mercoledì 6 gennaio 2021

fatevi i gatti vostri 1715 "La Befana m' ha illuminato: Chiedo scusa ar signor Papini "

 Stamattina scriverò quarcosa io e poi Dani e Zanza presenteranno i filmi.

Oltre a invitare tutti a godere gioiosamente di quest' ultimo grappolo di giorni festivi vorrei anche fare una cosa che, secondo il Ciampi, in vita mia, ho fatto con tanta parsimonia da meritare che questi rarissimi eventi vengan segnati sul muro a imperitura memoria. Si tratta, per non farvi scervellare troppo nel caso abbiate dormito o bevuto parecchio, dele volte in cui ho dato ragione a quarcheduno. Lo feci con Dino un par di giorni fa e sto per farlo adesso, probabilmente invecchiando mi s'è addorcito il carattere.

E veniamo ala topica quanto mi garba sto nome pe definì il cuore d' un argomento,  che implica questa mia ragionevole e ponderata presa di posizione.

Ieri un sedicente Maurizio Papini, uso l' attributo sedicente perché sui blogghi siam tutti perlopiù più sedicenti anche io che mi firmo Dante Davini Diversi ma all' anagrafe potrei essere un Mario Rossi o un Enrico Bianchi tra i tanti che affollano le pagine bianche dela telecom.

Dunque il Papini ci scrive (riporto pari pari il su commento pe non costringere quelli che non l' avessero letto a riandare al poste di ieri).

Una cosa mi stupisce, che vi facciate paladini della toscanità riempiendo questo putrido angolo virtuale di sconcezze, volgarità e foto di prostitute alla stregua di un sito porno. Cercavo un sito che parlasse della Befana nel colore locale toscano e mi imbatto in questo sudiciume. Non bastavano le volgarità e le oscenità del Vernacoliere? Adesso spuntano come funghi anche gli imitatori di bassa lega. Segnalerò all' amministratore della piattaforma e agli organi competenti le vostre inqualificabili esibizioni. Infine vi ricordo che l' L’Epifania è la festa cristiana che celebra la rivelazione di Dio agli uomini nel suo Figlio, il Cristo ai Magi. Infatti, in greco, “epiphàneia”, significava “apparizione” o “rivelazione”. In confronto alle cose indegne e offensive che mostrate voi mi pare tutt'altra cosa ma dubito che abbiate l' intelligenza o la sensibilità per comprendermi.
Maurizio Papini - giornalista pubblicista - Castelfranco di Sotto.

Ha ricevuto tre repliche abbastanza rapide e  istintive. Due da parte di affezzionati lettori e una da Zanza. Partiamo da quest' ultima: da Livornese verace Zanzina ha subito localizzato il Papini: Castelfranco di Sotto - Provincia di Pisa - PISANO. Co tutta la consecuzzio che ci deriva dall' aver bevuto nzieme ar latte di mamma l' associazione mentale: Pisa-Merda che a Livorno assume valore assiomatico. 

lo cantano i Livornesi alo stadio: che si vinca o che si perda Pisa Merda! Pisa Merda!

L' ha detto l' altro giorno un noto fascista di Livorno parlando der terzo sesso: Meglio r mi figliolo n zottana ar gay praidde che la mi figliola sposata a n Pisano.

Luoghi comuni triti e ritriti, dalla condivisione dei quali non mi posso esimere pena l' espulsione a vita dal Bar Nado ma che il pezzettino di cervello, che tant'anni fa si piegò a forza nell' assimilazione de prencìpi dell' etica, rifiuta decisamente.

Tra i Pisani che hanno scritto r su nome nela storia s'annoverano Galileo Galilei, Leonardo Fibonacci, Gillo Pontecorvo, Giorgio Chiellini, Antonio Tabucchi, Conchita De Gregorio, Sidney Sonnino, Enrico Letta, Maria Chiara Carrozza, Paolo Conticini, Marco Malvaldi. Nzomma gente che pole pareggià ampiamente il conto co Livornesi  che schierano Dino Ciampi Dante Davini Diversi, Ampelio Fabbri, Don Luigi Banti, Armando Giusti, Samantha Giusti, Federica e Martina Banti, Mariangela Fabbri e mi perdonino tutti quei  Livornesi e  Pisani che mi so dimenticato.

Pisano dunque il nostro Papini ma si badi bene potrebbe anche essere di  Roma o Milano come io potrei essere un bolzanino di Stelvio dirimpettaio di Gustav Thoeni e scrivere in vernacolo come rimembrante esercizio di quattro parole in croce apprese durante il servizio militare svolto a Livorno.

In internette non siamo persone ma personaggi anche quando  sono così autobiografici da indurre l' autore di un blogge a scrivere: Oggi ho cacato ale sette e n quarto. E a mettere la foto co lui o lei sur vaso la carta di identità aperta sur petto e il quotidiano del giorno bene in vista per mostrare la data come si faceva ne sequestri.

Come conseguenza logica di quanto appena detto, ho penzato che r Papini potesse essere un personaggio immaginario, frutto della fantasia di qualche burlone. Ma il Ciampi e Zanza che sarebbero capaci di ordire tiri di questo genere so qui accanto a me e l' unico altro papabile poterebbe esse r Tafano nzieme ar Mosca ma Zanza l' ha fatti giurà che un so stati loro e che un ni si possa più rizzà ir pisello in caso di spergiuro. In più hanno paura der covidde.

Comunque di bontemponi ce ne sono a Livorno e anche quarche Pisano ogni tanto prova ad esserlo.

Voglio quindi dare per buona l' identità der Papini e allora un vi scandalizzate se  affermo quanto segue

e spero che luilì  mi legga 

Ir Papini ha ragione. Capisco l' immediate reazioni del Prof. Martinelli che ne ha colto la supponente arroganza e dela Dottoressa Ferrari che chiede: "ma le pare che tante persone che armeno il liceo lo hanno fatto seguirebbero un blogghe di merda pieno di volgarità e occhieggiante ala pronografia?"

Al Papini credetemi non è passato nemmeno per capo di offende voi cari lettori. I Pisani anche quelli che hanno scritto luminose pagine di scienza hanno una caratteristica: penzano na cosa per volta e piano piano, la ruminano come r bove l' erba e poi, se hanno la ventura di ricordassene la esternano come fece Galileo quando, all' Inquisizione che gli chiedeva conto dell' aver messo in discussione i dogmi di Santa madre Chiesa, rispose: Ma chieee?  Quello stronzolo che dice d'esse me? Ma un lo sapete che è un briaco di Forcoli che s'è fissato d'esse no scenziato e quer che dice un è vero na sega e fu così convincente che si salvò e ar posto suo fece mandare al rogo un povero briaco che na volta che aveva bevuto più der solito era stato trovato a cantare: gira r mondo, gira la terra, mi gira la testa e casco per terra.

