Bona Domenica a Tutti, dato che Zanza ed i miei nipoti c'hanno da fà, riempio questo spazio domenicale cola lettura che v'avevo promesso.
Dante
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Bona Domenica a Tutti, dato che Zanza ed i miei nipoti c'hanno da fà, riempio questo spazio domenicale cola lettura che v'avevo promesso.
Dante
Eravamo ospiti di un' altro comune amico medico, in terra di Maremma. Nei confronti di entrambi conservo un forte senso di rimpianto. Il medico mi manca per averlo avuto come carissimo amico fin dall' infanzia. Marco perché amava e si dilettava in quei generi che amo anch'io, lo scrivere canzoni e racconti. Purtroppo non ho avuto abbastanza tempo per condividere con lui queste passioni sebbene qualche tentativo lo si sia fatto durante estemporanee serate accompagnate sempre da buoni piatti toscani e robusto rosso. Credo di averlo visto in tutto 5 o sei volte, l' ultima a Follonica sul mare a breve distanza dalla casa di mia zia. Chiacchierammo di mare e di barche. Argomento nel quale mi riconosceva la maggiore esperienza. Io, di contraccambio, tributavo a lui i miei plausi per la scioltezza nel verso e la maestria nell' accompagnamento delle sua canzoni con la chitarra. Mi parlò di suoi progetti letterari ma non ebbi modo di approfondire quel colloquio durante altri incontri. Non ce ne furono più. Seppi della sua scomparsa dal comune amico medico che, pochi anni dopo, lo ha seguito nei prati del Gatto Eterno. Ci si deve star bene lassù perché vedo che quelle distese verdi accolgono molte persone che stimavo tra le migliori.
Di Marco Teglia conservo, tra i miei innumerevoli reperti, un cd dal titolo Gente del Chianti. Con mio enorme rammarico non ricordo dove abbia deciso di conservarlo.
L'altro giorno, invece, una libreria antiquaria mi ha inviato uno dei due libri che lui riuscì a dare alle stampe durante la sua permanenza quaggiù.
E' il secondo in ordine di sortita e si intitola;
Il popolo va a Viareggio.
A dispetto di quanto si potrebbe pensare di primo acchito, il popolo è una sola persona al secolo Guerrino Anchioni contadino e "il popolo" è il suo nickname
Per gli amici delle novelle raccontate vicino al focarile, mi volevo cimentare nella lettura di uno dei racconti afferenti questo libriccino che alcuni hanno paragonato a testi sacri come Pinocchio ma poi Dani mi ha confessato di aver trovato in rete e ordinato il primo libro: "il popolo va agli Uffizi". Cosi ho pensato che avrei fatto meglio ad aspettare un poco e presentare Guerrino Anchioni fin dal suo esordio. Mi sono messo a cercare qualcosaltro su di lui, magari le canzoni ma niente. Non è facile trovare notizie su Marcone, come lo chiamavamo affettuosamente. La sua cassa di risonanza erano più le osterie di Firenze che non la rete. Qualcosa in margine ai suoi libri c'è nelle pagine editoriali. Neppure sulla sua morte trovavo alcunché. Stavo per abbandonare la cerca quando mi soni imbattuto in un bel pezzo che lo riguardava. E' comparso, nel 2016, sul Foglio, a firma di Adriano Sofri. Lo incollo integralmente sperando non dispiaccia a nessuno. provo anche a leggerlo ad alta voce per chi come Eliana ci segue sempre ma ha difficoltà a leggerci. Ovviamente vuol essere anche un mio saluto e un abbraccio a Marcone sperando lo raggiungano ovunque egli sia. Lassù negli immensi possedimenti del Gatto eterno. Qualora mi possa sentire vorrei anche rassicurarlo su un fatto. A parer mio il miglior modo di sopravvivere alla dipartita terrena è quello di lasciare un ricordo di sé o qualcosa che ci faccia ricordare. Cosa che Marco ha fatto con indubbia bravura.
Dante Davini Diversi
Marco è nato a Lucca nel 1949 e ha abitato per più di trent’anni nella stessa casa, anzi fu grazie a lui e a suo fratello che vi fui accolto con Randi quando Lotta Continua finì e, spiantati, ci rifacemmo una vita. Marco, che era anche buon suonatore di piano e di chitarre, liuti e mandolini, tre anni fa pubblicò un libro intitolato “Il Popolo va agli Uffizi”, e poi un seguito, “Il Popolo va a Viareggio”. “Nacque Guerrino Anchioni, ma la mamma non ebbe latte per sfamarlo, lo portava, dunque, da tutte le conoscenti di recente parto. Guerrino succhiò il latte di cento donne del popolo, ebbe cento fratelli, divenne il figlio del popolo e poi il ‘Popolo’, come tutti da allora lo chiamarono”. Era il Millenovecentoventotto, nella campagna della Lucchesia, e il Popolo si fa la sua strada, venti chilometri ad andare e venti a tornare, a vendere braccia e vanga, e intanto recita a memoria i versi della Gerusalemme e di Dante e dell’Orlando. Finché decide di prendere il treno e andare agli Uffizi a veder Giotto, L’Angelico e Leonardo. Il Popolo è un gran personaggio, che fa ridere e intenerisce. Anche Marco Teglia. Magari l’avete conosciuto, per qualcuna delle serate che faceva nei locali e i teatri e le case del popolo e degli amici raccontando le sue storie e cantando le sue canzoni, metà sentimentali da far quasi piangere, metà comiche da far ridere con le lacrime agli occhi.
