martedì 3 novembre 2020

fatevi i gatti vostri 1653 "di corsa come un orsa".

Avete mai visto correre un orsa? Vi assicuro che va veloce. Scusatemi ma è una giornata nata di corsa e a Venezia significa correre a piedi o con la barca a tutta. Credo di aver reso l' idea. Approfitto di una breve pausa pranzo per buttar giù queste poche righe col telefonino. Ho trovato diversa roba tra i films richiesti ma l' unico che posso mettere al momento è COCO, scelto da Eliana. In serata vedrò d organizzare il materiale disponibile. Vi saluto e continuo a correre.
Il film Coco sarà in cineteca dopo le 14,30. Il commento è di My movies
Buona giornata 

Dani

Ha vinto 2 Premi Oscar, ha vinto un premio ai Golden Globes, ha vinto un premio ai BAFTA, ha vinto 2 Critics Choice Award, ha vinto un premio ai Producers Guild

LA PIXAR S'IMMERGE IN 
UN'ALTRA CULTURA 
PER RIBADIRE IL SUO 
NUCLEO TEMATICO 
DI SEMPRE: PER QUESTO 
COCO È UN FILM 
DIVERSO EPPURE 
DI FAMIGLIA.
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 18 dicembre 2017

Miguel è un ragazzino con un grande sogno, quello di diventare un musicista. Peccato che nella sua famiglia la musica sia bandita da generazioni, da quando la trisavola Imelda fu abbandonata dal marito chitarrista e lasciata sola a crescere la piccola Coco, adesso anziana e inferma bisnonna di Miguel. Il giorno dei morti, però, stanco di sottostare a quel divieto, il dodicenne ruba una chitarra da una tomba e si ritrova a passare magicamente il ponte tra il mondo dei vivi e quello delle anime.
Diverso eppure di famiglia, è questo l'effetto che fa Coco alla prima visione. La Pixar si inoltra in un territorio finora inesplorato, immergendovisi in profondità, eppure ovunque, nel film, risuona un'aria di famiglia, con echi di Up e Inside Out, o forse un unico gene responsabile, che è dentro tutti i figli della lampadina salterina, ed è quello della rimembranza.

Qui il concetto è declinato nell'accezione di rievocazione e preso in maniera letterale.

Mentre, durante la festa dei morti, il paese di Santa Cecilia (e il Messico tutto) allestisce altari nelle case e illumina i cimiteri per accogliere la visita dei famigliari defunti, Miguel si trova a compiere un percorso che trasforma quella tradizione lontana in qualcosa di reale, di personale e di urgente, una questione di vita e di morte (appunto), e impone l'importanza del ricordo tra le priorità della vita, anche di un giovanissimo come lui.

L'immersione dei creatori di Coco nell'universo messicano del Dìa de Los Muertos è un'immersione totale, che ingloba la storia ma anche l'aspetto visivo del film e ne rispetta e riproduce la varietà intrinseca. Come la folk art messicana legata a questa ricorrenza varia da comunità a comunità e presenta una gamma ampissima di figure e materiali differenti, così Coco mescola le tonalità al neon degli alebrijes (vero tocco magico del film) con la ritrattistica fotografica, il cinema indigeno, Frida Khalo e il suo debordante mito (altro tocco spassoso), l'estetica musicale e quella carnevalesca.

C'è tanta trama, c'è una vicinanza tematica stretta con "Il libro della vita" prodotto nel 2014 da Guillermo Del Toro, c'è l'eco di Tim Burton, e, a volte, può sorgere il dubbio che tanto scoppiettare di colori e corse contro il tempo possa servire a coprire la mancanza di quelle piccole perle di genialità nella semplicità, quelle palline blu tristezza e giallo gioia, quelle porte in infinita sequenza, che, in altri film Pixar, ci hanno stretto con una mano il cervello e con l'altra il cuore. Però Coco fa una cosa importante, che non ha solo a che vedere con un lavoro di reale (e non superficiale o funzionale) esplorazione di un'altra cultura, ma con un'incursione in un territorio misterioso, il post mortem, che è un luogo della vita di tutti, adulti e bambini.
In questo senso, la continuità con Inside Out è forte e evidente: dopo aver fatto i conti con la matassa ingarbugliata delle emozioni, il tempo si è rivelato maturo per guardare con "spirito" avventuroso e commovente dentro un altro fitto mistero, quello della mortalità; e la celebrazione messicana, fatta di musica, colori e leggende a carattere familiare, si è rivelata, per questo fine, un sentiero luminoso ed efficace. 

Sei d'accordo con Marianna Cappi?
UN RAGAZZO SOGNA DI DIVENTARE UN MUSICISTA, PER LA PRIMA VOLTA UN FILM DISNEY-PIXAR AFFRONTA UN ARGOMENTO COMPLESSO, VARCANDO LA SOGLIA CHE SEPARA IL MONDO DEI VIVI E QUELLO DEI MORTI.
Overview di Marianna Cappi

Il cinema d'animazione, lo sappiamo, ha tempi diversi da quello che utlizza attori e ambienti reali e per questo non è raro che un "nuovo" progetto affondi in verità le radici in un tempo non recentissimo. Nel caso di Coco, il film Disney-Pixar che si ispira alla festività messicana del Giorno dei Morti, e che uscirà non a caso nel mese di novembre, si deve guardare indietro di sette anni per individuarne la genesi.
Chiuso il terzo capitolo di Toy Story, infatti, nel 2010, il regista Lee Unkrich (Alla ricerca di NemoMonsters&Co.) si mette al lavoro sulla storia del dodicenne Miguel, figlio di calzolai, cui è proibito far musica a causa delle malefatte di un antenato musicista. Quando però, per l'appunto nel Giorno dei Morti, Miguel si ritrova a suonare la chitarra del defunto Ernesto de la Cruz, viene magicamente trasportato nell'aldilà e costretto a risolvere gli antichi e mai sopiti problemi di famiglia. Qui ritroverà anche un grande affetto, la nonna, Mama Coco.

