lunedì 24 maggio 2021

fatevi i gatti vostri 1849 "Una storia vera: Costanza svela i segreti del Ciampi"

Raccolgo il testimone dalla cara Dani che, anche se non ne dà segni troppo visibili sento davvero stanca. Io la conosco bene e so che  da un punto di vista fisico riesce ad esprimere una energia decisamente superiore alla mia e a quella delle trombanti e almeno pari  o anche un po' superiore a quella di Samatta. Dani è veramente atletica e riesce bene anche in faticosi lavori da uomo, probabilmente l' essere cresciuta con Dante ne ha temprato ed esaltato queste caratteristiche. Da un punto di vista emozionale però soffre di un lunatismo alquanto simile al mio. Abbiamo momenti di pura effervescenza e poi guadiamo immense paludi di merda nelle quali stentiamo a tener la testa fuori. Credo derivi dalla nostra incapacità progettuale e realizzativa e proprio a questo aspetto voglio dedicare il post  col quale  dò l' avvio a questa nuova settimana. Vi avevo lasciati col resoconto  della  improvvisata  fattaci da Costanza. Il babbo non sapeva più  cosa dire e ripeteva " è  sempre stata bona di cuore e cor una marcia n più  di cervello sta bimba". Del resto lui la conosce da quando iniziò  la sua storia con Dino e credo si possa parlare di almeno 40 anni fa. Credo che lei fosse appena maggiorenne e il Ciampi cominciasse a vedere la trentina assai più prossima della ventina ormai parte dei suoi ricordi.

Si è  trattenuta a Livorno fino a Venerdì  ed ha preteso che Dino rimettesse a posto casa sua : "non puoi continuare a dormire al bar Nado e se vengo a trovarti vorrei un letto come si deve senza ricorrere a un albergo" Ha esordito.

 Lui l' ha guardata come se fosse una marziana con quello sguardo dubitativo che parte dallo sguardo verso gli occhi della interlocutrice e poi ruota a destra e a sinistra in cerca di supporto, a Livorno lo si traduce verbalmente con "ma che cazzo gli è preso a questa stamani? Ma che è di fori? (sottintendendo di cervello e non la provenienza geografica). Comunque le ha  dato le chiavi e le ha  detto " Facci quello che ti pare, fai conto sia casa tua basta che tu non mi chieda un cazzo e che  non sia una rottura di coglioni per me" . Costanza, lo conosce bene, non se lo è  fatta dire due volte, gli ha chiesto solo di indicarle le cose alle quali era legato affettivamente. Poi ha chiamato uno svuota cantine indicatole dalla mi mamma ed ha fatto portare via tutto. L' ultima scatola aveva lasciato la casa e già entravano gli imbianchini. La casa è in pratica un monolocale che fu di Don Luigi il quale lo lasciò in eredità a Dino che all' epoca continuava a pagare la pigione di quello in cui era nato dirimpetto alla casa natìa di Dante. Erano entrambe case in affitto e così quando alla morte di Uliano Dante lasciò il suo, visto che il vecchio prete non aveva voluto sopravvivere al suo storico amico anche Dino trasferì le sue cose in quello di Don Luigi. Poi siccome gli restava più comodo dormire da noi al barre si creò una cuccia nel retrobottega. A lui piaceva e a noi non dava fastidio anzi ci faceva un po' da guardia anche se un ladro destro avrebbe potuto svotare il barre senza svegliallo. A casa sua donque c'è solo un vano grande più  bagno e in cucina così i pittori  hanno terminato in una giornata, il giorno successivo, era mercoledì, sono arrivati due camioncini con i mobili e alla sera Costanza ci ha mostrato il risultato. Un gioiellino in stile minimalista ma di vera sobria eleganza. In tutto è  riuscita a star dentro a 5000 euro di spesa mance comprese. Del resto le mance servono a far correre gli operai. Io vedendo il resultato sono rimasta sbigottita e mi sono vergognata per il casino che regna in camera mia. Davanti a quel  piccolo capolavoro ho capito che la chiarezza di idee è fondamentale. La mi mamma  efficente e pulitissima  sa far tutto e di più (na spece di Dantino ar femminile) ma vive in mezzo ar casino. Io idemme. Holly è bravissima in tutto quello che si può fare in casa dalla cucina alla gestione gatti ma non riesce mai a far davvero ordine. 

Costanza nvece  sa sempre cosa serve e presempio in questo caso in penuria di spazio ha scelto un tavolo quadro di un design bellissimo, a parer mio, con lato da 80 e due sole sedie. 

Le ho chiesto "e se siete in 4?" Mi ha mostrato 2 elegantissimi sgabelli in ceramica

 messi a lato di un divano letto francese da 140 cm x 200



che si apre con un semplice scatto perché su quelli classici, mi spiega, Dino non entrerebbe bene essendo troppo alto. In pratica servono da comodini ma possono diventare al bisogno anche sedie di emergenza o sgabelli per ogni altro uso.

In cucina ha messo le piastre radianti in ceramica a basso consumo.  il frigo è piccolo ma capiente, la lavatrice si carica dall' altro in modo da non ingombrare e nella stanza grande è stato sistemato il bel pianoforte a coda bianco che regalò a Dino tanti anni fa e che lui ha  usato pochino dato che ha sempre avuto sottomano il pianorgano del bar.

Stupita da tanta efficenza, in un momento di massima confidenza, mi sono permessa di chiederLe ma come facesse a stare con Dino da 40 anni? Lei mi ha risposto:

"Io amo Dino perché è una persona fuori dall' ordinario ma è insopportabile come carattere. Ha però  una dote che ho apprezzato dalla prima volta che lo ho conosciuto e che ancora me lo fa considerare il partner perfetto per me". 

