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domenica 17 novembre 2019

Fatevi i gatti vostri 1344 "L' acqua sale e i soloni pontificano...sul nulla"

Piove e ripiove su questa povera Venezia e tutte le tv e i settimanali e i quotidiani  si affannano a far servizi e a dir cavolate. La più grossa è quella del sale che l' acqua di laguna lascerebbe sulle pietre ritirandosi. Il sale richiamando umidita sgretolerebbe pietre e basi di colonne. Bene niente da dire sulla descrizione degli effetti chimici del fenomeno  avallata anche da alcuni autorevoli direttori di musei e gallerie ma questo fenomeno si rinnova da secoli e le colonne di San Mrco non sono crollate finora e non crolleranno per l' acqua  di questi giorni sia pur  essa di livello notevolissimo. Non è infatti il livello dell' acqua che dovrebbe creare il suddetto allarme ma il fatto che a Venezia l' acqua alta è fenomeno tipico e che sta aumentando coi cambiamenti climatici. Non voglio minimizzare su questo fatto ma evidenziare che esiste da tempo immemorabile e va sì risolto o mitigato ma non è una emergenza nata in questa settimana. L' emergenza vera per i veneziani è la paralisi delle attività e i danni a negozi, botteghe artigiane attività alberghiere e di ristoro.
Noi per esempio perdendo una settimana di lavoro abbiamo perso circare duemila euro di lordo. In tasca ci sarebbe rimasto poco, forse settecento euro e non c'è da fare il semplicistico conto 7 x 4 = 28  ossia duemilaottocento euro in tasca alla zia Holly per ogni mese dell' anno perché intanto ci vogliono due persone per far quel lavoro e poco importa se io presto la mia opera  gratuitamente anche se la zia ce la facesse da sola da quei soldi andrebbero tolti: prima di tutto il carburante e la manutenzione del mezzo poi le ferie che ogni lavoratore ha, il tfr, la tredicesima, il versamento inps, l'assicurazione della barca. Eh sì  perché ovviamente di quei duemila settimanali  che non sempre entrano circa i due terzi se ne sono già andati tra iva e tasse sul reddito, tasse regionali, posto acqueo, tassa per la licenza e mi fermo perché la lista sarebbe infinita. Diciamo che se va bene, faticando molto e stando quasi sempre in acqua la zia forse salva 1400 al mese  ma se non ci fossi io o lo zio o bobby a darle mano qual lavoro sarebbe quasi una rimessa. Immaginate quando vi manca una settimana di incassi o magari, non avendo un vaticinante come zio Dante ,avete perso o lesionato la barca.
Quando un motore va a fondo ci vogliono migliaia di euri. I veneziani reagiscono con estrema dignità, pompando acqua e bestemmiando sottovoce ma state tranquilli che anche dopo questo disastro li ritroverete a lavorare senza troppi piagnistei. La maggior parte non hanno neppure fatto la nota delle spese che hanno dovuto sostenere tanto sanno che quei soldi arriveranno il giorno del MAI.
Parliamo d'altro le micette stanno benone, ieri sera già provavano a saltare e quando i fumi dell' anestesia impedivano loro le performances atletiche di sempre si guardavano incredule e riprovavano. Alle 9 hanno aggredito la zia perché avevano fame poi si sono messe a letto con Balena che era si felice ma vedendo il taglio e la zampetta rasata che ognuna di loro ostentava deve aver pensato, "desso tallieranno anca mi malideti lumani".  Lo zio mi incarica di riferirvi che ogni promessa fatta verrà matenuta, schemi sulla realizzazione di nodi, serie tv da mettere in videoteca e perfino il giallo al quale si sta dedicando ma purtroppo in questi giorni è impegnato a costruire una nuova copertura per la sua barca e ad approfittare del fermo obbligato della barca della zia per apportare anche a questa modifiche e piccole riparazioni che era impossibile fare quando stava in acqua per l'uso quotidiano.
Bobby invece che non ha l' acqua fino ai santissimi ha pensato bene di starsene ad Oxford ma si è ricordato di inserire l' odierna puntata di Colombo in videoteca di Esserino.


