lunedì 1 settembre 2025

fatevi i gatti vostri n. 2116 Il titolo? Me lo so scordato!

Sì  il titolo? Me lo sono dimenticato e va bene ma.... volevo dirvi che....non me lo ricordo più. Ma a chi sto scrivendo? Boh. Speriamo di non arrivacci mai  a sto punto o d'avé un minimo di coscenza pe fa un discorzo a due cola doppietta der mi nonno che mi guarda attaccata al muro fregandosene di Cappato, dele Svizzera, dele leggi. Lei è lì, l'urtima in basso, e da sola un si move ma chi lo sa? La demenza senile pole arrivare cheta cheta e invadere anche quelle che un tempo eran testoline brillanti e memorie acciaiose. Non voglio però parlare dell'invecchiamento. Non ancora, almeno. Ci sarà tempo anche pe quello, almeno speriamo. Oggi volevo parlare dei cani. Anzi mi doveva dare il cambio Zanzina perché aveva tutta la roba, foto incruse su altri cani da acqua. Sa rà pe staltra volta.

Chissà se ci so anche i cani da vino? Mi chiedo. Io mi ricordo solo quello del grande Lelio. Luttazzi intendo che, accompagnadosi al piano, cantava" Solo davanti a un fiasco de vin quel fiol d'un can fa le feste perché ze un can de Trieste e ghe piase el vin" Era uno dei ritornelli preferiti dal Ciampino. Da Nado, spesso quando uno prencipiava ad andare di fori coi discorzi, mentre Don Luigi vociava:" Levagli r fiasco Ampelio" Dino cola chitarra o col piano a seconda di quel che aveva più prossimo attccava "el can de Trieste". 

Eccola nela bella versione in dialetto prodotta dall'indimenticabile Lelio. 

Nzomma quando c'è da empì spazio co discorzi vòti e m'arrangio guasi come Georgia. Ma leilì e mi batte perché è più giovane e su discorzi so decisamente più voti e divaganti de mii. Tornando ar punto, Zanzina ieri, sebbene fosse domenica è dovuta andà a Pisa col Mosca che, da quando battiede r capo e l'operonno, ogni tanto si sente male. Purtroppo come capita a molti di noi quando ci si sente male  un riesce mai a sceglie ir giorno più opportuno.  Ovviamente  mi manda un messaggio, che io leggo solo ora, dicendomi di penzare al post. Attaccato al primo messagio un altro che comincia con "Pora Caata cor cazzo che c'hai penzato al poste!" 

Ha ragione io i messaggini li guardo quando me ne ricordo e me ne ricordo di rado ma no pe l'Alzaime perché sto mondo di messaggistica istante m'ha dimorto rotto le palle. Rimedio a modo mio. Mprovvisando. Ieri Holly m'aveva detto che c'era un ber filme su un canale tv ma un si ricordava ir titolo er canale. Si rammentava solo che parlava d'uno coll'arzaime. Ovviamente un ho trovato né ir canale né r titolo e quando sono tornate a casa ho preso na lavata di capo pe non avello registrato. Così mortificato e pentito ho trovato ir modo di rimediallo in istriminghe e s'è visto nzieme. O meglio: A Dani un gli piaceva. Holly dopo dieci menuti ronfava come le su gatte e io pe solidà coll'Arzaime ho guardato tutto r filme. Di cui ora vi scrivo quarcosa. Un avevo mai prencipiato una frase con Di CUI, mi piace. Peccato che un si riesca più a sentì il prof Martinelli su chi l'abbia addoprato in letteratura. Di certo lui avrebbe commentato: "Si Svetonio usa  un par di volte cotesto Genitivo Incipitale nela su opera 'La vita dei gatti dei cesari' ". Bella testa il proffe, peccato un sentillo più, mi basterebbe sapé che sta bene. Speriamo mi legga armeno la su sorella e mi faccia il piacere di scrivemi "siamo vivi, ci siamo solo rotti le palle di legge codeste cazzate" . Credetemi io sarei felicissimo più che se c'assegnassero il gatto dorato del post (premio che San Giuliano voleva istitui, prima che prencipiasse a confondesi colla topa. Come sapete topa e gatti un vanno propio d'accordo. 

M'è piaciuto ir firme? Boia dé un ho perzo na battuta anche se mi ricordo pochino. Però mi rammento la barzelletta che il vecchio demente racconta ale suore che lo hanno accolto in un convento. 

Allora na suora va al mercato e ar banco dell' ortolano vede de begli zucchini e dice di volé comprare no zucchino.

L'ortolano gentile replica "Guardi suora ne pigli due" " Perché chiede la suora?" "Così il secondo lo mangia".

