domenica 6 maggio 2018

fatevi i gatti vostri n. 945 "( tromba) Daria - ' alla sua maniera' "

Sono arrivate le Trombanti insieme a Samatta e il Gatone Dogie può contare sul loro contributo per il raggiungimento del MILLE.
Nessuno ha risolto il quiz di Balena sebbene chi ha tentato abbia dato prova di veri guizzi d'ingegno.
E allora
Inizia Daria con un super classico, che avrete sentito molte volte echeggiare nei nostri post ma con la tromba non mi pare l'avessimo mai messo

Siamo abitati a pensare alla tromba come uno strumento un po' prepotente o ad associarlo a immagini militari di cariche di cavalleria o musiche che scandiscono la vita di caserma: la svegli, il rancio, il silenzio.

Bè a far da contraltare a questi luoghi comuni non possiamo dimenticare Louis Armstrong che ha portato la tromba a livelli stupendi e insieme a lui tanti altri che Martina mi cita mentre scrivo ad esempio gli statunitensi Nat Adderley · Ambrose Akinmusire · Red Allen · Herb Alpert · Buddy Anderson · Ray Anthony · Ryan Anthony . B. Chet Baker · Dan Barrett · Bix Beiderbecke · Bunny Berigan .Guy Barker · Terence Blanchard · Buddy Bolden · 
Ma come dimenticare  poi i giganti italiani Nino Rosso, Enrico Rava, Riccardo Bionducci, Flavio Boltro?
Daria riprende fiato e si scusa con tutti quelli che non le sono venuti in mente ma che ci sono e sono ugualmente grandi.

Chissà che un giorno a questa lista di talenti puri non si aggiungano anche lei e sua sorella Marina!

intanto ecco la sua tromba "alla sua maniera" cliccate qui sotto per un piacevole ascolto 





fatevi i gatti vostri n: 944 " il test di Balena"

Osservate Balena in questo filmato, vi sta suggerendo il titolo della prossima canzone che sarà eseguita da Marina con tromba solista


Ci siete arrivati?
Guardatelo ancora, Solo Mamma Holly può permettersi di offrire la propria zampa umana agli artigli assassini del Gatto Manaro uscendone indenne poi....lui si lava

Capito?
Siete tutti invitati alla sfida
Tenete presente che, come usiamo noi si tratta di un titolo leggermente alterato tipo La via in croce (invece de la vie en rose). Claro?
Elenamaria che ha con se la fidanzata di Balena potrebbe decrittare questo comportamento Gattile.
Buone possibilità per Patty che ha avuto molti gatti
Anche Murasaki e Redcats coabitano con felini 
Tutti gli altri lettori dei quali non conosciamo il rapporto coi felini sono ben accetti.
Per il prof Martinelli, infine, che ricordiamo abile solutore e creatore di giochi crittografici potrebbe essere 
facile...
Zanza

fatevi i gatti vostri n. 943 " la seconda fatica di Dino"

Vi è piacuta la boccuccia di rosa? Spero di sì avete sentito che arpeggi il Mago? Lo so quando finisce un pezzo di Dino si resta quasi con l'amaro in bocca e si vorrebbe che continuasse all' infinito. Bè proprio all' infinito no ma almeno un altro bellissimo pezzo me l'ha dovuto concedere e, non essendo io avida lo estendo volentieri anche a voi

Sempre chitarra solista in un altro classicissimo pezzo di Faber, decisamente più lungo di quello che vi ho fatto sentire mel post precedente dà modo di apprezzare il virtuosismo delle dita di Dino


sempre cliccando sul suo nome
e ancora un abbraccio a tutti da

Zanza



fatevi i gatti vostri n. 942 "la chitarra di Dino"

