mercoledì 14 gennaio 2015

fatevi i gatti vostri n.614 "Il sennio del cumando overo la sampa di me"

Alora erimo da cuesta matina in lore antiluciane che eso pesso di caca di cane spondente al nomiciatolo sprezziativo che mellio li si indatta di Serino velme mi spaca le pale legiendo a lanta vocie piazeta misteriosa di roma funtana cun delfini che acidenti allui il delfino miga era boniso some il tono da maniare e cuando li urlava allui basta o ti ammasso eso mi facie ma cuesto era il sennio del cumando. Lielo dava io il sennio del cumando sula testacia amalata che ave. Lunicisimo innimitassinabile sennio del cumando cielo ava il 
GATO DOGIE INCASSATISIMO

Il segno del comando 
Un giovane docente universitario inglese, Edward Foster, approda a Roma; qui conosce Lucia, una ragazza dal fascino sfuggente e misterioso che lo condurrà sempre di più nel cuore di una Roma che abbaglia e sorprende. Ben presto infatti, il suo soggiorno si rivela occasione per scoprire non tanto le testimonianze storiche e monumentali della città eterna, quanto il vortice emozionale che essa nasconde. Un vortice in cui la razionalità e il sentimento si smarriscono negli stupori del soprannaturale. Ma la Roma arcana e notturna che Edward Foster attraversa sarà reale? E la bellezza di Lucia appartiene al sogno o alla realtà? Romanzo ricco di sorprese e meraviglie, da cui negli anni settanta fu tratto un memorabile sceneggiato. 
http://www.datafilehost.com/d/d2398fe5nella finestra di download che vi si aprirà ricordate di togliere il segno di spunta in basso a sinistra e di clikkare sulla scritta download più piccola, quella in grigio .
Giuseppe D'Agata (Bologna, 11 gennaio 1927 – Bologna, 29 marzo 2011) è stato uno scrittore e sceneggiatore italiano. 
Partigiano, ha raccontato la Resistenza in più opere, fra le quali I ragazzi del coprifuoco. Alcuni suoi romanzi, da Il dottore a I passi sulla testa, sono stati particolarmente valutati dalla critica per il valore di ricerca e di sperimentalità; altri si sono rivolti al grande pubblico, come Il ritorno dei Templari. Fu autore anche di sceneggiature cinematografiche e televisive, così come alcune sue opere sono state tradotte in film e sceneggiati televisivi di enorme successo, come Il medico della mutua, Il segno del comando e L'esercito di Scipione. 
Ha diretto la rivista L'orto e si è occupato a lungo di arte contemporanea, curando rubriche di critica su alcuni quotidiani. Ha vissuto molti anni a Roma, dove il suo impegno di scrittore si è unito al lavoro di dirigente RAI. 
Biografia completa: http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_D'Agata

martedì 13 gennaio 2015

fatevi i gatti vostri n. 613 "la storia di Dani e Bobby"

