lunedì 27 settembre 2021

fatevi i gatti vostri 1888 speciale 2. Settembre " Ner padule de ricordi "

Ci fu un un tempo, nela prima metà dell' anni Settanta, in cui io, come avrete ormai ben saputo da altri miei scritti su questo blogghe, vissi una lunga parentesi fiorentina. Fu quello un periodo durante il quale  co Dino si stiede meno appiccicati, voi perché bona parte del nostro tempo libero era mpegnato a raccattare l' immensa quantità di topa che c'era a giro, voi perché il Ciampino andava avanti co su studi di conservatorio e siccome pe lui se i conservatori italiani son generalmente boni, il Mascagni di Livorno era quarcosa ar di sopra dele nuvole. Così appena aveva du menuti liberi montava sur treno e tornava a casa. Io no, a casa un ci tornavo guasi mai. Ir mi babbo passava un discreto periodo di crisi col lavoro e quando pur di non restà a studià a Pisa avevo scerto Firenze m' aveva detto: "Dantino io nele tu scerte un ci voglio entrà, Pisa uné che mi stia simpatica ma ci s'arriva anche cola lambretta, studià a Firenze vole dì trovà armeno un posto letto e mangià fori tutti i giorni. Te li se fatti du conti te costì?"

Gli risposi che ce l' avrei fatta bene da solo ma  che avrei dovuto fammi lo stato di famiglia per conto mio per esse sicuro di piglià il presalario. Una sorta di aiuto elargito dall' Opera Universitaria che, all' epoca, conzisteva in 500mila lire annue di cui mezze in soldi e mezze in boni libro. Io i libri li comprai sempre usati e spesso ne feci anche a meno arrangiandomi a cercare i testi in biblioteca.  Tutti i miei  boni libro li scambiavo coi boni menza appartenenti a parecchi studenti che avevan diritto ala menza gratisse, pel fatto che potevan dichiarare un basso reddito ma che un ce la facevano a sta in pari coll' esami per aggiudicassi il presalario. Avevo trovato una coppia di napoletani, ragazzo e ragazza,  che in cambio dele 250 mila lire mi davano boni pasto per un valore equivalente. Lorodue studiavano sui medesimi libri e poi appena fatto l' esame li rivendevano recuperando un bel po'. I boni menza me li davano prendendone metà ciascuno dai loro. Poi, quando andavano a mangià, riescivano a faccela cor un bono solo perché lei, che aveva du occi verdi che sdraiavano solo a sbircialli, quando passava davanti al banco dela pasta e dela carne guardava l' inserviente con fare da gatta e diceva " datemene  assai, se potete, perché tengo un amica mia che non si può permettere la mensa". Figuratevi se un gli riempivano una scodella! Ar massimo quarcheduno un po' più arzillo gli domandava se la su amica fosse bona come lei ricevendo la prevedibile risposta: "meglio assai, meglio assai". Barcamenandomi così,  un chiesi mai neppure un centesimo a casa ma un fu per niente semplice. Assolto il problema libri e pancia, dovevo pagà l' affitto, la luce, r gasse, l' acqua, mettemi quarcosa addosso da vestì ed avé un minimo d' argian de posce pe poté sortì con quarche ragazza e magari portalla al cinema all' Universale o a ballà all' Auditorium Flog al Poggetto.  Lavori ne trovavo a bizzeffe, ero giovane e avevo forza da buttà via. La mattina ale tre, sarebbe guasi meglio dì la notte, a quei tempi, si poteva ancora andà fori der mercato ortofrutticolo di Novoli e c'era sempre da aiutà a scaricà quarche camio rimediando un po' di sordi e restando liberi già all' otto di mattina. Era quer che ci voleva per poté andà a seguì le lezioni in Piazza Brunelleschi. Volavo in bici fino all' aule di Lettere ma, quando arrivavo, di solito m' addormentavo e facevo il semplice atto di presenza pe avé la firma sul libretto o perchè la mi faccia fosse abbastanza conosciuta al professore ar momento dell' esame. Ci girava poi un ber campionario femminile e io, co la solfa che ero uno studente operaio, avevo un ottima entratura per chiedere loro  dell' appunti o infilammi in qualche gruppo di studio. Avevo la barba, i baffi e i capelli che m'arrivavano un pezzo in giù pe la schiena e, anche se un' ero propio un adone di fattezze, quer pelo n testa sommato a na bona stazza fisica mi bastavano pe avè la mi parte di paradiso. Dino ricordando qull' anni coniò una volta una espressione sintetica che riassumeva come andavano le cose: "L' anni in cui un si doveva chiede nulla". E' vero, bastava sta lì e ala fine t'arrivava addosso quarche dono der celo incartato magari in una gonna lunga che sembrava fatta cole tende dela mi mamma e un un gilettino da omo. Le ragazze un sembravan tante aspiranti veline o aspiranti tegami come ora. Il rossetto se lo davano in poche e la minigonna un se la mettavano più. Il viso di solito era privo di trucchi e l' unica concessione era a qualche treccia o a quarche scignonne. A me mi garbavano così: quando potevì vedé le cose ar naturale. Ormai avevo passato l' età in cui mi attiravano r culo le zampe e le poppe, probabilmente mi sentivo pronto per quarcosa di più serio e scimmiottando il Ciampi ala ricerca dela sintesi direi che quella fu: la stagione dell' occhi e deli sguardi. Se da un lato le donne avevano messo all' indice tutto quello che poteva sembrare mercificazione del corpo o asservimento alla cultura maschilista dela donna oggetto, d'altro canto erano state nvestite da na ventata di libertà e d'indipendenza per cui un serviva più un fidanzato anche pro tempore pe confrontassi coll' altro sesso. Ragion per cui se non eri classificato come stronzo maschio sciovinista eri ammesso ner paradiso terrestre dove le ragazze un avevano problemi a fa r bagno gnude in ogni specchio d'acqua che si prestasse a ciò e nemmeno a infilassi ner tu sacco a pelo dentro a na tenda piccina che a fatica ci si respirava. Capii presto che quer paradiso aveva un prezzo. Non era possibile goderne appieno se si lavorava di notte e così smessi d'andare a scaricare al mercato e m'arrangiai in mille altri modi che un vi racconto perché son certo d' avevveli digià raccontati. Vi dico invece di un posto magico che una mia compagna di università aveva fatto conosce al nostro gruppo e che fu scenario di bellissime giornate tra la natura. Leilì abitava a Firenze ma era nata a Campi Bisenzio e un giorno, che s'aveva in mente una cena per festeggiare l' esame di antropologia culturale ,che era andato bene a tutti, ci disse: " vicino a dove abitavo anni fa, c'è un padule bellissimo, 


