sabato 13 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n 115 " ninna nanna drumme "

Aver accennato ala mi ninna nanna che ir mi babbo mi sonava co tutto ver che aveva in mano, le forchette, i bicchieri o se stava seduto sur letto anche i mi giocattolini, m'ha un po' commosso e così oggi vedendolo che ciondolava ar banco n'ho detto:" ti voi buttà un po' giù a riposatti?"
"No sieee se dormo è peggio, ir vero barista dorme in piedi come r cavallo e ner mentre che parlava ni si chiudeva l' occhi."
 Ir Ciampi, intanto, dormiva ar tavolino cor giornale cindoloni in mano e guasi pe ironia la foto di Sarvini Conte e di Maio spazzava per terra mossa dar dondolio dela mano che si moveva piano al ritmo del respiro.
"Te lo riordi quando mi facevi la ninna nanna drumme (batteria in ingrese si dice drumme)?"
"Boia dé dormivi solo co quella, se ti si faceva carissimo Pinocchio, che ir Ciampino e Dante a su tempi ci si lessavano, te pisciavi a letto per dispetto".
"O babbo lo sai che mi riordo ancora che c'era un pezzo che ci nzerivi na galoppata ar tamburo che pareva la marcia di Radeschi?"
era così e me la fa coi diti sur fondo d'una scodella di plastica, perfetta.
"Perché un me la rifai senti cola batteria, nela base che avete fatto per Patti ti si sentiva poco?"
"Eh pe un coprì lei la batteria sai è gnorante se la soni da protagonista mortifichi tutti l'altri, bisogna sta ar proprio posto poi se c'è n'assolo ti scateni".
"Allora me la fai?"
"Te ci stai ar banco?"
"Si Si tanto chi voi che venga. Ma come la strutturi?"
"Trovamela cantata in originale da Morandi poi la batteria sopra ce la nfilo io."
Trovo la canzone e la metto attacco anche il registratore
voi però ascortate la batteria che ci sona sopra. Mitico babba uno così un poteva mette ar mondo na ragazza normale....

Zanza

Eccolo vì r mi babbino adorato, belloccio e ispiratissimo ne primi anni 70  vand'era ne su cenci e aveva le donne ntorno come mosche sur miele, a Livorno si dice sula merda ma trattandosi der mi babbo ir paragone un mi pareva adeguato. Era un po'  prima che arrivasse la mi mamma a stiaccialle tutte cola paletta e a nzegnanni allui lì qual' era il verso  pe  sfornà  tre ragazzetti speciali come me r Tafano e Mosca





venerdì 12 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1114 " Ammazza che tranvata hanno pijata l' americani (contributo canoro di Patty)

C'è una canzone che il mio babbo e io amiamo particolarmente. Il mi babbo la sona così bene cola batteria che pare guasi che la batteria possa parlà come l'armonica di Dante o il pianoforte di Dino. Un po' di tempo fa Patty di Roma, la nostra amica che raramente fa mancare il suo commento di suppoirto e che con Martinelli Murasaki Elenamaria, redcats e la ritrovata Silvia può a pien diritto vantarsi di essere una delle prime sostenitrici e commentatrici di questo blogghino. Tanti altri ce n'erano e ricordo con piacere e affetto Tamango, Mauro Piadi, Gatta selvatica, Fiore di Collina, Stefanover  e molti nomi ancora che non mi sovvengono al momento ma che si vedono ancora nei riquadrini degli amici sebbene non si sentano più da tanto.
Nei mesi scorsi io e lei abbiamo avuto scambio di info in merito ai passi di danza burlesque e agli accessori, dato che Patty, pur da sola e pur  dopo la rovinosa caduta nella quale era incorse  tentando di mimare 9 settimane e mezzo di fronte al consorte, non ha desistito dalla sana idea di imparare a balla re e a diventare una brava performer. Durante tali conversazioni venne fuori che anche lei canticchiava spesso da sola e qualche volta alle cene tra amici in qualche karaoke casereccio.
La invitai a mandarci qualcosa ma il tutto pareva aver preso la via del dimenticatoio.
Poi l'altro giorno forse mossa da uno spirito di collaborazione che aveva trovato nel prof martinelli uno dei primi volontari ha mandato una sua cantatina.
Sono rimasta esterrefatta perche quella canzone era la mia ninna nanna da piccina  proprio quella che descivevo da prencipio e Patty che ha sì qualche anno più di me ma mica tanti deve averla sentita in casa da bimbetta.
Chissà se i bimbi di Salvini canticchiano faccetta nera?
Noi comunuqe si veniva cullati da altra rona, Dylan, Joan baez e anche un insolito Gianni Morandi che dalla Casa del Popolo di Monghidoro cantava contro la guerra del Vietnam.
Il titolo della canzone l'avete digià bell e indovinato anche se noi, come nostro costume s'è chiasto a Patty di rititolalla  in modo originale  a scanso di SIAE o di altre rotture di palle.
Ammazza che tranvata hanno pijata l' americani non è male, pare che gliel' abbia ispirata direttamente Alberto Sordi.
Il pezzo è frutta di un remake voluto dal Ciampi che ha inviato una base rifatta da lui dar mi babbo e da Armando sula quale Patty ha cantato sopra. In prima versione aveva usato un midi da karaoke davvero indecente. Messa così la su bella voce non viene mortificata dallo zumzù elettronico e spicca chiara e distinta
L'accento romano c'è, dice: BBELLO e LIBBERTA'  GGENTE e MEDAJE ma non guasta è come quando io e Samatta invece di cantare génte si dice gèèènte cor una bocca spalancata che se un si sta attente c'entra perfino le mosche.
Grazie Patty sei forte e hai la verve di una sedicenne.
un grande segno di amicizia il tuo
Ti si vole bene
Zanza e tutto il resto dela corte de miracoli.

