sabato 6 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1108 "gli invitti"

Tutta sommato  Dani non si è arrabbiata più di tanto per l'azione delatoria in merito alle sue disattenzioni. 
Qui regna la pace. Troppa. Secondo me gli inglesi stanno vivendo una situazione incasinata quanto quella italiana ma, ben lungi dal rammaricarsi delle scelte fatte, continuano dritti nel loro percorso di isolamento.
Prevedo che il figlio di William e Kate possa sposare, tra una ventina d'anni, una principessa indiana e così l'eterno sodalizio retto sull' odio e sul bisogno reciproco sarà cementato.
Mi ha molto divertito la storia dello zio alle prese con la biblio e il carrellino. Davvero indomito. Ricordo che quando cominciò a frequentare la casa di zia aveva appeso al muro  un quadretto realizzato con la copertina di un libro di Faulkner in edizione italiana della Medusa Mondadori. Si chiamava "Gli Invitti" e  lo mostrava a me e a Dani  con orgoglio dicendoci 
"noi  Davini Diversi siamo così: disgraziati, poveri affamati ma invitti" ed era tanto orgoglioso di questo assunto  che, contestualmente,  staccava il quadretto e lo baciava inducendomi fin da allora a nutrire le mie prime riserve sul suo equilibrio mentale.  Un giorno la zia si arrabbiò per tutta la roba che aveva ammontinato in casa e lui con estrema calma lasciò i locali a pieni di tutte le sue cianfrusaglie ma tolse il quadretto e, da quel giorno, non l'ho più visto. Gliene chiesi conto sette o otto d'anni or sono e lui mi disse: 
"Schiacciati dalle preponderanti forze di un nemico barbaro e privo del rispetto che si dovrebbe tributare  agli eroi  si sono ritirati strategicamente ma sono ancora Invitti e lo resteranno stanne certo".
Non ho, dunque, a disposizione il quadretto ma l'ho ricostruito con un po' di magheggio grafico ed è risultato abbastanza somigliante, alemeno al mio ricordo.
Qualche anno dopo  Dani mi disse  aveva visto la piccola icona evocativa di tanto orgoglio, appesa a un chiodo  nel  magazzino dello zio,  al mare, sopra un vecchio divano letto dove si riposa quando va a visitare Ito. 
"Chissà se prima di chiudere gli occhi rivolga al quadretto uno sguardo orgogliosamente compiaciuto?"  Chiesi a me stesso e a Dani ma, nel contempo
riconfermai, tra me e me, gli antichi dubbi sul suo equilibrio. 
Invece, alla lunga, ha avuto ragione lui. 
Ha 64 anni e la testa di un ragazzo, ha avuto un miglioramento fisico che ha stupito persino il medico, fa quello che gli pare, ignora le leggi, se ne frega di tutto ciò che non gli piace e allo stesso tempo riesce ad essere profondamente umano. 
Io non reggerei due ore a vivere come lui ma mi fa piacere sapere che è a casa, a Venezia, con la zia e i nostri gattoni e che sta invecchiando con la testa ancora piena di sogni anziché di rimpianti e malinconie.

Per oggi desisto dall' annoiarvi con altre mie riflessioni ma vi invito all' ascolto della seconda puntata del giallo, che ho inserito nello scrigno di Dani. Aggiungo anche un pezzo di Montanelliana per gli estimatori.
Buon ascolto e...fatemi sapere se vi piace

Un abbraccio londinese

Bobby

venerdì 5 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri 1107" questa meritava una documentazione ad uso medico"

Questa merita di passare ai posteri.

Da alcuni giorni  zio Dante, finiti i lavori di consegna con la barca aveva preso l'abitudine di andare alla Biblioteca Querini Stampalia che, rispetto a casa nostra è a una buona mezz'ora di cammino a piedi.
Si può prendere il vaporetto della linea 1 o 2, scendere a Rialto e con qualcosa meno di un km a piedi si raggiunge piazza s maria formosa dove ha sede la prestigiosa istituzione.