Abbiamo accettato la sfida del Gatone Gosisimo e quindi eccomi, ancora col sapore del caffé in bocca, a postare questo bel pezzo che ieri sera ho estorto a Dino. Gli ho chiesto una rivisitazione con assolo di chitarra dei pezzi più belli di Fabrizio De Andrè. Dino è maestro di pianoforte ma è nato con la chitarra in mano e non so in quale dei due strumenti sappia esprimersi meglio. Sicuramente nella canzoni di Faber la chitarra può aprire la strada a dei veri virtuosismi e così eccolo all'opera in uno dei pezzi più tipici del repertorio del cantautore
altri ne seguiranno presto
Buona giornata a tutti i lettori e ascoltatori
Zanza

cliccate sulla scritta qui sotto

sabato 5 maggio 2018

fatevi i gatti vostri n. 941 "io ci sto, Zanza / cantar bene stonando"

Caro Gattone Balena, lasciati dire che sei ancora più bello di quando ti ho visto l'ultima volta. "Io ci sto", non pensare a cosacce con quer pisellino retrattile, non ci sto cogli uomini e quindi nemmeno coi Gatti (anche se per un Gatto bello come te farei uno strappo) ci sto a prendermi l'impegno di alimentare il blog e obbligherò ogni personaggio del gruppo di Livorno a mettere qualcosa di suo. Una diecinaia di interventi sono sicuri. Dante mi pare sia nel periodo bono, Te e Serino ci mettete le foto....Se Dani e Bobby si degnano di dacci una mano, pel 29 di Maggio si fa festa! Contento? Un bacio sul tuo nasone.

Zanza

ed ecco un contributo che avevo fatto ieri, solo che non volevo interrompe le rimembranze fiorentine del sommo poeta.

Cantar bene stonando

il titolo me l'ha suggerito Dino, impietoso come sempre ma anche molto disponibile a mettersi alla chitarra o al piano quando mi prende la voglia o la malinconia di cantare. Sì perché io o esplodo in canzoni tipo quelle di Gianna Nannini o mi struggo di amore di malinconia in pezzi più delicati e struggenti come in questo masterpiece di Sergio Endrigo. "Perché cantar bene stonando?" chiedo a Dino
Perché per te le tonalità sono optional- mi dice lui- hai la dote di poterle cambiare  con molta facilità  e di poter eseguire tutto senza sforzo ma non hai disciplina nell' uso dei registri. Lascia che ti spieghi meglio. Esistono chiaramente  limiti di estensione della voce. Ogni cantante può raggiungere alcune note sia in basso, sia in alto, e ognuno ha una propria  zona tipica nella quale cantare con un tono di voce appropriato per la canzone. All’interno di questi limiti, ci sarà una tonalità che ottimizza l’uso della voce del cantante. Trovare la chiave migliore per ottenere il miglior Timbro, è un processo di allineamento delle note della canzone con la voce del cantante.
Ecco questo non mi riesce di fattelo entrare in testa.
La tu mamma rende bene in sol, è una chiave facile ma lei su quella tonalità lì non sgarra riesce a cantacci dal mambo a un brano d'opera.
Samatta ha il su sax nel gola, che soni il sax o che lo imiti facendo la trombetta cole labbra  lei riproduce le note ala perfezione e le pole anche leggere dallo spartito."
"E io?"
"Te, invece, da sempre fai come cazzo ti pare, come il tu babbo che difatti è più un imitatore che un cantante. Siete bravissimi a riprodurre i suoni fatti da altri e a rubarne il registro ma se poi vi si lascia liberi  non c'è verso di farvi seguire lo spartito".

"e quindi faccio cacare in questa di Endrigo?"


"Ma no davvero, la canzone non è facile come pare, bada secondo me, presempio, la Mannoia la strazia.

 Te invece  la canti benissimo e in modo personale solo che se la ricanti domattina ti esce differente. Se tu cantassi in un gruppo butteresti tutti fori di batteria. Da sola cor uno che ti  conosce ala  chitarra riesci a fa cose carine."

