sabato 11 gennaio 2025

Fatevi i gatti vostri n.2077, "L'inteligenza Artificiale risolve na crittografia e svela il mistero d'un libro bello"

Siamo convinti che l'inteligenza artificiale un ci releghi all'armadietto dele scope nzieme ar mocio vileda? E allora mettiamoci ala prova con questa crittografia mnemonica. l' ho creatà cole mi stesse mani pe presentà un libro che mi porta indietro, col ricordo nzino ai mi anni der Liceo.  

Prima vi dò l'esposto ovvero la parte di crittografia sulla quale si deve esercità il penziero pe svelà r mistero: 

DOMI 

ed ora la chiave della crittografia ovvero il numero di lettere che compongono ogni parola della soluzione:  

7- 2 - 3- 6     

Per chi non sapesse come funzionano le crittografie mnemoniche ecco  un esempio classic: 

CINCIN  

8-3- 8 

che su risolve in Espresso (detto) per Brindisi (il cincicn è un altro modo di denominare un brindisi )

Volendo fare un tentativo didattico su quella proposta da me: se conducesse a una frase  5 - 5-  5 -  6

con arguzia ma nemmeno troppa si potrebbe risolvere con  DO =  prima della scala (la nota Do) MI  = Milano

quindi a una sorta di annuncio "Prima  (5) della (5) Scala (5) - Milano (6)"

Ma non è questa la soluzione.  Lasciatemi tornare indietro cor tempo.

S' era, dicevo, al Liceo. Oltre 50 anni.fa. L'ora era quella di religione. Il professore  un prete. Si chiamava Enrico e veniva da Roma. Era cresciuto alla scuola dei Gesuiti e la sua capacità dialettica mi incantava. Presto nauseato dai Gesuiti e dalle loro trame s'era fatto prete operaio. Seppi anni dopo che se ne era andato con degli scismatici francesi. La formazione avuta fra gesuiti, però, emergeva dal suo eloquio e dalla capacità di metterci in difficoltà. Ci poneva problemi del tipo: "Dino sei un soldato in tempo di guerra, ti ordinano di fucilare il Cacini (1) al quale sei legato da antica amicizia. Se ti rifiuti fucilano anche te insieme a lui, come ti comporti?" Al che Dino rispondeva: "Si trattasse di Dantino  mi sentirei nela merda. Ma se nvece è r Cacini gli sparo anche senza formà ir plotone". 

E davvero Giuda lo salveresti? Proseguiva il prete. "Giuda" era il soprannome che aveva affibbiato a me. Ufficialmente era per la barba che m'ero lasciato crescere e che mi faceva davvero somigliare a Giuda. 

Quando gliene avevo chiesto conto, der nikke, lui, sorridendo, aveva detto: La barba è la motivazione apparente ma ce n'è una più sottile. Poi, visto che seguitavo a non capì, mi aiutò: Ti ricordi le immagini rappresentanti Giuda? Lui ascolta il signore, lo bacia ma ha già la sua attenzione alla borsa coi denari del tradimento. Allora capii. Certo, amavo il su modo di fa lezione. Memorizzavo la maggior parte dei concetti che veniva esprimendo e dimostrando. C'erano, tuttavia, momenti in cui non potevo fare a meno di tradire. Era quando Caterina ner banco davanti,in diagonale rispetto a me, prenciava ad aprissi r grembiule. Lo aveva di quelli abbottonati davanti . Vedevo le sue zampe infinite  nguainate in un paio  otte penz dai quali si riconosceva perfettamente la forma dela topa. C'era da andà via di cervello, se il tradimento era quello: Allora sì! Giuda! Tutta la vita! 

O perché sono ritornato ndietro colla fantasia fino a quel prete che tanto contribuì alla mia formazione? E a quella topa che tanto condizionò i mi ormoni e la mi  irriducibile condizzione d' etero a vita? Mi seducevan tutti e due. Lui per quel che aveva n capo. Lei ar di sotto der bellico. Ero cos' ispirato che ncisi, cor cortellino, sul legno del banco, na roba da poeta ermetico del primo novecento: 

titolo Caterina 

" Ale tu cosce  penzo,  m'illumino d'immenzo. 

La topa ti si vede è questa la mi fede". 

