mercoledì 9 ottobre 2019

fatevi i gatti vostri 1326 "la musica delle micie" foto e sottofondo

Ledis en gentlemen ior attenscion pliis

Dante Davini Diversi uit is armonica and Ampelio Fabbri et de drum et the bar Nado in Legorn ar performin lommidù, de femous Bitols song

l'ingrese lo dedico a Bobby e come avrete bell' e capito  sono io, Zanza che introduco questa bella registrazione fatta al Bar Nado una delle tante sere che Dantino tornava dopo le visite a Ito. Sono solo lui  che adopera addirittura due armoniche el mi babbo che si cala ne panni di Ringo Starre  ma si danno da fare benino anche a detta del Ciampi che parafrasando De André ha commentato: "dal letame nascano fiori!" E per rimanere in tema maleodorante, visto che Google fa la merdosa e Hearthis fa cacare perché dopo tante promesse su tutto aggratisse  ha prencipiato a troncà tutti i brani dopo poche note perché vorrebbe soldi da autori e uditori, si cerca di andanni in culo a lorolì tornando al vecchio saunclodde che ha solo ir limite dei pochi minuti totali concessi ma resta coerente coi presupposti der su inizio. Baipassiamo il problema der poco spazio aprendo gli accounts delle gattine. Oggi è Emma Gatta che ci ospita e noi si ricambia con alcune foto delle gemelline gentilmente fornite da Holly e Dani che a quest'ora sono già in barca e mi lasciano questo onore

Bacioni   Zanza





le didascalie sono di Holly

Ancora non me ne faccio una ragione



 Il Gatto Eterno ha trasformato il mio Esserino in Gattangelo e mi ha mandato i due Batuffoli

  
Alice


Emma 


In braccio al babbo


 vegliate da Balena



momento di intimità




Si cresce ma un bidet basta ancora per due


Che coda che ha Cice!

adesso Balena ha il suo da fare per arginare le streghe


ma la pace tra i tre è incredibile












martedì 8 ottobre 2019

fatevi i gatti vostri 1325 "per i nostalgici del surrealismo e della metacritica"


Nel post precedente ho parlato della "Montagna Sacra" film cult di Jodorowsky e poi ho pensato: chissà se alcuni dei lettori amerebbero rivederla. A me è piaciuta un sacco all' epoca e l'ho riguardata volentieri inq uesti giorni. Certo il filo conduttore può sfuggire ma il bello è proprio questo e ci sono immagini che sono veri e propri quadri. Così Bobby su mia richiesta l' ha appena aggiunta alla videoteca di Esserino e Dani sta inserendo in biblioteca "corso accelerato di creatività" dello stesso autore, al momento l' unico testo in e book che possiedo di A. J. Per i bighelloni, qui sotto ricopio quanto dice Wikipedia sul film e soprattutto l' illuminante recensione che compare su "la scimmia pensa" 
Buona Giornata a Tutti

Dante

La metacritica di Alejandro Jodorowsky
(https://www.lascimmiapensa.com/2017/09/05/la-montagna-sacra-recensione-film/)


