venerdì 16 ottobre 2020

Fatevi i gatti vostri 1635 "Nebbia fitta su Livorno"

Dani, oberata dagli impegni mi chiede un avvicendamento e io prontamente prendo in mano il blog almeno per una decina di giorni.

Qualche cosa da raccontare o meglio qualche sfogo da fare in pubblico ce l'ho ma prima voglio riordinare le idee. Ho ripercorso post arrtrati e commenti con richieste di films e giungo a conclusioni diverse da quelle che Dani aveva pubblicato e che mi aveva passato come consegna

Le imputo ai rispettivi richiedenti per maggiore chiarezza:

smartynello: lettere da Berlino (evase oggi) Lazzaro (2018) L' uomo che non c'era, il crocevia della morte, l' occhio selvaggio.

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Murasaki  le ricette di mamma e lo schiaccianoci e i 4 regni

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Anna Ferrari  L' eternità e un giorno, la la land, Adele.

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parmigiamino  il colore dei soldi

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Alcuni dei titoli sono già stati reperiti altri mi incaricherò io di trovarli o nelle nostre collezioni private o da qualche altra fonte. ovviamente darò precedenza a ciò che ho già in magazzino. Scrivetemi se riscontrate qualche inesattezza o dimenticanza.

Infine: per ragioni di archiviazione nell' area film presenti in cineteca troverete sempre un Avviso. Leggetelo e seguitene le istruzioni. Altrimenti non potrete accedere alle risorse della cineteca.

E veniamo alla situazione al Bar Nado.

E' propio un ber casino. Ir Covidde s' era messo ar passo stanco e nvece ora va ar trotto e nquarche paese anche ar galoppo. Faccio le mie considerazioni: noi dala riapertura si so avuti più problemi che altro. A parte la diffamazione da parte della cretinetta che aveva citato il Bar Nado senza esseci stata quando l'avevan trovata positiva. Ma l' incassi fanno piange perché anche se la gente aveva prencipiato a sortì magari veniva a beve ma poi non si fermava e il nostro è sempre stato un barre di stazionamento indove si gioca a carte si chiacchiera si aspetta di fa più tardi cor un mezzo litro davanti. Quindi la persona che prima in una giornata gironzolando sempre intorno al barre dentro e fori spendeva 5 o sei euri ne spende due o al massimo tre.

I conti li potete fa anche voi.

Ma fosse stato vesto ir problema, ve lo dico papale papale, a morì di fame o guasi ci si era rassegnati. 

Ci s'era guardati in faccia cor mi babbo e lui m'aveva detto: " E so stanco Zanza, so sfinito, so 48 anni che sto dietro a un banco anzi 52 perché ho prencipiato a  14 da apprendista, ma a casa cosa si farebbe? Si morirebbe di noia".

 E io n'ho risposto "Allora restiamo aperti! Finacché si fa pari cole spese almeno si sta in compagnia e si fa da famiglia ar Ciampino".

Ora però col ritorno del virusse le cose si rincasinano perché c'è il rischio di dové richiude pe forza e, se si chiude,  fa pari cole spese, aspettando tempi migliori, doventa impossibile.

Ma vi voglio pone un problema insolubile.


Anche io sono tant'anni che sto dietro ar banco e la faccenda virusse un l' ho trascurata punto, d'estate che veniva quarcheduno di più ci si era organizzate a rotazione io Dani e Samatta e una serviva, una stava ala cassa e una puliva e metteva tazze e bicchieri in lavastoviglie. S'era creato un ciclo di igiene niente male. Ma ora sono da sola e provatevi a seguimmi senza favvi venì r mal di capo

ala mattina è tutto pulito e disinfettato (perché l' ho fatto io o la mi mamma)

entra uno vole un caffé, glielo fo e glielo porgo

lui lo tocca cole mani e anche se si fosse disinfettato cor flacone all' ingresso la tazza ala bocca sela deve portà e i labbri ce li deve appoggià

