venerdì 16 dicembre 2011

fatevi i gatti vostri n.369 " la fidanzata di Balena"

Era tanto che Balena miagolava come quando desidera, anzi pretende qualcosa . Non era il tonno, sebbene gradito e spolverato in un attimo, non era il diritto esclusivo e inalienabile a occupare tutte le "cieste" di casa, non era la poppata serale all'ascella di mamma Holly o il giaciglio notturno addosso alle gambe di Dante che si sveglia tutto indolenzito. Balena, ogni tanto, con fare guardingo sollevava la coperta rossa sulla cassetta di legno che da sempre costituisce il suo scranno diurno e sbirciava la foticina di Gatta Margotta, la stupenda micia di Elenamaria con la quale micia ha una relazione platonica dall' autunno del 2007. In effetti le sue reiterate attenzioni avevano prodotto sulla foto alcune abrasioni, i leccotti dei momenti di maggior trasporto avevano slavato i colori della ink jet e insomma, la stupenda micia appariva come il dipinto di un gatto intravisto nelle nebbie della laguna.
Ieri c'è stata la pubblicazione della foto attualissima di Margotta con dichiarazione di amore e, appena io l'ho vista e l' ho chiamato, il grande rotolo è saltato sul pc, ha leccato lo schermo e continuava ripetere:


avite vinsto nioranti che no erite antro chi aveva istato il gato dipiù amato in del mundo. Avo istato io sendo cuesta la tenstimoniassione no di una gata cualuncue ma dela più belisima dele belisime gate del mundo che dicieva che mi voliscie bene e io anche come di esa. alora io voleva che cuesto lo metevite in del bloghe cole foto di noi antri e che nisuno ava da ridiciere nente pena l incassamento mio e la punissione de terminata dal cuntato cola mia sanpa espresione terena ma micidalisimisima dela onipotente sanpa del Sinior Gato Eternisimo che vivisce e renia in unimento col Sinior Tono Con Sorcio Eternisimo che lo si puole maniare tanto lui riviviscie dopo tre giorni e per eso viene dito Tono  Eternisimo e anche il Sorcio che lui ave dentro era morto sì ma Eternisimo in cuanto rinascie col Tono e noi si rimania e lui rinascie e noi si rimania e lui rinascie fino cuando si era pieni da scopiare. Cuesto era il penziero che io vuoleva sprimere che anca Margotta lo legisca e sapia che comme il lavenire era sicurisimo in grassia dele conoscienze che avo in del andicuà e in del andilà.
Metisci le foticine serva umana (che sarei io Dani)


e tu vissido ischiavo istrisciante iscrivisci in tutte le mura dela caseta i cuoricini cola Eme e la BI sendo ese di Margotta e Balena.


terminato il delirante canto d'amore del gatto Balena


passo a postare la ricetta di Holly per le schiaccine al rosmarino e i paninetti alle olive.
Ringrazio la mamma umana di Margotta per il grande dono fatto al nostro Rotolo
Un abbraccio a tutti
Dani




le focaccine sono fatte con l' impasto che uso per la pizza


pasta per la pizza (questa è per 4 pizze di 30 35 cm diametro)  Le schiaccine della foto sono state fatte con 1/4 di questo materiale


Acqua circa 600 ml
Farina 1 kg + quella per la spianatoia
Lievito di birra 50 gr
Olio extravergine di oliva 6 cucchiai
Sale max 20 gr
Zucchero 2 cucchiaini pari al bordo
 metto  la farina a fontana su di una spianatoia  e fo un buco ‌in mezzo. in un bicchiere d'acqua tiepida, sbriciolo dentro i due cubetti di lievito di birra   e lo zucchero (2). Mescolo fino a fare sciogliere bene il tutto e metto in mezzo all' impasto


a parte, sciolgo 20 gr di sale grosso
in un altro bicchiere d'acqua tiepida ; aggiungo l'olio e verso il tutto nella farina .
Tenego a portata di mano un po’ di farina e l acqua tiepida avanzata, che aggiungo nell’impasto mano a mano, fino a raggiungere la consistenza desiderata, che deve essere morbida ed elastica .
impasto ancora fino ad ottenere un impasto liscio e morbido  ma consistente a forma di palla che lascio sulla spianatoia o in una grossa ciotola con un panno pulito a coprirla e lascio in un luogo tiepido e lontano da correnti d’aria, ideale dentro il forno spento.
Aspetto che l‘impasto abbia raddoppiato il proprio volume (ci vorrà 1 ora - 1 ora e 1/2 ) e poi stendo la pasta aggiungo sopra il rosmarino o altro e tglio a rombetti o rettangoli. Forno a 180 (se ho fretta 200) gradi. La cottura va sorvegliata e quando cominciano a indorare sono pronte.