Ovviamente dela barzelletta sopraccitata esiste anche na verzione livornese in cui la suora chiede due zucchini invece di uno e l'ortolano gliene propone in vendita un terzo dicendo "così l'ultimo se lo mette in bocca". Ma si sa, i Livornesi so grevi e il regista era tedesco quindi va bene così. Mi ricordo propio ora che il regista  Til Scweiger (ricordassi r nome un è poca cosa) aveva digià fatto sto firme solo 4 anni  prima, ossia ne 2014 cor titolo Honig Im Kopf (testa piena di miele). Così definisce ir su stato mentale il protagonista in una battuta der firme. La trama ve la dico in du parole levate da wikipedia, così fo prima: "Nick scopre che suo padre, Amadeus, un uomo vedovo, è malato di Alzheimer. E così lo invita a trasferirsi da lui a Londra con tutta la sua famiglia. Grazie all'aiuto di Tilda, la sua nipotina, l'uomo visita la città di Venezia e tutti i luoghi inerenti ai suoi ricordi, intraprendendo un viaggio che cambierà radicalmente la sua vita e quella della sua famiglia." 

Un grande Nick Nolte come protagonista  e la su figliola più piccina Sophia Lane Nolte, grandissima coprotagonista. Tante belle idee e parecchi bei messaggi, sciupati da inzerti banali e inutili. Il figlio di lui  Nicholas (Matt Dillon) e la nuora Sara (Elisabeth Mortimer), du caatelle sciorte,  che si rimproverano le vicendevoli corna ma che ala fine trombano a Venezia svegliando l'albergo di lusso e tutta la calle. Una conzocera coi bollori senili e altre stronzate che a levalle sarebbe un'opera di misericordia. Ovviamente hanno tutti le carte di credito straboccanti, perfino il vecchio coll'arzaime e ci so tante altre cosette poco credibili.  Nell'inzieme però è un firme che si pole guardà e tocca un tema che pole tocca tutti noi o direttamente o attraverso i nostri cari, quindi Okkio.

Il linke del canale che lo ridava in striminghe lo metto nela nostra videoteca pe una critica più approfondita dela mia rimando a quella della brava Costanza Morabito su  cinematografo.it

Bona settimana 

Dante.

domenica 24 agosto 2025

Fatevi i gatti vostri 2115 "Micia pinnata"

Se io fossi in Zanzina un  me la prenderei tanto per quelle considerazioni fatte dal sedicente Ilio da San Rossore. Intanto per avere un nome di questo genere, bisognerebbe che Ilio fosse per lo meno coetaneo di me, der Ciampino o di Ampelio perché all'epoca  nostra di questi nomi ce n'erano in abbondanza. Ora però i tempi so cambiati e anche a Livorno si sprecano le Teilor e le Sharon, mentre quarcheduno ha penzato bene di battezzare il proprio figliolo  Fedezze. Io in questi casi sarei per la castrazione o in alternativa per l'inibizione a vita da rapporti sessuali destinati alla procreazione. Gli lascerei magnanimamente quindi la possibilità di andallo a piglià in culo e cantà  contento. 

Tornando a Ilio. 

Mi verrebbe da pensà a qualche burlone, non troppo distante dai frequentatori del Bardo bar Nado, o da individuà tra gli stessi familiari di Zanza, ad esempio il Tafano o il Mosca. Perché dico questo. Intanto è difficile che un Pisano legga il nostro blogghe. Seconda di poi è difficile che sappia scrivere e già ci sono due impedimenti dirimenti. Poi usa il termine. "Tegame" associandovi "Come dite voialtri" e la cosa mi pare forzata. Ringrazio comunque Eliana che si è presa la briga di dacci delucidazioni ulteriori sul carattere e le capacità de cani da acqua ed anche per il simpatico calcolo inerente il raggio del Lago dell'Accesa.

Purtroppo da quando ho iniziato a trattare l'argomento cani da acqua, Holly ha assunto la posa der cane da combattimento. "Mica penserai di prendere anche un cane?" mi ha detto "non ti bastano queste due gattine alle quali penso solo io?" Sta cosa mi è sembrata un pochino di parte, perché se Holly si occupa con puntualità e generosità delle provviste di cibo per le due perennemente affamate, io non mi tiro indietro per quanto riguarda la somministrazione di dette cibarie, della pulizia della sabbietta e soprattutto delle innumerevoli coccole e pettinature che le due miciotte esigono quotidianamente. 

Di certo un cane che nota mi piacerebbe e mi piacerebbe facci r bagno nzieme, visto che  Dani è la sua zia dell'acqua hanno dichiarato di averne fin sopra i capelli e mi lasciano andà al mare da solo, purché mi tolga di torno. Certo mi rendo perfettamente conto che  un cane da acqua, ma anche un cagnetto normale, comporta un sacco d'impegno.
Io con Ombra vivevo in simbiosi. Ma erano altri tempi. Le persone erano meno nervose e tutti ci si accontentava di quel poco che si aveva. Ombra era paga di stare con me e di mangiare quello che riuscivo a rimediare. Con lei ho visitato le più brutte spiagge d'Italia e sono stato buttato fuori da tutti gli alberghi ai quali provavo a chiedere ospitalità per tutti e due

Fu questo il fattore determinante del mio volgermi prima ai furgoni e poi al camper, con alcuni passaggi in cui la nostra casa fu la tenda, spesso in campeggio libero, qualche volta in camping. 

