martedì 8 ottobre 2019

fatevi i gatti vostri 1325 "per i nostalgici del surrealismo e della metacritica"


Nel post precedente ho parlato della "Montagna Sacra" film cult di Jodorowsky e poi ho pensato: chissà se alcuni dei lettori amerebbero rivederla. A me è piaciuta un sacco all' epoca e l'ho riguardata volentieri inq uesti giorni. Certo il filo conduttore può sfuggire ma il bello è proprio questo e ci sono immagini che sono veri e propri quadri. Così Bobby su mia richiesta l' ha appena aggiunta alla videoteca di Esserino e Dani sta inserendo in biblioteca "corso accelerato di creatività" dello stesso autore, al momento l' unico testo in e book che possiedo di A. J. Per i bighelloni, qui sotto ricopio quanto dice Wikipedia sul film e soprattutto l' illuminante recensione che compare su "la scimmia pensa" 
Buona Giornata a Tutti

Dante

La metacritica di Alejandro Jodorowsky
(https://www.lascimmiapensa.com/2017/09/05/la-montagna-sacra-recensione-film/)


Il film è stato prodotto da Allen Klein, manager dei Beatles, dopo il forte successo underground della sua pellicola precedente, El Topo   
 Un ladro, molto somigliante alla figura di Gesù Cristo, dopo molte disavventure con persone pseudo-religiose, fugge in cima ad una torre che si rivelerà poi un laboratorio di un misterioso alchimista. Dopo aver preso parte a vari riti iniziatici l'alchimista gli presenta sette persone, le più potenti della Terra, che, insieme a loro, rappresentano le nove concezioni di vita indicate dall Enneagramma della personalità.
Il regista ha partecipato alla pellicola anche in veste di attore, compositore, scenografo e costumista.
La montagna sacra  è una fantomatica e misteriosa montagna situata sull’inesistente isola del Loto, sulla cima della quale, secondo l’Alchimista, si trovano nove immortali custodi del segreto riguardo la verità del mondo e della vita; come poter cedere la propria individualità del singolo io e diventare un unico io collettivo, in comunione con gli uomini e le donne che popolano questo mondo.  Impersonato dallo stesso Alejandro Jodorowsky,l’alchimista è una sorta di profeta, custode di una verità più grande; si fa carico dell’istruzione dei personaggi principali ed assumerà il ruolo di loro guida spirituale per condurli in cima alla montagna sacra, spodestare gli immortali ed ottenere quella grande verità da condividere con l’umanità tutta.  
Jodorowsky drammaturgo, poeta, artista e cineasta cileno ricrea un’opera dalle tinte grottesche e metaforiche ad un livello tuttavia piuttosto superficiale, permettendo allo spettatore una facile ed agevole comprensione del testodelle immagini mistificate costruite dall’artista di origini ucraine. Tanto più che la costruzione dell’opera  e la sua componente narrativa sembrano voler suggerire allo spettatore la giusta interpretazione della messa in scena ideata dall’autore stesso, mostrando come dietro immagini visionarie e allegoriche si celino significati nascosti, profondi veicolanti opinioni assai critiche e satiriche. La montagna sacra è un’opera straordinaria nella quale Jodorowsky fonde il proprio genio artistico e poetico, generando una pellicola dalle immagini e dalla cromatura simbolica piuttosto coerente con  stessa. Jodorowsky compie un’aperta e spietata critica al sistema mondo nella sua interezza. Le scene iniziali vedono il protagonista muoversi, in compagnia di uno storpio, tra le strade di una non precisata città dell’America latina. Qui corpi nudi e insanguinati giacciono ammassati alla mercé di turisti americani e occidentali divertiti dallo spettacolo che gli si presenta davanti, intenti a fotografare quello che essi ritengo essere un evento folkloristico del paese. Soldati marciano trionfanti innalzando corpi di uccelli sventrati.