Visto che anch'io mi sto rilassando nel caldo salotto degli zii, col fuoco acceso e i gatti addosso, tutti hanno pensato bene di spingermi alla redazione di un post a 4 zampe con Esserino,  che è il mio gatto di riferimento. Quando scrivemmo a 4 mani, con mia sorella, la prima puntata di questo fortunato blog eravamo piuttosto giovani, sfuggiti  da  qualche anno al destino di rampolli benestanti al quale ci aveva destinato nostro padre e fortemente carenti di affetto, per la strutturale assenza del medesimo e per i troppi impegni lavorativi e sociali della mamma.
I nostri erano separati legalmente e vivevano ciascuno con differenti compagni che, volendo essere buonisti al massimo,   lasciavano indifferente sia mia sorella che il sottoscritto. 
Vivevamo spostandoci da una casa all'altra, muovendoci tra la periferia di Mestre, dove la mamma aveva conservato la casa coniugale e Verona, dove il babbo svolgeva la propria attività dopo essersi trasferito lì alcuni anni prima. 
Buona parte del nostro affetto di adolescenti convergeva su zia Holly. Adoravamo la zia che viveva a Venezia  ed era l'elemento eclettico di una famiglia piuttosto piatta e formalista. Un giorno Dani saltò su con una delle sue tipiche uscite e mi disse:  "ma perché non andiamo a vivere a Venezia?".
 All'epoca  io ero 17enne e Dani 14enne e l'idea di viver da soli ci affascinava ma non sottovalutavo gli ostacoli che i genitori avrebbero frapposto.
Dato che la mamma possedeva un miniappartamento sopra quello dove viveva la zia , sua sorella minore, a Venezia chiedemmo ai nostri genitori di  poterci trasferirci là. 
Dapprima la cosa non fu semplice  e fummo presi per pazzi  da babbo e mamma. Mia sorella, però, chiese l'aiuto materiale e dialettico della zia e la cosa, dietro le sue stringenti argomentazioni, fu presa in maggiore considerazione. Credo che per  entrambi i nostri genitori, in fondo questa soluzione,  rappresentasse  un compromesso ideale  se  non altro perché avrebbe prodotto un sicuro miglioramento nel rapporto coi rispettivi nuovi partners. Nella  sistemazione  veneziana avremmo avuto l'occhio vigile della zia e di zio Dante su di noi, eccellente assistenza scolastica da tutti e due .  Coi genitori, invece, avremmo trascorso tutti i momenti nei quali loro erano liberi dai rispettivi impegni e dobbiamo riconoscere che ne han sempre saputi ricavare in abbondanza.  Così alla fine strappammo il consenso e  ci trasferimmo dall'algida villetta dell'entroterra mestrino alla cadente ma affascinante abitazione con affaccio sul canal.
Il papà reputò che un po' di freddo e meno vizi non ci avrebbero fatto male, la mamma pensò e ripensò disse no e disse nì ma, pur sapendo che la sorella era sempre stata l'eccentrica  di casa, ne conosceva la solidità mentale e l'idea di non dover preparare da mangiare e far lavatrici di continuo deve esserle sembrata un terno al lotto.
Così avemmo in anticipo quello che la maggior parte dei ragazzi anglosassoni hanno a 18 anni, l'indipendenza dal legame stretto coi genitori.
Ricevemmo una quota mensile di 300 euro a testa e 200 furono assegnati alla zia  per varie ed eventuali inerenti la casa o piccole necessità. Io ebbi l'obbligo di amministrare e decidere le  nostre spese previo consenso degli zii. I conti erano fatti all' osso ma gli zii erano abituati a vivere "d'aria" e sono riusciti, negli anni a farci perfino risparmiare su quella esigua cifra che includeva anche libri di scuola, vizi e tutto il resto.
Praticamente abbiamo usato il nostro appartamentino solo per dormire, per portarci fidanzatini e fidanzatine, qualche volta per preparare un esame che richiedeva gran concentrazione. Per il resto siamo vissuti in casa di zia. 
Negli anni abbiamo imparato ad apprezzare il regime spartano della zia che dal niente sa imbandire una tavola per quattro, abbiamo gustato i racconti di mare e di terra dello zio abbiamo deliziato le nostre narici coll'odore della legna che brucia, abbiamo imparato ad andare in barca e a pescare. Non ci siamo drogati, non abbiamo messo al mondo figli imprevisti. Niente di quello che, inizialmente temeva la mamma. Ambedue ci siamo laureati col massimo dei voti e la lode, rispettando perfettamente le scadenze previste ma non abbiamo fatto feste in tema. Non possiamo che essere stragrati a zio Dante che ci ha assistiti con pazienza  in tutte le materia dal greco all' italiano, dalla matematica alla fisica. A tutt'oggi a tutti i nostri amici pare impossibile, che quest'uomo corpulento, con le mani piene di calli e cicatrici, dedito al vino e alla tavola, anarchico e blasfemo, con la pelle e la parola segnati dal salmastro del Tirreno possa averci spiegato la tragedia  greca  e la commedia latina l' inglese, le derivate e gli integrali.
Sono passati 11 anni dal nostro trasferimento. Più di 7 dall' inizio di questo blog che talvolta è stato un po' abbandonato ma sempre pronto a risuscitare con veri e propri fuochi d'artificio, specie quando la mano è quella di Dante.
Questa paginetta vuol essere di fondo un riconoscimento e un ringraziamento per questi meravigliosi zii senza i quali i e mia sorella non saremmo quelli che siamo. 
Ringrazio ovviamente anche  i mici che ci hanno fatto sentire la vicinanza di una natura che l'uomo non comprende più o che rifugge, 
ringrazio infine tutti Voi che avete letto con pazienza le nostre paginette ed  condiviso gioe e dolori con noi.
Un abbraccio Bobby


lunedì 12 gennaio 2015

fatevi i gatti vostri n. 612 "tanta roba interessante da leggere"

ATTENZIONE  IN QUESTO POST CI SONO  UN SACCO DI LIBI INTERESSANTISSIMI
SULLA SITUAZIONE ECONOMICA GLOBALE CON ATTENTE ANALISI ASSOLUTAMENTE NON CONVENZIONALI. SCORRETE BENE FINO IN FONDO, TRA IL TESTO MAGARI PESANTUCCIO MA ATTUALE, CI SONO TANTI LINKS DI LIBRI DI LATOUCHE,CHE ABBIAMO TROVATO IN SITI DEDICATI. POTETE SCARICARLI A PIACERE. QUELLI CHE IN BASE AL RISPETTIVO REPORT VI PIACCIONO DI PIU' O ANCHE TUTTI.

Leggere è informarsi anche su temi ostici è un modo di difendersi e di lottare contro i servi cialtroni del capitalismo e del consumismo.