C'è però una cosa che vorrei portare a conoscenza di voi lettori ed è il fatto che potrei anche rinunciare al cane da acqua purché le donne di casa mi autorizzassero

ad allenare Cice. La micia pelosa ha nel suo DNA qualcosa di gatto nordico. 

Indiscutibilmente non ha paura dell'acqua perché entra sempre nella vasca e ner bidè.
Ha zampe palmate e con ciuffi di pelo interdigitali che gli consentirebbero sicuramente di notà meglio di altri gatti, anche se Esserino e Balena lo facevano normalmente pur avendo zampe da gatto normale. 

Esserino si agitava un po' ma si moveva bene in acqua. Balena sfruttava il galleggiamento naturale e cole zampe produceva il minimo sforzo necessario all'equilibrio e ali spostamenti.
Ora se Ilio dovesse commentare che da noi anche i gatti sono dei fenomeni gli risponderei che se guardasse per bene in casa sua, vedrebbe che i fenomeni non sono i mi cani o mi gatti. 

Mi resulta nfatti  che una certa tipa di San Rossore avesse fama d'esse n' emula di San Francesco. Per come parlava all'uccelli e per  faceva arza' n'aria anche quelli che un volano, artro che nostri cani e gatti! E bisogna andà a Pisa e dintorni pe vedé i fenomeni.

Se invece dietro il sedicente Ilio dovesse nascondessi la malizia del Ciampino o di qualcuno dei fratellini mi congratulo con loro per l'arguzia e per essere riusciti a farsi credere un pisano vero da Zanzina

Bona Domenica 

Dante

venerdì 15 agosto 2025

fatevi i gatti vostri 2114 "Ferragosto d'Ombra"

Ner 2008, in un poste (mi pare r 133) intitolato Ombra e Luce",  Dantino ci raccontò come l'aveva trovata e del carattere indomito di quer piccolo cane giallo a mezza via tra un barbone e no Spinoncino co de probabili schizzetti di dna der Lagotto Romagnolo.

Ne riparlò diciassett'anni dopo, nelo scorzo Gennaio, quando i nostri poste avevan gia scavalcato la seconda migliaia. Ma ne riparlò solo per dire come Ombra lo seguisse sempre accanto ala bicicletta durante le sue gite da portalettere nel rione  di San Frediano a Firenze indice lui si era trasferito per fare l:università.

Io però d'Ombra sapevo molto di più perché, ne racconti al barre, Dantino era stato assai più dovizioso di particolari e di restituzioni dele mille avventure passate nzieme a quella canina. 

Così un po a ricordi mia, un po

' der Ciampi, che la conobbe bene perché Dante la portava a Livorno spessissimo dato che stava a Firenze e non a Venezia, voglio fa na ricostruzione un po' più completa. Giusto pe rende giustizia e onore a quest'altro grande cane.



Intanto collochiamo l'anni, i mesi e giorni Dante la trovo ne giorni compresi tra r 12 e r 16 Agosto del 1978. Per comodità dateremo l' incontro a Ferragosto così almeno oggi si festeggia na ricorrenza.

I luoghi: Era dala zu zia a Follonica e aveva deciso di passà qualche giorno a campeggio libero al Lago dell'Accesa. La localitá si trova più o meno a mezza via tra Follonica e Massa Marittima. Nei pressi ci so una importante necropoli etrusca ei  resti di un villaggio minerario sempre di vesto popolo.

Dante prencipiò subito a curalla e appena fu in forze, mentre luilí faceva r bagno nel lago, se la vide arrivà a noto veloce come na scheggia. Dovete sapé che i cani Barboni pe loro indole so tutti acquatici e ottimi notatori. Del Barbone hanno moltissimo il Cane da acqua spagnolo e ir su cugino Cane Portoghese e ottimo cane pe la caccia in acqua è anche il nostro Lagotto Romagnolo. 


Cosa non proprio comune a tutti i cani, alcuni dei quali annaspano parecchio cole gambe davanti,  Leilí cole zampe anteriori si moveva benone ma più che altro pe bilanciare e corroborare una notevolissima spinta che si dava cole gambe posteriori. Dino ricorda che Ombra aveva le zampe ben palmate  come i Lagotti romagnoli e i cani Spagnoli e Portoghesi da acqua e lui scherzosamente le diceva: a notà sei n fenomeno ma a sonà r pianoforte avresti dele difficortà co sta pelle n mezzo a diti.