A proposito il maestro si congratula cotté dice che la voce di per sé purtroppo non ha quelle caratteristiche che la rendono unica (leggasi Giorgi, Vanoni, Pravo, Mia, Ferri ecc.) ma sei intonatissima e vai a tempo assai meglio di me e di Dantino che, secondo sta fava lessa, siamo senza speranza. 

giovedì 11 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1113 "un conributo del. prof. Martinelli" by Bobby

Il caro Prof. Martinelli mi ha inviato una sua nota in margine ai gialli presi in considerazione nei precedenti post e proposti quale lettura ai nostri amici di Esserino & Balena.
Grazie Prof.
Un caro saluto a tutti

Bobby


Ne so poco di gialli e quindi, più che dall' intreccio e dalla via tintrapresa verso risoluzione dei casi, sono stato colpito dai due diversi ma efficaci dello stile. Ovviamente non ho ancora terminato i due romanzi ma li sto leggendo in parallelo. Quando sento la mente più sgombra e pronta a recepire pensieri altrui leggo Ricciardi. Alla sera, quando mi sento un po' più stanco e ho voglia che le immagini mentali  si formino senza sforzo leggo Crapanzano.

Di entrambi ho annotato qualcosa in merito alla pagina iniziale.
 
Per rilevare la qualità dello scrivere presente nel giallo di Ricciardi  basta osservare  la puntigliosa attenzione con la quale il narratore, onniscente, ci introduce al mondo degli oggetti della vittima conducendoci attraverso essi, alla riflessione sulla condizione dell' esistenza umana:

L’uomo guardò le sue parole divenute corpo, un corpo 12 in Baskerville Old Face, un font che indubbiamente le nobilitava. Ma ora che erano separate dall’emozione che le aveva prodotte e restavano mute, sospese nella luce del monitor, ferme, giustificate, ripulite dal correttore automatico, messe in perfetto ordine, non più balbettanti e alate come quando uscivano dai meandri dell’anima – dal recinto dei denti, avrebbe detto Omero – le trovò brutte, banali, trite, piene di luoghi comuni, prevedibili e sconce nella loro falsità. Eppure non cedette all’istinto di cancellarle. Aprì la finestra a tendina del menu “file” del suo Mac e fu indeciso se scegliere semplicemente mela+S, salva, o maiusc+mela+S, salva con nome. Che strana espressione, pensò. Senza nome, non ci si può salvare. Comunque sia, “salva” doveva essere una traduzione iperletterale dell’inglese save; e save nel pratico linguaggio degli anglofoni ha piuttosto a che fare col gergo di conservatori di cose antiche, salvaguardatori, custodi, topi d’archivio. O di quegli uomini che non buttano via nulla e finiscono per morire lasciando agli eredi il compito di svuotare case zeppe di ammennicoli che hanno avuto senso in un dato momento, e solo per questo sono stati salvati, in realtà temporaneamente sottratti alla distruzione e accumulati in cassetti, mensole, scansie che nel tempo hanno accolto tutto, senza distinzione, per null’altra ragione se non quella di esorcizzare la morte per via d’accumulo. Fino a che tutto non sia disperso per sempre. Salva con nome. Ma non scrisse il suo nome in calce alla lettera. E non spedì quel testo a nessuno. Era ancora lì quando lo trovai e mi posi a spiare quelle parole finali, le ultime di una vita bruciata in una fiamma rapidissima. 



Scrive davvero Bene Ricciardi ed oltre allo scriver bene inserisce nelle sue pagine riflessioni così interessanti e profonde da costrinegere talvolata alla rilettura del passaggio. La cultura umanistica traspare, forse fin troppo, ma non guasta anzi ci sincera sul fatto di essere caduti in buone mani. Cosa non facile nello stragrande universo dei sedicenti scrittori.

