martedì 16 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1118 " Carnevalzer di Dante"

La mi nipote c'è rimasta un po' male per quella battuta sur provincialismo de Veneziani. In realtà mi corregge Holly che di ste cose ne sa, " sono i veneziani di terraferma ad esser provincialotti, i mestrini ad esempio, i Veneziani del centro storico ormai non esistono più e in ogni caso erano considerati degli "sboroni" ovvero gente che ostenta ori e opulenza spesso senza averla, ne va di conseguenza che se vedono in giro una persona cenciosa la guardano come un povero pezzente ma la differenza con la mentalità tipica del "provinciale" c'è ed era giusto chiarirla".
Allora per farmi perdonare domani mi metterò du Rolexxi, tanto n'ho una diecina ner comodino, me ne nfilo uno a destra e uno a sinistra e mi tirerò su le maniche come se avessi caldo.
Scherzo ovviamente ma nemmeno tanto però armeno in famiglia mi devo far perdonare, ho due veneziane pure a tavola e due gatti naturalizzati e allora visto che mi manca il Ciampi e anche Ampelio proverò a favvi sentì sto valzerino con autoccompagnamento (quello che fa impazzire Giacomino)
sempre pe motivi di riservatezza l' ho chiamato il carnevalzer ma voi lo riconoscerete subito 



l' armonica in si bemolle ce l' ho e allora via col valser
magari lo sapete anche ballà bene, occhio a un attrigavvici però eh.. perché lo faccio sverto da stiantà

Un abbraccio Dante


lunedì 15 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n 1117 " Emendamenti e scuse di Zanza e Dani"






Sono molto angosciata, questa mattina, per una leggerezza nella quale sono incorsa nel post messo on line ieri. 
Verso mezzanotte mi ha chiamato Dani, mia correa nel misfatto, dicendomi che Holly era andata su tutte le furie per il fatto che noi avervamo pubblicato le foto di Dante senza usare la consueta cautela di oscurare o sfumare almeno il volto. Oltretutto le foto erano state usate da Dani senza il consenso dello zio. 
Il medesimo che, presente alla reprimenda, ha liquidato la cosa con una alzatuccia di spalle e il commento: "ma mica so foto di mentre piscio pe la strada no?" ha preso del cretino anche lui. 
In realtá Holly, in prima battuta e a sensazione di Dani, non era stata tanto severa nel vedere il post e aveva semplicemente comemntato "qualche volta farete succedere un casino". Del resto lo scorso inverno noi ragazze avevamo posato tutte in un succinto abbigliamento burlesque ed Holly stessa era stata della partita ricevendo numerosi apprezzamenti dai lettori.  Ieri sera, però mentre Dante e Dani si affannavano a sistemare il ricco patrimonio di audio, piovuto miracolosamenye in mano loro, Holly si è messa a guardare le Iene in tv. Tra le varie topiche del programma una affrontava i vari bugs di facebook, i furti di identitá e le derivanti azioni di stalking. Nella fattispecie veniva raccontata la vicenda di una coppia che aveva subito per ben due anni lo stalking di una ragazza di poco più di trenta anni con serie problematiche psicologiche. Questa, per mezzo di una falsa identitá maschile, aveva letteralmente sconvolto la tranquillità della coppia suddetta.  Ovviamente Dante, ormai compreso nel suo ruolo accademico del quale ha mutuato anche il forbito linguaggio ha replicato iniziando con un bel bestemmione alla madonna e a gesù seguitando: "ci si devano provà a fallo comme li rintraccio e poi vo lì cola doppietta 

li fo mette in ginocchioni e gliela infilo carica su pel culo vedrai che ni fa più effetto der guttalax."
Però che una persona sia in grado di reagire o meno, son guai seri quando succedan queste cose. 
Holly ha ragione, mi prendo la mi parte di responsabilitá chiedo scusa e provvedo a oscurare il maschio volto del nostro Dante cor un artificio che un dispiacerá nemmeno a lui, 
 
du belle tope "nature" con pelo e senza  che vi assicuro non appartengono a me e Samatta e neppure ale trombantiù




Bacioni

ZANZA

domenica 14 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1116 " Povero e coglione un ti fa' mai - Un imbianchino al College!"