Dante aveva fatto r bagnino qui a Livorno, era un bel tuffatore dali scogli e aveva na resistenza in acqua che gli permetteva di sta a mollo anche tre o quattr'ore senza particolare sforzo. Tra noi che siamo tutti avvezzi all'acqua è sempre stato r meglio, qualità riconosciuta anche dar su babbo, dal mio, entrambi ottimi notatori e perfino da Don Luigi che quando si levava la tonaca pareva John Weismulle, vello di Tarzanne. Il che  spiega r su successo ner confessionale e nel post confessionale co tantissime sposine de nostri dintorni che un vedevano appunto l' ora che si levasse la tonaca o che se l'arzasse se il tempo concedeva solo na svertina a pecora.

Dante dunque volse subito provà quella cagnetta che lo aveva raggiunto in mezzo al lago. Quando tornarono a riva prese un legno, lo tirò piu lontano che poteva e si buttò a noto. Fece ala svelta a raggiunge r legno ma quando arzò l capo dall'acqua, sicuro d'esse arrivato primo, vide Ombra col legno in bocca. La provò sula lunga distanza e il cane era sempre accanto a lui. Lo avrebbe potuto superare agilmente ma Dantino capì che Ombra un voleva fa le gare, lei voleva solo sta accanto a lui e fu così per tutta la su vita che toccò i sedici anni. Dante invento tutti l'esercizi possibili e immaginabili, perfino quello di fassi salvà da Ombra. Pareva impossibile che un omone come Dante potesse esse tirato da un cane alto 40 cm e peso 13 o 14 kg eppure Ombra lo tirava come se n corpo avesse un motorino. Dante si buttava giù sottacqua e lei non mollava, non riusciva a progredire in quel modo ma gli teneva la bocca for d'acqua e sarebbe rimasta lì fino all'esaurimento delle forze. Allora lui si metteva a galleggiå a morto e lei lo tirava infino a riva. Dante spesso dovette moversi in quegli anni, trovò lavoro in Svizzera e lì ovviamente Ombra fu accanto a lui:  ner lago di Lugano, in quello di Como e anche nel Lago Maggiore. Dante ebbe anche r culo di vince dele borze di studio e fu a nzegnà n Venezuela e n'America. In Tibette  e n Malesia nvece c'ando pe cazzi sua. In tutti  que posti Ombra non lo poté seguire e restò a casa. 

Allora un era semplice telefonà ma ogni volta che Dante lo faceva, prima ancora di chiede notizie dela su famiglia, chiedeva di passagli la cagnetta e appena lei lo sentiva  lanciava un mugolio che faceva accartoccià le budella . "E torno Ombrina, un piange, lo sai che torno o come fo a sta lontano da te?" diceva Dante ar telefono e lei aspettava e Dante tornava. Credo che a volte sia tornato più che altro per lei. Allora era Amore coll' A maiuscola: Ombra che saltava nela macchina in corsa, Ombra sul motorino e sula vespa cole zampe dvanti al manubrio e quelle dietro sule cosce di Dante, Ombra co Dante in Arno, a Sant'andrea a Rovezzano, Ombra co lui in Versilia e soprattutto Ombra a Livorno. 

Ombra conobbe anche Akabbe e da du grandi notatori che erano fecero parecchi bagni nzieme. Quando correvano i primi anni ottanta Akabbe aveva più di dieci anni ed Ombra era ancora in piena giovinezza.

Nonostante Akabbe fosse stato  n cane d'una forza incredibile in acqua, Ombra lo avrebbe forse superato in agilità ma questo non accadde mai. Si comportava come con Dante, notava quasi in relax accanto al vecchio spinone. Solo quando Dante si tuffava e li raggiungeva Ombra faceva na sparata  velocissima di dugento metri a noto e poi si fermava ad aspettalli. Pareva Federica da come filava sverta ma secondo Dante cor un muso e dell' occhi più affascinanti

Bon Ferragosto a Lettrici e Lettori

Zanza

domenica 10 agosto 2025

fatevi i gatti vostri 2113 E ala fine anche il cane andò al mare

Se si pigliano i cani, in generale, si vede k' hanno un'abilità innata a notà. 

Diverse razze possan trovà la cosa più compricata  per come so fatti. Altri sembran nati a Livorno, capaci addirittura di tuffassi dali scogli. Andando ndietro ner tempo un mi resulta che ci sia  un momento preciso dela su evoluzione in cui r cane abbia mparato a notà. Il su esse avvezzo all'acqua dovrebbe derivà  dalla su  storia evolutiva in quanto discendente d'un lupo. Lupo che magari une scendeva fino a Bibbona pe caccià ma di certo aveva bisogno di spostassi o di rincorre quarche bestia che aveva confidenza coll'acqua e che lui poteva mangià. 

