giovedì 3 maggio 2018

fatevi i gatti vostri n. 938 " io ci vado by Holly" appuntamento culturale

Non so quanti lettori nostri si troveranno vicini a Mestre senza saper cosa fare nella giornata di Sabato 5 maggio ma ho ricevuto un invito da una libreria della quale sono cliente e lo faccio girare.

Hemingway nonostante alcune pose un po' troppo mache per i miei gusti mi sempre piaciuto, forse anche perché alle medie era una lettura quasi d'obbligo, con la maturazione politica lo abbandonai considerandolo pregno di luoghi comuni da americano in vacanza. L'ho riletto recentemente con mente più distaccata e il lirismo di alcune sue pagine mi conquista ancora. Il libro che viene presentato riguarda un capitolo importante della sua vita e c'è di mezzo Venezia, manco farlo apposta.
by Holly


Abbiamo il piacere di presentare alla Libreria Ubik, Sabato 5 Maggio ore 18:00, Il libro di Andrea Di Robilant "Autunno a Venezia. Hemingway e l'ultima musa" edito da Corbaccio. L'autore dialogherà con lo storico e scrittore Busato Davide per scoprire i dettagli di quest'opera.


TRAMA
Nel 1948 Ernest Hemingway arriva in Italia con la quarta moglie, Mary Welsh. Il piroscafo che doveva condurre la coppia e l'inseparabile Buick - legata alla prua - in Provenza, non riesce ad approdare a Cannes a causa del maltempo e deve per forza navigare fino a Genova. Per Hemingway è uno shock: mancava dall'Italia da trent'anni, da quando diciottenne aveva combattuto sul fronte italiano. È uno scrittore in cerca di ispirazione: non pubblica un romanzo da dieci anni, è un momento difficile, e quando scende sul molo osannato e assediato dai giornalisti, viene sommerso dai ricordi e decide che quello che era destinato a essere un breve interludio fra Cuba e la Provenza diventerà un viaggio di parecchi mesi nei luoghi che aveva frequentato da giovane. Da Genova a Milano, da Stresa a Cortina, incontra e fa accordi con i suoi editori italiani, il «comunista» Giulio Einaudi e il nonideologico Arnoldo Mondadori. Conosce la sua voce italiana, Fernanda Pivano con il compagno Ettore Sottsass, Italo Calvino, Natalia Ginzburg. Fra un drink e una battuta di caccia si spinge fino a Venezia e a Torcello, dove incontra una giovane aristocratica veneziana, Adriana Ivancich, di cui si innamora, ricambiato. Sarà la sua «ultima musa»: la relazione è complessa e destinata a non durare, lo sanno entrambi. E tuttavia grazie a lei Hemingway ricomincerà a scrivere: Adriana è la Renata di «Di là dal fiume e tra gli alberi», romanzo che Hemingway considera un capolavoro e che verrà inizialmente stroncato dalla critica. Ma dopo questo, con al suo fianco Adriana che per b reve tempo si trasferisce (con la madre) a Cuba, Hemingway scriverà anche «Il vecchio e il mare», che gli vale il Premio Pulitzer e, l'anno successivo, il Premio Nobel.

mercoledì 2 maggio 2018

fatevi i gatti vostri n. 937 "Il mistero di via del Corno" un giallo a Firenze


Sono nato nel '54 e, da ragazzetto, la mi mamma mi raccontava che, proprio mentre era incinta, aveva visto un film tanto bello che l'aveva indotta a ritornare a vedello anche un altra volta. Il film era di Carlo Lizzani. Proprio nel Maggio del 54 aveva trionfato a Cannes e portava sul grande schermo la versione cinematografica di un romanzo di successo ambientato a Firenze negli anni del fascismo, probabilmente gli anni intorno al 1926/27. Si trattava di "Cronache di poveri Amanti" di Vasco Pratolini. Il film oltre ad essere diretto dalla  mano magica di un regista che avrebbe scritto il suo nome nella storia della cinematografia italiana si avvaleva anche della partecipazione di un Marcello Mastroianni già beniamino dell' 80% delle donne italiane e di un mito dello sport, il discobolo Adolfo Consolini, che nel film ricopriva il ruolo di Maciste il maniscalco di via del Corno, una stradina del centro di Firenze facente parte del dedalo di viuzze comprese tra  l'area di Santa Croce e quella di Piazza della Signoria.
Quando, ormai ventenne, mi ritrovai a fare l' università a Firenze, perché un livornese a Pisa un ci poteva andare, una delle prime cose che mi chiese la mia mamma fu  quella di portarla a visitare via del Corno e in occasione di una sua visita a casa mia ce l'accompagnai volentieri in via del Corno che però la deluse un pochino, le case erano state rimesse a posto e soprattutto, in fondo mancava quell' arco colla finestra che appariva nel filme.

Poi girando per lì intorno  in cerca di una trattoria alla bona si passò per via Vinegia che era parallela e lì l'arco c'era, così io e la mi mamma ci si convinse che sì Pratolini era vissuto in via del Corno e certo aveva ambientato lì il su romanzo ma Lizzani doveva aver preferito l'altra strada per girare il film.
Ero giovane e mi contentavo dele spiegazioni che mi davo in prima battuta. Ora no, quando una cosa mi frulla in mente ci penso, ci ripenso e proprio stamattina m'è ritornato in mente di Via del Corno e di quel passaggio a vòlta che dovrebbe immettere in via de Leoni.
Ho aperto stritteviù  ma nulla, in fondo a via del Corno un c'è traccia come del resto non c'era allora.

