venerdì 25 dicembre 2020

fatevi i gatti vostri n 1703 "Natale 2020 Un Post Lungo un Giorno" (con voi)

Cari Amici Lettori,


da tanti anni condividiamo con voi alcuni momenti della nostra vita. Per questo Natale, forse perché con le restrizioni ai movimenti e la maggior parte dei locali chiusi c'è poco da fare, abbiamo pensato di passare questo natale proprio con voi. Intanto La redazione sarà sempre aperta ed attiva on line. Non significa che è una vera e propria chat ma quasi. Poi tutti membri di redazione presenti, inclusi il Ciampi, Holly e Martina si alterneranno a riempire questa paginetta con i fatti salienti o insipienti di questa giornata. Ci saranno doni per noi e anche per tutti voi. Ovviamente una vostra partecipazione sarà graditissima e renderà più simpatica la realizzazione di questo progettino natalizio. Se qualcuno di voi vuol pubblicare qualcosa di suo, che sia una canzone, uno scritto, una foto. Basta che ci scriva in un commento: ho mandato qualcosa da pubblicare alla vostra casella postale. Vi ricordo che è: esserinoebalena@email.it

se dovesse risultare inagibile perché strapiena potete, in alternativa, usare la mia: danideigatti@email.it (in tal caso scriverete nel commento che avete inviato a me)

io inizio postando quella che da sempre è la nostra canzone preferita per il giorno di Natale.

Per tanti è tu scendi dalle stelle, per altri Bianco Natal, per altri ancora Jingle Bells nelle sue varie edizioni dalla classica alla rock. Molti associano il Natale al suono delle zampogne. Per noi da sempre il suono è quello del pianoforte del Ciampi e dell' armonica di Dante.

La canzone è ovviamente l' Happy Christmas di Lennon. Ascoltatela e ne percepirete il suo forte potere evocativo e probabilmente scenderà su di voi quella benedizione natalizia  che vi rammenta la serenità e la fine dei guai.

Io sono in piedi per aiutare la zia, piano piano si affacceranno gli altri a lasciare la loro testimonianza per questa giornata

Un grande abbraccio a Tutti voi


Dani


Bene bene  tocca ammé fare gli auguri e allora Bon Natale, siccome chiacchiero sempre dimolto e avvolte anche a sproposito oggi mi limiterò al rolo di presentatrice, dunque quale contributo lettrice Patty da Roma ci ha mandato un linke con queste parole:
"Mi mancano molto i contatti in questo periodo e mi manca anche quella magica atmosfera che si realizzò in quel Natale nel quale decideste di darvi al Burlesque e al Can Can. Proprio per non rinunciare a tutto mi sono messa a ballare da sola, in camera e giusto perché conosco i pericoli della mia sbadataggine ho preferito dei passi di danza forse un po' più consoni alla stagione della mia età, così mi sono scaricata questo video e sto imparando a balla re Jingle Nells rock. E' carina e può anche essere seducente se la si sa interpretare magari con un costumino rosso. Mi piacerebbe, se potete, sentirla fatta dal Ciampi e magari cantata da una di voi che ne dite? E' pur sempre un modo di stare insieme Bacissimi Patty"
e noi visto, che abbiam lanciato la proposta di interagire interagiamo: qui sotto pubblichiamo il video Non è Patty quella che mostra i passi, ci siamo capiti? Patty è decisamente più carina ma ha marito e non vole rotture di palle. Lo scrivo ad uso di qualche cretino che ogni tanto cerca un abbordo via internette.
A seguire mettiamo la nostra versione del pezzo e vi assicuro che è una chicca perché alla chitarra c'è Dino Ciampi e la voce resa rauca dalle due giornate di lavoro lagunare è quella della rossa Samatta. Tutti gli omini di casa sono stati concordi nel dire che la raucedine la rende arrapantissima, giudicate un po' voi.
Baci Zanza


ed ecco l' interpretazione di Samatta col Ciampi



Pranzo da mille e una notte: Vini Rosso di Montalcino, Cabernet Franc, Prosecco di Valdobbiadene. Polenta ai quattro formaggi, Tortelli toscani burro e salvia, Gnocchi ripieni
quale tris di primi. Prosciutto di San Daniele, Salumi del Bellunese e formaggi alpestri per secondo.
Contorni, fagioli con l' occhio, patate al forno, radicchio alla piastra. Dolci torta sbrisolona, biscotti buranelli, bigné flambè al cioccolato. Liquori fatti da me alla menta, all' alloro, al carciofo. Grappe super invecchiate e whisky d'autore offerti dal Bar Nado

Buon Natale a tutti da Holly

cedo il testimone a Martina

Eccomi io non so proprio dire nulla magari più tardi metterò qualcosa con la tromba.
Qui a Venezia, a casa di Holly c'è un paradiso segreto e non si sente affatto il clima di tristezza che per forza ci vogliono far digerire in TV. Ovvio che le precauzioni sono state minuziose ma abbiamo seguito la lezione del Boccaccio.
Zanza mi fa segno di presentare un intervento di un lettore, il prof Martinelli, la cui fama e fedeltà a questo blog  è nota anche a me, dato che seguo "fatevi i gatti vostri" da quando avevo 15 anni e Zanza me lo mostrò con fare da cospiratrice.
Buon Natale a tutti.
Marty

L' intervento del prof. Martinelli si chiama "La difesa della fede" ed ha per protagonista la sua gatta Dri.