Se leggendo queste poche righe di sinossi la vostra mente è stata visitata dal ricordo dell'ambientazione di "Grim Fandango", videogioco di culto di qualche decennio fa, o di The Book of Life ( Il libro della vita ), il film diretto da J.R. Gutierrez e prodotto, tra gli altri, da Guillelmo del Toro, non siete gli unici.

Anche in quel caso, Manolo Sanchez, ragazzino con la musica nel sangue ma promesso ad una carriera da matador, intraprendeva un viaggio nella Terra dei Dimenticati, per riportare in vita la sua innamorata in una dinamica apertamente shakespeariana. Il film di Unkrich parte però da un terreno molto diverso, estraneo per origine alla cultura latina, e alle prese per la primissima volta -per quel che riguarda la filmografia Pixar- con un cast interamente sudamericano. Il colosso Disney, inizialmente, non si è mosso con tatto su questo terreno, facendo infuriare molti, specie sui social, con la richiesta di comprare la dicitura "Dia de los Muertos" e farne un marchio commerciale.
Anche in ragione di questo inizio maldestro dei lavori, che ha fatto slittare in avanti la data presunta di realizzazione e distribuzione del film, Unkrich e i suoi collaboratori sono tornati a più riprese in Messico per approfondire il ritratto del personaggio, col risultato che l'iniziale fascinazione per i colori accesi e il clima carnevalesco che caratterizza la festa in oggetto e che "cozza" così perfettamente con il suo contenuto di scheletri e personificazioni della Morte, si è andata arricchendo, a detta degli autori, di suggestioni più profonde e conoscenze sempre più approfondite.

Con queste premesse, e la qualità a cui la Pixar ci ha abituato, Coco, per la regia di Lee Unkrich e la co-regia di Adrian Molina, autore della sceneggiatura, ha tutte le carte per avviarsi a replicare le diciotto precedenti meraviglie d'animazione di un'azienda unica, nata dalla Lucas Film, passata a Steve Jobs (che l'ha battezzata col nome che ce l'ha fatta conoscere e che ancora mantiene) e quindi alla Disney, senza perdere in genialità e autonomia. Primissimo studio a sviluppare un intero lungometraggio in computer grafica, la Pixar è da trent'anni al primissimo posto nel settore e niente sembra minacciare il suo primato. Con Coco i creativi statunitensi affrontano per la prima volta un argomento complesso, finora inesplorato: dopo aver attraversato la superficie del mare, le porte che dividono il mondo dei mostri da quello degli umani, o la barriera che separa il mondo di una ragazzina da quello delle sue emozioni ( Inside Out), è arrivato il momento di varcare un'altra soglia, quella che separa il mondo dei vivi e quello dei morti.

4 commenti:

  1. A R E A __ C O M U N I C A Z I O N E__ R E D A T T O R I __B L O G
    ===============================================================================
    Le risposte a questo primo commento sono riservate allo staff. I nostri lettori possono commentare seguendo le consuete modalità.
    *****************************---==oOo==---*************************
    Redazione: Dani Venezia on line dalle ore 22:00 alle 23:00

    RispondiElimina
  2. non speravo di averlo tanto presto
    grazie Dani
    Eliana

    RispondiElimina
  3. Sono davvero contenta di poter vedere questo film che a suo tempo mi sfuggì completamente ❤️

    RispondiElimina
  4. Visto oggi, a parer mio merita tutti i premi che gli sono stati assegnati.
    Buona Serata fateci sapere del rientro di Bobby
    Giovanni Martinelli

    RispondiElimina

Il tuo commento è il benvenuto, ci fa sentire bene e ci incita a scrivere ancora GRAZIE
___________________________________________________
Se non hai un tuo profilo puoi commentare come ANONIMO scegliendo tale opzione dal menù a tendina (per conferirgli maggiore personalità puoi aggiungere la tua email)
Se non desideri comparire come ANONIMO hai a disposizione un altro modo semplice: apri una tua pagina qualsiasi su un host gratuito. Dopo aver scritto il commento seleziona la voce URL dal menù a tendina che ti viene proposto. Potrai inserire la tua firma o un tuo nickname e confermarlo scrivendo nella riga sotto l' indirizzo del tuo URL. I tuoi commenti saranno personalizzati e firmati. Un ulteriore modo, forse il più elegante di tutti, ma un po' più complesso è quello di aprire un blog, anche se non hai intenzione di pubblicare. Blogger ti guida passo passo alla creazione e ti farà aprire un account google. I passi sono parecchi ma se tu avessi difficoltà ti aiuteranno i nostri redattori o gli affezionati lettori.
_________________________________________________
COMMENTI PRIVATI: indirizzare a esserinoebalena@gmail.com
_________________________________________________