Dino mi prese pel culo: "Anche a me mo piacian le donne ma pell'armonia, i capelli, l'occhi ma la topa...boiadé mi viene da rigettà solo al penziero di quella cartata di frattaglie maleodoranti". Ed era sincero. S'è bell e raccontato tante vorte: Dino era capacissimo d'arzassi dal letto e andà via  coll'anconi di stomao se solo una, foss'anche la più bella tipa del mondo, gli avvicinava l' inguine ala faccia. Un è punto cambiato. E' rimasto così. C'è solo Costanza che è riuscita ad amallo e sopportallo nonostante tutto. Ma Costanza è svizzera e la su azienda produce 22 linee di prodotii pell' igiene intima. Siamo convinti che li testi tutti da sé. 

Tutto questo cola crittografia un c'entra un cazzo, però il prete sì che c'entra.

Fu lui che ci fece conosce i libri di Pasolini e di quest'altro gigante di cui metto un grande classico in Biblioteca.

Se un l'avete risolta fine qui un vi preoccupate. Giorgia ha già concordato con Maske n acquisto massiccio. Si tratta di cuffie da testa che mettano l'inteligenza artificiale ad aiutare i nostri pori, stanchi cervelli.



Donque l' I.A.   rifletterà:   D, O, M e I  intanto son lettere e la parola "lettere" è di 7  quindi "LETTERE" pole esse il primo termine della risoluzione.  Poi abbia du lettere, qui c'arriva anche un umano lento. Di solito le lettere sono di quarcheduno o quarcheduna  quindi "lettere "di"  DI è la seconda parola della soluzione. Ora ci vole na parola di 3 lettere   si pol penzà a "uno" oppure "una" ma nell'esposto non ci son lettere che ci permettano di arrivare ad uno o una ma se fosse DON? "Oltretutto i riferimenti di Dante", penzerà il caschetto di Maske, "un son mai casuali".

Vi domandate perché il casco da nteligenza arificiale penzi n livornese? Vi basti sapé che è r prodotto toppe della linea Maske. Costa semila dollari. Quello entrilevelle si chiama Pisa. Costa 30 dollari ma se lo si mette n capo dice solo: Gaò! Boh? So na sega io!

Allora  seguiterà il nostro modello Livorno: "Ora ci vole.....ora ci vole... ci vole  na parola o na frase che abbia tra le sue lettere componenti D, O, M e I ma di cui sappiamo che una parte quasi certamente pol esse Don magari un sarà Milano come pella prima della scala 

ma Milani sì,  ioboia" bestemmierà interiettivamente compiacendosi il caschetto inteligente e poi guasi canzonatorio farà arrivare all' oercchio di chi lo indossava ;  42 secondi e 4 centesimi impiegati per soluzione al tuo servizio mio lento padrone.


Ovviamente Don Milani di lettere ne scrisse tante ma questa è quella celeberrima e un poteva mancare nella Biblio di un gatto libertario come Esserino.

Saluti a tutti 


Dante

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(1) ndr. il Cacini, al secolo Piero Mazzei, di fondo era  un bravo ragazzo. Ma  si atteggiava a bullo e veniva regolarmente riempito di cazzotti speciarmente da me ma anche da altri. Così veniva spontaneo associarne il carattere alla famosa battuta coniata del comico romano Cacini:  "ne ho  prese di botte ma gnene ho dette tante..." 

La profonda, anche se scomoda, obbedienza alla Chiesa, la fedeltà alla propria parrocchia, il rifiuto di strumenti potenti e consumistici (televisione, cinema, bar…) e l’esclusiva dedizione di don Milani alla gente del suo popolo, hanno fatto di Barbiana il luogo dell’incarnazione e della sovranità suprema raggiungibile dall’uomo.

lunedì 6 gennaio 2025

fatevi i gatti vostri 2076 "La Befana ovvero la dodicesima notte"

La virtù più degna della nostra meraviglia Amy ce l'ha svelata proprio la notte della befana e non è questa qui sotto ossia quella di cavalcare la scopa volante. Questa gliel'ho fatta io con un po' di mestiere e un po' di photoshop.