Ora se st'introduzione la leggesse Alberto Angela credo mi piglierebbe subito ner timme dell'etologi co cui si consurta. 

Donque un cane nato acquatico un ci  dovrebbe esse tra que "canisse psicolatranse" che vissero ner preistocene ner  Norde America e che so detti "Cane d'Edoardo". Che un sarebbe poi ir fratello scemo di Carlo ovvero quer principino che unn era bono a reggesi r pisello da solo e si dilettava in quelli che pellui erano giochini ma pelle vittime erano violenze sessuali bellebbone.Del resto i su sodali erano Eppistain e quell'altro scemo che regna nela casa nverniciata di bianco. Tanto anche se mi legge un capisce. Eppoi è preso da conti  pe fa di novo grande quella terra che s'è ricoperta di merda nel corso dell' urtimi sessantanni. Luilì a fa conti sule merci che arrivano, mi pare peggio der babbo di Melesecche. Si chiamava Buzzo e faceva l'ortolano. Un cocomero di dieci chili che dappertutto si trovava a 20 lire r chilo quando sortivi dala su bottega pareva tu l'avessi preso da Bulgari. Mi raccontava la mi mamma che r mi nonno Nado  na vorta, ner lontano Settanta, era rimasto senza vino ar Barre e, mentre aspettava r camio cola botte, andette da Buzzo, che aveva bottega dirimpettaia a noi, per piglià du bottiglie di rosso. All'epoca  l'ortolani potevano vende anche vini e oli e roba da mangiare in bussolotti di latta."Tremila lire m'ha chiesto quer pezzo di merda" vociava r mi nonno rientrando al Barre a mani vote. Pela cronaca l'Istatte, consurtato dal Ciampi propio du menuti fa, dice che in quell'anno na bottiglia di Chianti costava  770 lire e quello di Buzzo era n vinaccio quarsiasi.

Ma torniamo ar cane che nota, perché i cani, armeno parecchi, notano e bene e ner poste dela scorza settimana s'è aperto st'argomento che ripiglio volentieri. Tra l'altro perché voglio onorà la memoria di Akabbe, un bastardo di spinone adottato da Nado. Akabbe  aveva la mamma pura ma leilì doveva avé preso n'uccellata da nartro natodancane che un si sapeva chi era ma doveva esse bello. Eh sì perche Akabbe, da racconti di mamma Nara, era bellissimo. Ecco l'unica foto ritovata (del 1971) in cui dev'esse  a Cecina o a Vada perché vedo la rena e la mi nonna deli scogli aveva paura, sicché le poche vorte che si movevano da Livorno andavano lì.

Akabbe era zoppo da la zampa destra didietro pe na marformazione congenita dell'articolazzione e la teneva sempre n'estenzione che pareva una cavallo ar trotto.  Nell' acqua,però, era come se di zampe n'avesse avute 5. A Calafuria lo portavi ali scogli e malfermo com'era, spesso, ruzzolava n mare. Allora  era come se dicesse "qui comando io", un c'era più verzo di fallo risalì, notava infino a che un s'andava a pigliallo cola barca, un po perché gli scogli un gli garbavano punto, un po' perché nell' acqua si sentiva un campione. Conziderate che andà a piglia la barca un era cosa da du menuti e quer cane restava tranquillo a notà come se un avesse mai fatto altro. Na vorta a quelli der barre gli cascò dar terrazzo un vaso co na pianta d'alloro. Akabbe, forze pensando che gliela avessero tirata pe riportalla, la prese in bocca cor vaso attaccato e tutto e un la mollava. Il peso der vaso gli tirava ir capo sottacqua ma lui niente, tornava su cola pianta n bocca. Meno male che presto ir vaso si sfilò da solo per effetto dell'acqua che allentò il terriccio, senno sarebbe stiantato prima di cede per la tasta dura che aveva. Quando Dantino  s'incaponiva d'una cosa e un c'era verzi di sviallo r mi nonno gli diceva, "co rispetto pe la tu mamma ma te devi esse fratello di Akabbe". Ovviamente avrete capito che Akabbe traeva r su nome dall'enimattico Capitano dela baleniera di cui Melville scrisse ner su Mobidicche.Sto immenzo amico visse 15 anni che pe un cane so na discreta età e come tutte le creature bone, ala fine, na sera, mangio, salutò tutti a testate, poi si sdraiò e la mattina era diaccio. Lo bruciarono dentro a un bidone e lle ceneri le buttarono in mare dal Romito, na sepoltura molto ambita da Livornesi (così dal racconto testimoniale dela mi mamma con contributi der mi babbo e der Ciampi che Akabbe lo conobbero perché io allora un ero nemmeno stata penzata.

Seguita ala prossima colta storia d'altri cani che andettero al mare e si parlerà anche d'Ombra di Dante che  a notà sembrava la Pellegrini ma parecchio più nteressante di fattezze.

