domenica 7 marzo 2021

fatevi i gatti vostri 1772 " il mea culpa di Dani"

Ricevo  una mail da una lettrice storica ma raramente presente nei commenti con  una richiesta appena velata di rimprovero in merito alla annunciata serie di Scott & Bailey fermatasi alla recensione della prima puntata. Ha tutte le ragioni e a mia discolpa posso solo fare presente che oltre ad essere io una incasinata cronica, oltre a volerne fare mille e una mentre sto facendo la millesima cosa non mi pare di aver ricevuto molti incoraggiamenti per dare seguito a quell' idea. Comunque quale mea culpa e relativa penitenza con speranza di espiazione rapida in un futuro assai prossimo presenterò la seconda puntata della prima stagione. Gli aventi diritto all' accesso in mediateca troveranno anche links relativi alle emittenti che consentano la visione dell' interessante e simpaticissimo serial britannico. Chiedo cortesemente ai lettori  anche a quelli  che già mi avessero manifestato la loro opinione sulla serie, di farmi nuovamente conoscere il loro interesse o meno alla prosecuzione di tali presentazioni. Qualcuno c'era ma non ne ricordo molti e mi scuso di cuore per le mie continue dilazioni in merito alle promesse fatte. Purtroppo Bobby si fa sentire solo per dire che sta bene e sta lavorando ma da quando è rientrato ad Oxford la sua loquacità, già contenuta, si è ridotta del 90 per cento. Sicuramente starà ancora metabolizzando il dispiacere conseguito alla decisione sua e di Martina di trasformare la loro relazione in una profonda e sincera amicizia. Ricordo che lo zio usava spesso la dizione eutanasia di un amore prendendola a prestito da un autore che non ricordo chi fosse.

La zia ha sempre aiutato come può ma non è blogger né per vocazione né per professione. Resto nelle mani dello zio che ultimamente mi è apparso più disposto a partecipare con qualche contributo e al mio alter ego livornese Zanza che però, come sapete sta attraversando un periodo estremamente difficile legato alla cessione del bar e a un conseguente radicale cambiamento del suo stile di vita. Può darsi anche che allontanandosi obtorto collo dal Bar Nado, suo luogo di infanzia, di crescita e di formazione lei che di carattere è fortissima, trovi ancor più forza per rendersi totalmente indipendente da quel paradiso con le sbarre. La definizione è di Ampelio che così mi descrisse il suo luogo di lavoro aggiungendo: "quando ne sei lontano ti sembra d'esser mutilato, quando ci sei dentro lo maledici".

Ecco, infine, un film che mi era stato richiesto da Murasaki, un grande classico che dovrebbe portare allegria in questa domenica, purtroppo  preludio a una nuova ondata di misure anticovid.

Qui la presentazione da my movies a parer mio leggermente ingeneros. In cineteca le indicazioni per la visione in streaming su emittenti che la consentono.

Buona Domenica

Dani

COMMEDIA CON BUONI BALLETTI E BELLE MUSICHE, MA NIENTE DI PIÙ.

Il regista di Tre uomini e una bimba Dirty dancing ha raggiunto un buon successo di pubblico anche con questo film. Deloris, la pupa di un gangster, deve scappare a San Francisco perchè testimone di un omicidio. A commetterlo è stato proprio il suo uomo. La polizia la fa custodire in un convento di carmelitane. L'irrequieta donna, in abito talare, ne combinerà di tutti i colori. Buoni i balletti e le musiche. 


sabato 6 marzo 2021

fatevi i gatti vostri 1771 "prima di Thelma e Louise"

Tutti impegnati prima che ci ridipingano in arancio. I cretini sono impegnati ad affollare  i bar noi a raccattare gli ultimi soldi ottenibili da qualche lavoretto. Assai singolare quello odierno, dobbiamo spostare  60 gabbie di uccellini da una parte all' altra di Venezia. Un anziano signore collezionista di canarini e altri uccelli canori si trasferisce da una zona di Venezia ad un altra. Distanza relativa, circa 2 km. ma amssima attenzione richiesta. In più gli uccellini debbono stare coperti per evitare sbalzi di temperatura e schizzi d' acqua. Sarebbe stato ideale portarli con un motoscafo che è tutto coperto ma chiedevano cifre ben al di sopra delle possibilità dell' anziano pensionato che deve trasferirsi. Vedendoci scaricare qualche giorno fa ci ha chiesto se avessimo potuto fare noi quel servizio. Non è un problema portare le sessanta gabbie che costituiscono il patrimonio del nostro committente  ma creare su una barca da trasporto scoperta un ambiente protetto. La zia era titubante ma zio Dante ha esordito con il suo più classico: e che ci vole? Un servirà mica il dipartimento d' ingegneria nautica no? Poi ha costruito con dei tubi di rame dei sostegni incurvati e li ha resi solidali con piccoli listelli di legno che li tenevano insieme. Non ha dovuto pensar molto perché la barca che tiene a Follonica ha questo tipo di copertura fatta da lui


Ovviamente a differenza della sua (foto) la barca della zia ha dimensioni maggiori, il tempo era poco e non si potevano spendere 300 euro per un lavoro che non ne rendeva neppure 200. Così ha usato materiale di recupero e tovaglie plastificate, insomma lavoro valido per l' uso una tantum. Alla fine pareva una attrezzatura realizzata in perfetto stile ROM ma risultava funzionale e le gabbie messe sotto e protette con vecchie coperte sono al sicuro. Adesso devo partire perché andremo io e la zia mentre lui sarà ad aspettarci all' approdo di arrivo per scaricare le gabbie.