La difesa della fede

Come sapete, per quanto io trascorra un esistenza ritirata e discreta, da vedovo ormai da tempo in pensione, non passo le mie giornate in completa solitudine.  C'è la mia gatta Dri a rompere quel silenzio e quella monotonia  dei quali, altrimenti, subirei, inutile negarlo, il fascino decadente . Credo di avervi raccontato in altra occasione come il nomignolo affibbiatole  derivi da una contrazione del nome Adriana. Così si chiamava mia moglie e così volli chiamare la gatta quando si stabiliì il nostro sodalizio umano-felino. Poi, dato che il pronunciare il nome completo produceva in me un certo turbamento emotivo, optai per il più corto e assai meno evocativo Dri. La miciotta non mostra particolari abilità né particolari deficienze; è una gatta  sonnacchiosa e piuttosto indolente, ama i posti caldi della casa e condivide volentieri con me  la poltrona e il divano; non mangia molto ma con una ragguardevole frequenza e negli ultimi anni la sua linea un tempo  elegante e scattante  si è abbastanza appesantita, forse per non farmi provare eccessivo rammarico nel constatare che sono vittima dello stesso fenomeno. 
I fatti che vengo a raccontarvi non riguardano il presente Natale ma quello di 4 anni fa. Da sempre preparo il Presepe utilizzando personaggi che usavano miei genitori quando mia sorella ed io eravamo bambini. Alcuni dei personaggi erano stati addirittura comperati durante l' infanzia della mamma e il loro materiale costruttivo era gesso, talvolta misto a cartapesta. Si trattava però di pochi elementi: San Giuseppe, il bue, l' asinello, i magi e un pastore seduto su un tronco. Tutto il resto era in gomma. In gomma la Madonna, il bambinello e tutta una moltitudine di figurine che facevano parte della gente venuta ad assistere alla nascita di Gesù. Col tempo, mentre i soggetti in gesso lamentavano al massimo qualche crepa o la rottura di un arto o di un utensile, che recavano in mano, quelli in gomma registravano un decadimento assai maggiore che ne avviliva talvolta il colore, talaltra la struttura, trasformandoli in creature poco stabili. Il bambinello fu addirittura colpito da una sorta di cancro della gomma e si disfece quando azzardai qualche goffo tentativo di restauro. Intenzionato a sostituirlo con uno nuovo di zecca, mi trovai di fronte al dilemma del materiale; non pretendevo il gesso ma neppure ero disposto a venire a compromessi con la plastica rigida che mi proponevano nella cartoleria sotto casa. Trovai alla fine un bel Gesù in gomma in un negozio cinese. Era paffuto e rubicondo alla pari di quello che si era rovinato, le sue dimensioni si adattavano perfettamente alla mia mangiatoia, il materiale di cui era fatto pareva identico a quello delle altre figure di gomma; solo i capelli di un giallo improponibile stonavano ma rimediai presto con l' ausilio di  un pennarello indelebile.
Piazzai nella mangiatoia la creatura e mi dedicai ad altro. Alla sera accesi le lucette di corredo, che illuminano il cielo, fatto con carta azzurrina stampata a stelline in oro e, con orrore, constatai che il bambinello era sparito mentre alcuni personaggi minori giacevano a terra. Non c'era bisogno di Sherlock Holmes per le ovvie deduzioni:
I viventi presenti in casa eravamo io e Dri e le manomissioni nel presepe erano perfettamente riconducibili a un suo intervento. In effetti, dopo una breve ricerca, tinvenni il Bambin Gesù vicino alla ciotola dei croccantini.
Lo rimisi a posto e redarguii Dri che parve aver capito, salvo ripetere la propria azione, con modalità pressoché identiche, non appena uscii a comprare il giornale. Recuperai ancora la statuina e decisi di fingermi distratto. Di lì a poco vidi Dri aggirarsi sul presepe. Identica l' azione identico il risultato. La mia gatta subiva una sorta di morbosa attrazione per il Bambin Gesù.
Non potendo interrogarla cominciai a interrogare me stesso, cercando di dare una spiegazione accettabile a quest' improvvisa fede felina.
Pensai a una simulazione di caccia ma i conti non tornavano perché in tal caso avrebbe dovuto comportarsi così anche in precedenza.
Decisi di osservarla con maggiore attenzione. Appena fu certa che io ero affaccendato in altri officii, Dri saltò sul presepe e, con destrezza, prese in bocca il bambinello per portarlo vicino ai suoi croccantini.
Ciò che non avevo osservato prima era che la gatta lo deponeva a terra, ci giocava con le zampe e poi lo azzannava quasi con violenza. Che i cinesi mi avessero venduto un Anticristo e la mia gatta, paladina a dei valori cristiani, difendesse con denti ed unghie i dettami della Chiesa di Roma?
Non aspettai che si stancasse e le tolsi di bocca la statuina. Stavolta i denti erano andati a fondo e un braccio roseo e paffuto era quasi staccato. Presi del mastice, con l' intenzione di tentare un restauro ma quando  portai il Gesù vicino agli occhi, per valutare meglio come condurre l' operazione, venni a capo del mistero. Il piccolo manufatto in gomma puzzava, mandava un nauseabondo odore di pesce e ricordai che proprio quell' olezzo lo avevo sentito altre volte provenire  da prodotti in gomma di fabbricazione cinese, quali ad esempio i pneumatici della mia bici. Era  dunque quell' odor di pesce che attraeva la mia gatta e dava motivo ai suoi  rapimenti. Mi sentii sollevato per aver risolto il mistero ma un po' deluso dal fatto di dover riconoscere che le azioni della mia Dri non erano mosse da un qualcosa di sovrannaturale che, in tempo natalizio, non  sarebbe stato affatto fuori luogo.

Giovanni Martinelli

E' il mio turno, io me Bobby ignaro su quando potrò riprendere il mio lavoro mi godo la serenità di casa, la vicinanza di Martina che è fonte di gioie e sorprese infinite e anche di questo Natale con la casa piena di gente a dispetto delle previsioni più nere. Segnalo che sono stati aperti i regali, abbiamo aspettato le sei del pomeriggio in un esercizio di pazienza che renderebbe matti i bambini ma si tratta di troppi oggetti e ognuno degno di una storiella così lascerò all' affabulatore per eccellenza il compito di raccontarceli magari domani.
ecco gli auguri di Silvia, viveva vegeta e leggente sebbene la si senta poco nei commenti 

Auguri di cuore anche da parte mia! Grazie per esserci! Fate parte del mio quotidiano! Che il Natale possa donarvi salute, gioia, fortuna e tanto amore! 
Un abbraccio 
Vostra Silvia
Grazie per la fedeltà Cara Silvia
Non sono riuscito a contattare Stefanover che ha il blog fermo a settembre e le mail che vengono respinte.
Auguroni ad Elenamaria, anche con la sua posta ho problemi ma ritenterò prima di cena.  Procedo intanto a postare un meraviglioso pezzo segnalatoci dalla cara prof. Murasaki, vera musica per le nostre e per le vostre orecchie  Buon Natale da Bobby




 
 E' sera, quasi le otto tutti si sono ripromessi di stare più leggeri Tranne e lo scrivente che sarei poi io, Dino e Dante. a noi non ce ne frega proprio nulla di stare attenti. Non siamo mai stati attenti a niente e non ci staremo certo stasera. Sarei per forma mentis una di quelle persone che del Natale se ne fregano e lo lasciano agli imbecilli preda dei messaggi della pubblicità e di ciò che predica la televisione. E allora diciamola tutta per me il Natale è una delle poche occasioni per stare insieme alle poche persone alle quali voglio bene davvero. Sono contento che Dante abbia trovato quassù il suo equilibrio ma quando siamo cresciuti come fratelli non è semplice stare lontani. Così quando vengo a trovarlo, in questa pozza d'acqua son contento e mi fermo qui  per non diventare patetico. Bon Natale a tutti da   Dino 
 Ah scordavo, Bobby ha trovato il pezzo che ci ha mandato la mitica prof Murasaki eccolo qui