pericoloso nel periodo di caccia ma ora un ci dovrebbe esse guasi nessuno. In de punti  che so io ci si pole fa il bagno e se si mette le tende un ci rompe le palle nessuno. Almeno ci si leva da queste serate in Santo Spirito che sono sì carine ma ala fine rompano anche un po'."

Io allora lavoravo da Sergione, un fabbro in via De' Serragli. Mi permetteva di fare mezza giornata di pomeriggio, così la mattina andavo a scuola. Il mio compito era di andare a caricare e scaricare nell' officina il ferro che trasportavo cor un vecchio camioncino. S'era di venerdì e gli chiesi  se potevo tenere il camioncino per fare un piccolo trasloco nel fine settimana, quando la bottega era chiusa.  Avuto il permesso caricai tutta la banda di amici e amiche co zaini e tende  dentro al camio e, seguendo l' indicazioni di Rènni (che ar secolo si chiamava Serenella ma siccome gli faceva schifo  lo aveva scorciato così) s'arrivò ar Padule di Focognano che conta di 4 o 5 bacini lacustri 

che si estendano fra i comuni di Campi Bisenzio e Firenze. Non fu un revve come quei casini che fanno oggi e a parte quarche spinello un ci corzero altre droghe, nessuno morì o si sentì male e l' uniche musiche furon la chitarra di Dino, che pell' occasione restò a Firenze,  la mi armonica e, di notte, parecchi mugolii e qualche bercio che sortivano dale tende.  Nessuno però ci faceva caso, tanto meno noialtri che s'era mpegnati nela gestione  dela nostra...di tenda.

Si  mangiò dunque,  si dormì si fece ir bagno e tutte quell' altre cose che era normale ci scappassero in quer contesto.

Poi sta piccola dolcissima parentesi dela mi gioventù sparì ingollata nel padule del tempo e nela melma de troppi ricordi e difatti un l' avo più rammentata né a veglia ne in quarcheduna di queste mi melenze rievocazioni bloggali.

Poi ieri, mentre co Holly si girava pe un mercatino  di roba usata a Venezia, vedo un signore con barba bianca che aveva esposto una diecina di quadri.

Li guardo, li riguardo e Holly mi fa: "Sono carini peccato che ormai  abbiamo la casa piena di cavalli di Teo Russo

"Boia dè -replico- per forza son carini lo vedi che sono quadri toscani?"

"Ecco il solito sottutto -mi dice lei- come farai mai a capirlo? Sono campagne che potrebbero essere anche venete o lombarde"

"Boia Holly ma un lo vedi che accosto a ogni case c'è un cipresso o due o vialetti di cipressi. Qui li trovi ne cimiteri i cipressi."

"E poi questo- continuai- mi pare mi pare...." e rigiravo un quadro cor uno stile ala neo macchiaiola che mi portava la mente a ripassare tante immagini archiviate "questo- ho seguitato- mi pare un posto indove so stato tantissimi anni fa"




"Mahahah! A me pare una barena veneta".

"Holly questa un è una barena! Se un so rimbecillito der tutto per me è un padule" e mentre dicevo ste parole il venditore che mi aveva sentito si è avvicinato dicendo:

"Ha buon occhio il signore li avevo comperati ad un asta a Firenze, anni fa" poi ha rigirato il quadro l' ultimo che avevo esaminato e m'è preso un corpo



A Holly gli ho detto solo che  a Campi c'andavo a caricare il ferro. A volte a indugià su ricordi c'è il rischio di falla impermalì e poi del resto anche lei c'avrà i sua da ricordassi senza bisogno de mia. Ovvio che il quadro ora è a casa nostra.


Dante


mercoledì 22 settembre 2021

fatevi i gatti vostri n. 1887 speciale settembre "na vorta ar mese e Mattia fece le spese"

Na cavarcata ar giorno, diceva la mi zia, ti caverà di torno 'gni malinconia

Bisse in Ebdomada dicevano i greci e da loro mutuò la scuola Salernitana co le su "due  ala settimana", ma quando Alvaro alla su sposa Agnese disse: na vorta ar mese armeno la vorrei, le pronta lo riprese, questi son cazzi miei, modera le pretese e datti na carmata cara la mi caata, te e la tu vorta ar mese.

Nzomma si parlava di frequenza dei post, come averete senza dubbio capito. E allora siccome l' autunno è arrivato e io. che dopo tanto sfoggio di ciccia ho riposto le cosce ne carzoni lunghi, alternandoli, quarche volta, ala sottana corta, mi faccio obbligo di raccontavvi varche cosellina di noialtri perché se è assiomaticamente vero che il nostro blogghe unnè morto, bisognerà anche tenello n vita! O no?

Eccovi allora le Bone Nove:

Coll' incassi dell' estate siamo riesciti a tené a galla il barre e si sono messi a recupero 15000 euri per ripianare i cinquantamila avuti dalla SA Svizzera. Che poi si farebbe prima a dì da Costanza ma lei s'offenderebbe di brutto se si mettesse anche menomamente  in discussione la su creatura gestionale.

Ir mi babbo è contento e mentre prima un faceva altro che parlà di riposassi e di andà in penzione ora ha cambiato musica e dice che tutto sommato stiantà ala macchina der caffè un gli dispiacerebbe punto. La mi mamma, quando lo sente dì così, di ribotta, lo manda n culo. Non perché gli piacerebbe stassene a casa ma una gita for d'Italia purché un sia a Lurdesse la farebbe volentieri, ma vorta ogni tanto. 