Chiaramente queste sequenza simboleggiano il dilagare dell’orrore della guerra civile e della violenza perpetrati nei paesi sudamericani da governi corrotti alla guida di apparati militari, ai cui soldati deumanizzati viene ordinato di portare la morta sopra le teste dei propri fratelli e delle proprie sorelle. Vittime innocenti di poteri politici ed economici, mentre l’opinione pubblica dei paesi “civilizzati” assiste in maniera passiva. Il nostro protagonista è Cristo, che si ritrova risucchiato in questo vortice di corruzione e decadimento sociale e morale; diventato ormai lo strumento della Chiesa cattolica per la sottomissione culturale e assoggettamento del popolo ignorante e offuscato da false speranze ed illusioni. Il messaggio di Jodorowsky è chiaro, egli critica l’utilizzo dell’immagine di Cristo compiuto seguendo regole di merchandising, per creare una “clientela” fedele, schiava e alienata. Il nostro Cristo nel tentativo di rompere le catene di quell’oppressione giunge nel laboratorio dell’Alchimista, in cima ad una torre. L’Alchimista rivela l’illusorietà di quella realtà opprimente, dietro la quale si maschera un sistema che si muove con cinismo e linearità, nel portare avanti i propri obiettivi. Per compiere la missione affidatagli dal suo nuovo maestro, Cristo ha bisogno di compagni per scoprire una verità superiore. Entrano in scena a questo, l’uno dopo l’altro, figure di uomini e donne, incarnazioni di microcosmi, istituzionisistemi economici ed industriali espressione di piccole porzioni di umanità, quelle porzioni padroni del mondo. Ora la critica di Jodorowsky si fa più mirata, più accanita e cinica. I discepoli dell’Alchimista incarnano nel particolare le industrie del benessere, bellica, artistica, ludica, la polizia, l’imprenditorato edile e il potere economico. Nel generale, ad un livello astratto rappresentano l’avidità, l’apparenza, il lusso, la guerra, listruzione delle masse. Assoggettati al governo, al potere politico, svolgono il compito di indottrinare ed offuscare le mente di frange di popolazioni meno abbienti ed ignoranti, al fine di renderli schiavi ed alienati. La compagnia dei nove una volta rinunciato alle proprie ricchezze e ai propri avere, si mette in viaggio per ghermire la verità dai nove immortali e condividerla con l’umanità oppressa liberandola dalle catene della schiavitù. 
 L’opera critica di Jodorwosky è sicuramente di grande fascino ed intrattenimento; il regista elabora un film che riesce a coinvolgere grandemente lo spettatore, dimostrandosi stimolante. Tuttavia la ribellione istigata appare in un primo momento debole, idealista ed altamente ingenua. La retorica Jodorowskyana si dimostra ridondante e irrealizzabile. Il viaggio alla scalata della montagna viene mostrato per tappe, fino a quella finale, il successo. Manca di spiegare come realizzare un simile viaggio, mancando solide basi e radici alla retorica filosocialista, di cui è consapevole. Ciò nonostante il genio di dell’artista cileno va oltre questa mera critica anticapitalistica. Svela la propria natura di prodotto filmico, e quindi illusoria, rivelando la prigionia della percezione e dei sensi dovuta alla falsità delle immagini e dell’arte. Il monito di Jodorowsky ora punta a liberarsi da quelle catene, svelare le illusioni e appropriarsi della propria umanità. Dimostra così una retorica più lucida e matura, che va oltre la mera e superficiale critica di un sistema mondo, ma dell’intero sistema mondo, facendone una sorta di meta-critica. Il messaggio di Jodorowsky è chiaro, non si può operare una critica o una rivoluzione nei confronti di un sistema politico-economico se prima non ci si libera dalle catene dell’oppressione dei sensi, bisogna disilludersi.

domenica 6 ottobre 2019

fatevi i gatti vostri 1324 "Un Homenaje a Alejandro" raccontino letto da Dante

Stavamo tutti e sei (tre umani e tre mici) in cucina, i pelosi alle prese con tonno e sfilacci e noi  a gustare un delizioso passato di verdura di zia Holly che, costretta a starsene a casa per i guai ai piedi, si rifà coi fornelli. Delle micette sto preparando una vera galleria fotografica  che posterò nekl corso della settimana non dubitate. Nella stessa rassegna troverete anche Balena che non le abbandona un attimo.
E adesso state a sentire come la fantasia dello zio, mescolando come sempre realtà e fiction è riuscita a combinare due elementi tra loro apparentemente distanti.
Questa mattina avevo scaricato in rete un libro di Jodorowsky  dal titolo Cabaret mistico e quando l'ho detto allo zio lui,sereno sereno lui mi recita:

“Quando, con l’età e la rinuncia a qualsiasi seduzione, abbiamo raggiunto un elevato livello di Coscienza, possiamo sciogliere gli ormeggi che ci tengono legati al corpo".