Insomma, il Popolo viene a Firenze. Sale sul treno come un soldato che va alla guerra. Al Duomo non c’è un omino che rovescia manciate di granturco ai piccioni? “O che li mangiate?”. “Mangiate cosa?”. “Codesti piccioni”. “O che date i numeri?”, risponde quello inorridito. “Allora che li governate a fare?”. “Rallegrano la città con i loro voli”. Un piccione gli sale sul cappello, gliela fa sulla giacca. “Sì, rallegrano la città e concimano la vostra bella giubba”, ride il Popolo, pensando che quello è più bischero di lui. In piazza della Signoria si indigna per la Giuditta che ha tagliato la testa di Oloferne, e gli hanno fatto pure un monumento; poi agli Uffizi passa e ripassa davanti alla Madonna di Giotto, con l’occhio intenditore, fissa la vergine al centro, e sembra guardarlo, si sposta di lato, e continua a fissarlo. “Questa move gli occhi!”. Incontra uno, ci parla un po’, quello lo trova buffo. “Anche voi siete buffo, parete un prete”. “Sono un prete!”. I preti di città sono strani. Anche al paese c’è gente strana, ma si conosce. Ferragalline, il miglior amico del Popolo, fa il fabbro, si fa pagare in uova e castagne. Un vizio ce l’ha, di rubacchiare. Quello che gli manca per il lavoro, lo prende dove lo trova.
Il Popolo gli chiede una lastra di marmo per il lavandino, la sua gli s’è rotta. Ferragalline gliela procura, e va a montargliela, quando il Popolo è a vangare. Raccomanda alla sorella del Popolo di non toccarlo finché la calce non avrà tirato. Il Popolo torna, gli pare che il marmo sia bello lucido, e anche robusto. “Già. Robusto!”, fa lei con l’aria ironica. “Perché, non ti piace?”. “A te ti piace?”. “A me sì, e poi il marmo è sempre marmo”. “Allora vieni a vedere!”, e s’infila sotto la lastra cementata, e gli mostra la scritta: “Qui giace colpito da fiero morbo…”. Il Popolo pensa che dritti si ha un’aria di prosopopea, e distesi non si vale nulla, come essere vivi o essere morti. Poi pensa che è vero anche il contrario, per uno sdraiato quello ritto è disteso, e forse per uno morto il vivo è il vero defunto e viceversa. Cerca di sbrogliare i pensieri, ma intorno le cicale fanno sarabanda, riempiono tutto, non lasciano l’intimità. “Le cicale rompono i coglioni!”, sentenzia il Popolo a voce alta, le cicale si zittiscono. C’è una prefazione di Adolfo Natalini, che passava parecchie sere a inseguire Teglia nelle osterie di qua e di là, con Roberto Barni e Staino e gli altri che vivon d’arte e il ragazzo Francesco. Marco Teglia somiglia al suo Popolo? Non tanto: ha un aspetto da Mangiafuoco che la sa lunga, è musicista e antiquario e figlio d’arte, perché suo padre Remo era medico e scrittore di libri pubblicati nei “Gettoni” Einaudi di Vittorini. Però è mimetico, e sa mettersi nei panni di un filosofo di campagna. Le bufere vanno guardate in silenzio, con una donna, o con un amico. Marco Teglia ora è morto, la tempesta di ieri era formidabile e l’ho guardata da solo.
Scrivo di Sabato perché per me il sabato è come quello del leopardi mi riempie di gioia, nvece la domenica fino all' ora di pranzo la reggo ma poi mi mette tristezza.
Quanto all' argomento odierno spieghiamo intanto cosa è il crògnolo, poi verremo al fatto.
Il crògnolo, denominazione toscana del Corniòlo (Cornus mas) è un arbusto che talvolta raggiunge le dimensioni di albero e che in molti usano in giardino per la bellezza del suo fogliame e per il colore dei suoi frutti.
ed è apprezzata da sempre, sia per il suo legno che per i suoi frutti, le cosiddette corniole che noi si chiamano ovviamente crògnole.
Persino Omero, nelle sue opere, parla di queste drupe oblunghe di color rosso acceso e talora tendenti al rosso bruno, sottolineando come nel tempo passarono da esser cibo per i maiali ad essere consumate dalle famiglie.
Virgilio invece ne parla nell’Eneide narrando il fatto che il famoso cavallo fu costruito proprio grazie al legno di questa pianta.
Anche nella letteratura contemporanea il legno di corniolo è annoverato tra i materiali dalle qualità portentose: pare proprio che sia l’ideale per costruire le bacchette magiche, almeno secondo quel che dice J. K. Rowling, autrice del famoso Harry Potter. I Serbi lo chiamano Dren e lo considerano un legno sacro. Nell'usare una analogia per descrivere una persona forte e sana usano il motto: Zdrav kao dren. Esiste un sito serbo sulla salute naturale che ha proprio questo titolo.