Poi vedendo, che ridacchiavo, mi ha detto: "non pensare a cose ovvie quelle le potrei trovare in mille uomini più sopportabili di Dino quello che lo rende unico è che quando fa l' amore lui si copre la testa con un guanciale e rimane immobile".

"Ma allora è vero la presa pel culo che gli faceva Dante?"

"Certo verissimo lui lo aveva visto dal vivo,  vedi quando eravamo giovani eravamo un po' presi dalla ventata di libertà portata dal 68 e capitava che facessimo l' amore in più coppie nella stessa stanza. Dante e Dino,  tutti e due, erano uomini che potevano piacere sia a me che a molte donne ma Dante era sempre molto concentrato nel suo ruolo di maschio, molto attivo, molto presente, mentre Dino era sempre distaccato come se la cosa gli facesse un po' schifo anche se poi a conoscerlo bene non è così".

"E a te piace questo?"

"Sì perché un uomo che sta zitto e immobile e lascia fare tutto a te è davvero difficile da trovare e per me è quanto di meglio possa desiderare".

Donna manager anche nell' intimo. Coerenza assoluta. Lo terrò presente.

Il film secondo me è di una tenerezza struggente, in videoteca vi ho messo le indicazioni per trovare dove e come viene trasmesso, se non l' avete visto non perdetelo, è bello.

Commento da my movies

Bon inizio di settimana a tutti

Zanza

COMMOVENTE, IRONICO 
E AVVOLGENTE, È UN 
FILM CHE RESTA.
Recensione di Tiziano Sossi

È la vera storia di un 73enne deciso a far visita al fratello. I due non hanno mai avuto un grande rapporto. Alvin decide di affrontare il viaggio, intenzione che crea le giuste angosce alla figlia Rose. Ma il vecchio è irremovibile. Il viaggio non è facile, il mezzo che ha scelto è un tagliaerbe piuttosto malconcio e la strada è lunga da Laurens nell'Iowa a Mt.Zion nel Wisconsin. Molti gli incontri, compresa una coppia stralunata di fratelli meccanici (in perfetto stile Lynch).
Il regista ha inteso dimostrare di saper costruire e dirigere una storia più realistica e lontana dai film visionari che lo hanno da sempre caratterizzato. La scommessa è riuscita in pieno, grazie anche alla bravura di Richard Farnsworth (attore caratterista della vecchia guardia, ha recitato in Il fiume rosso, Il selvaggio, Spartacus e I cowboys). Commovente, ironico e avvolgente è un film che resta. 

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Per visitare il fratello infartuato Lyle con cui non parla da dieci anni per una lite, il 73enne Alvin Straight - che cammina con due bastoni e non ha patente - parte su un tagliaerba con rimorchio da Laurens (Iowa) per Mount Zion (Wisconsin), distante 317 miglia. Opus n. 8 di Lynch, prodotto dalla montatrice Mary Sweeney (che firma la sceneggiatura, ispirata a una storia vera, con John Roach) anche con finanziamenti francesi, è il film più controcorrente e meno hollywoodiano degli anni '90. È un road movie che ha tutto per essere fuori moda: lentezza, malinconia della vecchiaia, scrittura di classica semplicità, personaggi positivi, ritmo disteso senza eventi drammatici. Pur ribaltando la propria prospettiva, Lynch non altera il suo inconfondibile stile: lascia allo spettatore il tempo di pensare, commuoversi, immergersi nei colori del paesaggio, guardare un temporale e il cielo stellato. "Straight" sta per diritto, semplice, onesto ed è anche il cognome del protagonista. Attivo nel cinema come comparsa dal 1937, ancora bambino, poi stuntman, Farnsworth passò a parti di caratterista nel 1963, ebbe una nomination all'Oscar per Arriva un cavaliere libero e selvaggio (1977) e una per questo film. Nel 2000, malato terminale, si è tolto la vita.

domenica 23 maggio 2021

fatevi i gatti vostri 1848 " voglio una vita esagerata da un metro etrenta o giù di lì....."

Voglio una vita spericolata
Voglio una vita come quelle dei film
Voglio una vita esagerata 
Voglio una vita come Steve McQueen

Cantava Vasco e io da ragazzina la urlavo per quanto mi piaceva questa canzone.  Visto che in quegli anni cominciavo a guardarmi allo specchio controllando che il giro petto e il giro fianchi quasi si equivalessero mentre il girovita era obbligato a formare con essi il fatidico numero 8 della perfezione lontana da realizzarsi, lo zio mi prendeva in giro cantandomi "voglio una vita esagerata da un metro e trenta o giù di lì....."


Tempo fa Eliana ci aveva richiesto "Una vita spericolata" di Marco Ponti. Sebbene il film fosse piuttosto recente pareva essere scomparso dai circuiti tv e streaming ai quali di solito facciamo riferimento per vedere i film dei quali ci richiedete la presentazione. Ovviamente la nostra ricerca, per quanto accurata risente anche del poco tempo che abbiamo a disposizione e delle info presente in rete. Alla fine l' ottima Zanza è riuscita nell' intento e mi ha passato tutte le dritte del caso. Ecco dunque la presentazione del film tratta da mymovies. it, in cineteca, come sempre troverete l' elenco delle tv e dei canali streaming che ne consentano la fruizione.