Di sicuro è stato di notevole presa su di noi il resoconto di come avvenga la Befana inglese. In calce la descrizione completa. E fin qui si era snodato il pomeriggio del 5 ovvero creazione dell'immagine befanica con Amy per modella, poi dolcetti e te per noi, vino e stuzzichini per chi gradiva di più i sapori forti. Per la cena abbiamo in pratica replicato quella della vigilia di Natale che era piaciuta a tutti. Poi ci siamo dati alle chiacchiere e verso le 10 il Ciampi salta su chiedendo ma quel localetto dove si faceva musica che poi lo presero i cinesi ma continuarono a mantenere il palchetto e gli strumenti e c'è ancora? In effetti erano anni e non sapevamo se Tony Wong così si chiamava il cinesino che aveva comperato il bar dall' anziana proprietaria fosse ancora aperto. Non ci vuol molto a raggiungerlo da casa nostra ma bisogna andarci appositamente ed è fuori dai giri che facciamo con la barca così era almeno da prima della pandemia che non passavamo di lì. Costanza pratica come sempre ha detto: cerchiamolo col cellulare e sentiamo se c'è ancora e si è messa alla ricerca quando lo ha trovato e lo abbiamo chiamato Tony stava pel chiudele ma ci ha detto subito "Se voi venile io spettale, spettale".  Ci siamo incamminati e in meno di venti minuti eravamo da Tony che ci stava aspettando. "nessuno venile stasela e io paula pel baloldi che lubano" La R non l'acquisirà mai ma il suo italiano è migliorato. Per lui 9 clienti erano come una manna dal cielo e una piacevolissima sorpresa per noi vedere che il palchetto musica aveva resistito. 


C'è una tastiera di buona marca in grado di simulare una mezza orchestra una attrezzatura da karaoke e per la gioia di Ampelio anche una batteria non proprio professionale come quella che ha da Nado ma funzionale. Dante aveva portato la sua armonica e abbiamo dato inizio alla musica. Qui però Amy ci ha regalato la più grossa sorpresa chiedendo Dino e Ampelio se volevano accompagnarla in una canzone che voleva dedicare a Venezia. Ci aspettavamo una qualche "Marieta monta in gondoea" o "Se l mare fose de tocio" che magari Bobby poteva averle insegnato. Lei però ci ha confessato che il pezzo lo ha imparato dalla mamma, che aveva una bella voce e lo cantava spesso ricordandole sempre che la canzone era proprio nata a Venezia anche se il successo planetario era partito dalla versione inglese. La zia Holly ha indovinato subito sentenziando: qui c'è odore di Pino.... e non si riferiva alla trementina. Ascoltatela e poi ditemi se non ha doti per entrare nella Bar Nado band.

Buon ascolto e Buona Befana a Tutti


Per scoprire come si festeggia l’Epifania nel Regno Unito, seguiamo dunque Amy e partiamo dal nome: il 6 gennaio è noto in UK come “The Twelfth Night”, la dodicesima notte. Questo perché, secondo la tradizione religiosa, il 6 gennaio cade esattamente 12 giorni (o notti, in questo caso) dopo il 25 dicembre. Ti sarà sicuramente capitato di sentire la denominazione The Twelve Days of Christmas, perché è proprio così che ci si riferisce all’intero periodo della natività, dalla nascita di Cristo il 25 dicembre fino all’arrivo dei Re Magi il 6 gennaio.

In accordo con la tradizione religiosa, molti credenti seguono le celebrazioni del 6 gennaio. In alcuni presepi, in particolare quelli dentro a chiese e scuole, vengono poste le statuette dei Re Magi, rappresentanti simbolici di tutti i popoli della terra in visita a Gesù Bambino.


Parlando di come si festeggia l’Epifania nel Regno Unito non possiamo dimenticare le celebrazioni casalinghe: in occasione di questa giornata viene preparato il dolce tipico della tradizione, la Twelfth Night Cake, una torta farcita con mandorle e canditi. L’usanza prevede di cuocere al suo interno anche un fagiolo e un pisello: coloro che li troveranno diverranno automaticamente il re e la regina della festa.


Ad accompagnare il dolce è una tipica bevanda calda e alcolica denominata wassail, una sorta di sidro speziato simile al nostro vin brulé. Tale bevanda dava il nome alla pratica del Wassailing, secondo la quale un gruppo di 12 persone, tendenzialmente ragazze ma non solo, si recava nelle case vicine per benedirle e offrire un sorso di wassail in cambio di un regalo. Questa tradizione esiste ancora, ma in maniera molto marginale, ormai rimpiazzata quasi totalmente dal caroling, i famosissimi canti corali natalizi eseguiti davanti alle porte delle case del proprio quartiere.