Un abbraccio a voi tutti

Dani

sabato 16 novembre 2019

fatevi i gatti vostri 1343 "A pello del Gato Balena ai rapatori dele gemeline e adiuto del Gato Ternisimo"

Alora cuesta  matina che aveva istata una bela matina sendo che in dela fine dela semana si mannia bene e anche il tono, tuto si ava srovessiato e ava ventata una brutisima giornassione. In tanto mi avano meso il da beve fori del laporta di casa e avo dovuto manniare in dele scale e dal lindidentro lolro le mie giemeline pingiavano che avano fame  e cuando avo ri entrato milegavano i bafi pegli avansi di polo.Cuesto infino al mezogionno. Poi i lumani le avano gabiate e portate luntane da me e io ava penzato che ora le vendivino e io no ce le avo più propio deso che avano ventate bastansa grase e facevino tepidore in del leto a canto dimé. E io no avo manniato nente pù e avo istato triste cuando i lumani hano tonnati sensa le gatine. Poi hano riindati via vendomi lassiato solo e al lora avo maniato ma pe consolassione e no mi ava piciuto il maniare sensa di ese gate. Al lora avo dito i preghieramenti al Sinior Gato Eternisimo di cendoli allui Sinior Gato grandisimo e Ternisimo ti ava tanto chieduto che amme mi mandavite il Gato Fratelo Serino ma il Gato Pietro mi ava deto che eso ava ventato Gatangielo e no si poteva cunfundere cole istorie terene e alora la mama mi ava portate le giemeline Ema e Cicie e ora no cierano pù sendo Eso Sinior Gato Ternisimo siniore di tuti i gati del aldiquà e del aldilà se me le facieva turnare.
Cuando ava fato buio la mama ava turnata cole gatine meze indormentate e co due tallii in dele pancie e due sampe pelate che no so cosa li hano fato alloro ma ero felici che ciele avo ancora in del leto acanto di mé.
In cueste due imagini si vedeva mé cula disperassione che mi strapo le lundie e poi anca che avo fato tute le scale dela terassa pe indare a truvalle a ese gate.






venerdì 15 novembre 2019

fatevi i gatti vostri 1342 "Emma una gatta da circo" un video da collezione




Emma quando ha sentito parlare di cane pare abbia detto: "quello stupido e puzzolente animale che ci vuole un mese per insegnargli a riportare un bastoncino? Tirami un tappo di plastica in terra e ti faccio vedere io cosa sa fare una gatta" 
guardare per credere



giovedì 14 novembre 2019

fatevi i gatti vostri n 1341 " Del cane Nicche, d' Africa, di manicomi e partigiani"

Aggiornamento: Il mototopo della zia ha retto bene alla bufera della notte, ovviamente è volata parte della copertura e abbiamo dovuto togliere un po' di acqua da dentro ma roba da poco. dato che non ci saranno consegne da fare almeno per una settimana e che la zia ha la febbre lo abbiamo portato vicino a una impresa che fa lavori fluviali e con pochi soldi ce lo hanno tirato su con la gru. Adesso per la stagione delle inondazioni è al sicuro. In caso useremo la piccola o ne prenderemo una a noleggio se si muovesse il lavoro prima del previsto. La barca dello zio nonostante gli ultimi lavori fatti aveva la copertura smossa dal vento e alcune lamiere piegate  ma lui l' ha portata al vecchi ormeggio e con un lavoro da equilibrista l' ha sistemata ancora,