mettiamo sia positivo

il virusse va sula tazzina

ma io gli vado ner culo al virusse

perché lo butto in lavastoviglie co tazza piattino e cucchiaino

Eh già...però l' ho toccato cole mani 

allora mi lavo le mani

poi r cliente mi da i soldi 

chissà quanti l' hanno toccati

li metto in cassa gli do il resto e mi rilavo le mani

poi ritorna s'è scordato la pasta da asporto pe la su moglie

la piglio cole pinze, il sacchetto l' ho preso cole mani pulite

tutto a posto 

 sì a posto  na sega

ricava fori il borsellino e mi da un euro

lo metto in cassa e mi rilavo le mani

ma il cassetto dela cassa lo avevo toccato cole mani che avevano toccato i soldi vero?

eh già

allora via coll' alcole pulisco il cassetto

Qualcheduno mi potrebbe dì " ma mettiti i guanti!"

sì ma se tocco la merda co guanti un mi sporco i diti ma tutto quello che tocco co guanti merdosi lo sporco sicché i guanti so come una seconda pelle e devi seguì li stessi processi dele mani.

Da solo credetemi non ne vieni fori

vai avanti bene magari co 4 clienti poi ala fine sbagli quarcosa e se fai bene tutto a mezzogiorno sei pronta pela neurodeliri o giù di lie.


E questo succede al barre indove ci so io sola e la gente viene ala spicciolata.

Ve lo immaginate a scuola?

Io a quell' età avevo r mi fidanzato vivo, ci si abbracciava ci si baciava, ci si tocchicciava in ogni momento libero. Lo dico cor un po' di vergogna ma s'è anche fatto l' amore ar gabinetto facendo i turni a fa la guardia co Samatta che anche lei aveva il ragazzo e s'arrangiava eguale a  me.

E un vi scandalizzate pelamordiddio perche queste cose si so fatte tutti e volete che ora stieno boni boni inchiodati ar banco?

Ma raccontatelo a chi a scuola un c'è stato.

E poi scusate a scuola e al lavoro come cazzo ci si va?

Pigiati nell' autobusse.

Dani mi dice che a Venezia i vaporetti traboccano e Bobby scrive che la metro di Londra è un nightmare un incubo!

Così capite che l' unica è rivorgesi a forze superiori o pregando o bestemmiando forte perché pe fassi sentì di questi tempi non è cosa semplice.

Guardiamoci du firmi che è meglio

Bona Giornata 

Zanza


il commento è di mymovies il firme lo trovate digià in cineteca bona visione


UN THRILLER EMOZIONALE DALLA STORIA POTENTE MA PRIVO DI UN CORRISPETTIVO FORMALE ALL'ALTEZZA.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 17 febbraio 2016

