domenica 10 novembre 2019

fatevi i gatti vostri 1337 " Di barche e d' uomini di mare di ville palladiane e leggiadre dame 'La Malcontenta' " Dante racconta

Domenica mattina! Colaziome tutti insieme. Siamo im sett gatti inclusi. Bobby può rientrare domani mattina e Holly gongola all' idea  di averlo a pranzo e cena anche oggi. Ieri pomeriggio, mentre Dani e Holly sono uscite per fare la spesa grande per la settimana, io e Bobby abbiamo dovuto fare un intervento alla mia barca, forse i più affezionati tra di voi ricorderanno che si  si tratta di una barchetta da pesca elbana, Cioe tipicamente usata all Isola d' Elba con buona chiglia per reggere il Tirreno ma anche una struttura posteriore che le consente la planata per muoversi invelocità in occasione di repentini cambiamenti d'umore del mare. Qui le barche son tutte plananti per muoversi veloci in laguna ma di solito hanno poca o punta chiglia dato che le uniche onde serie son quelle prodotte dalle navi. La mia che si chiama Gora Gora perché stava ormeggiata su una gora, la portai su nel 2004 e l' ho  sempre tenuta  ormeggiata in un posto che apparteneva agli zii di Holly in un canale periferico della laguna in una localita che si chiama Malcontenta e che è divisa dal fiume Brenta in due parti talché si ha una Malcontenta veneziana e una Malcontenta di Mira appartenendo quest' ultima al comune di Mira che il fiome Brenta separa appunto dal Comune di Venezia. Il grosso vantaggio ripetto ad avarla a Venezia sta nel fatto che la si può raggiungere in auto o col camper mentre a Venezia se hai un problema alla barca ti attacchi. O te la ripari sul posto o ti tocca ricorrere a un cantiere nautico che che di solito ti spenna. La forte pioggia dei giorni scorsi mi aveva messo in allarme e così quando ero andato a pigliare il Camper per andare a ricevere Bobby in aeroporto avevo un po' anticipatyo i tempi per controllare come stesse la barca e difatti l' avevo trovata con buona parte della copertura avvallata e già colma d'acqua.




 L' ondulato incatramato reggeva ma se si fosse piegato un po' di più avrebbe fatto da imbuto e la barca appesantita dall' acqua sarebbe sicuramente affondata. Non è la prima volta che la recupero dal fondo del canale ma viste le condizioni attuali di salute non mi pareva il caso di arrivare a tal punto. Così contando sull' aiuto di Bobby abbiamo caricato un lungo pontile che mi permette di raggiundere la barca legandolo a una robusta cima e calandolo sulla coperda per mezzo di una robusta cima. Non tengo un pontile fisso perché ladri e teste di cazzo fanno come se fossero a casa sua. Ovvero usano la barca degli altri per nascondervi attrezzi per la pesca di frodo o semplicemnte utilizzandole per un attracco in doppia fila. In un oretta di lavoro abbiamo raddrizzato alla meglio le parti avvallate e le abbiamo rinforzate dal sotto con robuste stecche di legno.
 Dovrò sostituire l' ondulato al catrame con lamiera zincata come nella parte anteriore perdendo la possibilità di arrotolare ma guadagnando in resistenza comunque per il momento dovrebbe reggere quel tanto che mi serve a costrure l' ultimo terzo di coperta in acciaio. Poi vuol dire che invece di arrotolarlo lo solleverò e lo lascerò a riva quando e se riuscirò a risalire sulla mia barca. Soddisfatti mentre rientravamo siamo passati davanti alla bellissima villa Palladiana che sta proprio sulla riva del Brenta dal lato di Mira 