Me l' ha mandato ieri Dani, con relative  foto, perché stamattina è al seguito della zia, impegnata in un lavoro assai faticoso in barca. L'uomo di fatica invece è a godessi ir carduccio della biblio che pe li sfaticati come lui apre anche la domenica dale 10 ale 19. 
Lo pubbri'o a mezzogiorno passato perché stamattina mi volevo lavà, dopo tanto mi toccava fallo, ma un veniva l'acqua carda. Così è venuto Dino a sistemalla ma ci ha messo 3 ore e un litro di vino.
  Leggete sto poste  perché è uno spasso. Io mi ci so guasi pisciata addosso perché Dante lo conosco fin dala mi culla e il Ciampi a sentillo (me li fa legge ad arta voce pe' un mettesi l'occhiali... st'artro pezzo di merda) si reggeva la pancia e diceva: "Ha na faccia come r culo lui lì. Sapessi quante n'avrei da raccontatti di quelle che ha combinato!"
Zanza
=================================
Zio Dante non finisce mai di sorprendermi. Quando pensi di aver compreso quale possa essere il suo schema di vita lo vedi improvvisamente cambiare. Nel corso degli anni l' ho conosciuto: arrotino, pescatore, gestore di ripetizioni private, paroliere insieme a Dino nella creazione dei famosi jingles romani e ancora: restauratore, carrozziere, fabbro. Ho dimenticato gli hobbies seguiti con dedizione maniacale: scacchi, biliardo, enigmistica, dame cinesi collezionismo e restauro di orologi da tasca.
Ah e le bici dove le mettiamo? Anche lì  si va dal cassonetto allo splendore del riassemblaggio e della verniciatura.
Il tutto quasi sempre a costi zero ma anche a guadagni zero. La maggior parte delle bici vanno a qualche amico o amica cui l'hanno rubata, i lavoretti di carrozzeria a chi si ritrova con la macchina rotta e non ha i soldi per farla aggiustare. Qualche lira, poche invero, ha preso per le ripetizioni e per i lavori da fabbro. La pesca e l'arrotatura di lame sono, per fortuna della sua salute, lasciate  tra parentesi da un certo tempo.
Eh già e le barche le abbiamo dimenticate? Acquisto restauro e verniciatura di barche personali e di amici, la maggior parte di esse da lavoro.
Di certo ho dimenticato qualcosa come:  la produzione di liquori artigianali a mezzo con zia, la raccolta delle olive, la riposatura dei coppi sui tetti toscani, quelli veneti li detesta perché odia camminarci sopra dato che noi usiamo solo coppi messi a dritto e a rovescio


 mentre i toscani tra due file di coppi inframettono un laterizio trapezoidale che chiamano embrice

 e che crea una sorta di camminamento ma anche un agile via di scolo per la pioggia.




Nel corso degli anni  il suo abbigliamento passato da sciatto a supersciatto, ivi inclusa la mise matrimoniale che ha visto lui in maglietta e scarpe da tennis e la zia in mini leopardata, affacciarsi sullo stesso terrazzo per accedere al terrazzo per il quale Clooney e la sua bella hanno sborsato migliaia e migliaia di euri. Gli zii  invece totalmente gratis in quanto residenti.
Non vi dico dunque la mia sorpresa quando giorni addietro  lo vado a trovare alla biblioteca.  Dato che non lo vedevo  nelle sale di lettura chiedo al banco se hanno visto un signore toscano.
"Ah il professore" mi mi rispondono con sussiego come se fossi una rompiballe in cerca del papa "è in saletta riservata che sta consultando dei filmati sento se la può ricevere"
"E' mio zio"
mi fanno entrare e questa faccia da straculo sta seduto quasi sonnecchiando  con aria ispirata in giacca e cravatta con stemma universitario americano in bella mostra sul bavero. Ha anche un pizzetto in crescita che forse non gli starebbe male.



Il bello è che tornandoci il giorno seguente l' ho trovato in quasi identica posa ispirata  ma con giacca camicia e cravatta differenti. Barba tagliata perché troppo bianca rispetto ai capelli che invece resistono.