 Jodorowsky continua così:
"Tutto è un regalo: le piccole soddisfazioni, i sottili messaggi dei sensi, l’affetto che ci scalda il cuore come un balsamo, gli incontri gentili con altri esseri umani, la capacità di essere di aiuto agli altri. Ogni giorno è un buon giorno.”

e l' editore invita all' acquisto concludendo:
Un grande Maestro affronta lo spauracchio più grande: la vecchiaia. E ci aiuta a capire perché sia un grande dono.

Roba delle ore 11 quindi finita lì. Alle 13, mentre alzavamo i cucchiai colmi del passato della zia, arricchito con pane abbrustolito aglio e olio toscano non pensavo più al libro del mattino.

Assaporando quella delizia nella quale si mescolavano i sapori di zucchine, cavoletti, carote, piselli, patate e fagioli mi è venuto da dire alla zia: "con tutti questi fagioli borlotti dovrò cercare di usare la massima cautela nei rapporti sociali di stasera"
al che la zia mi ha risposto: "a meno che tu non voglia emulare tuo zio che grazie ai fagioli ottenne gli applausi di un cinema intero".

Ho chiesto lumi e quando lui con pazienza ha iniziato a raccontare
e ho trascritto questa storia dalla sua viva voce. Poi per trasmetterla a quei lettori che amano ascoltare le novelle piuttosto che leggerle l' ho spinto a rileggermela mentre lo registravo.
Io sto ancora ridendo
spero che vi piaccia anche per l' affresco di un periodo fiorentino al quele lo zio ritorna sempre con la piacevolezza datagli dal ricordo di tempi che per lui dovettero esser davvero belli.

In serata Bobby posterà Colombo aggiungedolo a questo stesso post.

Eccolo si chiama dente per dente troverà posto nella   nella videoteca di Esserino  a partire dalle 19:00
  Bobby ore 18.20
 

Buona Domenica da

Dani e famiglia umana e miciosa.

questa è la lettura sotto riporto il testo

Riceviamo la cortese segnalazione del prof. Martinelli che riscontra come il file audio si interrompa dopo poco dall' inizio. Uno dei soliti scherzi di blogger che pare non gradire rimandi a spazi troppo vasti ospitati su altre piattaforme. Proviamo a rimediare scusandoci per il disagio di chi avesse provato nel frattempo Dani 