E ora cambio carattere e scrivo grosso perche r Papini capisca che parlo collui e collui sarò breve

Hai ragione Papini noi si mescola r sacro cor profano e r culo cole quarant'ore. Si scrive peggio e in maniera più volgare di Mario Cardinali che da na vita un fà altro  che parla di tope, cazzi e merda. Le nostre redattrici so de tegami inqualificabili e pubblicano foto oscene di semmedesime e di quelle troiacce dele su amiche. 

Quale gesto riparatore ti invito a mandacci le foto dela tu mamma  e, se ne hai ,dela tu moglie, dele tu sorelle e dele tu figliole, noi sta tranquillo che si levano  quelle di tutti que tegami e ci si mettan lorolì che  ci faranno la su bella  figura. Il blogghe sarà riabilitato da quelle degne presenze e se qualche imbecille dovesse penzà o dì: "Bada mpò ar casino hanno cambiato le puttane!" 

Sta tranquillo che  a riquadragli  r muso a forza di cazzotti, che è na  robetta da omini, ci penzerò io  ar posto tuo. E' na promessa

Dante Davini Diversi


Abbiamo lasciato a lui la replica ar Papini

io sarei stata più aggressiva ma va bene così

il filme è carino, io l' ho guardato ieri sera nzieme all' altri scorre bene

ecco i commento di mymovies. Purtroppo non siamo riescite a vedé il sequel che sebbene stronchicciato dala critica ci interessava. Il sito che lo trasmetteva ha interrotto il segnale e ci siamo fermati ala prima mezzora si riproverà domani

Zanza



DIRIGENDO ALTROVE L'ATTENZIONE DELLO SPETTATORE LETERRIER CREA L'ACCADIMENTO MAGICO SENZA CHE LO SPETTATORE POSSA COGLIERE IL TRUCCO DIETRO AL PRESTIGIO.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 13 giugno 2013

Daniel Atlas è un mago delle carte con cui produce effetti magici e seduce fanciulle, Merritt McKinney è un ipnotista abile a scovare spettatori suggestionabili, Henley Reeves è l'ex assistente di Daniel che pratica la grande illusione e l'escapologia, Jack Wilder è un mago di strada che chiama in causa un volontario e poi gli sottrae il portafoglio senza restituirlo alla fine del gioco. Sconosciuti, o quasi, l'uno all'altro ricevono una carta dei Tarocchi che li identifica e li invita all'appuntamento della vita. Un anno dopo da un palcoscenico di Las Vegas i Quattro Cavalieri rapinano una banca a Parigi e ricompensano l'entusiasmo del pubblico con una pioggia di banconote. Fermati dall'FBI e poi rilasciati per mancanze di prove, i maghi coltivano un'illusione più grande che ruba ai ricchi per dare ai poveri. Spetterà all'agente speciale Dylan Hobbs e alla collega francese dell'Interpol, Alma Dray, scovare il trucco, eludendo l'abile misdirection dei cavalieri.
Dopo Titani e giganti verdi, Louis Leterrier 'spacca' con un film dominato dall'illusione. Cosa vediamo? Dove siamo? Quando siamo? Inutile guardare da vicino, suggerisce la voce fuori campo di Jesse Eisenberg, invitando lo spettatore a fare un passo indietro e a cercare dove tutto è cominciato. L'ora X in cui il mondo è cambiato. Insieme a Margin CallCosmopolis e Magic MikeNow You See Me - I maghi del crimine appartiene a quel cinema della crisi che affronta (in)direttamente il collasso del capitalismo. Il mondo è allora il palcoscenico su cui i quattro protagonisti compiono il prestigio, metaforizzando la crisi economica e il fallimento del Sogno Americano, precipitato con l'Uragano Katrina e una pioggia di titoli tossici. Muovendosi tra Las Vegas, New Orleans e New York, i protagonisti destabilizzano il sistema, vendicando le speculazioni con uno, due e tre colpi di magia. L'estroversione delle suggestioni sfida così l'immaterialità del potere, che esiste senza avere la necessità di esplicitarsi. Mutuato il financial thriller in magical thriller, I maghi del crimine convertono la valuta, il topo col coniglio, nuova moneta che annuncia l'ultima resistenza a fronte della riduzione di ogni cosa a grafico di mercato. Certamente distante dall'operazione lucida di Steven Soderbergh o dal flusso di pensiero nichilista di David Cronenberg, Leterrier gioca comunque bene le sue carte, dirigendo altrove l'attenzione dello spettatore, lontano dal trucco e dai movimenti che non devono essere visti e ricordati. Alla maniera dei suoi maghi fuorilegge produce un movimento grande che ne copre uno più piccolo ma rilevante nell'identificare la crisi contemporanea e la famelica oligarchia, che vuole comprare i sogni (Arthur Tressler) o smascherarli (Thaddeus Bradley). Ingaggiando un cast ineffabile nel creare l'accadimento magico senza che lo spettatore possa cogliere il trucco dietro al prestigio, Leterrier accende le sequenze e il piacere spettatoriale applicando l'escapologia, l'evasione esibita che non sfugge invece allo sguardo. Cavalieri prestigiosi e in fuga, i suoi eroi affrancano il mondo da lucchetti e catene, vincolandosi soltanto nell'esercizio dei propri sentimenti. All'uomo in crisi di Robert Pattinson e a quello oggetto di Channing Tatum ribatte l'uomo magico di Jesse Eisenberg, rimaterializzando sogni e denaro. 

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Uno ipnotizza, un altro fa giochi con le carte, un altro ancora simula poteri paranormali, una ragazza si libera dalle catene come novella Houdini. I 4 vengono misteriosamente convocati da qualcuno attraverso una carta dei tarocchi. Li ritroviamo dopo un anno su un palcoscenico di Las Vegas, impegnati in un numero che culmina in una fantastica operazione bancaria. Ed è il 1° di 3 spettacolari interventi, robinhoodesco quello di New Orleans, affollato quello di New York. A proteggere le loro spalle un ricco assicuratore, ma i 4 cavalieri hanno anche il fiato sul collo dell'FBI e dell'Interpol e qualche interferenza da parte di un altro mago dell'illusionismo. Spassosissimo nei dialoghi, con un'introduzione dei protagonisti davvero spiritosa, così come risultano efficaci e avvincenti le presunte magie, regolarmente disvelate nei momenti successivi. Ritmo frenetico, cast superbo, debole la chiusura di una storia peraltro ben congegnata. Distribuito da Universal Pictures.



martedì 5 gennaio 2021

fatevi i gatti vostri 1714 " preparate il buco del camino arriva la Befana con superdono pe nonabbienti"

Ieri sera ci s' era lasciati che si parlava di queste maschere da befane e d' andalle a comprà da de cinesi che Dante li conosce e che so aperti n culo a divieti






" A parte che a me le donne prima di garbammi bisogna che prencipino a lavassi pe' morti e seguitino fino ala Befana ma se propio  dovessi fa na scerta meglio la Befana che Babbo Natale" esordice Dino davanti ala tazza del caffellatte.

