sabato 16 marzo 2013

fatevi i gatti vostri n. 507 "Trilussa in tv"

Si mi piace Trilussa! Quando stavo di casa a Roma i suoi versi furon cagione di vari  miei scimmiottamenti in rima, ché le tante piccole situazioni offerte dal quotidiano vivere della capitale ben si prestano ad essere tradotte in versi romaneschi,

Così ho seguito la fiction, in due puntate, trasmessa da 
Rai 1.
Mi è piaciuta la Guerritore ma non posso dire altrettanto di Placido. Quel suo ego straripante mi tedia e per di più, nonostante ci passi del tempo nell'Urbe....., ha una pronuncia  romana assai poco accordata, almeno  per chi ha fatto l'orecchio alla vera intonazione capitolina

Ho pensato che Trilussa avrebbe così commentato la performance del Nostro:

ER CANE  ATTORE

 Er cane disse :

ala televisione
fanno la fiscion s' un poeta raro

mo state a véde ,
fò 'sta parte e 'mparo

ma comme fu sur parco de la Rai
li versi  je parevan tanti abbai


e come sempre
recitò....da cane







mercoledì 13 marzo 2013

fatevi i gatti vostri n. 506 " un raccontino di Dante"

Io la chiamo sindrome di Cecco. Ne soffro da sempre. C'è nel mio animo un velo di tristezza che ho sempre cercato di tenere ben dentro coperto bene sotto  le barzellette, i motti di spirito e tutto ciò che crea allegria. E che c'entra Cecco? Cecco era il clown di un piccolo circo che venne da noi quando ero ragazzino. Il tendone era piccolo, i leoni spelacchiati e le trapeziste avevano la cellulite (questo lo osservò la mi mamma ché io all'epoca di cosce di donna non me ne intendevo punto). Ma Cecco...Cecco era un fuoco d'artificio, saltava e cadeva, poi, da posizioni impossibili. si rimetteva in piedi giusto in tempo per sfornare battute micidiali. Ero molto attratto dai circensi e siccome lo spiazzo dove si erano sistemati distava al massimo 300 metri da casa mia, ero sempre in mezzo ai loro carrozzoni. Per di più, sebbene il circo vantasse un improbabile nome ungherese con molte w y s  k e z , il clown, delizia di noi ragazzi era nato proprio a Livorno e questa trasferta era per lui l'occasione di ritornare nella sua città. Una mattina vidi Cecco che sembrava dormisse. Almeno aveva la testa poggiata sulle mani e i gomiti sulle ginocchia, il tutto mentre sedeva sulla scaletta di una roulotte assai malandata. Dopo aver fatto visita ai leoni e alle scimmie che mi attiravano in modo particolare ripassai davanti a Cecco e lo vidi che si stropicciava gli occhi. "O Cecco" gli dissi " ho visto che sonnecchiavi...",
"no" mi fece lui" non dormivo, pensavo".
"Pensavi al numero di stasera?"
" No quello lo so a memoria, pensavo a cose che non so fare."
 Mentre parlava aveva ancora il viso sbaffato di cerone e gli occhi lucidi ma non pel trucco.
"Cose tristi?" feci io cogliendo quell'aspetto che l'uomo aveva prontamente dissimulato con un colpo di tosse e passandosi la mano sugli occhi.