In fondo è il complimento di un burbero. E' vero l'ho personalizzata un po' troppo e in fondo dico una g toscana come ne fasgioli ma mi contento e ci si contenta gode.
La dedico al mi Cispia! Forse sono un po' patetica ma....meglio patetica che peripatetica 

Per sentilla cliccate su Zanzara in grosso qui sotto 



Fatevi i gatti vostri n. 940 " una richiesta o una minaccia del Gato Manaro?"

Erimo nzoma, rivati a nove ciento cuaranta   bloghi e io ava dito: "Ate  vinsto ovoi lumani sensa fide che cuando volevite scrivevite?
Alora sendo che il venti et 9 di magio io e Serino gato sendo esi osia Eso et me nasciuti indel me desimo die et sendo esi osia eso et me frateli ci piacieva che cuesto cum pleano aveva istato da festegiare cum qual cosa di cezzionale e alora si ava fata la chiesta di rivare pel cum pleano di esi gati (osia di eso e di me) di rivare a faciere il milesimo poste. Eso o viamente sensa esere cuale canbio cul tono sorciato il cuale sendo di rito accuisito no si toca pena la trasformassione di me in Gato Manaro e di Serino in mio asistente alli ammassamenti. Videndo la mia magine puotevite penzare se cum cueste sanpine picine picine (inda cuì il numine "Manaro") io saltava indosso di cualcuno cume instava eso dopo!



No era facile di inscribere tuta cuesta rubina ma sendo che esi ne fano uno per cada giorno io aveva mesa la bona voluntate per meterli inposa esi gati (osia edo et me gato) e si puotevano avere parechie futografie di me che facio la caca e spasso e facio la pisia e spasso e serino facie la caca e spassa e poi facie la pisia e spazza e anche io  que dormisco e eso dormiscie di me que  mi avo e eso anca se ava 

e già siera cu cuesta ea dieci e in zomma speravo che si puoteva faciere sendo che cuelo die era un grande cunpleano e le funtante butano fori tono e dal tono esssie il sorcio e dal sorcio escie il formagio che di cuì aveva narato il gato Vissani a faciere li invultini.

Deso io  termina di iscribe sperando di esi letori che istano tui beno come esi gati osia eso et me sistava. Et sendo cuesta di memmedesimo vuluntà
mi filmo

BALENA 
 Gato Dogie Serenisimo
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miniguida al lessico balenico
by Dani
riportiamo solo i lemmi di difficile decrittazione. 
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eso: lui ma anche quel ed anche ciò
avo ava: avevo aveva ma anche avarse ossia lavarsi
Deso: ora adesso
die: giorno 
et: congiunzione "e"
Filmare: apporre la propria firma
magio: maggio
memmedesimo: io stesso 
n: sempre laddove ci vorrebbe la "m"
nzoma: insomma
ovoi: oh Voi
 q: quasi sempre sostituita da c
Un caro saluto a tutti da Dani e Bobby 

venerdì 4 maggio 2018

fatevi i gatti vostri n. 939 " Canto alla briga" florentine memories in 3 puntate audioracconto by Dante

A scrivere di Via del Corno, sono tornato indietro, colla memoria, a quegli anni stupendi che passai a Firenze, durante i mi studi universitari. 
Con questo strumento magico (stritteviù)  che ti permette di vedere le stade al pc e di percorrerle metro a metro, torno a vedere la mi prima casa e mi sento salire un'ondata di commozione
 Sono passati 45 anni e mi sembra rimasta come allora.
 