 non so come faccia a saltellare su quei ponteli di fortuna ma sostiene che nel momento del bisogno non sente alcun dolore. E adesso gli lascio riprendere la vecchia storia di famiglia
Dani
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S'era finito il poste d'ieri parlando di Nicche.
La zia, troppo indaffarata, quando se lo trovava tra i piedi gli urlava "Levati dalle palle impiastro che non sei altro" del resto in famiglia la chiamavano "la Cruda" ed era famoso un episodio in cui, tornando dall' ospedale, aveva commentato "ho fatto tardi perché la tale ha sgravato all' ultimo momento". La mi mamma n'aveva detto "dio bono zia come t'esprimi!  Sgravare si dice delle mucche" e lei "E che differenza c'è? Anzi na mucca fa un vitellino che si pole farne carne da mangià e una donna nvece  fa un bimbo che da mangiare tocca dagnene allui". Del resto non aveva tutti i torti ad essere inasprita  era vedova come la mi nonna ma mentre il mi nonno Ferdinando era morto di insolazione durante le manovre precorrenti la campagna d'' Africa,  Vezio il su marito in Africa alla fine c'era andato e  tornato...  ma cola sifilide e matto cosicché l'avevano portato a morire in manicomio. Per ironia della sorte nel medesimo padiglione de malati di mente c'era anche  Italo fratello di Tarquinia e di Inesse che luilì invece l'avevano picchiato sula testa i fascisti durante uno scipoero al porto. Era rimasto demente e ripeteva tutto il giorno "malidetto ir duce e tutti i su fascisti". Alla fine du infermieri fedeli ar duce lo presero a botte anche lì demente e incapace di difendesi.  Morì senza che si sapesse come era successo. O meglio  lo si seppe solo dale parole di altri ricoverati ma lorolì, in quanto malati di mente, erano testimoni poco credibili.
Uno de due infermierì morì dopo poco sotto un bombardamento, quell' altro anda a pigliallo un gruppo di partigiani, s'era guasi alla fine  della guerra e di tribunali sommari se ne videro parecchi anche da noi. Pare che a lui n'abbiano messo in mano na pistola e mentre lo tenevano sotto tiro col mitra n' abbiano chiesto:  "fai da te ardito der cazzo o ci si pensa noi?"  Lui invece di mettesela ala tempia esitò un attimo forse pensava di puntalla verso di loro ma il mitra  cantò per primo e lo spedì di là. Non ho mai saputo se ir mi babbo e Don Luigi, che allora un era ancora Don, abbiano preso parte a quer plotone. Erano del 28 tutti e due e qui si parla del 45 quindi diciassettenni sebbene già  giovani partigiani, mi pare difficile che ni fossero stati lasciati compiti così gravosi. Il fatto mi fu raccontato da loro ma esclusero sempre tutti e due di avervi preso parte.
Torniamo ar cane: Quando la zia  lo scacciava  Nicche correva da me perché lo portassi fuori. Ero piccino ma dove abitavamo noi non c'erano troppe macchine e la mamma mi lasciava a giocare sotto le finestre. Nicche non aveva le stesse riserve che aveva Tigretta  nei confronti di Dino e lo allenavamo a riportarci dei bastoncini. Altre volte io e Dino ci lanciavamo il bastone e lui correva tra noi due finché non riusciva a intercettarlo. Nicche era di taglia piccola e piuttosto agile, quando noi crescemmo e fummo assorbiti dai primi anni delle elementari cominciò ad andare in giro da solo e spesso ci riferivano di averlo visto oltre il Pontino, altre volte al porto ma quando rientrava non dimenticava mai di venirmi a scodinzolare intorno e a invitarmi a tirargli un oggetto da riportare.  Visse piuttosto  a lungo, un anno o due  in più di Tigretta. Quando era ormai vecchio e quasi cieco anche lui,   nel suo peregrinare, fu investito da un camioncino. Si trascinò fino a casa nostra e consumò le sue ultime ore accanto alla stufa a legna con me che piangevo e lo imploravo di non morire e Dino che non potendo reggere allo spettacolo si era chiuso in camera con la testa sotto le coperte. Quando fu il momento di salutarlo per sempre la mamma lo mise in una scatola di cartone e ci scrisse sopra "Nicche s'è levato dalle palle". Poi avvertì la zia perché avvisasse Mauro per fare una buca e seppellirlo. Forse fu un po' troppo dura a scrive in quel modo ma almeno mi resi conto che anche Zia Tarquinia, seppur raramente, sapeva piange.