E ora eccovi le Nove così così ma abbastanza buffe da rideci:

Ir mi fratello Riccardo, ir Tafano, a seguito d' uno scazzo settembrino, proprio dei primi, s'è lasciato co Valentina e anche Il Mosca, r più piccino de due, ha leticato con Camilla, la sorellina di Samatta, ma in maniera meno grave mentre la rottura di Rik cola tatuata pare nsanabile anche perché su quer culo che ha fatto sognà Livorno per anni ci si so buttati tanti di que pretendenti che parevano mosche su na merda fresca e il rimpiazzo der fratellino è  stato così  rapido da farmi dubitare che ne fossero state gettate le fondamenta già  da tempo. Ora leilí sta co Mattia, che gestisce na palestra e sembra l' abbino gonfiato cor compressore da quanto è grosso. Nel su palmaresse sportivo brucia però una terribile doppia sconfitta a Braccio di Ferro subita proprio qui al barre. 


Ma mica co Dantino! Come potreste penzà voi tutti. Macchè....! E' co  George, il semi fidanzato di Daria, che ha perzo sto omaccione, che quando camina gli stanno i bracci arzati da quanto è pompato. Ora intendiamoci George un' è che sia proprio na mezza sega, a su tempi era n' istruttore de Marinze americani e faceva le flessioni cor una mano sola ma ora se gli fanno n' ecografia ar fegato  e si vedano l' etichette nere der Jek Danielse e paragonato a Dantino a Don Luigi e a Uliano un si pole di che a braccio di ferro sia il vessillifero der Bar Nado. Difatti il tórzolo, pe la vergogna, un' è più venuto neppure a beve ir caffe. L' episodio risale ala metà d'agosto quando il ragazzone venne ar barre nzieme ad amici e amiche fra le quali c'era anche la sorella maggiore di Valentina, belloccia e tatuata anche lei ma meno vampe dela sorella più piccina. Ir mi babbo, che per piglià pel culo la gente ha na predisposizione naturale, gli fece ir caffè nela tazza der cappuccino e gli disse " Bada Còcco te l' ho fatto in questa bella grossa come te, armeno un certo sforzo pe alzalla lo devi fa sennò co quella normale un ci trovi nemmeno gusto
".

Mattia (l' omone si chiama così) messe le mani sotto all' incavo der bancone e lo smosse in arto facendo trillare tutte le tazzine e aggiunse sogghignando: "Io le tu tazze l' arzo cor banco e tutto".

"Intanto, bischero che nsei altro, m' hai scollato la modanatura" replicò  Ampelio  " Eppoi- seguitò-  mi sarebbe garbato vedetti a fa braccio di ferro con Don Luigi o co Uliano."

"Siee o a fa la lotta coi leoni der Colosseo o a buttà giù r tempio come Sansone ma com'è che i vostri eroi so sempre tutti morti?"

"Ci fosse qui r su figliolo, d' Uliano, replicò r mi babbo abbasseresti la cresta ma se un avessi l' ernia ala cervicale ti darei del filo da torce anch'io".

"Du morti, un latitante e n' invalido hai qualche altro campione in questo cesso di barre?"

 "Ehi Palleii ci li hai ciento dolari da buttarei  via?" Si sentì dire da na voce n fondo al barre.

"Da buttà via? semmai da raddoppialli chi è che s' è fatto sta pera di coraggio, n mercenario straniero?"

S'alzo George, alto e robusto anche lui ma con una pancia in odore da ascite da arcole . In compenzo aveva  una manica tirata su che mostrava un braccio asciutto e nodoso come il tronco di un albero.

Messisi ar tavolino la pratica durò pochino, Mattia aveva il bicipite e l' avambraccio enormi e pintava che pareva si dovesse cacà addosso da un momento all' altro pelo sordo. George opponeva una resistenza all' apparenza passiva ma che non permetteva all' opponente di guadagnare un centimetro in più di quanto gli avesse concesso nella fase iniziale. Alla prima bestemmia di Mattia il buon Dalton prencipiò a recuperare la verticale e poi come una pressa stese l avambraccio dell' altro fino a fagli toccare il piano der tavolino.

Ormai stremato dalla prima prova e reso poco lucido dalla rabbia, il gigante non ebbe sorte  migliore nella rivincita. 

Signorilmente George evitò di sfotterlo e disse semplicemente: "whiskey per tutti Ampelio, il miglior bourbon che hai, paga il signorei."

Pare che ir mi fratello, sta storia l' abbia raccontata a Vale, irridendo il palestrato omaccione ma Vale, che ha una quota della palestra di Mattia, ha preso in maniera così decisa le difese del socio che alla fine ir mi fratello ci s' è incazzato. Non credo che scazzi simili guastino coppie solide a meno che un ci sian già segni di sgretolamento a monte. Non so il seguito, un se ne parla fatto sta che, lapidario, il Tafanino mi ha detto "Con Vale oramai pratica archiviata, tanto più che ora sorte co Mattia". Poi ha fatto la cosa più imbecille che poteva fare. Ricordandosi che Dani aveva un debole per lui, ha preso la macchina ed è andato a Venezia. Questa però è nantra storia e merita d'esse raccontata in altro poste.

Un abbraccio a Tutti

Zanza 

di seguito du note a proposito del somigliantissimo Popeye ritratto nella foto che ho inserito poco sopra, nel post.

