sabato 31 dicembre 2011

Fatevi i Gatti Vostri N. 400 " Gran finale del Gatto Balena "

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E sendo che avano esi dieciduto che si favano cuatrociento posti ante dela finissione del lano 
alora tuti si avano sercitati in delo iscrivere tantisimi penzieri in sul lano che anda e in su lano che vieniscie ma amme mi avano lasiato il lonere di diciere il discorimento untimo del lano e io ava penzato dintanto che il vissido velme inscriveva penzieri di antri che mama dolciava che Dante cuntava che sansara crunacava e i veci guravano e no mi era escito nente di nente sennò che la popo che mi era escita sensa sforso in di dentro la mia castina del cieso ma cuesto non ci entrava coi laguri ansi era mellio copriscierla cola sabia. Dito cuesto avo penzato e penzato e in di tanto penzare avo dormisciuto pelo sforso e cuì eco che avo fato il sonio meravilioso che se era vero sarebe la solussione dei mali del mundo e che lo avo digià soniato e se ora lo risonio vole diciere che aveva stato fundamentale.
Ciera duncue io e ci era un tono ma no in scatula e no col sorcio era eso tono un pescie vivisimo e notante in del lacua. alora io lungavo la sanpa che era langavilissima e cor una sampata inpresionante pe fossa lo cavava dal lacua e incominciava a maniarlo e li maniavo a eso un bel pesso di carne di tono ma lui senteno che li doleva facieva la molla e riscapava nel lacua e alora io rinlungavo la sanpa e maravillia dele maravillie li aveva risuscissionata la cicia e io lo maniavo da un nantra parte e eso inscapava in del lacua e li ricrescieva la cicia e io lo ripilliavo e chiamava serino e in due si maniava tanta roba di eso ma eso senpre rinfilava in del lacua e si rifacieva intiero e serino dicieva che si chiamava il miraculo del gato e del pessie e era inscrito nell' ibro del Sinior Gato Eternisimo che vole bene a tuti anche ai toni e ave dato un modo di maniarli e che esi non sieno maniati ma rifaciuti novi.
Alora in cuesto sonio ciera il laugurio che nisuno deba faciere male ali altri pe maniare eso e il laugurio che il Gato Eterno ci pensa a un solussionamento come di cuesto




e così anche del lano che finiscie e rinascie penzo che era bene




Gato Balena








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fatevi i gatti vostri n. 399 " Firenze San Silvestro 1974 "