i panini con le olive con la pasta del pane


le dosi per i filoncini alle olive sono
500 gr farina
20 gr lievito
240 gr. acqua
1,5 cucchiai olio
poco sale perché a Dante come a tutti i toscani il pane piace "sciapo".
1 cucchiaio minestra  zucchero 150 gr olive verdi o nere
le olive si mettono mentre si impasta


per tutto il resto seguo la stessa procedura descritta per le schiaccine.
Nota: sono semplicissime, impiego meno tempo a prepararle che a scrivere la ricetta.
Holly




giovedì 15 dicembre 2011

fatevi i gatti vostri n. 368 " i ricordi non ce li leva nessuno"

Siamo tornati a Venezia col treno delle 19 e 45, in totale siamo stati a Roma tutto il pomeriggio. Il nostro referente ci ha allungato cinquecento euri come gli avevamo chiesto, con grande sofferenza e non scordando di commentare che i tempi si stanno facendo duri anche per lui e che al momento non aveva da commissionarci altro. Detratte le spese del treno, qualche bevuta e due o tre cazzatelle che abbiamo comprato ci restano i soldi per passare il natale (100 euri a testa) e arrivare  fino al 31. In questo periodo ripetizioni non ce ne sono più ma sono contento lo stesso. Dino ha deciso di tornare a Venezia con me perché adora questa città che riesce ad esaltare la sua sensibilità e, talvolta deprimerlo a livelli massimi (parole sue). Resterà forse fino al 21 e poi andremo a Livorno insieme. Sono contento di questo. Abbiamo idee diverse ma ci si intende a occhiata. L' ho visto bambino e adesso lo vedo con i segni del tempo in faccia e nel portamento. Lui vede le stesse cose e l'altro giorno mi ha detto speriamo che si moia nello stesso giorno. Mi sono toccato le palle e l' ho mandato affanculo ma poi ho pensato che era la più grande testimonianza di amicizia che potessi ricevere.
Stamattina abbiamo aperto il blog e la sua locandina faceva una gran bella figura. Anche se la penso diversamente, a quell' appuntamento ci andrò, quantomeno sono persone che non hanno paura di definirsi comunisti, nè lo ritengono superato o peggio ancora fuori moda.
E' freddo stamattina e si sta bene in casa. Il fiasco è sul tavolo e Holly ha preparato le focaccine salate


al rosmarino, come le chiama lei, le schiaccine al ramerino come si chiamano noi.
Abbiamo del Barbera che stava lì da tempo, avanti con la chitarra e coi ricordi, almeno quelli non ce li leva nessuno.

Un Abbraccio a tutti i lettori

Dante & Dino

mercoledì 14 dicembre 2011

fatevi i gatti vostri n. 367 " scrive Dino "

Sempre così luilì. Mi riferisco a Dino seduto accanto a me sull' eurostar per Roma, abbiamo trovato una promozione che con poco più che sui regionali in 3 ore e mezzo ci porta a Termini. L' omino dei jingles oggi ci aspetta in piazza Ungheria. I suoi uffici sono i bar. Quello all' angolo di piazza Risorgimento e L' Hungaria. Non ha telefonino, o almeno a noi non l'ha mai data. Quando ti chiama il numero non compare mai. Insomma sembra un agente segreto ma se non vuol sputtanare i suoi clienti deve fare così- Dunque ho detto a Dino. Scivi varcosa te che del resto fai parte der brogghe come me.. Abbiamo il pc di Bobby che era restatp in prestito a Dani per lavorare meglio sulla tesi. Ha detto che per natale lo regala a Esserino e quindi a tutti ma solo se niene assegnano uno personale all' università inglese. Lì fanno le cose sul serio e uno può portare con sé lo strumento solo con una card speciale che ti qualifica come inserito in  una ricerca h 24  imica come in Italia che  a Montecitorio ci guardavano i film porno e poi suggerivano l' attrici a Silvio. Per non parlare di quelli che sono stati beccati per averlo addirittura sottratto. Passo la tastiera a Dino