Forse non tutti sanno che Popeye (Braccio di Ferro) è esistito veramente. Frank “Rocky” Fiegel, ispirò il personaggio di Popeye. Era un marinaio polacco, emigrato in Illinois negli Stati Uniti, che era sempre coinvolto in combattimenti e scorribande. Frank era anche noto per la sua forza fuori dal comune. Batteva avversari molto più grandi di lui al punto che a volte non si alzavano da terra quando li colpiva con un uppercut. Viene anche ricordato per il suo buon cuore e affetto verso i bambini. Il fumettista Elzie Crisler Segar era vicino a Frank e ha creato il personaggio Popeye nel 1919 per un fumetto comico del New York Journal ispirandosi al suo amico.  Frank aveva un occhio più grande dell’altro, quindi il fumettista battezzò il personaggio “Pop-Eye” che in inglese è il nome di una malattia che colpisce alcuni pesci lasciandoli con un occhio più grande dell’altro. La lattina di spinaci che dà forza al marinaio esisteva anche nella vita reale ed era lo spuntino di Frank durante la pausa di lavoro al porto. Olivia Oyl è stata ispirata a una vera donna di nome Dora Paskel, mentre Bruto è stato ispirato a un ragazzo molto forte che arrivò al porto dove si trovava Franz “Rocky” Fiegel e combatté contro di lui. Frank – Popeye, ovviamente, vinse l’incontro.




domenica 29 agosto 2021

fatevi i gatti vostri 1886 " Speciale musica" La Nado Sconvort Bende presenta.

Dante. in estate, s'è mosso poco ma per quel poco non ha certo disertato i vecchi amici. Mancandogli l' appuntamento con Ito, che oramai lo guarda sereno da lassù nzieme al gatto Esserino. ha preferito lo scoglio labronico alla rena bollente e alle carni scosciate di Follonica. Così ha fatto la spola tra Calafuria e il barre. 

A giorni dovrebbe rientrare a Venezia per dare il cambio a Holly che si è sciroppata calura e gatti anche se è stata alleggerita nella fatica da Bobby. Il buon nipote, infatti, dopo mesi e mesi di esilio oxfordiano, ha deciso di passare l' agosto nella natìa Venezia.

La presenza di Dante al barre ha anche ravvivato le ambizioni musicali del nostro gruppo. Pel su compleanno gli si erano regalate du armoniche nove 





e soprattuto un microfano come si deve. Non che il suo ricavato da un fanale di bici non andasse bene ma non si poteva regolare bene coll' amplificatori e così, sebbene fosse efficiente per le sonate in solitaria, quando sonava in gruppo  capitava che  prendesse toni troppo alti distorcendo e coprendo gli altri oppure rimanesse troppo in sordina il tutto con forte funzione evocativa pe le bestemmie del Ciampi.

Ecco due bei pezzi nei quali, oltre a lui coll' inseparabile armonica, stavolta amplificata per benino, partecipano Dino, con organo e chitarra, r mi babbo ala batteria e George Dalton che interviene con perfetti ricami vocali, del resto se un lo sa lui l' americano chi lo deve sapé? George guida anche il  sottofondo col nostro coro  dall' inglese incerto ma dar volume robusto, 

Aim e biliva è il primo pezzo reso immortale  in Italia da Caterina Caselli


 


e seiv de last denz fo mi il secondo, in italiano ce lo fecero conosce i Rokes cola incredibile voce di Shel Shapiro che ala mi mamma Nara garbava di brutto ma poi dovendo sceglie si orientò sur prodotto nostrano e pigliò r mi babbo Ampelio.


 

Bon ascorto


Zanza

martedì 24 agosto 2021

fatevi i gatti vostri 1885: Speciale Agosto "Il ritorno del Pastis Damì" ovvero Dani e Zanza in vacanza."

 Avessi aspettato quarche artro giorno avrei fatto un mese pieno di ferie dal blogghe ma mi sembrava troppo, così contentiamoci di questo lungo stacco che ha coinciso anche cor un certo riposo dal lavoro.

Vi racconto com'è andata: Intanto per mia grandissima anzi incommensurabile gioia Dani si è presa una mesata di ferie ed è ancora qui da me. Era tanto che un ci si concedeva un bel tocco di cameratismo e quando l' ho vista arrivare cor su zaino enorme ho capito che va bene la barca, va bene i traslochi le conzegne e tutto quer che si vole ma c'è un momento che bisogna fa r bagno in un mare serio e allora un c'è niente di meglio che Livorno er su Tirreno.

Visto che io di barre ero piena infino all' occhi la mi mamma m' ha suggerito: " O perché care le mi bimbe, o perché voi due un vi levate dale palle pe na diecinaia di giorni e poi magari quando tornate ci date ir cambio a me e er tu babbo che magari anche na settimana sola di stacco si farebe dimorto volentieri?"

La mattina dopo s'era sur traghetto pe la Corzica. S'era proposto di venì anche  anche ale trombanti e a Samatta ma sturtima è fissata coi francesi che si sciacquano le palle er gigi cor profumo invece che coll' acqua er sapone, mentre Federica e Marina o se preferite Tromba Daria e Tromba Marina avevan dei ricordi corsici che  a lorolì un gli piaceven punto.

Marti ci s'era fidanzata con Bobby e ancora sta storia se la strascica dietro e anderà avanti pe chissà quanto. Fede aveva sperimentato le varie forme di briachezza e d' infedeltà del vecchio George Dalton e sebbene un abbia esitato a rendegli corna ramificate  con interessi abbondanti e ci si sia poi rimessa nzieme come fa da diec' anni a sta parte, un gli faceva voglia di andà in posti troppo rievocativi. Cos' anche le trombanti so andate in terra di Francia  a caccia di piselli sciacquati colo Scianelle numero cinque.

Io e Dani s' ha una simbiosi speciale e ci siamo dette subito: "Un ci mettiamo obbiettivi ner capo. Si va lì si nòta, si piglia r sole e se si trovano du ragazzotti ci si ruzza un pochino, però siamo d'accordo che  se se ne adocchiasse uno solo, allora  si lascia pèrde. Difatti unè ir caso di  sciupassi la vacanza perché una magari  rimedia n' avventurina agostana e l' altra  restà n bianco".

Pe l' occasione Dante ci aveva prestato la su vespa rimessa tutta a novo un par d' anni fa. La raccomandazione era stata:

"Cercate di stacci attente perché mi ci so fatto un culo così a rimettela a posto". Difatti aveva ancora la sella coperta col nailon e le manopole fasciate cola pellicola domopacche perché in un momento di folli ha scelto sella bianca e manopole bianche.