Per molti questo è un Natale piuttosto disgraziato.
Non per me, devo dire. Di Natali alternativi ne conto almeno tre:
Quello in cui la nonna si ruppe il femore tipo il 18 o il 19 Dicembre, e siccome all’epoca a Natale certi reparti restarono sguarniti, la tennero in trazione per una decina di giorni prima di operarla. Tra l’altro era, mi sembra, il 1991, cioè preistoria, e si raccontava che per gli anziani rompersi il femore era l’anticamera della cassa da morto.
In realtà non era più così da qualche anno: con l’operazione mettevano una placca e dopo qualche settimana l’anziano camminava, così mia nonna tornò presto un fulmine di guerra.
Noi però tutto questo non lo sapevamo ancora e passammo le feste a mangiarci il fegato, per giunta con la compagnia dello zio (l’altro figlio della nonna) che già di suo era una persona assai insopportabile, ma quell’anno passò ogni limite ma siccome, nella sua insopportabilità, era sinceramente preoccupato ci toccò portare ancor più pazienza del solito, cosa che ci riusciva difficile perché anche noi eravamo preoccupati niente male.
Facevamo il solco all’ospedale ortopedico, e non sapevamo che eravamo dei privilegiati perché, appunto, all’ospedale si poteva andare e venire liberamente mentre quest’anno le cose vanno in modo molto diverso.

Il secondo Natale disastrato fu quando il ragazzo con cui coabitavo felicemente da anni mi disse che si era stufato, giusto in quei giorni. E, povera creatura, se si era stufato faceva benissimo a lasciar perdere, il problema era che io invece non mi ero stufata nemmeno un po’. A tutt’oggi quello per me è stato il Natale peggiore.

Il terzo Natale alternativo fu quando mi ricoverarono a Novembre, due anni fa, ma a Natale erano ancora in alto mare e non riuscivano a capire cosa avessi in realtà.
Passai là dentro tutte le feste, senza l’ombra di un pandoro o di uno spumantino (e non parliamo di panettoni, ricciarelli o panforti) - che all’epoca per me erano VELENO allo stato puro. Anche lì però mi arrivò qualche traccia di Natale, compresi gli infermieri che si erano messi i berretti rossi con le lucine e una di loro, che all’occorrenza si dava all’artigianato creativo, mi regalò un paio di graziosi orecchini natalizi fatti con dei pezzetti di nastro argentato che conservo ancora.
Il punto più divertente fu una sera in cui dovevo fare una risonanza magnetica - che fu poi quella che gli permise di capire cosa c’era che non andava. Arrivo nel laboratorio, mi danno le scartoffie da firmare e mi chiedono se sono in menopausa e da quanto.
“Più di un anno” rispondo.
Non gli bastava. Per farmi l’esame volevano che firmassi un modulo che dichiarava che sapevo di non essere incinta.
Beh, avevo tali e tanti motivi per esserne più che sicura che non mi posi nemmeno il problema, ma mentre compilavo il modulo (e pensavo che erano davvero un po’ troppo scrupolosi) vidi la data: 24 Dicembre.
Mi dissi che, davanti a una data del genere, avevano ben motivo di preoccuparsi di una mia eventuale gravidanza perché era un periodo in cui TALUNE si ritrovavano incinte pur non avendo fatto in teoria proprio niente per esserlo.
E mentre firmavo in cuor mio ridevo pazzamente.
Va pur detto però che era notevole anche il fatto che il 24 Dicembre sera stessero ancora lì a farmi la risonanza magnetica. Onore al merito!
In quelle settimane piuttosto disastrate il vostro blog mi fu di grande conforto, soprattutto per la parte musicale che mi ascoltavo di straforo sul tablet, talvolta a ripetizione. E mi piacevano molto anche le foto di tutto quel che mangiavate -cioè, non è che ne pubblicaste a decine, ma mi piacevano comunque.

Forse vi ho già ringraziato, o forse no perché in quel periodo ero davvero stordita e tenevo l’anima coi denti.
Stasera volevo farlo in modo più esteso e circostanziato.
Auguri!


Murasaki


E lo so che tocca ammé, boia dé so peggio dele mosche sula merda quando prencipiano a tediatti lorolì che voglian che scriva pefforza.
Tocca ammé, tocca ammé e lo so, tutti hanno detto varcosina di Natalizio e sarebbe giusto che anche io buttassi giù du parole in proposito. Contentatevi allora di una roba breve perché so così briaco che un vedo nemmeno i tasti del computere. Giusto, allora ecco in sintesi il mi commento sula giornata 

E' meglio un Natale così co restringimenti che na giornata di lavoro coli straordinari 

e speriamo che Hegelle un se n'abbia a male pe avegli plagiato sto concetto filosofico
Bon Natale a tutti

Dante


giovedì 24 dicembre 2020

fatevi i gatti vostri n. 1702 "La voglio anch'io la mamma maiala"

Pare che Dino, da bimbo, quando voleva lanciare una battuta offensiva nei confronti di qualche compagno di giochi che magari gli avesse fatto qualche sgarbo gli dicesse sul muso:

" E la voglio anch'io la mamma maiala! Perché atté sì e ammé no?"

 La domanda sibillina coglieva spesso di sorpresa gli interloquiti che, sapendo che il Ciampi era orfano di mamma, in primis quasi venivano toccati nell' area della commozione dalle parole di quel ragazzetto secco secco e lungo lungo che pareva tirasse l' anima co denti, giocava male a pallone, aveva l' occhiali spessi (altro oggetto di derisione) ma sonava la chitarra da dio. Poi si rendevano conto che in realtà l' interrogazione non mirava ad appurare un arcano del quale solo un dio ignoto poteva avere la risposta o al massimo un suo vicariuccio come Don Luigi che quale unica consolazione  aveva saputo dire: "O che ci voi fare Dino? La tu mamma un era mica come questi tegami qui a giro e l' Signore l' ha voluta in paradiso vicino a sé". Parole che, a parer mio, lasciavan dubbioso anche chi le aveva appena pronunciate allorché  Dino replicava: "certo e così r tu iddio  me l' ha messo ner culo ammé".