Ma agli antecedenti storici e letterari io antepongo un uso del crògnolo che è forse meno noto alle persone colte ma ben conosciuto tra pastori e contadini.
Il legno del crognolo è il più duro che si possa trovare tra i legni italiani ed europei ed è molto apprezzato anche dagli americani che lo chiamano dogwood e lo usano come noi per le sue qualità e soprattutto per fare bastoni. Cosi fin da quando, circa 20 anni fa, io sono approdato nella serenissima repubblica di Venezia, sia Holly che i miei nipoti mi hanno sentito spesso citare il crògnolo. Si badi bene che in qualità attributiva si usa anche per definire una persona malavvezza ai modi sociali, rustica o anche impacciata in abiti che non le siano abituali del tipo: "bada te quer popò di crognolo cor vestito celeste e la camicia rosa" oppure; "ma che se li mette a fa sti tacchi a spillo leilì, crognola com'è ner caminà". Più spesso però ho evocato il crògnolo nella sua funzione di doma sósi (le "s" sono ambedue sonore e rendono l' effetto onomatopeico del nome la ó è chiusa ed ha lo stesso suono che ha in "nome"). Il sóso dovete sapere che, fra gli umani, è quel tipo supponente che avrebbe anche magari l' ardire di fare il prepotente, l' attributo pare derivi da quei maggiolini
Io però li liberavo sempre e posai su fiori dela mi mamma quello che mi permise di fare un figurone ale medie. Gli avevo attaccato un bigliettino cor un capello biondo legato ala zampa. Sul biglietto avevo scritto " boia che topa la proffe di mate". Il sóso partì e pareva un arioplano, di quelli che portano in aria uno striscione pubblicitario. Il colpevole un fu trovato ma ho sempre pensato che la professoressa di matematica avesse capito che il marchingegno l'avevo assemblato io. A sostegno di questa mia ipotesi ci fu il fatto che fino a che l'ebbi per docente riescii sempre a conservare l' otto e pigliai anche qualche nove e dieci. Cosa che a Dino, nonostante fosse bravino anche lui, un gli riescì mai. Una vorta, siccome sta bella ragazzona ci faceva anche scenze, mi fece passare da casa sua a pigliare dei libri pe na ricerca. C'era tra noi alunni uno de più smaliziati che ripeteva da du anni la seconda, fumava le alfa der su babbo e si faceva le seghe in classe da na tasca sfondata de carzoni. Mi disse, "Vedrai Dantino che trova il modo di fatti sbircià la topa. Ammé i libri un me l' ha mai dati prtché so somaro ma na vorta ir mi babbo andette a imbiancagli la casa. Quando ebbe fenito lo sentii al barre che diceva a Renatino (r babbo di Dino) che leilì era montata sula scala per levà de libri perché s' imporverassero e un aveva nemmeno le mutande". Io col penziero fisso a quell' immagine andetti da lei convinto di vedere quella roba meravigliosa e quando sonai ir campanello mi sentivo du agitazioni: una ner petto e una ne pantaloni. Ma le cose un vanno come nele fantasie, anche lei aveva i pantaloni, l' occhiali e l' aria seria da professoressa. I libri eran digià appoggiati sur tavolinetto der telefano all'ingresso. Cosi la mi estasi durò il tempo giusto pe sentilla dire:"Eccoti i libri Dantino, mi raccomando un li sciupare, un ci scrive e un mi ci fa trovare macchie di sugo o di vino".
E così perzo cola fantasia dietro a quer monte di topa, ho perzo anche ir filo del poste.....
Donque ero partito da quando s'incappa in qualche sóso che vorrebbe fa r prepotente. In que casi m'è capitato di dire "Con quelli stùpiti lì un ci s' inzudicia nemmen le mani, si piglia un ber legno di crognolo e si frollano a dovere".
E il crògnolo è davvero micidiale in quegli usi didattici. Difatti dale Marche all' Abruzzi vige il detto (variante un po' nel dialetto) "Lu Vastuni de crugnale scoccia l' ossa e nun fa male". Il fatto che spacchi le ossa ma non produca abrasioni è dovuto al fatto che il suo colpo è penetrante come un fendente di spada per cui non strappa ma arriva dentro con una potenza dirompente. Come ebbi modo di raccontavvi, io e Dino, da ragazzotti, si tirava di scherma. Forze perché un c'erano ancora i socialle e le bimbe, che ti mandano la foto gnude chiedendoti la tua...eloquente, ancora avevan da nasce. Forze perché un livornese che si rispetti dovrebbe conosce quell'arte nobile armeno ne su rudimenti fondamentali. Poi siccome l' accademia costava e i soldi mancavano ci si specializzò nela scherma cor bastone che era gratisse e si poteva fa pella strada. Mio maestro fu Cecco il saltimbanco di cui ho parlato tante volte e io trasmisi a Dino quanto apprendevo. Cecco, che era anche abile giocoliere, faceva roteare il bastone avanti e indietro ma conosceva anche tutte le parate e gli affondi dela scherma classica appresi prima che l' indole gitana gli facesse abbandonare la nobile famiglia in cui era cresciuto. Aveva incrociato il ferro nientemeno che con Nedo Nadi e quando lo raccontavo la gente stentava a credemi ma appena vedevano lui cor un manico di granata in mano si rimangiavano tutti i dubbi che avevan sollevato prima. Dino preferiva il frassino forse più elegante di foggia e più dritto ma inferiore al crògnolo per robustezza e peso. Io ogni volta che potevo trovare una pianta adatta raccoglievo i frutti, coi quali la mi mamma faceva una marmellata nzuperabile. Poi cor un ramo, di foggia ben adattabile a trarne un bastone, prencipiavo un lavoro che a volte durava de mesi ma che mi forniva un arnese micidiale.