Inutile dire che in Biblioteca Dante ha bisogno del pc non tanto perché ne sia un fautore spassionato ma perché mentre legge un libro grazie alla wifi gratuita può anche scaricare documenti di suo interesse. In più se ha qualche lavoretto di ricerca bibliografica o una traduzione gli è quasi indispensabile. Di Dante posso dire qualsiasi cosa ma come traduttore dall' inglese è impeccabile. Supera me e perfino Bobby che ci vive e lo parla quotidianamente.
Il fatto è che lo zio  in vita sua si è interessato di tutto intendendo con ciò tutto l'utile e l'inutile possibile.  Così sia che debba tradurre un trattatello medico sulle dermatosi cutanee derivanti dall' esposizione al sole, sia che traduca un testo erotico del settecento vittoriano non è tanto il suo inglese che spicca quanto la sua estrema verstilità nel rendere in italiano la stessa sensazione che dà una espressione in Inglese. Del resto anche nel processo inverso mostra una scioltezza solo di poco inferiore. Questo me lo ha spiegato Bobby rivisitando un episodio londinese in cui parlando con un barcaiolo del Tamigi Bobby si ostinava a dire to manage per significare la gestione della barca mentre Dante aveva sfoderato uno splendido to handle che aveva lasciato di stucco il forbito nipote e aveva raggiunto l'immediata comprensione del barcaiolo. Manage significa sì anche gestire fisicamente oltre che economicamente ma non è termine da barcaiolo mentre maneggiare lo è assolutamente.
Al pub parlando del proprio inglese per il quale alcuni amici di Bobby si erano complimentati non si era avventurato in complicate perifrasi ma lo aveva definito semplicemente spendable (spendibile) mentre di una  signora belloccia che aveva attratto la curiosità di Bobby e colleghi aveva semplicemente chiosato DOABLE  (fattibile) destando l' ilarità di tutti ma anche l'ammirazione perché in una sola parola aveva reso l'idea che un approccio alla signora era alla portata di esseri umani e che probabilmente la tipa se lo aspettava anche.
Non si può dire lo stesso della sua pronuncia che ignora la fonetica quasi con compiacimento a tal punto da mettere talvolta in difficoltà i suoi interlocutori.
 Peccato che del tradurre non ne abbia mai voluto fare una professione. Si sa, com'è il suo motto: "quando un divertimento diventa lavoro un mi piace più, altrimenti avrei fatto ir gigolò un ti pare?"
Tornando alla Querini: il trasporto del suo pesante notebook e di tutti gli annessi da lui realizzati con intrichi di fili ed harddisk esterni fa raggiungere alla borsa un peso notevole e così Bobby gli aveva regalato il suo porta pc da viaggio. Una borsa con tanti scomparti in robustissima tela impermeabile e con la maniglia retrattile e le ruotine.


Fiero della sua borsa Dante si presenta  dunque alla biblio e la guardia giurata gli fa presente che non può entrare.
Immaginatevi di essere lì:  la Madonna è la prima chiamata in causa, poi Cristo i Santi e il Padreterno che si limita a chiamare ruffiano perché secondo lui  permette a delle teste di cazzo di governare Venezia e i suoi istituti. Svuota tutto quel che ha in borsa sbraitando che "a quelli che ni metteranno una bomba sotto il culo non andranno mai a guardare la borsa", mostra il certificato di residenza e anche quello di matrimonio aggiungendo  il commento assolutamente gratuito e provocatorio "badate na povera veneziana dove se l'è dovuto andà a cerca il marito perché qui un erite boni a na sega nulla". Alla fine due ragazze  riescono a spiegargli con dolcezza  che la guardia non vuol vedere le sue credenziali o il contenuto della borsa solo fa osservare la disposizione che vieta di introdurre borse con le ruote perché i pavimenti in pregiato legno si potrebbero rovinare.
Si sgonfia, capisce di aver perso le staffe prima di aver ascoltato. Mi offro di restar fuori con la borsa ma non accetta.  Va a una barca che vende frutta e verdura , compra  roba per casa paga  chiede se può avere un sacchetto robusto, lo ottiene mette la frutta nella borsa pc e mette tutti gli accessori del pc nel sacco, chiede che gli custodiscano la borsa a carrello e si presenta in regola all' ingresso della biblio col sacchetto in mano e il pc sottobraccio. tre ore dopo, all' uscita recupererà la sua valigetta dall' ortolano.
Tipico suo modo di risolvere i problemi.
Non basta ormai ne ha fatto una questione vitale  a casa  lo sentiamo che sega e lima in terrazzo, dopo un ora torna trionfante e ci mostra una grossa borsa pc
dentro si intravedono ruote e tubetti di alluminio




li stende a terra e ci dice trionfante "ho sezionato un carrellino della spesa" e tirato fuori il tutto dalla borsa lo stende a terra


i sostegni più lunghi li ha divisi a metà e ha creato una giunzione in legno che servirà ad accoppiarli


ecco come si monta, ha lasciato i pezzi leggermente distaccati perché si veda come si incastino

 

ecco il carrello con borsa, praticamente perfetto. Se avesse da portare più peso, ha detto, userebbe il borsone che in origine faceva parte del carrello e i pezzi smontati li adagerebbe sul fondo del medesimo.