Esserino Gatto preoccupato dalle sorti del mondo


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SERGE LATOUCHE 
Serge Latouche (Vannes, 12 gennaio 1940) è un economista e filosofo francese. 
È uno degli animatori della Revue du MAUSS, presidente dell'associazione «La ligne d'horizon», è professore emerito di Scienze economiche all'Università di Parigi XI e all'Institut d'études du developpement économique et social (IEDES) di Parigi.
Conosciuto per i suoi lavori di antropologia economica, Serge Latouche critica il concetto di economia intesa in modo formale, ossia come attività di mera scelta tra mezzi scarsi per poter raggiungere un fine. Rifacendosi in tal senso al pensiero di Karl Polanyi egli mira a proporre nelle sue opere il concetto dell'economico, rifacendosi alla definizione di economia sostanziale, intesa come attività in grado di fornire i mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni delle persone.
Critica, attraverso argomentazioni teoriche e con un approccio empirico comprensivo di numerosi esempi, il concetto di sviluppo e le nozioni di razionalità ed efficacia economica. Queste infatti appartengono ad una visione del mondo che mette al primo posto il fattore economico; per Latouche invece si tratta di "far uscire il martello economico dalla testa", cioè di decolonizzare l'immaginario occidentale, che è stato colonizzato dall'economicismo sviluppista. In questo quadro egli critica anche il cosiddetto "sviluppo sostenibile", espressione che a prima vista suona bene, ma che in realtà è profondamente contraddittoria, e rappresenta un tentativo estremo di far sopravvivere lo sviluppo, cioè la crescita economica, facendo credere che da essa dipenda il benessere dei popoli. I numerosi testi di Latouche invece evidenziano che i maggiori problemi ambientali e sociali del nostro tempo sono dovuti proprio alla crescita ed ai suoi effetti collaterali; di qui l'urgenza di una strategia di decrescita, incentrata sulla sobrietà, sul senso del limite, sulle "8 R" (riciclare, riutilizzare ecc.) per tentare di rispondere alle gravi emergenze del presente.
Nemico del consumismo e della razionalità strumentale, Latouche è un intellettuale che presenta tratti assai personali ed è stato introdotto nel dibattito italiano da gruppi culturali sia della destra radicale che della sinistra antagonista.[6]
Latouche è uno dei critici più acuti della ideologia universalista dalle connotazioni utilitariste: rifacendosi anche alle concezioni di Marcel Mauss e di Ivan Illich, rivendica la liberazione della società occidentale dalla dimensione universale economicista.
A coloro che nel mondo contemporaneo mettono in discussione la prospettiva universalista, cioè la pretesa della civiltà occidentale di imporre a tutto il mondo una serie di valori considerati validi per tutto il genere umano si obietta d'altra parte che criticando l'universalismo, si può finire nel relativismo e nel particolarismo. Non è stato forse il particolarismo, inteso come l'esaltazione delle culture particolari quello che spesso ha generato divisioni e lotte in nome di una ristretta, egoistica, visione della propria identità? 
Latouche ribalta questa accusa addossandola proprio all'universalismo che non è altro che una creazione ideologica occidentale, di un occidente che in nome della propria identità, dell'identità della tribù occidentale, come dice Rino Genovese, pretende d'imporre un imperialismo culturale al resto del mondo. 
Contro l'universalismo Latouche rivendica invece la necessità di « valorizzare l’aspirazione a un dialogo fra le culture, a una coesistenza delle culture. Per questo alla prospettiva dell’universalismo [opponendo] piuttosto un "universalismo plurale," che consiste nel riconoscimento e nella coesistenza di una diversità, e nel dialogo fra queste diversità. » 
Il suo pensiero trova riscontro in Italia nel movimento per la decrescita felice fondato da Maurizio Pallante.
Breve trattato sulla decrescita serena 
http://www.datafilehost.com/d/44f5efe8 
La decrescita - sostiene l'autore - non è la crescita negativa. Sarebbe meglio parlare di "acrescita", così come si parla di ateismo. D'altra parte, si tratta proprio dell'abbandono di una fede o di una religione (quella dell'economia, del progresso e dello sviluppo). Se è ormai riconosciuto che il perseguimento indefinito della crescita è incompatibile con un pianeta finito, le conseguenze (produrre meno e consumare meno) sono invece ben lungi dall'essere accettate. Ma se non vi sarà un'inversione di rotta, ci attende una catastrofe ecologica e umana. Siamo ancora in tempo per immaginare, serenamente, un sistema basato su un'altra logica: quella di una "società di decrescita".
Sfidare i limiti è l'imperativo del nostro tempo. Forzare il possibile, passare il segno, trasgredire in senso etimologico. Destino paradossale, quello delle parole. In nome della trasgressione appena ieri ci si faceva beffe dei divieti imposti per via autoritaria e del perbenismo, si aspirava all'equità sociale. Secoli prima, grandi movimenti di pensiero avevano ingaggiato battaglia con i valori tramandati, e inaugurato così la modernità. Ma l'"andare oltre" di oggi è l'emblema del dominio, perché si annida in un modello di sviluppo planetario che rispetta una sola regola: ignorare ogni confine naturale, geopolitico, etico, antropologico e simbolico, assimilandone l'idea stessa a remora passatista di cui liberarsi per aprire ai mercati. Il peccato di dismisura, sanzionato con severità dagli antichi, si è rovesciato in precetto; il furore prometeico ha sopravanzato lo spirito di sovversione. Serge Latouche non ci sta. Da anni elabora il progetto di un'alternativa praticabile al binomio crescita-illimitatezza. Si chiama decrescita e il suo concetto strategico è limite. Sinonimo di privazione in una prospettiva sviluppista, il limite appare qui come il vero punto di forza che può trattenerci dal baratro. Alla tracotanza autodistruttiva dell'universalismo liberoscambista e alla pervasività delle sue invarianti culturali, Latouche contrappone le eco-compatibilità, le sovranità circoscritte, le identità plurali, i legami che creano società.
L'occidentalizzazione del mondo 
http://www.datafilehost.com/d/0b874158 
Nel corso della guerra del Golfo, i proclami che annunciavano solennemente l'instaurazione del "Nuovo Ordine Internazionale", coi pieni poteri assunti dal "governo mondiale", si sono alternati e intrecciati ad accorati appelli a schierarsi senza esitazioni "a fianco dell'Europa e dell'Occidente" (così, ad esempio in un manifesto, firmato in Italia, da personalità e intellettuali come Randolfo Pacciardi, Salvatore Valitutti, Domenico Fisichella ecc.). E il pathos dell'Occidente che si erge a interprete privilegiato o unico dell'universalità e della Civiltà è il tratto caratteristico non solo della belle époque colonialista ma della storia dell'Europa (e degli Usa) nel suo complesso: è questo il punto di partenza di un libro, pubblicato prima della crociata antiirakena, ma la cui lettura risulta tanto più stimolante in un momento in cui il trionfo militare e politico dell'Occidente sembra aver prodotto un'ebbrezza, anzi una vera e propria ubriacatura etnocentrica che mal sopporta voci critiche o autocritiche. 
