mercoledì 5 giugno 2019

fatevi i gatti vostri n 1294 " Quel Gran Figlio di Troia!"

Lo so a chi avete pensato! Forse siete stati colti da un sentimento di ambivalenza nello scegliere? Tranqui!
Si tratta di Enea e della sua epopea spiegata e letta da uno dei suoi più accreditati traduttori.


Zio Dante spesso ci ha raccontato che durante l' ora di latino,  di solito verso l' una, quando il sole ormai rendeva opprimenti quelle aule prive di qualsivoglia condizionamento ma quasi per compensazione spingeva le compagne di classe a rinunciare alla maggior parte degli indumenti, lui cadeva in estatica contemplazione delle cosce di Caterina. Era costei una ragazzona alta quasi quanto lui e con una costituzione fisica tanto notevole  che se i due avessero trovato un benché minimo accordo sul far pratica dell' ars amandi avrebbero di certo fatto impallidire anche il più audace rivenditore di letti.
Per 160 kili in azione, mossi da motori sedicenni alimentati ad ormoni e fantasia  non c'erano ondaflex che potessero tenere. Ma queste erano le considerazioni dello zio che concludeva sempre il suo racconto pronunciando con occhi sognanti:
"Bella la mi montagna di topa!  Una sesta abbondante montata su un monumento di culo che per mesurallo un bastava un metro.  Peccato che quando apriva bocca avrebbe fatto cascà i coglioni anche ale statue de 4 mori e difatti un si concruse mai nulla".
Comunque dopo essersi inimicato il professor Callimaco rispondendogli che faceva domande oziose a chiedergli  cosa ne pensasse dell' amore in Ovidio a quell' ora e davanti a cotale contemplazione lo zio  rese ancor più precaria la sua posizione quando richiesto di leggere un brano a piacere dell' Eneide, senza neppure aprire il libro e soprattutto senza distogliere lo sguardo da quella minigonna che pareva risalire ad ogni respiro di Caterina , recitò:

"tum ei viderunt audax rumpere Pallas"

e spiegando argomentò: "Come era ben chiaro anche a Virgilio da che mondo è mondo quando guardi na topa c'è sempre quarche audace, che si poterbbe con licenza tradurre anche "inopportuno", che ti rompe le palle".

Il Ciampi si sentì male dale risate e rise anche Caterina sebbene dopo risulta abbia chiesto a Bruna sua compagna di banco: ma saresti te la topa che guardava Dantino? A conferma  citava il Ciampi: che li sforzi che la su mamma aveva profuso a disegnalli ir culo e le puppe s'erano rivelati fatali quand'era arrivata ar momento di fanni ir cervello".

Enea è già sul palco dell' audioteca
ogni tanto un classico non guasta

Buona giornata da

Dani
p.s.  Dato che lo zio è in terraferma a sistemare il camper che prima o poi dovrà dirigersi verso la Toscana, ho richiesto l'aiuto on line di Zanza per le citazioni in vernacolo
che io capisco ma gestisco assai malamente.

4 commenti:

  1. A R E A __ C O M U N I C A Z I O N E__ R E D A T T O R I __B L O G
    ===============================================================================
    Le risposte a questo primo commento sono riservate allo staff. I nostri lettori possono commentare seguendo le consuete modalità.
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    Dani Venezia on line fino alle 13:00

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  2. Ma Dani ma cosa dici mai? Er nonno di tutti noi!
    Troppo forte la battuta in latino ma me la sono dovuta far spiegare da Vale che aveva 8. Allora essi videro irrompere l'audace Pallante giusto? Certo che ne ha sempre avuta di fantasia e di prontezza Dante!
    L' Eneide me lo risparmio ma Vale lo sta già riascoltando. Secondo lui l' arte retorica, non di Virgilio ma dei principi del foro di allora, resta insuperata e ha tutti gli scritti di Cicerone che ogni tanto mi legge. Du palle! Solo l' orazione in morte di Cesare quella del film con Marlon Brando nella parte di Marcanton io mi piace.
    Baci ad amici e amicie e mici e micie
    Patty (da casa finalmente)

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  3. Grazie per questa interessante acquisizione per la nostra biblioteca. Prendo la libertà di scriver nostra per significarvi quanto ne abbia apprezzata l' ideazione e la realizzazione. Passo poi a commentare l' episodio liceale narrato
    Mi avete messo in crisi la citazione "tum ei diderunt audax rumpere pallas"

    In tal guisa non la ricordavo nonostante l' Eneide sia stato uno dei vari flagelli coi quali ho tormentato svariate generazioni di allievi.

    nell' Eneide è presente questo passo

    liber VIII
    audax quos rumpere Pallas 110
    sacra vetat raptoque volat telo obius ipse,
    et procul e tumulo: 'iuvenes, quae causa subegit
    ignotas temptare vias? quo tenditis?' inquit. 114

    Ma il coraggioso Pallante proibisce dInterrompere il rito, afferra un giavellotto e si fa incontro di corsa a chi arriva, gridando dalla ripida alzaia: “Giovani, cosa cercate per luoghi a voi ignoti?

    e probabilmente Dante che ricordo come buon latinista avrà citato l' incipit traducendolo con "c' è sempre qualcuno che rompe... "quando ti stai concentrando su ben altri orizzonti di gloria.

    Direi il buon Dante abbia assemblato all'istante la ricostruzione in "tum ei viderunt" tenendo conto della platea (ei viderunt) costituita dai compagni di classe dei quali cercava il consenso e l' ilarità. Rivelando in ciò una precoce e profonda conoscenza dei tempi comici.

    Il quos? Probabilmente infastidiva per la necessità di concordarlo nella neonata espressione ergo eliminato con subitanea decisione.

    Resterebbe una riserva sul "rumpere" che ha senso principale proprio di "rompere" e pertanto pur comprendendo e apprezzando l'agilità della ricostruzione fatta dal consorte di Patty con mutazione in irrompere credo di aver fondate ragioni nel dissentirne. Virgilio intendeva "il rompere sacri riti" e credo che se Dante nella subitanea ricostruzione si è permesso di trasformare il nominativo Pallas (antis) (Pallante) in un fantasioso accusativo plurale di palla ae (che esiste in latino ma significa mantello) non dovrebbe aver certo rinunciato alla forza ed immediatezza associativa di un "rompere" per cercarne un senso traslato di "irrompere" che il verbo ospita sì tra i suoi significati secondari ma per attribuirlo piuttosto a fenomeni naturali come tempeste, vento ecc. che irrompono e rompono allo stesso tempo.

    Con affetto e scuse per la consueta pignoleria che in questo caso vuol solo mettere in risalto l'agilità mentale e la vis comica del nostro Dante.
    Giovanni Martinelli

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    1. mi scuso per i vari (troppi) errori di dattilografia che non elenco per vergogna
      gm

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