lunedì 23 novembre 2020

fatevi i gatti vostri 1671 "film a lumi rossi"

Non mi vengon fuori dei titoli esilarantemente (esiste o l' ho coniato io?) criptici come quelli dello zio quindi accontentiamoci di questi rubescenti lumi.

La zia Holly ha concluso la rassegna dei suoi film e direi che li ha azzeccati quasi tutti. Io ne ho fatta una scorpacciata. Siamo libere dal lavoro ma in corsa per visite mediche difficili da fare in questi giorni ma per fortuna prenotate in estate scrivo dunque io mentre siamo in sala di attesa dalla ginecologa che per fortuna ha diviso gli ambienti in mini salette in ognuna delle quali deve stare al massimo una persona o due familiari. Questo film ci era stato richiesto da Murasaki e finalmente siamo in grado di soddisfare tale richiesta. Purtroppo il video ha una defini9zione scadente perché  è stato ricavato da una vecchia cassetta vhs dell' Espresso che pubblicò illo tempore i classici dell' erotismo, accuratamente collezionati da zio Dante.

Commento di mymovies

film in cineteca dopo le 13:00

Buona giornata a tutti 

Dani


LA VITA MATRIMONIALE 
NELLA CINA DEGLI 
ANNI VENTI.

Può essere considerato senz'altro un capolavoro, questo di Zhang Yimou. Un regista che ha già realizzato due opere come Sorgo rosso e Ju Dou e che può essere confrontato, pur non essendo giapponese, al grande Akira Kurosawa. Siamo in Cina negli anni Venti. Un ricco cinese si sposa per la quarta volta. Tutte le mogli vivono nell'immensa dimora. La vita matrimoniale è scandita dalle lanterne rosse, che vengono accese davanti alla stanza della prescelta per la notte. Si innescano così gelosie e competizioni, anche mortali. Il film è da ritenersi un capolavoro soprattutto formale. Le riprese sono simmetriche, secondo lo stile dei grandi fotografi, quale, appunto, il regista è stato. 

Recensione di Stefano Lo Verme

Nella Cina degli anni '20 Soniglian, una ragazza di diciannove anni, accetta di sposare il ricco Chen Zuoqin, discendente di una nobile dinastia, divenendo così la sua quarta moglie. Nel palazzo di Chen abitano anche le altre tre consorti dell'uomo; ogni sera, il padrone fa accendere delle lanterne rosse davanti all'appartamento di una delle sue quattro mogli, scegliendo così con quale di loro trascorrerà la notte.
Premiato con il Leone d'Argento al Festival di Venezia del 1991, Lanterne rosse è il film che ha consacrato sulla scena internazionale il regista Zhang Yimou. Tratta dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong, la pellicola è ambientata nella Cina degli anni '20 e racconta la storia della giovane Soniglian (Gong Li), una ragazza che, per sfuggire alla povertà, decide di diventare una delle concubine del ricco Chen Zuoqin (Ma Jingwu); il titolo fa riferimento alla lanterne rosse che, secondo un antico rituale, indicavano la donna che avrebbe goduto del privilegio di passare la notte con il proprio marito e padrone. Ed è proprio questo "privilegio", fonte di prestigio e di autorevolezza, l'oggetto di contesa fra le varie protagoniste del film, sullo sfondo di una Cina arcaica ancora prigioniera delle proprie radicate tradizioni e di un rigido ed inviolabile codice di comportamento.
La trama, sviluppata nell'arco di un anno, si svolge interamente fra le mura del palazzo di Chen, in uno scenario circoscritto e opprimente suddiviso fra gli appartamenti delle quattro "signore" della casa: la matura Yuru (Jin Shuyuan), la gentile ma ambigua Zhuoyun (Cao Cuifen) e l'attraente Meishan (He Caifei), un'ex cantante d'opera invidiosa della bellezza dell'ultima arrivata, Soniglian. Le feroci rivalità fra le quattro mogli innescheranno un pericoloso gioco di seduzione e di inganni nel quale i reciproci rapporti di potere si sovvertiranno continuamente, dando vita ad una spietata guerra psicologica segnata da tensioni e gelosie. In questo modo, Zhang Yimou analizza l'inflessibile sistema delle gerarchie sociali e sessuali della Cina mettendo in scena una serie di antinomie basilari (uomini / donne, padroni / servi).
Allo splendore formale della ricostruzione (eccellenti le scenografie e i costumi) corrisponde una narrazione asciutta ed equilibrata, ma capace di delineare con sorprendente vitalità i caratteri e le psicologie dei vari personaggi e la loro progressiva disumanizzazione (come afferma con amarezza Soniglian, in quel palazzo non ci sono esseri umani, ma soltanto topi, gatti e cani che si combattono l'un l'altro), in una competizione serrata e dall'esito quanto mai tragico. Straordinaria la fotografia di Zhao Fei, che si avvale di un magistrale utilizzo dei colori, e una menzione speciale per la bravissima attrice cinese Gong Li nel ruolo della Quarta Signora. Molto apprezzato dai critici alla sua uscita, Lanterne rosse resta senza dubbio il film più acclamato nella carriera di Zhang Yimou ed una delle migliori opere del cinema orientale degli ultimi decenni.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Tratto dal romanzo Mogli e concubine di Su Tong, ambientato nella Cina del Nord dei primi anni '20, è la storia di una studentessa povera che interrompe gli studi per diventare la quarta moglie, dunque concubina, di un ricco signorotto. Situata in un bellissimo edificio di articolata struttura architettonica, è una dolente sinfonia in rosso minore sulla condizione femminile, il rapporto dei sessi, le logiche del potere dove lo splendore formale si coniuga col rigore morale e l'asciuttezza narrativa. Leone d'argento a Venezia, non distribuito nella Cina Popolare.