Ma torniamo al diverbio infantile, appena il contendente di Dino si rendeva conto che quel troiaio di bimbo aveva dato della maiala alla su adoratissima mamma due erano le possibili repliche: la prima riservata ai più pronti di spirito era cattivissima "Perché così ci s'ha  un tegame di meno"

 ma in tal caso bisognava esser pronti a mettersi in guardia perché il Ciampino, secco com' era, riusciva tuttavia a mollare dei cazzotti così rapidi e guasi sempre precisi che potevano produrre l' addormentamento. L' altra ipotesi era che l' offeso avesse poco senso dell' humor ma una possanza fisica tale da potersi permettere di reggere anche uno o due cazzotti di Dino e in cambio gonfiarlo di botte come una zampogna. 

Questa variante non contemplava,però, l' entrata in scena di un elemento nuovo perché proprio mentre il ragazzotto nerboruto si rimboccava le maniche, si sentiva apostrofare da dietro: 

"Sa c'è còcco, dillo a me se hai quarche problema che te lo risorvo io n un attimo". Dantino era lì dietro e rideva beffardo e sicuro della risposta del malcapitato che guasi sempre si salvava rispondendo: "dio bono Dantino un si pole nemmeno scherzà"  per poi retrocedere prontamente e scappare verso casa.

Quando Dino s'incazzava con più d'uno la su esternazione sonava così: "La voglio anch'io la mamma maiala, l' avete tutti e io no".

Se il gruppo era piccino ogni reazione era tacitata dalla semplice presenza di Dante accanto a Dino ma qualora si fosse trattato di una compagine nutrita, la fazione del Bar Nado acquisiva subito il povero Claudio Barabba, Attilio lo Sghebo, Maurino la Vipera  e l' Orlandini (nessuno si ricorda il nome proprio) detto il Verre. Un plotoncino che avrebbe messo i pensieri anche a gente con quarche anno più di loro.

Ora tutto questo discorso zeppo di reminiscenze dantesche l' ho fatto pe introdurre un ber pezzettino musicale che si mette tutti l' anni e che Il Ciampi interpreta a modo suo, quindi speciale cola chitarra. Si tratta dela solita storia der bimbo che spiando sotto la scala pe vedere Babbo Natale che porta i doni, lo vede invece a baciassi cola su mamma.

Pare che quest'anno la signora dopo tanti baci si sia decisa a quarcosa di più consistente, da cui r titolo. Vi metto le parole n' ingrese se la volete canticchià:

Wow! Mommy's kissing Santa Claus!
I saw Mommy kissing Santa Claus (kissing, kissing Santa Claus)
Underneath the mistletoe last night
She didn't see me creep
Down the stairs to have a peep
She thought that I was tucked up
In my bedroom, fast asleep
Then I saw Mommy tickle Santa Claus (tickle, tickle, Santa Claus)
Underneath his beard so snowy white
Oh, what a laugh it would have been
If daddy had only seen
Mommy kissing Santa Claus last night
He saw Mommy kissing (kissing, kissing) Santa Claus
I did! I really did see Mommy kissing Santa Claus
And I'm gonna tell my dad

Then I saw Mommy tickle Santa Claus (tickle, tickle Santa Claus)
Underneath his beard so snowy white
Oh, what a laugh it would have been
If daddy had only seen
Mommy

Il secondo pezzo, riadattato dal maestro Ciampi e interpretato dar medesimo ar pianoforte è il classico Feliz Navidad che nella trasposizione Dantesca del testo doventa "se me la voi dà" la potete cantà anche voi e fa grosso modo così

Se me la voi dà

se mela voi dà

se mela voi dà

armeno a Natale si tromberà

Se me la voi dà

se mela voi dà

se mela voi dà

armeno a Natale si tromberà

Io ci speravo sempre bimba sai

io ci speravo sempre bimba sai

io ci speravo sempre bimba sai

nel profondo de miei penzièr


Come avrete capito dar tono lieve, il poste di oggi è affidato a me Zanzina. Dani cocina co Holly e Martina, Samatta è sortita in barca co Bobby perché se vanno via lui e Marti prencipiano a sbaciucchiassi e si dimenticano le commissioni da fa. Balena dorme sulo stesso divano dar quale Dante e Dino guardano il seguito del filme di Pupi Avati. Emma e Cice fanno l' assarti ala porta dela cucina dala quale sortano effluvi da sogno.

I firmi li trovate ntorno a mezzogiorno. I commenti so da my movies 

Un mi resta che auguravvi na stupenda vigilia di Natale

Zanza

Ah na piccola nota di redazione perché nessuno si scandalizzi: l' immagine a corredo di " se me la voi dà" è na mezza mela che mostra l' torzolo. Lo so che pole sembrà na topa ma allora vole dì che l' avete ner capo perché è na mela ve l' assicuro.

-------------------------------------------Chi la vista la mamma e Santa claus---------------------  




UN'ALTRA MANO DI POKER AL TAVOLO CHE PUPI AVATI ALLESTÌ 17 ANNI FA.
Recensione di Mattia Nicoletti

Il tavolo verde di Avati si accende ancora e riluce degli sguardi di cinque personaggi in cerca di sé stessi e di un momento che per tutti, vincente o perdente, si imprime in una vita che non sempre è quella che sembra, e, molto frequentemente, rappresenta una dura realtà. Franco, 18 anni dopo una sconfitta in una partita a carte che lo ha segnato (anche economicamente), cerca i suoi "compagni di ventura" per giocare una rivincita su molti fronti. Lele, critico cinematografico malato di cancro, Ugo, conduttore televisivo, Stefano, proprietario del "luogo del delitto", l'avvocato Santelia. I protagonisti fra giochi delle parti si presentano nuovamente a rivivere quell'attimo che li mette a confronto in valore assoluto, senza considerare la loro condizione di vita attuale. La tensione della vecchia amicizia è ora dentro il mazzo di carte, che legge e mette a confronto ancora una volta l'anima e il cuore di chi è coinvolto.
Il regista mette in scena gli uomini ancor prima dei luoghi, e li innalza alla magia del cinema. Le interpretazioni superlative e i tempi drammatici costruiscono un'opera "da camera" perfetta in ogni dettaglio.
Quando il cinema italiano è realtà a ventiquattro fotogrammi al secondo. 