"Ma che cazzo dici stamattina Dino?" Ni fa Dante coll' occhi ancora incispiati cor cementarmato.

"De perche nzai te costì cos'ha mandato r tegamone ar tegamino! e portandosi na mano all' orecchi mima un cellulare.

"Boia sembri le parole ncrociate di Bartezzaghi" seguita Dante.

E allora  Dino mostra  un cellulare che riconosciamo subito per quello di Martina.

"Boia dè stamattina s'è arzata all' alba perché co Holly in barca ci vole andà lei così quand'hanno fenito si ferma a comprassi le mutande da befana pe fa la sorpresa a Bobby".

"Oh  Dino e so mesi che sembrano ncollati coll' attakke leilì e Bobby". m' intrometto io  "se ni vole fa na sorpresa  deve compra mpar di mutande co n pisello attaccato".

Ridano tutti, l' idea di Bobby  ar buoio che annaspa tra le zampe di Marti e ci trova n salame li diletta.

"Ancora unnò capito che c'entra r tegamone e ir telefano" fa Dante che ancora non sembra avere il motore ai giri giusti.

"Basta bere la sera  te costì! Ammé l' arcole mi va ner buzzo ma a te piglia l' ascenzore e ti va ner cervello! O chi sò seondo te  la tombante maior e la trombante minor?"

"Federica e Martina anco dette troma daria e tromba marina"

"e allora r tegamone er tegamino chi sò? Ti ci vole  ir terzo volume di "Conscere" edizione pe bimbi?

"Hai ragione ho sempre sonno stamani".

"Bimbe segnatelo nel muro a imperitura memoria d' una mattina der 5 gennaio qui in Venezia ove si verifica l' evento atteso da deceni ossia che Dante abbia dato ragione a quarcheduno",

"Si ma r telefono? "rintuzzo io

"Io straboia e anche un po cane" tuona il Ciampi. Marti s'è levata presto pe andà co Holli"

"si ho capito perche ala fine dele conzegne si vole compra le mutande da befana magari cor gigi attaccato"  gli fo io

"Brava e mi mostrava vesta sur su cellulare poi HollY gli ha vociato da giù e lei ha preso le scale senza ricordassi der telefono e mi mostra il cellulare ancora aperto su questo whatsapp


Ciao tegamacci io so pronta e voi vi vestite o vi spogliate stanotte?

"Ora tutto è chiaro sentenzia Dante mentre il cappuccino gli esonda sula barba e gli gocciola infino ar bellico.

"Boia se si resta senza cibo a te ti basta ciucciati pe na settimana cotesta barba pe sopravvive" osserva il Ciampi.

Oramai sono scese tutte  le mi amiche fori che Marti che è via. 

"Qualcosa bisognerebbe fare - interloquisce Dani-altrimenti rischiamo di finire ancora una serata davanti a un film"

"Mi piacerebbe fa la sessi befana ma senza nessuno che ti guarda che cazzo di gusto c'è?" nterviene la rossa Sama e ottiene subito la risposta di Dante

"Fate un video e poi lo mandate ala Ferragni se lo pubblica vi vedano in un par di milioni di scemi e ci sta che quarcheduno abbia anche voglia di davvi na mezza uccellata".

"Mezza eh mi raccomando! Come ale bimbe semivergini perché ntera o anche due o tre  un si possan regge noi...." replica ironica Sama secondo te se mettessi du foto così... e cor cellulare di Marti scova du belle befane poco vestite


"La prima dà na bella idea di libertà, la seconda ha mber culo"  osserva Dino ma poi arriva r veleno. "Ma per  dele mezze seghe come voialtre mezze uccellate so anche troppo" e con questa lapidaria asserzione  il Ciampi si schiera col fratello di idiozie.

"Certo che vi sete create un ber supprizio cor tegamino   che ha l' omo leilì  e voialtre passere rinseccolite a ciucciavvi r dito". 

Ormai s'è svegliato anche Dante e bisognerà sopportallo tutto l giorno. E poi in effetti senza nessuna invidia pe la quarta moschettiera ma un poino d' omo anche a noi un è che ci farebbe venì l' anconi (contrazione spasmodica delo stomaco che precede il rigettare).

"Boia se Bobby avesse un par d'amici..." mi viene da dire.

"Facciamo tre  Zanzina! La su sorella la vorresti lascià a guarda? mi interroga Sama

"Per carità- interviene Dani- i su amici l' ho digià sperimentitati e ci rammenta che ebbe na storia mpo tormentata co Evan.

"Boia però era discretoccio Evanne- osserva Sama- o come mai lo mandasti n culo? Ti faceva le corna? O un era un granché fra lenzoli?"

"No no era a postissimo quanto a quello e mi adorava, mi voleva sposare e voleva dei figli, la casetta del mulino bianco, i biscottini in tavola, il cane in giardino e il gatto accanto al camino".

"Che rottura di coglioni!" Mi scappa detto

"Appunto mi sono vista una vita in quel modo davanti, lui che restava pelato io che ingrassavo come una vacca e questa casetta ordinata con le aiuole e il caminetto e i bambini che frignavano".

"E ti sei smontata" rinforza  Sama

"Si abbiamo litigato per una banalità perché io prendevo la pillola col timore di restare incinta e di entrare quasi per obbligo nella realizzazione di  quel sogno borghesuccio. Lui mi disse che facendo così frustravo i suoi desideri e a me dopo quell' episodio mi passò totalmente ogni fantasia, così ruppi".

"Lo mandasti n culo malamente?"

"No era una persona buona e mi amava davvero, anche per causa di questa storia  sono venuta via dall' Inghilterra, altrimenti  ogni volta che c'era Bobby arrivava anche lui con gli occhi tristi. Mi dispiace dare un dolore a una persona buona ma non sono disposta a distruggere la mia vita per beneficenza".

"Grande Dani! Te col cazzo che ti sposi! te lo dice la strega Sama. Anche a me mi succede sta cosa, mi garba uno ma dopo na settimanetta appena mi ci so abituata mi entra na specie di rovello n capo che ala fine mi fa manipolare le situazioni finché non scocca na scintilla che mi da il pretesto pe lasciallo".

