sabato 11 luglio 2020

fatevi i gatti vostri 1542 " similia similibus" Dante in Cucina

Non ho intenzione di intrattenervi su qualcosa di omeopatico tranquilli. Mi riferisco al fatto che quando gatti e umani ostentano qualcosa di simile, nel caso in oggetto la mole, comodità simili possono essere ad entrambi estremamente gradite.
Come sapete dai nostri vecchi posts ma dovreste essere splinderiani per ricordarlo, la nostra casa veneziana fa parte di un gruppo di case che furono ricostruite con progetto mal fatto e in totale disarmonia con la maggior parte del resto che le circonda.  Vengon dette Case Nove e sebbene lamentino ormai una certa vetustà e qualche elemento di fatiscenza meritano l' appellativo se semplicemente si paragona la loro età ad una normale dimora veneziana, indipendentemente dal suo livello di confort e dallo stato sociale dei dimoranti. Ci sono però in queste orride Case Nove, dove il cemento abbonda e le coperture sono in buona parte a terrazzo, alcuni elementi di indubbio vantaggio. Il primo è appunto il fatto che alla sommità delle stesse si estendono terrazzoni per lo più comunicanti, talché raggiungendo il livello delle soffitte, la nostra unità consente di fruire di circa 300 metri quadri di terrazza ben recintata da una ringhiera in ferro. Di per sé parrebbe d' essere sul terrazzo condominiale di un palazzone di Roma o di Milano o anche di Padova, tanto per non varcare i confini regionali che potrebbero trovare nuova applicazione  grazie alla resurrezione del covid, peraltro mai morto. La parte terrazzata, per fortuna, non arriva mai ad essere prospicente rive bagnate da rii o canali, ciò sebbene una parte più bassa della struttura abbia un lato che quasi raggiunge la laguna. Diciamo che le parti calpestabili girano attorno ad un area interna piuttosto vasta dalla quale si possono vedere le case vicine e i loro giardini che conservano tracce piuttosto consistenti di una passata eleganza. 


Vediamo ad esempio un mel giardinetto con fontana e addirittura un praticello di Salvia.



 Stamattina lo zio ha pensato bene che avere quel ben di Dio sopra la testa e starsene a letto a soffrire il caldo con Balena che bofonchiava sotto il letto proprio al di sotto della sua schiena era quasi un esercizio di perverso e pervicace masochismo e a allora ha preso il gatto, è salito sul terrazzo e lì ha montato una delle due amache che possediamo e che in passato immortalarono epiche sieste di umani e gatti. Dato che il calpestabile del terrazzo è rivestito di guaina impermeabilizzante ha messo sotto un grande e robusto cartone perché la struttura metallica di supporto all' amaca non producesse scalfitture nel catrame. Poi ha collaudato il tutto da cui il similia similibus del titolo. Balena ha fatto subito sua la postazione







 e solo i robusti felini appetiti dell' ora decima annunciati con un perentorio miagolio hanno consentito agli umani  di provare la gioia del giacere a dondolo in mezzo alle leggere ma sufficienti correnti d'aria che solcano il terrazzo.
Pòsto soltanto a metà pomeriggio perché questa mattina la zia aveva un lavoretto extra da fare e io e Dani abbiamo pensato bene di alternarci a darle una mano e abbiamo finito quasi alle 16. Lo zio oggi si è offerto di fare il cuoco e ad onor suo dobbiamo riconoscere che ci ha deliziato con una torta di pasta, fredda


 che, a sentir lui, ha copiato da una ricetta presentata in tv da una signora marchigiana che mostra meno scollature della procace Clerici, ormai dedita ad altri programmi o della incapace Isoardi che del resto, cito lo zio: "a una che s' è fatta garbà Salvini un bisognerebbe  neppure  faglieli lavà i piatti. 
Meno votata dunque all' apparire questa nuova ispiratrice dello zio ma sicuramente capace nel fare e nel trasmettere visto anche il risultato conseguito da lui al primo tentativo.
Mangiare Calda o raffreddare in frigo e tagliare a porzioni.

Noi l' abbiamo gustata proprio adesso, fredda con foglie di basilico sopra e vino bianco di Cormons. Una delizia.
Bobby


venerdì 10 luglio 2020

Fatevi i gatti vostri 1541 "un labirinto esoterico".

