sabato 3 gennaio 2026

fatevi i gatti vostri 2132 "Ce ne vole parecchio!" "D'orecchio!"

Ieri sera, nzieme ar mi babbo, su rai 3 ho  visto r documentario biografico "Enzo Jannacci - Vengo anch'io" di Giorgio Verdelli. Offriva un ritratto completo dell'artista co filmati d'epoca e testimonianze di tanti nomi mportanti delo spettacolo come Vecchioni, Vasco, Cochi e Renato, e molti altri. Se un l'avete visto  lo potete trovà e rivedé  su RaiPlay.



Bello! C'era tanta roba e tante nformazzioni su particolari professionali e biografici che io  nemmeno immaginavo. 

Poi ala fine m'è venuto detto: "Peccato che Dino sia sempre lassù da Dante. Mi sarebbe piaciuto fammi raccontà quarcos' artro su Jannacci magari sui su magheggi musicali che nel filme so emerzi pochino. Quando io e Samatta s'era bimbette ce ne parlò ma na vorta sola". R mi babbo ha replicato: Era mmenzo! Un talento immenzo mischiato  a un anticonformismoammirabile. Era il Piero Ciampi di Milano ma mentre Ciampi cola su malinconia a vorte riusciva a rompe i coglioni anche qui a Livorno e si faceva emarginà, lui nvece aveva saputo impone il tema dell' urtimi e de diverzi e gli riesciva di portallo a Sanremo, a Canzonissima, nzomma nele case di tutti. E tutti gli volevan bene. tutti quelli che un lo capivano ma li faceva ride. E tutti quelli  che  di musica ne capivano. Un parlo de critici ma di gente come Celentano, Gaber, Paolo Conte, Tenco, De Andrè, giganti ma che forze ravvisavano in lui il tocco di pazzia geniale unita a talento. Mi fa piacere che il su figliolo abbia dedicato na serata a Piero Ciampi". 

E allora da sta chiaccherata piglio lo spunto pel poste di questo uicchende. Vo ndietro cola memoria fino a quell'episodio

che coinvorge me, Dino, Samatta e le Trombanti. Era credo ir dumila tre e noi sera poco più che bimbe, ci garbava la musica. Io e Samatta s'avevano i genitori musicisti che, anche se s'eran piegati a lavori più ordinari pe fa campà le famiglie, annoi ci avevan trasmesso la passione. La zia dele trombanti nzegnava ar Mascagni e di lì a poco ce le avrebbe tirate dentro come na calamita. Sama e loro due avevan già i su strumentini. Io preferivo  cantà  nzieme a Dino, a Dante e ar mi babbo che un mi lesinavano mai l'accompagnamento. Dante s'era da poco trasferito a Venezia da Holly. Il Ciampi era davanti ala televisione. A un certo punto si sente cantà Lontano Lontano di Tenco ma un era lui era Jannacci. Samatta sbotta su: "Boia dé come l'ha straziata!". Di rimando la Trombante maior chiosa: "fa caà davvero" e Tromba Marina cola delicatezza che  la contraddistingueva fin dall' infanzia s'infila ne commenti : "Pare si lamenti, come uno che ha pigliato na pedata ne 'oglioni " . Il Ciampi lasciò che la canzone finisse. Poi spenze la televisione e rivoltato verzo di noi attaccò: E voi correste doventà dele musiciste? Avvoi costì vi garberebbe entrà ar conservatorio? Ma nemmeno a sciacquà i bicchieri qui da Nado vi metterei. Avete avuto r coraggio di criticà ir meglio pezzo che ci s'ha in Italia. Ne dovrete ascortà di musica prima di capì chi avete davanti". 

Samatta un ci voleva sta a quella ramanzina. "Pole anche esse un genio come dici te Dino, ma se uno stona lo sento e non poi non sentillo anche te. E ci rompi le palle co tempi, coll' intonazione, cor fiato e poi ci rimescoli le carte così."