Dante

mercoledì 13 novembre 2019

fatevi i gatti vostri 1340 "Edizione Straordinaria Venezia come nel 66"


così nell 66 e così oggi
nel 66 distrusse Venezia con tre dita di livello in meno cosa avrà fatto?

Zio Dante aveva pronta la continuazione del suo escursus nella storia passata della famiglia ma un evento che assurge alla dignità di calamità si è abbattuto ieri sera su Venezia e ci impone la pubblicazione di alcune testimonianze drammatiche. Zio Dante che non è Veneziano ma di mare ne capisce ieri a mezzogiorno ha detto  a zia Holly che riposava a letto con un paio di lienee di febbre: " bisogna portare via il Topo  (il barcone col quale la zia ed io facciamo le consegne). Perché se viene come dico io ci si ritrova col culo per terra a partire da domattina".
 La ricordate la nostra barca? La zia dismise la sua da pesca e lo zio restaurò questo bel pezzo di antiquariato del 1962
risistemandogli anche il motore diesel


 E' lungo quasi 9 metri ma come sape in acqua tutto è piccolo anche un transatlantico specie quando c'è tempesta. 
 Zia Holly dapprima ha minimizzato ma poi ha sbottato  "desso che ti gà cantà ghe ze da torla almanco par no farte sigar se riva l' acua granda"   (adesso che hai gufato bisogna toglierla davvero quanto meno per evitare  gli urli che farai se dovesse arrivare un alluvione)
"Ci vo io ci vo io" ha chiuso lui e di fatti si era già messo la giacca impermeabile mentre la zia mi sussurrava per non farsi sentire "gà rason lù, come senpre ma stavolta me par che ea gabbia par davero, fame el piaser va co lu che no sta par niente ben"  (Ha ragione lui come sempre ma stavolta mi sembra che ce l' abbia per davvero, fammi un piacere vai con lui che non sta affatto bene)
Così è partito sotto la pioggia e io con lui. Alla barra  che sembrava capitan Tyler della "tempesta perfetta" spingeva il grosso diesel come un matto tanto che gli ho chiesto cosa gli fosse preso. "Bimba io un sarò pesce di laguna ma di barche un n'ho mai persa una, nemmeno cole libecciate di Livorno che l' acqua  del mare fa anche 8 metri in alto e le barche sembran conchiglie". Mi ha risposto
"E allora che cosa fate?" 
"Se son grosse ala fonda con triplo ancoraggio e cime lunghe, se sono piccine a costo di portalle in secca ma vanno levate".
"E ora?"
"Ora la porto a Malcontenta nel canaletto dove c'è la mia, per quanto s'alzi l' acqua ho i pali da 5 metri e pole salire come in ascensore e poi il canale è basso sotto ai campi e il vento ni passa di sopra".
Difatti poco dopo entrava all' attracco di Fusina e si spingeva fino quasi alle dighe di Moranzani per ormeggiare là dove aveva detto. Ha spostato a malincuore la sua in un ormeggio abbandonato ed ha assicurato il grosso topo. Poi ci siamo fatti 500 mt a piedi e di lì, col bus 46 abbiamo raggiunto Marghera, dove abbiamo preso il treno fino a casa. All' arrivo si vedeva già che aveva avuto ragione perché c'erano passerelle ovunque e l' allerta era dato.
Non è servito  Alle ore 22:50 di ieri sera, martedì 12 novembre, l’acqua ha toccato la quota record di ben 187 centimetri, il secondo punto più alto mai raggiunto in laguna dopo i 194 centimetri registrati nel 1966.


La citta è  abituata ed è attrezzata per far fronte  agli allagamenti, ma quanto avvenuto in queste ore ha preso in contropiede sia gli addetti ai lavori quanto i residenti. Numerosi sono stati infatti i danni provocati dal maltempo, a causa dellapioggia caduta copiosa durante il giorno ma anche del vento di scirocco che ha soffiato fino a 100 chilometri all’ora. Le gondole e le barche sono state strappate dagli ormeggi,  mentre tre vaporetti sono stati affondati. 