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

È il seguito di Regalo di Natale (1986), uno dei film più riusciti di P. Avati, insolito perché, nella finzione come nella realtà, avviene 18 anni dopo. È anche uno dei suoi pochi film ambientati nell'Italia contemporanea, l'unico situato nel presente della natia Bologna. Il che spiega il più alto tasso di amarezza civile, di squallore arrogante e, forse, di misantropia che impregna il racconto. Anche qui la partita a poker serve a togliere le maschere ai personaggi e a rivelarne l'indole nascosta o la vulnerabilità, ma non c'è soltanto un traditore come nell'altro film. Lo stesso Franco (Abatantuono), vecchia vittima, è predisposto a barare. L'Italia odierna è più abominevole e corrotta che nel 1986. Alla riuscita del film, scritto da Avati (con la consulenza pokeristica, non sempre ascoltata, di Giovanni Bruzzi, come in Regalo di Natale ), contribuiscono i 5 attori, perfetti anche nel mostrare gli effetti che l'orologio biologico ha avuto su di loro.




UNA PARABOLA ECOLOGISTA TRA FANTASY E FANTASCIENZA CHE MOSTRA GIÀ IL GENIO INIMITABILE DI MIYAZAKI.
Recensione di Emanuele Sacchi

È trascorso un millennio da quando una serie di guerre, culminata nelle esplosioni termonucleari dei Sette Giorni del Fuoco, ha alterato l'ecosistema mondiale. Il Mare della Rovina si è espanso drammaticamente, occupando i regni degli uomini e invadendo la Terra con i suoi insetti giganti e le sue spore velenose. Solo pochi territori sono rimasti indenni, ma i loro abitanti continuano incessantemente a combattere tra loro. In un regno neutrale e pacifico, la Valle del Vento, vive la principessa Nausicaa, dotata di un potere extrasensoriale che le permette di comunicare con gli animali e con i temibili insetti Ohm. Nausicaa è convinta che la soluzione non sia attaccare gli insetti, bensì comprendere il segreto alla base del Mare della Rovina.
È nel futuro distopico di Nausicaa della Valle del vento che ha inizio la straordinaria epopea trentennale dello Studio Ghibli. Benché tecnicamente il film non sia ancora una produzione dello studio, ma un lavoro distribuito dalla Toei, Nausicaa è unanimemente considerata l'opera fondativa della casa cinematografica (è infatti inclusa in tutti i Dvd retrospettivi) e del Miyazaki-pensiero, la filosofia che ha cambiato per sempre il mondo dell'animazione mondiale. Nella vicenda è possibile individuare agevolmente le tematiche peculiari dell'autore, che il regista svilupperà nel corso degli anni: l'amore per la natura e per la vita, un'eroina in età adolescente con un coraggio pari solo alla sua bontà di cuore, la fascinazione per gli aerei e per ogni tipo di strumento o marchingegno che consenta all'uomo di librarsi in volo. Anche il sodalizio con Hisaishi Joe, autore delle musiche, nasce con Nausicaa. Benché da un punto di vista tecnico si avverta una certa obsolescenza (i fondali e le animazioni sono piuttosto primitive, con alcuni movimenti tutt'altro che fluidi), per il resto Nausicaa è opera che trascende la propria contestualizzazione temporale, tanto da rappresentare, a distanza di decenni, un'inesauribile fonte di ispirazione. Forse resta ineguagliabile per lo stesso Miyazaki l'operazione di sincretismo di molteplici fonti (Dune e i suoi Vermi, i Grandi Antichi di H. P. Lovecraft, le battaglie di popoli di J.R.R. Tolkien, l'Odissea), in cui ognuna fornisce il suo contributo senza inficiare la totale autonomia e credibilità dell'universo miyazakiano.
Fantasy e fantascienza si mescolano in parti uguali, in una versione quasi opposta per estetica e spirito rispetto allo steampunk: gli avveniristici ritrovati tecnologici convivono con rudimentali strumenti agricoli, i phaser a raggi laser con spadoni dall'elsa dorata. Il risultato è una straordinaria parabola ecologista in cui la forza della narrazione e la libertà delle creazioni visive del regista non sono intaccate dalla presenza di un evidente messaggio-monito ambientalista. In netta controtendenza con il canone del genere fantastico, Miyazaki evita infatti ogni manicheismo, chiarendo in diverse scene come non esista una divisione netta tra bene e male: anche gli atti più scellerati sono figli di una ragione ben precisa, che alimenta la paura nel cuore degli uomini. Cause e soluzioni variano caso per caso e, benché l'uomo sia dominato da tentazioni e da fragilità che lo portano a commettere gli stessi errori in un ciclo continuo, non esiste il male in sé. Al secondo film, dopo la rielaborazione della saga di Lupin III con Il conte di Cagliostro, Miyazaki Hayao è già un maestro indiscusso e Nausicaa l'inizio di un viaggio indimenticabile.

mercoledì 23 dicembre 2020

fatevi i gatti vostri 1701 "quanti premi per questi filmi!"

Grazie a Eliana per averci ricordato l' anniversario che ci era proprio sfuggito. Di solito era Balena che ci imponeva i ritmi perche ai festeggiamenti c'era tonno per lui. Grazie anche a Murasaki e al ParmigiaMino per averci segnalatuo due film che vantano un bel palmares quanto a premi e riconoscimenti della critica. Come immaginerete siamo già tutti al lavoro tranne i gatti e i dannosi.

Dato che ieri mi sono prodotta in una performance esagerata nelle consegne questa mattina la zia ha decretato che almeno per le prime due ore starò io a consegnare i pacchi e le gite di distribuzione mentre Bobby farà consegna al posto mio. E' ottimo conoscitore della città quanto me e i pacchetti in più che riuscirà ad accumulare serviranno a ridurre l' orario di lavoro. Per fortuna non piove ma la zia ha comunque coperto tutto e portato mantelline per tutti, con l' ombrello si perde una mano. Per fortuna la taglia dei pacchetti è piuttosto piccola e riusciamo a metterne una decina nei grandi borsoni di plastica da supermercato. Per quelli più pesanti che contengono cassette di bottiglie abbiamo 2 carrellini.