E Dino seguitò con carma ma con quel fare sprezzante che sembrava parlasse a dele dementi: " Ma lo sapete bimbe che quest'omo è sortito dal conzervatorio cor diploma in piano, armonia composizione e direzione d'orchestra? Esattamente il percorso che ho fatto io e vi posso assicurà che t'aprano r culo quando vai a sostené  quell'esami chellì. Poi, ir fatto di confonde dele dissonanze cole stonature ve lo perdono ma propio perché sete piccine e avete da mparà tutto. Ma percaso, se vedete un quadro di Modigliani dite che un sa rispettà il senzo dele proporzioni anatomiche? E ando giù pe guasi un ora lasciandoci cola coda fra le zampine che sfoggiavano ancora r pelo matto e i calzettoni.

Allora ripromettendomi di parlanne più diffusamente in quarche prossimo poste oggi vi linko propio il pezzo che dette origine a quella lezione ciampiana  

Ora spero un ci sia r solito pisano che mi dice: "Occome co tutta la roba che ha prodotto lui e ci fai senti na covere?" La ragione l'ho detta raccontando l'episodio ma vi farò sentì, a breve, altra roba guasi sconosciuta e bellissima scritta musicata e cantata da lui medesimo ok?

Bon uicchende attutti

Zanza




mercoledì 31 dicembre 2025

fatevi i gatti vostri 2131 Bon LapalissiANNO!

Brevi note che mi giungono da Venezia, tramite una chiamata fatta a Dino. E c'è da rallegrassi perché Dante ha buttato via il cellullare e Dino ancora risponde ma se gli pare. 

Dunque Holly, Dani e naturalmente Bobby, che non si è mosso di lì, sono in Inghilterra. Non però ad Oxford, dove Bobby insegna ed  ha un alloggio minuscolo. Sono tutti nella deliziosa casetta di Porchester Road, a Londra. Quella che Dante,  a forza di braccia e di bestemmie tradotte in inglese perché si sentivano meglio da fori,  da vetusta e fatiscente che era, trasformò in calda ed accogliente. Eh sì, a quell'epoca attraversava ancora i suoi migliori momenti  di disponibilità verzo gli altri. 

Dunque parlo co Dino che mi riferisce quanto sopra e aggiunge che Costanza non è lì e non ci andrà. Alla ovvia richiesta di lei: "Come ci organizziamo per queste feste? "Lui le ha risposto che lei poteva arrivare tranquillamente a Venezia o a Livorno, se preferiva. Lui, però aveva bisogno di stare dassolo nzieme a Dante. La motivazione risiedeva nel fatto che  nutriva dei dubbi sul fatto che in futuro ci potessero essere altre occasioni. 

Lei lo ha giustamente mandato in culo. L'avrei fatto anche io!

Pare che abbia aggiunto che qualora avesse avuto voglia di raggiungerla, lei il 31 sarebbe stata a Montecarlo alla serata al Port Hercule, e che se le dava una risposta in tempi brevi gli avrebbe mandato i soldi per il viaggio. 

Il Ciampi è poverissimo ma ha orgoglio da vendere quindi potete immaginare dove le ha detto di mettersi quei soldi sempre che non avesse da metterci qualcosa di meglio. Bella storia. 

Quest'anno non c'è pace nemmeno nei sodalizi più conzolidati. 

Alla fine gli ho chiesto se lui e Dantino penzavano di fare qualcosa per l' ultimo e lui laconico mi ha risposto "aspettiamo che finisca questo sinnò come fa a prencipià il 2026?".

"E' lapalissiano" è stato il mio commento alche lui ha aggiunto: "Sì ma le verità lapalissine spesso sfuggono ai più, come quella, ad esempio, che al momento  noi tutti abbiamo un Natale di meno da vivere e tra poco anche un ultimo dell'anno e questo non vale solo per gli anziani come noi ma anche per voi allegre comari del bar Nado e persino per i bimbi in fasce".

L'ho salutato dicendo che  ci  avrei penato su perché quest'ultima  sua sortita era davvero profonda.