Firenze 1974 (avevo vent'anni)
Si respirava già aria d'anno novo nelle stradette del centro che reticolano tra s. Ambrogio e Piazza dei Ciompi. Grande affaccendarsi tra il mercato della frutta, per l' occasione aperto in appendice pomeridiana, e il mercatino delle pulci che proponeva un vastissimo repertorio di bric a brac. Una signora che non aveva rinunciato alla pelliccia zampettava tra le sconnesse pietre di via de' Macci e io, come al solito ciondolavo a cavallo della mia  decrepita vespa. Scommettevo, tra me e me, su quanto fosse rimasta ritta la signora e valutavo   dala qualità dele zampe,  avvortolate  nele calze a rete, se valesse la pena di soccorrerla in caso di caduta.  Di quando in quando pigliavo parte alla conversazione in corso davanti alla bottega di Spartaco, il barbiere, che, con i suoi due sporti occupava la cantonata   affacciandosi sia su via dell' Agnolo che su via de' Macci. 
Il primo che lo scorse fu Bachino, un tipo che si vestiva sempre di nero e aveva fama d'esser strambo dato che aveva ricoperto l'unica finestra di casa sua con assi inchiodate e andava in giro con una pistola in tasca.  A chi niene chiedeva conto mostrava il porto d'armi e aggiungeva "Non si sa mai chi s'incontra ...l'è dimorto  meglio un brutto processo che una bella morte".Gli davo il peso che meritava ma stavolta la sortita di Bachino m'arrivò all'orecchio  perché berciò colla sua vocetta nasale : "questo l'hanno avvelenato accidenti alla maiala di sumà! " 
Conoscendo però  il disceto tasso di paranoia che alterava la ragion critica di Bachino, sulle prime né io né gli altri gli si dette punto peso e si pensò che fosse una delle sue tante recriminazioni ma Umberto, il barrista, ebbe assai più credito quando disse anche lui: "Chissa a chi rompeva 'oglioni  pora bestia". Il gatto era grosso e tigrato, ad occhio poteva pesare tra i sei e i sette chilli. Una bella stazza per un maschio intero, come si deduceva dalle pallottole  a castagna, malcelate da una coda grossa e anch'essa tigrata. Aveva la bava alla bocca ed era impegnato in una lotta con la morte, lotta che pareva persa in partenza.
Oramai l' è bell' e più di là che di qua" fece il Bocca e quasi tutti gli fecero eco con commenti simili.
Io non m'ero mosso dalla vespa, a quell'età la morte mi faceva ancora parecchio effetto e ai gatti c'ero attaccatto, avendone avuta una nella culla fin dai miei primi vagiti. Quando la gente si spostò da Umberto per addolcire la brutta visione con una bevuta al bar, mi accostai piano piano. Rantolava di brutto e pensai se potesse essere un gesto pietoso strozzarlo o dargli una pedata sul cervello in modo che non patisse più ma mi mancava la sicurezza della diagnosi e il coraggio.
Pensai a chi potesse essere l'artefice di quel turpe misfatto di fine anno.
Certo il più papabile era il vecchio  ragioniere che abitava di sopra al bar. Diverse volte lo avevo sentito maledire i gatti che gli pisciavano su pelle scale ogniqualvolta l'uscio ni restava aperto. Doveva aver pesato il veleno, preparata la polpetta  e aver pregustato il momento quell'infame. 
In un attimo organizzai mentalmente la vendetta. L' avrei  aspettato al varco vicino alla fermata del 14. Il marciapiede era stretto  buttarlo sotto al tranve con una precisa spallata per me era uno scherzo.
Non meritava altro ma, ero sicuro che fosse lui il colpevole? E se fosse stata la Fedora che anche lei coi gatti.... Meglio lasciarlo nelle mani d' Iddio. Immaginai il ragioniere, gnudo e tremante, che arrivava davanti al tribunale del giudizio e  vidi la nerboruta mano di Dio che sollevava il gatto e glielo buttava sul piatto della bilancia. Peccato che a Dio non ci credevo. E se anche ci avessi creduto era mai verosimile un Dio che pesava i gatti? Se ne sbatteva delle guerre, della fame nel mondo, immaginarsi se gnene fregava un cazzo dei gatti.
Il Gatto adesso dormiva, l'ombra della morte era passata rapida e ne potevo scorgere il lembo del mantello mentre si allontanava. La signora in pelliccia, accorsa al macabro spettacolo, non aveva retto e perduto ogni sexappil  aveva rigettato sulla cantonata del mercato. Presi una cassetta di legno da frutta e ci deposi il gatto, in mezzo a un letto di carte veline degli aranci. Lo coprii con un'altra scatola di cartone perché nessuno lo vedesse e lo buttasse tra le immondizie. Poi lo misi nascosto sotto al camioncino di Salvatore, l'ortolano, col proposito di andarlo a pigliare di notte e sotterrarlo in riva d'Arno, vicino al Bambi, a monte del  ponte San Niccolò, dove tenevo la canoa.
Era la notte dell' ultimo dell' anno, ero giovane, le distrazioni non mancavano  e mi attardai a fare bisboccia con gli amici quasi dimenticandomi del gatto.
Quando tornai a prendere la cassetta erano le 4 di mattina del 1 gennaio 1975.
In istrada c'era solo uno dei fornai che tornava a dormire in bottega perché aveva leticato  a casa.  Sollevai il cartone, il gatto era sempre lì, immobile, ma aveva un occhio socchiuso e mi pareva respirasse. Chiamai il fornaio che lo tastò dappertutto e sentenziò: è più vivo di te e di me, portiamolo al caldo in bottega. C'era acceso uno solo dei due forni, perché, di giorno di  festa, aveva solo la commisssione dei ristoranti di lusso che volevano il pane fresco, ma al gatto gli bastò.
Si alzò piano piano sulle zampe davanti, poi miagolò. Si ributtò giù e sembrava di nuovo morto. Poi si rialzò. Così per diverse volte. E noi lì a scrutarlo. "Se campa si tiene qui in bottega" disse il fornaio. "Mi ci voleva una femmina, sono più brave a pigliare i topi ma questo è arrivato per combinazione e non si pole mandare via". Alle otto Silvestro (ci parve ovvio chiamarlo così) aveva ripreso ogni funzione vitale ed esplorava la sua nuova dimora. Ci rimase per tutta la sua vita da gatto e io non ho più dimenticato quella lontana notte di capodanno di tant'anni fa quando  miracoli o no qualcosa di bello succedeva ancora.