Il film è stato prodotto da Allen Klein, manager dei Beatles, dopo il forte successo underground della sua pellicola precedente, El Topo   
 Un ladro, molto somigliante alla figura di Gesù Cristo, dopo molte disavventure con persone pseudo-religiose, fugge in cima ad una torre che si rivelerà poi un laboratorio di un misterioso alchimista. Dopo aver preso parte a vari riti iniziatici l'alchimista gli presenta sette persone, le più potenti della Terra, che, insieme a loro, rappresentano le nove concezioni di vita indicate dall Enneagramma della personalità.
Il regista ha partecipato alla pellicola anche in veste di attore, compositore, scenografo e costumista.
La montagna sacra  è una fantomatica e misteriosa montagna situata sull’inesistente isola del Loto, sulla cima della quale, secondo l’Alchimista, si trovano nove immortali custodi del segreto riguardo la verità del mondo e della vita; come poter cedere la propria individualità del singolo io e diventare un unico io collettivo, in comunione con gli uomini e le donne che popolano questo mondo.  Impersonato dallo stesso Alejandro Jodorowsky,l’alchimista è una sorta di profeta, custode di una verità più grande; si fa carico dell’istruzione dei personaggi principali ed assumerà il ruolo di loro guida spirituale per condurli in cima alla montagna sacra, spodestare gli immortali ed ottenere quella grande verità da condividere con l’umanità tutta.  
Jodorowsky drammaturgo, poeta, artista e cineasta cileno ricrea un’opera dalle tinte grottesche e metaforiche ad un livello tuttavia piuttosto superficiale, permettendo allo spettatore una facile ed agevole comprensione del testodelle immagini mistificate costruite dall’artista di origini ucraine. Tanto più che la costruzione dell’opera  e la sua componente narrativa sembrano voler suggerire allo spettatore la giusta interpretazione della messa in scena ideata dall’autore stesso, mostrando come dietro immagini visionarie e allegoriche si celino significati nascosti, profondi veicolanti opinioni assai critiche e satiriche. La montagna sacra è un’opera straordinaria nella quale Jodorowsky fonde il proprio genio artistico e poetico, generando una pellicola dalle immagini e dalla cromatura simbolica piuttosto coerente con  stessa. Jodorowsky compie un’aperta e spietata critica al sistema mondo nella sua interezza. Le scene iniziali vedono il protagonista muoversi, in compagnia di uno storpio, tra le strade di una non precisata città dell’America latina. Qui corpi nudi e insanguinati giacciono ammassati alla mercé di turisti americani e occidentali divertiti dallo spettacolo che gli si presenta davanti, intenti a fotografare quello che essi ritengo essere un evento folkloristico del paese. Soldati marciano trionfanti innalzando corpi di uccelli sventrati.
Chiaramente queste sequenza simboleggiano il dilagare dell’orrore della guerra civile e della violenza perpetrati nei paesi sudamericani da governi corrotti alla guida di apparati militari, ai cui soldati deumanizzati viene ordinato di portare la morta sopra le teste dei propri fratelli e delle proprie sorelle. Vittime innocenti di poteri politici ed economici, mentre l’opinione pubblica dei paesi “civilizzati” assiste in maniera passiva. Il nostro protagonista è Cristo, che si ritrova risucchiato in questo vortice di corruzione e decadimento sociale e morale; diventato ormai lo strumento della Chiesa cattolica per la sottomissione culturale e assoggettamento del popolo ignorante e offuscato da false speranze ed illusioni. Il messaggio di Jodorowsky è chiaro, egli critica l’utilizzo dell’immagine di Cristo compiuto seguendo regole di merchandising, per creare una “clientela” fedele, schiava e alienata. Il nostro Cristo nel tentativo di rompere le catene di quell’oppressione giunge nel laboratorio dell’Alchimista, in cima ad una torre. L’Alchimista rivela l’illusorietà di quella realtà opprimente, dietro la quale si maschera un sistema che si muove con cinismo e linearità, nel portare avanti i propri obiettivi. Per compiere la missione affidatagli dal suo nuovo maestro, Cristo ha bisogno di compagni per scoprire una verità superiore. Entrano in scena a questo, l’uno dopo l’altro, figure di uomini e donne, incarnazioni di microcosmi, istituzionisistemi economici ed industriali espressione di piccole porzioni di umanità, quelle porzioni padroni del mondo. Ora la critica di Jodorowsky si fa più mirata, più accanita e cinica. I discepoli dell’Alchimista incarnano nel particolare le industrie del benessere, bellica, artistica, ludica, la polizia, l’imprenditorato edile e il potere economico. Nel generale, ad un livello astratto rappresentano l’avidità, l’apparenza, il lusso, la guerra, listruzione delle masse. Assoggettati al governo, al potere politico, svolgono il compito di indottrinare ed offuscare le mente di frange di popolazioni meno abbienti ed ignoranti, al fine di renderli schiavi ed alienati. La compagnia dei nove una volta rinunciato alle proprie ricchezze e ai propri avere, si mette in viaggio per ghermire la verità dai nove immortali e condividerla con l’umanità oppressa liberandola dalle catene della schiavitù. 
 L’opera critica di Jodorwosky è sicuramente di grande fascino ed intrattenimento; il regista elabora un film che riesce a coinvolgere grandemente lo spettatore, dimostrandosi stimolante. Tuttavia la ribellione istigata appare in un primo momento debole, idealista ed altamente ingenua. La retorica Jodorowskyana si dimostra ridondante e irrealizzabile. Il viaggio alla scalata della montagna viene mostrato per tappe, fino a quella finale, il successo. Manca di spiegare come realizzare un simile viaggio, mancando solide basi e radici alla retorica filosocialista, di cui è consapevole. Ciò nonostante il genio di dell’artista cileno va oltre questa mera critica anticapitalistica. Svela la propria natura di prodotto filmico, e quindi illusoria, rivelando la prigionia della percezione e dei sensi dovuta alla falsità delle immagini e dell’arte. Il monito di Jodorowsky ora punta a liberarsi da quelle catene, svelare le illusioni e appropriarsi della propria umanità. Dimostra così una retorica più lucida e matura, che va oltre la mera e superficiale critica di un sistema mondo, ma dell’intero sistema mondo, facendone una sorta di meta-critica. Il messaggio di Jodorowsky è chiaro, non si può operare una critica o una rivoluzione nei confronti di un sistema politico-economico se prima non ci si libera dalle catene dell’oppressione dei sensi, bisogna disilludersi.