Molti anni fa il Vernacoliere storica testata satirica labronica venne sequestrato perché a detta dell'allora pretore di Livorno nel periodico "era stato reiteratamente fatto cenno all' organo sessuale femminile associandolo a battute di dubbio gusto offensive della decenza e del comune senso del pudore"
Mario Cardinali che ha il pregio di aver risposta breve e ironica in qualsivoglia circostanza nella locandina che succedeva al periodo di sequestro durato non ricordo quanto, fece scrivere in caratteri normali a seguito dell' ordine del pretore relativo ecc ecc. prendiamo atto che:
TOPA UN SI POLE DI'
Che c'entra questo con Marina ed eventualmente con Bobby?
"C'entra c'entra- bofonchia il Ciampi già mezzo briaco- c'è entrato e ci rientra avoglia te se c'entra!".
A Livorno va così si cerca d'essere seri seri ma ci scappa sempre la carnascialata.
In realtà l' intervista c'è stata e l' ho fatta io a Marina iersera che era guasi l' undici perché dopo le prime parole che s'erano scambiate noi due e qualche battutina di troppo dela mi mamma der mi babbo e di Dino era uscita impuzzolita dal barre e aveva dichiarato ala su sorella e a Samatta che in quer covo di guardoni bavosi un ' c'avrebbe messo più piede.
La reazione era forse un tantinello esagerata ma anche Bobby era rimasto visibilmente seccato dall' atteggiamento della platea e della sorella che lo aveva preso pel culo fin dal primo ingresso dopo la gita in Corsica. Così ho pensato di chiamare Marina e di chiederle di manifestare pubblicamente e ufficialmente i motivi del su risentimento attraverso un' intervista. M' ha mandato n culo du volte ma ala terza ho giocato la carta vincente dicendole:
"O a me bella un m' avete mai meleggiato te e la tu sorella? Un avevo ancora finito r lutto pel Cispia che mi avevate appioppato mezza Livorno come compagni di coscia e per di più sapendo bene che un era vero, in una terra che esporta tegami reali m'avete trasformata in un tegame virtuale! O che v'ho tolto r saluto e l' amicizia io?"
"Va bene hai ragione- ha detto- anche se noi si faceva per tiratti su, magari esagerando".
"Allora si fa così io te la metto n forma d' intervista e te spieghi tutte le tu ragioni e anche i tu diritti di un volé più rotture di palle sull' argomento. Stasera ci si vede davanti a du ceresse e io scrivo".
E la sera ale 10 e mezzo è arrivata così attopata e così carina che ha fatto venì r torcicollo ai pochi avventori del barre ma Bobby era andato a letto da solo, a detta di Dani perché gli doleva ir capo.
"Boia Martina (la chiamo cor su nome vero nell' intervista) peccato un avé la televisione saresti da prima serata!
"Te continua a pigliammi pel culo poi vedrai ndo te la tiro la birra"
"OK OK allora: tu fai parte della compagine storica del barre ne conosci il gusto esagerato per la burla e lo scherzo, penza a quanto s'è pigliato pel culo il Ciampi che da giovane si faceva fa pompini cor guanciale sul viso e poi pela storia di Costanza e le prese pel culo che ha avuto Dante pe la musica pe le su nvenzioni e pe mille altre cazzate, com'è che di questa cosa ti ci arrabbi tanto?"
"Non è che non capisca lo spirito del barre ma fine da subito mi pare ci sia stata na punta d' invidia da parte di voi amiche"
"Va bene pole anche esse, era la seconda estate che s'era tutte attorno a Bobby e te all' imprivviso giochi l' asso di briscola senza avecci detto: ' o bimbe ci voglio provà io' comunque almeno da parte mia era un commisto di ammirazione" "e poi?"
"Poi l' occhi addosso e tutto r blogghe e perfino i lettori che aspettavano notizie nemmeno si fosse
Kate e Williamme o Harry e Meganne capisci che pe na persona riservata come Bobby è stata na grossa rottura di coglioni."
"Che un gli ha fatto funzionà r giocattolo?
Ma no scema a quello c'ho penzato io".
"Boia mi dimenticavo che coli strumenti a bocca ti ci sei diplomata ar Mascagni".
"Merda te e chi la pensa come te".
"Ndiamo avanti, cosa t'ha rotto di più le palle?"
"Ascorta Zanza questa un' è n' intervista! Mi pare na schermaglia di battute der cazzo".
"Forse hai ragione. Allora per benino dai te la faccio come prassi vole. Chi sei? Che fai? Quanto pesi? Quanto se arta? Come ti senti? Parlaci di te Marti."
"Mi chiamo Martina il cognome un serve, ho 27 anni, sono alta 168, peso 50 chili, le mi misure sono 75 60 70, ho partecipato a Miss Livorno sono arrivata 49a su 90 dunque un mi pare d'esse sta gran topa. Ho fatto r liceo classico parallelamente ai primi anni di conservatorio nel quale mi sono diplomata in tromba e trombone".
"Perche sti strumenti Marti?"
"Il nostro nonno sonava il trombone nell' orchestra della rai e c'ha messo la passione fin da piccine ha prencipiato Daria che ha 2 anni più di me e io gli sono andata dietro".
"Continua vai benone".
"Mi sono iscritta all' università a veterinaria ma ho dato solo 6 esami finora e non so se finirò mai".
"Parlaci della tua vita sentimentale".
"Inesistente. A parte i fidanzatini del liceo non ho mai avuto un ragazzo fisso".
"Tutti altalenanti?
"Diciamo pochi altalenanti perché se dici che hai avuto una cinquantina di partners a Livorno sei come na troia di cartello e su questo voglio dilungammi, le mi amiche sposate o fidanzate dicano mediamente di trombà dalle 2 ale 4 volte ala settimana che fa dale cento ale dugento volte l' anno
ora na ragazza che non è sposata o fidanzata perché dovrebbe avé delle esigenze diverse? Siamo sempre ar mondo che se tromba un omo è un ganzo e se tromba na donna è n tegame? Nel 2020?
Ammé la passione non m'è mai scattata come l' avevi te ad esempio pel Cispia o la mi sorella per quel briaco di George. Lei l' ammazzerebbe luilì ma però ha una tale attrazione che regge anche da un casino d'anni. Ammé per ora non m'è capitato d' innamorammi così, dovevo morì vergine? Ovvio che so attratta dall' intelligenza e anche dar fisico di certi maschi quindi quando è capitato ci sono andata nzieme, ho visto che une scattava nessun sentimento e ho smesso perche il sesso fine a se stesso mi pole piacé na vorta, due, dieci a esagerà, poi mi rompo le palle e mi chiedo 'ma che ci sto a fa io con questo?' "
"Lecito dunque che noi si pensasse a qualcosa di diverso con Bobby"
"Lecito sì... magari c'ho pensato anche io. Bobby è bellino ha bone maniere, è colto e non lo fa pesare, è pieno di mille attenzioni.