Il primo vero sole, potrei dire da tre mesi a questa parte mi ha colpito questa mattina mentre sistemavo un po' la barca. Poi ho portato il Balenone sulle grande terrazza soprastante la nostra casa, le micette forse non arriveranno ad avere questo privilegio perché la zia teme che scatenate come sono possano mettersi in qualche pericolo. Dopo. rientrata in casa  mi è presa una sonnolenza incredibile. Se  riesco, nel pomeriggio, vado al Lido a dormire in spiaggia altrimenti a letto con qualunque dei gatti si degni di offrirmi la sua compagnia, in casa mia non ci sono le mille tentazioni e i tanti giochi che trovano da zia Holly ma il solo salire le scale ed esplorare territori inconsueti è pur sempre una avventura degna di un gatto che si rispetti.


Buona domenica (da domani sarà Zanza ad intrattenervi)


Dani


PONTI SE LA CAVA BENE CONLA REGIA MA MANCA UNA SCENEGGIATURA CREDIBILE.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 20 giugno 2018

Roberto Rossi è senza lavoro e si è appena visto pignorare la casa con tutti i contenuti, compresa una fidanzata che lo apostrofa come "un fallito" e lo invita ad andare a quel paese. Il suo migliore amico BB ha un padre sessantenne che ha appena perso il lavoro e una madre paziente che spera che tutto si aggiusti, ma ha una gran paura che non sarà così. Quando Rossi si reca in banca a chiedere un prestito viene informato da un odioso funzionario che "le banche non prestano soldi a chi non ne ha", e perde il lume della ragione. Ma poiché ha in mano la pistola (scarica) con cui il padre di BB aveva poco prima minacciato il suicidio, tutti pensano che sia in atto una rapina e si affrettano a consegnargli una borsa piena di soldi.

I soldi non appartengano alla banca e da quel momento Rossi e BB si troveranno alle costole una dark lady sanguinaria e un poliziotto corrotto, più tutti i loro tirapiedi.

A complicare le cose si unisce ai due ragazzi in fuga un'attricetta 23enne in declino, che spera di fare leva sullo scoop mediatico per resuscitare la propria carriera.

Dopo le due commedie romantiche Io che amo solo te e La cena di Natale, da lui dirette e sceneggiate sulla base dei romanzi omonimi di Luca Bianchini, Marco Ponti tenta di seguire la scia di alcune action comedy recenti, da Lo chiamavano Jeeg Robot a Smetto quando voglio a Brutti e cattivi, e guarda addirittura - per l'estetica e lo stile di ripresa - ad un film vitalissimo (e visivamente strepitoso) come Le belve di Oliver Stone. Per quanto riguarda la pura regia, con l'aiuto della fotografia contrastata di Roberto Forza e del montaggio fluido di Consuelo Catucci, Ponti se la cava bene. Quello che manca drammaticamente (oltre che drammaturgicamente) a Una vita spericolata è una sceneggiatura coerente e credibile, pur nell'esagerazione comica.

Ancora una volta un film italiano contemporaneo rinuncia a capire la differenza fra surreale e illogico, facendo compiere ai suoi personaggi azioni senza senso e pronunciare frasi senza capo né coda. I tre giovani attori protagonisti (molto più solido attorialmente Lorenzo Richelmy rispetto ad Eugenio Franceschini) sono costretti ad assorbire le contraddizioni nella scrittura dei loro personaggi, contraddizioni ancor più evidenti nel ruolo di Dolores, cui Matilda De Angelis cerca di dare un minimo di credibilità per sottrarsi allo stereotipo. Persino un attore sensazionale come Massimiliano Gallo soccombe all'insensatezza del suo personaggio.

È un peccato anche che venga sprecata la felice intuizione di costellare il percorso dei tre fuggitivi da gente comune che ritiene che rubare alle banche sia legittima difesa. Ma i nostri eroi non hanno né la stoffa né la statura dei personaggi del citato Hemingway o dello Steve McQueen omaggiato dal titolo, e il copione impallidisce nel contrasto con la potenza evocativa di Dante Alighieri, scomodato in ultimo con un certo masochismo, affidandone l'ottima interpretazione all'ex pallavolista Luigi Mastrangelo.



sabato 22 maggio 2021

fatevi i gatti vostri 1847 "Felidi e topidi"

Il titolo lo ha dettato il Gatto Balena che praticamente mentre io enunciavo la presentazione del film odierno è saltato su con una delle sue:

Iomé sapeva onnicosa de felidi e topidi.

Se l' è cercata e l' ho interrogato ma contrariamente alle aspettative era preparatissimo:

"Felidi: Famillia de Mamifiri Carnavori, difusi nelo toto il mondo  agilisimo nela saltassione e nel corimento, boni anca  annotare que no li piacie tropo et  rampegarse, anno formamento snelo et ligante, flesuoso et cum muscolamento putente, locapo tondegiante, colo busto , anti inavanti co cincue et indidietro co qcuattro digita, tute furnite dundie falciate, filate et guasi semper retrattibili, cuda d' unghezza variatica, dentassione co 30 limenti cum cagnini grosi, unghi et puntiti, pelicia fulta, speso morvida,  ugniforme o con machie o strissie. Esa familia clude dui sottofamilie: li panterici (lione, trigre, liopardo, già guaro) et li fellini que erino bravisimi anca indel cignematografo (ghipardo, spuma, lincie et  gato dumestico ma no tropo).

Topidi: cueli que se manniano".

Ogni addenda sarebbe superfluamente umana.

Buon sabato.