L'analisi di Latouche è impietosa. La marcia trionfale dell'Occidente è scandita dal genocidio e dall'etnocidio: "Le società tradizionali allergiche ai valori dei bianchi sono puramente e semplicemente eliminate mediante sterminio o deperimento 'naturale'". Le tecniche consolatorie tradizionalmente messe in atto per garantire ai vincitori la buona coscienza vengono efficacemente smontate dal libro che stiamo esaminando. Nonostante le sue pretese universalistiche, l'Occidente non ha affatto superato l'etnocentrismo e spesso dimentica che i suoi "rituali di violenza e di sterminio... sono almeno altrettanto ignobili che quelli dei 'selvaggi', dal momento che le torture e i genocidi attuali superano per la barbarie la festa cannibalica degli indiani tupinamba o i sacrifici umani degli aztechi, e persino gli autodafé degli eretici del passato". La barbarie dei paesi e dei popoli messi a ferro e fuoco è l'argomento costante a cui si sono richiamati i conquistatori che si ergono oggi a campioni della lotta contro il "dispotismo" come ieri, ai tempi di Colombo, contro l'"antropofagia". Ma leggiamo Latouche: "All'origine delle carneficine deliranti del Terzo Mondo che spaventano i focolari e ci confermano nella persuasione della barbarie dell'Altro, si trovano le frustrazioni create dall'Occidente. 
Gli esempi sono innumerevoli: la pacifica Cambogia precipitata in un genocidio inaudito in seguito all'intervento americano, l'Iran privato della sua rivoluzione borghese di Mossadegh da un intervento angloamericano, fino al terrorismo cieco dei rapimenti, atti di pirateria, prese di ostaggi, provocato dall'incubo del Medio Oriente". Si, il fondamentalismo islamico; che è il nome nuovo che oggi si ama dare alla barbarie, è anche la risposta alla prepotenza dell'Occidente. E agli esempi addotti dal libro altri se ne potrebbero aggiungere, desumendoli dagli avvenimenti successivi: chi ha armato e gonfiato Saddam Hussein poi stilizzato a incarnazione suprema della Barbarie e del Male? E lo smembramento e i massacri che insanguinano la ex Jugoslavia sono veramente pensabili senza la rivalità di quelle grandi potenze che ora si apprestano a intervenire in nome al tempo stesso del Nuovo Ordine Internazionale e dell'Occidente? La molla dell'insaziabile espansione di quest'ultimo è da individuare soprattutto nel suo "dinamismo culturale". Rinviare alle caratteristiche economiche e politiche dell'imperialismo sembra inadeguato o fuorviante a Latouche, il quale pure riconosce che "l'orgia sanguinaria dei conquistadores, l'auri sacra fames degli avventurieri, fenomeni mai veramente scomparsi, [sono] ancora presenti nella rapacità delle imprese transnazionali, nella violenza dei mercenari o negli abusi degli esperti". Ma non sarebbe questo l'essenziale. Non solo viene respinta la spiegazione cara alla linea di pensiero che da Marx conduce a Lenin, ma il marxismo è considerato corresponsabile del processo di deculturazione del Terzo Mondo. In tale quadro viene collocata anche la vicenda storica dell'Unione Sovietica: "Qui lo sradicamento è stato pianificato. La deculturazione programmata per tutti i piani quinquennali. L'Occidente non ha colonizzato n‚ saccheggiato, n‚ distrutto le credenze, le consuetudini, i costumi, le opere. Che importa! I sovietici saranno i loro propri conquistadores. Le chiese e i conventi saranno rasi al suolo, i villaggi bruciati, le popolazioni deportate, i contadini, cioè il popolo, sterminati e sostituiti da uomini nuovi senza radici, senza legami con il suolo, il paesaggio, la natura, l'ambiente". 
Allora l'autore-guida nella denuncia dell'Occidente come inesorabile "macchina tecno-economica" è Heidegger, ripetutamente citato: la cosa ben si comprende se si riflette sul fatto che le parole chiave, da me già evidenziate col corsivo, sono "sradicamento", "credenze ", "consuetudini", "costumi", "radici" "suolo". Una volta messi in ombra i suoi contenuti economici e politici, il secolare processo di espansione delle grandi potenze europee finisce con l'apparire come l'espressione di una impersonale e planetaria volontà di dominio che, assieme alla natura e all'ambiente (altre due parole chiave della denuncia di Latouche), travolge, appiattisce e omologa le culture e i popoli che incontra nel suo cammino, e tutto ciò in nome di una "pretesa di universalità" così onnivora da sfociare nell'etnocidio e nel genocidio. È "l'avanzata del deserto": a questo punto, risulta obbligato l'incontro col filosofo di Messkirch. Singolare destino il suo: dopo aver proceduto negli anni trenta ad una celebrazione esaltata dell'Occidente e dell'"uomo occidentale", in contrapposizione agli "ottentotti" o ai "negri", dopo aver spiegato o giustificato, nel periodo immediatamente successivo al crollo della Germania, il suo incontro col Terzo Reich col suo senso di "responsabilità occidentale", oggi Heidegger assurge a filosofo della differenza e quindi a critico implacabile dell'eurocentrismo! 
Ma di questo paradosso non è responsabile Latouche, il quale intanto non è affatto isolato e per di più stimola ad approfondire un capitolo cruciale della storia del nostro tempo. La parabola di Heidegger prende le mosse dallo smascheramento dell'ideologia dell'intesa che ha giustificato e celebrato la prima guerra mondiale come una crociata mirante al trionfo della causa universale della democrazia e della pace, previa liquidazione del covo dei nuovi barbari ovvero dei "discendenti degli Unni e dei Vandali", individuato e denunciato nella Germania. In modo abbastanza trasparente, l'interventismo democratico dell'intesa si rivela il continuatore e l'erede dell'interventismo civilizzatore, cioè dell'ideologia che ha accompagnato e promosso l'espansione coloniale dell'Occidente. E tale ideologia della guerra che oggi celebra i suoi trionfi. Basti pensare a due recenti interviste di Popper che, in nome di quella che definisce la Pax civilitatis, chiama a nuove guerre contro i barbari, esprimendo persino il rammarico che le ex colonie siano state private "troppo in fretta e troppo semplicisticamente" della tutela dell'Occidente, col risultato, nella migliore delle ipotesi, di "abbandonare a se stesso un asilo infantile" . 
