lunedì 4 dicembre 2017

fatevi i gatti viostri n. 753 " Verso il Natale "

E così anche il fratellone si è fatto vivo. Non lo vedo dall' estate perché quest'anno ha avuto parecchio da fare. In vista della pienaoperatività della brexit e delle sue conseguenze sui rapporti degli stranieri presenti in Gran Bretagna ha voluto rinforzare la sua posizione di docente all' estero. Non credo che gli inglesi intendano far fuori i professori presenti ma le lotte intestine e le scalate alla carriera  da loro sono presenti come da noi. Vero è che hanno il sindaco pakistano ma gli inglesi sono particolarmente sensibili ai soldi, se c'è un paese dove vige il motto pecunia non olet questo è proprio l'inghilterra per cui le famiglie orientali che fin dal tempo della Tatcher ma anche da prima hanno corroborato l'economia inglese con robuste trasfusioni di capitali possono dormire sonni tranquilli al pari di un londinese che vanti i suoi avi tra i cavalieri di Artù. Un po' diversa è la storia per chi, sia pure in cambio della propria opera intellettuale, i soldi va a prenderli invece di portarli, si veda del resto come i figli d'albione si sian mossi nei confronti della EU.
Comunque se Bobby se ne tornasse a casa sarei ben felice. Io in Australia stavo assai bene economicamente e con una misera laurea triennale prendevo ogni mese quasi quello che qui riceve un professore universitario ma la noia del quotidiano è insopportabile qui, immaginiamoci nei luoghi dove la monotonia pare il leitmotiv della vita stessa. Per quello sono tornata e non c'è giorno in cui non mi penta e non c'è giorno in cui non sia felice della mia decisione. Sì non mi vergogno della mia ambivalenza nei confronti dell' Italia, mi fa schifo la politica, mi fa schifo chi ruba, i giochi delle banche e di chi le protegge, mi fanno schifo gli ipocriti, gli arrampicatori, leggasi uomini e donne, ma mi incanta il mare, la montagna, il vino, le barzellette, il sapore d'antico e talvolta di decadente. A tal proprosito: si avvicina il Natale e sono contenta, per l'idea di ritrovarsi vicino alla stufa, perché spero che vengano Dino e Costanza e Zanza come lo scorso anno e come pochissimo tempo fa. Adoro sentire la zia che impasta la farina e lo zio che travasa il vino, Balena che dorme accanto alla stufa e Esserino che salta da un tavolo all' altro. Può darsi anche che ci si trasferisca tutti a Livorno per Natale, è un po' più complicato per via della convalescenza di zia e per i posti per dormire. Qui ho casa mia dove possono trovare posto fino a 6 persone senza spendere un centesimo. Insomma è ancora presto ma sarà per l'aria freschissima, sarà perchè in fondo sento il bisogno di gente intorno ma sento odore di Natale e son contenta.
Bacioni 

Dani

domenica 3 dicembre 2017

fatevi i gatti vostri n.752 "Balena e mia sorella"

Ecco un' altra striscia che pare tratta da una consueta scenetta di casa nostra. 
Balena si lava in continuazione e, quando viene baciato o accarezzato da Dani......

Un abbraccio a tutti i lettori,
Dal 15 sarò a Venezia
Bobby



 

fatevi igatti vostri n.751 "la giornata di Esserino secondo Bobby"

