Tatù- anzi quando sei co n' omo pole esse anche solleticante pe tutti e due, basta sta attenti a come ci si gioca. C' è, presempio, uno che conosco, che io un lo so cosa facesse cola su moglie.... ma nzomma il piercinghe luilì l' ha ngollato e gliel' hanno dovuto levà con operazione"

"Va bene- disse lei- tanto cola fortuna che ho io chi voi che lo veda?" E fece la faccia triste.

Tatù ni rifece la medesima proposta e lei ni ridisse di no perché come s'è detto era na ragazza di sani prencipi.

Allora lui cavò da na vetrinetta un topolino di metallo coll' orecchi grandi grandi e glielo applicò in men che non si dica. Poi siccome tutto sommato quella ragazzona mezza rincoglionita ni faceva tenerezza ni fece: " I sordi un li voglio nemmeno stavorta  basta che sto topacchino tu dica ale tue amiche che lo vendo e lo applico io".

Leilì, osservante come na beghina ala messa del primo mattino, appena fu ar cospetto dele su amiche, si arzò la gonna, abbassò le mutande e chiese: " O bimbe vi garba ir mi topacchino? Se ve lo volete fa mette anche voi potete andà da Tatù a nome mio e vedrete che vi tratta bene".

Oramai resa famosa dala lingua di Uorolle e dar topacchino quando capitava al barre Paola Sette si sentiva subito apostrofare così:

"O Paola o la lingua di Uorolle?"

"Eh- faceva lei- ciondola"

"O Paola o r topacchino?"

"Dorme" replicava lei scotendo r capo

"O la tu topa?" Ni chiedevano nfine i più sfacciati

"Anche"

rispondeva laconica lei, poi si faceva portà na Moretti da tre quarti, la beveva tutta d' un fiato e ruttava, come n omo.


Bona giornata a tutti

Zanza

n.d.r.

Pel presente raccontino mi sono avvalsa delle testimonianze diretta di Samatta, di Dino Ciampi e di Nara Fabbri (la mi mamma). Nella descrizione dei personaggi di Tatù e di Paola Sette ho alterato tutti quei particolari che in un posto relativamente  piccino come Livorno li avrebbero resi facilmente identificabili.


SGUARDI COMPLICI E SILENZI CARICHI DI EMOZIONI RIEMPIONO LE ATMOSFERE BAROCCHE DI UN RAFFINATO FILM BRITANNICO.

Nell'Olanda della seconda metà del XVII secolo, la giovane Griet (Scarlett Johansson) si trova a prestare servizio nella casa del maestro Johannes Vermeer (Colin Firth). Le loro differenze culturali e sociali non impediscono che il pittore scopra nella ragazza una particolare predisposizione all'arte: di lei farà la sua musa ispiratrice nonché modella per un ritratto che rimarrà icona della pittura fiamminga. Sguardi complici e silenzi carichi di emozioni riempiono le atmosfere barocche di cui il film del britannico Peter Webber è abile testimone. 

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Delft (Olanda), 1665: la giovane Griet, protestante, entra a servizio in casa del pittore Johannes (Jan) Vermeer (1632-75). Nonostante le differenze di età, censo, cultura, tra l'artista e la servetta nasce un'intesa, persino artistica, che scatena gelosie e ripicche all'interno della famiglia (cattolica) e scandalo all'esterno anche perché Vermeer la fa posare come modella per uno dei suoi più celebri quadri: Ragazza con turbante . I critici che hanno liquidato il 1° lungometraggio dell'inglese P. Webber, montatore, documentarista ed eclettico regista televisivo, come un commerciale esempio di Midcult hanno due torti: trascurare la sua natura romanzesca e non storico-biografica e limitarsi a spregiare la puntigliosa mimesi (luci e colori di Eduardo Serra) con cui la pittura di Vermeer è stata trasposta in immagini audiovisive. I suoi meriti maggiori sono, invece, drammaturgici: la galleria dei personaggi della famiglia Vermeer sullo sfondo di un ambiente sociale e religioso descritto di scorcio con notazioni efficaci. Spicca, comunque, nella parte di Griet, l'interpretazione di S. Johansson. Sceneggiato da Olivia Hetreed dal best seller di Tracy Chevalier.



3 commenti:

  1. A R E A __ C O M U N I C A Z I O N E__ R E D A T T O R I __B L O G
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    Redazione: Zanza Livorno on line dalle ore 19:00 alle 20:00

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  2. Bello il racconto, ma un po' triste - proprio come il film, e dunque avete fatto un bel pendant.
    Un saluto dalla bella Azzurra, che sta camminando in lungo e in largo sul tablet facendo delle fusa spettacolari (e rendendo una vera impresa anche scrivevvi queste du' parole) 🐈

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  3. Bello e ben scritto il racconto con efficaci trovate umoristiche e la ben bilanciata velatura di malinconia. Ti ho già scritto che in un momento in cui rimpiangevamo gli esercizi stilistici di Dante hai cominciato tu a riempire questa pinacoteca ricca di quadretti della vita livornese, attuale e non. Grazie per il film che vedrò oggi dato che il pomeriggio si prospetta piovoso.
    Buona giornata

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