Film complesso e controverso che vidi senza capillo e che mi prometto di rivedé, con l' occasione presente.
My movies spende poche parole e fa bene" perché con Fellini" come sostenne Dantino che lo portò come autore anche all' esame di storia del cinema con Pio Baldelli "si rischia sempre o di veder troppo o troppo poco". Dante ricorda che richiesto di un commento personale sul grande regista disse le stesse parole oltre quarant'anni fa in via Laura mentre sosteneva l' esame di storia del cinema che si poteva dare fuori facoltà presso Scienze Politiche. Fin lì Dante, durante l' esame, s' era arrampicato sulli specchi perché, sebbene amasse r cinema aveva passato la notte a sta dietro a Stefania la sua ragazza di allora, bellissima ma strafattissima e irriducibile nel suo perseverare nel buco e nelle menzogne. L' esame lo aveva preparato in tre giorni e proprio la notte in cui doveva rispassare, l'aveva trascorsa a cercalla in giro per Santo Spirito, allora principale piazza di spaccio di Firenze. Quando la trovò l' istinto fu quello di portarla fino casa a forza di pedate ner culo perché gli aveva rubato le ultime 50000 lire che servivano per arrivare in fondo al mese. Poi siccome era un gentiluomo si limitò a recitarle una cinquantina di volte una litania retta da una variante binomia che andava da "stronza" a "pezzo di merda". Alla fine reagirono i compagni di buco di lei e a quer punto Dante trovò r su sfogo. Sebbene fossero in discreto numero li picchiò tutti ordinatamente r deocraticamente e quando pensava che uno avesse avuto una parte più esigua degli altri lo rialzava di peso da terra come un sacco e ricominciava. Ovviamente nessuno tra quelli che si erano affacciati ala finestra chiamava i carabinieri, era da solo e quei tossici che appestavano la piazza stavano sulle palle a tutti, né pensavano a chiamarli i tossici che avevan già una lunga lista di precedenti e poco importava loro che Dante fosse portato al fresco se era certo che sarebbero finiti in sua compagnia. Riuscì a fermarlo solo don Cuba il prete di Santo Spirito che con Cuba Isola aveva poco a che fare ma si chiamava Danilo Cubattoli e di lì il nome. "Via giù smetti caro, hai ragione ma ora basta" gli disse,"se ammazzi qualcheduno poi domani come fai a guardatti alo specchio?" Dante a quell' epoca era irruento ma la testa gli funzionava e si calmò, raccattò Stefania come se fosse una balla di cenci e la riportò a casa. La perdonò anche se di lì a poco avrebbe dovuto ammettere la propria sconfitta in una battaglia che con tutto il cuore avrebbe desiderato vincere. Con qualche moina quarche abbraccio e forse anche un po'ina di topa che un guasta mai ner fa pace, la nottata finì tranquilla ma l' esame un era stato ripassato e Dantino si dovette presentà, all' indomani, forte solo di quello che gli era restato ammente e un era tanta roba. S'era dunque rimasti al punto in cui tra balbetti e omissini Dante aveva raccontato quarcosa tenendosi opportunamente sul vago per timore che un approfondimento lo facesse scivolare irrimediabilmente. Fu in quel momento che Baldelli che era più bono der pane, col proposito di aiutallo ni chiese: "al di là della critica ufficiale mi pol dire qualcosa che lei trova nell' opera di Fellini, che cosa vede tra le righe?" E dante pronunciò le fadidiche parole: "Eh cosa vole che gli dica Professore, con Fellini si rischia sempre o di veder troppo o troppo poco". Baldelli si scosse dal suo abituale fare assorto, era molto impegnato politicamente e chissà a cosa pensava, poi disse: "Interessante, veramente interessante, questo che ha detto riscatta tutto il suo esame. Le interessa per caso la lode?" (a chi rispondeva sì faceva una serie di domande di approfondimento) E Dante rispose:" no no professore la dia pure a un altro che magari ne ha bisogno".
Baldelli allora rise e disse" non so quanto abbia studiato giovanotto e non so quanto in realtà sappia di Fellini ma mi pare che del mondo conosca più di tutti quelli che mi son passati davanti finora perché in due parole mi ha dipinto varie categorie di imbecilli".
E a detta di Dante quelle parole furono meglio della lode e senza dubbio uno dei meglio complimenti che avesse ricevuto.
Zanza
nota di redazione
Il post è toccato scrivelo ammé per via dela lingua ma ir fatto l' ha raccontata lui ar telefono a Dani che gli aveva chiesto che cosa si potesse mettere come storiella abbinata al filme di Fellini. Visto che si parlava di Fellini e che il filme ce lo ha chiesto la nostra Proffe fiorentina Murasaki, ammé e a Dani c'è sembrato carino addoprà la storiella fornitaci da Dantino. Del resto, come avrete visto, un si vole fare solo un blogghe di filmi e commenti ai filmi ma ci piace mantenere la tradizione della novella quotidiana, o guasi, arricchita poi dalle acquisizioni che fa la nostra cineteca. Dani ha registrato il raccontino e Dante quando racconta le cose è come se le scrivesse quindi la mia restituzione narrativa ha apportato pochissime correzioni a quanto narrato. Ho solo sistemato alla meglio i tempi narrativi della vicenda.
LE DONNE SECONDO FELLINI.
Un cinquantenne donnaiolo, Snaporaz, abborda in treno una bella sconosciuta e la segue. Capita a un congresso femminista dove viene aggredito e dileggiato. Fugge e arriva in casa di un campione di maschilisti fallocrati, Katzone, che ha amato un'infinità di donne, ma ora è anche lui sulla difensiva. Snaporaz rivive come in un incubo i suoi rapporti con l'altro sesso, dai primi turbamenti dell'infanzia alle esperienze sessuali, a un matrimonio ormai stanco. L'avventura è sempre più allucinante. Alla fine si sveglia: è stato tutto un sogno. Sul tema fisso della donna, Fellini improvvisa una variopinta cavalcata di immagini. C'è tanta carne al fuoco e non sempre di prima scelta, in compenso lo spettacolo è sempre all'altezza dei tempi belli. Un grande autore che forse non ha più nulla di nuovo da dire dopo trent'anni ad altissimo livello, ma che sa trattare a meraviglia la sua materia.
Diario di bordo di un esploratore (Snaporaz = Mastroianni = Fellini) nel suo viaggio sul Pianeta Donna, ma anche tentativo di autoritratto in forma di fantasia onirica, sincero di quella sincerità che in F. Fellini è sfilata, festa, carosello, bella confusione. Di straordinaria ricchezza inventiva, è anche un film sul cinema in chiave di memoria. Film passionale più che ideologico con la forza, e i limiti, di chi si mantiene nell'area autobiografica. Scritto con B. Zapponi e B. Rondi. 4 Nastri d'argento: regia, fotografia (Giuseppe Rotunno), scene (Dante Ferretti), costumi (Gabriella Pescucci). Musica: Luis Bacalov. Il Leitmotiv è di Meri Lao.