Il film di oggi, presentazione richiesta da Patty, potrebbe essere anche una piacevole sorpresa lo zio lo aveva nella sua collezione e lo guarderò nel pomeriggio-sera. Lui dice che è un antenato del Thelma e Louise che a me piace tanto e molto mi è piaciuto anche La pazza gioia. Insomma le fughe in macchina mi appassionano, mi ricordo che anche Un mondo perfetto con Kevin Kostner era riconducibile a questo filone. La maggior parte hanno fine tragica, non la Pazza gioia per fortuna.

il commento è da my movies, Morandini e  wikipedia

Buona giornata

Dani

Sugarland Express (The Sugarland Express) è un film del 1974 diretto da Steven Spielberg e interpretato da Goldie Hawn, William Atherton, Ben Johnson e Michael Sacks. Ispirato a eventi realmente accaduti in Texas nel 1969, segnò il debutto del regista in un lungometraggio cinematografico (se si esclude Firelight del 1964) e fu accolto con recensioni positive pur ottenendo scarsi risultati al box office.


Fu presentato in concorso al 27º Festival di Cannes dove vinse il premio per la migliore sceneggiatura.



LA FUGA DAL CARCERE 
DI DUE INNAMORATI.




Una giovane donna convince il marito ad evadere di prigione, nonostante gli rimangano solo quattro mesi da scontare, per raggiungere il figlioletto affidato ad un'anziana coppia di coniugi. I due si impadroniscono poi di un'auto della polizia, prendendo in ostaggio l'autista. All'inseguimento della coppia si lanciano subito diverse pattuglie delle forze dell'ordine alle quali, via via, se ne aggiungono altre. Il gigantesco carosello viene seguito con emozione, per radio e per televisione, da migliaia di persone. La donna si sente un'eroina e convince il marito a non arrendersi 


Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Lou Jean (Hawn) va a far visita in carcere al marito (Atherton) e lo convince a evadere per accompagnarla a recuperare il loro bambino affidato a due anziani coniugi di Sugarland. L'inseguimento alla coppia, con un poliziotto che hanno in ostaggio, si trasforma in mastodontico schieramento di forze. Tragico epilogo. Riuscito esordio sul grande schermo del ventisettenne Spielberg con un dramma on the road ispirato a un fatto vero che diventa un lucido e amaro saggio sulla società americana dei consumi e sui meccanismi del potere.

venerdì 5 marzo 2021

fatevi i gatti vostri 1770 "Finira' - la canzoncina di Speranza"

Vi saluto cor un brevissimo video perché armeno vi rendiate conto che so vivo e un m'hanno messo ner congelatore pe continuà a riscote la penzione come hanno fatto arcuni. Non  perché  n casa mia siano boni. so tremende le du umane e le gatte gemelle, l' unico che si sarva è Balena. Sicuro avran fatto du conti e hanno visto che  cola mi pensione ci comprano un pacchetto di cingomme e poi devan biascicà tutto r mese.

Un so per quale cazzo di motivo non riesco a mètte la comunicazione di servizio e i miciosi saluti der Gatto Esserino che eran da mètte entrambe, dopo quando torna Dani vedrà lei. In cineteca c' è un commento più esteso al firme, leggetelo se vi va.

Bona Giornata

Dante



Qui sotto nvece vi si presenta St' Elmo's fire 


MILANO – Una piccola perla anni Ottanta, un film poco citato (se non per il cast) diretto dal compianto Joel Schumacher che in realtà, rivisto oggi, risulta invecchiato molto bene. St. Elmo’s Fire uscì negli Stati Uniti il 28 giugno del 1985 – in Italia arrivò però un anno dopo, il 4 luglio 1986 – in piena era Reagan, proprio mentre la cultura pop veniva amplificata da MTV e Madonna e George Michael erano sui poster di metà degli adolescenti d’America. Una settimana dopo l’arrivo in sala però, il 3 luglio 1985, nei cinema americani uscì un film destinato a diventare mito e (ovviamente) a offuscare tutto quello che c’era stato prima: Ritorno al futuro.

St Elmo's Fire.
Le ragazze di St Elmo’s Fire: Mare Winningham, Demi Moore e Ally Sheedy.