"Che cavolo le hai raccontato chiedo? E come mai ti sei vestito così? Stai dietro a qualcuna? Se lo sa la zia ti ammazza lo sai?"
"Ma pelamordiddio! Solo a sentì parla di donne mi viene ir vomito, le tope orami le lascio a gatti, a me m'avanza quella che ho sposato, mi so vestito perbene perché in tant'anni mi sono finalmente fatto una ragione di quanto siate provinciali quassù e siccome m'ero rotto i coglioni di sentimmi sempre chiede i documenti e rimproverà pe questa e quell'altra cosa, ho arzato il tiro. Ora so io che li guardo dal basso in alto e tu vedessi come rigano! Ieri ho passato un dito sui libri e l'ho arzato pieno di polvere, dopo du menuti ti giuro che erano digià venuti a spolveralli tutti.
Poi sai mi so rimesso a fa le traduzioni e pe poté chiede un prezzo onesto mi tocca presentammi da quello che s'aspettano sennò mi danno l'elimosina."
"E di grazia quale sarebbe l' università che ti sponsorizza?"
"Quella del Suddakota lo sai  che sono stato professore presso di loro no?"
"Per quello lo sei stato in varie ma mi raccontasti che chiuse nel 2005 per debiti e che ora ci hanno fatto un centro fitness enorme."
"Boia dè mi ci pianze r core era una dele vecchie università americane 1883"
 e mi mostra la foto col cartello dell' agenzia per la vendita.

"E te perché andasti a insegnare proprio lì?"
"Boia dé c'era, a que tempi, un dipartimento di laurea in infermieristica  tra i meglio d'America, era prestigioso uscì di l' cola laurea in fermieristica ci venivano da tutti li stati, c'erano dormitori, mense, sale fitness, poi lo sai no che quelle che hanno la vocazione da nfermiera di solito so' dele tope da paura! Io ero a un dipartimento piuttosto prestigioso dela Columbia ma appena mi fecero vedé le foto del gruppo sportivo dele nfermiere di quell' altra chiesi subito ir trasferimento."
"E le credenziali chi te l'ha  aggiornate adesso?"
 "Uno de vecchi professori, Vasilis, un greco naturalizzato ingrese. Quando fallì l'università comprò ir nome e il know how dei piani di studio e spostò tutto in un college privato che lui gestiva a Londra e siccome i greci so furbi come l'italiani lo rilanciò ala grande"
"E che c'entri te?"
"Quando s'era a Londra e vi imbiancavo la casa mi venne in mente d'andallo a trovà ma un vi dissi niente perché il tu fratello m'avrebbe fatto un sacco di domande, così coi panni der lavoro pigliai la metro e c'andai.
Quando mi vide in quelle condizioni mi fece un monte di feste e poi ovviamente volle sapé perché m'ero ridotto in quer modo. Ni dissi che un insegnavo più e che te però studiavi a Londra e t'ero venuto a dà na sistemata a casa.
'Come ti posso aiutà amico mio Italiano?- mi chiese- lo sai io sono inglese di documenti ma greco di anima
greco italiano una fazza una razza (una faccia una razza)"
"Fammi du credenziali scritte Vasilis"  ni dissi,  "così armeno posso entrà all' università senza vergognammi e lui in du menuti empì dele letters of recommandation dicendo che ero un suo visiting professor e che a me era affidato ogni disbrigo di ricerche storiche e culturali che la su università dovesse svorge in Italia, m'ha anche aperto la mail presso l'università."
"Non ci avevi mai detto nulla."
"No perché la tu zia m'avrebbe rotto i coglioni sostenendo che m'ero rovinato per seguì lei. Invece facevo digià il barbone a Roma a la stazione quando mi conobbe."
"Insomma da tutto questo cosa ne dovreiarguire che sei un abile trasformista"
No no sto termine lascialo ai politici. Io un mi so inventato nulla. Ho molti interessi e ad oggi coltivo questo, domani chissà però ti poi mette in mente
un motto semplice che diceva sempre la mi povera mamma: 
 povero e coglione un ti fa' mai

Speciarmente tra veneziani aggiungerei io." E ridacchia

E così poveri noi Veneziani prendiamoci anche questa accusa di provincialismo che, del resto era uno dei motivi che mi avevan fatto scappare prima in Australia e poi a Londra.
Buona domenica a Tutti

Dani


sabato 13 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n 115 " ninna nanna drumme "