Per finire il nostro viaggio su come si festeggia l’Epifania nel Regno Unito va detto che il 6 gennaio, come in Italia, è anche il giorno in cui si rimuovono le decorazioni natalizie dalle case. Lo stesso destino tocca anche alle luminarie precedentemente poste nelle strade, tutto ciò a simboleggiare la conclusione definitiva del periodo di festa.

Ad essere precisi, la Dodicesima Notte non ha una data fissa ma di solito cade durante il weekend: ecco perché i festeggiamenti avvengono la prima domenica tra il 2 e l’8 gennaio. Durante questa giornata, in tutto il Regno Unito si tengono rappresentazioni della commedia di Shakespeare dal titolo, appunto, La Dodicesima Notte e si svolgono esibizioni in cui sono raffigurati personaggi del folklore inglese, come l’Holly Man, un folletto verde ornato di foglie d’agrifoglio e fiori.

domenica 5 gennaio 2025

fatevi i gatti vostri n 2075 " Le virtù nascoste di Amy "

Amy mi sta davvero sorprendendo. Intanto non sta tutto il giorno con mio fratello intenta a sbaciucchiarsi con lui. Questo è un gran punto di merito. Detesto le donne che insistono pervicacemente a far le "morose" anche quando c'è tanta gente.  Io non l'ho mai fatto e mi è sempre parsa una stupida esibizione. Non ho mai visto  tante moine neppure fra zio Dante e la zia Holly .Dino e Costanza, poi, sembrano quasi distaccati. Valentina, l'ex del Tafano invece era insopportabile: mangiavamo tutti insieme e lei addirittura si metteva a sedere sulle gambe di lui. In varie occasioni rimediandosi le punture più velenose di Zanza che una volta le disse in presenza di tutti: "se fai così di mattina e di pomeriggio vol dire che la notte dormi". Perdipiù anche Zanza era un po' gelosetta del fratello come lo sono stata io del mio. All' epoca entrambe eravamo invaghite del fratello dell'amica del cuore. Curiose come siamo noi donne ne avevamo seguito lo sviluppo anatomico del proprio fratello ed eravamo in grado di rassicurare l'amica almeno sulle qualità di base che non sono tutto ma contano. Bobby, però, era forse troppo grande per lei e il Tafano attraversava uno stadio di narcisismo in cui vedeva solo se stesso. Poi sono cambiati ma nel frattempo eravamo cambiate anche noi e avevamo diretto i nostri interessi altrove.

Tornando ad Amy, ogni giorno scopro in lei qualcosa che mi piace. La scoperta di ieri era inerente ai suoi interessi per la storia economica, quella odierna al suo profondo amore per la natura. Mi parlava delle piante selvatiche ed anche delle infestanti. Di quelle che noi chiamiamo comunemente erbacce. Poi mi ha fatto vedere su internet due  testi, per lei sacri, in inglese. Le ho proposto così di andarli a cercare insieme, in italiano per aggiungerli alla biblio di Esserino. Non ci crederete ma  sempre in quel posto meraviglioso dove libri, gondole e gatti convivono a pelo d'acqua li abbiamo trovati.



 Edizioni vecchiotte offerte agli italiani grazie ai tipi dell'editore Ponte alle Grazie di Firenze. Con noi è venuta anche Costanza che ha fatto acquisti col carrello per rimpinzare gli scaffali di Esserino. Avremo da far recensioni per un bel po'. Comunque vi lasceremo anche il tempo di metabolizzare perché dopo la Befana, col nostro Blog, torneremo più o meno ad una uscita alla settimana. Intanto vi ringrazio per l'attenzione e per aver lasciato commenti lusinghieri che ci motivano a mantenere in vita questa nostra iniziativa che ormai ha ben 17 anni di età.