Dani

Per la presentazione di Uomini e Topi ci distacchiamo una volta tanto da mymovies.it e attingiamo a piene mani al catalogo dei film per le scuole del Comune di Reggio Emilia

qui il loro link



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Regia:Gary Sinise
Vietato:No
Video:Fox
DVD:Fox
Genere:Drammatico
Tipologia:Letteratura americana - 900
Eta' consigliata:Scuole medie superiori
Soggetto:Tratto dal romanzo "Of Mice and Men" di John Steinbeck
Sceneggiatura:Horton Foote
Fotografia:Kenneth MacMillan
Musiche:Mark Isham
Montaggio:Robert L. Sinise
Scenografia:David Gropman
Costumi:Shay Cunlifee
Effetti:
Interpreti:John Malkovich (Lennie), Gary Sinise (George), Alexis Arquette (Whitt), Sherilyn Fenn (Curley's wife), Joe Morton (Crooks), Kenneth B. Belsky (Stunts), Charlie Brewer (Stunts), Kerrie Cullen (Stunts), Joe D'Angerio (Jack)
Produzione:Russ Smith e Gary Sinise per Mgm
Distribuzione:Non reperibile in pellicola
Origine:Usa
Anno:1992
Durata:

100’

Trama:

Due braccianti agricoli in viaggio "on the road" nella California della grande depressione. Uno, Lenny, è un gigante semideficiente, ignaro della propria pericolosa carica distruttiva; l'altro, George, è una sorta di angelo custode che cerca di proteggere l'amico dalla sua candida inconsapevolezza.

Critica 1:Tratto dal celebre romanzo di John Steinbeck. Lenny, un contadino mezzo matto, è costretto a fuggire. È accompagnato e "curato" dal cugino George che prova per lui molto affetto. Dopo essere giunti a un'altra fattoria i guai non sono finiti perché la figlia del nuovo datore di lavoro è viziata e provocante. Quando riesce a sedurre Lenny, lui incidentalmente la uccide e deve fuggire. Nel momento in cui George si rende però conto che sarà catturato, piuttosto che farlo linciare, gli spara lui stesso per non farlo soffrire. Un buon film con la grande interpretazione di John Malkovich, in un ruolo davvero inedito per lui. Un personaggio come Lenny è difficile da rendere senza cadere nello stereotipo.
Autore critica:
Fonte criticamymovies.it
Data critica:



Critica 2:Uomini e topi, al quale pensano i nostri due dopo Furore, sembra fatto apposta per essere ridotto per la scena: privilegio dei dialoghi che s'incaricano di far progredire l'azione, unità di luogo, d'azione e, praticamente (il romanzo dura da un venerdì ad una domenica) di tempo. Ma l'essenzialità di Uomini e topi sembra anche fatta apposta per qualcosa di ulteriore: il modo di far cinema dell'autore di Miles From Home. Poiché fondata su due qualità che gli sono assolutamente congeniali, la fedeltà e la semplicità.
In un'epoca nella quale si è molto più attenti ad un cinema che definiamo ormai post-moderno (quello dei fratelli Coen, dei Lynch o dei Tarantino che affidano il loro intervento ad uno sguardo ironicamente sottinteso; riferito iconoclasticamente, quasi amoralmente ad un genere codificato) queste caratteristiche arrischiano di essere fraintese. E liquidate comme pigri esercizi di stile: il che è avvenuto puntualmente con Uomini e topi all'ultimo festival di Cannes. Ma ignorare il film di Sinise significare liquidare una lezione indimenticabile, quella di tutto il grande cinema americano che si riferisce a John Ford. Senso della composizione, costruzione drammatica, direzione d'attori: composizione elaborata e classica al tempo stesso, scrittura libera, eroi marginali, sono le tre basi essenziali del cinema di Ford. Puntualmente, esse sono ricalcabili sul film di Sinise.
John Malkovich (grande interprete teatrale di Pinter, di Williams, di Miller, di Shepard; poi potente protagonista cinematografico in Killing Fields, con lo Spielberg deL'impero del sole, l'Allen di Ombre e nebbia e, soprattutto il Frears de Le relazioni pericolose) è Lenny, il gigante ottuso che si trascina di fattoria in fattoria nella California degli anni della Depressione. Mentre Sinise è George, che gli è vicino come un fratello: e che cerca di consolarlo parlandogli del solito Sogno, caro ad ogni americano. Un ranch, nel quale terminare l'esistenza. Il gigante buono è incapace di controllare la propria forza: adora le cose morbide, come i cuccioli, i conigli, e le donne... Ed a George, al quale in questa storia di solitudini e di affetti sarà sfuggito il controllo di Lenny, non resterà che sopprimere - in un finale di straordinaria concisione - l'amico: prima che lo facciano gli altri.
Nessuno meglio di Bertolucci ha descritto questo gigante, interprete del suo Tè nel deserto: " John è, a modo suo, un personaggio della mitologia. Per me è un Centauro, con le sue cosce da giocatore di calcio, e la parte superiore del corpo che si affina fino a diventare quasi femminea. Un gigante che, al momento in cui la cinepresa si avvia, assume la leggerezza di un ballerino. " Ma se la presenza e l'attenzione per gli attori sono l'aspetto più evidente di Uomini e topi, gli altri caratteri della lezione fordiana ne sono il motore determinante. La presenza della natura - sontuosa - non è mai sentimentale o decorativa: essa proietta il misero dramma degli individui verso l'assoluto. Una dimensione universale, una risonanza cosmica o, più semplicemente una bellezza bucolica che si contrappone perfettamente alla costrizione quasi claustrofobica con la quale sono inquadrati i personaggi: la felicità dell'ordine universale da una parte; e la disperazione, la miseria degli individui dall'altra.
Inquadrature essenziali, classiche, esemplari, che ricercano quell'ordine che tanto manca all'equilibrio (morale, sociale) dei personaggi. Durata del tempo all'interno di queste inquadrature: che detta non solo il ritmo del racconto, ma traduce la tensione drammatica che guida i personaggi. Da questa semplicità, da questa ricerca del rigore e dell'equilibrio classico all'interno di ogni singolo elemento espressivo, nasce la rivolta dell'autore e dei personaggi. Nei confronti della loro solitudine (quella dei due protagonisti, ma anche quella del bracciante negro, della donna del padrone, di ognuno che partecipi alla coralità dell'azione) ; e della loro emarginazione rispetto a quel Sogno americano a cui ogni immagine del film finisce per riferirsi.
L'ordine che presiede al cinema di Sinise non ha che uno scopo: sondare il disordine misterioso che governa l'idiozia gentile di Lenny. Ed interrogare le ragioni - altrettanto misteriose - che mutano l'innocenza in malvagità.
Autore critica:Fabio Fumagalli
Fonte critica:rtsi.ch/filmselezione
Data critica:

4/8/1992

Critica 3:È un film capolavoro, apologia dell'amicizia virile e della solitudine esistenziale. Tratto dal romanzo omonimo di John Steinbeck, viene sceneggiato con grande fedeltà.
Ma alla forza del film, si aggiunge la grande prova attoriale di due mostri sacri di Hollywood: Gary Sinise, che cura anche la regia, ed uno straordinario John Malkovich nella parte di Lennie. L'attore regista è alla sua ottava interpretazione e alla sua seconda direzione cinematografica. L'esordio davanti alle telecamere risale al 1983 nel film True West. Per John Malkovich, invece, le interpretazioni sono venti: l'esordio risale al 1981 nel film tv Word of Honor.
Autore critica:
Fonte critica:archivio.raduno.rai.it
Data critica:



Libro da cui e' stato tratto il film
Titolo libro:Uomini e topi
Autore libro:Steinbeck John

venerdì 21 maggio 2021

fatevi i gatti vostri 1846 "Il Cicismo"

Quando siamo arrivati dall' oculista lo zio ormai vedeva già bene da molte ore. L' oculista ha guardato a fondo gli occhi dello zio ma aveva già espresso alcune perplessità in margine al fatto che il fenomeno si fosse presentato in maniera identica in entrambi gli occhi. La retina era a posto, il nervo anche. I problemi legati alla pressione di solito non perdurano a lungo. Una scarsa idratazione dell' occhio produce fenomeni sulla visione ma non così definiti e binoculari. Si è così soffermato su problemi di natura meccanica esterna tipo difettoso scorrimento delle palpebre e, considerato che lo zio una sensazione di sabbia negli occhi la ha lamentata spesso, questo sintomo potrebbe deporre a favore di tale ipotesi. Ci potrebbe essere stato un calo improvviso di pressione, giustificato dalla posizione e dallo sforzo, questo sì produce un annebbiamento e in concomitanza dopo aver tenuto gli occhi chiusi lo zio potrebbe esser stato soggetto a una sorta di blocco o ritardo nella dischiusura delle palpebre. Fenomeno che la stessa Anna ipotizza in un messaggio mandatoci ad ore quasi antelucane alla fine del suo turno di notte. Considerato che anche all' oculista lo zio ha raccontato con dovizia di particolari come fosse avvenuto il fatto alla fine della visita l' oculista che mi è sembrato persona dotata di spirito  ha chiesto: Come si chiamava la gattina? 

"Alice- ho risposto io- ma  la chiamiamo Cice"

"Ecco- ha soggiunto lui- Alicismo non suonerebbe bene ma Cicismo è un nome perfetto per catalogare questo fenomeno piuttosto insolito".

Ha comunque predisposto dei controlli successivi per retina e nervo ottico ed ha raccomandato di fare tutte le analisi che aveva prescritto il medico di famiglia.

E' venerdì, il tempo stenta a rimettersi sprazzi di sole si alternano a piovaschi improvvisi, in barca si lavora male perché si suda e poi ci si raffredda. La resurrezione di venezia mi pare tardi a venire. Torme di ragazzotti si assiepano presso bacari e baretti ma si tratta di poche centinaia di elementi locali. Turisti di quelli che portano i soldi nemmeno l' ombra.

Non vedo l' ora che arrivi la domenica per una colossale dormita e per lasciare il testimone del blog a Zanza che mi sostituirà da Lunedì. So che Costanza è ripartita senza Dino ma lasciando linee di indirizzo operativo piuttosto importanti per il Bar.

Buona Giornata a Tutti

Dani

Il film che presentiamo oggi si chiama "un giorno per sbaglio" la recensione è da my movies,

in cineteca le indicazioni per seguirlo su emittenti tv o canali streamining che lo trasmettano.


GRANDE PROVA DI RECITAZIONE 
DELLA SCUOLA INGLESE 
IN UN FILM SOFISTICATO 
E SCOMODO CHE PONE DEGLI INTERROGATIVI MORALI A CUI
È DIFFICILE RISPONDERE.
Recensione di Marzia Gandolfi