Eccola qui, l'uscio è il medesimo e le finestre al secondo piano erano le mie :quelle del salottino e dela cucina.
Vivevo allora in Via dell' Agnolo al 54 nel quartiere di Santa Croce proprio nella parte piu stretta e affollata della via, quella compresa tra via de Macci e Borgo allegri, facente parte di una area della stessa strada che i vecchi abitanti mi dissero essersi chiamata del Canto alla briga, nota anche in epoca settecentesca per le frequenti liti che vi divampavano. Avevo trovato una casa a relativamente poco, 40 000 al mese  da dividere con Dino, che era venuto a Firenze per puro spirito cameratesco dato  che lui aveva l'impegno del conservatorio a Livorno e gli sarebbe convenuto enormemente frequentare L'università di Pisa. 40000 in due in centro di Firenze, all' epoca sembravano un affare ma  consideriamo anche che era il 1973 e che, in estate la mia giornata da bagnino era di 3'800 lire.   A dire il vero la spesa risultava inutile specie agli occhi della mia famiglia e di Renatino, il babbo di Dino. Ci eravamo conquistati tutti e due l' accesso alla Normale ma per una scazzottata, sorta in occasione degli scherzi alle matricole (figuriamoci se con me e Dino avevan trovato pane per i su denti li studenti anziani) ce lo eravamo giocati prima ancora di assistere al primo giorno di lezione. L'episodio mi pare d' avello raccontato ai tempi splinderiani, magari, un'altra volta, ci tornerò sopra. Comunque per due Livornesi, del cuore dela Venezia, andare a Pisa era già un onta di per sé, sottoporsi poi alla vessazione che toccava ai matricolandi, era decisamente troppo. S'era richiesto e ottenuto, grazie al profitto, l'accesso ala Normale per il prestigio della scuola e per la vicinanaza a casa. Del resto il patema dello studiare nella città nemica veniva mitigato da una piccola vanità: quella del  poter  dire che la Normale i crani andava a cercasseli a Livorno, quindi passi. L' alternativa, rimastaci dopo la rissa, era di ripiegare sulla statale di Pisa che significava, però, un capitolazione degna della presa pel culo a vita ad opera degli avventori del Bar Nado e anche di parecchi altri coi quali s'era fatto un po' troppo li strafottenti. Eppoi Firenze aveva tutt' altro fascino, pullulava di belle ragazze, nostrali e straniere e a quell' età si sa che " i gatti cercan d'acchiappare  le tope".  L'appartamento era al secondo piano di una casa che mostrava ancora consistenti tracce dell' alluvione del 66.  Apparteneva a un vecchio artigiano di via dell' Ariento, la zona del Mercato Centrale di San Lorenzo. Quando andai a parlacci avrebbe voluto vedere il mi babbo e scoteva il capo in segno d'una certa riluttanza a trattare con me ma io gli risposi: "tanto poi dopo, mica ci sta il mi babbo in casa sua. Cosa vole che ne sappia ir mi babbo, a Livorno di quello che fo io a Firenze, del resto  io lavoro e l'affitto mica me lo paga il mi babbo". 
"Bravo e che lavoro fai?" mi chiese riconcedendomi un po' di stima per il fatto d'aver dichiarato che lavoravo.
"D'estate faccio il bagnino a Livorno  d'inverno  ho trovato un lavoro da omo di fatica  in via de' Macci,  da un rigattiere e ni detti ir telefano di referenza.
"Va bene mi  voglio fidare disse lui, prese tre mesi di caparra e il mese in corso, compilò il contratto e mi dette la chiave.
 L'appartamento  aveva una caratteristica singolare ovvero che era diviso in due parti. Da una parte la camera da letto e il gabinetto (chiamarlo bagno mi parrebbe uno sproposito) dall' altra salottinoe cucina. Il bello è che in mezzo passavano le scale che conducevano al piano superiore ed erano utilizzate dall' inquilina del piano di sopra una gentile signora che aveva il banco al vicino mercato di S. Ambrogio. Analogamente, per arrivare al nostro piano, anche noi si doveva transitare attraverso l' appartamento, scisso in due, dell' inquilina sotto a noi. Ci dividemmo la casa con Dino ma non ci si messe uno da una parte e uno dall' altra. In camera si dormiva insieme in un lettone matrimoniale comprato con molte speranze di usallo con delle donne e tutte le sere ci si scambiava, quasi all' unisono, la battuta: "ma bada con tutte ste belle fiche che ci so in giro con che ca'ata mi tocca andà a letto". Al gabinetto mancava la doccia e io ne costruii una con un po' di  ingegno e molte di quelle bestemmie che mi han sempre sorretto il morale nei lavori. Avevo preso un mastello enorme da bucato e al soffitto avevo avvitato un asta che sosteneva un cerchio di ferro, parallelo al soffitto medesimo, nel cerchio corrreva una tenda di plastica fissata cogli anelli e dal supporto calava anche un tubo di comma terminante in una nappola da doccia. Per avere l'acqua calda rimediai un acquabox. Era un piccolo cubo collegato alla corrente elettrica e contenente una resistenza piccola ma simile a quelle degli scaldabagni più grandi. Si avvitava sotto al rubinetto dell' acqua fredda e, accendendolo, l'acqua che passava dal tubo si scaldava per effetto della resistenza. Non si poteva dire che arrivasse bollente ma accettabile anche in inverno. Restava il problema dello scarico ma io venivo dal mondo dele barche e de pescatori e la soluzione mi balenò subito davanti agli occhi. Il mi babbo mi procurò una pompa di sentina, quelle con cui si svotano le barche, la prima fu a mano ma in breve la sostituii cor una elettrica così azionando la pompa, l'acqua sudicia veniva pompata e scaricata nel vater. Ecco uno schizzo fatto proprio in du secondi, per chi non avesse capito il marchingegno:
Non ci crederete ma in quegli anni c'erano parecchi studenti che non avevano doccia o vasca disponibile. Due con cui s'era fatta amicizia stavano a pensione da una vedova in via San Zanobi, avevano il lavandino in camera ma il bagno assegnato a loro aveva solo il cesso e così se volevano lavarsi dovevano andare al diurno della Stazione o quello che c'era sotto al cinema Alfieri, in via dell' Ulivo, di lato alle poste di via Pietrapiana. S'era dunque dei signori, io poi avevo anche il vantaggio  dato dal fatto che Dino stava al massimo 3 giorni alla settimana. Così se anche  qualche volta che lui rimediava da portarsi a letto qualche ragazzotta io mi arrangiavo a dormire in salotto e a pisciare in un orinale di smalto bianco colla riga azzurra intorno al bordo,
 nota: a Livorno questo vaso da notte lo si chiamava càntero lat. canthărus, gr. κάνϑαρος  e i bimbi solevan intonare la canzoncina "ecco tumà ecco tumà cor cantero se ni si stacca r manico tutta la piscia n giro"