Aver accennato ala mi ninna nanna che ir mi babbo mi sonava co tutto ver che aveva in mano, le forchette, i bicchieri o se stava seduto sur letto anche i mi giocattolini, m'ha un po' commosso e così oggi vedendolo che ciondolava ar banco n'ho detto:" ti voi buttà un po' giù a riposatti?"
"No sieee se dormo è peggio, ir vero barista dorme in piedi come r cavallo e ner mentre che parlava ni si chiudeva l' occhi."
 Ir Ciampi, intanto, dormiva ar tavolino cor giornale cindoloni in mano e guasi pe ironia la foto di Sarvini Conte e di Maio spazzava per terra mossa dar dondolio dela mano che si moveva piano al ritmo del respiro.
"Te lo riordi quando mi facevi la ninna nanna drumme (batteria in ingrese si dice drumme)?"
"Boia dé dormivi solo co quella, se ti si faceva carissimo Pinocchio, che ir Ciampino e Dante a su tempi ci si lessavano, te pisciavi a letto per dispetto".
"O babbo lo sai che mi riordo ancora che c'era un pezzo che ci nzerivi na galoppata ar tamburo che pareva la marcia di Radeschi?"
era così e me la fa coi diti sur fondo d'una scodella di plastica, perfetta.
"Perché un me la rifai senti cola batteria, nela base che avete fatto per Patti ti si sentiva poco?"
"Eh pe un coprì lei la batteria sai è gnorante se la soni da protagonista mortifichi tutti l'altri, bisogna sta ar proprio posto poi se c'è n'assolo ti scateni".
"Allora me la fai?"
"Te ci stai ar banco?"
"Si Si tanto chi voi che venga. Ma come la strutturi?"
"Trovamela cantata in originale da Morandi poi la batteria sopra ce la nfilo io."
Trovo la canzone e la metto attacco anche il registratore
voi però ascortate la batteria che ci sona sopra. Mitico babba uno così un poteva mette ar mondo na ragazza normale....

Zanza

Eccolo vì r mi babbino adorato, belloccio e ispiratissimo ne primi anni 70  vand'era ne su cenci e aveva le donne ntorno come mosche sur miele, a Livorno si dice sula merda ma trattandosi der mi babbo ir paragone un mi pareva adeguato. Era un po'  prima che arrivasse la mi mamma a stiaccialle tutte cola paletta e a nzegnanni allui lì qual' era il verso  pe  sfornà  tre ragazzetti speciali come me r Tafano e Mosca





venerdì 12 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1114 " Ammazza che tranvata hanno pijata l' americani (contributo canoro di Patty)

C'è una canzone che il mio babbo e io amiamo particolarmente. Il mi babbo la sona così bene cola batteria che pare guasi che la batteria possa parlà come l'armonica di Dante o il pianoforte di Dino. Un po' di tempo fa Patty di Roma, la nostra amica che raramente fa mancare il suo commento di suppoirto e che con Martinelli Murasaki Elenamaria, redcats e la ritrovata Silvia può a pien diritto vantarsi di essere una delle prime sostenitrici e commentatrici di questo blogghino. Tanti altri ce n'erano e ricordo con piacere e affetto Tamango, Mauro Piadi, Gatta selvatica, Fiore di Collina, Stefanover  e molti nomi ancora che non mi sovvengono al momento ma che si vedono ancora nei riquadrini degli amici sebbene non si sentano più da tanto.
Nei mesi scorsi io e lei abbiamo avuto scambio di info in merito ai passi di danza burlesque e agli accessori, dato che Patty, pur da sola e pur  dopo la rovinosa caduta nella quale era incorse  tentando di mimare 9 settimane e mezzo di fronte al consorte, non ha desistito dalla sana idea di imparare a balla re e a diventare una brava performer. Durante tali conversazioni venne fuori che anche lei canticchiava spesso da sola e qualche volta alle cene tra amici in qualche karaoke casereccio.
La invitai a mandarci qualcosa ma il tutto pareva aver preso la via del dimenticatoio.
Poi l'altro giorno forse mossa da uno spirito di collaborazione che aveva trovato nel prof martinelli uno dei primi volontari ha mandato una sua cantatina.
Sono rimasta esterrefatta perche quella canzone era la mia ninna nanna da piccina  proprio quella che descivevo da prencipio e Patty che ha sì qualche anno più di me ma mica tanti deve averla sentita in casa da bimbetta.
Chissà se i bimbi di Salvini canticchiano faccetta nera?
Noi comunuqe si veniva cullati da altra rona, Dylan, Joan baez e anche un insolito Gianni Morandi che dalla Casa del Popolo di Monghidoro cantava contro la guerra del Vietnam.
Il titolo della canzone l'avete digià bell e indovinato anche se noi, come nostro costume s'è chiasto a Patty di rititolalla  in modo originale  a scanso di SIAE o di altre rotture di palle.
Ammazza che tranvata hanno pijata l' americani non è male, pare che gliel' abbia ispirata direttamente Alberto Sordi.
Il pezzo è frutta di un remake voluto dal Ciampi che ha inviato una base rifatta da lui dar mi babbo e da Armando sula quale Patty ha cantato sopra. In prima versione aveva usato un midi da karaoke davvero indecente. Messa così la su bella voce non viene mortificata dallo zumzù elettronico e spicca chiara e distinta
L'accento romano c'è, dice: BBELLO e LIBBERTA'  GGENTE e MEDAJE ma non guasta è come quando io e Samatta invece di cantare génte si dice gèèènte cor una bocca spalancata che se un si sta attente c'entra perfino le mosche.
Grazie Patty sei forte e hai la verve di una sedicenne.
un grande segno di amicizia il tuo
Ti si vole bene
Zanza e tutto il resto dela corte de miracoli.