In pratica partirà da casa col carrello quando arriverà davanti alla biblio smonta tutto per rimontare all' uscita. Lo smontaggio dura circa 20 secondi, il montaggio 30.
Secondo me e la zia non è normale e abbiamo fatto una documentazione per portarla a una psichiatra amica di zia ma ci sente e commenta
vi vado in culo a voi due stronzette, ala psichiatra, ala biblioteca e ar mondo
vi vo in culo e piscio chiaro
o ammazzarlo o volergi un gran bene
Dani

giovedì 4 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri 1106" mia sorella ovvero la legge del CAOS"

Bene bene, sotto l' impulso della prode e infaticabile Zanzara, pare che il nostro blog inizi a intrudurre determinati criteri di ordine. Ben vengano. 
Senza che l'ordine rappresenti per me una mania o un valore assoluto da perseguire ad ogni costo, per tutta la mia infanzia e anche in tempi recenti ho combattuto con Dani per tutelare questo mio bisogno di minima razionalità nella gestione delle cose quotidiane e del pensiero.

Solo mia sorella riesce ad usare un salvaslip come segnalibro e inserirlo tra le pagine di un testo universitario che le ho prestato e che lei ha orribilmente ripiegato su se stesso forzandone la costola e rendendolo inguardabile. Almeno ne avesse letto una parte ragguardevole... L'originale segnalibro per fortuna privo di tracce d'uso proprio, è a pag. 7 nel momento in cui si sfila e mi cade in classe provocandomi un imbarazzo incredibile. Tanto più che dei miei 6 studenti 4 sono donne e hanno sùbito identificato l' oggetto misterioso.
Dani riesce a mettere il burro nel congelatore e la pizza, surgelata, nel sacchetto del pane fresco e dopo gli intermezzi musicali, in mia assenza, poggia la chitarra al muro a formare l'  ipotenusa del triangolo rettangolo che si forma tra pavimento e parete. Un modo sicuro per incurvarne il manico.
Dani riesce a sacramentare perché un collant non le si dispone in modo uniforme sulle gambe e solo quando le faccio notare che ne ha già uno indosso ammette di avere la testa tra le nuvole...oggi. E gli altri giorni?
Dani è riuscita a farsi una piccola lesione nella cornea cercando di aprire il pacchetto del burro tolto dal surgelatore. Tirava con forza erculea l'angolo sperando di strapparlo ma l' incarto gelato non consentiva gran presa e la mano, perso l'aggancio le è finita con violenza contro il volto determinando un dolorosissimo contatto tra l' unghia del suo dito indice e l' occhio destro.
Dani è riuscita a mettere un tampax sopra l'altro e a farsi portare da me al pronto soccorso con un inizio di infezione dato che una volta  rimosso l' assorbente più esterno si sentiva tranquilla mentre l'altro macerava beatamente in situ.

Non era passata una settimana che al pronto soccorso abbiamo dovuto portare Evan, il suo ex ragazzo,  perché Dani, sbagliando le misure di non so qual tipo di contatto amoroso, è riuscita a poggiargli un ginocchio sui testicoli facendolo letteralmente svenire e poi è venuta completamente  nuda a  invocare aiuto tempestando di pugni la porta di Jane con la quale io e una collega  stavamo sorseggiando un tè e disquisendo di amene questioni di stile.
 
Con Zanzara sono riuscite a dar fuoco al letto col caricabatteria del cellulare, una cosa che non riuscirebbe nemmeno al professor  Odifreddi in uno dei suoi più consistenti attacchi di genialità.
Insomma Dani è il Caos che si è travestito indossando un bel volto, due lunghe gambe e un cervello brillante, purtroppo perennemente da un'altra parte rispetto a quella in cui dovrebbe stare.
Il suo scrigno era inguardabile. In una pausa tra le lezioni ho dato una sistemata adesso ci sono poche cartelle con sottocartelle, sottosottocartelle.....e infine i files.
Ecco un esempio visuale

che una volta apetro offre alla vista




e  poi aprendo, ad esempio, Crapanzano
 

Nella prima di queste due cartelle ho sistemato il primo giallo in e book



nella seconda il file musicale (il primo al quale aggiungerò gradualmente gli altri)

Così quando aggiungerò un testo e lo comunicherò via post a Zanza o a dani, qualora resti in Italia, sarà ovvio che se si tratta di un giallista italiano il suo file andrà tra i gialli italiani
Ovvio???? Nutro seri dubbi. 
Buona giornata a Tutti 
Bobby

Nel Giallo italiano commissari ne abbiamo quanti ne vogliamo, giornalisti detective abbastanza, investigatori privati non troppi  ma bravi come Riccardo Finzi, donne che si improvvisano detective poche ma ci sono
ma squillo che indagano? Ci voleva Dario  Crapanzano per crearne una !