"Cose della vita" mi rispose, con un tono così serio e grave che non l'avevo mai sentito. Non avevo sentito una voce così seria  nemmeno dal mi babbo, quando m'ero fatto beccare a vendere l' olivo benedetto. Quella volta l'avevo fatta grossa: Erano le Palme e io con alcuni complici avevo venduto, porta a porta, dei rametti di olivo provenienti dal mio ingegno ossia rimediati in campagna. Li avevamo anche benedetti, con una tazzina da caffè prestataci da Nado, il barrista) e riempita da Dino Ciampi nell'acquasantiera della chiesa. La vicenda e il fatto di esserne stato il promotore mi costò l'espulsione dalla squadra dell' oratorio,
nella quale giocavo col n.7, segnando al contempo quello che sarebbe stato il mio indirizzo politico. Il giorno dopo infatti giocavo sempre col 7 nella "stella rossa"
la temibile compagine che faceva capo alla casa del popolo gestita dal PCI. Poco importava che invece delle magliette gentilmente inviate al parroco dal Lanerossi Vicenza (le suore che si azzardavano a metter piede a Livorno pareva venissero tutte da Vicenza, da Verona e da Padova) avessi dovuto indossare una canottierina sgualcita e tinta di rosso dalle volontarie dell' UDI, ero un piccolo calciatore che aveva un mercato.
Mentre col pensiero ero riandato a quei fatti, all'epoca non troppo lontani, ero riamasto silenzioso e Cecco mi fece:" ci sei rimato male? Per quel che ho detto sulla vita intendo?".
Poi mi spiegò che aveva due figli ambedue infelici (a Livorno si usa quest'eufemismo per definire ogni tipo di problema gravemente invalidante, dalla cecità alla tetraplegia finanche alla demenza).
"E come fai Cecco a far ridere la gente se nel cuore hai questo peso gli chiesi?"
"Vieni" mi disse " ti insegno un trucco" e in un attimo aveva fatto un mezzo salto mortale e si era messo sulle mani coi piedi in alto. "Adesso ho capovolto le cose e in questa posizione mi viene facile far uscire i pensieri" e detto fatto sputò per terra un grumo di roba che non ebbi dubbi a identificare per i suoi pensieri. Poi si rimise in piedi e in quattro e quattr'otto mi sciorinò davanti un bel pezzo del suo repertorio. Io ridevo come un matto.
Dopo 5 o sei minuti Cecco mi chiese "Hai capito allora?".
"Certo basta che impari a camminare sulle mani e a sputare i pensieri".
Stavolta fu Cecco a ridere e rideva rideva,pareva non riuscisse a smettere. Io ridevo con lui trascinato da quell'euforia.
"Tu hai la battuta naturale" mi disse Cecco "ecco perché ho riso tanto ma quando sei sulle mani che succede?."
"Vedo il mondo da un altro punto di vista".
"Ci avevi mai pensato prima?" riprese Cecco
" No" dissi "ma quando è morto  di leucemia Lucianino che giocava a pallone con me ho cominciato a pensare che era andato a giocare in un posto bellissimo dove non si muore più e raccontavo agli altri che in sogno vedevo le sue partite e i tiri che aveva fatto e i gol che segnava. Don Enzo si è incazzato perché ho sostenuto che quel posto non era il paradiso ma la mi mamma ha detto che era vero e c'era il paradiso per chi struscia le panche e c'era anche  un mondo bello ed eterno senza troppi dii per quelli che in chiesa non ci vanno e m'ha detto anche che era stata contenta quando avevo venduto l'olivo benedetto ".
Quando ebbe saputo la storia dell' olivo Cecco mi strinse la mano così forte che mi fece male.