Baci

zzzzz

sabato 2 agosto 2025

fatevi i gatti vostri 2112 "Col prencipio dell'Agosto si rimette tutt apposto"

In effetti un po' di casino s'è fatto dar fine giugno insino ala fine  di luglio quando per bona sorte Dantino ha fenito l'anni. O meglio gli ce ne so restati, spero e gl'auguro, ancora un sacco. Quer che di fenomenale 3è successo è che ha fenito ir su settantunesimo anno ed ha prencipiato ir settantaduesimo. E così. co questa rivelazione che farà impallidire li scenziati di mezzo mondo, io ho prencipiato il riordino. Partiamo allora col riassunto di quer che s'è fatto: Dani è ndata n Inghilterra da Bobby che si potrà move solo dopo Ferragosto pe su mpegni di docenza. Leilì, secondo me e anche secondo arcune confidenze che mi ha fatto tempo addietro, un ha mai completamente smesso di penzà a Evanne. Evanne è r su vecchio fidanzato, medico amico di Bobbe, che ebbe solo r torto di digni che l'avrebbe sposata volentieri e gli sarebbe garbato anche avé du o tre bimbetti fra coglioni. Io Dani la conosco benino oramai e credo che l'abbia atterrita l'idea d'una cosa per sempre o armeno per diverso tempo. Credo anche con he l'abbia tediata l'immagine di Osforde a vita o armeno pe diverzo tempo. Infine quer penziero di sgravà due o tre vorte come na bestia gli deve avé abbuiato der tutto r cervello e r cuore. Ciò non vor dì che Evanne un gli piacesse. Gli garbava e parecchio e probabilmente se r capo ha detto no e r cuore, obtorta aorta, gli è ndato dietro, la coscia risente ancora dell' umido di que be tempi nzieme. Resta e me l'ha ripetuto leili più vorte  che la mi grande amica veneziana è anche lei matta come na cavalla servatica. Donque  l'dea dele briglie un gli poteva andà. Come un va a Samatta, ala Trombante Maiorre e nemmeno ammé. Io perdipiù un so ancora stata bona di trovà uno che mi garbi. Ocché ci si deve fa? "Meglio restà zittelle che sta strette nela propia pelle" dice la mi mamma cor una trasposizione labronica di un noto detto veneto che senza suggeritore un so ridì ma che l'inteligenza rtificiale mi definisce come: variante, appunto veneta, del più noto 

'Meglio sole che mal accompagnate"

Significa che è preferibile rimanere zitelle, ovvero non sposate, piuttosto che finire in un matrimonio infelice o con una persona sgradita. Il proverbio sottolinea l'importanza dela libertà e della scelta personale anche a costo di rinunciare al matrimonio. (cit. da Aì ciatte gippittì)

S'era restati dunque a quer che ha fatto Dani. Se dunque leilì è ndata a Osforde er su fratello c'è restato, senza scomodà Gippittì AI, anche n'ebete pole evince che a fa le conzegne n barca ci so dovuti rimané Holly e Dante. Dante comunque pe na settimanetta quaggiù era riescito ad arrivacci. Holly un so se verrà  al prencipio di settembre collui a  o sola.

Io so stata sempre al barre (qui so io  che arzo uno de mi magici cokteil. Così mi raffigura Martina, detta Marina o meglio "Tromba Marina", la trombante minor, che disegna bene).

Il BarNado, grazziarcelo, ha ncassicchiato da contentassi. Del resto, si sa che unnè ir Billionerre del Birrattore e qui, da Nado, un ci tranzitano tegami cor un camio di borze ar seguito. Samatta è ndata dieci giorni n Corzica sola. Al ritorno e m'ha detto che c'è stata bene, ha notato n mare tutti i giorni e ha bevuto tutte le sere. D'omini un n'ha parlato e siccome quando tromba me lo racconta, ho penzato che una vorta tanto n' avesse poca voglia. Le trombanti m'hanno aiutata al barre e so state preziosissime. Ir mi babbo e la mi mamma so venuti spesso a dà mano ma meno di prima. I mi fratelli un hanno fatto un cazzo, come ar solito, ma decorosamente un hanno nemmeno chiesto di partecipà all'utili.

Avrei fenito  pe sto uicchende.