Non fu un caso quindi che, dopo un’apertura forte, St Elmo’s Fire (lo ritrovate su CHILI in streaming qui) crollò e incassò alla fine dell’anno solo 37 milioni di dollari, una cifra ampiamente al di sotto di quanto si aspettasse la Columbia che in quella stagione si ritrovò anche a coprire i buchi di Silverado. Non solo: Rob Lowe fu anche premiato (ingenerosamente) come peggior attore dell’anno e la critica si scagliò contro il film e contro Schumacher, al suo terzo film (dopo due flop, di cui uno con Mr. T). Il New Yorker bollò il povero regista addirittura come «senza talento». Insomma, un disastro. Eppure, come spesso accade, il tempo, non la critica (spesso smentita) rimane la misura per capire se un film era davvero valido o era solo un titolo figlio del periodo e della tendenza.

St Elmo's Fire
I ragazzi: Andrew McCarthy, Emilio Estevez, Judd Nelson e Rob Lowe.

E allora? E allora St. Elmo’s Fire avrebbe dovuto finire seppellito nei ricordi degli anni Ottanta, in fondo al cassetto tra le polaroid, i fuseaux e gli adesivi dei New Kids On The Block, un oggetto inutile e malinconico, invece no, invece rimane (ancora) una piccola favola gentile che racconta di noi molto più di quanto credessimo e il posto dove si ritrovano i magnifici sette, il St. Elmo’s Bar, altri non è che quello che diventerà poi il Central Perk di Friends di dieci anni dopo, un luogo in cui scambiare umori, sentimenti e emozioni. «L’amore? L’amore è solo un’illusione creata dagli avvocati per poi avere matrimonio e quindi il divorzio dove loro possono entrare in scena…».

St Elmo's Fire
La classe degli anni Ottanta.

Riletto oggi, St. Elmo’s Fire è un incrocio tra Il grande freddo e Breakfast Club (uscito pochi mesi prima), non a caso ci sono alcuni attori in comune (Judd Nelson, che in quell’anno infilò anche un altro cult come Fandango, Emilio Estevez, Ally Sheedy), anche se sono Rob Lowe e Demi Moore a rubare la scena in più di un momento, grazie anche allo stile e ai costumi che Susan Becker – che poi avrebbe vestito Diane Keaton in Baby Boom – aveva cucito loro addosso, tra cravatte non annodate e collane portate larghe, larghissime, sopra i vestiti à la Cercasi Susan disperatamente (che era appena uscito) sfoggiati dalla Moore, senza dimenticare sassofoni e camicie ad hoc.

St. Elmo's Fire
E poi ci troveremo come le star al St. Elmo’s Bar…

Lowe, figlio della Virginia benestante, era già stato lanciato da Coppola ne I ragazzi della 56° strada, Demi arrivava dal New Mexico e da Una cotta importante, ma la strada era tutta da fare. Insieme agli altri cinque (da segnalare Andrew McCarthy, sempre perfetto) i nostri magnifici sette mettevano in scena una generazione che cercava di barcamenarsi tra le ambizioni dei genitori e le proprie passioni, tra demoni e sogni, una famiglia innocente fuori dalla famiglia reale, un gruppo che – tra risate e battute – cercava di fingere che tutto andasse bene. Ai tempi non lo avevamo capito, ma quei sette ragazzi raccontavano già quello che poi sarebbe successo a tutti noi.

giovedì 4 marzo 2021

Fatevi i gatti vostri 1769 - Pregherò o bestemmierò? Ancora un lo so

Allora e c'è r Papa che prega tutti i giorni ma per quanto si vede a livello di resultato s' evince che ir citofono deve avé de problemi. Del resto se un gli danno ascorto e se un ci mette una mano quarcheduno lassù all' attico co sta storia del Virusse mi tocca rimettemi a bestemmià ammé pe vedé se armeno l' incazzati l' ascortano. 

Veniamo a cose più terrene.

Leggendo il commento d' ieri  del Parmigiamino ho riscontrato che anche io ero incappato ner medesimo problema ovvero l esser conscio che un nostro vecchissimo post trattava un determinato argomento e l incapacità  di ritrovarlo attraverso gli strumenti di ricerca messi a disposizione da blogspot. Per Giacomo si trattava del film scacco mortale per me di standbyme. Non mi riferisco tanto al filme che con la canzone c'entra poco. In pratica il brano fa solo parte della musica anni 50 usata nella colonna sonora perché proprio in quegli anni si ambienta la storia

La canzone poi a voler essere precisi nacque il 22 maggio del 1961. Probabilmente, almeno a lume di ricordo, pubblicammo un brano di armonica nel quale appunto avevo interpretato quel successo nzieme a Dino cola chitarra. E' un pezzo non facilissimo da fare con l' armonica a causa degli alti toni ravvicinati che portano con facilità a steccare ma una volta appreso diventa stupendo da suonare.