Milano, 1951. Margherita, una bella ragazza poco più che ventenne, è una ‘squillo’ di alto bordo in una casa d’appuntamenti milanese. Un giorno viene a sapere che un’amica d’infanzia è accusata dell’omicidio del suo fidanzato, il capo di una banda della ligera – così era detta la malavita milanese – di Lambrate. Incredula, Margherita è certa della sua innocenza e si improvvisa detective per scoprire il vero colpevole e togliere così dalla galera l’amica del cuore. Rubando il tempo all’esercizio della professione, che svolge con fantasia e notevole successo, la ragazza si imbarca in una personale e solitaria indagine clandestina, senza poter usufruire dei mezzi e dell’autorevolezza delle forze dell’ordine. Contando dunque solo sulla sua intelligenza e un naturale intuito investigativo, passo dopo passo, fra mille difficoltà, Margherita imbocca la strada giusta e scopre alla fine il vero assassino, che consegna su un piatto d’argento alla polizia.
In questo romanzo il lettore incontra personaggi davvero memorabili: accanto alla bella Margherita c’è l’astuta contessa che gestisce la casa d’appuntamenti di via Monte Rosa dove la nostra protagonista esercita la professione e i suoi altolocati clienti; ma anche Leonardo, il capo della banda della ligera di Porta Venezia, e poi una bellissima, giovane donna, sosia dell’attrice Silvana Mangano, pericolosamente attratta da chi lambisce la ‘cattiva strada’...
Un romanzo elegante e molto ben congegnato che conferma la maestria di Dario Crapanzano, uno dei più amati giallisti di oggi.

mercoledì 3 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n.1105 " prima eravamo unti e ora siam puliti un ci s'aveva ir Dàsce né il Dissàn " storie dei patrii confini


Il pezzo che segue è del nostro Dante ma, dato che si conludeva con musica prodotta qui e archiviata da me, mi ha chiesto di di provvedere a metterlo on line buona lettura Zanza.
Quarche tempo fa al bar Nado si risporveravano i vecchi pezzi  compresa  vella famosa Paloma che poi s'è mandata a Faustino pe' le nozze d'argento. Connoi c'era  nonna Giovanna,  che era venuta al mare co Dani e Holly e ascoltandola, s'è immalinconita a tal punto che ha dato la via a una serie di lacrimosi ricordi  tra i quali non poteva mancare di certo la vicenda degli abitanti della Venezia Giulia  che alla caduta del fascismo si trovarono nelle mani degli incazzatissimi partigiani di Tito. A lei andò bene perché era piccinissima e il suo babbo Giuseppe (soprannominato Stalin) era stato carcerato più volte dai fascisti perché proveniva da un area piuttosto Rossa del Friuli. Beppe in terra Giuliana ce lo avevano mandato per punizione. Lui però era un carpentiere talmente bravo che anche lì aveva guadagnato rispetto e non ni mancava il lavoro . Tuttavia  anche se chi lo conosceva riferì agli slavi che col fascismo non c'entrava un cazzo, la casa gliela confiscarono lo stesso promettendo che gli avrebbero riassegnato qualcosa se avesse preso la cittadinanza jugoslava. Il buon Bebbe per quanto Tito ni piacesse più del Duce si sentiva italianissimo. I suoi antenati avevano strappato coll' undie e coi denti i monti del Veneto agli austriaci invasori e di farsi slavo proprio non aveva voglia. Così emigrò a Venezia dove un maestro d'ascia bravo come lui poteva facilmente impiegarsi in uno dei tanti squeri dove si rifacevano gondole e barche da lavoro. Lì conobbe sua moglie Maria e dettero vita alla genìa di cui Dani e Bobby son parte. In tutto questo lacrimatoio di ricordi che ascortavo, forse pe la centesima volta, a un certo punto nonna Giovanna sarta su e mi fa: "ma eo sa Dante (inziste a dammi der lei) che  anca nialtri  gavevimo  na  canzon dea colomba bianca e par mì pol anca eser che no gera più bea dea Paloma come qualcheduni gan dito ma gavea almanco un contenuto tanto più beo par  tanta  zente del confìn, me piasaria tanto de scoltarla fata col so organeto".
E allora Zanza  ha rimediato lo spartito



 perché nel mi repertorio non c'era e nemmeno in quello der maestro Ciampi anche se s'era  sentita cantà diverse volte da bimbi. Del resto è famosa: Nilla Pizzi ci aveva vinto il festival di Sanremo del 1952.