Buongiorno a tutti, sono di particolare malumore e quindi scriverò cose acide e poco consone alle nauseanti giornate di gioia cui andiamo incontro. Ho però la foto di una locandina a cui tengo molto e approfitterò delle buone funzionalità di blogspot per postarla. Scriverò, prossimamente, come ho promesso a Dante, sulla manovra e ne proporrò un analisi vista veramente da sinistra.Per oggi mi limito a dire  quanto mi facciano girare le palle i compagni da oltre 5000 euro al mese che avallano Monti e plaudono ai ritocchini del cazzo che sta facendo. Non è affatto vero che sta facendo l'impossibile, sta facendo l'impossibile se si considera la situazione tenendo in debito conto quali siano le sue prerogative: 
primo- non nuocere a chi ti possa nuocere (poi Dante ve lo mette in latino) 
secondo- nuoci a chi non può reagire. 
Terzo nuoci- mediamente a chi può reggere un danno medio. Soprattutto ricorda a tutti che la situazione è gravissima anche se per noi era già gravissima da tempo e non gliene fregava un cazzo a nessuno. Le risposte ai problemi non stanno nel chiamare Cincinnato ma nel comprendere il proprio ruolo nella società. 
Per questo diffido di un maggiordomo delle banche e anche di chi ha messo nel cassetto la bandiera rossa, ha abolito la parola comunista, ha cambiato nome alla festa dell' unità.
Possibile che per sentir dire comunista si debba andare ad Arcore?
Buona Giornata e se in cuore vi dovesse ancora fiorire  qualcosa siamo qui sopra


Dino Ciampi

lunedì 12 dicembre 2011

fatevi i gatti vostri n. 366 "il cane che pisciò addosso all'albero genealogico"

Di come il mio vero nome di battesimo non sia Dante scrissi in uno dei primi post.  Per i curiosi, e gli amanti della saga di famiglia, nella colonnina a destra, c'è l'archivio. 
A Livorno però, fin da piccino, son sempre stato Dante. Lo devo a  un  fratello del mi povero nonno soprannominato Dante perché sapeva parecchia divina commedia a memoria. A sentire i vecchi   coevi  sopravvissutigli, aveva una tal voce stentorea che al suo "lasciate ogni speranza....." si sarebbe sciolto il corpo  anche  a Benigni. 
Ho vaghi ricordi di quest' uomo imponente  che improvvisava in ottava rima.   Maestro nell' intessere   finali in  "ica"   sposava alle medesime,  strofe in cui  asseriva  d'esser uomo all' antica,  di  viver di fatica, e di voler morire sulla .... 


Cosi fui Dante, ma non era finita, infatti, leggendo il mio nome e cognome, parecchie persone, ancor oggi, pensano a un gioco. 
In effetti, anni or sono, quando qualcuno, sentendomi improvvisare in poesia, mi pigliava pelle mele chiedendomi: "Dante come l'Alighieri?" rispondevo chiarendo che quel "Dante", fiorentino, era il poeta da' versi divini io, Dante livornese, ero Da' vini Diversi (Rosso di Bolgheri  tra i preferiti).
In realtà tutto il bailamme sorse  col trisavolo di mio nonno, il conte Ferdinando Davini Malfatti le cui sostanze  non ebbero l'avventura di passare ai discendenti, essendo state anticipatamente trasferite,  nelle assai meno nobili ma rapacissime mani dei biscazzieri e delle puttane che il conte teneva in somma considerazione e grazie alla cui frequentazione alleviava il tedio delle uggiose giornate de' su' tempi.  Non è tanto, tuttavia, il resoconto delle passioni dell' uomo che qui occupa il nostro interesse quanto la genesi dell' attuale cognome mio. Il nobile ramo dei Malfatti, pur apportando maggior gloria al casato dei Davini, riduceva, infatti, a fonte di ilarità la lettura dell avìto nome e cognome  che pareva assai più appropriato a un oste o an vinattiere  maldestro. 
Volle così il nonno del nonno del nonno del mi' nonno, cangiarsi nome acciocché l'equivoco disapparisse e , in supponente considerazione della propria  unicità prese il partito di corroborare la maestosa progenie  dei Davini apponendovi  "DIVERSI" e creando il motto che compare anche oggi sullo stemma di famiglia


Peggiori? Migliori? Mai Eguali! Davini Diversi


Ovviamente non è mancato chi  ha voluto far della facile ironia  presumendo una  diversità che non ci disonorerebbe  affatto ma che,ad oggi,  per mera testimonianza  storico famigliare, non  annovera alcun rappresentante tra gli appartenenti al nostro albo genealogico.