Ieri sera eravamo tutti stracotti e siamo andati a letto alle 10 ma siamo riusciti a selezionare della musichetta natalizia che non deve mancare  in questi giorni. Dopo la punizione di ieri riesumiamo il duo doppia D non perché abbiano meriti ma perché a Natale siamo tutti più buoni

Nella rivisitazione fantasiosa del duo due classici pezzi Christmas Carols furono ribattezzati

Mi tiri le coperte e resto al gelo

e Bianco Maial

credo abbiate già capito di che cosa si tratta, buon ascolto:




I commenti ai film sono tratti da my movies. Le pellicole saranno in cineteca nel primo pomeriggio

Buona Giornata

Dani


DELIZIA PER GLI OCCHI CHE SI ACCOMPAGNA AD UNA TRAMA CREDIBILE NEI SUI TONI FAVOLISTICI.
Recensione di Davide Morena









Dopo l'acclamato Chicago, Rob Marshall getta uno sguardo ad oriente, o meglio sarebbe dire una sbirciata. Lo fa protetto dietro i paraventi della camera di Chiyo, venduta a nove anni ad una scuola di geishe e destinata a finire i suoi giorni nell'Uki-o, il 'mondo che fluttua', col nome di Sayuri, per deliziare i ricchi signori giapponesi con le sue arti. Il suo destino sarà segnato dall';incontro con un bell'uomo d'affari che non smetterà mai di amare, dalla gelosa Hatsunomo che la umilierà di continuo, dalla gentile Mameha che la farà diventare la più leggendaria geisha di Kyoto, e infine dalla guerra che tutto spazza via.
Esteticamente squisite, le memorie di questa geisha raccontate da Arthur Golden e materializzate dall';ormai ex-coreografo Marshall. Delizia per gli occhi che si accompagna ad una trama credibile nei sui toni favolistici, a patto che ci si astenga da ogni giudizio etico (la verginità venduta ad una riffa lascia quantomeno perplessi) e da qualsivoglia pretesa di attendibilità filologica (basti pensare che a interpretare le belle giapponesi sono tutte attrici cinesi). Del resto, è palese la volontà degli autori di raccontare un mondo esotico come visto da occhi occidentali, e nell'esotismo il film trova il suo pregio maggiore, ma anche il suo limite. A tratti sembra di assistere ad una versione al femminile e dagli occhi a mandorla di Rocky, ma gli occhi di Stallone erano poca roba in confronto a quelli di Ziyi Zhang.





Vigilia di Natale, Lele, Ugo, Stefano e Franco, amici di vecchia data, decidono di nascosto delle rispettive famiglie, di riunirsi in una villa per giocare a poker. Alla partita è stato invitato un misterioso e danaroso industriale, l'avvocato Antonio Santelia. Lele è un perdente nato; Ugo, separato da una moglie che non vede mai, così come i quattro figli, è uno sfortunato venditore di articoli per la casa; Stefano è un istruttore di ginnastica in sospetto di omosessualità; Franco è oppresso dai creditori. Si cominciano subito a giocare forti somme: immediatamente si delineano i due veri antagonisti, l'avvocato Santelia e Franco.  
Uno dei migliori film di Avati che qui disegna abilmente il profilo di tutti i personaggi, con una crudeltà inusuale. Il regista rilanciò Abatantuono, e Carlo Delle Piane vinse il premio a Venezia come miglior attore.
Una voce fuori campo ci dice che Franco e Ugo fin da bambini erano due veri amici, un sax suona le note sognanti e malinconiche di Riz Ortolani su foto in b/n dei quattro protagonisti.
Bologna 1986. Franco è il proprietario di una sala cinematografica nel centro di Milano, siamo sotto Natale e gli incassi non vanno bene, si paga la crisi crescente del cinema. Ugo è un teleimbonitore di una Tv privata che – dopo aver registrato una patetica puntata natalizia – all’uscita degli studi trova la madre che vorrebbe obbligarlo a trascorrere il Natale con la ex moglie e i quattro figli che non vede da tempo ma ha un appuntamento importante. Lele scrive critiche cinematografiche come vice su un quotidiano ed è scarsamente sconsiderato, ha il compito di accogliere in albergo Franco che alla famiglia inventa una scusa pur di non dire che trascorrerà la notte di Natale a giocare a poker. Stefano fa l’istruttore in una palestra di sua proprietà ed è segretamente omosessuale. Il quinto personaggio è l’avvocato Santelia, un industriale giocatore di poker che ama perdere per passione forti somme da denaro, così riferisce Ugo che lo ha scovato in Emilia Romagna. Franco e Ugo non si parlano da dieci anni e la partita è anche l'occasione per riappacificarsi e sfruttare la bravura del primo per spennare Santelia. L’esercente inizialmente rifiuta la rimpatriata per la presenza dell’ex migliore amico insultando Lele e lasciando smarriti gli amici, poi a sorpresa si presenta alla villa presa in prestito. Dopo i convenevoli la partita ha inizio intervallata da pause, discussioni e ricordi. La sfida ben presto è tra Franco e Santelia e il primo prevale sul secondo. Come le puntate di denaro aumentano l’industriale vince le ultime due mani che mettono al palo Franco facendogli perdere 250 milioni. E’ l’alba, Ugo incassa la sua percentuale dall’avvocato che in verità è un baro professionista, Franco solo e fregato da tutti rientra in hotel.
REGALO DI NATALE è la profanazione della sacralità della notte santa da parte di cinque uomini. Santelia, il presunto pollo da spennare si siede al ristorante della stazione di Bologna, “sono venuto qui perché mi hanno detto che si mangia bene”, ordina tre patate bollite, legge passi del Myricae di Giovanni Pascoli e fissa insistentemente una donna seduta di fronte a cui (partito il marito) chiederà se trattasi di una prostituta. Personaggio viscido, vedovo e divorziato, da alcuni passaggi capiamo essere sessuomane. Lele è il nevrotico del gruppo, imprevedibile e inaffidabile vorrebbe pubblicare un libro su John Ford, in albergo mentre attende Franco saluta Martina, la donna fissata da Santelia al ristorante, la quale prende una stanza con l’amante. Come apprendiamo da alcuni flashback, lei è stata la prima moglie di Franco che tradì con Ugo e da qui il motivo della definitiva rottura dell’amicizia. Franco viene riagganciato semplicemente perché ritenuto molto ricco con la sua sala di Milano, in realtà necessita pure lui di soldi per il restauro etc.