I Mannings, James e Anne, sembrano una coppia felice: procuratore di successo lui, affascinante padrona di casa lei, godono della loro esistenza tra Londra e la bella tenuta di campagna nel Buckinghamshire. Durante un tranquillo weekend da ricchi, i coniugi fanno la conoscenza dell'insostenibile quanto irresistibile Bill Bule, figlio viziato di Lord Rawston. Anne ne resta turbata fino al punto di dare una festa per poterlo incontrare di nuovo. Ma un incidente stradale, in cui resta ucciso il marito della domestica dei Mannings, sconvolgerà quel paradiso rurale e le sue eleganti case georgiane. L'indagine investigativa rivelerà l'identità del pirata della strada e insieme l'imperfezione di una vita perfetta.
Julian Fellowes, sceneggiatore di Gosford Park, "decorato" a Hollywood e passato felicemente dalle pagine allo schermo, debutta con un film sofisticato e scomodo perché pone degli interrogativi morali a cui è difficile rispondere, decidendo, una volta per tutte, da che parte stare. Il film ci mostra frammenti di esistenza, ipotesi umane con cui finiscono per confrontarsi i personaggi e gli spettatori. "Un giorno per sbaglio" commettiamo un errore che non dichiariamo, lo trasformiamo in una menzogna e poi in una colpa che ci ossessiona la vita. Lo "sbaglio" dei protagonisti sta nel non detto che trascina il loro mondo perfetto verso una più reale imperfezione esistenziale, dove non esistono i totalmente buoni e gli assolutamente cattivi, ma dove, verosimilmente, i buoni cadono e magari i cattivi si sollevano. Il triangolo amoroso non è il soggetto principale del film, il regista non concede mai un fotogramma alla relazione clandestina della Watson con un misurato e mai così inglese Rupert Everett. Il film ruota piuttosto intorno a un'omissione, di soccorso e di verità. James, Anne e Bill a turno tacciono il vero ma non per farla franca, o almeno non soltanto per questo. Grande prova di recitazione della scuola inglese con Everett e Wilkinson, signori della signora "del destino", Emily Watson. 

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Esordio nella regia dell'inglese Fellowes, attore di TV e cinema ( Viaggio in Inghilterra ), sceneggiatore (Oscar per Gosford Park ; La fiera della vanità ), tratto dal romanzo A Way through the Wood (1951) di Nigel Balchin. Bugie separate in inglese, mentre il titolo italiano richiama un bel film di Olmi ( Un certo giorno , 1969) dove all'origine della storia c'è un incidente stradale in cui muore un uomo. I due film, però, sono radicalmente diversi. Là l'incidente metteva in crisi l'incolpevole protagonista, qui provoca una catena di bugie, manda in frantumi un matrimonio altoborghese e ha la struttura esterna di uno di quei gialli che non attiravano Hitchcock, detti in gergo whodunit ("chi è il colpevole?"). Lo schema del giallo è un pretesto. Allo sceneggiatore/regista interessano i personaggi più che l'azione o la scoperta del colpevole. A monte c'è la divisione in classi della società britannica come in Gosford Park : la logica del potere, il tema dell'adulterio, il primato delle apparenze, il rapporto tra padroni e servi. Non a caso l'ispettore che indaga è un anglo-africano (Harewood). Fellowes non è Altman, sa dirigere gli attori, ma è abile più che intelligente. Film molto british, soprattutto nei limiti.

giovedì 20 maggio 2021

fatevi i gatti vostri 1845 " L' ordinaria follia di ogni giorno Dante perde il lume degli occhi "

Ogni giorno ce n'è una e non so bene se siano follie o quale altra forma di accidenti fatto sta che ieri zio Dante durante uno sforzo è rimasto senza vista.

Ecco come ce l' ha raccontata:

"Ero l' co Cice che si caava, anzi pe la precisione lei aveva bell' e caato e ora era sula lavatrice che voleva che gli lavassi r culo cole salviettine  e poi la pettinassi. Io nvece  srà perché mi distraeva lei ma un riescivo ner mi intento. A n certo punto mentre ero sotto sforzo o un mi s'è abbuiata completamente la vista e ho cominciato a sudà diaccio come se m' avessero messo na busta di surgelati n testa".

Noi, io e la zia, ovviamente non c'eravamo, eravamo andate a comperare degli orrimi carciofi a Sant' Erasmo da un coltivatore che la zia conosce ed al quale fa alcuni trasporti, sono tra i migliori carciofi italiani, una vera eccellenza e in virtù di questa conoscenza ce li dà a un prezzo veramente eccezionale.

Quando siamo tornate era a letto con Balena accanto e le gattine ai piedi, seminudo, tutto sudato e con un un asciugamano blu in testa.

Non sapendo dell' accaduto ci siamo chieste se avesse perso la testa ma lui ci ha rassicurate:

"No no la testa lì ho ancora attaccata ar collo ma è la vista che ho perzo  un ci vedo in tutta la metà di sopra der campo dell' occhio, ora, e prima un ci vedevo per niente . Ho visto tutto nero mentre ero lì n bagno con Cice... e ci ha rese edotte del come tutto fosse successo usando le stesse parole di cui sopra.

Il problema è perdurato tutta la sera e siamo state nel dubbio se potesse esserci un qualche collegamento col Vaccino Johnson dose unica,  fatto da poco. Il medico, che ho chiamato tende ad escluderlo e gli ha prenotato una visita oculistica e varie analisi del sangue raccomandandosi di andare al pronto soccorso se il fenomeno si aggravasse. In ogni caso almeno per la sua esperienza non ricorda di aver mai visto riduzioni a metà del campo visivo.

In pratica lo zio ha visione perfetta partendo dal  guardare in basso, dalla punta dei suoi piedi, fino a poco sopra del piano ideale perfettamente  in linea col centro dei suoi occhi. Alzando oltre lo sguardo, sia muovendo il collo che tenendolo fermo, vede prima offuscato e poi sempre più grigio.

E anche per oggi siamo a posto, cosa ci toccherà domani?