Discorso assai diverso avanzerei per Dario Crapanzano.
I suoi trascorsi accademici e la laurea in giurisprudenza non influenzano la sua prosa. Né la influenza l'età dello scrittore medesimo che si sta avvicinando all' ottantina.
Prosa fresca, guizzante con immagini di carattere quasi fotografico. Emerge l' anima del grande comunicatore che è persino disposto a rinunciare  ai barocchismi della prosa pur di non perdere l' impatto, l'immediatezza del verbo che si fa immagine.

ecco un esempio anche in questo caso

Il 2 marzo 1950, giovedì, alle ore 19.50 circa, tutto era tranquillo, nella vecchia casa milanese di ringhiera di via Tadino 17/a, a Porta Venezia. Una debole luce filtrava dai vetri delle seconde porte e dalle finestre dei molti appartamenti che si affacciavano sul cortile, distribuiti sui quattro piani dello stabile. Quasi nessuno aveva ancora chiuso la porta principale, quella in legno massiccio, che rimaneva aperta fino all’ora del sonno. La gente stava consumando il pasto della sera o, nella maggior parte dei casi, lo aveva già terminato. Lì si mangiava presto, sia per una tradizione dura a morire che veniva dalle origini contadine dei più, sia perché la mattina tutti andavano a lavorare di buon’ora. Operai, artigiani o negozianti, finito il pasto, si coricavano subito dopo un po’ di radio o una lettura più approfondita della “Gazzetta dello Sport”. La mattina, fra le sei e le sei e mezzo, suonavano le sveglie. E dopo un caffè o un caffellatte, via verso il lavoro in tram, in bicicletta o in moto, per quei pochi che la possedevano, portando con sé l’immancabile “schiscèta”, il classico contenitore in alluminio con dentro già pronto il pasto di mezzogiorno, solitamente una frittata, un po’ di minestra, o semplicemente pane, salame o formaggio. A casa rimanevano solo le donne che, dopo aver preparato i figli per la scuola, si dedicavano alle faccende domestiche. Poche, infatti, avevano un lavoro fisso che le impegnava per tutta la giornata. Il cortile era buio, sfiorato solo indirettamente e debolmente dalle luci delle abitazioni. Unica eccezione, il fiotto luminoso che usciva dalla porta del retro del caffè-tabaccheria. Una pioggia insistente e fredda batteva sull’acciottolato, formando piccole pozzanghere e rigagnoli. Due moto erano parcheggiate sotto il ballatoio del primo piano, al riparo dalla pioggia. Fuori, non c’era nessuno, anche la portinaia era barricata nella sua ampia guardiola con vetrata a piano terra. All’improvviso, la sonnacchiosa quiete della sera fu violentemente scossa da un grido, un disperato urlo di donna, un agghiacciante e prolungato “noooo!”, subito seguito dal fragore di un tremendo tonfo. Il tabaccaio, sentiti sia il grido sia il tonfo, uscì dalla porta del suo retro e si trovò di fronte all’orribile spettacolo di un corpo di donna, immobile e scomposto in modo innaturale, disteso sui ciottoli tondi bagnati dalla pioggia che costituivano la pavimentazione del cortile.

Par di essere lì, siamo arrivati in fondo alla pagina e difficilmente qualcuno avrà dimenticato che ci troviamo  nel 50 a Milano Porta Venezia,  casa di ringhiera, portone in legno massiccio. E' come  entrare in quelle vite fatte di colazione, bici,  lavoro,gamelle, ancora lavoro, cena, letto e  via: pronti per un altro giorno. 
Crapanzano non scrive "pioveva insistentemente" la sua pioggia letteraria deve quasi bagnare anche noi e quindi: "Una pioggia insistente e fredda batteva sull’acciottolato, formando piccole pozzanghere e rigagnoli."

Chiedo scusa per questo commento da non addetto ai lavori. Questo mio scritto  non osa  avere l' ardire di un commento sia pur minimamente tecnico, solo un invito alla lettura.
Giovanni Martinelli

mercoledì 10 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri n. 1112 "A' prepotenti di internette quarcheduno glielà messo ner culo"

Oggi ho fatto tardi pe la troppa emozione state a sentì perché. 
 Con Dante un si riesce a parlacci è preso da na forma di delirio tocca e ritocca il piccì, a quer che mi scrive Dani. Vole comprà un ardiske immenso insomma pare abbia perzo r capo. Dante si sa è sempre veemente nelle sue incazzature ma ieri ha avuto una grossa sorpresa. A un ignoto benefattore al sentir parlare di Hackers ni s'è smosso ir cuore:
Questa mattina nela posta Dante ha trovato un messaggio tutto nero co scritto: 
Bongiorno caata prima che tu stianti di rabbia e ricorpra r'mondo di merda ho penzato di fa interveni na cellula araba che a loro l'americani ni stanno sur cazzo come pochi. Stanotte Davide ir topolino ha aperto r culo ar Gigante e seguiva  un linke nero co na mezzaluna che scianguinava Dante aveva paura d'un virusse e mi ha chiesto consiglio. Io ho preso il pc peggio che ci s'à e mi so collegata. Roba da un potessi descrive c'era ir gigante di Internet cor su tesoro e l'uscio apero c'erano perfino le foto segrete di du mega amministratori delegati der colosso medesimo gnudi e che si baciavano. Ma non siamo gentaccia quelle un si pubbricano: che continuino a baciassi e a metteselo ndo ni pare un ce ne mporta ma che rubino a poveri no davvero. Vi abbiamo trovato un numero enorme ma enorme di audiobukki che superavano no i soldi persi dallo zio ma più di quello che ha speso in troie Silvio il che è tutto dire. Segivano i saluti: non vi preoccupate Tanto anche se mi trovano più di quer che ma fatto r padreterno un mi possan fa, mi fanno una sega a du mani ammé. Leggete e ogni tanto mandatemi un saluto finché lo posso riceve . La firma era un nome arabo quai incomprensibile seguito da un delirante proclama inneggiante a una fantomatica cellula  di nome AL FIKEDA.
Ovvio che ci siamo fatti una mezza idea sull' identità dell' ignoto benefattore che ha slucchettato quella miriade di libri. Penso che meriti na visita mia e di Samatta pe ringraziallo di persona 
Siamo commossi ne faremo buon uso e li faremo leggere a tutti quelli che amano il genere.
Grazie dolcissimo guerrigliero.
Zanza