Anche Ugo è con l’acqua alla gola, pieno di debiti e con il posto di lavoro a rischio. Stefano pare il più sereno ma nasconde qualcosa e sta al gioco, al massacro. Il baro nelle battute conclusive della partita al momento di far vedere le sue carte con in palio 250 milioni offre a Franco una terza strada: “Alzarsi, infilarsi il cappotto, risalire sulla sua auto e andarsene, senza aver perduto nulla…non è regolare ma è Natale, voglio farle questo bellissimo regalo”. “Lei dev’essere matto”, replica perplesso Franco. “Lei non saprà mai con quale punto l’ho sfidata a giocarsi 250 milioni…”rilancia Santelia. “Va bene, vedo i suoi 250 milioni”, conclude Franco. “Abbiamo rischiato molto ma ci è andata bene…era insopportabile per lui andarsene senza sapere il mio punto, ci avrebbe ripensato tutta la vita…”, commenta l’avvocato con Ugo mentre firma l’assegno. Dietro queste battute c’è una metafora della vita ed è emblematica la scena finale in cui Franco nel corridoio dell’albergo urta Martina la ex moglie (“l’unica donna che ho veramente amato”) senza riconoscerla. I sentimenti effimeri della vita. Dietro questi amici non c’è più nessuna amicizia, sentimento valore andato a farsi fottere in nome di individualismi-egoismi e dell’avidità. Ciascuno di loro (chi più chi meno, a parte il laido Santelia) vede la partita come traguardo per colmare debiti e/o risanare una vita fallimentare. La cifra preponderante di REGALO DI NATALE, piccolo capolavoro dell’ingegno minimalista di Pupi Avati è la falsità, l’inganno, la meschinità umana una e trina. Non solo solitudini rapaci e senza scrupoli, ma anche metafora potente sugli anni ottanta (sempre attuali) “assetati di soldi e dimentichi di certi valori primari” e, tra le altre cose, satira velata sulla televisione che ha invaso le nostre vite con le trasmissioni finte (il buon Natale Ronova cantato da Ugo e il vi vogliamo bene all’indirizzo degli spettatori) o che deve riempire per forza (Lele che la guarda mentre attende Franco e l’inserviente dell’albergo che la accende all’arrivo del cliente in camera). Del Natale alla fin fine rimane solo un albero illuminato in giardino da spegnere con un clic. Diego Abatantuono, Carlo Delle Piane, Gianni Cavina, George Eastman e Alessandro Haber straordinari. 

martedì 22 dicembre 2020

fatevi i gatti vostri 1700 "post in fieri"

Aggiornamento, sono le 4 del pomeriggio, il comandante Holly ha detto stop, sta cominciando a piovere e  la roba per oggi è a buon punto. Se volete conoscere gli eventi che precedono questo mio aggiornamento pomeridiano leggete dopo la doppia riga tratteggiata, qui sotto. Non abbiamo mangiato e tutti sono stati più o meno nella media delle consegne previste. Io sono tiuscita a farne 160, agevolata ovviamente dalla miglior conoscenza della città. Alle 3 e mezza restavano una trentina di pacchi tra quelli caricati per oggi. La zia ha lasciato Bobby con Sama Zanza e Martina perché consegnassero quelli e poi venissero a piedi a casa. Io sono stata destinata alla assistenza dei due suonatori invalidi che non rispondono neppure al telefono mentre lei è andata a procurare i teloni  per domani mattina. Anche se piovesse la roba resterà coperta. Appena entrata in casa li ho trovati che dormivano addosso ai gatti. Hanno scolato quasi un fiasco di vino.

"Ma che cosa avete fatto?" ho chiesto

"Vi abbiamo aspettato e poi ci è venuto sonno" mi rispondono farfugliando e si riappisolano. Roba da ammazzarli. Non hanno dato da mangiare neppure ai mici.

"Avete preparato un po' di musica?"

Dino mi guarda di traverso e biascica: "No tanto ha tutto Zanza sul pc sono tutti brani nostri".

 Inutili fino alla nausea! Non posso dire che lo zio sia un fannullone ma Dino evoca i suoi lati peggiori  e quando li lasci insieme ritornano i delinquentelli,  menefreghisti di 50 anni fa.

Allora, visto che l' avevo preannunciata stamattina , cerco io un po di musica sul pc di Zanzina tanto loro due non meritano di mangiare fino a stasera. Anzi considerato che sono due infami non metto musica loro ma di Sama e Marti

Ecco un bel brano con rivisitazione rock eseguito al sax   dalla nostra Samatta


Quello a seguire invece è un classicissimo  brano assai natalizio affidato alla nostra maestra di tromba e trombone che intitolammo: Notte - tranquilla -tromba - Marina


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Stamattina, mentre sorseggiavamo il caffé, corredato da un vassoio stracolmo di buranelli, 



ho sentito la zia rispondere al telefono e chiedere di poter richiamare entro 10 minuti. Poi rivolta a tutti noi ci ha detto:

"Ve la sentite di fare una giornata da Mamme Natale?" E di fronte al nostro sguardo interrogativo ha spiegato: "Mi ha appena chiamato una agenzia pubblicitaria che ha preso l' incarico per una grossa consegna da fare tra oggi e domani, si tratta di quasi mille colli. Roba piccola e piuttosto leggera, agende, portafogli, bottiglie, panettoni ma sono da distribuire in ogni più remoto angolo di Venezia. Tutti gli hanno dato buca perché ci vuole un pilota e una squadra a far consegne. Loro volevano del personale al quale avrebbero fornito il costume da babbo natale. Stavo per dire no ma poi ho pensato che se voleste essere della partita ci potremmo dividere un po' di soldi. Mi danno un euro netto a collo. Io mi occuperei della barca e  darvi i pacchi, Bobby potrebbe portarvi già nelle varie zone usando la barca di zio Dante. Voi mettereste il costume, vediamo magari se si accontentano del solo cappellino a cono, e fareste le consegne a domicilio. Si tratta di una faticaccia, Siete 4 e vi toccherebbero 250 consegne a testa in due giorni, tenete però presente che alcuni pacchi vanno ad enti e per esempio alla RAI ce ne saranno una ventina tutti da dare al portiere, così a Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco, teatri ecc. Ad occhio e croce direi che le fermate reali possano essere dalle 80 alle 100 a testa, 40/50 al giorno circa 5 ogni ora, si tratta di volare oppure.... di lavorare molte ore in più. 200 euri li prendo io per la barca a Bobby niente perché è il paperone della situazione e 200 a ognuna di voi. I due inutili e nulla facenti, malaticci e rompipalle li lasciamo a casa a guardare i gatti e cucinare per noi".

Sembrava un film sui moschettieri. Tutte ci siamo precipitate anche perché in questo periodo,  senza poter fare spettacolini e musiche come avevamo fatto in passato, non vedevamo alcuna possibilità di introiti.

La zia ha richiamato, ed è partita subito con Bobby per caricare i pacchi e poi lasciarlo alla barca di Zio Dante. Pensava che due barche fossero  indispensabili per distribuirci bene ma poi Bobby ha sollevato l' obiezione da un milione di dollari: "Se non restano vicine perderemo il tempo a cercare le ragazze invece degli indirizzi". 