Un saluto da Londra

Bobby

sabato 2 dicembre 2017

fatevi i gatti vostri n. 750 "Dante e l'emiro" audioracconto con tromba virtuale

quello che segue è il testo di quanto viene letto da zio Dante nell' audiolink


Dante e l' Emiro


Bella  gioventù! Beate loro, piene d'energia! Chi tromba sola, chi in due chi in tre.
"E che c'è di meglio!" direbbe dall'aldilà Don Luigi.
Pare che a un ricchissimo emiro, di quelli che si raccontano nele fiabe, perchè nela realtà dimorti di loro  o ammazzano i su sudditi o armano quarcheduno che ammazzi noiartri, pare dunque che a quest'emiro gli fosse venuta na forma di depressione esistenziale e nonostante la montagna di topa e di oro che lo ricopriva  stentasse a cogliere il senso dela vita. Chiamò allora tutti i dottori, i saggi, li scenziati der su emirato e ni disse:
"Trovate un quarche cosa che mi levi 'sta noia mortale da dosso perchè quando io so triste sto male e quando sono nela situazione in cui tutti sarebbero felici mi rompo i coglioni da morì." Aggiunse, come ovvio, " E cercate di trovà la soluzione sennò vi faccio taglià 'r capo".
Si preoccuparono tutti i convocati perchè, se d'una cosa c'era da star certi era proprio il fatto che, in tema di mannaia, luilì non scherzava mai.
Così tutti in cooperativa si messero a penzà e penza che ti ripenso ala fine si presentarono ar re cor un pezzettino di carta annunciando che in esso c'era la soluzione a quanto richiesto.
"Boia dè" fece l'emiro, che in un viaggio a Livorno aveva mparato quest'espressione e niera piaciuto un casino sia pe' quel "dè" finale che in arabo un esistiva in nessuna locuzione, sia perchè ir [de] era preceduto dala parola "boia" e ir boia in azione a luilì lo divertiva più che der giullare, 
"Boia dè o se è tarmente piccino che un mi ci posso nemmeno pulì 'r culo senza smerdammi le mani..." esclamò dunque.
"Abbi fiducia o signore" rispose il più anziano tra i saggi
"no abbi fiducia te in codesta cazzata perchè se m'avete preso pel culo zac" e mentre faceva così cor taglio dela mano vociò 
"Boia Boiaaaa ndove cazzo sei? Vieni subito cola scimitarra più arrotata che ciai"
A queste parole si cominciò a sentire nella sala un certo olezzo che fece subito dire all'emiro
"bene bene vedo che vi sete cacati addosso in diversi. Ci volete ripenzà o andate avanti con codesto troiaio di foglio?"
"Signore e padrone eccellentissimo" rispose ancora il vecchio con un fare talmente sottomesso che pareva ir mi gatto Balena quando si rivolge al Sinior Gato Eternisimo
"Sire, maestà, eminentissimo, grande tra i grandi, abbiate la compiacenza di lasciarmi illustrare questa formula magica che risolverà la straziante ambivalenza che alberga nella vostra mente".
"Ambivalente na sega" replicò l'emiro "ambivalente sarai te e dimorti nfedeli a mi piace la topa e un ciò punte ambivalenze, solo che anche quella mi viene a noia, a vorte puzza, a vorte è secca, a vorte è diaccia, a vorte è molle nzomma un è mai come la vorrei".
"Esimio signore mio le vostre parole mi danno grande conforto giacchè la formula che abbiamo trovato si adatta perfettamente alla soluzione delle sensazioni che ci manifestate"
"Questo popo di stronzolo ha studiato da preti cattolici, si sente da lontano, bada te che farzo figlior di troia che n'è venuto fori. un ce li mando più all'estero" pensò l' emiro ma poi una normale curiosità lo prese. "Possibile" pensava "che quaranta tra le migliori menti conosciute in quei tempi un fossero bone a trovà un rimedio?"
"Ovvia" fece allora "sentiamo sta popò di stronzata! Come s'adopra cotesta carta da culo?"
"Mio signore- rispose ancora il portavoce dei saggi, de medici e deli scenziati-
-quando voi sarete cos' felice da sentir la noia aprite questo foglietto e leggete il rimedio".
"E quando sto male?"
"Quando starete male e sopportare la vostra situazione vi parrà oltremodo difficile aprite il foglietto e leggete la soluzione"
"Ma se r foglio è sempre lo stesso, popò di cacate sciorte che un sete altro come fa funzionà in du casi diversi o che ve lo sete fatti scrive da Renzi?"
"Mio signore abbiate la compiacenza di aprire il foglietto e leggere"
L'emiro si fece dare il pezzettino di carta ripiegato e pensò che gli giravano parecchio i coglioni ad esser preso per il culo in quel modo comunquwe aprì e lesse:
Tutto questo cambierà
L'emiro era un omo intelligente e scaltro
e disse tra se e sè "però...! Bada cos'hanno inventato" e già gli veniva da ridere pensando a come compertassi coi quaranta ma...
"sto ridendo" pensò "e se mi venisse a noia?"
lesse ancora ir fogliolino:
Tutto questo cambierà
"Bravi mi compiaccio con voi" esclamò allora soddisfatto, scese dar trono  e strinse la mano a tutti, mentre il boia faceva il su ingresso perchè... si sa che le idee geniali è bene  restino segrete.