Pe festeggiare metto un valzerino eseguito da Dante Dino e dar mi babbo. Le parole sò classiche ma sentite un po' ir Ciampi come l'ha rimetricata e rigirata in valzer su una vecchia base che, dice lui la cantava Claudio Villa e c' aveva ir disco Renatino ir su babbo.

ho seminato un campo di carote
bella bambina mi so belle nate 
bella bambina mi so bell' e nate 
ma gialle come te non n'ho trovate 
la mamma nvole e letica 
la mamma nvole e letica
la mamma  nvole e 
mi ripete che  io non devo più fa 
re lamore cotté 
ho seminato un campo di carciofi 
giovanottino mi so bell e nati 
giovanottino mi so bell e nati 
carciofi co me te non n'ho trovati 
la mamma nvole e letica 
la mamma nvole e letica
la mamma  nvole e 
mi ripete che  io non devo più fa 
re lamore cotté ecc 


Baci Zanza


martedì 9 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri 1111 " VENDETTA!!!"

Sembrano lance appuntite que 4 uni del numero identificativo di questo post e i 4 punti eslamativi altrettanti pugnali da infiggere nel cuore degli infami.

Tranquilli, No non ho intenzione di usare questo bellissimo coltello Còrso che si chiama proprio vendetta, non sono un assassino ma mi girano di molto le palle.

Il fatto è questo, diceva Totò ne la "Livella", statemi a sentire:

Correva il mese di febbraio, io stavo male, combattevo con bronchiti e dolori e passavo parecchio tempo a leggere. Dato che tenere il libro colle braccia alzate mi comportava fatica e mi faceva raffreddare ulteriormente decisi di ascoltare una vasta serie di audiolibri che collezione dal tempo in cui il mio babbo prencipiò ad aver la vista tanto scarsa da non poter più leggere.
Un giorno venne a visitarmi un amico e mi parlo d'un novo prodotto di Amazon che si chiamava Audible e che consentiva di accettere, previo pagamento di un abbonamento mensile, a una ricca biblioteca di audiolibri in italiano e ad una sconfinata in lingua inglese.
9 euri e 90 al mese volevano dire rinunciare al caffé per 10 giorni al mese ma il caffè mi alza la pressione e gli audiolibri mi rilassano. Gli elementi decisonali pendevano a favore di Audible, come se non bastasse i primi 30 gg. erano dati in omaggio.

MI iscrissi e trasmisi i dati dell' unica carta di credito che posseggo una postepay ricaricabile sulla quale avevo circa 150 euri.

Lo so che immaginerete già come è andata a finire ma quello è il primo round e la parola fine la voglio mettere io sulla questione. Risolte le prime difficoltà dovute a un sistema piuttosto farragginoso ma in via di sviluppo cominciai a usufruire del servizio.
Donque passarono i primi trenta giorni e avevo letto almeno 5 libri mi sembrò cosa buona mantenere l'abbonamento che si basava su un silenzio assenso ossia se volevi disdire c'era una casella di spunta e l'abbonamento si sarebbe interrotto, altrimenti seguitava,
Stetti poco bene fino a tutto marzo ma in Aprile si riprencipiava a dover correre e pegli audiolibri non c'era proprio tempo così disdissi l'abbonamento spuntando la casellina e osservando con soddisfazione che amazon si diceva dispiaciuta del nostro distacco ma che confidava in un mio ritoreno.
Ieri sera volevo ricaricare la tesserina Imob (sarebbe quella dei bus e vaporetti di Venezia) che, con un procedimento che richiederebbe la consulenza di un team di informatici si pole fare on line dal cellulare. Dopo un ora di bestemmie finalmente riesco a pigliare sei biglietti pe un totale di 9 euri e mi si chiede di pagarli con una carta di credito. Per puro culo accettano la visa electron che è compresa nella postepay.
Faccio la procedura niente, la rifaccio idem, la trifaccio peggio che mai. Vado a letto incazzato e stamattina rinuncio alla biblioteca perché devo fare due commissioni per Holly. Finito e potendomia vvalere di dani che col PC è una mostriciattola mi collego ala postepay e riscontro che ho 1,75 euri. E' vero che ho comprato un biglietto di tereno con quella ma ci dovevano esse armeno na sessantina d'euri.
Guardo l' estratto conto e vedo che Amazon s'è incassata 9 euri e 90 al mese per 6 mesi nonostante la mia disdetta. Dani chiama si informa, a loro la disdetta non risulta. Dani insiste ma  io non ho stampato né salvato nulla. E' una questione di principio dicono a Dani altrimenti tutti potrebbero dire di aver mandato la disdetta. Brutte merde ma allora ci voleva tanto a fare in modo che quando un diceva ok vo via venisse una scritta che dicesse conservate questo come ricevuta della vostra disdetta. Era una parte del loro sito, avrei dovuto fare alt stamp, mi dice Dani e stampare tutto quel che vedevo a video, e questa sarebbe trasparenza che il Gatto Eterno vi riduca come la Leman Brothers! Comunque  non è un problema faccio di nuovo la disdetta fotografo e conservo, poi inizia il piano VENDETTA.
Hanno rubato 60 euri a me che non ho nemmeno i soldi pel caffè ma che gli avevo onestamente pagato l'abbonamento.
 