Venezia non è grandissima ma è un vero dedalo di calli e anche di canali e rii. Così in base al nuovo piano strategico testè rielaborato, ci siamo mosse tutte verso Cannaregio con un permessino temporaneo di movimento  per lavoro occasionale  che abbiamo richiesto alla polizia. Ci hanno detto che bastava l' autocertificazione e il riferimento alla ditta che ci impiegava.

Oggi faremo  i tre sestrieri più vicini a casa: Cannaregio, Dorsoduro e Santa Croce domani :San Polo, San Marco e Castello.



Ho scritto il post mentre sto aspettando la zia e nel frattempo ho fatto fotocopie degli stradari perché a Venezia la numerazione ha un dio per suo conto e solo chi ci è nato può trovare un indirizzo o dare una indicazione chiara ed inequivocabile per trovarlo. Così Bobby  ad ogni prelevamento di pacchi dovrà segnare esattamente il percorso ad ognuna di loro. Si dovessero perdere telefoneranno a me che comunque  posso recuperarle ovunque.

Continuate a seguire il post perché nell' intervallo di pranzo metterò i due film. Nel pomeriggio gli aggiornamenti su come va e magari un po' di musica.

Buona giornata a Tutti

Dani

Intanto presento i due film: Natale all' improvviso recensione da my movies in cineteca dopo le 14


NELSON RIESCE A FAR SORRIDERE E RIDERE GRAZIE ALL'IRONIA E ALLA TENEREZZA CON CUI TRATTEGGIA I PERSONAGGI.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 25 novembre 2015

Charlotte e Sam Cooper hanno deciso di separarsi ma non vogliono farlo sapere ai familiari che si uniranno a loro la vigilia di Natale per non turbare la festa. I due hanno due figli: Eleanor che, lasciata dal suo compagno, non vuole che i genitori lo sappiano e Hank che ha tre figli e oltre alla moglie ha perso il lavoro. In arrivo c'è anche Emma, sorella da sempre rivale di Charlotte, che si è messa nei guai con la polizia nonché il loro anziano padre Bucky che si è innamorato di una giovane cameriera.
Jessie Nelson non dirigeva più un film dal lontano 2001 quando ottenne un notevole successo, grazie anche all'interpretazione di Sean Penn, con Mi chiamo Sam. Questa volta si trova ancora di fronte ad attori di alto livello dovendo gestire una sceneggiatura che intreccia il passato e il presente in attesa del futuro. Perché, come in "Racconto di Natale" di Charles Dickens (portato numerose volte sullo schermo) ma senza la presenza di un moderno Scrooge, la dimensione temporale qui è fondamentale.
Tutti i personaggi hanno un presente in cui c'è qualcosa da tenere nascosto ai familiari ma, soprattutto, alla base di questo c'è un passato in cui si è originato l'imprinting delle difficili relazioni attuali che andrebbero comunque mimetizzate sotto la spessa maschera del bon ton.
Le diverse generazioni divergono per le differenti matrici socioculturali ma finiscono con il convergere nella malinconica disillusione del presente. Da questa non sfuggono (e come potrebbero?) anche gli ultimi nati ben rappresentati dai tre figli di Hank, uno dei quali, in particolare, impacciato e innamorato. Nelson riesce a far sorridere e ridere grazie all'ironia (ma anche alla tenerezza) con cui tratteggia i personaggi smascherando (anche questo per l'ennesima volta al cinema) le ipocrisie che spesso sottendono le riunioni familiari.
Siamo però dinanzi a un film made in Usa e questo è avvertimento a cui lo spettatore più smaliziato saprà dare il giusto valore aspettandosi quindi anche ciò che sembra essere diventato inevitabile in un film americano ambientato a Natale.


L' altro è Nightmare before Christmas anche questo in cineteca dopo le 14

comemnto da my movies

Racconto natalizio che si muove leggiadro come lo scheletrico Jack, sulle note della fantasia più pura ed ispirata
Giuseppe Grossi     * * * - -

Locandina Tim Burton's The Nightmare Before Christmas

Dolcetto, scherzetto e una nota di amarezza. Il maestro degli incubi ha un sogno nel cassetto: qualcosa di nuovo. Jack Skeletron, re del decadente mondo di Halloween, è stanco di urla e paura. Così, mentre i mostri riemergono dalle bare per terrorizzare il mondo, Jack sprofonda in un'amletica crisi esistenziale. Assuefatto dal terrore e insoddisfatto di una realtà sempre uguale a se stessa, si perde in una foresta cercando ispirazione. La trova in una porta magica che lo catapulta nel mondo del Natale. Calore, colore, gioia. Finalmente lo stupore che cercava. E poi una missione: sostituirsi a Babbo Natale e gestire i preparativi della festa più attesa da tutti i bambini.
Tim Burton's The Nightmare Before Christmas si muove leggiadro come lo scheletrico Jack, sulle note della fantasia più pura ed ispirata, mosso con cura e dedizione dal regista burattinaio Henry Selick. Ma nel film girato in stop motion, il ripieno è tutto della zucca di Tim Burton, tanto da insinuarsi persino nel titolo. Stile riconoscibile per l'impronta gotica dei toni e soprattutto per lo scontro tra realtà opposte, in cui il difforme svetta sul banale per coraggio e ingegno. Sull'esempio del malinconico Edward mani di forbice e dell'esperienza del suo creatore, anche Jack punta goffamente all'integrazione, dimenticando che il bene da preservare è invece la differenza.
Burton ripropone lo scontro Io/Mondo sulle esili spalle di un personaggio che ha il coraggio di scuotersi dal torpore delle rassicurazioni e delle aspettative che gli altri ripongono in lui, esaltando la stranezza come parte fondamentale del vivere. Un film che gioca delicatamente con piani opposti della percezione, con il tentativo testardo di dare forma e concretezza (gli abiti, i regali, la slitta) a qualcosa di astratto e impalpabile (la felicità, la gioia di vivere).
Una rara sensibilità delinea una morale necessaria per un racconto natalizio (siamo in casa Disney), senza mai cadere nel banale ed eccedere nel moralismo. La condanna di una mentalità materialista impone un recupero di una dimensione valoriale pura, capace di viaggiare anche solo attraverso i sogni e le aspirazioni più audaci. Tra teste mozzate, vermi e cicatrici, l'opera di Burton celebra più di ogni altra cosa la vena pulsante del cambiamento, cantando a squarcia gola