venerdì 21 agosto 2020

fatevi i gatti vostri 1583 " L'albero di Ito"

Diversi  anni fa Dante era sbarcato a Follonica e si era messo a cercare Ito. All' epoca il micio era ancora solito percorrere notevoli distanze guidato dagli effluvi in aerosol lasciati dalle gatte in amore. Dopo un' intera mattina spesa invano Dante ebbe una pensata delle sue. Pisciò in una bottiglia dell' acqua minerale, prese  uno spruzzino di quelli da detersivo per la casa che prima aveva risciacquato alla perfezione e ci travasò una generosa quantità di quel nettare,  poi si mise a schizzare tutte le cantonate e tutti gli alberi che sapeva far parte del reame di Ito, in particolare alla base di grande pino marittimo la cui corteccia mostrava le tracce delle affilatissime unghie del gatto. La mattina dopo di buon ora caricò la sdraia sul portapacchi della vecchia vespa con l' idea di andare a mettersi a sedere sotto a quel pino certo che, se il gatto nell' intertempo avesse fatto il percorso perimetrale del proprio regno di avrebbe dovuto  capire che x'era in giro  il suo grande amico umano che Ito, per chi non lo ricordasse, chiamava il Dio Idiota significando con ciò che tanta possanza fisica era totalmente sprecata in un essere che correva meno di un gattino di due mesi, non saltava nemmeno un metro da terra, non riusciva a strisciare in silenzio e soprattutto non sapeva acchiappare i topi e pareva privo di interesse per le gatte in calore. Dante arrivò sul posto, scaricò la sdraia e la stava per aprire sotto l'albero quando scorse Ito, regalmente sdraiato proprio nel posto in cui aveva pensato di aspettarlo. Dante concludeva sempre il racconto così: "Ho du grandi amici pe quali darei l' anima uno è Dino e quell' altro è Ito peccato che uno un capisca na sega e non è Ito".
Per voi oggi abbiamo in cineteca un film che con l'albero a qualcosa a che vedere

Buona Giornata

Zanza

ANTONIA'S LINE  OLANDA - 1995


L'ALBERO DI ANTONIA
Antonia, un'energica popolana olandese, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, rimasta vedova, fa ritorno con la figlia Danielle al villaggio cattolico natio e si stabilisce nella vecchia casa, lasciatale dalla madre, alla cui morte aveva appena potuto assistere. Antonia, con l'aiuto della figlia e del fattore Willem lo scemo, inizia risoluta a coltivare il terreno ereditato, osservando - scettica e beffarda - la vita della rustica comunità: messe; prediche; funerali; la defezione dell'aiutante del parroco; gli abusi sessuali del parroco stesso con la complicità del confessionale; lo stupro subito da Deedee, una donna ritardata; convivenze a piacimento; prostituzione; violenze sanguinose; ululati alla luna di "Madonna Pazza", disperata per il rifiuto del prete protestante di cui è innamorata; la vita anomala dell'insaziabile Letta, presa dalla frenesia di far figli a volontà; la profferta di matrimonio di Boer Bas, un contadino vedovo padre di otto figli, col quale instaura una disinvolta convivenza; l'amicizia con Dito Storto, un intellettuale pessimista e misantropo, che muore suicida, impiccato a una trave del suo alloggio-tana, dopo aver istruito e "formato" l'intera generazione del fruttifero "albero di Antonia" da Danielle che ha generato Thérèse (la bambina prodigio che estrae istantaneamente la radice quadrata da cifre astronomiche) a Thérèse che ha generato Sarah, ritratto vivente della bisnonna, alla cui morte assiste imperturbabile, conscia che l'unico modo di affrontare la vita è viverla appieno fino in fondo.
NOTE
- OSCAR 1995 PER IL MIGLIOR FILM STRANIERO
CRITICA
"L'albero di Antonia, pizzicando tra commedia, farsa e tragedia, mettendo tra parentesi gli avvenimenti storici che sono noti, è divertente, piacevole, ben fatto e recitato da un cast autonomo di donne affiatate, che si vogliono bene e lo vogliono far sapere. Hanno facce non patite, antiche e scolpite, piene di chiaroscuri psicologici, con espressione fiamminga. La Gorris ci insegna, senza scomodare Bergson, che anche il tempo è un'invenzione e va a diverse velocità come accade nel cinema sensibile e civile simile al suo o a quello di Terence Davies. Gente che racconta in modo tradizionale, mette in primo piano la vita con le sue mille meraviglie, anche se anonima, rispetto alla cinepresa, anche se d'autore." (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 15/4/96)

4 commenti:

  1. A R E A __ C O M U N I C A Z I O N E__ R E D A T T O R I __B L O G
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    redazione: Zanza e Dani Livorno on line dalle ore 09:00 alle 11:00

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  2. Grazie per il film e per questo simpatico raccontino afferente alla saga di Ito e Dante. Mi mancano un po' i racconti di Dante in prima persona ma riconosco che sei narratrice provetta e sai restituire con efficacia colore e ambientazione delle storielle che lo vedono protagonista.
    Grazie per il film .
    Buona giornata
    Giovanni Martinelli

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  3. Ecco un altro film di cui non avevo mai sentito parlare in vita mia e che guarderò molto volentieri. Il nuovo sistema di scarico funziona benissimo per me. Concordo con Dante sui suoi amici, visto che uno sta sempre a criticare le sue esecuzioni sull'armonica e il gatto no 😤
    Felice giornata a tutti voi, io come programma oggi e per tutto il fine settimana ho quello di non fare nulla se non coccolare le gatte 😃🐈❤️😸

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  4. Ne ho sentito parlare bene e poi è un film sulle donne come rinunciare in questo torrido pomeriggio romano?
    Un abbraccio a tutti
    Patty

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