Io di pc non ci capisco niente al momento  ma non mi preoccupo.  Hai voglia te se vi faccio piange  dovessi fa amicizia co tutti gli hackers dela terra dovessi usare ogni arma della seduzione dialettica li convincerò che demolire questi infami è una guerra santa
 e quando mi diranno: ma te per 60 euri hai scatenato sta roba? risponderò come m'han detto loro è una questione di principio e come ben si sa io cole questioni di principio ho principiato a pulimmici il culo quand'ero ragazzetto



Dante.

lunedì 8 ottobre 2018

fatevi igatti vostri 1110 " un ci vole mica tanto: ti vedo sta meglio"

Stamani ho voluto giocà cole parole.
 Uno che legge il titolo, a prima vista potrebbe pensà che mi so svegliato cor pallino dela sicologia positiva e de messaggi motivazionali. 
Invece si tratta di tutt'altra roba. 
La mi nipote ieri sera era un po' immusonita perché Bobby n' ha mandato una foto di Evan, l' ex di lei. Nello scatto appariva tutto bello appicci'ato a na rossa carota co bracci bianchi un po' troppo cicciosi ma 'n compenzo co du montagne di poppe che secondo me se compra na sesta ni sortan di fori. Pe esse anor più carogna Bobby n'ha linkato anche ir profilo di lei.  Questa è la foto con cui si presenta ar pubblico, niente di osceno, una ragazza come tante, tipicamente ingrese, capelli rossi carnagione chiara camicione a quadri come mi garbano a me che ni stringe un po' sur davanti e ni tocca tenella aperta,  l' occhi un so brutti ma l'ho scancellati perché un si riconosca. Difatti  come la incontrano ni guardan tutti l' occhi a leilì.


Nzomma sapete com'è: le prime risate e le prime critiche acidule di Dani sul fatto che "gli uomini basta che respirino." Al che n'ho detto: "bimba se respira sta nova fiamma der tu ex basta attaccanni na' dinamo ale poppe e ci si fa la corrente"
Mentre lo dicevo  già pensavo a un corsetto espansibile che coi movimenti in su e n giù trasmettesse un moto anda e rianda. Io ci avrei applicato na biella di teflon che trasmettesse ir moto circolare o direttamente o a un alberino a camme, una vorta ottenuto ir moto circolare ci si pole fa di tutto basta anche applicagli na vecchia dinamo da bicicletta e ci s'accende na lampafina da 6 volt armeno.
Da tanto mi piaceva l' idea l' ho anche disegnata lì per lì pe fagnene vedé a lei e a Holly che ha scosso la testa.
 
Visto che ormai ero entrato ner mondo dell' imaginazione m'è scappato di dì: " immaginatevi  sta popò di ragazzona a letto co Evan che la monta di brutto e lei che ansima e ir petto prencipia a andanni in su e n giù.... boia dé quanta corrente ci si potrebbe fà!!!"
A sto punto la mi nipote è doventata rossa come un peperone e poi m'ha tirato na pedata in uno stinco che ho visto le stelle. Contemporaneamente m'ha berciato: " mi fai schifo anche tu, siete davvero delle bestie voi uomini" e mentre la su zia mandava ancora  in su e in giù la testa in segno d'assenzo m' è toccato cercà di rabbonilla. Così n'ho detto: "ascorta bimba se ir tu Evan fosse stato ir tu omo dela vita staresti ancora co lui, quindi un rompe le palle e fa du risate anche te e poi se sonava la tromba come sona la chitarra ohioina doveva esse un bel par di palle der tipo  Melècche"
Finalmente distratta mi ha chiesto: "Ma chi era questo Melecche?" 