e Bobby mi ha ricordato una storiella che tanti anni fa gli avevo raccontato a proposito di quel posto e delle vicende che vi avvennero tra il 1555 e i 20 anni successivi. La villa si chiama anzitutto Villa Malcontenta e dà nome ai luoghi che ho suanzi descritto. Il toponimo che le deriva dall' esser stata abitata da una padrona che, Nonostante gli sforzi di Andrea Palladio per farle una villa ammirata ancor oggi come una delle sue piu belle realizzazioni, aveva sempre il muso lungo e spesso piangeva. Il tutto si ripetè quotidianamente  per anni e anni finché durante una lunga assenza del marito il comandante di un barcone mercantile che risaliva il Brenta la vide sotto un salice piangente mentre  faceva la gara coll albero a chi piangeva di più. "Madonna bona che popò  di stianto di  topa che è quella" escramò il giovane che come avrete capito era di Livorno e che aveva strabuzzato l' occhi a vedere un fiume di lacrime scendere tra du poppe che richiedevano armeno la sesta misura di reggipetto. Dato che come noi tutti livornesi era  un estimatore dela topa  e aveva animo ardito  ormeggio' rapido e lasciati i marinai a grattassi le palle e a beve, sartò a terra e cor un grande inchino si presentò alla signora. " Bosgiur Madame gessuì Baptiste Lenzì au votre servì". Il francese di Battista Lenzi, tale era il nome dell' audace, faceva davvero cacare ma all' epoca il francese faceva assai figo e Battista non perdeva occasione di sfoggiare quel pochino che sapeva. Poi siccome vella une smettva di piange ni fece una di velle domande che hanno reso  Bruno Vespa  un intervistatore di chiara fama ammirato anche n America, "Perche piangete mia leggiadra signora?"  " Leggiadra  na sega" pare gli abbia risposto lei in veneziano ma noi ci sà solo la traduzione in livornese tramandataci dai posteri di Battista " la mi giovinezza sfiorisce non colta e le mi mele (natiche) s' allungano a triangolo verso i porpacci mentre le poppe m arrivano arbellico e la topa è albergo di ragnoli che tesson tele da ani e anni".
"Budella Eva" penzò ir nostro eroe "o so scemo o questo è n' invito senza neppure troppi mezzi termini"  Così le fece la seconda domanda alla Bruno Vespa:  "O perché?"
"Ero la più bella ragazza de dintorni ma mi volelro maritare a un ricco mercante che poteva rivaleggiare per censo e ducati colle meglio famiglie di Venezia ma fu la mi fine.
Una volta sposata m' ha piantata in un cantuccio, nemmeno mi guarda è sempre via pe su commerci quando torna un mi tocca neppure e qelle rarissime volte che succede lo fa così ala svelta che un me n'accorgo neppure".
Vespa docet Battista fece la terza domanda d'approfondimento: "e ora indov'è ir su marito?". 
"E n Grecia e ritornerà dopo la fine di questo mese" 
era ir due agosto e Battista fece i conti da matematico qual' era "Agosto n' ha trentuno meno uno d'ieri ch'è perso questa bisogna tromballa pe trenta giorni armeno 5 vorte al di tra giorno e notte, boia dé"
si tastò le palle con fare poco fine ma che in quell' occasione aggiunse quel pizzico di popolare che in tema di amplessi non guasta e sentendole belle piene e dure cominciò l'opera di seduzione.
"Sebbene Madonna lei mi veda in vesti di comandante di un modesto vascello da carico io vengo da una famiglia di negromanti e alchimisti talche in Livorno tutti m'appellano come Battista l' archimista".
"E come si concretizza la sua arte?" chiese la madonna.
"Ir mi bisnonno Bacucche l' archimista alla corte di Francia seppe tramutare l' oro in merda
dimostrando colla inversio agendi che il trasformare  i materiali vili in oro era per noialtri una bazzecola che nemmeno consideravamo, Ebbe gloria e nomea imperitura anche se in effetti lo cacciarono da parigi per aver distrutto un patrimonio ingente che gli alchimisti francesi nonseppero più far regredire dalla merda all' oro".
"E lei cosa potrebbe fare per me?"
Secondo me con lei bisognerebbe partire dall' alimentazione. Battista aveva letto un libro scritto da un avo di Panzironi. Presempio lei mangia carne bovina ovina e suina vero?"
"Bè un poco come tutti."
"Male ma io le farò assaggiare la carne squisita di un volatile che si trova solo sulle rive del tirreno all' altezza di Livorno."
"Un uccello? "chiese curiosa la signora.
"Appunto" confermò il nostro con un sorrisino ammiccante.
"E per il mio consorte quale sortilegio farà?"
"Cercherò di farlo sctiantare in Grecia ma siccome la magia nera non è il mio forte  preparerò un alternativa per trasformarlo in un vero toro".
"Mi sembra difficile visto il soggetto ma intanto come penserebbe di procedere?."
"Intanto -  disse lui, mentre le si avvicinava superando la distanza di sicurezza da quelle enormi poppe- " Intanto si comincia a fagli le corna poi passo passo si farà il resto".
La signora rise di gusto erano anni che un rideva e mentre lui gli afferrava il sedere a du mani continuò a ridere finche lui con gesto delicatissimo appreso ner Galateo di non so qual monsignore ni perse la mano sulle sue e se l' appoggiò  un parmo sotto al bellico.
"O riavergine - esclamoòla signora - ma qui c'è da mangiare pe un mese!"
 Poi rotti l' indugi s'arzò il sottanone e cominciò a strappassi i dumila laccetti che sostenevano le mutande.
Andare a vanti significherebbe scadere nel porno racconto. Vi basti pensare che dopo quel mese passato ad ascoltar gemiti le anatre del Brenta continuarono a urlare  "qua qua qua" indicando  ai paperi volenterosi dove volevano che le pigliassero.
Il mese finì e siccome all' epoca i matrimoni un si scioglievano il marinaio dovette ripartire sperando che presto il Signorotto decidesse di intraprendere un altro viaggio che lo tenesse via da casa. Purtroppo le malelingue fecero il resto e il marito avvisato delle corna tenne d' occhio la signora, trovatala con in mano una lettera in cui lei scriveva" spero che tu mi porti presto quell' uccello meraviglioso"  capì che non si trattava di un candido cigno da trasportare da Livorno a Venezia e disse due sole parole: "le maiale si cucinano allo spiedo" e la infirsò colla spada come una porchetta d'Ariccia. A Battista, raggiunto dalla funerea notizia, non rimase altro che consolarsi colle donne della su terra ma queste non pativano l' astinenza della Malcontenta e da qualcuna, decisamente tegame al povero giovane capitò anche di sentirsi dire "" ho visto di peggio ma anche di meglio" ragion per cui trascorse tutta la su vita rimpiangendo la signora Malcontenta e consolandosi col narrare all' osteria questa storia che attraverso generazioni d'uomini di mare e fiumi di vino è arrivata fino a me.

Dante 
Ecco anche il titolo del video di Colombo che Bobby ha diligentemente inserito in videoteca:   Indagine a Incastro


sabato 9 novembre 2019

fatevi i gatti vostri 1336 " Crimini d'autore "

Bobby è arrivato ieri  e la cosa mi fa un gran piacere, almeno si bilancia un poco la disparità tra maschi e femmine di solito siamo io e Balena contro Holly Dani Emma e Alice, s'è perso in partenza.
mentre guidavo il vecchio camper, col quale sono andato a pigliarlo in aeroporto,  si chiacchierava allegramente. Ad esempio di quando un tempo andavo con la barca perché l'aeroporto ha il suo approdo in laguna e chi ha soldi e alloggia al San Clemente al Danieli o da Cipriani scende dal jet e sale a bordo di un lussuoso motoscafo in mogano extralucido. Io ci andavo col barcone da pesca e godevo nell' ormeggiarlo accanto a quelle magnificenze giusto perché quei bei signori tutti rileccati vedessero che a Venezia si lavora anche.
Mentre si rievocavano questi trascorsi carontiani, oggi resi sconsigliabili dalle mie gambe e dalla convalescenza di Bobby, lui salta su e mi fa:
"Zio ma ti ricordi di quando guardavamo Crimini? Che anno era mi pare che i gatti fossero piccini.
Boia se me ne ricordo e
Quanto mi piaceva "Crimini"
Esserino e Balena erano piccini si avevano circa sette mesi  io non mi ero ancora trasferito in maniera definitiva a Venezia. Ci stavo per la maggior parte del tempo ma spesso ero a Livorno e veniva Holly da me. Che bei Tempi!  Quando la sera a Venezia mi mettevo comodo dopo aver acceso la vecchia stufa a legna, Dani e Bobby accendevano la tv e Sebbene non fossi un fanatico della tv e delle serie mi piaceva seguire  con loro "Crimini" una serie che andava in onda su  Rai 2e che si distingueva da tutte le altre boiate che si vedono in tv perché dietro ad ogni episodio c'era una firma d'autore. Difatti dall’antologia Crimini, edita da Einaudi nel 2005, sono stati tratti gli episodi Troppi equivoci di Andrea Camilleri, Il covo di Teresa di Diego De Silva, Il bambino e la befana di Giancarlo De Cataldo, Morte di un confidente di Massimo Carlotto, L’ultima battuta di Sandrone Dazieri. Gli episodi Rapidamente, Terapia d’urto e Disegno di sangue sono basati su soggetti originali di Carlo Lucarelli, Giorgio Faletti e Marcello Fois. L’episodio Disegno di sangue vede la partecipazione di Valeria Sabel come guest star nel ruolo di Elena.
Tra la fine del 2006 e gli inizi del 2007, la prima stagione ottenne ottimi ascolti, ma venne poi penalizzata a causa dello spostamento dalla prima serata del mercoledì a quella del venerdì. Dall’antologia Crimini italiani, edita da Einaudi nel 2008, sono stati tratti gli episodi La doppia vita di Natalia Blum di Gianrico Carofiglio, Niente di personale di Carlo Lucarelli, Little Dream di Massimo Carlotto, Neve sporca di Giancarlo De Cataldo e Luce del Nord di Giampaolo Simi.
Bestie è tratto dall’omonimo romanzo di Sandrone Dazieri. Cane Nero e Mork e Mindy sono basati su soggetti originali di Giorgio Faletti e Piergiorgio Di Cara.
L’episodio Neve sporca ha ottenuto una particolare attenzione da parte dei mass media, per via della presenza di Sara Tommasi in una scena di sesso abbastanza spinta. L’episodio Niente di personale vede la partecipazione di Gabriele Mainetti come guest star nel ruolo di un funzionario dell’Arma dei Carabinieri. La seconda stagione non è mai stata distribuita nel mercato home video.
Alla domanda di Bobby se avessi ancora le registrazioni rispondo Ovvio
Io li archiviai tutti 