Io la vespa la mando abbastanza  bene perché è sempre stato un mezzo abbastanza presente da Nado e ho imparato da ragazzotta. Quella di Dante è grossa e pesa ma è potente e permette anche giri lunghi. Dani tanto sicura un si sente ma comunque la sa mandà anche lei e mi ha datto qualche cambio nele tirate più lunghe. Grossi problemi cole restrizioni covidde un si so avute anzi, in Corsica un se ne parlava proprio. La gente era vaccinata e si comportavano benino senza fare troppi assembramenti o almeno così è stato ne posti visitati da noi.

S' è avuto culo. S'era ad Ajaccio per visitare  dele isole bellissime dette Sanguinarie  e Dani, una mattina,  dopo essere andata colla vespa  a comprare del cibo  mi torna al campeggio seguita da du tipi che a vedelli a prim'occhiata facevano nvidia a bronzi di Riace. " Sono Tedeschi, in moto,- mi fa lei-  e mi hanno chiesto indicazioni proprio per il nostro campeggio" e lei, ovviamente  ce li aveva portati invitandoli a seguire la vespa. Visto che posto un ce n' era, Dani, che ha inaugurato il mese dell' intraprendenza, ha proposto loro di divide la nostra piazzola, è poi  andata a sentire la direzione che, ben lieta di pigliare più soldi, ha dato l' ok e i due ragazzi  ne son stati felicissimi. Le piazzole sono abbastanza ampie e le du tende c'entravano senza stare troppo appiccicate. Efficientissimi hanno prencipiato a montà la su roba a torzo nudo e n costume e ammé ogni tanto mi ci cascava l' occhio. Belli arti biondi di quelli che Itle ci voleva fa na razza da allevamento. Avevano na bella tenda a iglù grossa





 guasi quanto la nostra mitica canadese avuta in prestito da Dantino.

 Una vorta che si sò sistemati sono tornati a ringraziacci, ci hanno offerto dele birre diacce marmate che un so come avevavo fatto a portalle così gelate e ci hanno nvitate ala spiaggia. Peter e Friederik avevano 25 anni da fenì, du bimbi in confronto a du trentennone come me e Dani ma erano talmente ben strutturati che anche Dani che è una stanga e io che al mi metro e 70 c' arrivo, si sembrava comunque du bimbette accanto a loro. Na bella mattinata, sole, acqua e tanta rispettosa educazione che è na roba rara da trovassi. Nel pomeriggio abbiamo fatto, nzieme a loro, l' escursione  a pagamento alle isole Sanguinarie. Trenta euri a testa, un po' parecchi, ma meritava. Una meraviglia.  Al ritorno siamo andati a cenare tutti e 4  nzieme un bel locale sur mare che durante e anche dopo mangiato  faceva  musica. Sebbene sempre in un clima di estrema educazione e cortesia ci s'era un po' sciolti tutti e si ragionava in inglese, non troppo,  si beveva,  molto più di quanto si parlasse e s' ascoltava quella bona musica.  Così ala fine visto che  du bei  ragazzi accanto ci s' avevano e se in quer momento  m' avessero fatto sceglie un avrei saputo su quale orientammi  n'ho chiesto a Dani: " E ora bimba bella che si fa? Io prencipio già a entrà n' anzia, a te intanto quale ti garba?" Leilì oramai era su di giri e mi ha risposto cola voce mpastatella: "Ma che ti importa Zanza? Lasciamo che facciano loro, tanto stasera mi va bene proprio tutto anche di scambiarseli se ti va". Ho riso forte perché non è sua consuetudine esprimesi così liberamente come tutte le nordiche è assai più misurata di noi livornesi ma negli anni ho avuto modo di vedere che quando si fa prendere dall' estro è di fori come Samatta. Fra mangiare e bere nel locale ci siamo rimaste più del previsto guasi fino all' una  e  verso la fine dela serata  s'è visto che i tedesconi dovevano essesi organizzati tant'è che uno si stava pigliando cura di me e quell' altro di Dani.  Siamo tornate al campeggio che era guasi notte e  uno dei ragazzi, quello che stava più vicino a Dani si è allontanato con lei verso la tenda a iglù. Io ho preso pe la mano Peter e l' ho guidato  verso la nostra.  Tutti e quattro si penzava e si voleva la stessa cosa e non ci sono state mosse false o incomprenzioni. Pur in una piazzola ampia le tende erano vicine e, se per un minimo di discrezione, ho cercato di pensare solo a quello che avevo a du dita dal mi naso e intorno ale mi zampe,  sentivo comunque Dani e lei, la mattina dopo, mi ha raccontato che sentiva me e così ci siamo messe a ride  tutte e due come du sceme. "Boia Dani- ni dicevo io- ma te lo sai che  bèrci di brutto quando sei sur pezzo e lei  ridendo mi rispondeva "Ah forse perché tu non ti senti, non solo soffi  e mugoli come una gatta ma commenti a voce alta  peggio che in un film porno". 

Comunque  dopo un altra bella giornata e na nottata pari ala prima, dove però Dani è stata nela tenda italiana e io in quella tedesca che anche in questa ci si stava benino. Per fortuna, visto che ormai ci s'era detti tutto quello che c'era da dissi, siamo riuscite a sbolognalli senza troppi problemi o forze anche a lorolì stava bene così perché hanno ripreso la moto e noi la vespa dirigendoci in du direzioni diverse e d' estate v' assicuro  è na benedizione perché trovassi tra le palle uno per un mese perché magari c' hai passato una notte post birra e mojiti unnè proprio r massimo, due poi pole esse addirittura mbarazzante.

S'era tutte e due d'accordo su sta linea e così siamo riuscite a girare parecchio l' isola concedendosi anche quarche artra avventuretta che ci ha rialzato l' autostima ma non indulgo ad altri racconti perché come vanno ste cose lo sapete meglio di me e un serve scende ne particolari in maniera ricorrente.