Ne feci uno stupendo e lo regalai a Don Luigi che anche lui sapeva come adoprallo. Perché diceva luilì che: "Se la parola di Dio penetra anche gli animi più malvagi ove la si accompagni co dele robuste legnate, realizza assai prima la sua opera di convinzione". Non so che fine abbia fatto quel bel legno, Dino non lo trovò tra le cose lasciate dal prete quando andette anche lui dal Gatto Eterno a seguità la partita a scopa cor mi poro babbo.
Ora, però, come si conviene a chiunque affronti un argomento, sarebbe d'uopo anche chiudilo con dele concrusioni che ripiglino il punto da cui s'era prencipiato ossia dar titolo.
Capita donque che Dani e Bobby, in vena di fammi un regalo, abbino penzato di donammi un bastone. Del resto zoppico da fa schifo e ne uso diversi. Pol essere anche che m'abbino sentito lamentà che qui a Venezia a trovà un ber legno da bastoni è cosa più rara che trovà un comunista ner Piddì d'oggi. E così ricordandosi del crògnolo. che gli rammentavo da bimbi, l' hanno cercato in un bosco moderno. Quello dell' internette.
Ala fine, dopo tanti bastoni ucraini, irlandesi e d'ogni altra parte d'Europa e for d' Europa, cari di prezzo da fa accapponà la pelle, hanno trovato quer che cercavano da un onestissimo artigiano dela maremma toscana. Meno male che fortuna volse che oramai, anche in quelle terre sperse laggiue fra Grosseto er confine cor Lazio, ci fosse arrivata l' internette. Così un bravo fabbricante di taglieri, bastoni e altri oggetti in legno ha potuto mette le su creazioni in rete. Ar momento però di già fatto un aveva niente. Ma la mi nipote quando vole na cosa è inarrestabile e s'è fatta mandare quel che poteva reperì così com'era, appena tagliato dala pianta e ripulito dai rametti ma ancora da lavorare perché come le ha detto chi glielo ha venduto è sì un gran legno ma è come i cazzi d'oggi, trovanne uno che stia bello dritto è un miracolo.
E difatti il legno era bello, abbastanza lungo ma anche parecchio curvo e Dani, quando me lo ha conzegnato, nel porgemelo mi ha detto
"Zio non so se sia troppo torto".
"Boia dé se è storto ti insegno ad addirizzallo".
E lei stupita: "ma dale parole del venditore avevo capito che il crògnolo ha questa natura".
"Pora la mi bimba anche le banane per natura so curve ma Giane di Tarzan le addrizzava e come"
"E come?"
"Ocché un te la ricodi la canzone del mi amico Marcone che diceva "Ma la più brava è certo Giane a addrizzare le banane" (dalla canzone "E allora tutti con Tarzane" del compianto Marco Teglia cantatutore e antiquario in Firenze col quale ricordo di aver bevuto del bon vino e duettato in rima cantata estemporanea)
"Si ma è uno scherzo, Marco lasciava intendere che Giane le banane le addirizzasse col sedere".
"Appunto il crògnolo lo poi addrizzare anche te cor culo e mi pare tu abbia proprio le mele adatte"
Mi sono beccato un vaffanculo ma poi quando ho scaldato il legno col soffiavapore a 100 gradi di Holli, l' ho messo tra due sedie cola curva in alto e ce l' ho fatta sedere sopra, la mi nipote ha capito cosa intendessi per "addrizzallo cor culo".
Ecco il bastone quasi dritto, cercare la perfezione non avrebbe senzo, è bello così.