Infine una nota, quest'anno la Befana cade di lunedì ciò significa che regala una coda al weekend permettendo un festeggiamento un po' più lungo. Ampelio osserva che di venerdì sarebbe stato meglio. Avrebbe regalato ben due giorni dopo la festa. Dino aggiunge che  tra sabato e domenica  sarebbe stata la collocazione ideale perché avremmo avuto un giorno non lavorativo prima e uno dopo. Insomma opinioni diverse ma comunque tre giorni attaccati non sono male. 

Partiranno tutti martedì mattina, Bobby ed Amy in aereo  per Londra, Dino e Costanza in auto per la Svizzera e Ampelio e Nara col furgoncino verso Livorno e il Bar Nado. Superfluo dire che mi dispiace e molto. C'è stata, in queste vacanze, un'allegria che non si sentiva da tempo a casa nostra. 

Preparatevi anche voi per accogliere la vostra Befana sia che sia la classica vecchietta sia che indossi il reggicalze come la interpretammo con Zanza e Samatta parecchi anni fa. E ricordate: il momento magico dell'arrivo è nella notte tra oggi e domani.

Buona Domenica

Dani

di seguito libri e sinossi dei testi suggeriti da Amy


Flagello biblico, responsabili di avvelenamenti di massa o simbolo di rinascita postbellica: fin dagli albori l’umanità ha rinunciato a dare una definizione scientifica di «erbaccia», cambiando etichetta a seconda delle mode e della cultura dell’epoca. Prendendo avvio proprio da questo dato di fatto, l’autorevole botanico inglese Richard Mabey scrive la prima storia culturale di queste creature che vivono ai margini della società vegetale, così importanti per il sistema immunitario del pianeta, preziose per le loro proprietà curative, belle per le forme e i colori, eppure così strenuamente combattute dall’uomo che le ha sempre considerate pericolosi invasori dei suoi spazi.

  



I nostri sensi sono uno strumento privilegiato di conoscenza e di comunicazione con la natura, da cui nemmeno lo scienziato può prescindere. Ne è pienamente convinto il famoso botanico inglese Richard Mabey, tanto da dedicare a ognuno di essi un saggio di questa sua raccolta. Riuscendo nell’ardua impresa di coniugare la visione romantica della natura con la scrupolosità dell’osservatore scientifico, Mabey ci regala una raffinata serie di meditazioni poetiche e soprattutto ci guida in un viaggio alla scoperta del mondo naturale in cui siamo immersi, per un godimento sensoriale e intellettuale a tutti gli effetti


sabato 4 gennaio 2025

fatevi i gatti vostri 2074 "Qualcosa d'inglese"

Questo libro ce lo regala Amy, lo aveva in valigia ma l'ha finito di leggere ieri  e me lo ha regalato ovviamente in inglese che io mastico piuttosto bene.  E' una esperta del seicento inglese e mi racconta che questo è un libro illuminante sul periodo che staccandosi dal feudalesimo precorre l'età moderna. Vagabondando con lei per librerie l'ho portata all'acqua alta che, come sapete è la mia preferita anche perché ci sono i gatti tra i libri. Ho chiesto se ne avevano una edizione italiana e con 3 euri ne ho portata a casa una copia usata ma seminuova. Già messa in biblioteca.

Come avrete capito Amy e Booby non hanno gran voglia di tornare ai geli britannici, specie lei che a differenza di tutte le ex di Bobby (tranne Martina) ho sempre torvato piuttosto gelidine e antipatiche. Figuriamoci se Nara e Ampelio che si stanno godendo una vacanza che aspettavano da trent'anni hanno voglia di tornare Livorno.

Costanza forse vorrebbe tornare a casa in Svizzera (lei ha aziende importanti da tenere sotto controllo) ma a Dino piange il cuore al pensiero di lasciare il fratello di latte Dante e frena con tutte le sue forze.

Insomma siamo ancora tutti gli stessi della vigilia di Natale e arriveremo tutti insieme alla Befana. Il 7 sarà un triste giorno, abituati come siamo a stare tutti insieme. Ma appena si sentirà puzzo di Carnevale arriverà Zanza e poi... e poi l' inverno sarà quasi alla fine e cominceremo le prove costume. Il tempo corre di per se ma con l'immaginazione io riesco ad accelerarlo