"Oddio Melècche che si rignaula la solita?" Così si rivolgeva  la mi povera zia Tarquinia ar su gatto che si chiamava Abramelek (ma per lei era Melecche e basta) quando detto gatto entrava in amore e miagolava anche per du giorni la solita nota

AO   AO    AO     AO  
AO   AO    AO     AO
AO   AO    AO     AO 

con una monotonia tale avrebbe sfarinato anche le palle dei 4 mori der monumento.

Nzomma ala fine ha riso la mi bimba e alloro n'ho detto: "ascorta Daniuccia ora sai che si fa? Si fa na bella canzoncina di quer mieloso inglese, vello che Bobby lo imita a meraviglia".
"Vuoi dire Sheeran?" mi ha chiesto lei.
"Dé propio vello"
"ma non ho chi mi faccia la musica"
"Boia bimba or tu zio indove lo metti? Ora te l' accompagno io cola tastiera che ci regalò Costanza".
"Ma quando hai imparato a suonarla?"
"Dé hai poca memoria te. Te ne ricordi che vi raccontai di quando volevo imparà a sonà e ir prete amico di Don Luigi mi prestò l' armonium? Che poi me lo levò perché ci facevo Je t' aime in chiesa e tutte le devote prencipiavano ad arrapassi come dele scimmie e ni toccavano ir pisello ma luilì era di quell' altri e la cosa ni dava noia. Ecco allo studio dell' armonie c'ero arrivato e pe accompagnà quella roba di sto inglese melenso basta piglà la dominante e e battela a tempo co du mezzi accordi anche cor un dito solo"

Ovviamente è donna più ner capo che ner corpo e di tutti i troiai che ha sfornato sto miliardario della parola mielosa ha scerto proprio vella che pare la canti perché è gelosa. Ma tanto Evan ir blogghe mica lo legge e se poi lo legge e guarda le latterie riunite che ha davanti non potrà non ripenzà a che incredibile pezzo di topa s'è fatto scappà di mano pe non avé avuto un maestro d'arse amandi com'era Don Luigi.
Gigi sì che era un maestro ner tenelle sule spine anche a letto! 
Quando s'appartava co quarche sposa mica ni sartava addosso luilì:  aspettava si gnudassero e poi ni faceva: "ascorta mettiti un grembiule e prepara quarcosa da mangià ora si mangia nzieme e si beve der vino bono  che così la faccenda mi pare più intima poi si penserà anche ala topa. Sembrerà strano ma Dino m'ha detto che, dopo ch' era morto,  ner su cassetto der comodino aveva trovato  circa un centinaio di foto di donne ai fornelli cor grembiule davanti er culo gnudo davanti ala macchina fotografica, tanto que poveri becchi de su mariti sapevano assi com'era fatto r culo dele loro mogli.
"Fammele vedé" ni dissi ma Dino che è un ragazzo più serio di ver che si pensi mi rispose, "le bruciai subito sai....
ora so anziane  e co quella roba c'era da distrugge mezze famiglie di Livorno ne serbai una sola perché sapevo che era di Pisa e la cucina era quella di Don Luigi sicché nessuno poteva indovinà chi fosse"  e la tira fuori dal portafoglio.

E prima che Holly s'incazzi è meglio  allora  dassi alla musica 

Dani and Dante   in : Ti vedo stà meglio   (io l' avrei titolata ti vo n culo e piscio chiaro ma la mi nipote è più delicata ne modi) Ha na voce così bella che mi ricorda la Baez cor una timbrica un po più bassa ma bella bella. Io sòno propio du o 3  note cor un dito, come i carabinieri d'una vorta quando scrivevano le denunce coll' Olivetti e pareva volessero sfondà ir foglio cole botte che tiravano su tasti.

La musica la posta Dani
io vi auguro na settimana serena co tanti soldi e poco lavoro
Dante



domenica 7 ottobre 2018

fatevi i gatti vostri 1109 "un giallista che scrive bene"

Ci mancherebbe che non scrivesse bene! È un professore di lettere" potrebbe esclamare qualcuno ma l'equazione bravo prof = bravo scrittore non sempre è verifcata, anzi spesso ci troviamo di fronte a valenti scrittori che provarono  affanno persino a conseguire la maturitá  per poi, nella maturità approdare a una scrittura felice e a una tessitura narrativa di indubbio interesse mentre, d'altro canto, alcuni stimati docenti che di erano accinti a riversare il proprio talento nella stesura di un romanzo o di un thriller sono riusciti a partorire delle boiate pazzesche.
Non è questo il caso dell"autore che abbiamo scelto per rappresentare il filone del giallo ambientato a Roma. Ricciardi è professore di greco e latino  in un noto  liceo romano ed è valente scrittore di gialli. Riporto integralmente questa bella intervista al prof comparsa sul bel blog  cronache letterarie del 4 febbraio 2015. Intervista che mi ha portato a conoscere l'autore e a leggere quasi tutta la sua produzione. Di lì la decisione di farlo conoscere ai nostri lettori in parallelo con Crapanzano degni rappresentanti odierni della Roma e della Milano Noir.