E ora attenti a voi o sósi, è arrivato il crògnolo
Quando realizzai quello di Don Luigi ci feci su du strofe di velle che se cantate in una tenzone in rima sonerebbero pressappoco così:
Da sempr' io confidai nel mi bastone
è di crògnolo maschio stagionato
il foco l' addrizzò ma un l' ha bruciato
spesso ha difeso me o la mi ragione
Il prepotente sempre e l' ha accucciato
chiarendo chi era il cane e chi il padrone
chi l'ha assaggiato nel mezz' al groppone
credete a me non se n' è più scordato
Bona domenica a tutti
Dante
Saluto con entusiasmo e commozione il rientro del nostro caporedattore. Mi compiaccio, poi, con lui per l' eccellente scelta fatta quanto a tematiche dei film che intende proporre nei post a sua firma. Ci alterneremo dunque tra i soliti 4: Bobby Dani Dante e la scrivente. Cercheremo di coprire l' impegno e incassare la gioia che ogni mese ci porta la redazione delle 4 uscite previste. L' ordine di avvicendamento non sarà fisso. Così potranno esserci periodi in cui, per necessità di qualcheduno di noi, un altro si sobbarcherà un maggior carico. Poco male, ci siamo abituati. Il ritorno di Bobby al blog, infine, offre a noi sepolti nella piatta realtà di Livorno, un modo per confrontarci con un mondo universitario così lontano e con un amico. Un amico appunto che ho incontrato per la prima volta ben 19 anni fa. Io avevo 11 anni come sua sorella Dani e fu Dante che ci introdusse alla sua nuova famiglia veneziana. Non usò tanti salamelecchi. Si limitò a poche parole: Ho trovato una nuova compagna e anche i suoi due nipoti che praticamente vivano con noi. Ve li porto presto e voi fatene di conto perché sono due ragazzi speciali. Con Dani ci sentiamo praticamente ogni giorno dal primo momento della nostra conoscenza diretta. Con Bobby meno ma è sempre una gioia sentirlo e anche solo leggerlo.
Non spenderò inchiostro in repliche alla sua elegante spiegazione per la latitanza dal blog. Ne ha elencato due fondamentali ragioni: la prima argomentata appunto nel numero passato. La seconda in attesa di essere pubblicata nel prossimo post a sua firma.
In merito alla prima Bobby ha perfettamente ragione e, almeno per parte mia, porgo le più sincere scuse. Peraltro mentre Dani e Bobby eran soliti sbeffeggiarsi fin dall' adolescenza io non posso rimproverare a Bobby la benché minima caduta di stile nei miei confronti.
Mi permetto solo una piccola nota su una parte del suo correttissimo argomento. Ma più per amor di lettere che di polemica: Circa due anni fa parafrasai la celebre orazione in morte di Cesare per salutare il rientro del Ciampi al bar Nado. Stavolta Bobby non ha usato parafrasi, ma si è rifatto rifacendosi nella sostanza, all' illustre antecedente Shakespeariano. Più volte ha dichiarato che io e la su sorella siam libere di far i tegami quanto e con chi ci pare: Non vi dirò dunque che che le due fanciulle in questi modernissimi ed emancipatissimi anni 20 del ventunesimo secolo non sian più che libere di fare i tegami, lo fanno, lo faccian quanto vogliano e fanno bene a far così e non sarebbe uomo d' onorequicumque intendesse in qualsivoglia maniera limitare tale libertà.
Insomma non ha propio scritto così ma sona così. Così facendo ha ribadito un nostro diritto e nel frattempo ha reso edotta sui nostri costumi (da tegame ndr) una discreta quantità di persone. Non ho niente da obiettare salvo il fatto che leggendo mi son detta: "Magari!" Me ne farei un vanto!" Ma sono addirittura arrossita quando alcune nostre lettrici hanno preso me e sua sorella a modello di una emancipazione femminile decisa e libertaria. Purtroppo è molto più glamour la lettura del diario intimo di una suora di clausura di quella del mio.
Inserito nel testo ho riportato un bell' audio della famosa orazione che potete ascoltare nella bella declamazione di Vittorio Gassman.
Bona Domenica a tutti
Zanza
Per il momento Vi parla o per esser più precisi vi scrive Bobby, Lucifero interverrà nella seconda parte di questo post.
Manco da molto dal blog, me ne scuso con gli affezionati lettori che hanno segnalato questo fatto, perorando un mio ritorno e dò brevemente conto della ragioni a monte di questa mia prolungata assenza. Tali motivazioni possono essere ricondotte a mie considerazioni di ordine personale e di carattere generale.
A livello personale credo avrete capito che non amo mettere in mostra le mie relazioni di amicizia o sentimentali e a maggior ragione mi infastidisce il fatto che altre persone sia pur beneficiarie del mio profondissimo affetto e stima lo facciano al posto mio. Non trovo nulla di strano né di sconveniente nel fatto che mia sorella e Zanza ritengano sensato intrattenere i lettori sugli sviluppi a breve o lungo termine delle loro liason amorose arricchendo talvolta i propri resoconti con accenni a specificità che a parer mio dovrebbero appartenere esclusivamente al privato e all' intimo delle persone. Riconosco comunque che tale mia opinione mi collochi quantomeno in un area non trend, visto che al momento un commento in rete sul perizoma di Megan attrae assai più di un dibattito su destra e sinistra hegeliana. "Probabilmente- sosterrebbero mia sorella e Zanza - perchè i rimandi ontologici del citato indumento intimo sono ben più immediati delle posizioni di alcuni eminenti filosofi del passato e contemporanei in merito ad Hegel".
In ogni caso se Zanza vuol renderci edotti sulla perizia della sua ultima fiamma nell uso della propria utensileria penso riguardi solo lei e al massimo una questione di buongusto idem dicasi se mia sorella si compiace della sua personale inclinazione alla promiscuità in fatto di relazioni occasionali cogestite con la sua migliore amica. Son fatti loro e, per loro gentile concessione, anche di chi li legge. Liberissime dunque di farlo.