Buona giornata


Dani


ecco copertina e sinossi del libro citato





Christopher Hill, uno dei maggiori storici del nostro tempo e il più acuto conoscitore del Seicento inglese, ci offre in questo volume un modello delle trasformazioni che hanno reso possibile il passaggio da una società tradizionale, per tanti aspetti legata al feudalesimo, a una fase ben più avanzata in cui è imminente la rivoluzione industriale. In un rapido, efficace scorcio ci viene mostrato come l’Inghilterra dei Tudor, retta da un’economia agricola spesso arretrata e dominata da un’aristocrazia fondiaria, conosca un processo di sviluppo economico- sociale che consente la formazione di un mercato nazionale e cambiamenti tanto radicali da farla balzare all’avanguardia dell’Europa moderna. Parallelamente un profondo rivolgimento ideale sovverte le convenzioni e i tradizionalismi medievali per affermare la nuova morale del “far da sè” e la filosofia di una borghesia imprenditoriale sicura nella sua marcia al potere. Il metodo di Hill consiste nel “mettere in evidenza l’interazione fra la politica e l’economia”, e in pari tempo mostrare i nessi con lo sviluppo della civiltà e della cultura moderna; “la poesia di Milton, l’astronomia di Newton, la filosofia di Locke, la macchina a vapore di Watt, la teoria economica di Adam Smith, tutto ciò senza dubbio scomparirebbe se riuscissimo a cancellare i rapporti tra le forze sociali che han fatto sì che la rivoluzione inglese si sviluppasse nella direzione che conosciamo”.

venerdì 3 gennaio 2025

fatevi i gatti vostri 2073 monstrum non est sed crimen facit

Con la speranza di rileggere il caro prof. Martinelli con una correzione

per tutti, in biblio metto questo

buon 3 Gennaio

Dani



La violenza di genere è un’emergenza continua. Negli ultimi anni il numero delle donne uccise dal partner o ex non accenna a diminuire, mentre aumenta quello dei maltrattamenti contro familiari e conviventi e nella stragrande maggioranza dei casi le vittime sono donne. Si può fermare questa violenza? E come? Se si parla di contrasto, occorre andare all’origine della violenza. E il discorso, che è anche culturale e sociale, riguarda gli uomini. Hanno nomi diversi, si trovano in città diverse, ma l’obiettivo principale del lavoro è lo stesso. Si tratta dei Centri per Uomini Autori di Violenza (CUAV): attuano percorsi specifici con l’obiettivo da un lato di interrompere la violenza, per tutelare le vittime, dall’altro far sì che gli uomini acquistino consapevolezza e si assumano le loro responsabilità, anche per evitare recidive. Gli uomini possono accedere a questi centri autonomamente, su consiglio di un avvocato o per un invio da parte dell’autorità giudiziaria, del questore o dei servizi territoriali. Il fenomeno è in continua crescita. Come funzionano questi centri? Chi sono gli uomini che fanno questo tipo di percorso? Con un lavoro sul campo e un viaggio nel Paese reale, Michela Giachetta è entrata in contatto con le realtà che lavorano con gli uomini maltrattanti, li ha incontrati, ha seguito le riunioni, si è messa in gioco in prima persona per cercare di comprendere, dove possibile, le ragioni dietro la violenza. Non per giudicare o giustificare, ma per provare ad andare oltre la risposta detentiva e carceraria, soluzione non sempre risolutiva.


giovedì 2 gennaio 2025

Fatevi i gatti vostri 2072 " a Firenze cola fantasia"