Latouche si era ben reso conto dell'emergere di tendenze di questo genere già qualche anno fa, e nel suo libro osserva come "molti nostalgici del colonialismo", rallegrandosi delle difficoltà e degli insuccessi dei paesi del Terzo Mondo, "denunciano l'abbandono del suo fardello da parte dell'uomo bianco e vedono in essi la giustificazione dell'ordine coloniale, ovvero la necessità, nell'interesse stesso dei poveri indigeni, di un ritorno in forze". Data la contiguità tra interventismo democratico e interventismo civilizzatore e data altresì la permanente vitalità di tale ideologia, si comprende che la denuncia dell'occidentalizzazione del mondo faccia riferimento ad autori tedeschi che, anche se hanno fatto loro stessi ricorso al pathos dell'Occidente e della sua funzione civilizzatrice per quanto riguarda il rapporto del loro paese, celebrato come "centro" e "cuore" dell'Europa, con l'Est europeo e i popoli coloniali, per un altro verso sono stati costantemente impegnati nella polemica contro l'interventismo democratico dell'Intesa e dei nemici della Germania. In tale contesto non può non svolgere un ruolo privilegiato la filosofia di Heidegger il quale, sia pure con accenti via via diversi, nel corso della sua tormentata evoluzione, decostruisce l'ideologia universalistica in quanto sinonimo di omologazione e massificazione, o, peggio, in quanto strumento di guerra e di dominio a livello planetario e persino nel rapporto tra uomo e natura. 
Ma per sfuggire all'infausta ideologia dell'interventismo democratico e civilizzatore che tanti massacri ha provocato e continua a provocare bisogna abbandonare al suo destino il Terzo Mondo, e con esso, la categoria di universalità? Il libro che stiamo esaminando sembra talvolta incline a tale soluzione. Che però è illusoria: sia pure scandita da disuguaglianze mostruose e crescenti, l'unificazione del mondo è in larga parte già avvenuta, anche a livello economico, e i paesi colonizzati e pauperizzati dall'Occidente possono sperare di uscire dal tunnel in cui sono stati cacciati solo attraverso una modifica a loro favore dei termini di scambio. D'altro canto, nonostante il "monopolio" occidentale e soprattutto statunitense del "mercato dell'informazione", giustamente messo in evidenza da Latouche, emerge sempre più chiaramente il ruolo che il prezzo del petrolio e il controllo delle fonti energetiche hanno giocato nella guerra del Golfo. Il dramma è che, nell'attuale quadro internazionale, non sembra esserci spazio per quella modifica dei rapporti di scambio e di potere che sola potrebbe metter fine alla morte per inedia di milioni di persone. 
Sul piano più strettamente filosofico, ci si può chiedere se è corretto leggere, sulla scia di Heidegger, in chiave tout court universalistica, l'ideologia che ha accompagnato e accompagna l'"occidentalizzazione del mondo". In realtà, il suo tratto saliente è la con figurazione dell'Altro come il barbaro, il sotto-uomo o il non-uomo, il rifiuto quindi della concezione universale dell'uomo. E al di qua di tale concezione universale dell'uomo resta anche chi si ostina a parlare del Terzo Mondo come di un "asilo infantile". Non amava Kipling definire i popoli coloniali "metà diavoli e metà bambini"? Certo, il disconoscimento dell'Altro può anche fare appello a presunti valori universali, ma in che cosa può consistere la loro critica se non nella chiarificazione del carattere arbitrario del procedimento che trasfigura in termini di universalità un contenuto particolare e spesso vizioso? Non è possibile mettere in discussione un'ideologia pseudo-universalistica senza far ricorso ad una meta-universalità, cioè ad un'universalità più ricca e più vera nella misura in cui è capace di riconoscere e rispettare le differenze. In questo senso la critica dell'occidentalizzazione del mondo non può fare a meno delle categorie li diritti dell'uomo in quanto tale, inteso cioè nella sua universalità), alla cui costruzione l'Occidente ha dato un contributo decisivo. Ed è questo, in ultima analisi, il punto di vista dello stesso Latouche, anche se non si può non condividere con lui la preoccupazione che tale riconoscimento finisca col rafforzare la falsa coscienza di paesi che pure si sono macchiati di genocidio e etnocidio e che tuttora sono ben lontani dal voler mettere in discussione nei fatti, sul piano culturale, politico e militare, il loro tradizionale atteggiamento di arroganza etnocentrica
Latouche Serge - Come si esce dalla società dei consumi (2011) 
http://www.datafilehost.com/d/1d29c9d5
Latouche riprende qui tutti i principali temi e le argomentazioni della sua riflessione sulla necessità di abbandonare la via della crescita illimitata in un pianeta dalle risorse limitate. Non si tratta, a suo giudizio, di contrapporre uno sviluppo buono a uno cattivo, ma di uscire dallo sviluppo stesso, dalla sua logica e dalla sua ideologia. Per questo è anzitutto necessario "decolonizzare l'immaginario", un compito di portata storica in cui si rivela essenziale il dialogo con i maestri della tradizione "libertaria", da Ivan lllich ad André Gorz e Cornelius Castoriadis. La stessa crisi attuale può essere vista, secondo Latouche, come una "buona notizia", se servirà ad aprire gli occhi sulla insostenibilità del "progresso" che l'Occidente ha realizzato fin qui. Per Latouche, infatti, la via della decrescita serena passa in primo luogo per una presa di coscienza del fatto che lo sviluppo è un'invenzione dell'uomo, e che il rapporto tra uomo e natura può essere rimodellato in una dimensione "conviviale", nel rispetto della legge dell'entropia e all'insegna di quella che egli chiama "opulenza frugale": meno consumi materiali e più ricchezza interiore, meno "ben essere" e più "ben vivere".
Latouche Serge - Come sopravvivere allo sviluppo (2011) 
http://www.datafilehost.com/d/8e12c5d4
Secondo Latouche, bisogna mettere in discussione i concetti di crescita, povertà, bisogni fondamentali, tenore di vita e decostruire il nostro immaginario economico, che è ciò che affligge l'occidentalizzazione e la mondializzazione. Non si tratta ovviamente di proporre un impossibile ritorno al passato, ma di pensare a forme di un'alternativa allo sviluppo: in particolare la decrescita condivisa e il localismo.
Latouche Serge - La scommessa della decrescita (2014) 
http://www.datafilehost.com/d/305d0cb4