A me non è piaciuto che io e Martina comparissimo come attori di una telenovella malscritta e peggio recitata. Nè mi fa piacere che le mie amiche vengan sempre descritte come bianchicce e concupiscenti portatrici di efelidi. Alcune di esse conoscono l' italiano leggono il blog e mi secca che io possa apparir loro come il promotore di questa fuga di notizie sulle loro caratteristiche fisiche e sulle loro attitudini sessuali.
Et de hoc satis diceva mio zio Dante quando pensava di aver bevuto abbastanza rosso.
Nel mio prossimo post mi dedicherò alla trattazione delle considerazioni di carattere generale volte ad indagare se l' epoca dei blog sia terminata o quantomeno sia in fase terminale.
Quanto all' area culturale dei miei futuri interventi ho pensato di occuparmi in maniera più o meno alternata di cinema ed arte.
Inizio oggi con il cinema proponendo un film che appartiene all' area psicologica. All' interno di questa cercherò di scegliere titoli di lavori che trattino in maniera specifica come certe situazioni didattiche o sperimentali possano portare a particolari condizionamenti nei partecipanti ed anche a sviluppi imprevisti.
Il film si chiama Effetto Lucifero e in cineteca troverete tutte le indicazioni sui canali che ne consentono la visione in streaming. Qualora vi foste dimenticati come accedere alla cineteca di Esserino vi preghiamo di segnalarcelo nei commenti e vi forniremo nuove credenziali di accesso. Per evitare che nuovi o casuali lettori del blog ci inoltrino inappropriate ed irricevibili richieste di condivisione di films preciso che l' accesso alla nostra cineteca è consentito solo a lettori che a suo tempo abbiano ricevuto la tesserina per accedere e che comunque la nostra redazione si limita ad elencare le emittenti o le piattaforme italiane o straniere presso le quali sia possibile la visione di un determinato film senza peraltro condividere o pubblicizzare in forma diretta o indiretta il loro operato e i loro prodotti commerciali e soprattutto senza ricevere da esse alcuna royalty, provvigione o benefit.
Un affettuoso saluto a tutti i nostri lettori
Buona Domenica
Bobby
Per una introduzione mi affido alle illuminanti parole del prof. Jeroen Vaes del dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell' Università di Trento
Si tratta di una tematica classica della psicologia sociale introdotta da Philip Zimbardo nel 1971. In quegli anni lui condusse il famigerato esperimento carcerario di Stanford in cui assegnò in modo casuale a un gruppo di volontari il ruolo di prigionieri o di guardie all’interno di un carcere simulato. I partecipanti di questo esperimento erano stati selezionati perché ritenuti equilibrati, maturi e privi di un passato criminale. Nonostante questa selezione accurata, Zimbardo fu costretto a interrompere l’esperimento dopo solo sei giorni perché le guardie erano diventate violente, sadiche e vessatorie nei confronti dei prigionieri. Questi, umiliati, dimostrarono sintomi di apatia e disgregazione individuale e collettiva.
Il risultato dell’esperimento fu definito “effetto Lucifero” perché ha dimostrato come persone essenzialmente buone, considerate normali, possano trasformarsi in mostri capaci di atti disumani. Questo effetto suggerisce che la malvagità non deriva solo da chi siamo, ma viene anche determinata dalla situazione specifica in cui ci troviamo. Nei decenni successivi, vari studiosi hanno proposto delle spiegazioni e individuato le condizioni e le situazioni che creano l’effetto Lucifero.
Fra queste condizioni troviamo la de-individuazione: ogni volta che nella mente di un individuo l’appartenenza a un gruppo è predominante, la persona non agisce più come singolo con una propria consapevolezza di sé, capace di riflette (almeno nel momento) sulle proprie azioni. Il gruppo di appartenenza dà la sensazione di anonimato e riduce il senso di responsabilità. Nell’esperimento carcerario, le guardie formavano un gruppo coeso, indossavano la stessa uniforme color kaki con occhiali da sole riflettenti il che rendeva il riconoscimento personale più difficoltoso creando la condizione perfetta per la de-individuazione.