Ricordo che io o chi fece il post, riprese un articolo comparso in rete nel quale si confrontava il testo inglese  con la versione italiana scritta da Don Backy e interpretata da Celentano.  L articolo lo ha ritrovato Dani e lo incolliamo, il pezzo all armonica era presente nella raccolta delle mie cover e anche quello lo potete risentire  qui sopra. Infine per sanare ciò  che non ha risolto la ricerca blogger si presenta anche Scacco mortale di cui parlava Giacomo e pe oggi ci si pole salutà  

Bona giornata

Dante


Pregherò": Quando una cover supera l'orignale
Il 15 agosto 2016, sul La musica che gira intorno...

"Pregherò" è un brano inciso da Adriano Celentano prima come singolo nel 1962 e poi incluso nell'album "Non mi dir" del 1965. Il brano nasce come cover di "Stand by me" portata al successo da Ben E. King e scritta con Jerry Leiber e Mike Stoller nel 1961. Inizialmente il lavoro di adattamento all'italiano era stato commissionato a Miky Del Prete ma dopo le iniziali difficoltà entrò in scena un altro elemento dell'allora Clan Celentano ovvero Don Backy. L'autore, all'anagrafe Aldo Caponi, compose il pezzo trasformandolo letteralmente e dando un valore fondamentale anche al testo. Infatti se l'originale aveva tratto successo soprattutto per l'aspetto musicale presentando un testo d'amore abbastanza banale, la versione scritta per Celentano offre un testo emozionante e coivolgente. Quest'ultimo, infatti, parla di una ragazza non vedente che per tale ragione ha perso la fede in Dio ed un uomo cerca di riportarla sulla strada del Signore. Il successo fu subito enorme anche se Don Backy perse i diritti poiché il brano venne erroneamente ritenuto di dominio pubblico, mentre in seguito, gli autori originali richiesero ed ottennero i diritti del brano. Ma Celentano e Don Backy ebbero la loro vittoria sul campo poichè il brano assunse tutto un altro valore ed ancora oggi è uno dei più amati del repertorio dell'artista. L'ennesima prova del buon lavoro fatto da Don Backy arriva quando Dalida scelse proprio quella versione al momento che decise di proporre una cover in francese del brano dal titolo "Tu croiras" nel 1963. Tra l'altro, anche quella americana, in realtà non era una canzone del tutto originale poichè era solo un adattamento alle musicalità dell'epoca di un brano gospel del 1955 lanciato dai The Staple Singers. In ogni caso, non è in dubbio la forza musicale del pezzo proposto da Ben E. King e divenuto giustamente un successo senza confini e senza tempo ma è anche vero che la forza del testo aggiunta da Don Backy e l'interpretazione di Celentano hanno dato a quel brano quel qualcosa in più per renderlo immortale. 


    

Una partita tra due giovani scacchisti finisce con lo sconfitto che aggredisce l'avversario e lo ferisce. Diversi anni dopo, colui che all'epoca vinse, Peter Sanderson, è diventato un giocatore di scacchi di livello internazionale ed è impegnato in un torneo in un'isola dello stato di Washington. A seguito dell'efferato omicidio di una delle hostess della manifestazione, Sanderson è coinvolto nelle indagini poiché aveva avuto una relazione con la donna poche ore prima dell'omicidio; inoltre un misterioso e losco personaggio contatta Sanderson per avvertirlo che colpirà ancora e che metterà alla prova il protagonista con una serie di enigmi, da risolvere prima che sia troppo tardi. Nel frattempo si occupano del caso gli agenti Frank Sedman e Andy Wagner, col supporto della psicologa Kathy Sheppard, per fare luce sulla vicenda e fermare l'assassino prima che colpisca ancora.

Il zinefilo (https://ilzinefilo.wordpress.com/) commenta così: Come si possono utilizzare tutti gli strumenti giusti, sia tecnici che artistici, eppure rimanere un film assolutamente dimenticabile? Di solito avere Christopher Lambert nel cast aiuta, in questa direzione.

Non ci sono grandi difetti da imputare a Knight Moves, eppure è stato un grande buco nell’acqua all’epoca e con il tempo non è certo migliorato.
Comunque a parer mio (Dante) il film è visibilissimo, thriller onesto e ben confezionato altri reconditi e/o profondi messaggi è inutile cercarceli.

mercoledì 3 marzo 2021

fatevi i gatti vostri 1768 "mi sa ammé che siamo ner bottìno e un c'è versi di sortinne"

Diamo r cambio a Zanzina che n questi giorni c'ha da sgambettà dimorto e poi cor capo è dietro a penzà ar cinesino che dé e ve lo posso anticipà fin d'ora  vedrete che lo lascerà scappa come fa sempre leilì coll' omini perché se su na cosa potrei mette la mano sur foco è che se i tegami fossero tutti come Zanza e ci toccherebbe cucinà ner càntero. Se un sapete cos'è r càntero ve lo spiego subito

partiamo da na canzoncina livornese che si cantava da bimbi:

Ecco tumà

ecco tumà cor cantero

se gli stacca r manico

se gli stacca r manico

ecco tumà

ecco tumà cor cantero

se gli stacca r manico

tutta la piscia n giro




Così avrete digià bell' e capito, senza dotte spiegazioni, che r càntero è ir vaso da notte artrimenti detto orinale o pitale. Nzomma quell' attrezzo, una vorta di ferro smartato, poi di plastica, che si teneva sotto ar letto e quando ci scappava da piscià di notte lo si tirava fori e si evitava d'andà ar camerino  a piglià freddo. A Livorno poi dimorti gabinetti che da noi appunto si dice camerino erano sur terrazzino o nelle scale di case magari in comune co altre abitazioni e nzomma era più confortevole e anche più discreto piscià ner càntero. Se poi s'andava di grosso, dopo avé caato si sentiva sempre la voce stentorea der babbo:

"Boia bimbo metti ver cantero for di finestra sennò ci fai venì r colera te costì".

Nelle case più povere, io ebbi modo di vedenne quarcheduna, addirittura un c'eran camerini di sorta e l' unico modo pe liberassi di quer che pigiava nele budella o pienava la vescica era d' addoprà ir càntero che, probabilmente, si chiamava così con vocabolo onomatopeico rimandante al tamburellio argentino della piscia che colpendo ir vaso smaltato lo faceva risonare come se cantasse.

In quelle case dunque, dove mancava ogni sorta di gabinetto, c'era  ir vaso da notte, che serviva anche anche da giorno perché quando scappa un si pole mica aspettà che faccia buio. Sorgeva tuttaviai  ir problema d'indove svotallo. Pare l' idea sia stata d' un fiorentino, tale Lorenzo Feci (omen nomen), che ar tempo de Medici, o forsanche prima, messe fori dalla finestra di casa una sorta di largo imbuto in coccio detto anche bràca  che si copriva cor un tappo di legno con manico e che, attraverso una tubatura sempre in coccio, raggiungeva il pozzo nero o fossa di raccolta delle deiezioni domestiche. Quando il càntero era stato usato si allungava il contenuto coll' acqua e si votava in tale imbuto for di finestra, poi si sciacquava ancora r cantero coll' scopino e si versava l' acqua indove  prima, quando ala fine il canterò era nettissimo, guasi da potecci mangià dentro, si buttava gù l' urtima acqua chiara e si tappava l' imbuto. La  tubatura,  che partiva dalla braca, poteva passare internamente  o esternamente alla facciata della casa mentre il pozzo nero era sempre o sulla strada o in una corte interna. Quando ir pozzo nero era pieno veniva ir vòtabottìno. Anticamente (ma io so arrivato a vedenne ancora quarcuno nela mi infanzia) aveva un carretto cor cavallo o coll' asino e sur carro c'era una sorta di botte grande con una larga apertura in cui si infilava un imbutone per travasacci quel che veniva levato dar pozzo nero, tale botte sul carro   si chiamava la botte der bottìno guasi a formare un gioco di parole tanto che io avevo nventato n'altra canzoncina pe piglià pel culo il Ciampi:

ndov è andato ver bambino

che  si chiama Ciampi Dino?

poverino poverino

è cascato quer bambino

nela botte der bottino

boiadé com è conciato

io dar puzzo ho rigettato

se un lo lavan perbenino

saprà sempre di bottino




L' omo scoperchiava ir pozzo nero che in Toscana appunto vien detto anche bottino e con pazienza un secchio e una pala svotava il tutto caricandolo poi sul carro. Un vi potete immagina ir puzzo, c'era da stiantà. Da noi si dice c'è un puzzo di bottìno che appesta poi la locuzione è stata abbreviata in semplicente boia dé che bottìno, e s'appesta.   Per estensione «trovarsi nel bottìno» può indicare una circostanza estremamente critica, talvolta senza via d'uscita. " Siamo ner bottìno» (Siamo nei guai)". Bottìno per ulteriore estensione pole anche essere attributo che si  rivolge a dele persone. Boia dé hai visto Emilio? Si rigirava dele tope da paura e ora si confonde con quer bottìno di pisana.

Argomento alto vello d' oggi come avrete avuto modo di apprezzare,

ner caso siate lillì pe dà di stomaco vi s' offre la presentazione d' un firme che fa meglio del Plasille come antinausea

eccolo sempre co recenzione da my movies

Bona Giornata

Dante


UNO DEI FILM PIÙ BELLI SULL'ADOLESCENZA 
DEGLI ANNI '80.