Il termine "decrescita" suona come una scommessa o una provocazione, nonostante la generale consapevolezza dell'incompatibilità di una crescita infinita in un pianeta dalle risorse limitate. L'oggetto di questo libro è incentrato sulla necessità di un cambiamento radicale. La scelta volontaria di una società che decresce è una scommessa che vale la pena di essere tentata per evitare un contraccolpo brutale e drammatico. Bisogna ripensare la società inventando un'altra logica sociale. Ma qui si pone la questione più difficile: come costruire una società sostenibile, in particolare nel Sud del mondo? Bisogna quindi esplicitare i diversi momenti per poter raggiungere questo obiettivo: cambiare valori e concetti, mutare le strutture, rilocalizzare l'economia e la vita, rivedere nel profondo i nostri modi di uso dei prodotti, rispondere alla sfida dei paesi del Sud. Infine, bisogna garantire tramite misure appropriate la transizione dal nostro modello incentrato sulla crescita a una Società della decrescita. Tutti temi questi che già a vario titolo compaiono nell'agenda politica di molti paesi europei, tra cui la Francia e la Germania, e che anche in Italia cominciano a definirsi in un tutto organico. Questo libro ne è il manifesto teorico.
Latouche Serge - L'invenzione dell'economia (2011) 
http://www.datafilehost.com/d/42ac875c
I saggi pubblicati in questo volume indagano l'origine delle categorie e delle rappresentazioni economiche moderne tra XVII e XVIII secolo. Con questa ricerca storica si chiarisce come l'umanità contemporanea sia ossessionata dalla produttività, dal consumismo e dal concetto di crescita illimitata. Serge Latouche dimostra il carattere artificiale e innaturale dell'economia. L'economia viene "inventata" solo da un certo punto in poi della storia e si impone attraverso l'immaginario economico, l'utilitarismo e il mercato. Latouche pensa che nel pensiero dell'Occidente moderno, la ragione sostituisca del tutto la saggezza e diventi "razionalità calcolante" ovvero calcolo economico. Quando ci si occupa di esseri umani, osserva Latouche, la razionalità strumentale e calcolante (che può funzionare per acquistare in borsa), non basta più, perché si ha a che fare con dei valori: libertà, giustizia, equità. Un libro fondamentale per capire la modernità e affrontare la postmodernità.
Latouche Serge - L'economia è una menzogna (2014) 
http://www.datafilehost.com/d/40621431
erge Latouche racconta la sua vita spesa per una società diversa da quella che sta pagando duramente il prezzo delle proprie storture. Giovanissimo studioso, grazie a missioni di cooperazione in Africa e in Estremo Oriente apre subito gli occhi sulla scienza in cui si è formato: l'economia. Capisce che è la religione ufficiale del nostro tempo, e comincia a smantellarne i dogmi produttivisti e sviluppisti. Insomma, diventa "ateo". La scoperta dell'ecologia è poi per Latouche un passo decisivo verso il pensiero della decrescita. Fin dalla sua apparizione, la parola suona blasfema e ancor più adesso, nell'abisso della crisi, quando si continua a invocare la crescita come soluzione. È il grande abbaglio dello "sviluppo sostenibile", contro cui Latouche non smette di obiettare con tutta la forza dei suoi argomenti, diventati ormai parole d'ordine di vasti movimenti: prosperità senza crescita, abbondanza frugale, ecosocialismo. Decrescere significa in realtà far crescere tutto ciò che ci è negato da uno sviluppo forsennato: la gioia di vivere, la qualità dell'aria, dell'acqua e del cibo, la convivialità.
Latouche Serge - Per un'abbondanza frugale (2012) 
http://www.datafilehost.com/d/5f5cdb32
Che cos'è mai l'abbondanza frugale, oltre a un ossimoro che lega provocatoriamente due opposti, a un'ennesima parola d'ordine suggestiva e impraticabile? Se qualcuno replicasse così alla prospettiva di una convivenza capace di sobrietà non punitiva, verrebbe preso sul serio da Serge Latouche, e contraddetto con ottime ragioni. Agli argomenti di chi dissente da lui e dagli altri, sempre più numerosi, "obiettori'di crescita", il maggior teorico della decrescita dedica questo libro, ormai necessario dopo anni di malintesi, resistenze, travisamenti strumentali, accese controversie. Gli sviluppisti incrollabili, o gli scettici poco inclini a dar credito alle logiche antieconomiche, troveranno qui il repertorio delle loro tesi e delle loro perplessità, smontate una a una. Sarà difficile continuare a sostenere con qualche fondatezza che la decrescita è retrograda, utopica, tecnofoba, patriarcale, pauperista. La crisi devastante che stiamo vivendo la indica invece come l'uscita laterale dalla falsa alternativa tra austerità e rilancio scriteriato dei consumi. Un'abbondanza virtuosa, ci avverte Latouche, è forse l'unica compatibile con una società davvero solidale.
Latouche Serge - Usa e getta. Le follie dell'obsolescenza programmata (2013) 
http://www.datafilehost.com/d/8beb0462
Stampanti bloccate a orologeria, dopo diciottomila copie, o computer fuori uso allo scadere dei due anni: non siamo di fronte a una strana moria elettronica degna della fantascienza, bensì alla manifestazione più recente di un fenomeno che è parte integrante della società della crescita. Si chiama "obsolescenza programmata" e fa sistema con il nostro modo di produrre, di consumare, di pensare, di vivere. Significa che gli oggetti messi in vendita hanno una fragilità calcolata, tanto che la durata della garanzia coincide spesso con la loro vita effettiva. Impossibile ripararli. Vanno gettati e subito sostituiti con altri, ancora e ancora. Di questa illimitatezza malata, che ci avvolge sempre più nella spirale di iperproduzione, turboconsumo e immane scarto, Serge Latouche è l'oggi l'accusatore più conseguente. Con la sua capacità di infilzare le storture di un'economia di catastrofe, mette in sequenza gli antecedenti storici e fraudolenti dell'"usa e getta", ne smaschera la logica simbolica e indica una via d'uscita: una prosperità senza crescita, prospettiva frugale ma non pauperista che sappia decolonizzare la mente dall'imperialismo delle merci, e riprenda il passo umano della durevolezza, della riparabilità e del riciclaggio.
Latouche Serge, Cochet Yves, Dupuy Jean-Pierre, George Susan - Dove va il mondo. Un decennio sull'orlo della catastrofe (2013) 
http://www.datafilehost.com/d/753c21c7
Difficile sbagliare le previsioni a brevissimo termine, perché il futuro immediato è già qui. Meno coinvolgente il vaticinio su ciò che capiterà nel lungo periodo, quando non ci saremo più. Così la vera sfida è centrare i pronostici a medio termine. L’hanno persa con disonore coloro che appena l’altro ieri facevano a gara a rassicurarci sulla ripresa dell’economia mondiale. È da tutt’altra prospettiva che muovono quattro tra i maggiori «obiettori di crescita» nel ragionare sul decennio che ci aspetta. Serge Latouche, Yves Cochet, Jean-Pierre Dupuy e Susan George giudicano ineluttabile il declino dell’ordine economico neoliberale e non distolgono lo sguardo dal baratro che si sta spalancando. Anzi, tra loro c’è chi rivendica il «catastrofismo illuminato» come l’unico esercizio previsionale all’altezza della situazione. L’idea è che non si possa sfuggire all’alternativa: decrescita o barbarie.