Vado un po' lentino perché segui lo spartito un' è proprio la cosa in cui vado meglio. Una canzone bisogna la provi armeno una trentina di vorte pe eseguilla benino.
Un abbraccio a tutti e non mi mandate a quer paese per questa roba melensa che magari a quarcheduno oltre a nonna Giovanna potrebbe anche piacé
Secondo ir Ciampi pel modo elementare in cui l' ho interpretata io  si pole ballà anche a valzer lentissimo
Ha detto: "Dantino mi pari un bimbo che n' hanno comprato un pifferino al mercato e ora lo sona di punta finacché un'ha sfarinato i coglioni a tutto r casamento".
E io ni rispondo "Nculo a te e chi sei caata sciorta".
Dante 

Qui Zanzina vi ci metterà la musica
e sotto il testo
che in una  nostra parodia recita:

Prima eravamo unti e ora siam puliti 
un ci s'aveva ir Dàsce né r Dissàn
si detestava 'r cantiere, s'andava nculo al lavoro
ci piaceva sta 'n piazza a fa da quinto moro
 


Dio del Ciel se fossi una colomba
Vorrei volar laggiù dov'è il mio amor,
Che inginocchiato a San Giusto
Prega con l'animo mesto:
Fa che il mio amore torni
Ma torni presto

Vola, colomba bianca, vola
Diglielo tu
Che tornerò

Dille che non sarà più sola
E che mai più
La lascerò

Fummo felici uniti e ci han divisi
Ci sorrideva il sole, il cielo, il mar
Noi lasciavamo il cantiere
Lieti del nostro lavoro
E il campanon din don
Ci faceva il coro

Vola, colomba bianca, vola
Diglielo tu
Che tornerò

Tutte le sere m'addormento triste
E nei miei sogni piango e invoco te
Anche il mi vecio te sogna
Pensa alle pene sofferte
Piange e nasconde il viso tra le coperte

Vola, colomba bianca, vola
Diglielo tu
Che tornerò

Diglielo tu
Che tornerò.

martedì 2 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1104 " COMUNICAZIONE DI SERVIZIO"

Non ce ne vogliate per la novità che troverete a partire da domattina.
La nostra readazione conta su almeno 5 redattori fissi che in ordineall' impegno  impegno nella collaborazione di questa annata possono essere così classificati
Esserino e Balena    sono l'anima del blog anche se non fanno un cazzo la loro presenza è vitale e insostituibile
Zanzara: l' infaticabile
Dante: restio alla scrittura ma molto presente con l'armonica e con le vicende personali che costituiscono uno dei core moments del blog. Vera anima umana del blog.
Dani: latitante da quando non vive a Venezia ma sempre pronta a dare una mano
Holly: una presenza che tutti richiedono ma che per ovvi motivi di gestione del lavoro e della casa stenta a consolidarsi anche se non mancano varii suoi interessanti interbenti
Bobby: cofondatore e responsabile, da anni la pecora nera.


Forniscono consistente aiuto
Dino Ciampi presente quasi in ogni performance musicale non ché personaggio chiave di molte vicende narrate nei post. Maestro di pianoforte ha anche una magica mano con chitarra classica ed elettrica. In rare occasioni sona la fisarmonica del su povero babbo.
Ampelio gestore del Bar nado buon batterista e buon cantante
Samatta amica e compagna di banco di Zanza come Ciampi maestra  sortita dal conservatorio suona il sax ma anche clarinetto oboe e all' occorrenza tromba.
Daria e Marina dette le trombanti anch'esse diplomate al mascagni in tromba e trombone suonano anche la cornetta il flicorno et similia.
Nara mamma di Zanza, canta benone ma compare poco, sfama tutti e manda avanti il barre insieme al marito.
Il Tafano al secolo Riccardo gemello paiotto (non omozigota) di Zanza sonerebbe un pochino la chitarra, il basso, la batteria, la pianola   ma tutto pochino e con poca voglia. Bel ragazzo assai dedito alle coetanee per tutta la prima fase di questo blog, da diversi anni è fidanzato fisso con valentina la ragazza più tatuata di Livorno.
Mosca il fratello più piccino di Zanza. Sona la chitarra e un pochino il piano ha recentemente avuto una operazione al cervello che lo ha lasciato imbecille come prima. Ama riamato Camilla, la sorella minore di Samatta che sa canticchiare ma canta poco.
Armando Giusti, babbo di Samatta e Camilla bella voce e buon chitarrista spesso in aiuto dei nostri.