Un semplice, ma ricco film tratto da un romanzo di Stephen King. Quattro ragazzi, il tenero Gordie Lachance, il saggio Chris Chambers, Teddy Duchamp occhialuto estroverso e Vern Tessio, il ciccione pauroso (tutti con problemi con il padre) decidono un giorno di partire da Castle Rock, nell'Oregon dove abitano, per una escursione verso il bosco, incamminandosi lungo i binari della ferrovia. L'occasione è anche eccitante, Vern ha sentito il fratello parlare con un amico del ritrovamento del corpo di un ragazzo. Battendo sul tempo una banda di ragazzotti, i giovani esploratori incappano nel cadavere. 

Francesco Rufo
venerdì 10 luglio 2009

Stand by Me è il racconto di un viaggio iniziatico che porta i quattro protagonisti dall’infanzia all’adolescenza. I ragazzi affrontano, come gli eroi delle fiabe, prove che sono lezioni di vita. La 1ª prova è la discarica, luogo avvolto dalle sinistre leggende di un feroce guardiano, che è in realtà un imbranato grassone, e di un terribile cane, che è in realtà un innocuo cagnolino: i ragazzi sperimentano la distanza tra mito e realtà. La 2ª prova è l’attraversamento del ponte lungo il quale i quattro rischiano di essere travolti da un treno: è una prova di coraggio. La 3ª prova è il bosco immerso nella notte vista come spazio tipico delle paure dell’infanzia: intorno al fuoco i ragazzi si raccontano, fronteggiano le loro paure, assaporano il senso profondo dell’amicizia, dell’appartenenza al gruppo. La 4ª prova è il bagno nel laghetto in cui i corpi dei ragazzi si coprono di sanguisughe: è una prova di dolore fisico. La 5ª prova è incentrata sul corpo di Ray: i ragazzi conquistano la consapevolezza dell’umana mortalità, della finitudine della vita e dell’infanzia, acquisiscono il senso della comunione generazionale, si scontrano con gli “altri”, che non sono gli adulti – quasi tutti assenti – bensì i ragazzi più grandi, gli adolescenti, appartenenti a un’altra, precedente generazione. Tra bambini e adulti c’è estraneità; tra bambini e adolescenti c’è scontro aperto. Il percorso di Ray verso la morte corrisponde a quello dei quattro verso la fine dell’innocenza. Ray è una presenza fantasmatica costante per i ragazzi, prima di apparire come corpo, come realtà concreta. Il ritrovamento del corpo segna il passaggio dal predominio della fantasia al predominio della realtà. Il film celebra l’immaginazione creativa, l’attività dello scrittore, che conserva il segno dell’infanzia. Nelle speranze dei ragazzi, il viaggio è un tentativo di realizzazione delle loro fantasie d’avventura, che si spingono oltre la ristretta realtà della provincia. Stand by me è anche un film sulla memoria, sulla nostalgia per il tempo perduto, sul ricordo dell’infanzia come momento di massima apertura delle possibilità.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Estate del 1959, nell'Oregon. Quattro ragazzini partono per un'escursione di cinquanta chilometri lungo la ferrovia, affrontando varie avventure e scoprendo il cadavere di un ragazzo scomparso giorni prima. Da un racconto ( The Body , 1982) di Stephen King, sceneggiato da Raynold Gideon e Bruce A. Evans, nominati all'Oscar, uno dei film più belli sull'adolescenza degli anni '80, nel miracoloso equilibrio della memoria tra sentimento e avventura. Sarebbe piaciuto a Truffaut. Bravissimi i quattro ragazzini. Fotografia stupenda di Thomas Del Ruth. Musica: Jack Nitzsche con la canzone "Lollipop". Il titolo è lo stesso di una canzone di Ben E. King.


martedì 2 marzo 2021

fatevi i gatti vostri 1767 " Urtime notizie: "Dante un ha corpe secondo Ale so io ir tegame in presenza"

Grazie al Prof. Martinelli, come sempre gentilissimo ed esaustivo nel fornire lumi di carattere letterario e stilistico. Approfitterei dunque per richiedere a lui e a quant'altri abbiano una specifica spiegazione in proposito, lumi su quanto riguarda l' espressione "in presenza" usata, anzi abusata in ogni riferimento a come debbano essere condotte le lezioni scolastiche in questi tempi pandemici. Per i professori esisteva, almeno mi par di ricordare, l' elegantissima locuzione latina ex cathedra. Per quanto riguarda la presenza al mio rozzo orecchio livornese suonerebbe assai meglio "con presenza" mentre confinerei "in presenza" a quelle frasi nelle quali si vuol dire di fronte a  oppure con x che assiste ma sempre con definizione onomastica o pronomica di chi in presenza sia. Perche la locuzione usata da sé sola o in funzione attributiva per definire ad esempio una lezione - lezione in presenza mi fa davvero ca'are. Parlerei piuttosto  di lezione in aula o lezione a distanza. Siccome però secondo Alessia sono ignorante come una capra oltre che "tegame" in misura massima (lei non essendo Livornese ha optato per il più comune "troia") mi rimetto ai vostri consigli.