Tuttavia non si può sottovalutare l’impatto che il ruolo di direttore del carcere ricoperto da Zimbardo ebbe durante l’esperimento. La sua autorità ha aiutato a legittimare il comportamento vessatorio delle guardie. L’autorità, se visto come fattore legittimante, può far emergere il lato peggiore nelle persone come dimostrò Stanley Milgram (1963) nei suoi famosi esperimenti sull’obbedienza, nel quale un’autorità, nel caso specifico uno scienziato, ordinava di dare delle scosse elettriche a un'altra persona fino a un voltaggio potenzialmente letale. Più del 60% dei partecipanti, anche se dimostrarono sintomi di tensione e protestarono verbalmente, diedero la scossa più forte
E così siamo tornate a casa, ubriache del bel mondo delle stazioni sciistiche, svizzere, ubriache della visione di uomini e donne che delle bollette e del gas se ne fregano bellamente ma anche, grazie al cielo ebbre di buona Grappa William che in questa fiera delle vanità ci appariva appare come bene rifugio ed unica cosa naturale. Costanza è stata un ospite stupenda e non ci ha permesso di tirare fuori nemmeno un centesimo. Ci ha anche protette abbastanza dal mondo falso e luccicante di Saint Moritz invitandoci nei posti più carini e meno affollati da ricconi supponenti e da cafoni, molti dei quali italiani, vogliosi di mettersi in mostra. Credo comunque che se avessimo soggiornato nelle italiche mete di Cortina o Madonna di Campiglio avremmo riportato le stesse impressioni. Per tutto il resto siamo state davvero bene e devo smettere di parlare al femminile perché c'era anche Bobby a far parte della combriccola vacanziera. Il fratellone che come sempre si è defilato dalle occasioni più mondane non è pero riuscito ad evitare le pressanti attenzioni della figlia di un paperone che Costanza ha definito come suo importante partner d'affari. Bobby senza aver fatto niente per promuovere tanto interesse nella ragazza deve aver fatto breccia nel cuore o quantomeno aver suscitato la concupiscenza di lei una tipa assai appariscente ma con un cervello che bilanciava il sedere. Quest'ultimo come voi avrete già capito era decisamente troppo esuberante e ostentato mentre la teca cranica pareva ospitare materia di certo non ostentabile e per nulla esuberante. Ce la siamo ritrovata spessissimo al nostro tavolo tanto che Bobby alla fine ha dovuto tirar fuori le foto della sua fidanzatina inglese ed anche qualcuna di Martina per farle capire che non c'era trippa per gatti. La zia Holly è stata probabilmente la più fortunata nella avventura svizzera perché avendo portato solo maglioni giaccone e jeans ha beneficiato di un guardaroba da sera che penso non avesse mai attraversato le sue fantasie e neppure le mie, credeteci. Costanza, infatti, in vista di alcune serate in cui ci ha invitato a tenerle compagnia per la cena e il dopocena ci ha molto cortesemente chiesto se volessimo usufruire di alcuni suoi vestiti da sera. Quando ci ha aperto gli armadi siamo rimaste a bocca così aperta da rischiare lo slogamento mandibolare. Perché siamo si di gusti semplici e pratichiamo un esasperato understatement ma il bello e l' elegante lo sappiamo comunque riconoscere e pareva che il gotha dell' alta moda avesse fatto a spallate per riempire quegli armadi. Purtroppo io non entravo neppure negli abiti adatti alla taglia attuale di Costanza perché le mie tanto osannate forme stavolta mi hanno giocato un bel tiro mancino. Non entravano assolutamente in alcuna di quelle meraviglie e quando straforzando uno Chanel che mi aveva incendiato il cuore, sono riuscita ad infilarmici dentro parevo una passeggiatrice dei film sulla dolce vita. La zia invece entrava bene ovunque, anzi ci largheggiava perché, sebbene anche Costanza non sia una donnona, tra lei e la zia ci sono almeno sei sette kg di differenza. "Niente paura- ha detto la nostra anfitriona elevetica- andiamo nel mio armadio da ragazza". Non ci crederete ma lì la roba era ancora più bella e Costanza ha detto "Holly tutto quello che ti sta e ti piace è tuo io purtroppo non ci entro più". Io la zia l' ho sempre vista con i jeans e il maglione ma so che in estate, in costume può permettersi di sfoggiare un fisico da adolescente che spesso io Zanza le abbiamo invidiato e così l' ho vista entrare e uscire da quelle meraviglie come fosse un serpente che si sfila dalla propria pelle. Alla fine ne ha scelti 2 che sono non una meraviglia, sono, credetemi creazioni che potrebbero stare in qualche museo dell' alta moda. Le foto qui sotto le ho fatte io basandomi su quel minimo di professionalità che mi aveva spinto a intraprendere il mestiere di fotografa, sogno poi rimasto nel cassetto insieme a tanti altri. Ho volutamente ricercato l' effetto seppia per far risaltare come
"Be che c'è di male? Ad averne di persone così!"
"Certo, c'è un solo problema lui fa solo quello che vuole, lo fa come cazzo gli pare e soprattutto quando decide lui"
"Spero non sia così in tutto, per me lo zio, lo sai, è sempre un mito".
"Certo infatti fa gli stessi miracoli e anche le stesse cazzate dei protagonisti della antica mitologia. Comunque se per "in tutto" intendi anche letto, allora no. Con me almeno non ha mai cercato applausi o consensi. Lo avrei mandato affanculo fin dalla prima sera. Del resto è troppo smaliziato per scivolare in simili banalità ma sono sicura che nel suo album dei ricordi conservi anche troppe oche inclini al battimani e credo che ogni tanto quel suo ego del cavolo si abbeveri là".
Buon Weekend
Dani
Priva dele conzuete raccomandazioni dele nostre donne che stavorta sono a divertissi in Isvizzera, ammé e a Dino, la Befana, c'ha portato du calze che stamattina, a vedelle, c'è venuto male da quant'erano strinzite.
"Boia dé -mi fa Dino- e so le sei e mezzo Dante, dagli tempo".
"Ocché le riempie a rate le carze la Befana?"
"Boh quello un lo so ma a dormì un poinino di più un mi sembrerebbe sbagliato, boia, e mi sembra d'esse ar barre che tutte le mattine ale 6 mi tocca arzammi."
"Ma perché continui a dormire al Bar Dino? Hai ancora la casetta che ti ha lasciato Don Luigi."