Ce lo scrisse su un fogliolino  Don Luigi  a me e a Dino Ciampi che s'era bimbetti e  ce lo raccontò a voce ma Dino s'addormentò e difatti gli riesce difficile applicare il tutto.

Io ci provo e, dire il vero, dala mattina ala sera il foglietto mi tocca cavallo di tasca dimorte ma dimorte volte.
Ormai è tutto consumato e fra un pò finira pe un leggesi più, così lo rendo a don Luigi e siamo pari.
Ascortando i brani delle du trombe dell' amiche di Zanza, così piene e squillanti
m'è venuto da pensà che a me mi tocca accontentammi d'una armonichina che sfiata e da una parte è anche arrugginita e ho pensato a come si potesse applicare la massima der foglietto.
Come fa un'armonica a doventà na tromba piena di forza? Allora l'ho presa in mano e l' ho portata ale labbra, sonava, ma pianino e così n'ho messo un microfono da karaoke  dela mi nipote stretto nela coppa dele mani,pe rinforzo, poi mi so messo ar pc di lei e ho trovato una base bona. Appena è partita  ho cominciato a soffiacci dentro.E' na canzone che mi garba troppo anche se quarcheduno dei molti che l'anno cantata mi stava sui coglioni.
Sembra na tromba davvero, certo non va di corsa come l'amiche di Samatta, ala mi età a piglià le cose di petto c'è da rimanecci secchi ma a modino soffiando ner modo giusto e ne buchi giusti tira fori dele belle note.
Bona domenica a tutti
Dante

fatevi i gatti vostri n. 749 "Perdere la moglie...e un ritrovalla più (Marina- tromba sola)

E ti pareva che 'r mi babbo un dicesse: "E a me un mi fate richiede niente?"
 "Ma ci mancherebbe altro poro Ampelio!"
 E lui  allora piglia la palla al balzo e dichiara che vole sentire "perdere la moglie", poi aggiunge
" e possibirmente un ritrovalla più " . 
"Dio volesse" commenta la mamma e chiosa "ti faresti mang dall'ucraine e dale purci".
Lo accontentiamo con la intensa interpretazione di Marina.  Insieme con Daria e Samatta forma un mitico trio  di fiati che da un po' di tempo spopola nelle feste di Livorno e dintorni.
A proposito, un ragazzo dela provincia di Pisa scrisse a Dante e Dino pe richiedeli come musici ar su matrimonio. 
Se la su moglie un si ingelosisce pe la presenza di questi tre notevoli pezzi di ragazze, potrebbero essere loro ad allietare la festa. 
Pigliano poco e sonano bene e co loro ci si diverte parecchio.
Baci Zanza

venerdì 1 dicembre 2017

fatevi i gatti vostri n.747 " Daria (tromba sola)

E  adesso spero che il cretinetti di qualche post fa non  fraintenda e riattacchi colle proposte sceme. Daria è una delle amiche di Samatta. Al secolo si chiama Federica ma siccome è una tromba solista le abbiamo appioppato il nome Tromba Daria dato che, come Samatta è una forza della natura. Insieme ad un'altra amica, Martina, detta Tromba Marina fanno belle serate musicali.

Sempre a richiesta della mi mamma eccola nella tenera interpretazione di un successo di tanti anni fa. 