Ed eccoci al "labirinto del fauno" richiestoci da Murasaki, ci pensai qualche anno dopo la sua uscita ma ero ancora giovane e zio Dante che invano aveva tentato di farmi vedere i films di Iodorowskymi aveva detto:  se non ti son  piaciuti  la montagna sacra e il Topo mi sa che un ti garberebbe nemmeno questo.
E allora mi prendo la rivincita ormai mi avvicino ai 30 quindi dovrei avere l' età giusta.
Ecco una recensione
Buona visione

 https://www.ilcineocchio.it/cinema/dossier-il-labirinto-del-fauno-guida-al-significato-esoterico-del-film-di-guillermo-del-toro/




Dossier | Il labirinto del Fauno: guida al significato esoterico del film di Guillermo del Toro

17/03/2020 recensione film di Sabrina Crivelli

Esaminiamo la simbologia e i riferimenti arcani che pervadono l'opera del regista messicano del 2006, in cui straziante ambientazione storica e fantastico coesistono in perfetto equilibrio

il labirinto del fauno film del toro

Il labirinto del Fauno (El laberinto del fauno), scritto e diretto da Guillermo del Toro è un film stratificato, visionario, commovente e straziante insieme. A un primo livello, il capolavoro fantasy del regista premio Oscar per La forma dell’acqua  sembra incentrato sulla drammatica vicenda di una ragazzina, Ofelia (Ivana Baquero), che cerca di sfuggire alle crudeltà del fascismo spagnolo. Tuttavia, la narrazione contiene anche un messaggio allegorico costruito su simboli occulti e archetipi che rimandano a significati ben differenti: quella del cammino per l’illuminazione esoterica attraverso prove tese a testare l’indole della protagonista.
Infatti, il film spagnolo, considerato da molti critici il migliore del 2006, costruisce anzitutto uno strano e ambiguo mondo fantasy, sospeso tra descrizione drammatica di un momento cupo della storia iberica e un immaginario ‘fatato’, fanciullesco e a tratti terrificante. Come per il patrimonio folkrorico e la favolistica classica, la fiaba dark di Guillermo del Toro può essere interpretata in molti modi e su diversi piani che si compenetrano l’un l’altro, dando vita a un messaggio complesso che si fonda insieme su fatti storici liberamente reinterpretati, su un percorso esoterico di crescita dell’individuo e su plurimi rimandi al mito classico.

mercoledì 8 luglio 2020

Fatevi i gatti vostri n. 1540 "I LAUTARI" E che palle! Non il film (BELLO) ma i pop up!

Il prof. Martinelli ci ha chiesto questo film fuori lista e ho controllato se per caso lo avesse lo zio. "Ti pare che possa non averlo?" mi ha detto "avrei assegnato 10 oscari a quel film". Io l' ho guardato ieri sera e alla fine mi sono accorta che stavo piangendo perché nelle scene finali mi è venuto uno di quei nodi alla gola che possono esser sciolti solo lasciando andare le lacrime. Non mi succede spesso. Invece mi sono moolto ma mooolto arrabbiata quando cercando una bella recensione per presentarvi il film, mentre facevo il consueto copia e incolla, operazione che compio senza cambiar nulla, per totale rispetto del pensiero dei recensori e dei siti che li ospitano, mi sono trovata questo bel pop up e sul tema si era già soffermato Bobby giorni fa


Come vedete è proprio sopra il testo che stavo copiando. Fanculo!
Stavo usando  il computer mio e lo uso solo io. Non visito siti porno, ovviamente ho il blocca pop up, il firewall, l' antivirus, l' adblock e mille altre protezioni, sono una donna e non voglio scopare una donna e nemmeno un uomo consigliato da terzi ma voglio che questi stronzi smettano di invadere direttamente o indirettamente la privacy di chi non ha mai chiesto i loro servigi e le loro offerte.
Quasi quasi vorrei contattarli dicendo loro che cerco lavoro e poi andare all' indirizzo, di notte, con un' autobotte di benzina!