Poi entrò nella rulotte e tornò fuori stringendo in mano una medaglietta luccicante
"C'è anche un pochino d'oro dentro" mi disse, "a scuola, tantissimi anni fa ero il primo della classe e l' ho vinta facendo i meglio temi d'italiano per tutto un'anno".
Poi continuò:
"Bravo bimbo, ti auguro di diventare un dottore o un ingegnere ma sappi una cosa
tu sei nato clown, hai fatto ridere me caro mio e non è cosa da poco. Nelle nostre vite c'è la commedia che rappresentiamo e la tragedia che spesso nascondiamo dentro. Sarai amato dalle persone, ma ti troverai spesso solo, specie quando avresti bisogno di qualcuno che fa ridere te. Allora mettiti a testa in giù e ricordati di Cecco".

Non l'ho più visto ma la medaglia è ancora appesa sulla mia scrivania, c'è scritto ex schola vita, dalla scuola ...la vita e non credo che per me avrebbe potuto esserci miglior maestro di Cecco

lunedì 11 marzo 2013

fatevi i gatti vostri n. 505 "Holly ride così..."

Insomma che Dante esprima le sue riserve sui poveri lagunari, lo capisco ma che ci si metta anche mia nipote che ha nelle vene sangue estratto dalle zanzare come il mio, del resto, mi pare un po' troppo.
Certo senza voler far paragoni impropri per me, nata e cresciuta nella Serenissima, la conoscenza della Toscana e soprattutto della costiera è stata una esperienza affascinante. Non che ignori le bellezze di Firenze e Siena ma quelle le abbiamo anche noi e per me, che vivo e lavoro in acqua, i palazzi son sempre apparsi come spazio sottratto alla natura, monumento alla prosopopea e al denaro dell' uomo, chiese incluse.
Ma quando vedo l' acqua azzurra, le pinete, gli scogli e la sabbia mi si apre il cuore. Così come l'opera architettonica più ardita mi par cosa piccola di fronte alla meraviglia che incute in me la macchina felina persino nella sua forma meno smagliante (leggi Rotolo).

Una cosa che i Veneziani condividono coi Livornesi è l'amore per le battute e le barzellette, mi riferisco ai Veneziani abitanti della città, ché nell' entroterra c'è troppa brama di lavoro, di soldi e di lega, sebbene non dappertutto.

Eccone una ripresa dal sito "cagate dosso"  (càcati addosso)

aggiungo la traduzione per i non capienti:

Un marito a letto con sua moglie inizia a carezzarla come non faceva più da tanto tempo. Carezze sulle gambe, sulla schiena, sul collo, poi va giù, sui piedi, sulle ginocchia, ritorna su sulle spalle, sulle braccia, sul didietro.. e dopo si blocca di colpo e accende la televisione. "Ma dai....era così bello, perché ti sei fermato?" 
"ho trovato il telecomando".

un abbraccio a tutti 
Holly



sabato 9 marzo 2013

fatevi i gatti vostri n.504 " l' ora del fucile "


Come va come non va... abbiamo fatto un bel mesetto di assenza, bronchite febbre e mal di denti e se qualcuno ha qualcosa da aggiungere lo aggiungiamo tanto siamo fuori per spese.
Malanni di Dante a parte, tutto scorre abbastanza tranquillo ossia calma piatta ma così piatta da far quasi paura. La televisione non la accendiamo più altrimenti zio Dante bestemmia e urla. Io ho consegnato la tesi, discuto il 10 aprile, poi spero che il Gatto Eterno me la mandi buona, Bobby dice che in Inghilterra avrei qualche possibilità. A dire il vero lo stronzissimo fratello ha commentato che se mi va male come ricercatrice posso  sempre fare la strip girl. Certo se il mercato passa quella roba che mi manda in foto lui, presentandomele come fidanzatine, c'è spazio davvero.
I gatti stanno bene, Esserino vive in simbiosi con la zia, Balena è perennemente a dieta, come lo zio e dormono insieme, afflitti e abbracciati. La zia non lavora in questo periodo  e approfitta per  sfornare pane, dolci, pizze salate, zuppe, insomma con due lire, anzi con pochi euri ci mette a tavola tutti.
Mi spiace che lo zio non abbia voglia di scrivere, l'ultima volta che l'ho invitato, quasi perentoriamente, a rispettare il suo impegno di blogger ha detto lapidario: 
il tempo degli scherzi è finito adesso è l'ora del fucile.
Mi preoccupa un po' la cosa, perché ci ha spesso raccontato di un  vecchio, suo lontano parente che ragionava con la doppietta appoggiata nell'angolo della sua stanza. Pare che rivolgendosi all' arma chiedesse: " Che vogliamo fare allora, dimmelo te che hai una bella voce si fa un discorso a un uditorio o una chiacchierata io e te?". Poi un giorno andarono a prenderlo i carabinieri e lui fece un discorso dal terrazzo. Per fortuna ci furono solo feriti, ma finì i suoi giorni al manicomio criminale.
Non che abbia paura per l' equilibrio di zio Dante, per carità ma sentirlo così cupo mi dispiace, me lo ricordo sempre allegro col suo bicchiere del vino, le barzellette i canti. quasi 15 anni della mia vita li ho passati più con lui e la zia che con i miei genitori. Forse è per questo che son diventata una veneziana anomala e che, pur fierissima della mia città, mal sopporto la gente che mi circonda.
Un abbraccio a Tutti
Dani

Un sorriso però siamo riusciti a strapparglielo  allo zio ed è stato quando dopo una piccola ricerca sono riuscita a presentargli la foto della nuova fiamma di Bobby, una vera signora