Omaggio ad Alejandro.
E se leggendo il titolo non avete pensato a Iodorowsky significa che siete più giovani di me o che del surrelismo v' importa tanto quanto a me dela Meloni se pigliassero  presentà la collezione di intimissimi
Jodorowsky poteva essere il mi babbo e casualmente è nato il 17 di febbraio (del 29) lo stesso giorno in cui è morto Uliano (che era del 28). Quando avevo  19 anni, nel 1973 firmo la regia di un capolavoro, osannato da tanti ma capito da pochi. La montagna sacra. Io lo vidi a firenze un anno dopo. Lo davano all' Universale in via pisana dove si pagava poco e si vedeva di meno perche tutti fumavano e per respirare ci voleva la maschera antigass. Avevo cenato ala trattoria del coraggio in via dei Michelozzi una traversina tra Via Maggio epiazza santo spirito, penne all'arrabbiata e fagioli coll' occhio per secondo, porzione doppia, du bicchieri di rosso seicento lire in tutto
l' unico posto che poteva rivaleggiare con Schioppo in via dell' alfani, prezzo fisso 700 lire e la mensa universitaria  di via San gallo 400 lire ma mangiare dui merda. Spesso non avevo neppure quelle 400 lire e mi facevo una pasta asciutta aglio oglio e peperoncino (du etti e mezzo per vince la fame) e scarpetta con mezzo filo di pane nell' unto che restava ner piatto (circa 10o lire di spesa) 150 cor un bicchiere di vino che pigliavo in bicchiere di plastuica dal Vinaio che faceva angolo tra borgoallegri e via ghibellina e che portavo in casa tenendolo pari pari attento a un versallo.
Quella giorno nvece era andato tutto di culo, la mattina avevo scaricato mobili per Don Peppino Ceva Grimaldi principe napoletano (vero)  ma all' epoca dei fatti rigattiere in via de Macci, poco più in giù e sul lato opposto del Cibreo il noto locale dello chef Picchi dove non sono mai entrato perché secondo me se due individui son riusciti afar restare su coglioni la gentile e stupenda Firenze questi son proprio Fabio Picchi e Matteo Renzi du monumenti di saccenza che appena apran bocca la gente cambia canale. Ripigliamo ir punto: Don Peppino m'aveva dato dumila lire e io c'avevo comprato na bici da corsa parechhio usata da Aldo Peretti che faceva il bottigliaio sempre in via de Macci ma nel pezzetto compreso tra via dell' agnolo e borgo Allegri. Qualche volta lavoravo anche da lui, s'andava a raccatare bottiglie vote in guasi tutti i ristoranti di firenze, Poi le bordolesi bone da rimbottigliare si lavavano e si rivendevano mentre le bottiglie non riciclabili si spaccavao in una grande buca alc entro del su cortile e poi na vorta al mese si caricavano su un camio che le portava ale vetrerie di empoli. Non vi descrivo quante piccole ferite ci si facessero ovunque sul corpo per caricare a secchi quel vetro che pesava anche parecchio. Comunque la bici poteva valere anche 3mila o 3500 lire ma Aldo mi voleva bene e mi disse meglio a te che a quarche loffio
 e poi i soldi pochi malidetti e subito. Nememno c'ero salito sopra  che sulla cantonata di via dell' agnolo m'imbatto nel Baco un tipo bianco caciato piccino e guasi tisico famoso perche lavorva all' acquedotto e s'era autodennciato per non so quale casino volesse portare ala ribalta cor resultato che avevano arrestato lui e aveva perso il lavoro. Ora faceva il guardiano di notte ed era tutto fiero perché aveva una pistola ala cintola.
Oh Dante
Oh Bachino
o che lai prersa te la bici del bottigliaio
come vedi
la volevo io ma m'ha chiesto tremilacinque e un c'arrivavo
allora, come oro ero di idee rapide ni chiesi
quanto ni potevi dà
1500 e la mi bici da donna ndietro che l'avevo pagata 2000 da lui  ma m'ha detto che ha bisogno de soldi perche le bici a mangialle so dure.
Senti baco dammele a me que soldi e la bici e piglia te questa però per questo regalo che ti faccio mi devi regalà armeno un fiasco di rosso s'intende quando poi.
Ci mancò poco mi baciasse.
Io portai la bici da donna ala sarta di via dele pinzochere  che niera morto il marito e sula su bici cola canna da omo un ci voleva anda perche ni si vedeva le cosce e un voleva che la pigliassero pe  maial cor su marito appena sotterrato da n mese.
Bada Marisa cosa t'ho rimediato ni dissi  si fa cambio però n'ho dovuto mette 500  lire di copertoni seminovi e quelli me li devi da a parte.
Marisa un aveva problemi di soldi tanto che spesso li prestava alle conoscenti bisognose  cor un piccolo nteresse, no roba proprio da strozzina ma nemmeno da benefattrice.
Fu così contenta che mi regalò anche du paia di jinze der su marito che era anche lui un omone dela mi taglia e mi stavano proprio bene. perché essando sarta l'a veva adattati in un modo che avrebbero fatto sembra senza pancia anche il bacchino di Boboli
Così riavevo le 2mila dela mi paga na bici aggratisse du paia di carzoni seminovi  che ci sarei andato a ballre al Poggetto  il sabato che venicvae un fiasco di vino da avere.
Felice come un bimbo pedalai fino alla trattoria del coraggio, cenai come descritto sopra e poi mi concessi il cine cor un avanzo di mille lire secche pel giorno dopo,  avevo vent'anni , pochi penzieri na bici e mille lilre n tasca, se mi fosse capitata na ragazzotta discreta  da trombacci tutta la notte avrei potuto dì che r Paradiso era a Firenze e io c'ero cascato ner mezzo.