E così mi sono messa scrivere il post su l'anno lapalissiano. 

Tuti voi conoscerete l'aggettivo "lapalissiano" usato per definire  un fatto di tale evidenza e ovvietà che la sua enunciazione è del tutto inutile se non proprio umoristica, come nell'espressione «l'acqua è bagnata». 

Da qui l' espressione verità lapalissiana o verità di La Palice[(in francese: lapalissade o vérité de La Palice). 

Forse in meno sanno che  l'aggettivo lapalissiano deriva dal nome del maresciallo Jacques de Chabannes, signore di Lapalisse (La Palice) di cui vi mostro busto con aria assai fiera e castello.






L'origine dell'aggettivo lapalissiano nel significato di «ovvio, scontato» è ricondotta a un aneddoto legato alla sconfitta dei francesi nella battaglia di Pavia (1525). I soldati agli ordini del maresciallo La Palice, morto nell'assedio della città, per rendere onore al coraggio del loro comandante avrebbero composto il seguente epitaffio; La Palice est mort a Pavia "Si il n'était pas mort, il ferait encore envie" (Se non fosse morto, farebbe ancora invidia) per definirne appunto la grandezza. 

Purtroppo almeno secondo una versione abbastanza credibile il marmista che aveva ricevuto l' incarico di incidere la frase sulla lapide comprese Serait al posto di Ferait e en vie al posto di en vie  e così incise dando origine all' immortale ovvietò: "Si il n'était pas mort, il serait encore en vie" (Se non fosse morto, sarebbe ancora in vita.)

Nel XVIII secolo, l'accademico francese Bernard de la Monnoye compose una canzone che utilizzava il motto inciso, adattandolo ai propri versi e diffondendo l'idea che La Palice fosse un maestro delle ovvietà.

Ecco un estratto della canzone di La Monnoye:


(francese)

«Messieurs, vous plaît-il d'ouïr

l'air du fameux La Palisse,

Il pourra vous réjouir

pourvu qu'il vous divertisse.

La Palisse eut peu de biens

pour soutenir sa naissance,

Mais il ne manqua de rien

tant qu'il fut dans l'abondance.


Il voyageait volontiers,

courant par tout le royaume,

Quand il était à Poitiers,

il n'était pas à Vendôme!


Il se plaisait en bateau

et, soit en paix soit en guerre,

Il allait toujours par eau

quand il n'allait pas par terre.


Il buvait tous les matins

du vin tiré de la tonne,

Pour manger chez les voisins

il s'y rendait en personne.


Il voulait aux bons repas

des mets exquis et forts tendres

Et faisait son mardi gras

toujours la veille des cendres.


Il brillait comme un soleil,

sa chevelure était blonde,

Il n'eût pas eu son pareil,

s'il eût été seul au monde.


Il eut des talents divers,

même on assure une chose:

Quand il écrivait en vers,

il n'écrivait pas en prose.


Il fut, à la vérité,

un danseur assez vulgaire,

Mais il n'eût pas mal chanté

s'il avait voulu se taire.


On raconte que jamais

il ne pouvait se résoudre

À charger ses pistolets

quand il n'avait pas de poudre.


Monsieur d'la Palisse est mort,

il est mort devant Pavie,

Un quart d'heure avant sa mort,

il était encore en vie.


Il fut par un triste sort

blessé d'une main cruelle,

On croit, puisqu'il en est mort,

que la plaie était mortelle.


Regretté de ses soldats,

il mourut digne d'envie,

Et le jour de son trépas

fut le dernier de sa vie.


Il mourut le vendredi,

le dernier jour de son âge,

S'il fut mort le samedi,

il eût vécu davantage.»



(italiano per chi aborrisce il francese)

«Signori, vi piaccia udire

l'aria del famoso La Palisse,

Potrebbe rallegrarvi

a patto che vi diverta.

La Palisse ebbe pochi beni

per mantenere il proprio rango,

Ma non gli mancò nulla

quando fu nell'abbondanza.