e se qualcuno è interessato a rivederli Bobby mi propone di  metterli in videoteca pian piano in videoteca  da Esserino
che ne pensate? Se non interessano a nessuno non mi metto nemmeno a cercare i cd dunque
Fatemi sapere
di seguito metto i titoli che ho archiviato

Dante



Stagione 1  di Crimini       Rai 2 prima visione
nº    Titolo   
1    Troppi equivoci           6 dicembre 2006
2    Il covo di Teresa        13 dicembre 2006
3    Rapidamente             20 dicembre 2006
4    Terapia d'urto            27 dicembre 2006
5    Il bambino e la befana   3 gennaio 2007
6    Morte di un confidente 12 gennaio 2007
7    L'ultima battuta             31 agosto 2007
8    Disegno di sangue       21 dicembre 2007


Stagione 2 di Crimini  Rai 2 prima visione
n°            Titolo   
1    La doppia vita di
      Natalia Blum                9 aprile 2010
2    Niente di personale     16 aprile 2010
3    Little Dream               23 aprile 2010
4    Cane Nero                   30 aprile 2010
5    Neve sporca                7 maggio 2010
6    Mork e Mindy             14 maggio 2010
7    Bestie                        21 maggio 2010
8    Luce del nord             27 maggio 2010

venerdì 8 novembre 2019

fatevi i gatti vostri 1335 " Esserino incontra Enzo "

Finalmente ripresomi dalla bronchitella di stagione licenzio il post odierno dall' aeroporto di Gatwick, sto partendo per Venezia dove trascorrerò tregiorni in famiglia. 

Saluti a Tutti

Bobby


 Continuiamo con la commemorazione di grandi nomi. Del resto Novembre è il mese delle ricorrenze. Come per la grandissima Alda Merini siamo leggermente in ritardo con il ricordo di questa stupenda firma del giornalismo italiano. Buona parte della sua opera fa bella mostra di se nella biblioteca di Esserino: collocazione Europa> Italia> Giornalisti>Biagi

affidiamo il ricordo di Enzo Biagi al testo integrale dell' articolo  di Luca Rati su di lui pubblicato da https://metropolitanmagazine.it/ricordando-enzo-biagi-e-non-solo/

Il 6 novembre del 2007 ci lasciava il grande giornalista Enzo Biagi, ricordiamo la sua vita, e quella di molti altri personaggi legati a questa data

Quella di Enzo Biagi è una carriera che attraversa in maniera completa la storia recente d’Italia. Emiliano, classe 1920, si distingue per la sua bravura nella scrittura fin dall’infanzia.
Appena maggiorenne muove i suoi primi passi nel giornalismo con i primi articoli sul Resto del Carlino e riesce a bruciare le tappe diventando professionista ad appena 21 anni.
La Seconda Guerra Mondiale lo strappa al suo lavoro per mandarlo al fronte, ma nel 1943 al formarsi della Repubblica di Salò, Enzo Biagi sceglie di non combattere per i nazifascisti e diviene un partigiano.
E’ sua la voce che il 21 aprile del 1945 annuncia l’ingresso degli Alleati a Bologna e la fine della guerra.




Enzo Biagi da anziano
Enzo Biagi, fonte: Archivi Rai

Con il Dopoguerra, Enzo Biagi racconta la rinascita dell’Italia attraverso due giornali da lui fondati: il settimanale “Cronache” e il quotidiano “Cronache Sera“. Scrive poi di nuovo sul Resto del Carlino, dove narra con minuzia di particolari l’alluvione del Polesine del 1951.
Dopo la direzione del settimanale “Epoca“, Biagi approda in RAI nel 1961, dove rimane per il resto della sua carriera. I suoi programmi di approfondimento divengono un punto di riferimento per il buon giornalismo. Nelle sue molte trasmissioni si approfondiscono temi sociali, ma anche inchieste sulla mafia e sul traffico d’armi.
Tacciato di faziosità da Forza Italia durante i primi del duemila, torna a farsi sentire con il suo ultimo programma, “Rotocalco”, nel 2007, anno in cui muore all’età di ottantasette anni.

giovedì 7 novembre 2019

fatevi i gatti vostri n 1334 " Alda dal Gatto"


Senza parole, solo alcuni dei 20 ritratti che dipinse Luciano Parolini da Crema. Ritratti che la Galleria Arte Teatro - Fondazione San Domenico ha ospitato dal 4 al 19 maggio ricordando il decimo anniversario della morte che peraltro ricorreva alcuni giorni fa. Sono certo che a Lei il gatto Pietro, su invito del Gatto Eterno abbia aperto la porta  non appena si mise in viaggio. Sensa troppe parole allora per ricordarvi l' incontro di Esserino con la Regina delle parole, poche, sofferte, incisive come marchi di fuoco.
Collocazione: Europa> Italia > Poesia > Merini 

Buona Giornata
da Bobby

mercoledì 6 novembre 2019

fatevi i gatti vostri n 1333 "Dal Chianti con passione"

Squilli di trombe e rulli di tamburi salutano l' ingresso di Marco vichi 
nella biblioteca di esserino  (classificazione >Europa>Italia>Gialli.
 Molti anni or sono vi consigliammo l' ascolto del bellissimo audiolibro "Morte a Firenze". Zio Dante ha continuato a collezionare tutti i libri di questo eccellente scrittore che in questo articolo comparso sul sito https://www.ioscrittore.it/2019/03/21/ si racconta e offre il suo contributo alla rubrica:
 CONSIGLI DEGLI AUTORI

Marco Vichi, creatore del commissario Bordelli, indaga nei misteri della scrittura

 