Insomma siamo parecchi a contribuire, chi più chi meno alla vita di questo Blogghino

Dato che non sempre si riesce a sapere chi si occuperà del post del giorno e spesso ci si devono mettere le mani anche in 3, dato che alcuni di noi aborriscono uozzappe e i telefonini ma tutti aprano la pagina del blogghe abbiamo pensato
di aprire ogni giorno un commento chiamandolo AREA di SERVIZIO
lì si metteranno le comunicazioni tra noi, magari anche qualche scazzo, fa parte del gioco.
Ognuno di noi risponderà, se è il caso, sempre come risposta a quel primo commento di modo che si creerà un area che tutti i collaboratori possono leggere. Mi spiego se dico una cosa al telefono a Dante non è detto che la sappiano Dani e Bobby e quindi dovrei fare 3 telefonate.
Mi prendo la briga, dato che mi alzo all' alba di aprire detta area.

Tutti i nostri lettori non verrano turbati dalla presenza di questo spazio ma potranno commentare tranquillamente come sempre. Li prego solo di non mandare mai commenti risposta a questo primo spazio sennò ci si incasina

Grazie per la comprensione

Zanzara

fatevi i gatti vostri n. 1103. "Ma come le spara grosse zio Dante...." post di Dani

 Stanotte non ho chiuso occhio. Il tempo è cambiato e avevo freddo.  Dormo da zia Holly dato che le camere del nostro sono affittate ma Il divano letto che uso è piuttosto allentato a livello di rete e mi sentivo la schiena dolente. Lo zio si è alzato alle 4 e Balena ha iniziato a miagolare per avere la pappa. Cosí dopo aver preso il caffé fatto da zio e mangiato l' ottimo yoghurt  con marmellata di fichi entrambi fatti artgianalmente da zia Holly, sono tornata a letto con Balena. Esserino dorme in camera abbracciato alla zia. Sonno non ne ho ed allora provo a scrivere il post con lo smartphone.
Bobby mi ha messo in bozza  il materiale su Dario Crapanzano perché era di corsa. Di Dario  ho letto tutto anche io,  ovvero lo seguo da quando Zio Dante mi disse: "Bimba questo autore ti fa vivere Milano come se tu ci stessi camminando in mezzo è notevole". Ovviamente Zio Dante deve essere considerato come referente autorevolissimo dato che, a suo dire, conosce benissimo Milano come conosce benissimo Roma, Firenze, Genova, Napoli. Basta che tu gli parli di una di queste citttà e con una certa sufficenza ma non spocchiosa, da simpaticome come è lui, ti senti dire:
"Napoli? Madonna bona Dani!  Napoli la bazzicavo che avevo diciott'anni. Avevo conosciuto a Bibbona una bimbina napoletana bella come r sole. Si chiamava Rossana, che a Napoli non è un nome tanto comune, Rosamaria o Rosaria l' avrei capito ma quando mi disse 'piacere Rossana' mi s'aprì il cuore. Nzomma ci stiedi fidanzato guasi du anni e tuttte le settimane nzù e ngiù da Livorno a Napoli. Na volta c'andai anche col ciao rosso quello che adopravo pe andà da Ito st'estate."
Certo che l'abbia sparata grossa chiedo: "Zio ma...il ciao non è un 48 di cilindrata? E tu saresti andato da Livorno a Napoli con un motorino così piccolo?"
"Boia dé se ci sarei andato sì!  Sognavo già di fa insù e in giù pe via Caracciolo co lei a sedé sule mi cosce, solo che mi si ruppe appena partito il Ciao, per fortuna avevo appena prencipiato ir vialone della stazione  di Livorno così lo pintai fin lì, lo legai e Dino andò a ripigliallo coll' ape di Pelo mentre io andai ingiù col treno anche vella vorta".