Dani

I LAUTARI di Emil Loteanu

lautari1I Lautari, 1972, di Emil Loteanu [regista moldavo molto affermato in Russia], è un film di una straordinaria forza visiva, lo si capisce fin dai primi istanti, quando l’obiettivo si incanta ad osservare un paesaggio collinare, attraversato da un carretto guidato da un gruppo di musicanti. Sono i lautari, musicisti nomadi di origine moldava, che, per vivere, portano in giro la loro musica ricevendo in cambio o offerte di denaro dagli spettatori, o ristoro presso la casa di qualche nobile, che li ha ingaggiati per una serata festosa nella sua dimora.
Siamo nel 1800, e in Bessarabia [l’attuale Moldavia], si respira un’aria molto tesa. La povertà è uno dei mali maggiori, così come pure la ferocia dei soldati zaristi e la convivenza forzata tra zingari e moldavi, ormai all’apice della tensione. È in questo contesto che si muovono i lautari, bersagli preferiti del governo zarista, che non esita a perseguitarli servendosi dei suoi soldati. Il film ruota intorno alla figura di Toma Alistar [Lunkevič Serghei], un violinista prodigioso, così talentuoso da essere corteggiato dalle corti viennesi. Seguiamo la sua storia, tra presente e passato, attraverso l’uso di flashback che ci riportano all’infanzia di Toma, figlio di lautari.
Alla morte del padre, Toma, ancora bambino, ricevette da questi in eredità il violino e gli spartiti, condannandolo ad un futuro da lautaro che, se da un lato gli permetterà di essere un uomo libero, dall’altro gli garantirà solo miseria, nonostante riceva complimenti dalle alte classi nobiliari.
lautari2È pur sempre un lautaro, e perciò deve accontentarsi della sua posizione. Non gli è permesso oltrepassare una certa soglia di successo e notorietà. Durante uno dei tanti viaggi con i suoi compagni [Dumitru Khenescesku, Karalambie Berdaga, Vasile Zubku, Villi Musojan], Toma incontra Ljanka [Olga Kympiani], una zingara. I due si innamorano perdutamente, ma il destino di Ljanka è già deciso: non può mischiare il sangue zingaro con un uomo moldavo, e perciò sposerà un uomo molto ricco, della sua stirpe, appartenente ad una tribù tzigana ungherese. In nome di questo amore, i due fuggiranno, ma, rintracciati dagli zingari, verranno legati e frustati insieme. Non si rivedranno mai più, e il futuro dei due non mostrerà nessuno spiraglio di vita positivo.
Il mestiere del lautaro è come una maledizione, un’eredità scomoda, figlia di un destino inesorabile verso il quale non c’è alternativa.
I Lautari è un film di un certo spessore, profondo anche nella recitazione degli attori, che sembrano provenire da una formazione teatrale per movenze e impostazione. Ci sono delle scene che è difficile dimenticare, come la fuga nei campi di Toma e Ljanka, ma soprattutto la loro fustigazione, lenta e precisa, alla fine della quale il cavallo accanto al quale i due sono legati, si avvicina a Ljanka, annusandola. Certo, e va detto, I Lautari è un film estremamente lungo, e proprio questa sua estensione di  due ore piene rende difficile la visione, anche perché si tratta di una storia dai ritmi molto lenti, con pochi dialoghi, cosparsa di belle musiche popolari moldave, nelle quali sono il violino, il flauto e la fisarmonica a dominare la scena.
La chiusa è evocativa, nel senso che, nell’incantevole e contemporaneamente ombroso paesaggio moldavo, vediamo stagliarsi nel cielo un uccello, come a rappresentare la libertà, cercata e sognata dai lautari.
Gilda Signoretti
Regia: Emil Loteanu
Con: Lunkevič Serghei, Olga Kympiani, Dumitru Khenescesku, Karalambie Berdaga, Vasile Zubku, Villi Musojan

fatevi i gatti vostri 1539 " Un giorno...forse" Dani e Zia Holly


Ci siamo fatte quattro risate io e la zia a leggere il commento di Eliana e l' ovvia conclusione che gli uomini quando vogliono esprimere il meglio della loro corbelleria lo fanno con ugual successo dia nelle campagne del Ferrarese che sulla costa di Livorno.  Noi l' anatra la chiamiamo anara, ma in fondo c'è solo il PO a dividerci e quindi anche nei dialetti esistono consistenti similitudini.
Per restare in tema Zia Holly ha risposto con humor alle battute di Dino dicendo: "Ma certo che Dante mi fa urlare, quando rientra con le mani piene di grasso e mi accarezza o peggio accarezza il bel pelo bianco di Cice. Quando esce dalla doccia tutto bagnato e ricopre di gocce il corridoi,o quando fa la sfoglia e la farina la ritrovo per mesi ovunque e anche quando porta fuori Balena nei giorni pioggia e mi rientrano in casa senza asciugarsi i piedi inondando la casa di odore di cane bagnato pardon di gatto e di animale umano bagnato".
Però è rimasta commossa dal fatto che Dino abbia scelto proprio quella loro prova musicale per salutare il grande maestro Ennio Morricone. 
Le ho chiesto come facesse ad alzare il tono in quel modo e lei mi ha risposto che le è sufficiente lanciare il suo urlo naturale e poi  ovviamente calarlo modulandolo proprio come aveva detto Dino.  Mi ha gridato un BàstaBàstaBàstaBàstabààà  bàstabàstacìcefeèrmalààà  per farmi capire ma non ci riuscirò mai anche se non ho problemi di intonazione. Del resto è lei che da bambina mi ha insegnato a cantare e non era il valzer del moscerino quello che mi proponeva ma "we shall overcome" di Joan Baez che è rimasta il mio pezzo preferito. Qualche tempo fa ve l' abbiamo proposta nella bellissima versione a cappella  realizzata dal  figlia di George Dalton  ma ieri, in vena di reminiscenze ho chiesto a Zanza se avesse la registrazione del medesimo pezzo fatto proprio dalla zia e da me al Bar Nado col Ciampi al piano e Armandino, il babbo di Samatta, alla chitarra. Ce l' aveva e l' ha subito messa nel cloud di emmagatta. Ovviamente io sono quella che in tonalità più bassa, gorgheggia un po' alla Baez e mi incarico della parte rilevante con l' inglese  mentre la zia che ha una dizione così così ma qualità vocali migliori delle mie mi sostiene  la nota tanto in alto  da dar l' illusione che ci si possa fare davvero...un giorno