Di Iodorowsky avevo già visto il Topo un anno prima e m' era piaciuto, avevo anche avuto la pretesa di spiegallo a terzi. L' unica che fece finta d'ascoltammi  era  Stefania na bellissima tossica di Belluno (il destino mi diceva gia allora che subivo la mortale attrazione pe le venete)  lei  diceva d'essa la mi ragazza in realtà  ero io a esse  innamorato, lei nvece anaffettiva come la stragrande maggioranza de fruitori di eroina era di fori come un terrazzo e l' unica cosa di cui si preoccupava era di fregammi i soldi di tasca quando m'addormentavo a letto co lei. Ala fine mi ruppi le palle mi i du ce4nci che aveva da me in una borsa, ni messi in mano un migliaio di lire e il biglietto del treno per belluno. Penso sia scesa a Bologna perché lassù la su mamma la teneva legata cola catena del cane e la campana della mucca  ar collo perché un andasse a drogassi.

Ritorniamo a Bomba: ero seduto al cine e guardavo attento la montagna sacra quando dopo poco più d'  un ora di immagini surreali e apocalittiche cerimonie di iniziazione nel corso di una esplosione in una strada vidi che dalla pancia di una donna sventrata dallo scppio estraevano salsicce.  Dov' esse stato il combinato dell' esplosione della pancia che s'a priva dellle sarsicce fatto sta che
i fagioli mangiati a cena mi mossero il corpo. Il moto della mi pancia era inequivocabile era gasse che cercava un varco.
Cercai di scurreggià pianino alzando sala sadia solo quel tanto di natica che basteva ma fu come quando l' acqua straripa dall' argini d'un fiume
L aria compressa nell' intestino  parti come un boato e a contrasto col sedile di legno  la scureggia risoò come na cannonata
pe un secondo il brusio continuo che c'era nel cine la scio spazio a un fine chiosatore che s'alzo in piedi dale sedie centrali e vociò
Bravo! Questa è la vera lezione di Iodoroschi. Seppi pi che era un assistente di Pio Baldelli che all' epoca nzegnava storia delc inema a scenze politiche3 in via Laura.
Parti un applauso che coinvorse guasi tutti li spettatori
un battimani d' un minuto continuastivo.
Boia m'arzai per ingrazia cor un mezzo inchino
e mi partì il bisse
un altro boato che un aveva niente di umano
e l'assistente
disse
queste ce l' hamandate il Maestro....   per procura e in segno di stima pe la nosta attenzione ne confronti dela su opera
 tutti battiedero ancora le mane
e io piano piano andai fino ar gabinetto pe levammi   l'angoscioso dubbio che nela foruscita der gasse mi potessi esse caato addosso.

giovedì 3 ottobre 2019

fatevi i gatti vostri n 1323 "le figlie dei gatti chiappano i topi"

Noi a Livorno si usa questa figura retorica di contenuto per definire una situazione in cui  i genitori hanno una qualità e la si ritrova nei figli. Concetto  che talvolta si esprime anche con " bon sangue non mente".  Ma non mi riferisco ale meravigliose micine di Holly, stavolta parlo di un' umana, direi infatti che Camillina Giusti, sorellina di Samatta e figlia di Armando e Roberta, ambedue ottime voci, già udite in post passati, abbia ereditato la peculiare abilità di famiglia nel canto.

Eccola, accompagnata da Dino, in una superba cover di un pezzo classico della indimenticabile Giuni

Doveva scrive Dante ma si deve ancora riprende da una paura che ha subìto, ve la racconterà lui presto.
Quanto a me appena lui è arrivato a Venezia l' ho abbracciato e sono tornata a Livorno a dar mano ai miei

ciao a Tutti

Zanza