"Ma a letto un è il tu tipo?"
"No no un gli manca propio niente e ci so stata bene anzi benone e mi pareva anche lui con me".
"E allora?"
"E allora hai presente quando d'agosto vai a mangià il comero ala bancarella del cocomeraio che c'infili ir viso e ti gocciola tutto gù pele poppe, bene quella secondo me è passione".
"E nvece?"
"Hai presente nvece quando vai a beve un tè cor una amica e il tè è perfetto e i pasticcini eccellenti ma
ma un te ne versi addosso nemmeno na goccia e lo sorseggi con gusto e dici che è il miglior tè che hai bevuto. Spero di avetti fatto il paragone".
"Ho capito perfettamente, io sono una da cocomero"
"E anch'io".
"Ma allora con Bobby che farete?"
"Ognuno la su vita ma un' è mica detto che un tè perfetto si debba beve na vorta sola nela vita? Ci so momenti in cui lo desidera più d'ogni cosa al mondo e un aereo pe Londra si piglia anche co 50 euri".
"Posso scrivere L' amante elegante e distante?"
"Lo merita a pieno titolo e ne parlo solo perché non c'è una sola cosa che in Bobby sia sgradevole anzi è in assoluto il ragazzo che mi è piaciuto di più fra i pochi (scrivilo grosso POCHI) coi quali ho fatto l' amore".
"Non sarebbe meglio dire sesso?"
"No davvero io non so fare sesso solo di per sé, per quello mi dissocio da quei commentatori che hanno parlato di una lavata ecc. Non è il mio caso. A me se non mi apri quello che ho tra le orecchie col cavolo che mi apri quello che ho tra le cosce. Con Bobby ho parlato a lungo, ho scherzato, abbiamo filosofeggiato sulla vita e sulla morte, sul senso dell' esistenza. Abbiamo cantato insieme, abbiamo fatto il bagno nudi di notte e ci siamo amati al meglio di quanto sapessimo fare. Ho un forte sentimento e una forte gratitudine per ogni momento passato insieme quindi il fatto che non si sia una coppia per me non vuol dire un cazzo".
"Ma se Bobby fosse stato a Livorno sempre disponibile?"
"De se e dei ma... lo sai Zanzina. Bobby è così perché è realizzato nella sua vita, a Livorno sarebbe un frustrato disoccupato ala fine doventerebbe come Dino"
"E allora perché un vai te a Londra?"
" Perché lì la disadattata sarei io".
"Quindi queste complicazioni di carattere geografico occupazionale possono limitare quella che potrebbe essere una bella storia d'amore?"
"Io non la vedo come una storia d'amore, se mi chiedi se desidero Bobby ti dico di sì. Se mi chiedi se lo vedo come l' uomo della mia vita ti dico di no, perché io non mi vedo accanto a un uomo seppure con le qualità di Bobby."
"Sai che Bobby leggerà. Preferisci che strappi questi appunti?"
"No credo di aver detto solo del bene di lui e penso che qualora trovi una compagna per la vita lui possa essere quanto di meglio una donna possa desiderare".
"Una donna che non sei tu".
"Zanza io ho 27 anni non ho voglia di pensare a figli, casa e cazzi vari, voglio suonare in giro per il mondo voglio capire il senso della vita e non voglio dargliene uno preconfezionato che dovrebbe andar bene solo perché va bene a molte donne".
"Ok la penso come Te Marti Grazie".
La birra è finita anzi ne abbiamo finite 3 a testa, la pagina del notes anche. Trascriverò domattina. Martina mi ha convinta può stare al bar Nado, covo di disperati, con pieno diritto.
Zanza
AVVERTENZA: APRITE A TUTTO SCHERMO PER FARCI ENTRARE BALENA! Il nostro motto : Visto che scrivono cani e porci anche io e Balena proviamo a dire la nostra: Fatevi i Gatti Vostri e camperete a lungo. Se ti piacciono le nostre avventure scrivi la tua e mail qui sotto e schiaccia "submit" l'abbonamento è gratis e sarai avvertito quando esce un nuovo post
giovedì 13 agosto 2020
mercoledì 12 agosto 2020
fatevi i gatti vostri n. 1574 "Edo a casa ma il bar deve stare chiuso i prolegomeni del delirio"
Ieri rilasciano mio fratello perché non ha più alcun malessere. A dire il vero non ne aveva più dalla mattina dopo però il primo tampone era stato mal fatto il secondo ha dato esito negativo ma siccome tertium non datur gli hanno fatto il terzo così per ragioni prudenziali dobbiamo star chiusi fino all' esito di questo terzo. E qui io vedo l' incoerenza totale o me lo facevi tener chiuso dal primo momento o adesso è inutile poi io la ghenga di amici abbiamo bevuto anche in altri bar i cui nomi abbiamo dovuto comunicare e io son contentissima che non li abbiano chiusi povera gente so come stiamo arrancando ma allora perché chiudi il mio e perché non fai il tampone a Camilla che lo bacia e ci va a letto insieme e a me e a tutti gli amici. Ne evinco questo è giusto adottare mascherine è giusto stare a distanza ma non auguratevi mai che sia un altro a decidere per voi perchè siamo in un paese del cazzo dove non si decide mai per logica ma per paura, per pararsi il culo, per politica, per convenienza tutto fuorché per pensiero razionale e organizzato.
Per fortuna che le analisi le fanno a Pisa che è centro universitario e dovrebbero far svelti.
Col bar chiuso siamo anche incasinati coll' organizzazione dei posti letto ma quello si risolve. Per modo di dire ho chiesto a Bobby se per caso avesse intenzione di dormire da Marina (con Daria hanno due monolocali piccini ma indipendenti ricavati dalla casa della loro nonna) Mi ha risposto che non gli pareva il caso. Ai miei occhi un po' sgranati ha risposto: "Non siamo mica fidanzati Zanza e poi si è allontanato". Forte della lunga amicizia con Marina quando è passata dal barre mi sono permessa un: "Allora bimba com'è andata?"