Dante ci aveva suggerito la strategia per rimanere simpatiche ai Còrsi che, specie sula parte di costa che quarda la Toscana, so parecchio indipendentisti e la Francia e i francesi gli stanno dimorto su coglioni a lorolì.

Il suggerimento si basava su una sua antica esperienza. Luilì, quando c'era l' occasione, nelle afose mattinate estive aveva presa l' abitudine di  beve il Pastisse che è na specie di anice der quale si fa molto uso anche sula costa azzurra. Proprio lì, nfatti, nzieme aun caro amico di Bordighera, aveva fatto conoscenza di quell' aperitivi serviti colla brocchetta dell' acqua er diaccio e li pretendeva anche ar Bar Nado rimediando dei colossali vaffanculi che comunque venivano poi mitigati dal casareccio tentativo di creare una sorta di surrogato adoprando l' ottima anice del Varnelli.  Successe dunque che un' estate cor Ciampi vennero   in Corzica co questa medesima vespa che adesso ci ha affidato e ar primo barre che trovarono penzò bene di far provare ar Ciampino un vero Pastisse. A Dino un gliene mportava na sega perché per lui due erano le bevande canoniche: ir ponce ne mesi autunnali e nvernali e la perziana in quelli primaverili ed estivi. La perziana poi si faceva coll' anice e un aveva una gran voglia di assaggiarne un parente che per lui era inferiore in partenza. Ma pe fallo sta zitto e soprattutto per riposassi ir culo dale troppe scosse subite in vespa accondiscese e si stianto sur una sedia. Dante  vide che nzieme ale marche francesi ce n' era una che si chiamava Damì e si vedeva dall' etichetta che era fatto in Corzica. Cor su francese splendido chiese: "De Pastì Damì sivuplè" .E ir barrista sorrise e gli rispose in decente italiano: "Pastis Corso signore, una scelta molto sensata, grazie per l' apprezzamento".


Il pastis non si beve puro, ma diluito in acqua fredda con successiva aggiunta di ghiaccio (una parte di pastis per 5/7 parti di acqua). NB: il ghiaccio va aggiunto rigorosamente alla fine. In questo modo cambierà colore: dal giallognolo al bianco sporco. Per avere la denominazione di 'Vero Pastis', la bevanda deve avere una gradazione alcolica di 45 gradi. 
Viene servito in un bicchiere alto con ghiaccio, in abbinamento ad un’apposita piccola caraffa di ceramica piena d’acqua naturale fredda

O anche con una di quelle misure da vino in uso anche nelle osterie Italiane e destinate a contenere quartini, mezzi litri e litri.
Una maggiore diluizione ne fa anche un ottimo dissetante.
Inutile dire di lì a poco, Dante e Dino si trovarono a conversare  d' indipendenze e d'attentati e se li fecero amici tutti. Così prima di salutacci ci ha dato la mappa dei su posti preferiti e noi augurandoci che a distanza di tanti anni ci fossero ancora siamo partite col prezioso foglietto a quadretti in tasca. Il Pastisse ci è piaciuto e lo abbiamo trasformato in una sana e ricorrente abitudine. In più quer goccio d'arcole, prima di pranzo, invece di facci da aperitivo a me e a Dani ce lo smorzava l' appetito e spesso s'andava a fa dele lunghe notate senza avé toccato cibo. Il resultato è stato ottimo. In un mese nzieme si so persi guasi 4 chili a testa e s'è guadagnato in tonicità dele zampe e der culo che ner nòto trovano ir loro toccasana.

Di posti belli ce ne sono moltissimi, sebbene le guide non convenzionali inneggino all' interno, meno esplorato e meno turistico ve lo sconziglio in estate, troppe zanzare. Seganlo 4 tappe d'obbligo, nela prima, ala sola vista  ci s'è aperto il cuore e dopo, come v' ho raccontato anche quarche cos'altro, sono le Isole Sanguinarie così dette pel colore rossiccio derivante dala presenza d'ossido di ferro imperdibili al tramonto.

Poi due posti classici che difficlmente troverete poco affollati come in queste foto, nell' ordine Palombaggia e Rondinara 

 infine Le famosissime Bocche di Bonifacio più belle dele bianche scogliere di Dover.



Pe salutavvi piglio spunto da una delle chiuse classiche del gatto Balena:
"Nzomma  noi erimo istate benisimo et cusì isperavimo anca  de voiantri tuti"
a presto
Zanza e Dani.


giovedì 29 luglio 2021

Fatevi i gatti vostri n. 1884 " Speciale: Auguri Dante! Il Valzer dela poera gente te lo sonano all' Inpisse "

SESSANTASETTE precisi scoccati alle 11 e mezzo di questa mattina. Me lo ha comunicato Dani.

Lui per festeggiare il compleanno è andato a un patronato a chiedere se gli toccava un po' di penzione.

Nulla di nulla! Ha lavorato una vita ma sempre come cazzo gli è parso e nei registri Inpisse resulta poco o niente, comunque non abbastanza da consentiggli di riceve quarcosina. Hanno provato a vedé se poteva armeno chiede l' ape sociale ma pare che lui e Holly abbin fatto l' errore madornale di sposassi e così i proventi seppur modesti della attività di Holly lo mettan nela condizione di non poté avé nemmeno quella. Né redditi di cittadinanza o altri cazzi. L' unica sarebbe che lui e Holly si separassero ma probabilmente  riceverebbe la sociale solo a 71 anni. Perché pare che ci voglia der tempo dala separazione per non favorire situazioni artefatte. Roba da chiodi! Se uno si manda in culo cola moglie e si separano senz' addebiti ammesso che uno dei due un abbia un cazzo che fa per quattr' anni si mangia i coglioni o si lecca la topa?