Ovvio che, nell' agone costituito dalle stradine della Venezia o del Pontino, rioni popolari della vecchia Livorno,  quando qualcheduno provava a motteggiare chiedendo
 " Diversi davvero? O in che?" 
valeva assai più la prontezza che lo stile della risposta, la quale suonava, di solito così:   
"chiedilo ala tu' sorella quando dimena r'culo "
o se disposti a una scazzottata: 
"chiedilo ar tegame ( donna di malaffare) di tu' ma' (tua mamma) 'osa ci s' ha di diverso noiartri!


Questa storia sul cognome la scrissi divers' anni fa e per farvi intendere quanto possano essere caustici i livornesi Vi dirò solo questo: Don Luigi mi propose di trovarmi lui un titolo adatto. Accettai di buon grado e il pezzo fu intitolato: 
il cane che pisciò addosso all' albero genealogico.


Dante

fatevi i gatti vostri n. 365 " che dimenio di coda "

"Grazie all' incipit dell' amico MATEMAURO abbiamo conosciuto questa deliziosa iniziativa della Dante Alighieri che, nella dilagante palude culturale d'oggi, tiene a cuore la conservazione della nostra bella lingua.
Si tratta di adottare una parola (si può farlo da QUI) e di impegnarsi alla sua diffusione con i modi e mezzi che uno preferisce.
Ho trovato tra le varie proposte di parole, che stanno scomparendo e necessitano di angeli custodi, "dimenìo"
e, dato che evocava in me lontani ricordi di espressioni livornesi, udite dalla mia mamma e dalla mia nonna, ne ho richiesto e ottenuto l'adozione. Questo è il simpatico certificato che la Dante Alighieri rilascia quando affida una parola




Viene richiesto di fornire una motivazione e una citazione.
Siccome una motivazione di più augusta possanza non mi veniva, ho scritto la verità: "perché è una parola che veniva spesso usata da mia madre (livornese)". Volevo scrivere "dala mi' mamma" ma già il mio nome poteva sembrare l'opera di un buontempone e mi sono astenuto. Il referente più autorevole per la citazione mi è parsa, a pieno titolo, l'ava, (riporto qualora non si leggesse nella foto del certificato): "Bada che dimenio di coda questa gatta, se 'n trova un micio mi diventa matta, vecchio adagio livornese sentito spesso da mia nonna, talvolta riferito ironicamente a qualche umana ancheggiante durante la passeggiata"
La nonna, di solito, usava un lemma più greve in alternativa a micio" ma il senso di "complemento virile" pardon "gattile" è comunque reso.
Ieri sera mentre  si chiacchierava di ognibene e anche di questo, Dino ha detto :

"mi sa che Monti con tutto questo dimenio, abbia un obiettivo duplice: parare il culo ale banche e sfondallo a noi".

L' uso è efficace e rende l'idea ma alla Dante Alighieri penso che storcerebbero il naso.


Saluti a tutti


Dante



domenica 11 dicembre 2011

Fatevi i Gatti Vostri n. 364 " Arriva Dino "

C'è agitazione in casa, 
alle 11 arriva da Livorno Dino Ciampi, il miglior amico di zio Dante. Dino e Dante, a vederli, sembrano due figure complementari e mai come nel loro rapporto mi è capitato di veder esaltati i valori più profondi dell' amicizia.  Si fermerà due o tre giorni, poi ripartirà con Dante alla volta di Roma per rimediare gli spiccioli di Natale dall' omino dei jingles". Da anni ormai, Dino e Dante scrivono pezzetti musicali in qualità di "negro" o ghostwriter, come si dice all'americana. Di base Dante è il paroliere, Dino il musicista ma si alternano nei compiti anche se la rifinitura della partitura musicale tocca sempre a Dino. L' omino dei jingles (qui dovrei fare riferimento ai vecchi post nei quali il personaggio compare, ma non abbiamo mai fatto i tags e adesso è un casino) commissiona ai due un certo numero di musichette e li paga, poco, indipendentemente dall' esito. Dante è certo che il tipo lavori per qualche professionista del settore perché ha sentito spesso le proprie produzioni, variate, arrangiate ma non abbastanza da coprire la struttura di base. Comunque son soldi benedetti. Dino quando viene da Livorno porta sempre una borsa frigo con del buon pesce per i gatti e anche per me, che sono rimasta l'ultima a mangiarlo.
Il dopo pranzo, insieme al dopocena, rappresenta il momento clou dell' incontro. I due suonano, cantano, bestemmiano, rievocano fatti e misfatti della loro vita e, non bastasse la memoria elefantina di Dante, vi si aggiunge l' incipit di Dino che ogni cinque minuti esordisce con un: "ma te la ricordi la tale?" e giù rievocazioni e risate.
La zia sta preparando la pasta fatta in casa e per l'aperitivo ha sfornato questo bellissimo tornino di zucchine.
Il vino è pronto  e per il dopopranzo ci sono i biscottini allo zenzero (stesse formine ma diverso contenuto) che si sposano benissimo con la grappa. Balena si sta strusciando alle gambe del tavolo da cucina e si lecca i baffoni.