Risposta "O come voi che sia andata? Bene anzi benone ma pe passà quarche notte co uno mica vole dì che si debban mette le partecipazione in Comune o rende conto a tutta Livorno no?"
Risposta "O come voi che sia andata? Bene anzi benone ma pe passà quarche notte co uno mica vole dì che si debban mette le partecipazione in Comune o rende conto a tutta Livorno no?"
"Scopamici allora?"
"Sta parola mi fa cacare Zanzina cambiamola in amici che possano anche sta nzieme se ni fa voglia. Io e Bobby siamo compatibilissimi fisicamente e mica solo, ma lui ha la su vita e io la mia e un mi fa voglia di sta a penzà e fammi le seghe mentali se luilì vand'è a Londra tromba co n' inglesina né mi voglio votà ala Madonna di Montinero pe sta qui adf aspettallo quando viene dieci giorni d'estate e na settimana a Natale".
Non so come darle torto, certo la storia d'amore mi piaceva ma ormai a sognà le storie d'amore ci so rimasta solo io e forse mi riesce solo perché nela mia di storie d'amore uno de protagonisti ha fatto in modo di restammi nel cuore per sempre senza che gli possa fa più domande cretine.
Qualche anno fa feci na registrazione co na canzone dedicata ar mi Cispia che ho sempre nell' anima. Visto che ho ricevuto un par di maille di omini o ragazzi un so che peraltro con molto garbo mi chiedano perché un abbi messo na foto mia nzieme ale trombanti e a Sama e mi infitano a fallo ripubblico quel video casereccio.
Si vedan solo i mi occhi che i benevoli definiscano bellini anche se grossi e un po' nfori e l mi naso troppo lungo. S'ero n'omo averebbe simboleggiato r pisello ma so na donna... I bollicini si sò specie cor sole e me li gratto anche qui. Il resto è meglio a parte r petto mpò ricco, armeno così dicano ma sia chiara na cosa: in mutande o senza so abituata a ci mettimici quando dico io no quando me lo chiedano seppure con educazione.
Baci a tutti
Zanza
martedì 11 agosto 2020
fatevi i gatti vostri 1573 "Mosca non vola ancora"
I problemi relativi allo stato confusionale di cui era sto vittima il Mosca durante il pomeriggio in mare sembrano ormai risolti pare che ci sia stata una sinergia tra sole e congestione alimentare purtroppo però all' ingresso in ospedale hanno fatto degli esami per accertamento covid a Edoardo e mentre il test immediato era negativo il tampone va ripetuto. penso si tratti solo di una formalità ma è fonte di ulteriori ansie perché insomma a contatto con i fratelli ci si sta e se per caso dovesse essere positivo la cosa significherebbe anzitutto chiusura del bar e misure di isolamento per tutti noi. Spero proprio si tratti di disfunzioni da laboratorio comunque imcociamo le dita e per oggi limitiamoci al film in cineteca.
Si tratta di Kirikù e la strega per il quale aggiungiamo la scheda di mymovies
Un abbraccio a tutti
Zanza
Stefania Iannuzzi
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Ambientato nella savana africana, questo film d'animazione racconta le
avventure di un bambino molto speciale: Kirikù. Piccolo e indifeso, toccherà a lui salvare il suo villaggio dai malefici della strega Karabà. Il regista francese Michel Ocelot che, per questa sua prima esperienza di lungometraggio, ha tratto ispirazione dall'affascinante repertorio delle fiabe e delle leggende africane, è riuscito a realizzare un film coinvolgente per grandi e piccini. Merito anche della musica di Youssou N'Dour, capace di rendere ancora più particolari le atmosfere e i colori africani. Riconoscimenti
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lunedì 10 agosto 2020
fatevi i gatti vostri 1572 " il Mosca torna a Pisa"
Siamo incasinatissimi perché ieri durante il mare il fratello minore di Zanza Edoardo il Mosca si è sentito male con forti capogiri. Come ricorderete era stato operato al cranio per asportare un ematoma cerebrale. Non aveva più avuto disturbi e tutti i controlli erano stati OK. Lo abbiamo portato di nuovo a Pisa. Pare un banale colpo di sole ma conserva un certo stato confusionale per cui lo tratterranno fino a stasera o martedì sempre che si riprenda completamente.
Mando quindi in cineteca un film atteso con commento mymovies e ci sentiamo prestissimo spero con buone notizie. Mio fratello è arrivato ieri sera con Martina Seanna e il ragazzo di lei. Non si comportavano da fidanzati ma da amici come sempre ma col fatto del Mosca in ballo il pettegolezzo passa in secondo piano
Dani
METICOLOSAMENTE DISSACRANTE, UN FILM CHE SBERLEFFA L'EROISMO MASCHERATO.
Recensione di Gabriele Niola
giovedì 31 marzo 2011
giovedì 31 marzo 2011
Provare a fare l'eroe senza avere nessun potere ma solo un danno fisico (danni alle terminazioni nervose che impediscono di sentire dolore) e trovare che non si è il solo ad aver avuto questa idea. Gli eroi mascherati di Kick-Ass, non sono filantropi nè tantomeno immacolati idealisti. Dave, l'eroe di questa storia, è un ragazzo anche più normale e privo di qualità di Scott Pilgrim (l'altro adolescente da fumetto che questa stagione ha portato in sala) ma contrariamente a Peter Parker non troverà riscatto nell'identità segreta, essendo pronto ad abbandonarla non appena trovi qualcosa a cui tenere davvero.
Non capita spesso che il cinema decida di adattare un'opera molto recente (a meno che questa non sia reduce da un successo epocale), così stupisce la vicinanza delle date di uscita del primo numero di Kick-Ass fumetto (2008) e quella di Kick-Ass film (2010). Già avevamo visto sul grande schermo una pellicola basata su un'opera di Mark Millar (Wanted, diretto da Timur Bekmambetov) ma si parlava di quasi 5 anni di distanza tra edicola e sala. Ora invece l'urgenza di portare al cinema questa storia di violenza, comicità e tramonto dell'ideale supereroistico sembra più pressante. Questo perchè, dopo 10 anni di dominio nelle sale, nell'immaginario e nelle parodie, la stagione dei supereroi cinematografici sembra volgere alla sua fisiologica fase crepuscolare. E nulla meglio di Kick-Ass poteva interpretare il passaggio dal supereroe immacolato a quello vigilante destrorso e violento annunciato quasi due anni fa da un'altra trasposizione, Watchmen.