"E a Genova quando ci saresti andato?". 
"De' s'era fenito ir liceo io e Dino e un s'aveva na lira e allora ci si segnò a na coperativa di scaricatori che aveva sede a Piombino si chiamava la "carovana piombinese" e ci portarono in trasferta a Genova". 
"A scaricare al porto?"
"arcuni si ma noi s'era troppo piccini d'età, così ci mandarono a Cornigliano all' Italsidere. Si lavorava pe na ditta che si chiamava Mariotti e a me e a Dino ci dissero 'voi sete livornesi sete de boni  tuffatori allora' "
"boia dé"  si rispose
"allora niente vertigini?"
"nemmeno a volelle"
e ci messero a più di 60 metri d' artezza a dipinge le ciminiere a strisce rosse e bianche seduti su na tavola legata a un canapo e il canapo d'acciaio legato ala gru. quando s'era finito una metrata d'inverniciatura ci s'aveva un fischietto da arbitri si fischiava e il gruista ci spostava miga c'erano i cellulari a quell' epoca.
"e niente donne a Genova zietto?"
"Boia che popò di tegami che si rimediarono vell' estate! Roba da vergognassi a raccontallo, gran bellezze no ma pe fa esperienza cara mia, navi scola come a Genova un le trovi nemmeno all' accademia navale".
"E a Firenze?"
"a Firenze ci ho passato i meglio anni dela mi vita. Boia dé quanta topa! Facevo l' università ma m'arrangiavo a fà il portiere di notte all' Hotel Nord Oveste, in via Valfonda, di fronte ala stazione sulla strada che parte da piazza Adua indove c'è il palazzo de congressi. Tutte le mattine tornavo a casa mia cor una straniera. Quarche vorta anche con due anzi na vorta rientrai  con tre"
"Zio mi pare una esagerazione"
"Boia mi seccasse r pisello e mi cascasse nel canale se unnè vero"
"E come facevi con tre?"
"Eh che voi che sia a vent'un anni,  cor una ci facevo l'amore, inutile ti dica come si fa lo sai bene  anche te oramai"
"bene ma erano tre"
"la seconda mano e lei gnaulava come na gatta e più gnaulava e più l'accarezzavo ala finee mi venne n'avambraccio che parevo ir cartone animato di Braccio di ferro"
"va bene ziuccio ma la terza"
"senti bimba, la terza era brutta come la fame in più era pelosa come un orsa..."
"e allora lasciasti perdere....."
"Ma figurati té... Dantino che lascia perde??? Ma che hai sti dubbi sur tu zio?"
"E  come facesti?"
"Eh cara mia hai scordato che avevo l'altra mano libera..."
"no dai ti prego come all' altra? Che monotono"
"Macché io avevo una ricetta originale pe ognuna, per questa vì  mi misi du dita in bocca e fischiai al cane che mi venisse a da na zampa. In mezzo a quer pelo aveva più verso lui che io".
"E a Milano?"
"Senti a Milano ero digià fenito l' università ma facevo solo dele traduzioni in attesa di andà in Venezuela a fa il lettore di der mi omonimo Alighieri e nzomma c'era un centro traduzioni che mi dava da fa le giurate e asseverate in inglese e ni spagnolo e all' epoca immaginati che  da quanto stavo bene vivevo alla pensione Londra in Piazza Argentina e mangiavo da Romolo ala trattoria di via Tadino. La pensione era all' urtimo piano ma bellina tutta frequentata da fotomodelle e aspiranti attrici. Purtroppo  aveva 4 bagni soli ne corridoi e co tutte quelle donne un c'era mai verso di poté piscià. Ala fine si fece un agriment all' ingrese del tipo: loro si lavavano gnude ar lavandino e io girato senza guardalle potevo piscià.
Quarche occhiata gnene ho data però...che culi e che poppe mi fanno male l'occhi a ripensacci mai più vista tanta roba nzieme ora avranno tutte più di sessant'anni chissa come ni cascheranno le ciccie".
"Ci sarebe rimasta Roma"
"Sieee ce ne sarebbero un po' e via di posti indove ho lasciato la firma der mi passaggio....
Ma Roma è stata Roma ci so stato dieci anni e ala fine c'ho conosciuto la tu zia.
Luci e ombre sula mi vita romana, ci vorrebbe un libro pe raccontalla facciamo n'altra volta".
Forse sarebbe divertente il libro della sua vita, peccato che ce l'abbia raccontata una infinità di volte senza che una versione fosse mai uguale alla precedente.
Visto che nella mia biblioteca va aggiunto il libro selezionato da Bobby vi propongo quello, quanto meno vi troverete più coerenza.
Con affetto Dani

Milano, 1950. È sera, una gelida serata di inizio marzo, piove a dirotto. In una vecchia casa di ringhiera, a Porta Venezia, il corpo di una bella donna sulla quarantina, sposata e madre di due figlie, si sfracella sui ciottoli del cortile, precipitando dal quarto piano. L'inchiesta tocca a Mario Arrigoni, capo del commissariato di Porta Venezia. Tutto farebbe pensare a un suicidio, ma qualcosa nella dinamica dei fatti non convince il commissario. Comincia così un'indagine che si svolge in una Milano sferzata dall'ultima coda del freddo invernale, una città da poco uscita dalla guerra, le cui macerie sono ancora visibili nelle strade. Mentre intorno sopravvivono usi e costumi destinati presto a sparire, il piccolo mondo dei coinquilini della presunta suicida sfila davanti ad Arrigoni, rivelando personaggi curiosi, a cominciare da una portinaia molto perspicace, nonché miserie, ambizioni sbagliate, velleità. Al termine degli interrogatori, il suo collaudato metodo investigativo e una felice intuizione finale portano il commissario Arrigoni alla soluzione del caso, tanto amara quanto imprevedibile. Dopo lo straordinario successo di pubblico in Lombardia, viene riproposto, in una versione riveduta e corretta, il romanzo di esordio di Dario Crapanzano. La prima formidabile avventura di una squadra ormai entrata nel cuore dei lettori: Mario Arrigoni e i suoi agenti del commissariato di Porta Venezia, dall'ottuso vicecommissario Mastrantonio, al brillante ispettore Giovine, passando per il giovane Ciro Di Pasquale, irresistibile sciupafemmine. Crapanzano sa ricostruire come nessun altro la magia di un luogo e di un tempo ormai perduti, che nelle sue pagine torna, più viva che mai.