21 marzo 2019
| di
Redazione IoScrittore
Scrittura e voglia di pubblicare il proprio romanzo possono andare di pari passo? Quali i consigli più utili per un aspirante scrittore? Quanto bisogna credere in se stessi?
Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. Presso Guanda ha pubblicato i romanzi: L’inquilino, Donne donne, Il brigante, Un tipo tranquillo, La vendetta, Il contratto, La sfida, Il console, Per nessun motivo; le raccolte di racconti Perché dollari?,Buio d’amore, Racconti neri, Se mai un giorno; la serie dedicata al commissario Bordelli: Il commissario Bordelli, Una brutta faccenda, Il nuovo venuto, Morte a Firenze (Premio Giorgio Scerbanenco – La Stampa 2009 per il miglior romanzo noir italiano), La forza del destino, Fantasmi del passato, Nel più bel sogno; il graphic novel Morto due volte, con Werther Dell’Edera, e la favola Il coraggio del cinghialino. Ha inoltre curato le antologie Città in nero, Delitti in provincia, È tutta una follia, Un inverno color noir e Scritto nella memoria. Il suo sito internet èwww.marcovichi.it
Come hai pubblicato il tuo primo romanzo?
È stata una buffa avventura: dopo quasi diciotto anni di lettere di rifiuto (che conservo ancora in una cartellina bella gonfia) avevo appena deciso di non fare più nulla per pubblicare, anche se ovviamente avrei continuato a scrivere per sempre. Pochi giorni dopo, per via di una «catena» di lettori che non si è interrotta, eccomi sulla scrivania di Luigi Brioschi Direttore editoriale di Guanda, che mi ha telefonato:
«Vorrei pubblicare il suo romanzo.»
«Non so se posso, sto aspettando altre risposte» gli ho ribattuto.
Eh sì, per vendicarmi verso tutti gli editori che mi avevano rifiutato, ho fatto il prezioso. Ma sapevo già che avrei firmato con Guanda, che continua a essere il mio editore dopo venti anni tondi tondi.
Che cosa ti ha dato il rapporto con l’editore?
Be’, nella scrittura non si finisce mai di crescere e di maturare, e anche il rapporto con la casa editrice dà il suo contributo.
Quando scrivi pensi a un lettore ideale?
Il lettore ideale è un «me stesso» molto esigente e critico, direi quasi «cattivo», ma credo che questa entità sia una mescolanza di tutte le persone che stimo.
Che importanza hanno le riscritture?
Per me sono basilari, indispensabili. È una sorta di doveroso restauro. Ogni tanto escono dalla penna frasi o intere pagine che non hanno nulla a che fare con la propria «musica». Sono umori personali, inutili, sfuggiti al controllo, che devono essere cancellati. Con l’esperienza si capisce che tagliare è un piacere, non una sofferenza, come può capitare di pensare quando si comincia a scrivere. Non mi sono mai scordato il bellissimo aneddoto che Zweig racconta nel Mondo di ieri: «Era entrato in cucina con il sorriso, e sua moglie gli chiese: ’hai scritto una bella pagina?’, e lui rispose: ’no, ne ho cancellate due’.»
Quali consigli daresti a un aspirante scrittore?
Di scrivere senza pensare alla pubblicazione, al pubblico, al riconoscimento concreto… cioè di tenere ben separate le due faccende. Scrittura e voglia di pubblicare non devono tenersi per mano, non devono nemmeno conoscersi.

lunedì 4 novembre 2019

fatevi i gatti vostri 1332 "Ad Perpetuam Rei Memoriam!"

A votare non ci sono mai andato. Quando ero giovane il Pci mi pareva un partito di destra. Renzi mi fa rigettà a Zingaretti preferisco il fratello Montalbano, a di Maio e company gli darei foco ma da quer poco di latino che ho studiato mi rimbomba in testa una frase

Ad Perpetuam Rei Memoriam

che in parole povere ci ammonisce a ricordarci di quanto accadde
e allora sono andato a ricercare tra i mi libri
e nzieme a discorsi di Che Guevara e ar libretto rosso di Mao
ho anche i discorsi di Mussolini commentati da Giuliano Balbino e questo manualetto del fascista 1 e 2
 perché un bon comandante diceva appunto ir Che deve conoscere anche l' avversario
appunto  

AD PERPETUAM REI MEMORIAM

il libro completo lo trovate nella biblioteca di Esserino
(con l' opzione di avé la copertina con o senza la chiorba der duce) collocazione: Europa >Italia>Storia...
Leggetelo e fatelo lègge ai vostri ragazzi forse un servirà nemmeno spiegaglielo

qui riporto alcuni passi emetici. Il carattere è piccino ma si pole ingrandì (Dani mi dice che nel menù sia di MOzilla sia di Chrome quello alto a destra  cole tre righe) c'è la dimensione carattere che si fa cresce o calà pigiando sur + o sur -

Un abbraccio a Tutti Voi che ci leggete
Dante 




 LA NAZIONE E LA RAZZA

 S'intende per nazione il complesso di quegli individui di una stessa razza, che, essendosi stabilito su un determinato territorio, vi ha svolto la sua vita storica, politica e spirituale, realizzando una unità d'intenti e di azione, superiore per energia e per durata a ogni possibilità di disgregazione. Se sul territorio di una nazione vivono individui di razza diversa da quella della grande maggioranza, essi non appartengono alla nazione che li ospita. Ciascuna nazione, pur restando attaccata alla razza a cui appartiene, ha un carattere proprio che deve religiosamente custodire. 'Ogni popolo, ogni Stato' precisa il DUCE 'ha la sua storia e le sue intime, originalissime sorgenti, dalle quali derivano le qualità della stirpe e della razza'.

 Il popolo è la nazione, quando è compatto nello spirito e nel sangue e possiede una chiara coscienza nazionale, ossia il sentimento dell'unità e quello del dovere e dell'interesse comune. Il culto della nazionalità si identifica col sentimento della Patria. L'amore di Patria è anche un atto di fedeltà alla razza, perché chi ama veramente la propria Patria vorrà che in essa si mantenga pura l'eredità dello spirito e del sangue.

 IL PENSIERO DEL DUCE SULLA RAZZA

 Siccome la vita della nazione è vita della razza a cui essa appartiene, la Rivoluzione fascista appare, fin da principio, come un movimento di difesa e innalzamento della razza. Ciò fu chiaramente affermato dal DUCE il 3 aprile 1921, con le seguenti parole: 'Come è nato questo Fascismo, attorno al quale è così vasto strepito di passioni, di simpatie, di odii, di rancori e di incomprensioni? Non è nato soltanto dalla mia mente e dal mio cuore, non è nato solamente da quella riunione che nel marzo 1919 noi tenemmo in una piccola sala di Milano. E' nato da un profondo, perenne bisogno di questa nostra stirpe ariana e mediterranea, che a un dato momento si è sentita minacciata, nelle ragioni essenziali dell'esistenza'.