Del fumetto originale Matthew Vaughn mantiene molto, integrando in certi passaggi anche le tavole di John Romita Jr., ma la sua abilità sta soprattutto nel saper tradurre oltre ai fatti, le battute e la violenza, anche lo spirito comico di forte disillusione verso l'eroismo e il senso di giustizia. Tutto l'umorismo di Kick-Ass (verbale, fisico e di montaggio, come nei migliori casi) è infatti sempre alle spalle dei personaggi, si ride di loro e mai con loro, anche quando soffrono.
Eppure il pregio maggiore del film è il riuscire a non farsi soffocare dalla peculiarità dei propri eroi, concentrandosi sulla vita privata dei personaggi prima che su quella "professionale". Da questo punto di vista Kick-Ass aderisce in pieno al genere delle commedie adolescenziali da high school, smontando ogni mitologia attraverso la tipica ricerca di riscatto. Qualsiasi forma di riscontro reale o anche solo metaforico di quell'ideale di giustizia manichea che fumetti (e quindi cine-fumetti) raccontano è totalmente negato grazie ad un umorismo meticolosamente dissacratorio e una violenza iperbolica, che è valsa al film il divieto ai minori di 14 anni nel nostro paese. Quasi un'indiretta ammissione di qualità, viste le tematiche.
Non capita spesso che il cinema decida di adattare un'opera molto recente (a meno che questa non sia reduce da un successo epocale), così stupisce la vicinanza delle date di uscita del primo numero di Kick-Ass fumetto (2008) e quella di Kick-Ass film (2010). Già avevamo visto sul grande schermo una pellicola basata su un'opera di Mark Millar (Wanted, diretto da Timur Bekmambetov) ma si parlava di quasi 5 anni di distanza tra edicola e sala. Ora invece l'urgenza di portare al cinema questa storia di violenza, comicità e tramonto dell'ideale supereroistico sembra più pressante. Questo perchè, dopo 10 anni di dominio nelle sale, nell'immaginario e nelle parodie, la stagione dei supereroi cinematografici sembra volgere alla sua fisiologica fase crepuscolare. E nulla meglio di Kick-Ass poteva interpretare il passaggio dal supereroe immacolato a quello vigilante destrorso e violento annunciato quasi due anni fa da un'altra trasposizione, Watchmen.
Del fumetto originale Matthew Vaughn mantiene molto, integrando in certi passaggi anche le tavole di John Romita Jr., ma la sua abilità sta soprattutto nel saper tradurre oltre ai fatti, le battute e la violenza, anche lo spirito comico di forte disillusione verso l'eroismo e il senso di giustizia. Tutto l'umorismo di Kick-Ass (verbale, fisico e di montaggio, come nei migliori casi) è infatti sempre alle spalle dei personaggi, si ride di loro e mai con loro, anche quando soffrono.
Eppure il pregio maggiore del film è il riuscire a non farsi soffocare dalla peculiarità dei propri eroi, concentrandosi sulla vita privata dei personaggi prima che su quella "professionale". Da questo punto di vista Kick-Ass aderisce in pieno al genere delle commedie adolescenziali da high school, smontando ogni mitologia attraverso la tipica ricerca di riscatto. Qualsiasi forma di riscontro reale o anche solo metaforico di quell'ideale di giustizia manichea che fumetti (e quindi cine-fumetti) raccontano è totalmente negato grazie ad un umorismo meticolosamente dissacratorio e una violenza iperbolica, che è valsa al film il divieto ai minori di 14 anni nel nostro paese. Quasi un'indiretta ammissione di qualità, viste le tematiche.
domenica 9 agosto 2020
fatevi i gatti vostri n 1571 "UMA 2"
Chi ha gradito il primo volume del film di Tarantino non può essere privato della sua logica continuazione. Oggi siamo tutti in barca sia a Livorno che a Venezia e quindi mettiamo on line un post preprogrammato.
Qui sotto trovate la recensione della parte 2 del film tratta, come quasi sempre, da mymovies.
Buona domenica
da
Zanza
UN FILM ESAGERATO,
SOPRA LE RIGHE,
VERBOSO MA MAI NOIOSO.
Ogni inizio ha una fine.
Stavolta si comincia dalle parti di John Ford, con un esplicito omaggio a Sentieri Selvaggi e si prosegue, con salti spazio temporali e metacinematografici per la via del noir anni '50 e dell'actionmovie orientale dei mitici seventies fino a giungere (eh già) dalle parti di Fist of the North Star. Paura&panico. Ma Tarantino conosce la scuola di Okuto? Pare di sì. E non ce ne sorprendiamo.
Formalmente Kill Bill vol.2 si mantiene sugli altissimi standard del primo tempo/episodio e alterna sapientemente fasi prettamente comiche, come l'allenamento di Uma Thurman con il maestro di arti marziali cantonese, durante il quale il regista delizia la platea con le famose carrellate avanti e indietro della telecamera, tipiche delle produzioni Shaw Brothers anni 70', a momenti squisitamente drammatici come i ricordi, adagiati su un fondale bianco/nero/seppia della sposa promessa e oppressa dalla tragedia che l'ha colpita. Tutti coloro che avevano lamentato la mancanza di dialoghi brillanti nella prima parte del film saranno felici di sapere che lo "stile Tarantino" è stavolta pienamente soddisfatto e la lunga e delirante filippica che Bill fa alla sua killer preferita al termine della pellicola, va a mettersi a pieno merito sul podio occupato dal monologo di Samuel L. Jackson (qui presente in un cameo) in Pulp Fiction e della disquisizione del gruppo di iene sul significato di "Like a Virgin" in Reservoir Dogs.
Indubbiamente uno dei valori aggiunti di Kill Bill 2 è proprio Bill ovvero quel David Carradine, per il quale il tempo sembra essersi fermato. Al suo posto volevano mettere Warren Beatty e ogni amante del cinema di qualità non può che ringraziare San Quentin per la scelta del bolso attore/regista (Beatty non Quentin eh!) di lasciare il posto al mito delle arti marziali, qui in forma smagliante, capace di rubare la scena alla sempre eccellente ed attraente Thurman. La sceneggiatura, specie nelle originalissime forme con le quali elimina i personaggi dalla storia, si attesta come una delle migliori mai scritte da Tarantino che si autocita in almeno una mezza dozzina di occasioni.