"Ma del francese t'eri cotta." la punzecchio io

"Budella Eva, era perfetto lui un rompeva mai le palle lo vedevi un lo vedevi, appariva spariva, quando c'era era n'amante ideale elegante fori efficente nel ruzzino (giochetto per bambini qui metafora pe copula)  quando un c'era lo desideravo

"ma....???"

"Ma poi lo sapete no? Ve lo raccontai: sto figliol di troia da casino aveva na moglie e tre bimbetti e io sarò quer che sarò ma di certo un so na rovinafamiglie e poi un bugiardo se un è oggi è domani ti lascia cor culo per terra. Te piuttosto ti vedevo digà in mezzo a comodini di cascina e a riempi ir frigo che aveva scelto quell' altra".

"Merda caata a forza che sei! Io la ferita so dietro a risargilla ma mi brucia ancora, unnè mica tanto".

" Boia prima di lui eri tarmente rinverginita che riuscivi a piscià ar muro come un omo. Armeno t'ha fatto da spazzacamino" 

Parola magica! Dante ha bell e preso l' armonica e r Ciampi apre il piano di costanza che sebbene piccino fa anche la voce d' organo e ha tutti i ritmi d'accompagnamento.

E' davvero un bel valzer lo ballo con Dani mentre  Samatta canta sguaiata

gli fa vedere r buo ir buo deer camìn 

gli fa vedere r buo ir buo deer camìn  

e poi osserva 

"Lo sapete bimbe, ci sta che quarcheduno un l' abbia mai visto...."

"ocché?" Le chiedo

"r buo del camino no!"

"Fagnene vedé te che sei altruista" La invito

"No fagnene vedé te che sei nera e liscia io so rossa e riccia, un viene bene o meglio Dani che s'è depelata ieri"

"ma deve essere per forza roba nostra?" ossserva Dani che un po' più misurata di noi ma non un granché,  appena appena.

E' la Befana  che si deve fa?

 Ci tocca penzà anche a quer poveraccio allora . 

"Eh sì e magari anche a quarcheduno che se l' è scordato..."

"Ocché?"

"Sempre r buo... ma che cazzo hai bevuto iersera  Zanza?  E c'hai il penziero a rate stamattina!"

Va bene alla fine  siamo tutte d'accordo ar posto der firme gli ci si mette r buo dela Befana basta che guardi  qui sotto ma poi vada subito a confessassi n chiesa dicendo ar prete che s' è mandato noi.

Baci Zanza 

Non c' è nulla di scandaloso ma la visione è consentita solo a maggiorenni e aptto che non abbiano mai visto r buo o che un se lo ricordino



buo dela Befana 1

buo dela Befana 2


(ndr. la ragazzotta non è nessuna di noi un si vole che ale nostre mamma gli venga un accidente propio pe la Befana)


lunedì 4 gennaio 2021

fatevi i gatti vostri n 1713 " la rima con guai è: un finiscan mai"

 Valentina è positiva. Ve la ricordate Vale? Il culo più disegnato d' Italia? La bella e tatuatissima fidanzata storica der Tafano che poi sarebbe il mio gemello Riccardo?  Noi un s'aveva nessuno e pare che glial' abbia attaccato sumà che era andata a trovà la nonna  ala quale l' ha attaccato la badante. Sia la mamma che Vale so rimaste asintomatiche ma proprio tarmente asintomatiche che Valentina ha seguitato a frequentà Riccardo e anche Edoardo (il Mosca mio fratello minore) e la su ragazza Camilla che poi sarebbe la sorella più piccina di Samatta, una bimba guasi più sguaiata dela su sorella ma anche lei co na voce da dìa o da dea che dir si voglia.

Ala notizia dela mamma di Valentina i nostri si so fatti i controlli rapidi e so sortiti positivi Riccardo e Camilla mentre Edo no, meno male perché è ancora sotto farmaci per quando ebbe l' ematoma ar cervello che ni rimossero a Pisa. Anche r Tafano e Camilla erano asintomatici e ora c'è da vedè se hanno mpestata anche la mi mamma Nara er mi babbo Ampelio e Roberta e Armando che so' i genitori di Sama e Camilla.

L' unico resultato positivo è che cor cazzo che io ir Ciampi e Samatta si torna a casa.

Holly siccome maneggia roba delicata come i medicinali s'è rifatta autonomamente ir controllo stamattina:

Negativa. 

Bobby prencipia a preoccupassi perché Da Osforde un gli hanno fatto sapé più niente, problemi cola Bexitte lui un ne aveva essendo di ruolo e avendo la residenza lì. L' università però resta chiusa e il virusse dilaga anche con forme cugine dela principale. Lui piglia un po' meno di metà paga, che comunque anche così equivale a un decoroso stipendio italiano, e per ora segue i laureandi e corregge i vari papers che i su studenti devan  redige. Martina, poraccia. se è vero che è appiccicata fissa cor su amore tant'è che oramai un tromban più tre volte al giorno ma due o tre ala settimana come sempre succede quando si doventa coppia, è un ber pezzetto che manca da casa e ovviamente gli mancano tante dele su cose, ha con sé la tromba ma il trombone è a Livorno, un ha i libri, li spartiti, i su studenti dele ripetizioni e soprattutto gli manca la Tombante Major che pur avendo un anno e mezzo di più e guasi sempre stata come na gemella e si so divise tutto anche i primi ragazzini perché il vero animo comunista prevedé di mette in comune tutto, finché Daria/ Federica s'è invaghita di George Dalton che a Martina ni faceva schifo perché ni puzzavano di whisky anche i carzini. Da allora almeno a letto hanno preso strade separate. Lei a Casa ci potrebbe anche tornà ora che riaprano la stalla. A casa sua un ci so problemi ar momento perché l' unico anello debole poteva esse l' americano ma appena ir covidde ha sentito quer tanfo d'arcole si devesse subito diretto verso altre prede. Ovviamente gli dispiace lascià ir su bimbo qui e allora ieri sera frignava fino a che Samatta n'ha detto sur muso: O tegamino da ova affrittellate un avrai mica paura che io e Zanza ti si ripassi ir fidanzato mentre sei via eh? E allora s' è tirata su ed ha dichiarato che tegamino da ova ancora un glielo aveva mai detto nessuno.

Contento Patty che s'è scusata tanto per, a suo dire un off topic, che un vole dì fori dela topa o topa spenta come penserebbero tanti a Livorno e a Pisa tutti ma sta per argomento che non rientra in quelli trattati in una determinata discussione. Tranqui Patty qui siamo tutti off topic. La recenzione a omicidio all' italiana l' ho trovata e te la metto qui. Io ce l' ho e già che me l' hai messo n mente si guarda stasera cole bimbe. Se lo trovi da te bene sennò sali sula scopa e fai un salto a vedello da noi. Roma Venezia è lunghetta ma un po' d'allenamento pe la notte del 6 un fa male.