Per la cronaca, dopo che avevamo linkato la canzone ce la siam visti rimuovere per presunta violazione dei diritti d'autore.  Questo è uno dei motivi per cui ai nostri brani diamo titoli diversi dall' originale ma stavolta non era bastato, poi siamo andati a vedere quali diritti avessimo violato e c'è scappata una risata: Soundcloud stava difendendo i diritti di Seanna Dalton, appunto la figlia del fidanzato di Daria (una delle due sorelle trombanti) il cui pezzo era stato postato proprio da noi. 

Un abbraccio a tutti da Dani e Holly




martedì 7 luglio 2020

fatevi i gatti vostri n 1538 "Ciao Ennio" di Dino Ciampi

Se ha chiesto i funerali in forma privata è inutile fa tanti discorsi. Certo ora so boni tutti a ì che era il Mozarte del novecento. Io lo dissi all' esami del conservatorio e fu come se avessi tirato un rosario di bestemmie in chiesa. Avessi fatto un errorino anche piccino m' avrebbero bocciato o declassato ma gli andai in culo e si dovettero contentà di dì che spesso i doni der signore toccano anche alle teste di cazzo. Allusione nela quale il dono era un po' di talento, il signore era quello cola S maiuscola e il testa di cazzo ero ovviamente io.
A 91 anni quando s'è composto roba stupenda e s'è vissuta na vita come la sua credo che chiude l' occhi sia ir meno e pare sia andato via sereno, ultimo vero musicista mai atteggioso, sempre elegante, sempre disponibile, appena sorridente quando gli facevano i complimenti che accettava come tutti i grandi, non come na cosa dovuta ma come la prova che la sua musica toccava l' animi e l' fatto guasi lo stupiva. Difficirmente scriveva roba pe acrobati dell esecuzione i ritmi calmi e profondi erano il su forte del resto di base era un trombettista diplomatosi a Santa Cecilia ecco dunque l' amore pe le note prese lunghe sofferte diteggiate piano guasi a voletti entrà dentro mentre guardavi ir firme. Non dimentichiamo comunque che oltre ale musiche di 500 filmi ha composto anche un numero ragguardevolissimo d'opere classiche.

Non mi fa voglia di dilungammi. Ascoltatelo un vi farà mai male.
Zanza m'ha detto che ha in archivio un pezzo che io accompagnai al pianoforte e che fu cantato da Holly quarche anno fa  quando qui al barre  s'era appena  fatto quer bendiddio di lavoro dela  sala musica in quello che era l' antico retrobottega. Il piano era quello da 100 euri che comprò Zanza e mi dovetti arrangiare ma l'acustica un era male e Holly la sfruttò ar meglio.


Mi ricordo che a un certo punto  salì tarmente tanto cola su vocina acuta e potentissima che dissi dentro di me: "ora un ce la fa a règgila e stecca, invece gli sortì  sìe un bèrcio incredibile che sembrava di dolore, ma leilì, come se fosse facile ala pari di scurreggià dopo avè mangiato fagioli,  lo riaddirizzò e lo mudulò cor  una naturalezza che mi lasciò a bocca aperta.  Pensai  "gli fanno na sega a quest' uccellino di 40 chili i novanta chili  e l' armadi di poppe di tante tromboncione che s'atteggiano e cantano ala Rena, leilì se avesse voluto....." Un so' se bèrci così anche quando tromba  co Dante, ma in tar caso mi sà che la sentano nfine a Padova. Via un diciamo bischerate che poi magari Holly che è seria seria  mi manda nculo, volevo dì che la musica er canto si possano anche imparicchià a eseguilli senza fa rigettà r pubblico  ma ir dono o s'ha o un s'ha. 
Ennio era uno che l' aveva e parecchio grande r dono.

Dino

lunedì 6 luglio 2020

fatevi i gatti vostri 1537 "Del complottismo e della vicina di casa inquieta" Bobby

Complottismo termine assai in voga per indicare una  teoria che attribuisce la causa di un evento, o di una catena di eventi (in genere politici, sociali o talvolta anche naturali), a un complotto.