L'amore per il cinema in tutte le sue forme è però il vero segno che qualunque spettatore può cogliere ad ogni inquadratura, in ogni fotogramma, un amore che permette a Quentin di firmare almeno due scene memorabili e commoventi che resteranno per sempre nella storia della settima arte: la "resurrezione" dalla sposa dalla sua tomba, con lo struggente sottofondo de "L'Arena" di Morricone ed il confronto, feroce e spietato, di quest'ultima con la risoluta e abbacinante Darryl Hannah che riscatta, in mezz'ora, dieci anni di performance dimenticabili.
Kill Bill 2 è esagerato, sopra le righe, verboso ma mai noioso e andrebbe rivisto più e più volte per apprezzarne ogni dettaglio e sfumatura. L'opera di Tarantino, presa nella sua globalità, è monumentale e straordinaria. Qualcuno, non a torto, l'ha definita la prima grande epopea del nuovo secolo e noi non possiamo che essere d'accordo.
Grazie Quentin, non ci hai deluso.
Stavolta si comincia dalle parti di John Ford, con un esplicito omaggio a Sentieri Selvaggi e si prosegue, con salti spazio temporali e metacinematografici per la via del noir anni '50 e dell'actionmovie orientale dei mitici seventies fino a giungere (eh già) dalle parti di Fist of the North Star. Paura&panico. Ma Tarantino conosce la scuola di Okuto? Pare di sì. E non ce ne sorprendiamo.
Formalmente Kill Bill vol.2 si mantiene sugli altissimi standard del primo tempo/episodio e alterna sapientemente fasi prettamente comiche, come l'allenamento di Uma Thurman con il maestro di arti marziali cantonese, durante il quale il regista delizia la platea con le famose carrellate avanti e indietro della telecamera, tipiche delle produzioni Shaw Brothers anni 70', a momenti squisitamente drammatici come i ricordi, adagiati su un fondale bianco/nero/seppia della sposa promessa e oppressa dalla tragedia che l'ha colpita. Tutti coloro che avevano lamentato la mancanza di dialoghi brillanti nella prima parte del film saranno felici di sapere che lo "stile Tarantino" è stavolta pienamente soddisfatto e la lunga e delirante filippica che Bill fa alla sua killer preferita al termine della pellicola, va a mettersi a pieno merito sul podio occupato dal monologo di Samuel L. Jackson (qui presente in un cameo) in Pulp Fiction e della disquisizione del gruppo di iene sul significato di "Like a Virgin" in Reservoir Dogs.
Indubbiamente uno dei valori aggiunti di Kill Bill 2 è proprio Bill ovvero quel David Carradine, per il quale il tempo sembra essersi fermato. Al suo posto volevano mettere Warren Beatty e ogni amante del cinema di qualità non può che ringraziare San Quentin per la scelta del bolso attore/regista (Beatty non Quentin eh!) di lasciare il posto al mito delle arti marziali, qui in forma smagliante, capace di rubare la scena alla sempre eccellente ed attraente Thurman. La sceneggiatura, specie nelle originalissime forme con le quali elimina i personaggi dalla storia, si attesta come una delle migliori mai scritte da Tarantino che si autocita in almeno una mezza dozzina di occasioni.
L'amore per il cinema in tutte le sue forme è però il vero segno che qualunque spettatore può cogliere ad ogni inquadratura, in ogni fotogramma, un amore che permette a Quentin di firmare almeno due scene memorabili e commoventi che resteranno per sempre nella storia della settima arte: la "resurrezione" dalla sposa dalla sua tomba, con lo struggente sottofondo de "L'Arena" di Morricone ed il confronto, feroce e spietato, di quest'ultima con la risoluta e abbacinante Darryl Hannah che riscatta, in mezz'ora, dieci anni di performance dimenticabili.
Kill Bill 2 è esagerato, sopra le righe, verboso ma mai noioso e andrebbe rivisto più e più volte per apprezzarne ogni dettaglio e sfumatura. L'opera di Tarantino, presa nella sua globalità, è monumentale e straordinaria. Qualcuno, non a torto, l'ha definita la prima grande epopea del nuovo secolo e noi non possiamo che essere d'accordo.
Grazie Quentin, non ci hai deluso.
sabato 8 agosto 2020
fatevi i gatti vostri 1570 " mica siamo i soli a far consegne..."
Leggendo il titolo del film odierno torno con la mente a Venezia e alla barca di zia Holly con le consegne da fare. Sto bene qui ma sento un po' di nostalgia per lei.
Sono contenta che il racconto della Katana vi sia piaciuto del resto mi sono limitata a trascrivere il ricordo di una delle tante infatuazioni dello zio. Penso ricorderete quando costruì il modellino del sesso meccanico facendo inorridire la zia e troppe altre ne ha fatte: la macchina per schiacciare i pinoli, o il recente processo di essicazione e salatura di tranci del frutto di cappero, preparazione che ci risulta completamente sconosciuta sia a Livorno che a Venezia ma anche su
internet. Ne parlerò in settimana. Non ho notizie di Bobby ma il rientro è previsto per domenica sera. Non mi ero pronunciata finora sulla sua love stroy con Martina. Lei mi piace è carina, suona divinamente e per Bobby ci vogliono dei tipini che potrebbero apparire sottotono ma in realtà non lo sono. Ho visto le foto di tutte le ragazze con le quali ha avuto storielle o storie più serie, sono tutte simili non vistose, non prorompenti non protagoniste ma decisamente avvenenti anche se per ora avevano le cosce bianchicce e le efelidi. Martina le batte decisamente tutte e quindi penso sia una buona candidata. Emotivamente avrei tifato per Zanza ma so che lo avrebbe mandato a quel paese in due giorni come accade regolarmente a me. Samatta non riesce a star bene neppure con se stessa figuriamoci con un uomo. Aspettiamo dunque e stiamo a vedere.
Sono contenta che il racconto della Katana vi sia piaciuto del resto mi sono limitata a trascrivere il ricordo di una delle tante infatuazioni dello zio. Penso ricorderete quando costruì il modellino del sesso meccanico facendo inorridire la zia e troppe altre ne ha fatte: la macchina per schiacciare i pinoli, o il recente processo di essicazione e salatura di tranci del frutto di cappero, preparazione che ci risulta completamente sconosciuta sia a Livorno che a Venezia ma anche su
internet. Ne parlerò in settimana. Non ho notizie di Bobby ma il rientro è previsto per domenica sera. Non mi ero pronunciata finora sulla sua love stroy con Martina. Lei mi piace è carina, suona divinamente e per Bobby ci vogliono dei tipini che potrebbero apparire sottotono ma in realtà non lo sono. Ho visto le foto di tutte le ragazze con le quali ha avuto storielle o storie più serie, sono tutte simili non vistose, non prorompenti non protagoniste ma decisamente avvenenti anche se per ora avevano le cosce bianchicce e le efelidi. Martina le batte decisamente tutte e quindi penso sia una buona candidata. Emotivamente avrei tifato per Zanza ma so che lo avrebbe mandato a quel paese in due giorni come accade regolarmente a me. Samatta non riesce a star bene neppure con se stessa figuriamoci con un uomo. Aspettiamo dunque e stiamo a vedere.