 La Rivoluzione fascista nacque e si svolse per impedire la decadenza della nazione italiana e restituirla alla sua pienezza e alla sua forza, eliminando ogni causa di disfacimento, e, in modo speciale, sottraendola all'influenza nociva di sistemi politici e di indirizzi economici e sociali contrari alla sua eredità di sangue e di spirito. Proponendosi il fine di portare l'unità della nazione italiana al suo massimo grado di efficienza, la Rivoluzione fascista fin dal primo momento della sua azione ha rafforzato e purificato con un'opera incessante il fondamento razziale dal quale la nazione italiana sorge. Il pensiero del DUCE sulla razza esprime questo costante indirizzo della Rivoluzione fascista, da lui creata e condotta. L'idea e il culto della razza appaiono di continuo nel pensiero del DUCE, come motivi fondamentali della sua azione.

 In una gravissima ora di guerra - 2 novembre 1917 - il DUCE espresse la sua fede nella grande eredità morale degli Italiani: 'Il dolore ci percuote ma non ci abbatte. Qui si rivela la nobiltà della nostra stirpe. Tutta l'Italia oggi è un cuore solo. Tutto si riduce alla nostra qualità fondamentale e gloriosa di Italiani'. Il 16 febbraio 1921 - in un periodo torbido - il DUCE gridava al popolo di Trieste: 'In cinquant'anni di vita l'Italia ha realizzato progressi meravigliosi'. Prima di tutto c'è un dato di fatto: ed è la vitalità della nostra stirpe, della nostra razza... Primo pilastro fondamentale dell'azione fascista è l'italianità, cioè: noi siamo orgogliosi di essere Italiani, noi intendiamo, anche andando in Siberia, di gridare ad alta voce: 'Siamo Italiani'. Ora noi rivendichiamo l'onore di essere Italiani, perché nella nostra, penisola, meravigliosa e adorabile, benché ci siano degli abitatori non sempre adorabili, si è svolta la storia più prodigiosa e meravigliosa del genere umano''.

 Il 16 febbraio 1921 il DUCE insisteva: 'Dobbiamo avere l'orgoglio della nostra razza e della nostra storia'.

 Il 7 novembre 1921 il DUCE dava una consegna: 'Il Fascismo si preoccupi del problema della razza; i Fascisti devono preoccuparsi della salute della razza con la quale si fa la storia'.

 Il 21 aprile 1922 il DUCE scriveva: 'Celebrare il Natale di Roma significa celebrare il nostro tipo di civiltà, significa esaltare la nostra storia e la nostra razza, significa poggiare fermamente sul passato per meglio lanciarsi verso l'avvenire'.

 Il 28 maggio 1922 il DUCE diceva ai rurali: 'Non tutto ciò che fiorisce e quasi esplode in questa specie di primavera della razza è destinato a rimanere, lo sappiamo: ma sappiamo anche che taluni capovolgimenti spirituali lasciano tracce profonde'.

 Quando il DUCE parla di razza, generalmente egli si riferisce al popolo italiano, costituito in nazione, e difatti questo popolo è così puro di sangue e compatto di spirito da costituire una tipica espressione della razza ariana. 'L'Italia' afferma il DUCE il 8 marzo 1934-XII 'ha il privilegio di essere la nazione più nettamente individuata dal punto di vista geografico. La più compattamente omogenea dal punto di vista etnico, linguistico, morale'. Esiste, cioè, una razza italiana, in quanto il popolo italiano, nella sua unità di nazione, ha saputo conservare le prerogative della origine ariana, e svilupparle secondo il proprio genio, per modo da assumere nel corso dei secoli un inconfondibile volto, fra le stirpi affini.

 Già nel primo anno dell'Era fascista, cominciata il 28 ottobre 1922, sono frequenti i richiami del DUCE all'eccellenza della razza a cui apparteniamo. L'8 gennaio 1923-I, Egli scolpisce la certezza che la rinascita italiana è dovuta al ritrovamento delle virtù razziali: 'L'eclissi della nostra stirpe si squarcia nel 1915 e tutte le virtù sopite, non spente, della razza balzano al primo piano e ci danno la vittoria immortale'.

 28 gennaio 1923-I: 'Io dichiaro che prima di amare i francesi, gli inglesi, gli ottentotti amo gli Italiani, amo cioè coloro che sono della mia stessa razza, che parlano la mia stessa lingua, che hanno i miei costumi, che hanno la mia medesima storia'.

 6 febbraio 1923-I: 'Fra i popoli, nonostante le predicazioni, nonostante gli idealismi, rispettabili, ci sono dei dati di fatto che si chiamano razza, che si chiamano sviluppo, che si chiamano grandezza e decadenza dei popoli e che conducono a dei contrasti, i quali spesso si risolvono attraverso la forza delle armi'.

 11 marzo 1923-I: 'Roma, testimonianza e documento imperituro della vitalità della nostra razza'.

 2 aprile 1923-I: 'Il problema dell'espansione italiana nel mondo è un problema di vita o di morte per la razza italiana. Io sento tutto il fermento potentissimo di vita che agita la nuova generazione della stirpe italiana, Voi certamente avrete meditato qualche volta su questo che si potrebbe chiamare un prodigio nella storia del genere umano: non si fa della retorica se si dice che il popolo italiano è il popolo immortale che trova sempre una primavera per le sue speranze, per la sua passione, per la sua grandezza'.

 21 aprile 1923-I: 'Vorrei richiamare la vostra attenzione sul prodigio di questo rinnovarsi della nostra razza, che balza in piedi all'annuncio del cimento, si batte e vince'.

 4 giugno 1923-I: 'Altri popoli invidierebbero e invidiano questa nazione proletaria, prolifica e intelligente, saggia, laboriosa, serrata in una piccola e divina penisola, troppo angusta ormai per la nostra, razza'.

 11 giugno 1923-I: 'Voi (i Sardi) siete dei virgulti superbi di questa razza italiana, che era grande quando gli altri non erano ancora nati; di questa razza italiana che ha dato tre volte la sua civiltà al mondo attonito o rimbarbarito; di questa razza italiana che noi vogliamo prendere, sagomare, forgiare per tutte le battaglie necessarie nella disciplina, nel lavoro, nella fede'.

 12 giugno 1923-I: 'Essendo il Fascismo un movimento irresistibile di rinnovazione della razza, doveva fatalmente toccare e conquistare questa Isola [la Sardegna]'.

 18 giugno 1923-I: 'Il Fascismo rappresenta il prodigio della razza italiana, che si ritrova, si riscatta, che vuol essere grande'.

 19 giugno 1923-I: 'Il Fascismo è un fenomeno religioso di vaste proporzioni storiche ed è il prodotto di una razza'.

 24 giugno 1923-I: 'Roma è sempre, e domani e nei millenni, il cuore potente della nostra razza'.

 Nel discorso pronunciato dal DUCE il 28 ottobre 1923-II, per il primo anniversario della Marcia su Roma, sentiamo ancora l'elogio della razza: 'Questa vecchia e meravigliosa razza italica conosce le ore tristi, ma non conobbe mai le tenebre dell'oscurità. Se qualche volta apparve oscurata, ad un tratto ricomparve in luce maggiore. La Rivoluzione fascista' proclamò il DUCE in quella circostanza 'è la primavera, è la resurrezione della razza'.