Statemi bene e grazie di cuore a tutti quelli che hanno fatto l'auguri a Dantino


Zanza



martedì 29 luglio 2025

Fatevi i gatti vostri. 2111 "Calcolo augurale"

 29  07   2025

Meno

29  07   1954

Uguale

                  




Buon compleanno zio Dante!!!!



domenica 22 giugno 2025

fatevi i gatti vostri n. 2110 " A Venezia e si pole andà anche al mare e si pole"

Gira e rigira risiamo ala domenica.  Io cerco di dà un senzo a quest'estate notando e andando in canoa. So dimagrito sette e otto chili e vorrei rifà un po' d'addominali e di dorzali. No pe m ostralli perché oramai a luglio fenisco 71 anni ed entro ner mi 72esimo e a esibissi c'è da passà pe ricoli. L'obbiettivo sarebbe quello di dà un sostegno migliore ala colonna vertebrale ma senza sforzalla troppo. La canoa è ideale perché richiede la contrazione dell' addominali e anche dele semirotazioni su un fianco e su quell'altro. A notà me la cavo ancora benissimo ma colo stile libero mi indolenzisco e allora mi impegno in chilometrate a dorzo e quando mi rompo coglioni vo a rana. Dican tutti che andà ar mare a Venezia e come volé andà da Roma a Ostia di sabato d'estate. V'assicuro che un'è così. Io piglio il vaporetto n. 6 e in mezz'ora mi porta al Lido. Il Lido sa di mare appena arrivi. Di qua c'è la laguna e di la l'Adriatico. La spiaggia è bella e grandissima. Il mare è quel che è ma mica lo devo beve, per notacci dentro m'avanza. L'unico problema per me è il chilometro abbondante che separa l'approdo del vaporetto dala prima spiaggia libera utile, quella del vecchio ospedale. Mezzo chilometro  di gran viale, bello co tanti alberghi e boni barri che spandano l'odore di briosce e di bomboloni, e poi na secentina di metri di lungomare. Co mi problemi di mobilità, a piedi un ce la fo ma ho allestito una biciclettina pieghevole tipo Graziella alla quale ho messo le rote d'una bici da bambini. Resulta abbastanza piccina e nzaccabile in un borzone.




I freni non arrivavano al cerchio e allora ho tolto quello posteriore mentre all'anteriore ho allungato la ganascia con due barrette di ferro come prolunghe. Frena bene. Peserebbe un po' a portalla a mano ma la metto su un carrellino che ho ricavato da una borza co rote pella spesa al supermercato. Messa in quel modo sul vaporetto mi ci fanno salì e appena al Lido la monto e via ala spiaggia. La rottura di coglioni è che al ritorno la devo rismontà e rimette nela borza ma si pole fa. Ho fatto così fino all'altro ieri quando, in un campo vicino al mi campere, ho trovato il telaio d'una bici molto vecchia buttata via. La forcella e i pedalì c'erano. Gli ho messo un manuvrio che mi pareva adatto, na sella che un offendesse r culo, 
catena e rote sempre ricavando r tutto da materiale di recupero che ho nela mi officinetta . Un credo sia troppo appetibile.


Poi, il giorno dopo, di buzzo bono, ho pedalato fino al ferribotte sul quale cor un euro e mezzo, oltre a quello dela perzona si pole portà na bici ntera. Così dopo la spiaggia l'ho legata nel parcheggio bici davanti all' approdi e ora la mattina devo solo piglià il sei e scioglie la catena appena arrivo. Se un la rubano è na cosa fantastica. Come capirete oramai mi contento di poco e se le emozioni dela vita so queste un è difficile conzeguille.

Come recenzione oggi presento r Cacciatore. Serie dela quale perora ho visto solo 3 puntate. M'affido quindi a commenti più autorevoli de mii.

Bon uicchende


Dante




Articolo a cura di Paolo di Marcelli su everyeye.it

 19/04/2020


Ok, è prodotta da Rai Fiction, ma Il cacciatore ha i toni, le atmosfere, il ritmo, ma soprattutto la qualità delle migliori serie americane. Ci sono due pregiudizi da vincere prima di mettersi comodi e affrontare le venti puntate dirette da Stefano Lodovichi e Davide Marengo: il primo è credere che la Rai continui a rivolgersi esclusivamente a un pubblico di anziani, il secondo è scommettere che della lotta alla mafia abbiamo visto già tutto. Si potrebbe pensare, in aggiunta, che siccome negli ultimi anni il racconto della criminalità organizzata ha avuto molto più successo, di pubblico e critica, se filtrato dal punto di vista dei cattivi (vedere il successo di Gomorra), allora un ritorno dei buoni come protagonisti non promette niente di buono. Siamo felici di constatare, invece, che entrambe le stagioni, da poco disponibili su Amazon Prime Video, presentano dei sorprendenti elementi di novità rispetto al genere, e una cura per i dettagli tipica del cinema più appassionato, che fanno de Il Cacciatore un evento televisivo imperdibile.