Si tratta in genere di teorie alternative più complesse ed elaborate rispetto alle versioni fornite dalle fonti ufficiali e critiche nei confronti del senso comune o della verità comunemente accettata dall'opinione pubblica circa gli avvenimenti in oggetto . Tali ipotesi per loro stessa  definizione, non sono provate  dal momento che se lo fossero  cesserebbero di essere "teorie" e vengono spesso elaborate in occasioni di eventi che suscitano forte impressione nell'opinione pubblica, come ad esempio eventi tragici legati alla morte di personaggi più o meno famosi o grandi disastri civili e ambientali (vedasi l' attuale pandemia), o atti terroristici, a volte anche per effetto dell'ampia diffusione e trattazione da parte dei mass media.

C'è tuttavia un area nella quale le teorie del complotto pur non comprovate sembrano trovare un deciso sostegno dai dati statistici, tale area è la rete

e al fenomeno può essere applicato l'assioma Davini Diversi che recita (absit iniuria verbis)
Se qualcuno potente ha la possibilità di metterlo nel culo a una moltitudine di poveracci esistono rilevanti probabilità che lo faccia.

Corroborato dal corollario di Dante: Se al posto di "qualcuno" si inserisce il termine "parecchi" il numero delle vittime aumenta proporzionalmente all' aumentare del numero dei potenti disonesti.

Ovvio che io e Dani, allevati al gusto acido di questo latte cognitivo, abbiamo maturato  giustificate diffidenze nei confronti del modus operandi di quelli che ormai chiamiamo: I signori della rete.
Così ieri ho fatto suonare le campane a martello allarmando magari inutilmente alcuni dei nostri affezionati lettori.
Il problema si è verificato al mattino quando volevo inserire il messaggio iniziale nell' area riservata ai redattori e Blogger pareva impedirmi in tutti i modi di espletare questa prassi ormai per noi abituale. 
L' Area Redattori  è  uno spazio che abbiamo creato da un paio d'anni e che ci è stato utile in svariate occasioni.  Non viene sempre utilizzato ma risulta  utile per le comunicazioni  di servizio che così appaiono sempre in testa ai commenti.
 Esempio: Sono io l' incaricato del post odierno ma mi capita un inciampo, scrivo lì due righe  dirette a Zanza dicendole di rimpiazzarmi. Talvolta lo utilizziamo come chat interna per accordarsi su come scambiarsi qualche contenuto o per linkare gli orari di un treno quando qualcuno di noi si reca in visita presso le altre redazioni.
 Per distinguerlo dai commenti rivolti a tutti (per intendersi quelli coll' avatar di Balena spanciato)  firmiamo quel primo commento scegliendo URL nel menù a tendina  e mettendo il nome di chi sarà in redazione per la giornata. 
 Di per sé  la cosa non aveva grossa rilevanza al momento perché non avevo necessità di comunicare con gli altri redattori e poi c'è sempre il telefono e whatsapp per farlo ma un po' di giorni fa avevamo consigliato alcuni lettori di usare il sistema URL appoggiandosi al vecchio website che creò Amedeo piuttosto  che commentare in modo anonimo o da siti di lavoro. Ovvio che nella attuale situazione sarebbero rimasti spiazzati.
  Ho subito pensato che Google, per obbligare tutti a passare dai suoi percorsi obbligati non consentisse più tale tipo di "firma" difatti mi rimandava continuamente  alla finestra di login, peraltro inutile dato che son loggato da quando accendo il pc.
Poi la cosa è tornata a posto da sola. 
Probabilmente non era tanto Blogger o il suo comandante Google che metteva paletti ma a far capricci era invece  il metodo di verifica captcha che  chiede di dimostrare che non siamo robots prima di clikkare l' invio. 
Meglio così. 
In ogni caso faccio appello alla vostra attenzione: se vedete qualcosa di cambiato o che magari vi depista su un altro sito avvertiteci appena potete perché la rete sta cambiando. 
Ad esempio lo zio duo giorni fa  cercava  un faro per il suo Ford camper. Un tempo se tu  avessi messo la richiesta con descrizione  Google ti avrebbe presentato tanti annunci di fari nuovi e usati di quel tipo. In particolare se lo avessi richiesto usato prima ti sarebbero comparse le risposte più consone alla tua richiesta poi magari anche quelle relative ad articoli nuovi.
Adesso no per prima ti offre una paginata di indirizzi di ricambisti on line. Poi ti presenta i comparatori di prezzo che si offrono di trovarti l' articolo voluto al prezzo più basso presente in rete poi diecimila offerte poco utili di ebay. 
Infine dopo aver scorso 15 pagine di cazzate arriva l' annuncio che cercavi tu: un semplice utente privato di Treviso che si è rotto le scatole di vedere appeso quel faro che conservava in garage da anni e lo vende a 20 euro. Meno male che tali ricerche le fai nei tempi morti altrimenti avresti buttato un ora e mezzo di lavoro e maturato un nervosismo non da poco. 
In compenso il grande cloud sul quale sono appoggiati i films cui facciamo riferimento non chiede soldi ai volenterosi che li stivano lì ma si riserva il diritto di invadere la pagina che ospita il link di download con annunci di questo tipo per carità non ci scandalizziamo. Indagando sul perché ho appurato che siccome tutti i nostri comportamenti nelle ricerche in rete sono registrati e utilizzati al fine di mandare offerte commerciali le menti robotiche debbono aver schedato qualche mio comportamento sospetto. Non frequento siti porno e non guardo più film del genere da quando avevo 15 anni diciamo e direi che Dani li abbia visitati quel tanto che le è bastato per rendersi conto che le cose funzionano in maniera piuttosto dissimile dalla realtà, non tanto per la meccanica, quanto per gli aspetti di carattere relazionale. Nella realtà non si trovano tutte quelle ragazze in giro senza mutande e tanti uomini pronti a performances da guinnes dei primati. E allora quale comportamento hanno spiato? Poi mi illumino certo c'era stato richiesto u n film di Tinto Brass e quindi è bastato aver prelevato "così fan tutte" perché il marketing automatico  insieme alle ovvie cavolate a carattere salutistico ci proponesse l' avvenente Laura