A proposito il maestro si congratula cotté dice che la voce di per sé purtroppo non ha quelle caratteristiche che la rendono unica (leggasi Giorgi, Vanoni, Pravo, Mia, Ferri ecc.) ma sei intonatissima e vai a tempo assai meglio di me e di Dantino che, secondo sta fava lessa, siamo senza speranza. 

giovedì 11 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1113 "un conributo del. prof. Martinelli" by Bobby

Il caro Prof. Martinelli mi ha inviato una sua nota in margine ai gialli presi in considerazione nei precedenti post e proposti quale lettura ai nostri amici di Esserino & Balena.
Grazie Prof.
Un caro saluto a tutti

Bobby


Ne so poco di gialli e quindi, più che dall' intreccio e dalla via tintrapresa verso risoluzione dei casi, sono stato colpito dai due diversi ma efficaci dello stile. Ovviamente non ho ancora terminato i due romanzi ma li sto leggendo in parallelo. Quando sento la mente più sgombra e pronta a recepire pensieri altrui leggo Ricciardi. Alla sera, quando mi sento un po' più stanco e ho voglia che le immagini mentali  si formino senza sforzo leggo Crapanzano.

Di entrambi ho annotato qualcosa in merito alla pagina iniziale.
 
Per rilevare la qualità dello scrivere presente nel giallo di Ricciardi  basta osservare  la puntigliosa attenzione con la quale il narratore, onniscente, ci introduce al mondo degli oggetti della vittima conducendoci attraverso essi, alla riflessione sulla condizione dell' esistenza umana:

L’uomo guardò le sue parole divenute corpo, un corpo 12 in Baskerville Old Face, un font che indubbiamente le nobilitava. Ma ora che erano separate dall’emozione che le aveva prodotte e restavano mute, sospese nella luce del monitor, ferme, giustificate, ripulite dal correttore automatico, messe in perfetto ordine, non più balbettanti e alate come quando uscivano dai meandri dell’anima – dal recinto dei denti, avrebbe detto Omero – le trovò brutte, banali, trite, piene di luoghi comuni, prevedibili e sconce nella loro falsità. Eppure non cedette all’istinto di cancellarle. Aprì la finestra a tendina del menu “file” del suo Mac e fu indeciso se scegliere semplicemente mela+S, salva, o maiusc+mela+S, salva con nome. Che strana espressione, pensò. Senza nome, non ci si può salvare. Comunque sia, “salva” doveva essere una traduzione iperletterale dell’inglese save; e save nel pratico linguaggio degli anglofoni ha piuttosto a che fare col gergo di conservatori di cose antiche, salvaguardatori, custodi, topi d’archivio. O di quegli uomini che non buttano via nulla e finiscono per morire lasciando agli eredi il compito di svuotare case zeppe di ammennicoli che hanno avuto senso in un dato momento, e solo per questo sono stati salvati, in realtà temporaneamente sottratti alla distruzione e accumulati in cassetti, mensole, scansie che nel tempo hanno accolto tutto, senza distinzione, per null’altra ragione se non quella di esorcizzare la morte per via d’accumulo. Fino a che tutto non sia disperso per sempre. Salva con nome. Ma non scrisse il suo nome in calce alla lettera. E non spedì quel testo a nessuno. Era ancora lì quando lo trovai e mi posi a spiare quelle parole finali, le ultime di una vita bruciata in una fiamma rapidissima. 