Viaggiava volentieri,

scorrazzava per tutto il reame

e quando era a Poitiers,

non era certo a Vendôme!


Si divertiva in battello

e, sia in pace sia in guerra,

andava sempre per acqua

se non viaggiava via terra.


Beveva ogni mattina

vino spillato dalla botte

E quando pranzava dai vicini

ci andava di persona.


Voleva per mangiar bene

vivande squisite e tenere

E celebrava sempre il Martedì Grasso

la vigilia delle Ceneri.


Brillava come un sole,

coi suoi capelli biondi.

Non avrebbe avuto pari

se fosse stato solo al mondo.


Ebbe molti talenti,

ma si è certi di una cosa:

quando scriveva in versi,

non scriveva mai in prosa.


Fu, per la verità,

un ballerino scadente,

ma non avrebbe cantato male,

se fosse stato silente.


Si racconta che mai

sia riuscito a risolversi

a caricar le pistole

se non aveva le polveri.


Morto è il signor de la Palisse,

morto davanti a Pavia,

Un quarto d'ora prima di morire,

era in vita tuttavia.


Fu per una triste sorte

ferito da mano crudele,

Si crede, poiché ne è morto,

che la ferita fosse mortale.


Rimpianto dai suoi soldati,

morì degno d'invidia,

e il giorno del suo trapasso

fu l'ultimo della sua vita.


Morì di venerdì,

l'ultimo giorno della sua età,

Se fosse morto il sabato,

sarebbe vissuto di più.»

il est mort devant Pavie ;

Hélas ! s'il n'estoit pas mort,

il seroit encore en vie.»

(italiano)

«Ahimè! La Palice è morto,

è morto davanti a Pavia;

Ahimè! se non fosse morto,

sarebbe ancora in vita.»


Non mi resta che auguravvi sto 2026 Lapalissianno perché a me le cose ovvie mi garbano anche includano che anch'io c'abbia un Natale e un urtimo dell'anno di meno da dové vive. Le cose che un so ovvie, nvece, tipo stragi e genocidi mi fanno dimolto orrore e paura

Bona Fine

Zanza e il Barre tutto

giovedì 25 dicembre 2025

fatevi i gatti vostri 2130 BUON NATALE A TUTTI !!!

L'alberino lo ha fatto Dante e le luci al Babbo Natale, che Dante aveva restaurato lo scorso anno, le ha messe il Ciampi. Me lo hanno mandato ieri sera con gli auguri e lo condivido con tutti

Dal Bar Nado il nostro Buon Natale a tutti i lettori

Zanza e tutto lo staffe




domenica 21 dicembre 2025

Fatevi i gatti vostri 2129: "Un Natale parecchio moscio"

E ci risiamo! Se un si sta attenti Babbo Natale ci viene addosso cola slitta e le renne mentre noi si penzava d'avecci quarche artro giorno di riflessione be doventà più buone e volé bene a tutti. A parte la corza cole renne, st'anno Babbo Natale ha prencipiato a perde colpi e perzino la mamma der bimbo dela nostra canzoncina Natalizia pare abbia ricevuto na letterina di scuse.  Ner bigliettino arivato co anticipo sur 24, Zanta Clausse diceva d'ave de problemi d'erezione e che era meglio che leilì organizzasse l'abituale trombatella natalizzia cor postino o co quarche vigile der foco, perché lui si vergognava anche a tirallo fori pe piscià.