 che abita a 2km da me, roba che potrei uscire e raggiungerla subito a piedi ma forse le grazie di Laura potrebbero sembrare esagerate a un utente che magari è un po' bruttino e sfigatello o magari stagionato come zio Dante
niente paura nella schermata ci sono tutte queste normalissime casalinghe non proprio delle pin up ma arrapatissime




Se poi il nostro incauto utente, che voleva solo un film, fosse tanto timido da non osare l' approccio fisico non deve temer nulla. Per la sua palestra di autoerotismo ecco qua un gioco che è tutta una promessa


 In ogni caso  se uno abboccasse anche a una sola delle tante invitanti offerte gli regalerebbero un contrattino gratis che lo farebbe entrare nel trasgressivo mondo delle casalinghe inquiete. Visiterebbe un sito con centinaia di donne che si dichiarano ansiose di conoscerlo e risponderebbero ai suoi messaggi con piccanti repliche.

 Peccato che per poter aprire queste repliche hot l' abbonamento gratis non basti più ma servano magari 50 euro al mese che il tapino, ormai vagheggiante  amplessi sulla lavatrice, versa per conoscere.... una segretaria che copia e incolla 1000 messaggi al giorno firmandosi ora Anna, ora Francesca, ora Giulia. Intendiamoci la mia non è una campagna morale sui costumi degli utenti della rete se il signor Bepi vuol vedersi con la signora Anna faccia pure. Ma i signori della rete cosa c'entrano in tutto questo? Penso io forse che siano conniventi col porno e semi porno? Ci mancherebbe altro! Loro non si interessano di membri e vulve o meglio se ne interessano quanto dei monopattini, delle bici, degli articoli da cucina, di tutto ciò insomma che si può vendere.  La loro primaria fonte di eccitazione è il dollaro o l' euro e dunque vendono a caro prezzo indirizzari che rubano spiandoci senza autorizzazione o chiedendoci la mail in cambio di un libro gratis. Per loro siamo dei potenziali gonzi e ci archiviano poi cedono a chiunque senza interessarsi troppo di qual commercio si tratti, gli  spazi per inserire i banners ecc. ecc. E il discorso sarebbe assai più complesso e articolato ma ve lo risparmio.
Ciò che mi secca oltremodo è che la navigazione da terreno di grande libertà sia diventata un campo minato per noi e una riserva di caccia per gli affaristi. Io credevo che internet potesse portare tante rivoluzioni costituendo un arma di informazione globale potentissima e spesso ha contribuito a far evolvere le coscienze di popoli oppressi o di minoranze vessate. Ho però un grande timore: Secondo un altro assioma del Davini Diversi le uniche rivoluzioni che hanno retto alla prova del tempo sono quelle che che erano sorrette dai capitali vedasi ad esempio la Rivoluzione Industriale.

Bobby


domenica 5 luglio 2020

fatevi i gatti vostri n. 1536 "... politica, teatro, fantascenza c'è tutto da un barbier di nome Dino..."

Ci è arrivata una mail di una lettrice che si vede poco nei commenti ma ci segue da tanto tempo:
riporto il testo per intero:


"E i gatti?" seguono saluti e firma


Ed ha ragione la nostra amica perché quando io e Dani fondammo "fatevi i gatti vostri" rubrica di gatti e umanità varia i nostri pelosi amici erano al centro dell' attenzione anzi:

parlavano tra loro e con noi, leggevano, bisticciavano e si esibivano in pose fotografiche degne di attori di Hollywood.