Avvenne tanti anni fa, ma ancora abbastanza recentemente da poter annoverare quanto ricordo all'interno dell'arco cronologico rispondente alla vita di questo blog. Presentai, su queste paginette on line, un audiolibro della Salani che si ntitolava morte a Firenze. Si trattava d' un giallo compricato che raccontava il rapimento e l'uccisione d' un ragazzino finito nelle mani di un gruppo di pedofili. Quello che mi colpì fu non tanto il filo conduttore della vicenda o la simpatica figura del commissario Bordelli, incaricato di quell'indagine e protagonista di molti altri gialli a firma Vichi. Mi colpì l'ambientazione e la capacità dell'autore di condurre il lettore per mano tra le strade di Firenze, ancora fangose per l'alluvione del 66. Conosco Firenze come un nativo e forse assai meglio di molti giovani fiorentini d'oggi. Per me 19enne significava il volo verso la vita. Non che Livorno fosse una piatta e silente città di provincia, tutt'altro. Come tutte le città di mare e di porto aveva il suo fascino ed era piena di movimento. Ma c'ero nato e mi pareva ad ogni passo che facevo d'avello già fatto milioni di volte. L'amavo ma mi pareva di non potemmi aspettà niente di novo, niente che  avrebbe reso la mia vita eroica e solo mia. A Firenze ebbi casa per conto mio e incontrai pella prima vorta i problemi legati a pagà l'affitto e le bollette. Problemi a trovà i soldi per la spesa e pei libri per l'università. Problemi che a volte mi parvero insormontabili. Come guasi mpossibile mi resutava  conciliare i lavori che rimediavo, sempre troppo faticosi, con lo studio e con gli affari di cuore, talvolta, e di coscia più spesso. Storie che si convenivano a un ventenne coll'ormoni a palla e un aspetto spendibile tra le concupiscenti dell'epoca. Eran davvero parecchie  dato che il sessantotto spalancava  più zampe di donna di tutti i ginecologi d'Italia messi nzieme.

Que tempi eran passati da un pel po' mentre ascoltavo r giallo di Vichi ma rivivevo strade e piazze pietra per pietra. Tra i mille lavori, che rimediavo pe sostenemmi, ala fine avevo vinto un concorso ale poste. Come portalettere avventizio, girai tutta la città prima che mi assegnassero una gita tutta mia. Non ero un gran camminatore neppure allora e la bicicletta, con a fianco il cane Ombra,


era il mi mezzo di locomozione e lavoro. Ma per farlo bene in bici devi avere in mente una mappa visiva delle strade specie perché a Firenze ci sono i numeri rossi a intersecarsi coi numeri neri. Quest'ultimi sono riservati alle abitazioni mentre i rossi indicano negozi, fondi commerciali, botteghe d'artigiani. Ma se non sai che il 14 nero di via Tal de tali indove sta quella immensa cicalona della Bardelli è subito dopo la bottega del Falciani, il vetraio, allora l'hai in culo di brutto e prencipi a fa avanti e ndietro cola bici che ala fine ti si arrovescia ti casca la borsa, la posta che vola  per terra, il cane  la rincorre e le tu madonne (rotte n quer posto in fondo ala groppa)  le sentan fino al Galluzzo e se  ti capita quando piove, anche oltre.

Preciso dunque il Vichi in quelle ambientazioni e io mentre ascoltavo risentivo l'odore di cucinato che arrivava giù dalle scale e l'aromi deli sciampi e dele tinte dela parrucchiera che lavorava n casa. Fu allora che prencipiai a maturare l'idea di fare qualcosa di simile con Venezia. Venezia co su canali e le su calli, co silenzi notturni e i chiacchericci mattutini mi pareva esser degna quanto Firenze per ambientare un mio giallo. Così cominciai a strutturallo e buttallo giù. So arrivato un pezzo avanti ma c'ho sempre da fenillo e spero di un fenì prima io di lui.

Ieri la mi nipote m'ha messo sur tavolino n'audiolibro di Vichi, e m'è parso un doveroso riconoscimento il fatto di presentallo prima di mettilo n'audioteca 

Qui vi metto la sinossi del libro

e qui i miei personali saluti e auguri per quest'anno che alcuni già vaticinano di merda.

Speriamo di no e se proprio di merda dov'esse esse speriamo piova parecchio ma senza fa dannni e fa piange nessuno

Dante




È orribile invidiare qualcuno che si detesta, ma a volte può accadere. Questo è quanto accade a Carlo, un traduttore in difficoltà economiche che vive alla periferia di Firenze, quando decide di prendersi in casa un inquilino per dividere le spese. Alla sua porta si presenta Fred – abbigliamento stravagante, modi irritanti e fare invadente –, ed è chiaro fin da subito che sarà una “convivenza impossibile” e che invece di risolvere un problema ne creerà infiniti altri. Fred – disordinato, rumoroso, indiscreto – è tutt’altro che un inquilino modello, ma il fascino “maligno” che esercita è irresistibile, come pure la semplice naturalezza con cui attraversa i casi della vita: sa muoversi con disinvoltura nelle situazioni difficili, ha sempre la battuta pronta, riesce a volgere le cose continuamente a proprio favore, e soprattutto ha uno strepitoso successo con le donne. Insomma, l’esatto opposto di Carlo, o meglio, forse proprio quello che lui vorrebbe essere. La storia, fin qui tragicomica, prende però una piega decisamente più seria quando si profila sulla scena l’inquietante figura di un misterioso assassino, e i sospetti degli inquirenti cadono proprio sulla casa del povero traduttore e del suo strano ospite.