Ecco la presentazione, appunto di "un giorno di ordinaria follia" richiestoci dal prof. Martinelli al quale voglio pubblicamente dire che non deve assolutamente scusarsi o giustificarsi per non aver dato riscontro al mio avviso inerente gli interventi sul software redazionale. Ci mancherebbe altro!

Buon Pomeriggio

Dani

VIAGGIO ALLUCINATO ALL'INTERNO DELLA METROPOLI LOSANGELINA.

Michael Douglas riveste i panni di D-Fense, un anonimo cittadino il cui equilibrio psichico si è spezzato. Il suo viaggio all'interno della metropoli per raggiungere la moglie che vuole uccidere sarà una continua caduta (vedi il titolo originale) verso il fondo di un abisso interiore. Il confronto Douglas-Duvall è interessante così come l' incipit del film, che cita esplicitamente l' Otto e mezzo di Fellini. 

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Los Angeles, estate 1992, caldo torrido. Bill rimane bloccato con l'auto in un ingorgo, scende, la chiude e "va a casa" con una passeggiata di quaranta chilometri che si trasforma in un'odissea violenta. A quella di Bill fa da riscontro la vicenda parallela di un poliziotto al suo ultimo giorno di servizio. È lui che intuisce l'itinerario di sangue e violenza che Bill traccia attraverso la città. Tirato come un cavo ad alta tensione, attraversato da lampi di umorismo sull'assurdità della vita metropolitana, sapientemente giocato sui binari delle due azioni parallele, il film ha una prima parte quasi perfetta e un finale rassicurante con qualche caduta nella parte centrale.

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mercoledì 19 maggio 2021

fatevi i gatti vostri 1844 "ali spiegate o vita da gatto?"

Mi spiace per la scialba giornata di ieri determinata, come vi ho detto dagli aggiornamenti. Quantomeno il film presentato, che ho visto alla sera, era piuttosto carino a dispetto della recensione alquanto riduttiva che avevo mutuato da mymovies. Per carità le osservazioni fatte dalla critica ci stavano ma nel complesso, a parer mio il film scorreva bene e restituiva efficacemente un momento storico della lotta delle donne per la parità dei diritti. E veniamo alla vita d' ogni giorno che quella abbiamo e quella ci dobbiamo tenere a meno che non si trovi la forza per cambiarla.

Purtroppo l' idea avanzata l' altro ieri dallo zio Dante ha immesso in casa una sorta di tempesta marina. Tutti e due gli zii han testa da comandanti ma sussiste una differenza sostanziale. Dante ha una di quelle autostime così ipertrofiche che se gli spunta un brufolo sul naso mentre io e la zia ne facciamo un dramma, lui è capacissimo di guardarsi, riguardarsi  e poi convincersi e dichiarare agli altri  che gli sta proprio bene quel cucuzzolo rosso sul naso. Amava i suoi muscoli da giovane e ama la sua pancia da anziano. Persino della zoppìa ha fatto una nobile trasformazione e quando qualche conoscente gliene chiede conto con aria grave risponde: "che ci vuoi fare sono problemi che a chi ha passato la vita sulla sedia non vengano. Il mare alla fine ti presenta il conto". Ovviamente i suoi problemi vengono anche a impiegati di ufficio, casalinghe, operai di fabbrica. Ma vuoi mettere?  Quando ti dice queste cose appoggiandosi a un muro come per sostenersi,  pare di vederlo al timone della sua barca in mezzo al Tirreno". Per carità i suoi anni di mare li ha e viene da una famiglia di marinai e pescatori ma ha fatto anche l' arrotino, il fabbro, il professore, il preside, il venditore di aspirapolveri e di assicurazioni, il corniciaio, il suonatore ambulante e ne dimentico almeno una ventina dei mestieri intrapresi, difatti mi ero scordata il bagnino. Per un certo verso io gli assomiglio ovvero in quello di cambiar mestiere e progetti alla svelta, purtroppo, a differenza di lui, io mi ci deprimo e mi pare di passare la vita senza avere né arte ne parte.

La zia ha carattere irruento e testardaggine da vendere anche lei, ma privata delle sue sicurezze può avere due fondamentali tipi di reazione; o si irrita o si deprime. Privata della sua barca e della sua laguna probabilmente la seconda tendenza prevarrebbe quindi al solo pensarci si irrita e con chi volete che se la prenda? Con lo zio che in fondo poi ha solo esposto un progetto. Il meccanismo però è assi più complesso di quel che si pensi. Lei sa che quello è un sogno che lui coltiva, sa anche che senza la nostra partecipazione lui rinuncerebbe ma si trova in  una tremenda situazione di ambivalenza: compiacerlo significa mettersi in una situazione che lei non sopporterebbe, non compiacerlo significa rafforzare la sua teoria dell' aquila trasformata in tacchino. Incapace di trovare una soluzione intermedia Holly  attacca e quando lo fa è in maniera piuttosto scomposta arrabbiandosi perfino con Balena, reo solo di dormire beato fregandosene delle umane vicende. Ce ne sono anche per me che "invece di correre mi faccio trascinare, che tengo la casa come un porcile" ecc. insomma ci sono abituata sono esattamente le medesime argomentazioni della nonna e della mamma, quanto a  questo le tre sono proprio di famiglia e di identico stampo: quando hanno un grattacapo personale se la prendono con chi sta loro attorno.