E poi? E poi siamo andati un po' fuori tema e zio Dante leggendo la mail  della nostra lettrice ha calcato la mano con una delle sue narrazioni analogiche.


"Sto blogghe mi ricorda la bottega di Dino al Pontino".


"Dino Ciampi" ha chiesto mia sorella?


"Ma no! Dino il topino quello che faceva il barbiere e lo si chiamava il topino perché aveva sempre due baffettini sottili e una faccetta magra e allungata che ricordava quella di un topolino. 

S'andava tutti a fassi i capelli da lui, i più vecchi anche la barba e anche quando un s'aveva da tagliassi i capelli era difficile che si passasse davanti ala su bottega senza fermassi ed ed entrare lo stesso. Perché immaginatevi che da Dino c'era di tutto. Intanto le riviste cole donne gnude, io all' epoca ammattivo pe Florinda Bolkan che era piuttosto generosa nel mostrarsi gnuda a su ammiratori di poppe era scarsina ma aveva un aria che mi faceva perde r capo.

Poi c'erano almeno du quotidiani sportivi: la Gazzetta tutta in rosa e il Corriere delo sport che Dino alternava a Tutto sport.
C'erano diversi quotidiani compresi quelli d'estrema sinistra che venivano venduti da volontari  che Dino non mandava mai via a mani vote dicendo: 'speriamo che vi riesca di falla prima o poi sta rivoluzione! Ricordatevi che prima di ghigliottinà chi dico io, voi mi chiamate e io gli raso per bene r collo in modo che il rasoio gli faccia sentì una specie d'anteprima dela mannaia' e, col rasoio a mezzaria, interrompendo la rasatura del sor Cafiero, prima lo muoveva dolcemente in aria come se radesse l' etere e poi zac con un rapido colpo di polso tagliava in due una schedina del totocalcio sollevata prontamente con la mano sinistra a far da bersaglio a quella lama rivoluzionaria. Di solito, ner movimento dela sinistra, le altre schedine del totocalcio, che erano impilate vicino al lavabo cascavano per terra e Spazzola, il garzone le raccattava prontamente. Quelle schedine infatti rappresentavano il sogno alternativo alla rivoluzione ovvero un bel tredici col quale andare nel culo ala miseria, al lavoro a a quant'altro potesse affliggere la clientela del topino.
C'era ovviamente una catasta di giornaletti di Topolino letti dai più piccini che si facevano i capelli sulla poltroncina colla testa di cavallino 

ma anche dai più grandicelli che sebbene sognassero la topa di Florinda, all' epoca ancora pelosa, non disdegnavano le avventure dello sfigatissimo Paperino e der Topo onniscente. In un angolo, sula mensola, la radio trasmetteva in continuazione musica o programmi di intrattenimento e se qualcuno avesse voluto sentire del bon gezze, Dino aveva a disposizione anche un giradischi Lesa a valigetta e na bella collezione di dischi.

Ma il clou della vita all' interno della botteguccia del Topino non era tanto la possibilità di leggere o ascoltare quanto quella di pigliar parte alle interminabili discussioni.
Alla fine il sor Cafiero che entrava da Dino tutti i giorni a fassi la barba e doveva talvolta aspettare mezzora per vedere il completamento dell' opera, visto che aveva una bellissima calligrafia, avendo fatto lo scrivano in Comune, preparò  un grande cartello e lo attaccò alla vetrina in modo che dalla strada lo si vedesse ad altezza d' occhio. Recitava : Fior del Pontino, politi'a, teatro fantascenza (la i se la scordò) c'è tutto da un barbier di nome Dino ma pe la barba ci vole pazienza e pe capelli serve n' indovino.
Significando con ciò che quando Dino attaccava un discorso ni si bloccava la mano a mezz'aria e finché un l' aveva fenito non riprendeva il lavoro di forbice o di rasoio.



Il racconto della bottega di Dino c'è piaciuto molto e mia sorella si è sentita in dovere di commentare:

"Vorresti dire che il nostro blog è ricco di molteplici cose ma che noi si perde un po' troppo il filo conduttore per il quale era stato creato?"
"Io un l' ho detto- ha risposto lo zio- ma se te hai capito così pole darsi che sia così, del resto ve l' ho sempre nzegnato fine da piccini che I racconti un so fatti per dare a tutti la stessa morale ma perché stimolino ognuno a tirar fori la sua".