Berlino, 1940. All'indomani dell'occupazione di Parigi da parte delle truppe tedesche, una lettera della Wehrmacht notifica la morte del figlio di Otto e Anna Quangel sul fronte francese. Caduto per la patria e in nome del Führer, Hans era la bella ragione di vita di Otto e Anna che inconsolabili intraprendono una resistenza silenziosa con carta, penna e scrupolo. Munito di guanti per non lasciare impronte, Otto redige cartoline antinaziste che deposita in luoghi strategici con la speranza di risvegliare la coscienza tedesca e porre fine alla follia hitleriana. Assoldato l'ispettore della Gestapo Escherich, inizia una serrata caccia all'uomo. Prudenti e metodici, Otto e Anna riparano dietro una vita ordinaria e un condominio che rispecchia il momento storico, affollato di giusti, miserabili, ebrei che temono la delazione e delatori che non vedono loro di denunciare ebrei. Le stagioni intanto scorrono, la guerra tuona e la città è stremata dai bombardamenti e dal clima di diffidenza diffusa. Duecentoottantacinque cartoline dopo una tasca bucata tradisce Otto, che viene arrestato e processato con la consorte. La sentenza per entrambi è di morte.
Non è affatto vero che Hitler non conobbe oppositori in Germania, che la popolazione tedesca era un blocco filonazista monolitico, vero è quanto fosse difficile dissentire con azioni dirette non appena il dittatore prese il controllo delle istituzioni nazionali. Questo non convalida né tantomeno giustifica il consenso della nazione a un capo scellerato ma aiuta ad avvicinare la complessità delle scelte morali che uomini e donne hanno dovuto affrontare in tempi in cui l'unica libertà permessa agli individui era l'adeguamento alla volontà del partito, l'unico valore sociale legittimato quello della denuncia.
Trasposizione del romanzo resistente di Hans Fallada ("Ognuno muore solo"), Lettere da Berlino è la storia di una coppia che alla morte del figlio si risveglia da un abbaglio e 'spedisce' ai suoi concittadini cartoline postali con appelli alla ribellione. Ma in fondo quello che si aspettano i protagonisti è di essere denunciati dal vicino o da un collega di lavoro perché nella Berlino degli anni Quaranta la delazione era considerata il dovere civico per eccellenza.
Se un merito ha il film 'in costume' di Vincent Perez è quello di parlare dei crimini del nazismo non solo nelle forme di disumanizzazione concretamente messe in atto ma anche nella normalità della vita quotidiana. Dal buio profondo del conformismo generale, il regista pesca Otto e Anna Quangel, una coppia della working class che riuscì a ragionare da sola, libera da preconcetti e pregiudizi. Ispirati a Otto ed Elise Hampel, giustiziati nel 1943, i protagonisti 'vuotati' dal dolore della perdita guardano finalmente agli eventi nella loro dimensione reale, acquisendo la forza di giudicarli, di contestarli, di combatterli. Film di attori così efficaci da rendere tollerabile l'ambizione internazionale di Pérez, nella versione originale Emma Thompson e Brendan Gleeson parlano inglese con accento tedesco, Lettere da Berlino racconta come la vita degli individui fosse controllata nei pensieri, nelle emozioni, nei comportamenti e condizionata dal meccanismo della delazione, l'invenzione sociale più riuscita e ferale di tutto il sistema nazista, poi ripresa col medesimo 'successo' da quello sovietico.
Attore e regista tedesco da parte di madre, Vincent Pérez fa i conti con un'eredità che sente pesante, emergendo dalla follia collettiva di una nazione diciotto cartoline (mai denunciate) e due uomini giusti, che s'impegnarono a mantenere la propria autonomia, senza abdicare la dignità e difendendo l'idea stessa di umanità. La forza del tema e il potere edificante della storia originale non trovano tuttavia un corrispettivo formale all'altezza. Pérez predilige una struttura classica, nessuna audacia, alcuna asprezza.
Lettere da Berlino è un thriller emozionale prima che storico e politico che spinge avanti la relazione dei coniugi protagonisti ma manca la disperazione e l'insensatezza (assennata), motori della loro insubordinazione. Tutti gli altri personaggi finiscono per mancare di profondità e coerenza, su tutti l'ispettore di Daniel Brühl, il cui passaggio da sadico nazista a funzionario pentito non contempla le nuance. Troppo facile risolvere la struttura ideologica del regime nei segni esteriori (bandiere naziste e saluto hitleriano), difficile invece dire in inglese una colpa tedesca. La lingua di 'accoglienza' cancella l'identità originale di questa storia, rinforza la rimozione e produce un distacco emotivo, disertando il complesso significato di resistenza nella società civile e abitando sonorità (e logiche) separate dalla memoria del corpo.

2 commenti:

  1. Per quanto riguarda i titoli riferiti alle mie richieste c'è tutto e ringrazio. Dato che ho chiesto pellicole off topic prendete tutto il tempo necessario.
    Un caro saluto a Te al Ciampi e a tutta la combriccola del Bar Nado
    Giovanni Martinelli

    RispondiElimina
  2. Anche la lista delle mie richieste è ok.
    Bentornata
    un abbraccio
    Anna

    RispondiElimina

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