 30 ottobre 1923-II: 'La Monarchia ha gloriosamente incarnato la tradizione della nostra razza e della nostra nazione'. Anche qui, come nel discorso dell'11 marzo 1923-II, il DUCE, distinguendo fra razza e nazione, afferma che la nazione italiana è parte di una razza la quale, pur dovendosi dire italiana anch'essa, in quanto mostra i suoi puri caratteri nel nostro popolo, abbraccia tutto il grande orizzonte dell'arianesimo.

 22 novembre 1923-II: 'Gli è che le razze bagnate dal Mediterraneo hanno germi inesauribili di vitalità'.

 25 ottobre 1924-II: 'Siamo troppo orgogliosi della civiltà della nostra razza e siamo orgogliosi della vittoria che abbiamo strappato con immenso sacrificio di sangue, per pensare, anche lontanamente, di diventare una colonia'.

 5 dicembre 1924-III: 'Se domani ci fosse un altro Governo più comodo, più tranquillo e più liberale, io credo che questa vecchia e giovane razza italiana esprimerebbe un nuovo Fascismo'.

 6 giugno 1925-III: 'Il moto interventista che dilagava nelle piazze... rispondeva a un bisogno incoercibile della nostra razza'.

 15 aprile 1926-IV: 'Capace di miracolo é stata, in ogni tempo, questa nostra razza italiana, che mi appare ognora, quando io ne faccio oggetto delle mie meditazioni, un prodigio singolare della storia umana'.

 26 maggio 1927-V: 'Bisogna vigilare seriamente sul destino della razza, bisogna curare la razza a cominciare dalla maternità e dall'infanzia'.

 E fin dal 14 settembre 1929-VII il DUCE così definiva la bonifica integrale: 'E' la terra riscattata, e con la terra gli uomini e con gli uomini la razza'.

 2 gennaio 1931-IX: 'La preparazione della nostra gioventù è fatta per ringagliardire la razza e darle le attitudini al senso di responsabilità e di disciplina'.

 23 ottobre 1933-XI: 'La pace con onore e con giustizia è la pace romana, quella che dominò nei secoli dell'Impero, di cui vedete qui attorno le formidabili vestigia. Pace conforme al carattere e al temperamento della nostra razza latina e mediterranea che voglio esaltare dinanzi a voi, perché è la razza che ha dato al mondo, fra i mille altri, Cesare, Dante, Michelangiolo, Napoleone. Razza antica e forte di creatori e di costruttori, determinata ed universale ad un tempo, che ha dato tre volte nei secoli e darà ancora le parole che il mondo inquieto e confuso attende'.

 18 marzo 1934-XII: 'Entro alcuni decenni tutti i rurali italiani devono avere una casa vasta e sana, dove le generazioni contadine possano vivere e durare nei secoli, come base sicura e immutabile della razza. La giornata della madre e del fanciullo, la tassa sul celibato, e la sua condanna morale, lo sfollamento delle città, la bonifica rurale, l'Opera della maternità e infanzia, le colonie marine e montane, l'educazione fisica, le organizzazioni giovanili, le leggi sull'igiene, tutto concorre alla difesa della razza'.

 28 Ottobre 1934-XIII: [Agli atleti] 'Chi vi ha visto sfilare ha avuto la profonda e quasi plastica impressione della nuova razza che il Fascismo sta virilmente foggiando e temprando per ogni competizione'.

 31 luglio 1935-XIII: 'Noi Fascisti riconosciamo l'esistenza delle razze, le loro differenze e la loro gerarchia'.

 2 ottobre 1935-XIII: 'Mai come in questa epoca storica il popolo italiano ha rivelato le qualità del suo spirito e la potenza del suo carattere. Ed è contro questo popolo, al quale l'umanità deve talune delle sue più grandi conquiste; ed è contro questo popolo di poeti, di artisti, di santi, di navigatori, di trasmigratori, è contro questo popolo che si osa parlare di sanzioni'.

 26 ottobre 1935-XIII: 'Siete voi [i contadini] che rappresentate la razza nel suo significato più profondo e immutabile'.

 3 maggio 1936-XIV: 'La terra e la razza sono inscindibili e attraverso la terra si fa la storia della razza e la razza domina e sviluppa e feconda la terra'.

 27 agosto 1936-XIV: 'Hanno diritto all'Impero i popoli fecondi, quelli che hanno l'orgoglio e la volontà di propagare la loro razza sulla faccia della terra, i popoli virili nel senso più strettamente letterale della parola'.

 10 luglio 1938-XVI: 'Il Partito è anche un potente artefice della elevazione fisica e morale della razza, attraverso le centinaia di migliaia di cimenti sportivi e attraverso l'istituzione del Dopolavoro, che permette alle grandi masse di accostarsi alle fonti più alte dello spirito nazionale'.

 30 luglio 1938-XVI: 'Sappiate e ognuno sappia che anche nella questione della razza noi tireremo diritto. Dire che il Fascismo ha imitato qualcuno o qualcosa è semplicemente assurdo'.

 18 settembre 1938-XVI: 'Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà. Il problema razziale non è scoppiato all'improvviso come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli, perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. E' in relazione con la conquista dell'Impero: perché la storia ci insegna che gli imperi si conquistano con le armi ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno'.

 22 gennaio 1939-XVII: 'La nostra politica rurale segue il suo corso: bonificare le terre, aumentare il reddito, migliorare le sorti degli agricoltori e dei lavoratori, conservare all'Italia una forte massa rurale che abbia l'orgoglio di vivere sulla terra, di lavorare in Italia e in Africa la terra, di conservare e tramandare le virtù intrinseche della razza e che sia pronta a difendere con le armi questa terra ormai identificata storicamente, fisicamente e moralmente con la Patria'.

 CHE COSA HA FATTO IL FASCISMO PER LA RAZZA

 Tutti i principi del DUCE affermati, ogni volta che egli ha parlato della razza, diventano direttive di azione del Regime e del Partito, e determinano la creazione e lo sviluppo di istituti, di leggi, di opere, che dimostrano come il Fascismo abbia svolto costantemente una politica razziale. Il Fascismo attraverso l'opera del P.N.F. ha ridato a tutti gli Italiani quel costume, improntato a uno stile virile, guerriero, energico, costruttivo, che è tipico della razza italiana in tutti i tempi. Il Fascismo ha creato l'Opera nazionale per la maternità è l'infanzia allo scopo di assistere le madri nel tempo in cui esse arricchiscono di nuovo sangue la razza; e di assistere i fanciulli perché crescano sani.