Un abbraccio  Zanza

fatevi i gatti vostri n. 746 "libertà si scrive così" by Zanza &Samatta

Ieri sera, sul tardi, la porta del barre si è aperta e, insieme a una folata di vento, diaccio da morì, è entrata Samanta,
 "Un ponce bollente da ustione Zanza" 
m'ha detto ancor prima d'abbracciammi come fa di solito. S'è fatto le medie nzieme io e lei e già da allora prometteva bene quanto a mattana. 
Avrebbe potuto tranquillamente esse la prima della classe perchè era brava in tutte le materie ma non sapeva stare zitta e presto o tardi tutti i professori la prendevano in antipatia. In terza media rischiò di bocciare a causa di un sette in condotta che fu determinato dal seguente episodio. S'aveva pe proffe d'Italiano una signora sarda cor un accento spaventoso che era spesso oggetto di imitazioni da parte nostra. Come insegnante non era male anche se i su temi preferiti erano Grazia Deledda e Gramsci. Du giganti, nulla da dire in contrario, ma a sentisseli propinà di continuo c'erano spuntate le palle anche a noi bimbe. 
Una mattina si faceva ir compito in classe d'italiano e la proffe ci aveva separato i banchi come soleva fare quella di matematica. 
Ora che a matematica si copiasse era un dato di fatto ma che lo si facesse a italiano denotava una decisa tendenza alla paranoia da parte dell'insegnante. Del resto la mi zia che faceva la sarta e che aveva la prof  per cliente mi aveva riferito che la signora manifestava alcuni atteggiamenti inquietanti tra i quali citava il fatto che Betty titolare della lavanderia dove si serviva, fosse invidiosa di lei e le lavasse le gonne in modo da farle restringere ogni volta un po' di più cosicchè  facessero apparire  il suo sedere esageratamente grosso. Logica avrebbe voluto che tale fenomeno venisse addebitato ad una lievitazione del culo per eccessi alimentari o altre ragioni metaboliche piuttosto che a un tale infame e immotivato disegmo ma la zia la accontentava e finchè la stoffa lo consentiva allargava dando un po' di respiro a quel monumento basso e decisamnte troppo robusto.
Di fronte alle nostre proteste per la separazione dei banchi aveva risposto di aver trovato temi che parevano copiati da quegli ausilii che all' epoca si chiamavano otto in italiano, guida al tema in classe et similia. Quella mattina io e Samanta dividemmo e spostammo i banchi con estrema malagrazia producendo il maggior rumore possibile.
"Fabbri e Giusti vvogliamo far mmeno rrumorre???" Sbraitava la prof mentre Samanta borbottava tra i denti:

 "Vo 'n culo a te e a tutte le tu pecore malidetta che un sei artro".
Poi quand'ero guasi a metà compito e avevo dipanato abbastanza bene i parallelismi tra Gramsci e la libertà del pensiero, che sopravvive perfino al carcere e ala tortura, sento Samanta che mi chiama nemmeno troppo sottovoce e, premettendo una invocazione alla Madonna, che sarebbe stata bene in bocca a un portuale, mi fa:

" ......Boia dé Zanzina e mi so venute! Un ciai mica un tampasse?"
Non l'avevo ma gli spiegai come usare della carta igienica inumidita (rimedi che ora mi fanno inorridire ma all'epoca s'era alle prime armi e ci si arrangiava). Sami chiese di uscire e ebbe il permesso. Dopo parecchio tornò scotendo la testa e commentandomi mentre passava, " so tutta no scianguinio, se un si ferma vo a casa".
"Fatti da der diaccio dala bidella" ni suggerii, era un rimedio che ar barre si trovava sempre.
Dopo du menuti Samanta chiese di risortire.
"Tti ssei ddimenticata gli appunti in bbagno GGiusti?"
"No mi serve der diaccio pe fammici un Bloody Mary ala topa"  rispose ironica, a mezzavoce, Sami.
"SStavvolta e non più eh GGiusti!"
Sami uscì ma dopo un quarto d'ora riaveva bisogno e la prof fu irremovibile.
"Ccerto che ppuoi uscire GGiusti pero pprima ffirmi il compito e lo cconsegni ppoi puoi anche star ffuori unn orra."
"Nculati su 'n cortello da macellaio brutto tegame!" bofonchio Sami, poi si mise a lavorà sur compito e pochi menuti dopo consegnò.
Si sentì un urlo e si vide l'insegnante che correva dal preside cor compito in mano tenendolo sospeso per un angolo cor una espressione a metà tra lo schifo e ir vomito.
Samanta aveva vergato a grandi lettere:

 LIBERTA' è una parola che  si scrive cor sangue
 e col dito intinto nel suo, di sangue, aveva scritto libertà in rosso attraverso ar foglio. La sospesero per 3 giorni e beccò il 7 in condotta nel primo quadrimestre.

Ricordando l'episodio si rideva di cuore poi la mi mamma n'ha chiesto se gli sonava quarcosa col sax e Sami n'ha detto: " 'sa voi che ti faccia Nara?"

"Mi garbava tanto vella di Beppino di Apri dell' incontro co lei che ra du nantro, nzomma 'n tegame ma simpatica"
"Ho capito, te la fo cor un bell'arrangiamento ! Ma la chiamo Prosecco sennò la SIAE mi rompe le palle co' diritti."
Eccola anche per voi, purtroppo su  una di quelle basi che si trovano in rete e si sintonizzano  cor pc. Co Dino è nartra cosa ma è a casa malato.


Bacioni da Zanza e da Samatta