E veniamo ad Alessia. Intanto era propio lei l' autrice der commento e ieri mi ha scritto ad esserinoebalena@email.it, segno che armeno il blogghe lo legge. Ha iniziato scusandosi con Dante e che le foto di lui e le su macchine l' hanno fatta ricredere sull' idea che fosse un fake. "In codesta massa di coglioni- mi scrive- almeno uno ci mette la faccia" Seguita poi dicendo che sì era arrabbiata con me da tempo per le mie battute feroci e perché la avrei ostacolata in almeno due impieghi. Si badi bene che si tratta di collaborazioni che quando ti rendan 100 euri poi andare a Montinero a lascià un ex voto ala Madonna. Comunque secondo lei un c'è bisogno che me lo dica lei che so un tegame perché ne do ampia dimostrazione co mi scritti che peraltro sono castigatissimi e parziali perché se raccontassi di tutti l' omini che mi so portata a letto, 14 anni di blogghe (si noti che avevo solo 15 anni quando è nato) sarebbero pieni solo dele mi prodezze sessuali nonché di quell' enorme budello dela mi compagna di sempre Samatta. Io comunque ho voluto ascoltare il consiglio di Murasaki che scriveva ner commento: "vi ricordate come prencipiò anche Amedeino Amedde?" Vero  da prencipio pareva un satiro folleggiante e ci ha salutato per sempre come un angiolo indimenticabile. Ora per carità se pe redimesi Alessia deve stiantà è meglio che resti la merda che è ma in ogni caso n' ho risposto che la nvito a venì a mangià un cacciucchino e a beve un po' di vino bono qui da Nado. Se poi penza che coll' omini io sia tanto brava e spregiudicata vole dì che io e lei si sorte di sera e cor primo che si rimedia ci si pole anche andà a letto nzieme io e lei così armeno parlerà di quarcosa che ha visto dar vero e non che deriva dale su seghe mentali.

E veniamo ai firmi. Giustamente la nostra proffe fiorentina mi ricorda di Stand by me che un mi ricordo più chi l' avesse chiesto. E' un firme che si voleva rivedé anche noi ma quello ner claudde un funziona, anzi a volello fa partì imballa anche la televisione.  Come alternativa  ci s'ha solo la cassetta dell' archivio di Dante, peraltro tra quelle che luilì ha lasciato al barre. Dante ha oltre mille filmi in vhs, parte sono a Venezia, parte a casa dela su zia, a Follonica e bona parta qui ner magazzino. Io però non ho boni softwares pe convertilli e nzomma aspettavo che capitasse Dani o Dante o tornasse ver troiaio der Ciampi. Comunque oggi passo dar fratello di Valentina, la ragazza der mi fratello Riccardo che forze ce la pole fa. Lui in realtà è un esperto di montaggio cinematografico ma ha attrezzature di tutto rispetto. Tutto questo perché di solito ci piace guardà anche noi quello che si presenta. Pell' altri titoli non c'è problema.

Oggi presentiamo Stardaste un firme che mi ripromettevo di vedere da tempo, Samatta dice che è bellino e mi pare che anche la recensione tratta da my movies sia d'accordo

Bona giornata a Tutti anche ad Alessia

Zanza

DAL ROMANZO DI NEIL 
GAIMAN E CHARLES VESS,
LA FAVOLA CHE TUTTI 
VORREBBERO LEGGERE.
Recensione di Marzia Gandolfi
martedì 13 febbraio 2007

Da qualche parte nell'Inghilterra vittoriana c'è un muro di mattoni che separa il villaggio reale di Wall da Stormhold, una città fantastica governata da un re malvagio e abitata da streghe e creature magiche. Al di qua del muro vive Tristan, un giovane garzone che sogna l'avventura e il grande amore. Figlio di una principessa del regno di Stormhold e di un inglese, il ragazzo decide di attraversare il muro per donare una stella alla ritrosa Victoria. La stella, Yvaine, è una fanciulla luminosa precipitata dal cielo alla morte del sovrano. Il suo cuore immacolato è bramato da Lamia, una strega crudele che vorrebbe strapparlo e divorarlo per riconquistare la giovinezza. Sul petto di Yvaine batte il rubino che permetterebbe ai sette principi, rivali e litigiosi, di regnare su Stormhold. Braccata dai desideri dei malvagi, spetterà a Tristan proteggere lo splendore di Yvaine.
Tratto dal romanzo illustrato di Neil Gaiman e Charles Vess, pubblicato per la prima volta nel 1998, "Stardust" è la favola che tutti vorrebbero leggere e, adesso, vedere. La versione cinematografica di Matthew Vaughn non delude le attese del pubblico grazie alla perfezione delle immagini, alla tecnologia sbalorditiva impiegata per gli effetti speciali e all'efficacia della recitazione. Il regista inglese crea sullo schermo un mondo fantastico dove si ragiona in termini supremi: la lotta tra il Bene e il Male, il senso insaziabile dell'uomo per la ricerca di una stella, dell'amore vero, della casa e del destino ultimo. Come ogni eroe, Tristan varcherà la soglia, il muro di Wall, e affronterà l'ignoto e l'incanto dell'avventura: volare con un pirata frivolo che imprigiona i fulmini o scontrarsi con una strega nomade che trasforma una principessa in un fringuello.
Un soggetto da rito di passaggio su come un "garzone" riesca a riconciliarsi con le umiliazioni subite e a scoprire le proprie incredibili possibilità. La "polvere cosmica" di Vaughn ha dalla sua (anche) la qualità superiore di tutte le interpretazioni, con punte massime nell'autenticità degli "adolescenti", Claire Danes e Charlie Cox, pieni di stupore e di angoscia nello stare al gioco di se stessi. Si aggiungono i numeri accattivanti di Michelle Pfeiffer, strega radiosa che Vaughn magnifica in straordinari primi piani, e Robert De Niro, filibustiere vezzoso col vizio del travestitismo