Scrive davvero Bene Ricciardi ed oltre allo scriver bene inserisce nelle sue pagine riflessioni così interessanti e profonde da costrinegere talvolata alla rilettura del passaggio. La cultura umanistica traspare, forse fin troppo, ma non guasta anzi ci sincera sul fatto di essere caduti in buone mani. Cosa non facile nello stragrande universo dei sedicenti scrittori.

Discorso assai diverso avanzerei per Dario Crapanzano.
I suoi trascorsi accademici e la laurea in giurisprudenza non influenzano la sua prosa. Né la influenza l'età dello scrittore medesimo che si sta avvicinando all' ottantina.
Prosa fresca, guizzante con immagini di carattere quasi fotografico. Emerge l' anima del grande comunicatore che è persino disposto a rinunciare  ai barocchismi della prosa pur di non perdere l' impatto, l'immediatezza del verbo che si fa immagine.

ecco un esempio anche in questo caso

Il 2 marzo 1950, giovedì, alle ore 19.50 circa, tutto era tranquillo, nella vecchia casa milanese di ringhiera di via Tadino 17/a, a Porta Venezia. Una debole luce filtrava dai vetri delle seconde porte e dalle finestre dei molti appartamenti che si affacciavano sul cortile, distribuiti sui quattro piani dello stabile. Quasi nessuno aveva ancora chiuso la porta principale, quella in legno massiccio, che rimaneva aperta fino all’ora del sonno. La gente stava consumando il pasto della sera o, nella maggior parte dei casi, lo aveva già terminato. Lì si mangiava presto, sia per una tradizione dura a morire che veniva dalle origini contadine dei più, sia perché la mattina tutti andavano a lavorare di buon’ora. Operai, artigiani o negozianti, finito il pasto, si coricavano subito dopo un po’ di radio o una lettura più approfondita della “Gazzetta dello Sport”. La mattina, fra le sei e le sei e mezzo, suonavano le sveglie. E dopo un caffè o un caffellatte, via verso il lavoro in tram, in bicicletta o in moto, per quei pochi che la possedevano, portando con sé l’immancabile “schiscèta”, il classico contenitore in alluminio con dentro già pronto il pasto di mezzogiorno, solitamente una frittata, un po’ di minestra, o semplicemente pane, salame o formaggio. A casa rimanevano solo le donne che, dopo aver preparato i figli per la scuola, si dedicavano alle faccende domestiche. Poche, infatti, avevano un lavoro fisso che le impegnava per tutta la giornata. Il cortile era buio, sfiorato solo indirettamente e debolmente dalle luci delle abitazioni. Unica eccezione, il fiotto luminoso che usciva dalla porta del retro del caffè-tabaccheria. Una pioggia insistente e fredda batteva sull’acciottolato, formando piccole pozzanghere e rigagnoli. Due moto erano parcheggiate sotto il ballatoio del primo piano, al riparo dalla pioggia. Fuori, non c’era nessuno, anche la portinaia era barricata nella sua ampia guardiola con vetrata a piano terra. All’improvviso, la sonnacchiosa quiete della sera fu violentemente scossa da un grido, un disperato urlo di donna, un agghiacciante e prolungato “noooo!”, subito seguito dal fragore di un tremendo tonfo. Il tabaccaio, sentiti sia il grido sia il tonfo, uscì dalla porta del suo retro e si trovò di fronte all’orribile spettacolo di un corpo di donna, immobile e scomposto in modo innaturale, disteso sui ciottoli tondi bagnati dalla pioggia che costituivano la pavimentazione del cortile.