La recenzione è da mai muvisse

Un caro saluto a tutti

Zanza


OTTIMA SCENEGGIATURA E OTTIMI INTEPRETI PER UNA COMMEDIA CHE METTE IL SCENA IL PEGGIO DELL'ITALIA DI OGGI.
Recensione di Paola Casella
giovedì 23 febbraio 2017

Nel paesino abruzzese di Acitrullo, popolazione 16 anime ed età media 68 anni, non succede mai niente, finché la contessa Ugalda Martiro In Cazzati non si strozza con un dolcetto e al sindaco Piero Peluria non viene in mente di trasformare quella morte accidentale in un accoltellamento multiplo, di quelli che piacciono tanto alla trasmissione televisiva Chi l'acciso. L'imbroglio ha l'obiettivo di attirare verso Acitrullo quel turismo dell'orrore che ha rese celebri Cogne, Novi Ligure e Avetrana.
Ad aiutare Piero nella sua impresa c'è il fratello Marino: peccato che Piero e Marino siano scemo e più scemo. Maccio Capatonda mette in scena il peggio dell'Italia di oggi: la tv del dolore, i giornalisti assetati di pulp, i curiosi beceri e ignoranti che si fanno i selfie nei siti dei delitti più efferati, la polizia assetata di popolarità mediatica, e chi più ne ha più ne metta. È una galleria di mostri di cui fanno parte anche Piero e Marino nonché gli altri abitanti di Acitrullo e chiunque altro compaia sulla scena, con l'eccezione della poliziotta Gianna Pertinente, l'unica a sentire puzza di bruciato e a voler scoprire qualcosa di più sulla morte della contessa.

La sceneggiatura (firmata a sei mani, fra cui quelle di Marcello Macchia e Luigi Luciano, in arte Maccio Capatonda ed Herbert Ballerina) è ottima, molto più attenta e stratificata di quelle delle banali commedie italiane contemporanee, e molto precisa nel dare una spiegazione (ancorché surreale) ad ogni svolta della trama.

Ottime anche le interpretazioni, soprattutto quelle di Macchia e di Sabrina Ferilli nei panni della conduttrice cinica e bara Donatella Spruzzone, che vede nel delitto di Acitrullo il potenziale per il proprio record di ascolti.
Quel che manca a Omicidio all'italiana è una buona regia di commedia. Infatti, nonostante il copione sia solo apparentemente demenziale, manca quel ritmo comico che è dato dal susseguirsi delle immagini, e che funziona in modo diverso per il grande schermo rispetto a quello piccolo (soprattutto quello del pc). Per questo davanti a Omicidio all'italianasi sorride molto ma non si ride quasi mai, nonostante il fuoco di fila di battute e i giochi di parole cui Capatonda ci ha da tempo abituati. Il buon regista di commedie è un animale raro, e Marcello Macchia, senza rivali nel mettere insieme scene assurde e personaggi esilaranti che attingono alla realtà nelle sue pieghe più oscure, non riesce (almeno per ora) a trasformare la sua abilità narrativa in cinema, e sembra anche dimenticare che la grande commedia all'italiana era sì molto scritta, ma lasciava anche ampio spazio all'improvvisazione degli attori, che in Omicidio all'italiana è invece trattenuta da una briglia troppo tesa. Se Macchia riuscirà a lasciare andare quella briglia, e se imparerà dai grandi registi del passato a gestire meglio i tempi della commedia cinematografica potrà mettere a frutto sia la sua (rara) capacità di scrittura che il suo indubbio talento di (prim')attore. 


domenica 3 gennaio 2021

fatevi i gatti vostri 1712 "meglio l' antico o il moderno"

Ieri Eliana ci ha chiesto di presentare un film che era andato in onda su un canale tv e che lei non aveva potuto vedere. Premesso che speriamo le siano state utili le info sui siti mediaset e rai dove cercarlo, noi ne abbiamo addirittura due versioni da presentare: la prima del 1991 e la seconda del 2015. Non sapendo a quale Eliana si riferisse, ricorriamo a Mymovies che ci fornisce ampi commenti per tutte e due. Pare che la più antica sia la vincente sotto tutti i punti di vista.

Buona Giornata

Zanza

IL CONFRONTO DEGLI OPPOSTI QUI TOCCA FORSE IL SUO APICE.
Recensione di Giancarlo Zappoli

Stati Uniti. C'è una banda che spadroneggia nelle rapine in banca. Si tratta degli "ex presidenti", quattro malviventi che indossano le maschere di Carter, Reagan, Nixon e Johnson. L'FBI gli ha dato la caccia senza esito anche perché non si è voluto dare credito alla teoria dell'agente Angelo Pappas il quale ritiene che si tratti di surfisti che in questo modo si finanziano le escursioni. Quando alla sezione di Los Angeles giunge il giovane agente Johnny Utah l'indagine si rimette in moto. Utah dà credito alla teoria del collega e si fa allenare per il surf dall'esperta Tyler che lo introduce nell'ambiente. Ha così modo di conoscere Bodhi, surfista esperto in attesa dell'onda perfetta, che è anche il capo della banda. Mentre Utah e Pappas continuano l'indagine e le rapine si succedono tra il poliziotto e il rapinatore si crea un legame. Fino al giorno in cui Bodhi scopre che Utah è un poliziotto.
Kathryn Bigelow cerca in ogni suo film il 'punto di rottura'. Quel punto in cui separarsi dalle tradizioni hollywoodiane pur avendole cavalcate fino ad un istante prima, come le onde per i surfisti. In questo caso lo fa sia dal punto di vista linguistico che da quello narrativo. Grazie all'intesa con l'operatore Jim Muro può offrirci un piano sequenza 'impossibile' (per la tecnologia del tempo) che ci mostra l'ingresso di Utah nella sede dell'FBI e molto più avanti, rovesciando il tavolo dell'immaginario, una sequenza mozzafiato di inseguimento in cui raggiunge il massimo della frammentazione di montaggio. Il confronto degli opposti sta alla base della sua poetica e qui tocca forse il suo apice. Nulla di socialmente più lontano che Utah e Bodhi ma l'attrazione tra i due è forte. Le loro mani che si stringono mentre scendono in volo in caduta libera divengono segno di una possibile amicizia virile a cui fa da barriera la Legge. Uno la rispetta, l'altro la sfida costantemente. Ma i corpi di entrambi sfidano altre leggi non codificate dall'uomo. L'acqua nella sua dimensione più possente e simbolica (l'onda) apre e chiude Point Break e anch'essa finisce col racchiudere un segno di ambivalenza: è fonte di vita ma può al contempo portare la morte. Una morte che viene cercata e sfidata per tutta la durata del film. Una morte che i vampiri di Il buio si avvicina e la Megan di Blue Steel avevano sempre al fianco o dinanzi. Una morte che, per almeno uno dei protagonisti, può finire con il dare un senso alla vita. 