Continueremo a mettere films in cineteca, libri in biblio ecc. Non mancheranno i nostri brani musicali ma certo chiediamo scusa ai gatti e a chi si aspettava di vederli più spesso. Intanto eccoli in qualche immagine significativa. Cice (Alice) ed Ema (Emma) assistenti di Zia Holly in cucina




E in relax da camera, lì  hanno le loro ceste in vimini 

ma Balena non vuole essere da meno e va a recuperare la sua storica sotto il letto, peccato sia un po' piccola per le sue dimensioni attuali.


Quanto al film  di oggi inseriamo Il momento di uccidere. A Giacomo abbiamo inviato il ritorno di Zanna Bianca via mail perché, se per lui è un caro ricordo e un titolo da collezione,  non crediamo fossero molti gli interessati alla visione ma siete liberi di farci ricredere e in tal caso entrerà in cineteca

Buona Domenica a Tutti

Bobby

Il momento di uccidere  (da my movies)
Locandina Il momento di uccidere
Viene violentata una undicenne di colore. Il padre uccide il criminale. Lo difende il solito giovane coraggioso oggetto delle solite minacce e turbato dai soliti fantasmi. Naturalmente siamo nel solito profondo sud. Finale comunque liberatorio. Film vecchia maniera con questo McConaughey sosia a metà di Brando e Newman, legnoso ma di ottima presenza. Buona valutazione per il doppio sforzo: nei contenuti e nello spettacolo.

Recensione 

di Luigi Chierico


Ancora una volta Holliwood ci propone un coraggioso film sul razzismo che ha sconvolto l’America nel passato, forse fino a Martin Luther King ucciso pochi anni dopo John Fitzgerald Kennedy, intorno ad appena mezzo secolo scorso. Sono proprio tanti i film ed altri ancora ce ne saranno dopo “12 anni schiavo”. Il film è condotto benissimo con una eccellente squadra di attori, imputati, accusatori e difensori, giudice e giurati. Un film lungo che però non stanca sebbene spazi poco fuori dall’aula in cui si svolge il processo. In questo si deve difendere un negro reo confesso di aver deliberatamente ucciso due bianchi. A difendere Carl Lee Hailey, un ottimo Samuel L. Jackson, c’è un giovanissimo avvocato Jake Brigance, interpretato dall’altrettanto ottimo Matthew McConaughey, il terzo uomo all’accusa, sotto il nome di Rufus Buckley, c’è Kevin Spacey, sempre all’altezza del suo ruolo. Carl non solo non nega e non può negare l’evidenza, ma non vuole neanche usufruire della semi infermità mentale. A rendere ancora più difficile il compito della difesa c’è che l’avvocato Jake Brigance è un bianco. In un ambiente di Ku Klux Klan, dove il razzismo è esasperato al punto che alla base del delitto commesso da Carl Lee Hailey c’è proprio un terribile episodio di due bianchi contro una minore di colore,un negro non può che essere condannato a furor di popolo.. E’ una lotta impari tra il giovane avvocato e l’intera città, l’aiuta una giovane collega Ellen Roark, la cui parte a mio avviso è giustificata solo per la presenza nel ruolo della nota Sandra Bullock che in questo film è perdente rispetto alla dolcezza di Ashley Judd nel ruolo di Carla Brigance, moglie di Jake. Anche i testimoni chiamati a riferire sulle reali capacità dell’imputato di distinguere il bene dal male non aiutano,anzi naufragano lasciando la difesa in disarmo. Sarà un anziano collega che non può più esercitare ad incoraggiare Jake a non abbandonare il cliente, a non arrendersi per difendere l’indifendibile,l’ attore è il bravissimo Donald Sutherlan sempre molto misurato nei ruoli di non protagonista. Lo scopo del film è sostenere la necessità di avvalersi della pena di morte come condanna degli omicidi allo scopo di evitare che l’offeso si faccia giustizia da sé, come si è visto in tanti altri film, per es. “Il giustiziere della notte”. Un dilemma amletico che l’avvocato scioglierà con una difesa assolutamente eccezionale. Un racconto analitico, dettagliato e scrupoloso di come si sono svolti i fatti che hanno dato origine ai due omicidi,una descrizione veramente da rabbrividire, atroce,non è una narrazione ma una fotografia d’una crudeltà e di un verismo che non si è mai sentita. I giurati sono chiamati ad ascoltare ad occhi chiusi,in questa maniera non si può distinguere il bianco dal nero, il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto. Carl Lee Hailey chiede al suo difensore accusandolo di essere anche lui un bianco e come tale non potrà mai lo vede non vederlo come un negro con la cui figlia giammai giocherà la sua di pelle bianca. Ma è veramente il colore della pelle che differenza le razze a distinguerli come ii buoni dai cattivi? Il film positivo dà una risposta che è e deve essere la risposta di ieri,di oggi e di domani.