 Il Fascismo ha svolto una politica demografica, per mantenere feconda la razza, incoraggiando materialmente e moralmente il matrimonio e la creazione dei figli; appoggiando con molti provvedimenti le famiglie numerose, riunite in apposita associazione. Il Fascismo ha preso efficaci misure contro l'urbanesimo - ossia contro l'ingiustificato ed eccessivo affluire di popolazione dalle campagne alle città - per impedire che il popolo rurale, nerbo della razza, perda la propria fecondità. Il Fascismo ha promosso il ritorno alla terra, per ricondurre alla vita dei campi, molte famiglie e renderle sane e prolifiche. Il Fascismo ha trasformato modernamente l'agricoltura italiana e ha intrapreso la bonifica integrale del suolo della Patria, perché la razza si attacchi alla terra e possa trarne il nutrimento per le future generazioni.

 La battaglia del grano è una battaglia della razza, perché assicura il primo e sacro cibo: il pane, 'cuore della casa, profumo della mensa, gioia del focolare', 'il più soave dono di Dio, il più santo premio alla fatica umana'. Il Fascismo ha organizzato la lotta contro le malattie sociali: malaria, tubercolosi, lue, per conservare la salute e la vigoria della razza. Il Fascismo ha sviluppato enormemente l'assistenza e la previdenza sociale per dare agli individui e alle famiglie la serenità del lavoro, la tutela contro l'infortunio, la disoccupazione, le malattie, l'invalidità, la vecchiaia, diffondendo un benessere che giova allo sviluppo delle doti essenziali della razza, alla sua capacità produttiva e guerriera e alla sua resistenza morale e fisica.

 Il Fascismo ha fondato il Dopolavoro, per offrire ai lavoratori di tutte le categorie un lieto riposo, che diventa una fonte di nuove energie per la razza. Il Fascismo ha rinnovato l'educazione nazionale, introducendovi il culto e la cura di quelle doti, di quelle inclinazioni, di quelle attitudini che sono patrimonio ereditario della razza. Il Fascismo ha dato il massimo incremento all'educazione fisica e agli esercizi sportivi, per migliorare fisicamente la razza e temprarla ai compiti del lavoro e dei combattimento. Il Fascismo ha creato, con la Gioventù Italiana dei Littorio, una grande organizzazione nella quale tutte le capacità spirituali e fisiche della razza vengono sviluppate armonicamente fin dalla prima età.

 Il Fascismo ha fatto culminare tutte queste sue provvidenze nella esaltazione dello spirito guerriero della razza, che deve essere sempre in grado di impugnare validamente le armi, per difendersi e per mantenere il suo primato. E finalmente il Fascismo ha dettato le leggi necessarie per la tutela della purità e del prestigio della razza.

 IL FASCISMO E GLI EBREI
  
 Gli ebrei sono un popolo di razza non ariana disperso in tutto il mondo. Gli ebrei sono detti semiti, perché, secondo la denominazione biblica, sono una delle stirpi discendenti da Sem, figlio di Noè. Gli ebrei sono perfettamente distinguibili. Essi hanno sempre mantenuto i loro caratteri razziali e non si sono mai assimilati con la popolazione dei paesi ove dimorano. Gli ebrei godettero in Italia la più larga ospitalità fin dall'epoca del Risorgimento e riuscirono ad assicurarsi cospicue posizioni. Secondo la loro indole inalterabile, gli ebrei, pur essendo in Italia un'infima minoranza, mirarono tenacemente a dominare la coscienza nazionale e la vita politica ed economica. Nonostante la generosità del trattamento fascista verso gli ebrei, l’ebraismo internazionale si pose contro il Fascismo, alleandosi con tutti i suoi nemici e capeggiando le congiure straniere ordite ai danni dell'Italia.

 'L'ebraismo mondiale' ricordò il DUCE nel discorso di Trieste del 18 settembre 1938-XVI 'è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del Fascismo. In Italia la nostra politica ha determinato negli elementi semiti quella che si può oggi chiamare - si poteva chiamare - una corsa vera e propria all'arrembaggio'.

 Godendo di tutti i diritti dei cittadini italiani, gli ebrei credettero di poter sfruttare, e sfruttarono la generosità fascista, per impadronirsi di posti di comando, accaparrare la ricchezza nazionale e inquinare lo spirito del nostro popolo. La vasta e subdola opera di corruzione svolta tenacemente dagli ebrei, con tutti i mezzi, nella vita politica, sociale, economica, nei campi dell'arte, della letteratura, della scienza, rappresentava un pericolo per il domani dell'Italia. Le leggi fasciste riguardanti gli ebrei sono state emanate per eliminare questo pericolo e per ricondurre il popolo italiano alla sua completa purezza fisiologica e spirituale.

 LE LEGGI FASCISTE SULLA RAZZA

 Prima che le leggi fasciste sulla razza fossero promulgate, un gruppo di scienziati italiani indicò le basi di una concezione nostra del razzismo. Questi scienziati affermarono, in modo particolare, l'esistenza di razze umane differenti, e di grandi e piccole razze. Popoli e nazioni si distinguono, nella razza a cui appartengono, per una serie di differenze, dovute alla diversa proporzione degli elementi che li hanno composti. Gli scienziati affermarono che una popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni il nostro suolo e che 'l'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa'. Mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia nelle sue grandi linee la composizione razziale di oggi è quella che risultò dalla unificazione romana.

 'Una purissima parentela di sangue unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia'. 'Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana'. 'Il carattere puramente europeo degli Italiani sarebbe alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extraeuropea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani'.

 EBREI STRANIERI

 La prima legge fascista sugli ebrei fu quella del 7 settembre 1938-XVI, con la quale venne vietato agli stranieri di razza ebraica di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei possedimenti dell'Egeo. Fu tolta la cittadinanza italiana a quegli stranieri ebrei che l'avevano per qualunque titolo ottenuta dopo il 1° gennaio 1919 e fu fatto obbligo agli ebrei stranieri venuti in casa nostra posteriormente a tale data, di lasciare il nostro territorio.

 MATRIMONI MISTI

 Nella seduta del 6 ottobre 1938-XVI il Gran Consiglio del Fascismo dichiarò 'l'attualità urgente dei problemi razziali e la necessità di una coscienza razziale', ricordando che 'il Fascismo ha svolto da 16 anni e svolge un'attività positiva, diretta al miglioramento quantitativo e qualitativo della razza italiana, miglioramento che potrebbe essere gravemente compromesso, con conseguenze politiche incalcolabili, da incroci e imbastardimenti'. Il Gran Consiglio stabilì: il divieto di matrimoni di italiani e italiane con elementi appartenenti alle razze camita, semita e altre razze non ariane; il divieto per i dipendenti dallo Stato e Enti pubblici personale civile e militare - di contrarre matrimonio con donne straniere di qualsiasi razza; e che il matrimonio di italiani e italiane, non dipendenti dallo Stato o da Enti pubblici, con stranieri di razza ariana, debba avere il preventivo consenso del Ministero degli Interni.