Una storia vera

Tutti, più o meno, conosciamo la cosiddetta stagione delle stragi di Cosa Nostra, culminata con gli omicidi di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. Erano gli anni del maxiprocesso, che per la prima volta diede un volto e un nome alla mafia, e un pezzo di Storia narrato molte volte al cinema e in tv. Sappiamo, ovviamente, che dopo quelle tragedie lo Stato reagì, cercando con ogni mezzo i mandanti delle bombe e tutti i latitanti ancora in libertà. Quello che non sappiamo, o di cui abbiamo solo una vaga idea, è cosa successe nel dettaglio, quali furono le forze contrapposte e gli esiti di una vera e propria guerra. Il cacciatore racconta proprio questo, ovvero la lotta serrata ai mafiosi all'indomani della morte dei due giudici di Palermo. Lo spunto è tratto da Il Cacciatore di mafiosi, libro di memorie di un pubblico ministero, Alfonso Sabella, coinvolto in prima persona in quel periodo tanto complicato quanto glorioso.


Contro la mafia, per la prima volta, un antieroe

Francesco Montanari ha fatto tanto cinema e tv. La prima interpretazione che viene in mente, tuttavia, è senza dubbio quella del Libanese in Romanzo Criminale - La serie, diretta da Stefano Sollima. In quell'occasione fu strepitoso nell'incarnare l'astro nascente della malavita romana esprimendo al meglio una smisurata fame di potere. Sembra che Lodovichi e Marengo si siano ricordati di quel sorriso insolente, di quel modo di fare ingordo e arrogante per scegliere chi avrebbe interpretato l'egocentrico, spregiudicato e spericolato Saverio Barone, nome di fantasia del PM protagonista de Il cacciatore. Per la prima volta, a combattere la mafia, non troviamo un eroe senza macchia, un "buono" mosso esclusivamente dall'amore per la legalità, ma un uomo intenzionato prima di tutto a fare carriera, costi quel che costi, per dimostrare a tutti di essere il migliore. Tant'è che, e non si tratta di uno spoiler, quando alla fine del pilota gli viene proposto di combattere la criminalità organizzata, la prima risposta che dà è negativa, confessando di "non essere nato" per quel tipo di imprese. L'interpretazione di Barone è valsa a Montanari il premio come miglior attore al Canneseries, neonato concorso internazionale rivolto al meglio della serialità internazionale.

Prima ancora di un poliziesco, una storia su carriera e lavoro

Il cacciatore "diventa", quindi, un poliziesco incentrato sulla guerra alla mafia, ma comincia, innanzitutto, come una storia su i conflitti legati al desiderio di fare carriera a tutti i costi e, a ben vedere, uno spaccato sulle dinamiche d'ufficio.Anticonvenzionale, se pensiamo che l'ambiente di lavoro è quello delicato, e prima d'oggi raccontato senza ombre, di un pool antimafia.

Oltre alle vicende che riguardano direttamente il protagonista, che con i suoi metodi prevaricatori si guadagna il rancore di tutti, compreso quello della sua compagna (Miriam Dalmazio), la serie mostra da vicino cosa significhi mettere in piedi un'indagine, coordinarsi con le forze dell'ordine, spartirsi gli obiettivi da catturare nel rispetto di regole e procedure raccontando le stesse invidie, incomprensioni, colpi bassi, trionfi, delusioni e routine di un lavoro qualsiasi.


Una veste accattivante e cinematografica

Ci sono delle ridondanze (qualche flashback esistenziale di troppo, nel bosco, in cui un giovane Saverio impara a cacciare); alcuni passaggi non sono messi a fuoco come dovrebbero, specie nella seconda stagione. A volte i dialoghi, in particolare quelli tra Montanari e la Dalmazio, soffrono qualche leggerezza e il ritratto dei mafiosi poteva risultare più realistico e brutale. Tuttavia il risultato è migliore della somma delle parti perché Silvia Ebreul e Marcello Izzo scrivono un arco narrativo efficace non solo dell'intera vicenda ma di tutti i personaggi principali. E sono tanti. Bagarella (David Coco), sua moglie Vincenzina (la splendida Roberta Caronia), Toni (Paolo Briguglia), e poi Giovanni ed Enzo Brusca (Edoardo Pesce ed Enzo Praticò), Giada (Miriam Dalmazio) e ovviamente Barone e il collega Mazza (Francesco Foti, grazie al quale Il cacciatore assomiglia anche a un buddy cop movie) rappresentano un universo variegato e credibile di umanità, crudeltà e aspirazioni, il cuore vero della serie. La fotografia di Davide Manca non sbaglia un colpo e i due registi sono capaci di virtuosismi inaspettati (alcune scene di suspense e d'azione sono mozzafiato) e sfumature da grande cinema. Soprattutto, oltre alla coolness di un ottimo cast pensato per un pubblico giovane e che speriamo serva a consacrare più di un talento, il Cacciatore vince la sfida di indovinare un taglio internazionale e allo stesso tempo di conservare il meglio della fiction all'italiana, quella che sa mettere in scena, coniugando immedesimazione e nostalgia come nel caso de L'amica geniale, gli scenari, la Storia, i difetti, le virtù e i caratteri tipici del Paese.