Sei d'accordo con Giancarlo Zappoli?
UN FILM MANIFESTO DELLA CULTURA DEL SURF.

Quattro rapinatori compiono le loro gesta con il volto coperto da maschere raffiguranti i volti degli ultimi quattro presidenti degli Stati Uniti. Un agente dell'Fbi e un suo giovane collega scoprono che i quattro sono esperti surfisti. Il più giovane si introduce nel gruppo dei presunti banditi, sino all'epilogo drammatico e sconcertante. Interessante film d'azione, diretto dalla regista K.Bigelow, che si era già messa in luce in Il buio si avvicina. Una storia di vampiri raccontata in modo diverso. Dopo il successo di Ghost, Swayze trova un personaggio che lo mantiene ad alta quota nel firmamento hollywoodiano.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Johnny Utah, agente FBI (K. Reeves), s'infiltra in una comunità di surfisti della California meridionale che praticano anche il paracadutismo acrobatico, per identificare un quartetto di rapinatori che, nascosti da maschere di presidenti degli USA, assaltano banche a tempo di primato per pagarsi i due rischiosi giochi di acqua e di aria. 4° film di K. Bigelow, fu aborrito dalla critica benpensante sia per l'improbabilità della vicenda (scritta da W. Peter Iliff) sia per i suoi risvolti parafilosofici di lirico ribellismo anarchico e rischio totale, quelli che, impersonati specialmente in Bohdi (Swayze), capo del gruppetto, attraggono l'agente infiltrato. Il fascino del film è nel modo con cui la cinepresa genera dinamismo invece di limitarsi a registrarlo e traduce in immagini (in termini spaziali) le ossessioni della lotta con l'infinito del mare e del cielo.



ed ecco la versione 2015


UN CATALOGO DI IMPRESE MOZZAFIATO CHE ABBOZZA UN INVOLUCRO FILOSOFICO MA NON TROVA LE GIUSTE MISURE PER RIEMPIRLO CREDIBILMENTE.
Recensione di Marianna Cappi
martedì 26 gennaio 2016

Johnny Utah è un nome noto tra gli youtubers appassionati di sport estremi. È famoso per non aver mai avuto paura di nulla e per la tragedia che lo ha colpito e allontanato dal giro. Spinto dalla volontà di entrare nel FBI, per dimostrare le proprie capacità investigative, Johnny ritorna nell'ambiente e riesce a farsi coinvolgere dal gruppo di atleti estremi capeggiato da Bodhi. È convinto che siano loro i responsabili di alcune tra le più spettacolari rapine degli ultimi tempi, così come è convinto di aver intuito il loro piano: portare a compimento le "otto prove di Ozaki", un percorso verso l'illuminazione spirituale che spinge la sfida fisica oltre gli umani limiti.
Armato solo di una camicia a scacchi, Johnny parte per scalare a mani nude le Angel Falls venezuelane, acchiappare le onde del decennio a Maui e volare in wingsuit dentro il vuoto pneumatico di una lunga sequenza-chiave. Volendo, non ci sarebbe stato niente di grave se un film come questo, pensato per incontrare un pubblico abituato a surfare in rete alla ricerca delle immagini più vertiginose e per soddisfare la volontà di sfoggio del regista "in macchina" (Core è anche direttore della fotografia, credito di gran lunga più importante nel caso specifico), si fosse limitato ad essere un catalogo di imprese mozzafiato, legate tra loro da una corda narrativa semplice e resistente. Invece, il copione contesta in apertura l'esibizionismo al soldo delle multinazionali, della visibilità e della vanità, e alza un'impalcatura destinata a contenere una filosofia eco-zen che non ha però l'abilità di costruire, lasciando ovunque le tracce pesanti e scomode di un evidente scheletro vuoto.
Del film della Bigelow restano solo i nomi dei personaggi: non c'è davvero nient'altro che possa collegare i due Point Break, ma anche il confronto più rapido e istintivo con i protagonisti dell'originale evidenzia le drammatiche mancanze del secondo. Là dove tra Keanu Reeves e Patrick Swayze vibrava l'incontro tra gli opposti, con la magnifica ossessione che ne seguiva, qui non c'è vibrazione alcuna, perché Bodhi è tutt'al più un Robin Hood confuso e Johnny non è nessuno: il film non gli dà modo di creare alcun legame né di passare per un attimo dall'altra parte o di subirne il fascino.
Quel che più delude, però, è l'incuria con cui, forti delle bravate sulla neve o tra le onde, gli autori trattano l'aspetto narrativo: non c'è dialogo che non urti le orecchie, non c'è ricostruzione più inverosimile delle dinamiche investigative fuori e dentro la sede del Bureau, né alcun gioco di maschere a rinnovare l'illusione e il cinema con essa.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Un agente dell'FBI, ex campione di sport estremi, si infiltra in un gruppo di atleti spericolati ed ecoattivisti che, con lo spirito di novelli Robin Hood, han messo a segno rapine miliardarie per destabilizzare i mercati. Correva l'anno 1991 e Point Break - Punto di Rottura , 4° film di K. Bigelow, fu snobbato in malo modo dalla critica benpensante, ma apprezzato da noi e dal pubblico per il lirismo anarchico, l'esaltazione della ribellione e la poetica dell'infinito. Il machismo filosofico della Bigelow cede il passo a un remake tutto tecnica e sport al cardiopalma. Core, già direttore della fotografia, per la sua 2ª prova da regista si confronta con un action movie troppo ingombrante e non convince. I luoghi splendidi, le acrobazie, un po' di tensione e i 2 protagonisti non eguagliano le prodezze di 24 anni fa di Reeves e Swayze.

sabato 2 gennaio 2021

fatevi i gatti vostri n 1711 " chi è nato qui e chi lì"

Livorno ha i suoi casini, le sue incoerenze, gestioni, mai di destra, che comunque hanno fatto a gara con gli anni di Alemanno a Roma. Venezia la conosco meno ma me ne parlano Holly e Dani una sofferenza, una città perennemente con l' ossigeno e adesso vittima delle ambizioni di un sindaco che sogna di relegare il centro storico a museo a pagamento e di rendere Mestre un polo in grado di competere con Padova e Treviso. Cosa illusoria che porterà soldi solo a chi sarà impiegato in quest'opera di trasformazione arricchendo gli speculatori e lasciando con le toppe al culo sia mestrini che veneziani. Comunque avere questi problemi è una bazzecola in confronto a cosa deve sopportare chi è nato nelle terre della camorra e della mafia e taglierei la lingua a quei dementi sia della mia città che di qui che sostengano che ci sia una sorta di benevola accettazione da parte delle gente di quei territori. Ma che cazzo deve fare uno che sente lo stato lontanissimo e in compenso vede gente che gira armata e che semina pallottole alla stregua delle supposte dispensate da un dottore dell' asle? 