 


Un uomo è invece morto, un anziano di 78 anni che è stato fulminato da un corto circuito sull’isola di Pellestrina, mentre l’acqua gli entrava in casa e lui tentava di azionare le pompe elettriche. Danni anche presso la Basilica di San Marco, a musei e a quasi tutti i negozi di Venezia anche se al momento non è semplice fare una stima. Il sindaco ha chiasto lo stato di calamità. 
ovviamente tante altre immagini drammatiche sono su tutti i giornali nazionali ma noi vogliamo darvi qualche testimonianza personale con filmati fatti da persone che conosciamo e colleghi di lavoro che ce li hanno trasmesse in diretta ieri sera :


Mi sto cagando addosso, questa è via Garibaldi (nel sestriere di Castello una delle poche strade Veneziane che si chiami "via" e non calle n.d.r.) nonostante sia 90 kg non riesco a muovermi e mi sono nascosto in questa piccola calle



martedì 12 novembre 2019

fatevi i gatti vostri n. 1339 "spigolando nela memoria: la Gatta, il Cane e l' Ebreo" by Dante

In principio ci fu Tigretta, la gatta che ir mi babbo aveva regalato ala mi mamma quando erano fidanzati e lui era ancora militare. La portò in una tasca della giubba. Era il 48 o 'l 49 e restò con noi fino a che io, nato ner 54, ebbi 7 anni. Dapprima sempre nela mi culla poi sempre a letto con me, inamovibile al punto di vederla incazzata e coll' undie di fora se si provavano a spostalla. Concesse solo ala mi mamma di allattammi a poppa ma stava lì vicino e osservava tutta l' operazione. Poi, una vorta finito, toccava a Dino, come ricorderete la su mamma era morta di parto e la mia che avev il latte pe mezzi bimbi di Livorno lo trasformò ner mi fratellino di latte. Appena io venivo messo nela culla Tigretta si rifiondava accanto a me. Dino non lo sopportava perché, come mi miagolava lei in un orecchio, puzzava di merda già da allora e in più era dispettoso e le tirava la coda.
Quando prencipiai la scuola elementare  era già acciaccata e non vedeva quasi più gli erano venuti dei tumori all' occhi e dopo un anno sbatteva la testa ovunque e miagolava in modo straziante. "Bisognerebbe portalla dal veterinario e fagli la puntura" aveva detto Nado, che di bestie se ne ntendeva ma il veterinario costava anche allora e siccome ir mi babbo un se la sentiva toccò a Renatino, ir babbo di Dino, a tiragli na fucilata co quer  sovrapposto che ora c'ho io, attaccato in salotto in attesa che serva per me, speriamo il più tardi possibile. Del resto i soldi pe andà in isvizzera un ce l'ho e se mi dovessi ammalà senza speranza mi pare il modo meglio, magari in barca dove un rompi i coglioni a nessuno e non fai morì di spavento la gente di casa. Ma parliamo d'altro: alla gatta fecero compagnia una mortitudine di uccellini, un pesce rosso il gatto Fufi e il cane Nicche.
Delle gesta di Fufi e di come riuscisse sempre a rubare il tonno ala mi zia ho raccontato tant'anni fa e non voglio annoiare chi di voi ha bona memoria. Il cane Nicche lo aveva portato il mi zio Mauro e su queste parentele è doveroso aprì na parentesi.
La mi mamma era figlia unica mentre ir mi babbo aveva otto fratelli quindi quando parlo di zii dela Sicilia, indove era nato ir mi babbo in una numerosissima famiglia di pescatori che avrebbe fatto invidia ai Malavoglia del Verga, parlo di zii boni ovvero di fratelli e sorelle der mi babbo nati dar mi nonno Rosario (tanto pe cambià) e dala mi nonna Concetta (na fantasia hanno coi nomi...) nati l' uno ner 1881 e l'altra nel 1888.. Quando invece parlo di zii da parte dela  mi mamma sorge una disceta ambiguità in quanto la mi nonna Inesse aveva 2 fratelli Gigi e Italo e na sorella Tarquinia. La mi mamma li chiamava giustamente zii ma anche per me erano zii come del resto lo erano di fatto, pur senza esserlo di diritto, i loro figlioli ovvero i cugini dela mi mamma che io chiamavo uguarmente zii. Così Nicche lo portò ir mi zio, figliolo dela mi zi Tarquinia.