Come invito alla lettura, propongo attraverso Dani un' altro giallo di Ricciardi


Buona Domenica e buona lettura 

Bobby

Il commissario Ponzetti indaga nella Roma di Gadda 
Intervista a Giovanni Ricciardi


Giovanni Ricciardi, romano, scrittore di gialli, insegnante, è autore delle inchieste del commissario Ponzetti, che si svolgono a Roma in un Esquilino post-gaddiano. L’ultimo libro della serie è Il dono delle lacrime. Ecco la sua intervista fatta da due suoi amici scrittori.
Saverio Simonelli
La prima volta che Giovanni mi disse: “Ho scritto un giallo”, mi è preso un colpo perché erano anni che partecipavo a festival noir e francamente non ne potevo più di leggere gialli. Poi ho cominciato a leggere I gatti lo sapranno e mi sono detto: “Be’, però!” Una cosa che vorrei chiederti è: qual è stata la prima volta che ti è comparso il commissario Ponzetti e ti aspettavi che sarebbe diventato un eroe seriale?
RicciardiLogo Pagine gialle fisso
Ne I gatti lo sapranno, il commissario Ponzetti indaga su una gattara che viene investita e poi resta fra la vita e la morte. Questa cosa in realtà è successa a me. Io vivevo all’Esquilino e avevo letto da poco Il pasticciaccio di Gadda. Ero rimasto affascinato da questo straordinario scrittore che raccontava la Roma degli anni Venti, sotto il ventennio fascista, e in particolare quel quartiere, quelle strade, quelle piazze in cui vivevo e che erano totalmente trasformate.
Poi è successo che dovevo andare a cena da uno zio abbastanza ricco che mi aveva invitato perché voleva regalarmi un quadro. Quindi avevo pensato di mettermi la giacca e la cravatta, quando vengo investito, sul marciapiede, da uno che voleva parcheggiare. A un certo punto arriva l’ambulanza e l’infermiere mi fa: “Ahó, c’avrai pure due sordi, ma vivi proprio in un quartiere de merda!” Non avevo niente di rotto ma mi dettero quindici giorni di riposo forzato per la gamba e cominciai a pensare che quello poteva essere un ottimo inizio per una storia. Anche se io non amavo molto i gialli…
pasticciaccioRiccardo D’Anna
E non li ami tuttora.
Ricciardi
No, non molto. Allora mi sono detto: “Potrei provare a scrivere un giallo, però non so come si fa”. E quindi cominciai a leggere un sacco di Simenon. Avevo l’idea di raccontare l’Esquilino post-gaddiano, facendo percorrere a un nuovo commissario le stesse strade che aveva percorso il mitologico Ciccio Ingravallo di Gadda. Poi esce I gatti lo sapranno e tre mesi dopo Marco Lodoli mi dedica “un’isola” con un elogio fin troppo sperticato e allora Elido Fazi mi chiama e mi dice: “Ma perché non continui?” Così questo personaggio è diventato seriale, grazie all’invito a continuare del mio editore.
Saverio Simonelli
Ora hai scelto di raccontare un periodo in cui molte cose erano sospese, quello prima della nomina di Papa Bergoglio.
Ricciardi
Quello è un momento di sospensione, come del resto ne Il silenzio degli occhi, il mio terzo libro, c’è l’attesa che il Tevere straripi. Vi ricordate quando c’è stata la piena del Tevere? Sono quei momenti in cui è accaduto qualcosa di grosso, ma ancora tutto può succedere. Mi sembrano i più poetici, i più belli e allo stesso tempo a me piace inserire la vicenda fantastica di Ponzetti all’interno di una cronaca che qualunque lettore possa riconoscere facilmente. Quindi l’occasione delle dimissioni di un Papa, dopo settecento anni dall’ultimo Papa dimesso, mi sembrava che fosse un’ottima occasione per raccontare una storia.
Simonelli
Quello che mi colpisce nelle storie che scrivi, è che non c’è quasi mai il senso della paura. Si avverte che sono al lavoro delle forze provvidenziali, come una sorta di aura, di serenità, anche nei momenti più efferati. Si è detto che i gialli riescono ad intercettare quella parte oscura del nostro tempo, nei tuoi gialli c’è sempre l’idea che alla fine le cose un po’ si aggiusteranno. Mi sbaglio?
Il dono delle lacrimeRicciardi
Diciamo che io non amo molto le storie in cui il sangue viene versato a fiumi, dove c’è un assassinio ogni tre pagine, poi forse non sono nemmeno capace di creare tensione e paura. Sono uno che cerca da tutta la vita di rassicurare se stesso sul fatto che tutto va bene. In fondo quello che scriviamo rispecchia il nostro modo profondo di essere e la mia lettura delle cose è che non tutto è affidato al caso e che il male non ha l’ultima parola. I miei gialli partono anche da episodi minimi, da episodi da trafiletto della cronaca di Roma, dietro ai quali poi magari si scoprono delle storie, delle anime, dei tormenti interiori. Forse conta anche il fatto che vengono raccontati in prima persona e allora finiscono per essere un po’ gialli dell’anima, nei quali valgono più il ragionamento e la riflessione che non i fatti che accadono. Provo una sensazione di ritorno a casa quando finisce la storia, anche perché quando esco per portare Pozzetti in giro non so bene dove arriverò. Questa non so se è una caratteristica o un difetto.