Comunque visto che siamo oberati dal lavoro di emendamento dei tantissimi post che potrebbero essere oggetto di qualche rottura di coglioni mi limito alla presentazione richiestaci dal prof Martinelli.

Nel pomeriggio  questo film lo guarderemo anche noi e ci renderemo conto delle differenze nella vita di chi è nato qui e di chi è nato lì.

Le recensioni sono, come al solito tratte da my movies

Bona giornata a tutti 

Zanza

LA STORIA DI UNA COMUNITÀ IN OSTAGGIO PERMANENTE, RAPITA DALLA NORMALITÀ E RELEGATA ALLA FINZIONE PER NASCONDERE IL MALESSERE.
Recensione di Paola Casella
lunedì 16 aprile 2018

Roma, 1989. Amedeo Letizia sta intraprendendo la sua carriera di attore (diventerà uno dei Ragazzi del muretto) quando dalla nativa Casal di Principe lo raggiunge la notizia che suo fratello Paolo è stato rapito. Considerato il fatto che Casal di Principe è quello che Saviano descrive come il quartier generale della camorra casertana e che, come ammette lo stesso Amedeo, Paolo Letizia andava spesso in cerca di guai, le ipotesi circa la scomparsa del ragazzo puntano in una sola direzione. Ma Amedeo non si rassegna a non sapere esattamente che fine abbia fatto suo fratello, e ricollegandosi a quella parte di sé che si era illuso di lasciarsi alle spalle, torna ad imbracciare il fucile mettendosi in caccia insieme al cugino adolescente, anche lui abituato a difendersi con le armi.

Sulla base del romanzo autobiografico scritto da Amedeo Letizia (qui produttore esecutivo) con Paola Zanuttini, Bruno Oliviero racconta il lato B di Gomorra - ovvero quello dalla parte delle vittime - come un backstage: innumerevoli le scene in cui il protagonista osserva di nascosto le efferatezze del clan dei casalesi nascosto dietro a muri e cespugli, cioè dietro le quinte dell'azione spettacolare.

L'azione che lo riguarda è assai meno glamour: una ricerca che è un esercizio in frustrazione sia per lui che per lo spettatore, poiché si scontra continuamente contro il muro di gomma dell'omertà e dei depistaggi. La dimensione di incubo della storia di Letizia ricorda quella di Sicilian Ghost Story, ma la fotografia cupa e refrattaria ad ogni rilettura estetizzante rimanda più direttamente al passato documentaristico di Oliviero e a quella scuola cinematografica campana che vede fra i suoi esempi Veleno di Diego Olivares: una narrazione spoglia che attraversa interni ed esterni depauperati e cromaticamente desaturati, e il ritratto di una umanità dolente che, nel caso di Nato a Casal di Principe, comprende una madre (Donatella Finocchiaro) timorata di Dio ma pronta a chiedere aiuto alla santona locale e un padre (Massimiliano Gallo) abituato a portare fin troppa "pacienza".

Protagonista assoluta resta però Casal di Principe, un luogo dove "l'aria non è bbona" perché gravata da quella nube tossica in cui le infiltrazioni mafiose (quelle che hanno fatto sciogliere più volte l'amministrazione comunale) risultano letali soprattutto per chi vive lì da generazioni e ha visto il proprio paese trasformarsi in un Far West senza regole, se non quelle della sopraffazione sistematica e della corrispettiva sottomissione silenziosa. Amedeo cerca di affrancarsi dal suo vissuto creando un'esistenza parallela "al nord" ma viene riassorbito dalla cultura della violenza nella quale è cresciuto: perché se sei nato a Casal di Principe hai ben poche possibilità di dimenticartelo per sempre.

Attraverso inquadrature insolite che scansano il cliché televisivo, il montaggio di Carlotta Cristiani che alterna fra luoghi ed eventi temporali (a volte creando eccessiva confusione) e la fotografia fosca di Alessandro Abate che lascia indefiniti i contorni degli spazi attraversati a tentoni da Amedeo alla ricerca del fratello perduto, Nato a Casal di Principe narra la storia di una comunità in ostaggio permanente, a sua volta rapita dalla normalità e relegata ad una finzione che forma i suoi giovani a "fare le facce" (come Amedeo davanti alle telecamere dei provini con cui si apre il film) per nascondere il proprio malessere. 

Sei d'accordo con Paola Casella?
REALTÀ E FINZIONE SI FONDONO IN UN'OPERA DALLA STRUTTURA NARRATIVA TROPPO LEGATA AL LINGUAGGIO DEL ROMANZO ORIGINALE.
Recensione di Olivia Fanfani
venerdì 1 settembre 2017

Amedeo Letizia ha vent'anni e sogna di fare l'attore. Partito da Casal di Principe, arriva a Roma sul finire degli anni '80, dove inizia con entusiasmo a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo, grazie soprattutto alla famigerata fiction dell'epoca "I Ragazzi del Muretto". Nel 1989 la scomparsa del fratello Paolo lo costringe a tornare a casa, dove scoprirà che dietro il rapimento c'è una vera e propria organizzazione criminale che agisce indisturbata nella totale indifferenza delle autorità. Deciso a fare chiarezza sulle sorti del fratello, avvierà una sua personale (e a suo modo violenta) indagine, con i rischi che comporta il fare domande in territorio di guerre di camorra. Terre di nessuno, in cui anche una sola sciocchezza può giustificare una condanna a morte.

Realtà e finzione si fondono nel film di Oliviero, per dar vita a una struttura narrativa che finisce per non essere sufficientemente incisiva perché troppo legata al linguaggio del romanzo originale.