Il mi zio Mauro rivaleggiava per bellezza cor mi babbo, era alto e di linementi belli anche lui ma mentre ir mi babbo sembrava un Amedeo Nazzari in bello, ir mi zio Mauro pareva un attore americano. Purtroppo ho le foto in una scatola di latta seporta da quarche parte in Toscana. Comunque ir mi zi Mauro e la mi zi Traquinia (sua mamma) vivevano ar piano di sotto rispetto a noi mentre dirimpetto ci stava Renatino con Dino. Renatino un c'era mai, sempre imbarcato e Dino viveva con noi grazie a un po' di soldi con cui ir su babbo pensava ar su mantenimento. Sebbene Renatino guadagnasse bene cole trasferte la mi mamma, che era sarta, cuciva i vestiti per me e per Dino coll' avanzi de panni de grandi e sosteneva che i sordi risparmiati era bene tenelli da parte per Dino che già la vita gli aveva levato parecchio e i vestiti compagni ai mia erano perché noi s' avevano entrate ridotte e un voleva che fra me e Dino ci fossero disparità o invidie, il resultato era che quando Renativo tornava pieno di sensi di corpa e portava un bellissimo giocattolo a Dino, prima scriveva ala mi mamma chiedendo cosa mi garbasse e se era una pistola giocattolo che volevo potete sta tranquilli che mi regalava quella più costosa che si trovasse sur mercato. Tantè che Lumacone, che veniva a scuola con no ed era ir figliolo der notaio, una vorta, vedendo i nostri giocattoli, escramò: "ma che vanno a rubà i vostri babbi?" E la mi mamma ni rispose: "si come ir tuo solo che loro ci vanno di notte e ritti e ir tuo di giorno e da seduto e Amenne.
Torniamo a Nicche perchè introduce ir poste che voglio scrive a seguito di questo domani o domallaltro
Nicche era un bastardino bianco e nero che la mi zi Tarquinia avrebbe sinceramente fatto a meno di pigliallo se ir su figliolo un avesse messo l' auttautte: "o si tiene o piglio casa per conto mio" e la mi zia che aveva già visto andassene Mara, la su figliola che era andata a vive a Roma dopo essesi sposta co Gino cedette e accettò Nicche. Gino era un ebreo che al momento dele persecuzioni s'era trovato miracolosamente a Livorno a riparare l' impianti elettrici dell' ospedale, difatti era uno de meglio esperti d'Italia pe le linee di continuità che esistevano anche allora anche se noi si pensa che siano nate nzieme ai computere. Il primario di chirurgia s' impose all' amministrazione: "Gino lo voglio fisso qui armeno fino ala fine dela guerra. IO devo operà e se manca la corrente siamo nela merda infino ar collo". Così ni rimediarono de documenti farsi e lui che aveva un tipico nome tronco da Ebreo (Igino Natan) diventò Gino Natali  e venne a vivere a pensione dala mi nonna  che essendo vedova  aveva avuto un posto da nfermiera nzieme ala su sorella e n'era rimasta la possibilità di liberà una camera dormendo lei nzieme ala mi mamma. La mi zia Mara era na bella ragazzona e a forza di vedessi pe le scale lei e Gino s'innamorarono e fenita la guerra lui la portò a Roma dove messe su na ditta di impiantistica elettrica che ni rese piuttosto bene. Per tante estati mi invitarono in vacanze da loro e io li rammentai sempre come i mi zii di Roma.
Donque Nicche fu preso in casa  Il mi zio Mauro  però a casa un ci stava,  era  attratto dala topa come pochi e le donne ni stavano addosso come le mosche sula popò dato che come v'ho accennato  era bello come n' attore e aveva una Gilera 350 che a Livorno faceva strabuzzà l' occhi a parecchi. La su mamma, Tarquinia faceva l' infermiera e a casa c'era poco, la mi nonna eguale, così Nicche crebbe sempre cola mi mamma prima e con me dopo che fui nato ma solo e quando tigretta glielo permetteva.
L' altro giorno ho visto un cucciolo  d'aspetto eguale a lui  e la signora che l' aveva m'ha subito detto: "se lo vuole glielo dò ne avevo 5 da collocare e mi è rimasto solo questo ma ormai ha 6 mesi e non trovo nessuno che lo voglia".
Holly però è stata irremovibile, irremovibile Balena e la prossima volta vi racconto cosa hanno ordito le streghe per non aver cani tra le zampette.
Bona Giornata 