avevo il vantaggio dei fine settimana colla casa tutta per me. Il venerdì e il sabato, oltre al lavoro dal rigattiere, facevo il portiere di notte all' hotel Nord Ovest in via Valfonda che si dipartiva da Piazza Adua, davanti alla stazione, vicino al Palazzo de' Congressi e non sempre ma abbastanza spesso tornavo a casa con quarche straniera che avevo conosciuto durante il lavoro. Spesso arrivavano di notte dala stazione e mi chiedevano una camera. Gliela rimediavo ma sapendo che per loro il prezzo era salatuccio aggiungevo: " se volete, domattina, quando smonto, vi faccio vedere una stanza che noi studenti si affitta a giornata costa poco poco". Se erano in diverse gli davo la camera mia e di Dino, pigliavo i pochi soldi pattuiti, li mettevo nella cassa comune e bonanotte al secchio. Quando me ne capitava una sola, però, avevo modo di sciorinare tutto il repertorio della seduzione imparato in tante estati da bagnino. Passeggiata sui lungarni, aperitivo,  e poi a casa pastasciutta piccante cucinata da me, vino rosso bono. Brutto brutto un ero, fisicamente sembravo pronto pell' olimpiadi, qualche no l' ho beccato e me lo ricordo ancora ma dei sì non me ne ricordo da quanti erano, anzi li confondo e questo è un segno bono.
Cosi scorrevano i meglio giorni della mia giovinezza in una Firenze magica e ruffiana che stimolava ogni voglia, tranne quella di studiare. 
Qui sotto metto la versione audio, dura circa dieci menuti
Bona giornata
Dante