 FONDAMENTO DELLA LEGISLAZIONE RAZZIALE FASCISTA

 Il Gran Consiglio del Fascismo, nello stabilire i principi della legislazione in materia razziale, partì dalla constatazione che 'l’ebraismo mondiale, specie dopo l'abolizione della massoneria, è stato l'animatore dell'antifascismo in tutti i campi'.

 CHI E’ EBREO?

 In seguito alle decisioni dei Gran Consiglio, la legge del 17 novembre 1938-XVII precisò che è di razza ebraica, o considerato tale: colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica; colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l'altro di nazionalità straniera; colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre; colui che pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto a una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi modo, manifestazioni di ebraismo. Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del l° ottobre 1938-XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.

 LIMITAZIONI ED ESCLUSIONI

 I cittadini italiani di razza ebraica non possono essere iscritti al Partito Nazionale Fascista e sono esclusi: dal servizio militare; dalla tutela o curatela di minorenni o di incapaci di razza non ebraica; dal possesso, dalla gestione e dalla direzione di aziende interessanti la difesa nazionale o che impieghino cento e più persone; dal possesso di terreni che abbiano un estimo superiore a lire 5.000; dal possesso di fabbricati urbani che abbiano un reddito imponibile complessivo superiore a lire 20.000; dagli impieghi dello Stato, del Partito e delle organizzazioni da esso dipendenti, delle provincie, dei comuni e in genere delle amministrazioni, enti e servizi pubblici parastatali, sindacati, delle banche e delle assicurazioni; e non possono avere alle loro dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana.

 La legge 17 novembre 1938-XVII prevede anche il caso che il genitore di razza ebraica possa essere privato della patria potestà sui figli che appartengano a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali. Con altra legge (15 novembre 1938_XVII) i cittadini italiani di razza ebraica furono esclusi completamente dall'insegnamento nelle scuole pubbliche e private di qualsiasi ordine e grado e dagli impieghi nelle scuole stesse; dalle accademie, dagli istituti e associazioni di scienze, lettere e arti; dalle libere docenze.

 Gli alunni di razza ebraica sono esclusi da ogni ordine e grado di scuole pubbliche e private, stabilendosi però l'apertura di scuole elementari e medie ad essi riservate. Successivamente fu stabilita l'esclusione degli ebrei dall'esercizio delle professioni (giornalismo, avvocatura, medicina, farmacia, ostetricia, ingegneria, ragioneria), eccezion fatta per le prestazioni di carattere professionale a favore di altri ebrei.

 



domenica 3 novembre 2019

fatevi i gatti vostri n. 1331 " E il Gatto Eterno chiamò il Gatto Pietro e disse manda giù....."

Buona Domenica,
qui a Venezia il tempo è incerto con buona propensione al piovoso. 
Oggi voglio presentarvi un oggettino che considero davvero prezioso e che ho avuto in regalo da Bobby durante una delle sue recenti visite.
Si tratta di questo mini tastierino 



che permette di usare lo smartphone a guisa di pc. Mi spiego meglio: nell' uso e nell' immaginario dei più, specie tra i giovanissimi, il pc è da tempo stato rimpiazzato dal telefonino ma ciò accade perché il tipo di comunicazione sta diventando sempre più breve in una serie infinita di botta e risposta. Io invece amo la paginetta quando non addirittura il paginone ma, collocandomi per nascita tra i moderni, sebbene non tra gli ipermoderni, uso il cellulare per buona parte delle mie comunicazioni. Quando c'è da scrivere, per esempio il blog, invece, lo uso raramente. Infarcisce tutto di errori e corregge quando non deve. A tutto è vero, c'è rimedio, basta impostarlo bene ma insomma è prassi noiosa e in ogni caso la tastiera è piccola e con facilità si fanno errori di digitazione.
Questa mini tastiera non andrebbe bene per le manone di zio Dante ma per le mie dita, affusolate e appuntite va benissimo e riesco a utilizzzare perfino sei dita. In più ha un comodo touch pad, frecce direzionali e quant'altro compare sulla tastiera di un comune pc. Un piccolo difetto sta nel fatto che non hanno inserito le vocali accentate e bisogna usare l' apostrofo come alternativa, mi pare un compromesso accettabile, e si possono sempre cambiare al momento della trasposizione nel post come ho fatto io.
Per scrivere uso l'applicazione promemoria ma qualunque programmino di testo andrebbe bene, difatti la tastierina permette di scrivere tutto sul pc anche i messaggini di whatsapp e telegram.
Per collegarlo non ci sono settaggi strani o bluetooth da attivare basta inserire quella codina col il suo trasmettitore, che vedete in foto, nel foro dal quale si ricarica il cellulare ed il gioco è fatto.
Questo blog è stato scritto tutto in questa maniera sfruttando i tempi morti di attesa del tram. Ovviamente al momento della pubblicazione bisogna connettere il cell. al pc e ripescare il file di testo che avevamo composto. Copia e incolla et voilà.
Foto dei gatti non mancano. Cice ha stabilito il record di salto in lungo toccando i 2 m. e 94 cm. record verificato e ufficializzato da zio Dante. Quando si riposa, se non fa parte del trio del quale conoscete ormai bene le pose
 

fa la diva come qui in posa Marylin

 Emma invece si dedica all' assalto alla zia. Qualunque cosa zia Holly stia facendo, Emma si prepara e dal tavolo o da una sedia riesce a saltarle sulle spalle senza graffiarla.


 

 Per il resto il repertorio affettivo di Emma è a ricalco di quello di Esserino, compreso il dormire sotto le coperte e svegliare la zia tirandole le orecchie. Nessuno le ha insegnato. Balena e Cice non fanno niente di tutto ciò. Lei invece  pare proprio una reincarnazione e la zia si intenerisce fino  alla lacrima. Probabilmente è convinta che Esserino appena arrivato di là abbia chiesto udienza al Gatto Eterno e gli abbia detto: non chiedo niente per me ma Ti prego manda alla mia mamma umana un gattino che non le faccia sentire il vuoto che ho lasciato e il Gatto Eterno si sa, tra tutti i Dii esistenti è quello che ha udito migliore e vista più lunga essendo un Dio Gatto. Ha buttato un occhiata e ha detto al Gatto Pietro: guarda di mandare giù un micino speciale.
Il Gatto Pietro deve aver chiesto se maschio o femmina e il Signor Gatto Eternissimo con un altra occhita deve aver visto Balena solo solo così ha ordinato: due femmine Pietro manda giù due femmine.
Questa storiella l' ha raccontata a voce l'altra sera Zio Dante  proprio per zia Holly e io, che prendo appunti, ho pensato di raccontarvela.
Bobby ha già inserito il Colombo domenicale nelle videoteca di Esserino.

Buona Visione


Alle domande che ci avete fatto in margine al post precedente o ad altri passati risponderemo presto, ho preso appunti per non dimenticare proprio come il Tenente.

Baci Dani