Buona Domenica


Dani

sabato 10 dicembre 2011

Fatevi i Gatti Vostri n. 363: " Quando gli anarchici ammazzavano i Re"


In merito all'attentato ad Equitalia, nutro dei dubbi sull'autenticità del volantino di rivendicazione mostrato in video, non ho, tuttavia udito smentite ,al momento in cui scrivo, da parte della FAI federazione anarchica informale da non confondere assolutamente con la Federazione Anarchica Italiana. Credo infatti che gli aderenti alla federazione anarchica informale possano benissimo essere tutt'altro che anarchici. Ma dati i commenti che leggo in giro e il pressapochismo che li anima,  sento l' obbligo di dedicare questo post al fatto in questione.
DDD



Un pacco bomba rivendicato dagli anarchici della FAI (federazione anarchica informale) è esploso tra le mani del direttore dell' agenzia Equitalia di Roma Marco Cuccagna.


Tra l'unanime biasimo qualche voce si è levata dicendo "era ora" o "se la son cercata".


Tra gli ultimi post di "fatevi i gatti vostri", ospitati da Splinder, ebbi occasione di riferire su una mia vicenda privata che mi vedeva coinvolto in una delle tante esazioni che lo Stato commissiona ad Equitalia e che la medesima rende operative, sostanziandosi nell' esercizio dell' esazione (retribuita) la sua ragion d'essere. Parlai di brave ed umane persone incontrate allo sportello e vociai contro i banchieri che vi seggon dietro e che ora seggon dietro lo scranno dell'attuale presidente del consiglio. 
Che la mia fede sia anarchica l' ho scritto e ribattuto, che l'aver guai con equitalia e l'essere anarchico automatizzi un avallo del gesto rivendicato dalla Federazione Anarchica Informale : NO. Assolutamente no. Io capisco e riconosco le ragioni storiche ed oggettive degli anarchici quando sostengono che la loro unica guerra è la guerrilla, l'attentato. Lo strapotere dei grandi gruppi d'interesse uccide ogni giorno di morte violenta o per lento strangolamento. L'artigiano che s' impicca e la signora che si annega coi figli forse, in un mondo più umano non si sarebbero trovati a pensare di non poter più farcela di essere dei "falliti" da preferire la fuga eterna alla lotta perduta in partenza. Non capisco però il mettere a rischio persone che ben poco hanno a che vedere col Nemico con la N maiuscola. Credo che le cellule della federazione anarchica informale rappresentino un delirante gruppo di folli che pochissimo hanno a che vedere con la storia e l'ideale anarchico. Ne usano spezzoni di linguaggio ma in maniera rozza e scorretta e facendosi  scudo di questa sigla  chiunque potrebbe essere l'attore, chiunque il mandante.  Il pacco bomba che inviano (sempre che non smentiscano) può dilaniare lo smistatore delle poste, il fattorino, qualunque impiegato di Equitalia e infine ancorché giunto nelle mani cui era diretto, può essere un quadro medio alto di un agenzia di Equitalia l' obbiettivo strategico di un azione anarchica?
Ammesso e non concesso che la guerra sia guerra (ma son sempre più lontano da queste concessioni) se ci si spara frontalmente, chi cade cade, fa parte del gioco. Per fortuna oggi in guerra non ci si va per obbligo ma per libera volontà così si sa a cosa si va incontro.
Quando però si vuol compiere un' azione dimostrativa si fa  per caso un' attentato a un tenente o un capitano?
Mi diranno alcuni  che quel metaforico tenente di equitalia ha sposato la causa dei banchieri. E per questo è degno di morte?
Forse è il passare del tempo. 
I tempi cambiano, tutto cambia e io non mi ci ritrovo più.


Una volta gli anarchici ammazzavano i re.




Dante