"Eh lo so ma che voi, le poche vorte che dormo a casa sto sveglio tutta la notte e un mi riesce di chiude occhio invece al barre fenisce sempre che la sera insino a mezzanotte mezzanotte e mezzo un si chiude così mando via Zanzina un pochino prima e poi fo il giro dela serranda, dela porta di dietro nzomma controllo che porte e finestre sieno chiuse e a quel punto dormo, ale sei mi sona la sveglietta che mi regalasti te, te lo ricordi quella che mettesti a posto sotto ar banco nell' ora di greco cor prof Bellagra che ci macinava le palle co Demostene, e poi si prencipia, accendo le luci avvio la macchina der caffé, ariva Zanzina or su fratello le poche vorte che lei ha fatto tardi perché aveva mpo' d'uccello pe le mani e via si fa r cappuccino, lo correggo cor cognacche, ci zuppo la brioscia, apro rgiornale e leggo ad arta voce le notizie di merda d'ogni giorno".
Insomma si è costruito una routine che lo tiene vivo, anche se mi pare si tratti di mera sopravvivenza ma la mia situazione non è tanto meglio, è vero che io ch o Holly e anche Dani ma la mi nipote ha secondo me le medesime carenze di ciccia da ripieno che ha Zanzina. No che un troverebbero eh, so un piacere pell' occhi tutte e due ma in amore un hanno fortuna. La su zia l' avrebbe fortuna perché a mmé mi garba ancora come quando la conobbi tanti anni fa ma pe trovalla in bona disposizione bisogna sapé fa de carcoli come quelli dell' epatta perché è sempre nervosa da stiantà e come prencipi a sdrusciagliti addosso o ti manda in culo o se è nele giornate di bona un sorriso te lo fa anche ma è un sorriso di compassione come a dì "ma ncora hai di codeste idee mbecilli ala tu età?"
Così si so fatte guasi le sette e Dino ha aperto la su carza
"Boia Dantino e c'è un biglietto scritto in arabo"
Apro la mia e vedo un link
https://www.tvdream.net/web-tv/zjarr-televizion-albania/
"Unnè arabo Dino è un link per vedere in istriminghe una emittente arbanese"
"E che cazzo ci fo?"
"Un lo so probabilmente si bypassano quei programmi che in Italia sono a pago tipo le partite di calcio su Dazzomme."
"Na specie di triangolazione nzomma ma loro che ci guadagnano?"
"Oh Dino, ma bisogna ditti anche come si fa l' "O" cor culo atté costì? La televisione più spettatori ha più vende meglio la su pubblicità ora metti te che dieno Italia Spagna (pe fa n esempio) e qui sia a pago. Lo sai quanti italiani si connettano?"
"Penzo parecchi"
"Bene allora se ne minuti di pausa pubblicitaria ti fanno vedé que du poveri omini che portano i divani dappertutto, pare addirittura abbino aperto anche na tenda ner Sahara pe poté vende un divano a beduini, nzomma se passano la loro pubbricità su sta emittente, la vedano tanti italiani e magari quarcheduno compra no?"
"Boia te dovevi fa r professore d'economia e Giorgetti sonà l' armonica".
Certo noi unè che si sia propio malati di calcio ma visto che nela calza un c'era altro, s'è mangiato na fetta di panettone avanzato dall' ultimo e poi mi so dato da fa pe fagli vedé come s'addopra r su regalo dela Befana.
Ho acceso r pc, la uaifai, ho ncollato l' indirizzo indove m'ha nzegnato la mi nipote e dopo un po di tentativi, perché da prencipio, mi diceva che la connessione andava fori tempo massimo, c'è apparzo il nostro regalo. ir telegiornale der mattino co diverze annunciatrici che si sono alternate nella conduzzione der notiziario
questa qui sotto poi anche se ci leggesse la Messa in arbanese avrebbe dell' ascorti ale stelle
La lingua un si capiva, nemmeno nele didascalie scritte, ma secondo voi c'è quarcheduno che lo ascolta questo telegiornale.
Mi so documentato su internet e la notizia era stata data anche su autorevoli organi di informazione italiani solo che a noi c'era sfuggita.
Meno male che c'ha penzato lei! Basta col catastrofismo in tv, un se ne pole più e allora la Befana bada come ci ha risolto il problema. Ovviamente siccome siamo dell' animi senzibili ci siamo posti i conzueti dubbi sulla discriminazione, sull' immagine dela donna ecc. e cor una ricerca in rete s'è visto che guadagnano doverse migliaia di euri ar mese, no quanto in Italia ma in Arbania so de bei sordi,
Pare che ogni mattina ale porte dell' emittente ci sia una fila piuttosto lunga di candidate. Pare anche che tre o quattro siano in trattativa per entrà nela scuderia del nostro sempreverde Cavaliere che l' ultima che ha detto pare sia; "chi di figa ferisce di figa perisce" augurandosi di morire in gloria co qualche nipote di chissacchì? Le candidate a venire in Italia dovranno però fare un corso accelerato di lingua italiana, come far vedere le poppe, invece pare lo sappino già da sé.
Bona Befana a tutti
Dante & Dino