Non è certo una novità mi direte voi e sono d'accordo. I gatti adorano i divani e i nostri non fanno eccezione anzi direi che adorano i divani di giorno e il letto di notte quando Balena troneggia tra lo zio e la zia, Emma continua ad entrare e uscire da sotto le coperte e Cice o dorme sul guanciale al di sopra della testa di zia Holly oppure, se vuole rilassarsi completamente, opta per la cesta di vimini che sta sotto il letto proprio sotto alla schiena di zio Dante, il quale è convinto che lei, in questo modo, stia cercando di curarlo dal mal di schiena.
Durante il giorno invece continua la triplice alleanza per la spartizione del divano nel nostro salottino studiolo che ospita anche la redazione veneziana di "fatevi i gatti vostri". Balena si alterna tra le due femmine che ormai hanno raggiunto la consistenza corporea di gatte adulte e non sfigurano affatto accanto alla sua ragguardevole possanza da Gato Dogie. Spesso sono tutti e tre insieme, come avrete visto nei molti repertori fotografici
che hanno trovato ospitalità su questo blog, altre volte le due si alternano
tra le sue poderose "sanpe".
In questa immagine Balena sembra solo ma c'è una gatta nel divano ,da cui il titolo. Non mi si obietti che Lady Jane De Beaumont alla quale va un affettuoso saluto, direbbe "on the sofa". Ho dovuto parlare in inglese per quasi due anni e mezzo ed anche insegnare agli inlesi il latino, in inglese, qui si tratta solo di una licenza da blogger e poi Emma è proprio "in" sapete vedere dove?
Nel film invece abbiamo una vecchia signora in the van che in inglese significa furgone, l' ho visto ieri in streaming sul canale che indico in cineteca. Bello ma un po' lento e non proprio allegro. La presentazione è da My movies
Buon Martedì
Dani
Il vicinato dello scrittore e commediografo Alan Bennett è infestato da una presenza curiosa ma inesorabile: una anziana signora, che vive in un furgone parcheggiato di fronte alle dimore degli sfortunati abitanti di un quartiere upper class. Bennett a poco a poco entra in confidenza con Miss Shepherd e con il suo passato misterioso, finché il rapporto tra i due non si trasforma nella più singolare delle convivenze, con Miss Shepherd che parcheggia costantemente di fronte alla casa di Bennett.
Le ragioni del duraturo successo della pièce di Alan Bennett sono evidenti. La commistione di un irresistibile humour corrosivo in stile Jerome Klapka Jerome e di una capacità descrittiva fuori dal comune non conosce età, specie se applicata a una messinscena che si avvale, oggi come ieri, del carisma di Maggie Smith, icona della recitazione britannica.
La trasposizione su grande schermo sa di scommessa, benché Nicholas Hytner sia ormai un veterano nel campo (questo è il suo terzo adattamento da Bennett, dopo La pazzia di Re Giorgio III e Gli studenti di storia): difficile infatti gestire un plot così minimale e un testo così breve senza rovinarne la vis comica. Hytner costruisce quindi una cornice che riassesti la scomposizione temporale della narrazione. Anziché scoprire à rebours la reale natura di Miss Shepherd, l’evento traumatico dell’incidente viene collocato nell’incipit suggerendo l’origine dell’attuale stato mentale della signora. Prevalgono linearità e concordanza tra intreccio e fabula, a scapito dell’intensità drammatica della vicenda. Ma a Hytner sono così consentiti inserti di surreale, come la visione di un Dio Padre barbuto totalmente pythoniana. La suddivisione del personaggio di Bennett in due identici Bennett, l’uno narratore e l’altro protagonista fattivo della vicenda, agevola l’introduzione dell’elemento comico benché l’effetto stanchi ben presto. In sostanza, nonostante l’ottima interpretazione di Jennings, la sola ragione per guardare The Lady in the Van anziché leggerlo rimane Dame Maggie Smith, magnifica nelle sequenze più stereotipate come in quelle più intense, professionista instancabile al di là di una confezione e di una direzione quasi televisive (dove per televisivo, in ogni caso, si intende il lusinghiero standard della BBC).