E unè  è ndata maluccio solo ar tegamino americano che penzava di ripete l'ampresso natalizio che durava da quando nventarono la canzoncina. Purtroppo anche noi siamo nfilate n'una serie di delusioni che temevo ma a cui un volevo crede. Queste so l'urtime notizie, Bobby un si poteva move per via che la su attuale fidanzata s'è fatta male a na zampa e un si pol move. Così Danì ha penzato di andà su lei e gli piaceva l'idea di portà anche i su zii. Ma le conzegne cola barca seguitano fine al 24 mattina e dopo un c'eran più aeri a meno di un pagalli un botto. Le cose pare l'abbia risolte Dantino cola su proverbiale salomonicità: "O perché un vi levate da coglioni voi due? Tanto pe le conzefna d'una mattina ci posso andà io!" Detta così cor una cortesia e no stile mpareggiabile gli so arrivati du vaffanculi unisoni e Holly e Dani so corze a fa r biglietto. Quando ha saputo come si metteva r Natale pel su fratello di latte, Dino l'ha chiamato ar telefano pe digli allora fai le conzegne e poi monti n treno e vieni al Barre tanto noi siamo qui. Nisba! "E l'unica gattina resta chi glielo dà da mangià? Gesù n fasce?".

Penzava d'avé chiuso così ogni possibilità a tutti ma un sapeva o meglio l,o sapeva ma un si ricordava di avé un antagonista tremendo quanto a stronzaggine. Difatti Dino ha replicato allora vengo nzù io. E Costanza gli s'è chiesto noi? E Costanza pol venì lei a Venezia o sennò ci si vede pe San Silvestro.

Così  ala fine siamo tutti sparpagliati ed è la prima volta da quando nacque sto blogghe. Ammé un vedé Dani, Bobby, Holly Dante e perfino Dino mi dà un senzo di smarrimento. Certo sola un so, ho du fratelli e relative donne, la mi mamma, r mi babbo, Samatta e i suoi, le tromanti tutte e due, Gerge e Kate Dalton. Nzomma da fa na tavola c'è ma uné la medesima di sempre e mi dispiace. Prima che r Ciampino partisse però s'è voluto fa la musica nzieme e  st'anno era d'obbrigo, anche visto come ho prencipiato il post, fa na verzione nova dela canzoncina der bimbo che spia la mamma a fruga ne carzoni a Babbo Natale. L'armonica di Dante manca ma c'è r sax di Sam  e c'è rpiano der Ciampi ir basso der Tafano e la batteria d'Ampelio, nzomma na Bar Nado band  

cge potrebbe anche andà n culo a Bice. Per i curiosi che voglian sapé chi sia sta Bice gli si risponderà alla maniera di Mario. O Mario chi? Ma Mario r bagnino no! L'immortale perzonaggio sortito dala geniale fantasia di Giorgio Panariello.





O come chi Bige? 
Quella lì che le su amighe l'avan messa già n cornige ,
come meglio  direttrige 
che  gli voglian fa dirige, a sentì quer che si dige, 
propio  l'araba Fenige. 
E che dice  la Fenige? 
La Fenige  un vol sonà 
se a dirige è quella là!

Ci si sente il 24 pell'auguri, nel frattempo organizzatevi e divertitevi!

Zanza

sabato 13 dicembre 2025

Fatevi i gatti vostri 2128 "Stianto ma reggo"

Cari amici, capirete che, nonostante la buona volontà, il compito di redattrice unica mi resulta un po' pesantino. Dala pandemia in poi lavoro14 ore al giorno al barre.  Oramai, a meno che un principe cor cavallo bianco un si fermi a Livorno e resti irretito dale mi poppe esagerate e cascanti e dale mi mele striate di cellulite, unò speranza di levammi di ulo dacquì. 

I sogni ci so stati e belli ma eran tutti lontani e io unò trovato né coraggio perzonale né compricità esterna pe affrontalli. 