5 commenti:

  1. A R E A __ C O M U N I C A Z I O N E__ R E D A T T O R I __B L O G
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    Redazione: Dani Venezia on line dalle ore 16:00 alle 23:00

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  2. Il titolo è più arguto di quanto possa sembrare a prima occhiata dato che il lemma " lumi " si associa spesso a quelli della ragione. Così mente il titolo lanterne rose attiene ad una specifica particolarità descritta nel film il titolo di Dani pare voglia preannuciare il fatto che che il film farà luce su taluni aspetti a luci rosse di un menage.
    e veniamo all' avverbio:
    Il numero maggiore di avverbi è dato da quelli modali che rispondono alle domande: in che modo? come?

    Non è possibile nominarli tutti, perché bisognerebbe citare tutti gli aggettivi qualificativi da cui derivano, che sono migliaia e migliaia. Infatti quasi con ogni aggettivo qualificativo si può fare un avverbio modale.

    Il primo "modo" di formare un avverbio modale da un aggettivo qualificativo consiste nell'usare in maniera invariabile la sua forma maschile singolare:
    camminavamo piano, correvate forte.

    Il secondo modo consiste nell'aggiungere alla forma femminile dell'aggettivo il suffisso - mente : bassa → bassamente, alta → altamente, bella → bellamente.
    Altri avverbi di maniera derivano invece da nomi e da verbi, alla cui radice viene aggiunto il suffisso -oni : dal verbo saltellare l'avverbio saltelloni; dal nome bocca, bocconi.
    Altri derivano dal latino, come bene, male, coi loro comparativi meglio, peggio e coi superlativi benissimo, malissimo.
    Infine ci sono alcuni avverbi modali che non rientrano in nessuna delle categorie di cui sopra; sono adagio, insieme, apposta, invano, così.
    Nulla osterebbe dunque alla creazione di esilarantemente volendo con cià significare che la cripticità di Dante ovvero l' affidare a messaggi oscuri o che impegnano il lettore alla decrittazione divenga esilarante (tale da produrre allegria, spasso) per il modo in cui viene realizzata. Nell' uso comune, tuttavia che assume la valenza di regola, tale avverbio non mi risulta sia mai stato usato da penne autorevoli o meno. Io lo sostituirei con spassosamente oppure con lieve emendamento della frase direi l' esilarante cripticità dei motti di Dante. Non mi pare tuttavia che il neologismo varato dalla Dani risulti cacofonico o scorretto nella costruzione pertanto lo si stampi pure.
    Con affetto
    Giovanni Martinelli

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  3. Grazie per la cortesia di ieri e per il film di oggi. Molto interessante il ripasso sugli avverbi. Con grammatica e sintassi vado ad orecchio ma non ricordo mezza regola
    Buona serata
    Eliana

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  4. Un classico dell'erotismo? Lanterne rosse? Ogni tanto l'Espresso prendeva un po' in giro i lettori, secondo me. Comunque, se arriva qualche scena appassionata la guardiamo volentieri.
    Grazie infinite!

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    Risposte
    1. In effetti non avendo visto il film pensavo che il regista indulgesse maggiormente sul tema. Concordo con la collega Murasaki capolavoro magari sì ma non dell' erotismo anche se in varie presentazioni si insiste a definirlo tale, direi piuttosto che la donna è inquadrata come oggetto sacrificale per riti e liturgie, condannata ad una vita di piaceri negati, a un matrimonio che è una prigione all' impossibilità dell' emancipazione.
      Giovanni Martinelli

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