Per adesso magari vediamoci Kiki appena messo in cineteca.
Qui la recensione
da mymovies
Buon Sabato DANI
DA STREGA A RAGAZZINA,
UN RACCONTO Di FORMAZIONE
A CAVALLO DI UNA SCOPA.
Pur non nascondendo mai la sua natura di opera minore nell'ambito del corpus miyazakiano, Kiki - Consegne a domicilio è quantomai indicativo per comprendere le tematiche fondanti della poetica dell'autore nipponico. È spesso dalle opere minori, inclini alle semplificazioni e talvolta allo stereotipo, che si coglie con maggiore esattezza l'essenza di un grande artista e dei suoi topoi: Kiki non fa eccezione in questo senso.
Nella parabola della streghetta dagli umili abiti rivive il consueto viaggio iniziatico di Miyazaki, spesso condotto tra i cieli (in precedenza ne Il castello nel cielo, mentre Porco rosso innalzerà ai massimi livelli il feeling eroico con l'aria) e spesso con una ragazzina come protagonista. Kiki raggiunge la fatidica età di passaggio, quella dei quattordici anni, per abbandonare la dimora natia e scoprire la vecchia Europa, ancora una volta coacervo ideale di stilemi miyazakiani. Modellata su Stoccolma e Lisbona, la città in cui Kiki approda a cavallo della sua scopa volante è il luogo dello smarrimento e dell'emancipazione, in cui l'eroina è da un lato costretta ben presto a una necessaria e dura introspezione, ma può anche sentirsi accettata nonostante la sua diversità; il luogo in cui, attraverso il duro lavoro, conquistare la propria matura autonomia.
Terzo film dello Studio Ghibli e primo successo commerciale - sarà ugualmente il primo ad essere doppiato e distribuito dalla Disney - diretto da Hayao Miyazaki, Kiki mostra il lato più verista del Miyazaki-pensiero, limitando la sfera del magico a un ruolo di contrappunto nel percorso di crescita, totalmente umano, della protagonista. La perdita dei poteri magici, che comporta passaggi anche narrativamente traumatici - Jiji, gatto nero parlante e inseparabile compagno di Kiki, ritorna a essere un gatto qualsiasi, privando il film di un elemento caratterizzante - è del tutto assimilabile, in tutt'altra epoca e contesto, a quella che colpisce in Spider-man 2 il supereroe della Marvel. Pubertà come chiusura di una breve epoca felice di magia e ingresso nel mondo, meno accattivante ma capace di gratificare concretamente, delle responsabilità e dell'autonomia.
Forse è proprio l'eccesso di chiarezza nei segni disseminati da Miyazaki il principale punctum dolens di Kiki - Consegne a domicilio, quello sfiorare l'apologo che ha reso il film un prodotto più esportabile di altre opere del sensei, ma lontano dai vertici - non a caso oscuri ed ermetici, quasi esoterici, nelle loro allegorie - de Il castello errante di Howl o La città incantata.
Nella parabola della streghetta dagli umili abiti rivive il consueto viaggio iniziatico di Miyazaki, spesso condotto tra i cieli (in precedenza ne Il castello nel cielo, mentre Porco rosso innalzerà ai massimi livelli il feeling eroico con l'aria) e spesso con una ragazzina come protagonista. Kiki raggiunge la fatidica età di passaggio, quella dei quattordici anni, per abbandonare la dimora natia e scoprire la vecchia Europa, ancora una volta coacervo ideale di stilemi miyazakiani. Modellata su Stoccolma e Lisbona, la città in cui Kiki approda a cavallo della sua scopa volante è il luogo dello smarrimento e dell'emancipazione, in cui l'eroina è da un lato costretta ben presto a una necessaria e dura introspezione, ma può anche sentirsi accettata nonostante la sua diversità; il luogo in cui, attraverso il duro lavoro, conquistare la propria matura autonomia.
Terzo film dello Studio Ghibli e primo successo commerciale - sarà ugualmente il primo ad essere doppiato e distribuito dalla Disney - diretto da Hayao Miyazaki, Kiki mostra il lato più verista del Miyazaki-pensiero, limitando la sfera del magico a un ruolo di contrappunto nel percorso di crescita, totalmente umano, della protagonista. La perdita dei poteri magici, che comporta passaggi anche narrativamente traumatici - Jiji, gatto nero parlante e inseparabile compagno di Kiki, ritorna a essere un gatto qualsiasi, privando il film di un elemento caratterizzante - è del tutto assimilabile, in tutt'altra epoca e contesto, a quella che colpisce in Spider-man 2 il supereroe della Marvel. Pubertà come chiusura di una breve epoca felice di magia e ingresso nel mondo, meno accattivante ma capace di gratificare concretamente, delle responsabilità e dell'autonomia.
Forse è proprio l'eccesso di chiarezza nei segni disseminati da Miyazaki il principale punctum dolens di Kiki - Consegne a domicilio, quello sfiorare l'apologo che ha reso il film un prodotto più esportabile di altre opere del sensei, ma lontano dai vertici - non a caso oscuri ed ermetici, quasi esoterici, nelle loro allegorie - de Il castello errante di Howl o La città incantata.