Dante

fatevi i gatti vostri 398 " Nonno Uliano e Don Luigi augurano..."


Siamo tutti e due del 1928 e con quest' anno, che termina, entriamo nel nostro 84 esimo anno di vita. Abbiamo tante esperienze in comune e tante diverse. Tutti e due ragazzi poveri d'un rione povero di una Livorno che tirava la cinghia. Tutti e due sedicenni insieme ai partigiani nel 44/45. Poi l' uno prima pescatore, poi portuale, l'altro prete, prete dissidente, prete scomodo ma sempre prete.
Uno animato dalla fede nell' uomo e nelle idee l'altro nella medesima fede nell' uomo e in più in qualcosa di superiore che permane quando quella negli uomini vacilla.
Che dire di quest'anno? Che come tutti gli anni ha avuto tante cose che non ci son piaciute e tante che invece ce lo hanno reso caro. Tra queste, quella, non ultima di essere uno dei tanti mattoni della nostra esistenza.
Dal punto di osservazione assai distante, e anche distaccato, come è quello della vecchiaia, le cose appaiono più sfumate e se ne coglie meglio il divenire. Nessun anno è buono o cattivo di per sé. Questa prerogativa è riservata ha chi possiede l'arbitrio della propria condotta come ad esempio gli uomini. Se guardiamo agli uomini possiamo dire che stanno cambiando in meglio? in peggio? chissa? Di sicuro si stanno allontanando dalle mani dell' uomo quegli strumenti coi quali si poteva lottare individualmente, campare una famiglia, lasciare un mestiere in eredità. Oggi il denaro ha un valore superiore a quello del lavoro e spesso ne sconvolge le regole. Il denaro sta anche diventando un vero e proprio oggetto di culto sia che se ne consideri l'abbondanza o la carenza. L'augurio che ci facciamo? Lo vogliamo basare sulla nostra antica e immutata amicizia, l'amicizia, come la fratellanza, l'amore è un valore che non ha prezzo e che non può dipendere dal denaro. Ci auguriamo che  non si perdano mai questi valori e che si conservino come testimonianza del proprio essere uomini.


Bona Fine e Bon Prencipio a TUTTI

fatevi i gatti vostri n. 397 " Qui Livorno collegamento con Zanzara"


Cronaca dal Bar Nado




Qui Bar Nado ci sentite?
Fervono i preparativi per lo "stappo" finale di questa sera.
A onor del vero di stappi ce ne sono stati parecchi a partire da stamattina e qualcuno ciondola digià.
Presenti in campo al momento e partecipanti alla cena serale:
Uliano, Don Luigi, Dino Ciampi, Nara, Ampelio, Bùzzo, il Forfora, Fortore e Ridi'olo.
Si aggiungeranno quali outsider, Riccardino ir Tafano e Mosca ir mi fratello piccino.
Si mangiano lenticchie per tutti e castagnaccio offerti dal Barre.
Per il bere è stata fatta cassa comune e la scelta è caduta sul rosso di Bolgheri (il solito) da accompagnare ai cibi e per i brindisi prosecco di Valdobbiadene che ci ha consigliato Dante ormai transfugo in quelle terre di nebbia e d'umido.
Per ciuccarsi del tutto, Forfora ha portato una grolla, credo valdaostana, nella quale faremo il ponce al rumme e il caffè affogato nel cognacche - specialità della casa.