Par di essere lì, siamo arrivati in fondo alla pagina e difficilmente qualcuno avrà dimenticato che ci troviamo  nel 50 a Milano Porta Venezia,  casa di ringhiera, portone in legno massiccio. E' come  entrare in quelle vite fatte di colazione, bici,  lavoro,gamelle, ancora lavoro, cena, letto e  via: pronti per un altro giorno. 
Crapanzano non scrive "pioveva insistentemente" la sua pioggia letteraria deve quasi bagnare anche noi e quindi: "Una pioggia insistente e fredda batteva sull’acciottolato, formando piccole pozzanghere e rigagnoli."

Chiedo scusa per questo commento da non addetto ai lavori. Questo mio scritto  non osa  avere l' ardire di un commento sia pur minimamente tecnico, solo un invito alla lettura.
Giovanni Martinelli

mercoledì 10 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1112 "A' prepotenti di internette quarcheduno glielà messo ner culo"

Oggi ho fatto tardi pe la troppa emozione state a sentì perché. 
 Con Dante un si riesce a parlacci è preso da na forma di delirio tocca e ritocca il piccì, a quer che mi scrive Dani. Vole comprà un ardiske immenso insomma pare abbia perzo r capo. Dante si sa è sempre veemente nelle sue incazzature ma ieri ha avuto una grossa sorpresa. A un ignoto benefattore al sentir parlare di Hackers ni s'è smosso ir cuore:
Questa mattina nela posta Dante ha trovato un messaggio tutto nero co scritto: 
Bongiorno caata prima che tu stianti di rabbia e ricorpra r'mondo di merda ho penzato di fa interveni na cellula araba che a loro l'americani ni stanno sur cazzo come pochi. Stanotte Davide ir topolino ha aperto r culo ar Gigante e seguiva  un linke nero co na mezzaluna che scianguinava Dante aveva paura d'un virusse e mi ha chiesto consiglio. Io ho preso il pc peggio che ci s'à e mi so collegata. Roba da un potessi descrive c'era ir gigante di Internet cor su tesoro e l'uscio apero c'erano perfino le foto segrete di du mega amministratori delegati der colosso medesimo gnudi e che si baciavano. Ma non siamo gentaccia quelle un si pubbricano: che continuino a baciassi e a metteselo ndo ni pare un ce ne mporta ma che rubino a poveri no davvero. Vi abbiamo trovato un numero enorme ma enorme di audiobukki che superavano no i soldi persi dallo zio ma più di quello che ha speso in troie Silvio il che è tutto dire. Segivano i saluti: non vi preoccupate Tanto anche se mi trovano più di quer che ma fatto r padreterno un mi possan fa, mi fanno una sega a du mani ammé. Leggete e ogni tanto mandatemi un saluto finché lo posso riceve . La firma era un nome arabo quai incomprensibile seguito da un delirante proclama inneggiante a una fantomatica cellula  di nome AL FIKEDA.
Ovvio che ci siamo fatti una mezza idea sull' identità dell' ignoto benefattore che ha slucchettato quella miriade di libri. Penso che meriti na visita mia e di Samatta pe ringraziallo di persona 
Siamo commossi ne faremo buon uso e li faremo leggere a tutti quelli che amano il genere.
Grazie dolcissimo guerrigliero.
Zanza

Pe festeggiare metto un valzerino eseguito da Dante Dino e dar mi babbo. Le parole sò classiche ma sentite un po' ir Ciampi come l'ha rimetricata e rigirata in valzer su una vecchia base che, dice lui la cantava Claudio Villa e c' aveva ir disco Renatino ir su babbo.

ho seminato un campo di carote
bella bambina mi so belle nate 
bella bambina mi so bell' e nate 
ma gialle come te non n'ho trovate 
la mamma nvole e letica 
la mamma nvole e letica
la mamma  nvole e 
mi ripete che  io non devo più fa 
re lamore cotté 
ho seminato un campo di carciofi 
giovanottino mi so bell e nati 
giovanottino mi so bell e nati 
carciofi co me te non n'ho trovati 
la mamma nvole e letica 
la mamma nvole e letica
la mamma  nvole e 
mi ripete che  io non devo più fa 
re lamore cotté ecc 


Baci Zanza