Lui ha detto semplicemente che quando ne avrà bisogno si metterà un passamontagne in testa anderà all' Inpisse cola doppietta di Uliano e si farà dare quello che gli serve, non un centesimo di più perché è na persona onesta. Un gli daranno la pensione ma vitto e alloggio in galera è sicuro che glielo danno e quando sortirà di galera lo inzeriranno in qualche cazzata sociale. Lo fece un mi amico di Cecina. Erano anni che  un trovava lavoro e allora lui prencipiò a fassi dele ndovenose di fisiologica e quando ebbe il braccio tutto martirizzato dall' ematomi, cola classica voce der tossico andette ne vari centri sociali. Un ci crederete ma du settimane dopo era a fa il giardiniere temporaneo, poi ala fine l' hanno preso fisso e ora fa il custode in un parco nazionale. Penzo che se facessi la troia redenta mi sistemerebbero anche me sinnò farò la fine di Dantino.

Comunque auguri caata der 29 luglio 54! Te la caverai lo stesso, come sempre, siamo fiduciosi.

Per intanto ho riscovato in archivio musiche un valzerino improvvisato co lui all' armonica e il Ciampino ala chitarra. E' il notissimo valzer dela poera gente ma ammé mi piace rinominallo Valzere dell' Inpisse. Bon ascorto.


Holly tanto pe ride gli ha fatto trovà pronta sta panzanella che pubblico per una interessante variazione:

Siccome potrebbe capitare di non avere pane raffermo o anche fresco pole esse un conziglio bono per tutte: Holly ha preso un sacchetto di pane da toast di quello integrale e lo ha usato al posto di quello raffermo con l' attenzione di non lasciallo troppo tempo prima di spappolallo. Quindi l' ha bagnato e poi l'ha sfatto dopo 5 menuti. Solo per lui perché a Dani e a Lei un gli piace. Cice s'è messa di guardia. A vedella la variante  pare nteressante

Bona giornata da Zanza






lunedì 26 luglio 2021

fatevi i gatti vostri 1883 "Speciale: se un sete bone a fa na sega 'n cucina sarvatevi cola panzanella"

N'ho fatte du tinozze ieri sera perché Samatta finiva l' anni ma aveva pochissimi soldi pe dà da mangià a tutti e trenta i su nvitati e ancora meno pel beve. I r mi babbo la conosce da quando era piccina e già manifestava il su caratterino perché quando s'aveva na diecina d'anni veniva al barre a fa dei compiti nzieme a me, appena vedeva Riccardo ir mi gemello gli gli diceva: "Riccardino Riccardino, fammi vedé ir pisellino"

e luilì ni rispondeva; "solo se mi ci dai un bacino"

allora lei gli faceva il gesto dell' ombrello accompagnato dall' immancabile: 

"atté caata guardatelo da solo e tiratelo nszu e n giù finché un ti casca quel popò di troiaio". 

Così il bon  Ampelio n' ha detto: "ma quanti sordi c'hai  Sama da nvestì in questo compreanno?. 

E lei mogia mogia ha risposto:

"arrivo a fatica a venti euro".

 Lui s'è grattato la zucca indove l' ha più pelata e poi n' ha detto: 

" senti, la birra un ci si fa ma il vino te lo do io come regalo di compreanno e la panzanella te la regalano Nara e Zanza così con codesti venti euri ci poi andà a fa r tegame a Parigi che lì un ti conosce nessuno e un ci fai scomparì".

Sama s'è commossa. Perché il vino bastava a due osterie di briachi e la panzanella avrebbe fatto stiantà na cinquantina di perzone da quanta se ne poteva fa stando ai carcoli dela mi mamma.

ecco la foto e la ricetta valida anche per quelle di voi che un so bone a fa na sega n cucina:



La preparazione più semplice della panzanella è questa che vi dico io e che la mi mamma mi ha dettato:  Per 4 perzone, tagliate mezzo chilo pane, mi raccomando che sia pane sciocco toscano, a fette di mezzo dito l' una  e stendetele in una zuppiera largotta. Versateci sopra piano piano un quartino  di acqua con aggiunti 3 cucchiai d'aceto, meglio rosso ma no roba barsamica o altro, aceto vigliacco da 50 centesimi al litro,  pigiatele cole  le mani finché sono zuppe levate l'acqua in eccesso, quindi lasciatele così  per tre quarti d'ora un ora. Il pane toscano, sciocco e  se si pole cotto a legna, pole avere anche diversi giorni sulle spalle. Deve essere raffermo e per questo  va ammollato coll' acqua. Un tempo nei paesi c’erano pochi forni e lì si andava tipo una volta alla settimana a cuocere il pane. Quello duro poi veniva riutilizzato, nella panzanella o nella pappa al pomodoro d’estate, nelle zuppe con cavoli e verdure invernali nelle stagioni fredde. Mondate una  cipolla rossa (un serve che sia blasonata)  e affettatela fina fina mettetila in una tegame o altro contenitore nzieme un terzo di bicchier d'acqua di  e idemme di aceto di vino: lasciatile a macero pe na ventina di menuti, mescolatele ogni tanto. Poi sgocciolatele. Spuntate e sbucciate un cetriolo bello grosso (per quello un po' d'occhio lo dovreste avé di vostro, tagliatelo pel verzo del lungo e poi affettatelo in modo da avere mezze rondelle fini.  Tagliate  i pomodori a pezzettini e fategli uscire un poino di sugo. Sbriciolate r pane ammollato in una grande scodella  e, se è troppo bagnato, strizzatelo . Aggiungete le cipolle che avrete sgocciolato prima, poi mescolateci anche i pezzi di pomodoro col loro sugo, le fettine di cetriolo e il basilico spezzettato a mano. Fate riposare la panzanella ottenuta in frigorifero per  1 ora, poi conditela con 4 cucchiai di olio nostrale, 15 g di aceto, pepe e sale: ricordatevi che il pane toscano è sciapo, quindi un po' sale ci vole, come nela vita del resto che ci viene data sciapa e bisogna sapessela condì da soli.

Bona Giornata a tutti da

Zanza

mercoledì 21 luglio 2021

fatevi i gatti vostri 1882 " albo d'oro n 2: I riccioli neri dela Trombante Maior "

Ierzera (martedì) mi so concessa un par d'ore di libertà al barre e mentre i miei genitori stavano al banco ho acceso la televisione per sentire la registrazione del concerto di Fabrizio de André.