Ovviamente io adoro la mia città, ci sono nata e mi ci muovo agevolmente, sono anche convinta che sia una delle città più belle del mondo e qualcuna, tanto per fare il confronto, l' ho anche vista, capisco anche, però la voglia di spazi liberi che anima zio Dante. Lui trasferendosi non ha subito grandi disagi, si è abituato ai canali come si era abituato a girare Roma in vespa. Qui si muove bene come noi e penso che se gli dessero in mano un gondola per 5 o sei mesi imparerebbe a condurla come uno di mestiere. Tutto quello che è sfida esalta le sue capacità di apprendimento che sono ancora eccellenti a dispetto dell' età. Poi però, in lui, interviene la noia, una successione emozionale che conosco bene, la bella Venezia diventa una trappola mefitica in agosto e troppo umida in gennaio, i veneziani al di là del primo impatto sono chiusi e più attaccati ai soldi più di quanto si pensi. I turisti sono troppi ma ci vogliono e quando non ci sono turisti è un cimitero desolato.

Così nasce la voglia di una nuova avventura di nuove sfide e lo vedi su una riva veneziana a guardare il vuoto col mezzo toscano in bocca che non accende mai perché ha smesso di fumare nel 2000. Là, oltre i maestosi palazzi dei signori di Venezia che con la loro opulenza cercano di mascherare l' orizzonte, cerca un mare lontano, un mondo di pescatori, di osterie, di urla e bestemmie che forse ormai appartiene solo ai romanzi.

Non sono vincolata alle mie abitudini come la zia e non ho l' incosciente coraggio di lui. Così mi barcameno in un tran tran quotidiano dal quale ogni tanto spicco un piccolo volo che purtroppo dura poco perché ho sì le ali ma da passerotto giuste giuste per svolazzare da un tetto a un altro da un campo di grano a un ciliegio in fiore.

Buona giornata da 

Dani

Mi pare di aver esaurito le richieste, se non ne avete di nuove domani passero alla lettera "V". Intanto per oggi direi che mi rifugio in "una vita da gatto" recensione da my movies


PER FAMIGLIE DALL'
EVIDENTE ISPIRAZIONE 
DISNEYANA.
Recensione di Paola Casella
mercoledì 30 novembre 2016

Tom Brand è un magnate multimilionario animato da ambizioni gigantesche: l'ultima è la costruzione del grattacielo più alto di Manhattan, che deve a tutti i costi superare quello rivale di Chicago. Nel suo delirio di onnipotenza Tom non si accorge della dedizione, a lui e alla sua azienda, del figlio di primo letto David, né ha tempo per frequentare Rebecca, la ragazzina nata dal secondo matrimonio con la paziente Lara. Quando si accorge di aver dimenticato di comprare un regalo per l'undicesimo compleanno di Rebecca, Tom chiede alla figlia cosa voglia e lei sventuratamente risponde: "Un gatto". Nonostante odi i gatti, Tom per quieto vivere acconsente, ma appena acquistato il pelosissimo Mister Fuzzypants dall'enigmatico proprietario del negozio di animali Felix Perkind, il magnate ha un terribile incidente che getta il suo corpo in un coma profondo. Lo spiritaccio di Tom è però transitato all'interno di Mister Fuzzypants, il quale da quel momento non farà altro che cercare di farsi riconoscere da moglie e figli al di là delle sembianze feline.
Prodotto dalla casa cinematografica francese EuropaCorp di Luc BessonUna vita da gatto è uno strano ibrido cinematografico che mescola l'evidente ispirazione disneyana (alla Tutto accadde un venerdì o F.B.I. - Operazione gatto, per intenderci) per fare leva su almeno due ossessioni contemporanee: quella per i filmati internettiani che vedono protagonisti i gatti, citati nei titoli di testa, e quella di certi uomini per la lunghezza del pisello come unità di misura della loro virilità (lo slogan del nuovo grattacielo è "il mio è più alto"). Tenuto conto di questo si capisce perché Barry Sonnenfeld, il regista di ottimi film per famiglie come La famiglia Addams e Men in Black (nonché il produttore di un delizioso omaggio all'animazione Disney, Come d'incanto), abbia voluto Kevin Spacey nei panni del protagonista: l'ironia e sarcasmo dei quali l'attore riesce ad infondere qualsiasi sua interpretazione avrebbero dovuto essere l'asso nella manica per questa commedia con elementi di critica sociale.
Purtroppo però Spacey è circondato da un cast di insopportabile melensaggine, a cominciare dalla moglie (Jennifer Garner) e la figlia (Malina Weissman) per proseguire con una serie di figure stereotipate che non rendono giustizia al fondo di (amara) verità che sottende le interpretazioni di Spacey (per quasi tutto il film in voce fuori campo: possiamo solo immaginare il suo timbro caratteristico dietro il pur valido doppiaggio italiano) e di Christopher Walken nei panni di Felix Perkind. Peccato perché le sequenze iniziali, con un lancio di paracadute da cartone animato, facevano sperare in un'esecuzione originale che facesse dell'artigianalità di mezzi la marcia in più del racconto.
Così com'è, Una vita da gatto resta un gradevole film per famiglie che non sa spingere sull'acceleratore della comicità surreale promessa dalla produzione "autoriale" francese e dal talento di Sonnenfeld e Spacey. 


Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Multimiliardario egoista e megalomane finisce in coma, ma la sua anima è imprigionata nel corpo di Mister Fuzzypants, il gatto regalato alla figlioletta. Parla, ma gli umani captano solo miagolii. L'esperienza felina lo riavvicina alla famiglia. Prodotto dalla EuropaCorp di Luc Besson, ricorda commedie disneyane degli anni '60. Sonnenfeld, regista di film per famiglie, ha per le mani un soggetto debole. L'originalità latita e il sarcasmo si affievolisce in fretta. Perfino il bravo Spacey è goffo e poco convincente e la versione italiana lo peggiora.