D’Anna
Confesso di avere il privilegio di leggere i libri di Giovanni in prima stesura e di porgli dei problemi rispetto al testo che sta scrivendo. Una volta mi aveva colpito una sua frase bellissima, molto lirica, e poi lui l’ha tagliata. Quando gli ho chiesto perché, mi ha detto che era troppo lirica e stonava col resto del libro. Penso all’approccio scarnificato di Simenon che non avrebbe mai usato la parola “crepuscolo”: “tramonto” o “pomeriggio”, ma mai “crepuscolo”.
Ricciardi
Quando scrivi è un conto, ma quando poi rileggi ad alta voce, ti accorgi che una frase di cui ti sei innamorato non funziona nel contesto di quello che hai scritto. E’ stoner-bpiuttosto complesso riflettere su come si scrive ma capisco che il grande scrittore ha come obiettivo quello di non esibirsi. Pensiamo a un romanzo straordinario come Stoner, in cui è rarissimo che ci siano delle vere esposizioni poetiche dell’autore eppure il libro è poeticissimo. O pensiamo al modo di scrivere di Sciascia che è così denso e asciutto. Quando faccio le revisioni tolgo moltissimi aggettivi perché penso che l’immagine dovrebbe emergere dalla cose che accadono, dalla storia che racconti, piuttosto che dalla scrittura. E’ un processo di eliminazione.
D’Anna
Graham Greene diceva che gli aggettivi sono nemici della scrittura. Ma visto che hai citato Sciascia e hai citato Stoner, dicci quali sono gli altri scrittori a cui ti ispiri e che si riflettono nei tuoi romanzi.
Ricciardi
Io faccio l’insegnante di latino e greco e sono stato trasferito al triennio. Perciò ho ricominciato, dopo tantissimi anni di grammatichetta del ginnasio, a prendere in mano i classici e devo dire che in certi testi c’è una grande potenza della parola. Nel XXIII libro dell’Odissea, quando si rincontrano Ulisse e Penelope, ci sono delle cose straordinarie. Per esempio arriva la serva Euriclea e le dice: “E’ tornato Ulisse, ha ucciso i pretendenti, scendi e riabbraccialo” e Penelope le risponde: “Perché mi hai svegliato, perché prendi in giro me e tutto il dolore che ho vissuto? Sei diventata pazza? Forse sono gli dei che ti hanno resa pazza”. E poi dice una cosa: “E non dovevi svegliarmi perché questo è il sonno più dolce che ho dormito da quando sono nata”. C’è qualcosa di straordinario perché Penelope nella sua coscienza non crede al ritorno di Ulisse, però quella notte ha dormito il sonno più dolce e più sereno perché era come se dentro di sé sapesse che c’era qualcuno che ormai vegliava su di lei. Ecco, io questa cosa, in molta letteratura contemporanea non la trovo. Oppure mi viene in mente un verso di Medea quando dice: “Non c’è giustizia negli occhi degli uomini”. Questo riferimento agli occhi degli uomini, cioè al loro modo di valutare le apparenze, noi lo diremmo con tanti termini astratti. Mi stanno affascinando queste letture straordinariamente potenti ed essenziali.
Simonelli
Nei frammenti di Novalis, che io tengo da anni sul comodino come se fosse un breviario, l’altro giorno ho letto una delle sue frasi meravigliose: “I romanzi nascono dall’insufficienza della storia”. Quando uno scrittore scrive le sue piccole storie come si intersecano con la grande storia? Ad esempio tu hai parlato dei papi e delle loro dimissioni. In inglese ci sono due termini history e story.
Portami a ballareRicciardi
Rispondo per quello che succede a me. Avviene qualcosa a Roma e mi viene da pensare: questa sì che sarebbe una bella cornice. Quindi me ne innamoro. In Portami a ballare c’è un agosto vuoto. Ve li ricordate gli agosti vuoti, quelli degli anni Settanta quando chiudeva tutto? Ecco mi viene in mente la cornice. Poi la storia, per esempio nel caso de Il silenzio degli occhi era un trafiletto del Messaggero: un bambino si era perso sulla spiaggia e i genitori erano stati chiamati con l’altoparlante. Nessuno aveva risposto, avevano chiamato la polizia che aveva interrogato il bambino che avrà avuto sei, sette anni, ma parlava una lingua assolutamente ignota. Poi si è scoperto che era dell’Azerbaijan. La polizia non riusciva neanche a capire che lingua fosse. C’era voluto moltissimo tempo per decifrare la nazionalità del bambino. Questo è il filo da cui parte la vicenda, il resto non so dire come viene. Se mi invitassero a tenere un corso di scrittura creativa direi di no.
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il testo è riportato integralmente  da: http://cronacheletterarie.com/2015/02/04/ponzetti/