Così invece sul MORANDINI
È il 4° dei 9 LM del grande regista giapponese di animazione, ispirato all'omonimo romanzo della scrittrice Eiko Kadono. Non perdere i titoli di coda perché Miyazaki vi suggerisce il senso profondo del racconto: il passaggio dall'infanzia/adolescenza alla vita adulta - quello di Kiki, appunto - ha il suo prezzo. A 13 anni compiuti, la piccola Kiki decide di lasciare la casa e i genitori e, col nero gattino Jiji, parte per il suo viaggio. È un film di formazione straordinario, fuori dalle norme. La Koriko di Miyazaki è una città europea dove le auto tengono la destra come non si fa in Giappone e in molti paesi anglofoni; radio e TV trasmettono in inglese; le scritte per le strade sono in varie lingue. È uno dei migliori film prodotti dallo Studio Ghibli, abitato da figure di contorno credibili e simpatiche (l'amica pittrice, l'anziana cliente, la panettiera incinta), ricco di particolari preziosi e di trovate spettacolari, delicati rapporti con la natura. Distribuito in Italia, sia pure con quasi un quarto di secolo di ritardo, dalla benemerita Lucky Red. Adatto anche ai genitori e ai nonni.
venerdì 7 agosto 2020
fatevi i gatti vostri n 1569 "La katana dantiana"
Certo voi tutti saprete cosa è una katana ma per chi non lo sapesse basta wikipediare:
La katana (刀), italianizzato catana, è una spada giapponese corrispondente ad una scimitarra o sciabola ma con impugnatura a due mani. I giapponesi usano questa parola per indicare genericamente una spada, infatti il termine più corretto è uchigatana (打刀), il quale si riferisce nello specifico ad un'arma bianca a lama curva e a taglio singolo, di lunghezza superiore a 2 shaku (più di 60,6 centimetri), usata dai samurai.
La katana (刀), italianizzato catana, è una spada giapponese corrispondente ad una scimitarra o sciabola ma con impugnatura a due mani. I giapponesi usano questa parola per indicare genericamente una spada, infatti il termine più corretto è uchigatana (打刀), il quale si riferisce nello specifico ad un'arma bianca a lama curva e a taglio singolo, di lunghezza superiore a 2 shaku (più di 60,6 centimetri), usata dai samurai.
Nonostante permettesse di stoccare efficacemente, la katana veniva usata principalmente per colpire con fendenti, impugnata principalmente a due mani.
La katana dantiana
Quando uscì il film di Tarantino nel 2003 zio Dante si era ripreso da un periodo buio e aveva appena conosciuto la zia. Vide il film solo nel 2004, quando già da 2 anni frequentava casa di zia Holly e noi ragazzi. Di tutto il film la cosa che gli eccitò maggiormente la mente fu la katana usata nella maggior parte delle scene e disse: "Ne voglio fare una meglio di quelle dei giapponesi." "Bobby esultò e lo incoraggiò io mimai le mosse di scherma con la katana. La zia fu lapidaria: "NON QUI IN CASA". Così zio Dante si mise al lavoro in un sottoscala del palazzo dove viviamo. L' impresa era ovviamenteai limiti del possibile non perché nella sua caparbietà non potesse elaborare un processo di fabbricazione identico a quello usato dalla tradizione giapponese ma perché gli mancavano soprattutto le materie prime. Dato che era testardo anche allora ma non ottuso ripiegò su qualcosa di più semplice, comprò una replica di katana di quelle che si vendono a San Marino per una ventina di euri la spogliò di tutti gli inutili e pacchiani fronzoli e portò la lama a nudo. Era di un decente acciaio inox ma scalfibile e soprattutto non affilabile. Allora zio Dante costruì una forgia artigianale con mattoni refrattari e un bruciatore a gas. alimentato da una bombola a propano. Vi risparmio le mille fasi del procedimento mi limito a dire che il lavoro durò settimane e che nelle fasi critiche ci mostrò due boccettine di vetro e con fare misterioso ci disse: "queste non ce l'hanno neppure i maestri della forgia giapponese daranno l' invincibilità alla nostra katana". Alle nostre domande in merito fece il prezioso poi ci rivelò il contenuto: nella prima c'era acqua di Lourdes avuta da una amica della zia che ogni anno andava a visitare la grotta sacra, nella seconda, che appena aperta liberò un intenso odere di ammoniaca, aveva raccolto la pipì di Ito.
Passarono ancora giorni e giorni nei quali lo zio tirò a lucido il metallo e affilò la lama poi il collaudo:
lo zio prese un ceppo di legno di cerro (durissimo) che era destinato ad esser bruciato nella nostra stufa sollevò la katana a due mani e lo colpì con forza al centro. Il ceppo si divise a metà. Non contento impugnò ancora la katana e la scaricò con forza sull' incudine sulla quale l' aveva pazientemente battuta. Rabbrividimmo, pensando che si spezzasse, volarono scintille ma la la lama resse l' urto e quando lo zio provò il filo col dorso dell' unghia riscontrammo che l' orrendo colpo non aveva provocato deformazioni o scalfitture. Felice lo zio la sollevò in aria come fa il prete con l' ostensorio e disse "O questa è la più bella katana che ho visto oppure ne ho viste poche" poi piantò due chiodi nel muro del sottoscala ce la depose sopra come una reliquia e la lasciò lì senza ricordarsene più, come sempre quando si esaurisce il fuoco sacro che muove tutte le sua azioni. Quando gli ho chiesto una foto per metterla qui è parso rianimarsi: "tela ricordi? o quanti anni avevi quando si fece?"
" credo sui tredici"
"Boia come passa r tempo"
comunque con l' aiuto della zia ha mandato la foto. Il fodero è quello commerciale nel quale la comperò il manico fu rinforzato e rintrecciato con seta nera che sostituì il nylon col quale era nata. Si vede bene che la lama è stata completamente riforgiata e a parte qualche piccola imperfezione è ancora un simpatico pezzo da collezione.

" credo sui tredici"
"Boia come passa r tempo"
comunque con l' aiuto della zia ha mandato la foto. Il fodero è quello commerciale nel quale la comperò il manico fu rinforzato e rintrecciato con seta nera che sostituì il nylon col quale era nata. Si vede bene che la lama è stata completamente riforgiata e a parte qualche piccola imperfezione è ancora un simpatico pezzo da collezione.

Ovviamente in cineteca metto Kill Bill 1
Buona visione
Dani
da my moovies

UN (QUASI) CAPOLAVORO CHE OMAGGIA IL CINEMA E LE OSSESSIONI TARANTINIANE.
Recensione di Andrea Chirichelli
Prolisso e geniale. È tornato Quentin. La lunga e snervante attesa è finalmente finita ed il "suo" quarto film (o meglio la prima parte del suo quarto film) scorre sullo schermo. Già dai titoli di testa, i fan si tranquillizzano: l'elenco dei personaggi in stile lista della spesa, il primo piano del volto tumefatto dell'attrice con uno sparo e relativa dissolvenza in nero ci dimostrano che "colui che era conosciuto come genio" (da molti), è tornato brillante come un tempo.