lunedì 1 marzo 2021

fatevi i gatti vostri 1766 " pora nvidiosa "

Già Alessia, forse lo so io chi è. Potrebbe esse una di Torre del Lago che un mi pole vedé perché mi voleva soffià la collaborazione, peraltro mal pagata a una testata locale e io mi permisi di dinni: "boia bimba ancora un sai se mètteti  la penna  n mano  n bocca o n culo  e vorresti digià rompe le palle e fa li sgambetti!" Se la dev' esse legata ar dito. Oltretutto ha anche il pregio d'esse brutta come na cozza di pontile e quindi anche nvidiosa.  So che ala fine s' è laureata n giornalismo e vorrebbe trovà un giornale che la faccia diventà pubblicista. Ho penzato allei perché come giustamente osserva Murasaki chi voi che si confonda a fa l' hater d' un blogghe come r nostro e per di più con pochi affezionatissimi e selezionatissimi lettori? Ho dedotto quindi che debbasi trattare di ruggini personali. Visto che Dante da quando ha conosciuto Holly un s'è più perzo dietro a altre tope e oltretutto prencipia ad avé na certa età, ho ridotto la schiera dele papabili a quarche frequentatrice der bar Nado e a conescende mie e der mi gruppo d'amiche. Vi ricordate ad esempio della scema che ci fece la denuncia e ci chiusero r barre? Strano che invece di pigkliassela comme se la pigli co Dante ma siccome ncapisce na sega c'è da spettasselo. Comunque  "Non ti curar di lor " dice Dante Alighieri anzi lo fa dire a Virgilio che si rivolge a lui Dante. Ecco che mi sono già incasinata per dire una cosa semplice. Penzate un po' voi se mi riescirà mai di dire al cinesino che che non mi dispiace per niente  e che non cerco per forza n aquila o n albatros  o no struzzo come disse Samatta quando uno per farle un test attitudinale le chiese che tipo d' uccello ni garbasse. Per me anche un canarino giallo purché saltelli vispo e  canti bene potrebbe essere un uccellino che mi piacerebbe. D' inverno lo terrei al caldo e d' estate lo porterei al mare con me. Le cose vanno abbastanza bene al barre, nel senso che il mi Babbo, come vi dissi, ha sistemato le urgenze e qualcosina adesso si riese a incassare. Abbiamo deciso di fare l' asporto con piccoli piatti da 5 euro che prepara la mi mamma e così si pole sta aperti la sera. Sono porzioncine non tanto grandi ma gustose e con un paio ci si fa una cenetta di lusso. Ovviamente succederà che quando dovremo lasciare il barre le cose  vedrai te che staranno andando bene, tanto per soffrirci di più. E' na legge. Purtroppo il covidde non pare arrendesi per niente, anzi schiera tutte le su varianti più subdole. Coi vaccini a Livorno siamo ndietro come del resto in tutta Italia. Speriamo nel caldo.

Concludo la lista dei firme che ci aveva chiesto Murasaki colla presentazione del mastino di Baskerville e aspetto da voi tutti nove richieste, nove nel senzo di non ancora state fatte no come numero.

Bona giornata da Zanza

Il firme è talmente famoso che perfino mymovies non si dilunga nela recenzione. Oggi lo riguardo anche io, peccato che la versione che ho abbia na definizione bassina, bona pe un cellulare, passabile pel pc ma scarza su schermi più grossi.

L'AVVENTURA PIÙ CELEBRE 
DI SHERLOCK HOLMES.

 

Il brillante, astuto e geniale Sherlock Holmes affronta la sua sfida più grande...
Una maledizione affilgge un'antica famiglia, che vive in una landa desolata: un segugio spettrale, un killer squilibrato a piede libero scatena eventi minacciosi ceh si susseguono in una spirale tragica e fuori controllo... Il mastino dei Baskerville è la storia più celebre di tutti i racconti di Holmes, un capolavoro di mistero, suspense e terrore.