Dante

lunedì 11 novembre 2019

fatevi i gatti vostri n. 1338 " tutti a conoscere il cane Palla"




Abbiamo ricevuto questo invito dalla libreria Ubik  di Mestre e lo giriamo volentieri ai nostri lettori. Premetto che della UBIK non siamo procacciatori di affari, né pubblicitari e che nessuna royalty ci perviene. Siamo solo clienti che gradiscono il loro modo di rendersi attivi nel panorama letterario e sociale veneziano e ne sosteniamo, nel nostro piccolo,  le iniziative estendendole ai nostri amici e lettori
Dani 



 







Giovedì 14 Novembre alle ore 18,30 la Libreria Ubik di Mestre avrà il piacere di ospitare la veterinaria Monica Pais e il suo dolcissimo cane Palla; un evento eccezionale dove presenteremo il nuovo libro della dottoressa Pais "Storia del cane che non voleva più amare" edito da Longanesi. Interviene e dialoga con l'autrice la veterinaria Francesca Lenarda.

Un cane ferito e tradito dagli uomini. Una veterinaria cocciuta. Una storia vera. Bella come una favola.
«A vederla mentre dialoga con gli animali che ricovera, la dottoressa Pais sembra davvero avere l'anello di Re Salomone, quello che - ricordava Lorenz - permette di parlare con le bestie.» - Io Donna
«Il tempo passava e Mano, il nostro cagnone scontroso, stava lì, come un bocciolo da innaffiare con pazienza ma da cui non ci si può aspettare un cenno di fiducia. Si può solo attender e sperare che, prima o poi, fiorisca.»
Mano è un randagio, un maremmano scontroso e taciturno, regale e bellissimo come i maremmani sanno essere. Ma quando arriva nella clinica di Monica non è più niente di tutto questo. È stato ripescato da un canale, incaprettato e con la museruola. Un pescatore di carpe lo ha notato dibattersi nell'acqua torbida e ha chiamato i soccorsi. Ora, sul tavolo da visita, quello scheletro di cane stremato e semi-annegato sembra solo uno straccio intriso d'acqua e fango. Sta rivolto con il muso verso il muro, perfettamente immobile, e non risponde a nessuno stimolo. Ma se una mano entra nel suo campo visivo lui si difende con ferocia disperata: morde a vuoto l'aria, perché nessuno deve toccarlo. Morde per istinto, per scelta, per disperazione. Morde per paura. In onore della sua missione di flagellatore di mani, il nuovo arrivato viene battezzato Mano e Monica si imbarca nella lunga avventura di curarlo e restituirlo al mondo dei vivi. La aspetta una delle sfide più lunghe, ardue e straordinarie con cui le sia mai capitato di misurarsi. Questa è la storia del cane Mano, che dagli umani ha ricevuto la violenza più atroce e il dono dell'amore, e che degli umani toccherà nel profondo le coscienze.
Parte dei proventi di questo libro finanzieranno i progetti e le attività della onlus Effetto Palla.
Non mancate!