lunedì 1 ottobre 2018

Fatevi i gatti vostri n. 1102 "Bobby aggiorna . Ritorna audio-biblioteca gialla"

Pressanti, reiterati, richiami all' ordine da parte di mia sorella Dani e della cara amica Zanzara mi inducono a interrompere il silenzio e a partecipare attivamente alla vita del blog con qualche contributo personale. A dire il vero avevo scritto, in merito al naufragio dell' albionico amore di Dani, riscuotendo anche i frutti della mia, forse inopportuna, uscita.
Quanto a me, non sto passando uno dei miei periodi migliori e, checché ne dica Dani, le mie efelidose frequentazioni ed i pubs di Londra e dintorni alleviano ben poco il malessere interiore che provo da tempo.
Ho un buon posto di lavoro, anzi ottimo, guadagno bene e sono stimato, purtroppo la mia carriera accademica è al momento bloccata senza grosse speranze. Ciò dipende dal fatto che i professori anziani, titolari delle posizioni più prestigiose alle quali potrei ambire, sono al massimo 15 anni pù vecchi di me e non andranno in pensione prima di una decina o forse più anni.
Al momento, per fortuna, non devo fare il portaborse a nessuno  ma il mio insegnamento rientra tra quelli minori e per superaddetti ai lavori. Talvolta ho solo 5 o 6 studenti per corso e, visti i tagli e le spending reviews che anche qui imperano, si profila il rischio che la mia disciplina venga accorpata ad insegnamenti con maggior concorso di studenti se non addirittura attivata soltanto ove i richiedenti l'iscrizione siano almeno un tot prefissato dall' amministrazione. Intendiamoci non verrei buttato fuori in alcun caso ma, con ogni probabilità verrei ricollocato in settori che non mi interessano troppo o che ospitano già consolidati giochi di potere al loro interno.
Neppure l' ambivalenza di Dani nei confronti di  Londra  mi giova granché in questo momento di umore bassino ma non mi sento di criticarla. Mia sorella deve seguire le proprie emozioni sempre e comunque, cosa nella quale io sono poco versato dato che, senza percepire una adeguata sicurezza  nella mia vita, non riesco neppure a godermi una birra fresca.
Questo l'aggiornamento sulla mia situazione londinese. 
Se Dani dovesse rinunciare non dovrò  comunque strapparmi i capelli o recriminare con lei. Ho un paio di colleghi che si candidano già ad occupare la sua stanza ma inel caso sarei più propenso ad accontentarli entrambi e cedere loro tutto l'appartamento per tornare alla calma di Oxford.

Considerato che queste riflessioni potranno anche interessare  chi ci segue ma non ne sono troppo sicuro, ho pensato di dare spazio a un tema che ho affrontato in passato e che ha incontrato un discreto entusiasmo tra chi mi legge.
Come sapete sono un appassionato di gialli e in particolare di quelli che sono opera di autori italiani. Il male mi è stato contagiato dallo zio Dante già in età adolescenziale.
Così vorrei toccare, in questo e in qualche post a venire, l' argomento "giallo italiano"  legandolo a due grandi nostre città:  Milano e Roma. Ovviamente mi rifarò a titoli presenti nella mia biblioteca personale e che arricchiranno lo scrigno di Dani.
A rappresentare gli autori milanesi ho scelto Dario Crapanzano 

da moltissimi ritenuto il più autorevole prosecutore dell' opera di Giorgio Scerbanenco.
Per Roma ho, invece, selezionato Giovanni Ricciardi.
Del primo ho anche un bell' audio sull' ultima sua fatica.
Lo scrigno di mia sorella riceverà le varie puntate appena avrò un po' di tempo.
Anche di Ricciardi ho l' ultima fatica, questa  in e pub.  




Con ciò spero di essermi fatto perdonare, almeno parzialmente, le lunghe assenze e la poca brillantezza delle mie avventure londinesi.


Un abbraccio a Tutti
Bobby