domenica 11 gennaio 2015

fatevi i gatti vostri n. 611 "Histoire d' Itò 2"


Ecco il seguito dell' Iteide. Per l'ascolto vi dò io un consiglio che poi è quello che abbiamo fatto noi oggi pomeriggio. Se avete una stufa a legna o caminetto è meglio. Sedetevi comodi ma prima mettete a gratinare qualche bella fetta di polenta o preparate delle bruschette. Un bottiglia o se volete fare "alla Dante" un fiasco di vino "bono" obbligatoriamente rosso. Staccate i telefonini per un quarto d'ora altrimenti suoneranno in base alle famose leggi di Murphy. Adesso siete pronti, mentre sgranocchiate, ascoltate il racconto dello zio e immaginate che quando io e Bobby lo abbiamo conosciuto  avevo 14 anni io e 17 lui. Forse non c'era ancora il modo di rimbecillire su facebook e what's app ma molti dei nostri amici istupidivano coi videogiochi. Noi  abbiamo avuto la fortuna di vivere in una città magica, in una casa romantica ma soprattutto quella di poterci lasciar trasportare ogni giorno sulle ali della fantasia.

buona domenica a tutti

Dani

sabato 10 gennaio 2015

fatevi i gatti vostri n. 610 " Histoire d' Itò" prima parte

Insomma si rischiava che Zio Dante non festeggiasse più il ritrovamento di Ito ma son tornata io dalle lunghe e noiosette vacanze e anche Bobby. In un "battibalena" abbiamo fatto raccontare  la storia allo zio (c' è voluto un litro di vino di quello buono). Io l'ho trascritta e Bobby l'ha messa al volo su youtube. Solo la prima parte in cui di Ito si parla meno ma prestissimo arriverà anche il seguito. Le immagini del filmato sono sfuocate ma pesavano troppo e il video non si caricava facilmente così abbiamo ridotto la qualità delle foto che son già state tutte postate in passato e che torneremo a riproporre in seguito con definizione assai migliore

Un abbraccio a Tutti, buon ascolto 
(non dura troppo una decina di minuti)

Un abbraccio da Dany & Brother


venerdì 9 gennaio 2015

Fatevi i gatti vostri n. 609 " Lacuario Lumano"

Alora io voleva sentire notissie del mio babo gato che ava riaparuto provisamente ma sicome che onni giorno cierano novi morti babo Dante no vole faciere un bloghe gioiso sendoci una disgrassiae alora penzo che ava ragione e isperiamo che domani ava istato mellio pe ogi inpostavo io il lacuario dei lumani  che cuesti luroscupi sono fati asai mellio di cueli antri, avenduli selesiunati iomé
e sono senpre il vostro Gato Balena che stava bene come insperava di voi tuti