Salutiamo il gruppo di Venezia raccolto intorno ai gatti e tutti gli amici in ascolto


Auguri per un felice 2012 


da Angela alias Zanzara

fatevi i gatti vostri n. 396 "Esserino: discorso di fine anno "


Leggo molto, ormai lo sapete tutti, quando non sono impegnato nei giochi col Rotolo mi immergo nei libri e da questi traggo tante considerazioni che non appartengono al mondo di noi gatti. La nostra attività mentale è più diretta e non è fuorviata dalle tante complicazioni che caratterizzano quella umana. Quando, tuttavia, mi accade di leggere qualche pezzo che descrive assai bene la situazione dell' uomo, magari con i suoi mutamenti nell'arco di un certo periodo cronologico, ne sono attratto e lo memorizzo. Nel luglio scorso, leggendo la posta di un fumetto, che  Dani aveva sul letto, fui colpito dalla risposta che lo sceneggiatore dell'albo dava a una lettrice la quale  scriveva di stentare a trovare se stessa, a capire che cosa era in questo mondo strano e falsato...

Basta volgere lo sguardo al passato per constatare come precarietà e insicurezza siano da sempre le compagne indissolubili dell'uomo. Guerre, carestie, calamità naturali fanno da sfondo alla nostra evoluzione fin dalla preistoria. per secoli e secoli, il popolo non ha avuto consapevolezza di sé, cosicché i potenti hanno potuto trattarlo come un ammasso di singolarità senza valore. E i nostri antenati si sono adattati alle loro esistenze brevi e tribolate, in un contatto continuo con la morte. Poi la Rivoluzione Francese, l'era industriale e le nuove filosofie umanistiche hanno cambiato tutto. Oggi il valore dell'individuo è fuori discussione (almeno da noi) ma, nel suo complesso, la civiltà occidentale è caduta in un'altra trappola: quella del consumismo. A partire dagli anni '60 i nostri bambini, piccoli compratori, sono stati allevati come sudditi di un favoloso Eden, popolato da merendine e giochi vari, dal quale sono bandite le asprezze della vita. Nascite e decessi non avvengono più nelle famiglie ma in luoghi isolati, asettici, fuori vista. Nulla dev turbare l'acquirente ideale. Il tempo scorre e le generazioni, cresciute in questa realtà virtuale, a un certo punto debbono fare i conti con le brutture quotidiane e spesso ne escono sconfitte. I rimedi sono sempre gli stessi: cultura, riflessione, attenzione verso gli altri. In una fase così dolorosa e distruttiva per l' umanità, dobbiamo avvertire il privilegio di vivere in un Paese bello e progredito come l'Italia - nonostante le sue molte imperfezioni - Dedicare un po' del nostro tempo e delle nostre energie ai meno fortunati può renderci più forti e più sereni.
Forse può essere utile concentrarsi meno sul vuoto che, talvolta o spesso, si sente dentro, sui propri bisogni irrealizzati, e guardarsi intorno, uscire dal proprio guscio, individuare un progetto interessante nel quale sentiamo di poter offrire il nostro contributo.

Queste righe sono state scritte da Giancarlo Berardi, uno sceneggiatore di fumetti che zio Dante ha avuto il piacere di conoscere personalmente e del cui albo più famoso "Julia" mamma Holly e Dani sono affezionate lettrici. Anche mandare il proprio messaggio al mondo, attraverso un fumetto o un modestissimo blog rappresenta un modo di impegnarsi in un progetto e offrire il nostro contributo.

Auguri


Esserino   Gatto

fatevi i gatti vostri n. 395 " Valzerino di fine d'anno "


L'hanno registrato quando erano insieme a Livorno e la qualità audio è modesta ma l'allegria c'è e sperano di diffonderla insieme alle note di questo vecchio valzer di Odoardo Spadaro. Dino Ciampi accompagna con la chitarra, Dante fa il solista con l'armonichina di quand'era bimbo. Un tempo - racconta zio Dante- era normale sedersi la sera fuori di casa e improvvisare qualcosa. Più tipico nelle campagne ma si usava anche in città, magari sotto il pergolato delle osterie. Al bar Nado il pergolato non cè, fori c'è grosso leccio, una tettoia sporgente e una piccola area di marciapiede a sterro delimitata da tre frigoriferi da gelato non funzionanti. D'estate Ampelio mette due ombrelloni e otto sedie".