mercoledì 1 gennaio 2025

fatevi i gatti vostri 2071 "uno e uno speriamo sia di buon auspicio"

 Questo post ha la cifra "1" a terminare il suo numero d'ordine e lo mettiamo online il 1 gennaio, lo zio Dante usa calcoli cabalistici tutti suoi per una sorta di divinazione  che non ho mai compreso e nei cui meandri,sinceramente, non mi sono mai avventurata.

Abbiamo tirato tardissimo stanotte. Alle 5 del mattino stavamo ancora sparecchiando e mettendo gli avanzi in frigo per la cena di stasera. Nessuno ha osato pensare di mettere qualcosa sotto i denti a pranzo.

Siamo rimasti tutti insieme ed eravamo un bel gruppo. Amy che ormai tutti consideriamo la ragazza di Bobby si sta dimostrando simpaticissima e soprattutto beve senza remore e regge l'alcool magnificamente. Assai meglio di Bobby che all'una di notte cominciva a ciondolare. La cena, come era nelle premesse è stata abbondantissima e varia ma hanno predominato i piatti vegetariani perché io, la zia Holly, Dante, Costanza e ormai anche Dino propendiamo per questo orientamento. Nara Ampelio ed Amy pur essendo onnivori avevano dato il loro assenso al no meat no fish e così nessuna bestiolina morta è salita sulla nostra tavola in forma di pietanza. Ci siamo strafatti di risotto, polenta, lenticchie e bigoli alla "Norma" (una variazione che ha riscosso un gran successo). Radicchio in teglia, carciofi ripieni, melanzane alla parmigiana e formaggi per chi li mangia. Patate fritte, arrosto e guarnite con pesto di rucola. Marmellate artigiane di albicocche albatre e fichi portate da Nara. Torta sbrisolona, sabbiosa e mantovana come dolci. Grappa artigiana di Bassano, anice forte con cui Ampelio ha corroborato caffè ed altre bevande. Nonostante i suggerimenti di Zanza non ci siamo concessi champagne e neppure prosecchi d'autore. Vino rosso di Bolgheri e Bianco di Cormons, prosecco del contadino con effervescenza naturale. Traballanti siamo andati fino in Piazza San Marco dove  a iniziare dalla mezzanotte e fino alla mattina seguente, l’evento più atteso, e ormai tradizionale, si chiamava Love 2025. Per chi non conoscesse ancora questo particolare format, spiego che si tratta di una “festa con il bacio”: allo scoccare della mezzanotte tutte le coppie presenti nella piazza si baciano contemporaneamente, accompagnate da musiche veneziane; a seguire un grande brindisi collettivo!  E da quest’anno il Capodanno diventava ancora più speciale con una novità che siamo sicuri diventerà una tradizione:  quest’anno il Capodanno si festeggiava in maschera!

Ovvio che si tratta di un chiaro apriporta al nostro tradizionale carnevale. Non avevamo costumi ma ci siamo messi mascherine coprivolto. Dante Dino e Ampelio hanno rimediato tre maschere da maiale ed hanno improvvisato i tre porcellini stagionati. Ovviamente ci sono stati i fuochi d'artificio.



Considerato che Ampelio Nara e Amy non avevano mai visto Venezia prima di questa vacanza abbiamo fatto il ritorno a casa girando a casaccio per le calli ovvero facendole scegliere ad uno di loro ogni volta che si presentavano una o più alternative di percorso. Ci siamo permessi di prendere la testa del grupo solo quando abbiamo visto che di quel passo non saremmo mai arrivati a casa. Dante e Dino che camminano male sono tornati a casa con la barca di Dante e al rientro li abbiamo trovati addormentati con le gatte. Comunque al tintinnio dei bicchieri si sono risvegliati di botto desiderosi di non perdersi neppure un goccio di questa bella nottata.

E' ora di preparare la cena, vi abbraccio Buon anno 

Dani