Kill Bill è stancante, una piacevole fatica per lo spettatore che dovrebbe rivedere alcuni momenti in slowmotion o più volte per apprezzarli appieno. La struttura stessa del film, a episodi con continui flashback tra passato e presente disorienta e stordisce. Tarantino inonda letteralmente ogni scena di forma e contenuti: occhiali da sole disposti in ordinate file sul cruscotto d una macchina, aerei di plastica che volano su scene di cartapesta, tute gialle indossate da Bruce Lee, alluci mobili, occhi cerulei e tanto, tantissimo sangue. Kill Bill è un Helzapoppin. Ed il gusto per la battuta spiazzante, per l'umorismo cinico e beffardo è rimasta la stessa.
Se Jackie Brown voleva essere un omaggio al Blaxploitation, Kill Bill è exploitation puro e semplice. Quentin si circonda di un team che sa il fatto suo e spende parecchio: il risultato si vede. Non un'inquadratura fuori posto, non un movimento di camera infelice. Kill Bill, formalmente si avvicina alla perfezione. Gli anni hanno permesso di affinare una già ottima tecnica.
La brillantezza di Tarantino è palesemente dimostrata anche dall'attenzione che il regista-spettatore mostra verso le tendenze cinematografiche che hanno dimostrato maggiore dinamismo negli ultimi anni, in primis l'animazione. Vero e proprio film nel film, i venti minuti firmati I.G. Production, che raccontano la tragica infanzia di una delle future vittime della bionda protagonista, nella fattispecie la strabica Lucy Liu, killer della Yakuza, rappresentano una rara gemma di intensità emotiva e spessore drammaturgico. Le sequenze animate della casa nipponica, oltre ad essere un felicissimo esempio di contaminazione metacinamatografica, dimostrano inequivocabilmente la maturità raggiunta da un mezzo espressivo, troppo spesso bistrattato dal cinema "tradizionale".
Una grande differenza rispetto alle passate produzioni si nota nella gestione degli attori da parte del regista. Le precedenti opere erano quadri corali in cui era difficile trovare un personaggio smaccatamente preponderante rispetto agli altri (ed infatti clamore suscitò ai tempi la decisione dell'Academy di candidare all'Oscar come attore protagonista Travolta e non protagonista Samuel L. Jackson per Pulp fiction, visto che la presenza sullo schermo era pressoché identica per spessore e minutaggio), in Kill Bill la Thurman, splendida e affascinanante, è in ogni inquadratura, in ogni scena, occupa da sola l'intero schermo e storia. Tarantino ha fatto bene ad aspettarla (il film trova tra le numerose cause del ritardo accumulato, la inaspettata gravidanza dell'attrice all'inizio delle riprese): Kill Bill segna la sua migliore performance di sempre. In ogni caso la presenza di nomi storici del cinema di serie B (ma dove?) come Sonny Chiba e Gordon Liu, nobilità e da spessore e sostanza ad un cast invero un po'atipico e non perfettamente amalgamato (basta con Lucy Liu!!!)
Straordinaria la colonna sonora che spazia da brani dance anni 70 a motivi tradizionali giapponesi, per finire in morbide ballate blues: il giro del mondo in una ventina di pezzi che vanno a comporre un quadro fecondo come quello che accompagnò Pulp Fiction dieci anni fa. Impossibile descrivere appieno il carico di significati alti e bassi che Kill Bill lascia alla libera interpretazione dello spettatore. Se è facile notare un collegamento tra il coma da cui si risveglia la protagonista ed il sonno creativo di Tarantino (entrambi hanno la stessa durata... 4 anni), più sottili sono i riferimenti estetici e filosofi ad una violenza che, pur brutale, assume connotati parodistici e cartooneschi.
Purtroppo però, come e forse più di altri film del regista, Kill Bill soffre in maniera drammatica di un difetto di non poco conto. È troppo lungo, anzi, troppo tirato per le lunghe e la durata di certi segmenti del film, specie la battaglia che porta al primo regolamento di conti (che in questa prima parte del film è l'ultimo in ordine temporale) stanca attori e spettatori. Intendiamoci, le coreografie e l'impatto scenico dei duelli ridicolizzano per intensità ed ferocia le laccate evoluzioni di Matrix et similia ma dopo venti minuti, la misura è colma. Evidentemente in fase di totale autocompiacimento, Tarantino allunga, distorce, plagia situazioni che potrebbero e dovrebbero risolversi con maggiore velocità. Il difetto,evidente, non nuoce però alla valutazione globale del film che de facto è agli stessi, alti livelli di Pulp Fiction. In effetti un altro difetto ci sarebbe: il dover aspettare altri quattro mesi per vedere la fine delle avventure della vendicatrice più determinata della storia del cinema. Ma questa è un'altra storia...
(Quasi) capolavoro.
Da Il Morandini
Soggetto (con la Thurman) e sceneggiatura: Tarantino. L'inesorabile vendetta di Black Mamba, killer al soldo dell'invisibile Bill, data per morta nel giorno delle sue nozze in un'imboscata tesa da sadici membri della Deadly Viper Assassination Squad, capeggiata da Bill. Tornata in vita dopo quattro anni di coma, si propone di uccidere uno per uno i suoi aggressori. Qui ne fa fuori due, Vernita Green e O'Ren. Dopo 6 anni di assenza, Tarantino torna in una storia di vendetta che parte da una resurrezione. Nonostante l'accumulo madornale di uccisioni, squartamenti, decapitazioni e il conseguente fiume di sangue, la morte non esiste in questo film influenzato dall'Estremo Oriente (Giappone nel volume 1, Cina nel volume 2), dal suo cinema, dalla pop art. È come se, distaccandosi da un certo realismo che permea ancora Le iene e Pulp Fiction , Tarantino voglia portare a fondo la sua concezione del cinema "come apoteosi e ‘spremuta’ di generi, summa di citazioni e omaggi" (A. Morsiani). Nel suo alambicco distilla anime, kung-fu, cartoon giapponesi, "spaghetti-western", teatro d'ombre, action movie di Hong Kong, Opera di Pechino, teatro kabuki, chambara (film di spada giapponesi), wu xa pian (cappa e spada in mandarino), Ennio Morricone e Bernard Hermann. Più che collisione e collusione di due mondi, il reale e l'immaginario, c'è fusione e identificazione: qui la realtà è il cinema. Da notare, infine, che, partito nel 1992 con Le iene , tutto al maschile, Q. Tarantino arriva al 2003 a un film quasi tutto al femminile dove il maschio è un potere malefico da distruggere. Collaboratori di alta classe: Robert Richardson (fotografia); Yohei Taneda, David Wasco (scene); Kumiko Ogawa, Catherine Marie Thomas (costumi); Rza, Lily Chou Chou, D.A. Young (musiche).
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