 ACQUARIO (20 gennaio—18 febbraio)
 Amore
Dopo aver vissuto un anno alla ricerca di persone nuove con le quali assaporare le gioie dell’amore, in questo 2015 dovrete fare maggiore attenzione a quelle che potrebbero essere, a parole, autentiche favole ma che nella realtà potrebbero invece rivelarsi delle cocenti delusioni.
Non potrete fantasticare troppo, e questo sarà valido tanto per i single quanto per chi vive già una relazione: la vostra purezza d’animo, infatti, potrebbe portarvi a scottarvi troppo per amore. Questo non significa che nel corso dei prossimi 12 mesi non avrete alcun modo di stare bene e di sentirvi palpitare il cuore: ciò potrà sicuramente anche avvenire, perché incontrerete gente nuova e molto interessante, ma le emozioni che proverete dovranno restare semplici sensazioni di un momento. La vostra innata voglia di fantasticare e di idealizzare ogni cosa, infatti, in amore potrebbe spingervi a compiere scelte poco proficue, delle quali potreste anche pentirvi in seguito e che potrebbero provocare un enorme senso di frustrazione.
Nella vita di coppia, infine, dovrete essere prudenti e temporeggiare un po’.
Salute
L’anno che vi siete lasciati alle spalle non è stato tra i più semplici per quanto riguarda la condizione fisica, perché avete accusato qualche disturbo di troppo e avete avuto bisogno di parecchio tempo per riprendervi completamente e tornare a essere in perfetta forma. Questa tendenza negativa continuerà anche per la prima metà del 2015, a causa di Saturno. Dovete obbligarvi a non trascurarvi, prendendo maggiormente sul serio quelli che potrebbero essere i vostri problemi di salute.
La sensazione di essere spossati, poco produttivi e desiderosi unicamente di riposo vi accompagnerà almeno fino agli inizi dell’estate, quando potrete finalmente lasciarvi alle spalle questi fastidi e cominciare invece a rivivere in modo intenso e propositivo le vostre giornate, lasciandovi alle spalle tristezza e stanchezza.
Grazie a questo ritrovato stato di benessere, nella seconda metà dell’anno riuscirete a tornare in piena forma e potrete affrontare con ottimismo tutto quello che vivrete – sia in famiglia sia al lavoro – in un 2015 che vi chiederà di restare sempre vigili. Non dovrete comunque lasciarvi sopraffare dagli eventi, ma essere sempre pronti a reagire con grinta: solo così avrete la meglio.

Lavoro
Dovrete impegnarvi ancora tanto per tornare a essere pienamente vincenti e soddisfatti di quanto vi verrà offerto nel vostro lavoro quotidiano. Grazie al fatto che sarete un po’ più pronti a reggere lo stress, i risultati dovrebbero in ogni modo iniziare a farsi vedere, soprattutto nel corso dell’autunno, quando porterete a casa qualche nuova opportunità di carriera e di guadagno.
Non dovrete lasciarvi comunque tentare da facili opportunità di successo o da investimenti che sembrano troppo belli per essere reali: sapete fin troppo bene che le buone occasioni sono frutto unicamente del vostro duro lavoro e non del caso!
Una nota positiva vi verrà dai colleghi, che vi sosterranno dimostrandovi la loro vicinanza: dovrete sapere valorizzare questi rapporti e, soprattutto, dimostrare la vostra gratitudine a queste persone.
Quando si tratterà di affrontare le vostre sfide professionali più difficili, non dovrete comunque dimenticarvi dei vostri familiari: saranno infatti il loro ottimismo e la loro fiducia totale in voi ad aiutarvi a dare sempre e comunque il meglio di voi.
Denaro
Anche in seguito alle tante difficoltà che avete dovuto affrontare al lavoro durante il 2014, a livello economico avete dovuto rinunciare a un po’ di cose, risparmiando il più possibile per far fronte anche ad alcuni imprevisti. Quest’anno, per fortuna, potrete finalmente tirare un sospiro di sollievo e tornare a sorridere: sin dalla primavera, infatti, vi si presenteranno delle ottime occasioni per incrementare i vostri guadagni.
Chi lavora autonomamente potrà incassare del denaro da clienti che non pagavano da parecchio tempo e riuscirà anche a stringere nuove collaborazioni redditizie con persone più affidabili, costruendo finalmente un futuro più solido per la propria attività aziendale.
Grazie a questa tendenza positiva in termini di guadagni, potrete anche concedervi qualche sfizio in più, assecondando i vostri desideri di cambiare un po’ il guardaroba, o ancora, di arredare la casa o partire alla volta di qualche meta lontana. Un solo consiglio: ponderate oculatamente le vostre necessità, per evitare di spendere inutilmente il vostro denaro in iniziative poco proficue sotto tutti i punti di vista.
Nell’ultima frazione del 2015, potreste anche tentare la sorte: del resto, dovrete ricordarvi sempre che chi non risica non rosica.

giovedì 8 gennaio 2015

fatevi i gatti vostri n.608 "il Gatto acquario"

GATTO ACQUARIO
(21 gennaio - 20 febbraio)

 

• Modernissimo e anticonformista, il gatto dell'Acquario è profondamente altruista, partecipa alle vicissitudini dei suoi simili con tutto se stesso e ama prendersi cura delle persone con cui vive. Ha un carattere molto dolce, è paziente e generoso però non vuole che gli si diano ordini. In casa ama controllare che tutto sia in ordine e al posto giusto. Dedica molto tempo alla cura del suo aspetto e ama essere spazzolato e coccolato. In primavera e poi in estate passa molto tempo in giardino o sul balcone, d'inverno, invece, adora guardare fuori dalla finestra e vedere cadere la neve, la pioggia, osservare il cielo. Il gatto Acquario ama la compagnia degli altri gatti e delle persone. Quando andate a dormire non chiudetelo fuori dalla vostra camera da letto. Il gatto Acquario ama stare con voi nelle ore notturne e proteggervi dai brutti sogni.