Ci s'era io ir Ciampi e le du trombanti e quando Fabrisse ha prencipiato l' attacco di "Andrea s'è perzo..." m'è venuto spontaneo di dì 

"boia che ber ritmo!"

 e il Ciampi subito spalleggiato dale du merde mi fa, guasi a presa di 'ulo: 

"Boia dé o un lo senti che è na beguìnne. Su quel rittimo  niziale ci potresti seguità cola Paloma e un se n'accorgerebbe nessuno".

Poi sono incappada nela seconda nciampicata dela sera ed ho chiesto 

"Ma perchè dice che Andrea s'è perso se è morto sotto i colpi dela mitraglia?"

E il Ciampino cola su grazia di sempre mi fa:

"Certo che se tu facessi l' ornitologa  pe fatti riconosce n' uccello  bisognerebbe fatti vedé  no struzzo".

"Boia caata questa un l' ho capita" replico.

"E lo vedo che un l' hai capita, un dubità. Allora te la spiego e nell' unico modo spiegabile perché ci so stati dei brodi che han voluto anche ipotizzà che Andrea presempio in Germania è un nome da donna ma un ci hanno capito na sega.

Donque Andrea è un omo ma non more corpito dala mitraglia. Vello è Riccioli neri che era l' amore, omo anche lui, di Andrea. Poi a Riccioli neri ni tocca d'andà al fronte, chiappa na smitragliata, more e arriva a casa la lettera d'encomio che dice che è morto pe la patria e l'ha firmata qualche generale di merda cor timbro del re. Andrea si sente sperzo e non riesce più a rientrare in sé finche trova pace annegandosi ner pozzo.

"Boia Dino e mi confondi e mi pare di un capicci più na sega nulla"

"Allora te lo ridico n italiano perché te r vernacolo un lo ntendi più:

L’amore di Andrea, “riccioli neri”, muore combattendo per la propria patria e Andrea apprende la notizia leggendo la lettera con “la firma di re”. Se analizzi il testo, “Andrea l’ha perso, ha perso l’amore” indica che il ragazzo morto ovvero il soldato, non è Andrea bensì il suo innamorato. A quel tempo, guerra del 15 / 18  i soldati-donna non c’erano ancora nell’ esercito italiano, tesi confermata dal verbo che Fabrizio usa nel verso successivo, “Andrea ha “, quindi Andrea non è morto, ma vivo e soffre per la morte dell’amato (“s’è perso”). Andrea disperato raggiunge un pozzo e dopo avervi gettato una ciocca dei riccioli neri, che il suo amore gli aveva lasciato prima di partire, si uccide buttandosi in fondo al pozzo per la disperazione."

"Boia ci so rimasta di merda Dino, ma te potevi fa anche r professore d' Italiano allora!". 

"Na mezza laurea l' ho ma mi ci so pulito r culo come cor diploma del conservatorio"

"Eh sì- ammetto- un avevo capito un cazzo nulla di questa stupenda canzone e soprattutto non avevo capito quanto anche sul tema dell' amore omosessuale Fabris che era un grande estimatore dela topa  avesse saputo scrivere questa bellissima canzone".

Ora s' infila Martina che cole citazioni ti spacca i coglioni come n martello peneumati'o:

"O n che mondo vivevi Zanzina? Fabrizio medesimo  disse in pubbrico che voleva parlare di un amore omosessuale e dar telefonino cerca indove e quando lo disse:

«Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo addirittura poetico, i “figli della luna”; quelle persone che noi continuiamo a chiamare gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Ecco, mi fa piacere cantare questa canzone, che per altro è stata scritta per loro una dozzina di anni fa, così a luci accese, anche a dimostrare che oggi, almeno in Europa, si può essere semplicemente se stessi senza più bisogno di vergognarsene» (Fabrizio De André durante il concerto tenuto al Teatro Smeraldo di Milano il 19/12/1992).

"Ora lo capisci perché ha scelto la beguinne come ritmo?"  Ripiglia il Ciampi  "Amore nostragia dolore uno dei rittimi più adatti."

"Boia hai ragione fammela sentì co la chitarra sempre che tu la sappia."

"O Zanzina questa la sono co na mano sola e con quell'altra mi reggo r gigi mentre piscio o per chi m'hai preso per Dantino coll' organino?"

"Te piuttosto la potresti cantà  aggiunge

poi ci ripenza "anzi no ascorta si fa cantà ala trombante maior che ha na voce a metà fra n'omo e na donna".

"Bada che a scherzà su sto tema rischi che ti mandino in culo in diversi". lo ammonisce tromba Marina

Mica ci scherzo dé e tanto eè na contraltina acchéccata di perride la nostra Tromba Daria e nemmeno s'offende tanto lei pende dale palle vizze di ver briaco di George doventerà tisica a forza di mugoloni pe cercà di tenegli in vita quer troiaio.

"Povera Merda penza ar tuo di troiaio vizzo, lo rimbrotta Daria, te costì se trovi una che gli garba moscio la fai ammattì dar piacere! Ma la canzone la faccio se me l' accompagni.

Eccola qui


Un caro saluto a tutti

Zanza



Andrea s’è perso s’è perso e non sa tornare

Andrea s’è perso s’è perso e non sarà tornare

Andrea aveva un amore Riccioli neri

Andrea aveva un dolore Riccioli neri.


C’era scritto sul foglio ch’era morto sulla bandiera

C’era scritto e la firma era d’oro era firma di re


Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.

Ucciso sui monti di Trento dalla mitraglia.


Occhi di bosco contadino del regno profilo francese

Occhi di bosco soldato del regno profilo francese

E Andrea l’ha perso ha perso l’amore la perla più rara

E Andrea ha in bocca un dolore la perla più scura.


Andrea raccoglieva violette ai bordi del pozzo

Andrea gettava Riccioli neri nel cerchio del pozzo

Il secchio gli disse – Signore il pozzo è profondo

più fondo del fondo degli occhi della Notte del Pianto.


Lui disse – Mi basta mi basta che sia più profondo di me.

Lui disse – Mi basta mi basta che sia più profondo di me.