E in via vinegia c'è anche se la finestra sopra la vòlta appare spostata rispetto al film. Questo potrebbe essere frutto di un restauro più recente.


Quello che mi lascia dubbioso è che ho scorso mezzo internet cercando dettagli sul filme. Ho trovato di tutto ma nemmeno un cenno al fatto che l'avessero girato in via Vinegia invece che in via del Corno. Visto che Lizzani lo girò nell' anni 50 l'ipotesi che ci fosse stato l'arco anche lì e l'avessero bombardato in tempo di guerra è impossibile ma potrebbe essere stato abbattuto tra il 54 e il 73 (quando non c'era già più).
Faccio un appello a Murasaki, l'unica fiorentina che al momento posso contattare.
"In occasione  di una tua passeggiata verso Piazza Signoria, o di un gelato dal Vivoli mi ci potresti dare un occhiata dal vivo e dirmi che ne pensi?
O una ricerca da assegnare ai tuoi studenti fiorentini ci potrebbe stare? Magari dopo tanto instagramme e telegramme andare a spulciare qualche vecchio archivio potrebbe avvicinarli alla loro città".

Un caro saluto
Dante

martedì 1 maggio 2018

Fatevi i gatti vostri n. 936 " il violino de poveri"

Capita spesso che io mi intrattenga su argomenti tecnici inerenti l'armonica. Nella maggior parte dei casi ciò accade dietro richiesta del "parmigiamino" un nuovo lettore che si è accostato al nostro blog mosso dall' interesse per il piccolo strumento. Interesse amplificatosi,  in breve,  in una affettuosa consuetudine alla lettura e al  commento dei nostri postarelli. 
A Giacomo  si è aggiunta anche   la moglie Anna, dòtta e sagace commentatrice che paragonando la loro attese dei nostri post a quella che li animava da bambini in attesa del Topolino nuovo, mi ha decisamente spiazzato a livello emotivo . Mi par giusto dunque ringraziare pubblicamente questa nuova coppia di amici che mi fanno arrossire per l'eccessiva benevolenza nel riconoscermi meriti che  vorrei avere ma non ho.
Proprio in occasione di  alcune risposte a Giacomo mi è sovvenuto di citare le somiglianze a livello eufonico tra la piccola e proletaria armonica e il blasonato violino. Parallelismo che spesso, tra gli estimatori dell' organino a bocca viene sintetizzato col definire l'armonica come "il violino dei poveri". Non credo di avere tempo nella mia mortale esistenza per studiare e riuscire ad eseguire a bocca, sia pure coi debiti limiti, alcune diaboliche sonate di sapore Paganiniano. Riconosco però che mi piacerebbe e tanto. Resto così sull' imitazione di quei violini che in area popolare hanno trovato una  felice e consolidata espressione perdurante dall' epoca dei pionieri americani fino ai nostri giorni. Spesso tali pezzi riprendono musiche gaeliche di tradizione Irlandese o anche scozzese. Alle differenze tra i due filoni trovo sensato dar più ampio e documentato  seguito in altri futuri miei  post.
Mia moglie Holly  partecipa alla stesura di queste righe, deliziandomi con un accompagnamento di chitarra. Durante le feste di Natale ha usufruito di qualche lezione fornitale da Dino Ciampi.  Per il momento ha completato l'apprendimento del giro di Do . Mentre arpeggia, sbirciando dietro le mie spalle, segue il mio scrivere e  mi chiede conto dell' insolito stile utilizzato, stavolta, nel trattare gli argomenti odierni. 
"Oi  Dante ma cussa xe sta roba ? Seto drio scriver na carta  pel retòr de Ca' Foscari?"
Chiarisco a Lei e a chi mi legge che in queste righe è implicita una risposta a una mail ricevuta proprio ieri.
La signora, che si firma e non è cosa da poco, mi contesta l'uso troppo frequente e compiaciuto della bestemmia e delle allusioni sessuali insinuando che se un blogger, per mantenersi una audience  è costretto a tali mezzucci si vede che non ha migliori argomenti.
Vista la supponenza della nostra interlocutrive vorrei risponderle come risponderebbe il blogger livornese che lei ha ravvisato in me ovvero "dell'altri convincenti argomenti bimba ce l'avrei ma li sento dimorto a ciondoloni e dovresti esse na discreta topa pe fammeli tirà fori"
 ma la mi miglie s'incazza quando mi lascio andà così e allora mi limito a dire alla signora che anche quando bestemmia e allusività la fanno da padroni, ciò deve essere inteso all' interno di una ricerca semantica avente per oggetto la tradizione vernacolare labronica. Che poi lo scrivente si senta talmente coinvolto in tale travaglio da perdere il discernimento tra quale sia la propria figura di intellettuale e quale sia invece il suo "doppio" sboccato e blasfemo è questione alla quale  mi auguro di saper trovare una risposta che appaghi sia me che la critica nei miei confronti.
Visto che avevo prencipiato cor un argomento tennico a sto punto andrei in culo sia ala risposta si a chi l'aveva in quarche modo suscitata e tornerei all' armonica.
Qui sotto metto un pezzo molto bello d'un duo che sona una musica di velle cui parlavo prima. Sono fantastici e si pole apprezzà ir violino.
Di sotto ci metto lo stesso pezzo fatto da me coll'armonica coll'accompagnamento forse basico ma ineccepibile fatto da Holly con du pennellate ala chitarra e un bastone da battere a terra.
Saluti a tutti
Dante

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questi so de fenomeni eh, gente che sona in Teatro mica al Bar Nado.

E qui c'è la nostra interpretazione casareccia

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