Dall'ingenuità del padre (un efficace Massimiliano Gallo) convinto di poter risolvere il problema affidandosi alle indagini delle forze dell'ordine, all'irruenza dei fratelli e del cugino che, più disillusi, vorrebbero farsi giustizia ripagando misteriosi killer col passamontagna con quella loro stessa moneta, il film di Oliviero s'inserisce nel genere nato con Romanzo Criminale e proseguito, tra gli altri, con i film e le serie dedicate a Gomorra. In direzione opposta e contraria, il tentativo è quello, questa volta, di dar voce alle vittime, costrette da sempre a fronteggiare da sole il regime di terrore che regola le regioni dominate dalle organizzazioni criminali.

Così Amedeo s'iscrive fin dal principio nel registro dei combattenti destinati al fallimento. L'impotenza palpabile di fronte alla paura di chi sa ma non vuole parlare, è resa nella forma da una serie di personaggi ambigui che, interpellati a seconda della fase d'indagine, dimostreranno una vacuità per cui l'esito delle ricerche appare chiaro fin dalle prime scene, per poi dichiararsi apertamente nel tentativo di sviare le indagini con cartoline provenienti dall'estero. Il risultato è un'attesa che dura ancora oggi, dopo vent'anni di richieste disperate e di denunce da parte della famiglia per una degna sepoltura e il cadavere del figlio sparito durante una banalissima serata tra amici. Voli pindarici che riportano sempre a una falsa partenza sono qui chiara rappresentazione di un dramma palpabile, costretto a rimanere costantemente in agguato, nell'ombra di una razionalità che, nelle ultime parole delle autorità, suggerisce ai ragazzi i limiti da non oltrepassare nonostante la loro sete di giustizia.

venerdì 1 gennaio 2021

fatevi i gatti vosti 1710 "quando l' acqua scorre sull' alcool non si può trattenere la pipì"

 


Il primo post dell' anno vede la luce alle 11 e mezzo. Mamma mia che dormita, devo ancora farmi la doccia ma sento l' acqua che scroscia e Samatta che canta è suo tipico. Ricordate questa sua singolarissima interpretazione di Miniera? anche lì c'era di mezzo l' acqua , mi pare fosse il bidet.


 Zanza dorme ancora. Ieri sera abbiamo cenato alle 7 e mezza, la zia aveva dichiarato di non essere interessata ad aspettare la mezzanotte e lo credo bene, stava in cucina dalla mattina mentre noi ci siamo alternate. Roba semplicissima e poco costosa ma gustosissima. 4 teglie di pizza come la sa fare solo lei. Impasto fatto a mano lievitazione lunga, stesura nella teglia e ancora lievitazione col formo al minimo guarnitura con salza di podoro piccantina letto di cipolla tagliata sottile origano, letto di formaggio a scaglie, letto di olive verdi e nere, letto di mozzarella, ancora origano. Vi assicuro che un quadrato di 15 per 15 equivale a un pasto completo. Poi lenticchie, crocchette di patate, carciofi fritti, cavolo fritto, polenta abbrustolita, pane abbrustolito e agliato, salumi salsicce, formaggi. Niente tagli di carne o pollame. Alle maiale: maiale ha sentenziato lo zio e così è stato.

Dino ha mangiato poco ma ha bevuto tanto anzi tantissimo, zio Dante ha bevuto un po' meno, o forse lo regge meglio ma ha mangiato il doppio. Tacchino cucinato dalla zia e tonno per i mici. Noi sconvolte abbiamo bevuto tantissimo compresa Marti che alle 10 è stata portata a letto in braccio da Bobby. Ancora credo debbano alzarsi dal letto.  Dopo cena abbiamo fatto una sorta di indovinello musicale con lo zio che all' armonica accennava le prime note di una canzone. E' stata una lotta estrenua perché il primo premio era una borsa a valigia  di Vuitton dei negri ma davvero ben fatta. Ha vinto Martina che ha preceduto di un punto il Ciampi che aveva già stretto accordi con zanza per cederle la borsa in cambio di un fiasco di vino nel caso avesse vinto lui. Abbiamo anche registrato gli enigmi musicali e magari ve li proporremo per la Befana. Abbiamo suonato, cantato e come sempre abbiamo fatto un po' di burlesque casalingo con Dino che ha eseguito con la Tromba Marina il nostro can can e poi per lasciare che anche Marti si potesse smutandare ci ha fatto danzare al ritmo di questo stupendo twist che solo lui sa suonare così. gli ha dato il cambio zio Dante che ha dichiarato che scoscianti come eravamo la canzone più adatta era questa e l' ha suonata tutta con autoccompagnamento riuscendo a far dire a Dino: 

"Boia dè  èvecchi e malato ma ha ancora fiato come na squadra di calcio, un gli si sta dietro quando piglia via" questa l' abbiamo ballata tutte facendo il trenino saltellando e agitando le gambe in aria e poi senza sosta ha attaccato la sua famosa 

Polca Ma Donna provate un po' a ballarla e vedere se non vi serve l' ossigeno.



 Poi tanto per riprendere fiato  Zanza che ha fatto una strepitosa imitazione della Palombelli che nel dare la parola ai suoi ospiti interloquiva con l' operatore chiedendo se era vamp e se le si vedevano le poppe e lamentandosi allo stesso tempo che il teena lady le stava frascicando il sedere. Samatta ha fatto la Gelmini consacrando la battuta: voi vedete questa faccia da suora ma nemmeno immaginate la maiala che si cela sotto questi abitini severi. Io grazie alla richiesta di Patty ho dovuto cantare in duetto con Bobby. A un certo  pareva che i due leoni avessero ceduto perché li abbiamo visti adagiati sul divano Noi avevamo bevuto tanto e a me girava la testa ho pensato di buttarmi sul letto e Zanza e Sama mi hanno seguito, il proposito era di alzarsi per il brindisi di mezzanotte ma l' unico in grado di mandare gli auguri allo scoccare esattissimo della mezzanotte è stato proprio lo zio che con Dino pare abbia tirato addirittura le 3. Bene Sama è uscita dalla doccia e agitando la chioma rossa come un cane bagnato ci ha dato la sua benedizione. Zanza l' ha mandata affanculo e  poi si è messa a dormire ancora

Io vado a vedere che effetto faccia l' acqua esterna sull' alcool interno aggiungeremo contributi al post durante la giornata. Mentre sto per entrare Samatta mi illumina con una delle sue verità assiomatiche: 

"Dani ora vedrai che con tutto l' alcole che hai in corpo appena la pelle sente l' acqua comincerai a pisciare senza poterti trattenere".

"Ma perché non posso fare la pipì nel water prima?" Le chiedo.

"Certo che sì ma stavi entrando in doccia e non sedendoti sul wc. E poi vuoi mettere la sensazione di pisciarsi tutta giù per le gambe e sui piedi che tanto poi hai da lavarti subito?"

Boh capisco sempre più perché la chiamiamo Samatta.


Buon Anno a Tutti

Dani