(Lyrics/Music: Odoardo Spadaro)
(Anno: 1939)

Fuor di città presso l'Arno una sera,
una sera di primavera,
vidi sull'aia d'un casolare
parecchie coppie a ballare.

M'avvicinai, al vedermi mi fanno:
"Venite, venite avanti,
sapete qua, noi non si sa
ricevere come in città.

Gli è il valzer della povera gente,
gli è un semplice valzer, l'è fatto di niente.
Con du chitarre e un organino
ti ballan fino al mattino.

Non è liscio il nostro impiantito,
si rischia a ballà di restà li stecchito.
Senti dire bellona, biondona,
gli è un valzer ch'è fatto alla bona".

E cosicchè da una strada si vide
avanzarsi una figurina,
certo veviva per curiosare
e l'era la padroncina.

"Fermi", si disse,
e la bella creatura rispose:
"Su continuate, io vengo quà, che ci sarà
chi un poco danzar mi farà".

Gli è il valzer della povera gente,
gli è un semplice valzer, l'è fatto di niente.
Con du chitarre e un organino
ti ballan fino al mattino.

"Attenta che li c'è una buca,
gli è qui che s'attacca ogni giorno la ciuca.
E gli è un valzer rapassi, trasassi
gli è qui che si cerca a far sassi".

Quando al mattin splende il sole dorato
si vede che la massaia
la stende panni fini di bucato
di certo è molto più gaia.

"Oh bona donna,
ohi che l'è quella striscia
distesa li sotto al sole?"
Quella mi fa piano andare là.

Allora una vecchia di là:
"È que gli è il valzer della povera gente,
anch'io lo ballai, ma ora un l'ho più alla mente,
ci stava, lo ballavo da giovinetta.

Quand' ero un poco civetta,
che civettavo di molto anch'io, eh!
Ma adesso lo ballan quell'altre,
e le ci cascan tutte, anche quelle più scaltre.

E gli è un valzer saltato e strisciato
e ci voglion le fasce e il curato".

venerdì 30 dicembre 2011

fatevi i gatti vostri n. 394 "biscotti per l'ultimo"

Se ci dobbiamo arrangiare per un brindisi in piedi l' ideale è accompagnare  il bere con qualche vassoio di salati e di dolci. Nei Post precedenti trovate una ricetta delle mie focaccine al rosmarino, per accompagnare i vini con qualcosa di dolce vi passo invece la ricetta dei biscotti alla cannella:



ideali per sostituire i cantuccini che si inzuppano nel vin santo si prestano al "tòcio"  nel ramandolo ma anche in bianchi fermi o in super alcolici quali grappe o brandy


ingredienti:


burro 150 gr
zucchero 150 gr
tuorli d' uovo 4
farina 350
sale un pizzico
cannella in polvere o sbriciolata 1 cucchiaio 


Procedimento
amalgamare il burro con lo zucchero mettere i tuorli finché l'impasto  diventa spumoso. Aggiungere farina sale e cannella impastare velocemente senza far riscaldare l'impasto otterremo una palla che faremo riposare per almeno mezz'ora in frigo.


Stendere l'impasto su un foglio di carta da forno  facendone una sfoglia alta 4/ 5 mm  ritagliare dei biscotti di varie forme con appositi stampini  taglienti o col bordo di bicchierini da liquore, se avete buona manualità anche a coltello.


Reimpastare i ritagli che avanzeranno tra le varie forme, distenderli come sopra e farne nuove forme.


Infornare a 200 ° per 10 minuti circa. I biscotti assumono maggiore consistenza dopo circa 15 /20 minuti che sono stati lasciati a raffreddare su un vassoio.


Auguroni a Tutti


Holly