Dani sarebbe stata n ottima compagna di viaggio. Ideale direi. E s'è sognato nzieme, a lungo di girà tutto l mondo e na volta fenito l giro di riprencipiallo. Però affrontà na vita nzieme a zonzo n ognidove unè semplice. Pe du etere poi è propio difficile perché sortan fori dele complicazioni dovute ala vita sentimentale d'ognuna. Purtroppo oltre ala compricità, all amicizia profondissima e all'ideali condivisi, s'ha tutt'eddue un  brutto difetto anche un po' fori moda si sti tempi. Annoi  n mezzo ale zampe ci garba avé un maschio cor su arbero di natale  bello svettante e le palle attaccate. Come immaginerete, quando ci si mettan di mezzo le relazioni di sto tipo bisogna fanne recede altre. Cor 2025  ir volo verzo la quarantina è spiccato e un mi pare che niente lo possa fermà. Così è per me. Così per Samatta e anche pe le trombanti che so leggermente più piccine ma di poco. Quando ho detto ala mi mamma e a babbo: " ora potete andà in penzione" sapevo indove mi infilavo. In fondo sentivo, tuttavia, che era r mi modo pe un perde un mondo in cui ero cresciuta e indove mi ritrovavo a mi agio. La mattina, ancora coll'occhi incispiati, ho bisogno di vedé Dino che ciondola, di sentì l'odore dela macchina der caffè che prencipia il su lavoro, la ventata d'aria esterna, che ariva dala porta che s' apre, il saluto der primo che entra. Qui ancora si conzumano de rapporti umani. Cambiati, è vero, nquinati quer tanto che basta a fammi venì la nausea da si art fo e alla ma ancora si parla e s'erza la voce e finché questo resterà io lo coltiverò come l'urtimo giardino dele meraviglie. Qui ci s'hanno ancora le carte da gioco e le bestemmie volano in alto come se qualcuno le potesse ascoltà e cambià quell' urtima mano di scopone. Da Nado  un so mai entrate le slotte mascjin. Qui ogni giorno ci so sur tavolino, accanto ala porta d'ingresso, du quotidiani e du giornali sportivi. Qui se uno entra ale 10 di mattina e ha fame ma no di briosce, quarcosa ar foco gli si mette e lo stesso se arriva a mezzanotte. Detto questo bisogna anche ragionà sur fatto che sotto il carico di lavoro che mi arriva sul groppone da quelle belle ma lunghissime quattordici ore ar giorno passate qui, di tempo per me ne resta poco e pochissimo pel blogghe. Spero che Bobby e Dani si decidano a dammi una mano. Quest'anno non andrò a Venezia perché l' idea di Dante che un cìè o fa finta di un esseci mi fa troppo male. Se però qualcuno di loro, magari anche Holly, che lavora sempre e troppo, come me, volesse venì quaggiù, ho dato la mi disponibilità. Dino seguita a dormì nel nostro magazziono e ha la casa vota. Ir mi fratello piccino, dopo che ha avuto ir secondo mancamento di cervello, dorme fisso da Camillina che, secondo quer che ha detto lei, se lui deve morì lei vole esse lì. Ma un v'allarmate ha la pelle dura il Mosca e a parte ste precauzioni fa la solita vita di sempre. Mangia, beve, dorme sereno e tromba tutte le volte che lei ci sta. Quando lei unnà voglia no. Perché si sa e ora l'ha decerato anche il parlamento, le donne possan di di no anche a metà delo zumzumme. Io sinceramente un l'ho mai fatto, perché mi sembrerebbe un atto di sadismo. Quarche volta ho sopportato, sperando che fenisse ala svelta e si levassa dale palle ma se gli avevo detto di sì da prencipio, sinceramente il no a mezza monta un l'ho mai pronunciato. Tornando a posti disponibili:  Io posso dormì tranquillamente ner magazzino,  eguale Dino perché ci so du posti  e lui non russa. Se venisse Costanza,dala Svizzera, lei si porterebbe Dino in albergo, così ci sarebbe un posto voto qui, quattro a casa di Dino e du camerette a casa dei miei (la mia e quella del Mosca). Glielo avevo già detto per telefono a Dani ma lo scrivo anche qui perché " scritta mane" e così, se un viene nessuno, mi sento libera d'incazzammi. Oggi come vedete ho buttato giú ste righe. ma è stato na specie di sfogo, a mo di diario, perché storielle da Dino un mi so arrivate e ammé un menè venute a mente punte. Visto che a Natale s'è sempre messo musica natalizzia ho penzato di risuscità quercheduna dele nostre vecchie esibizzioni. Oggi prencipierei con quarcosa che ancora propio da Natale unè ma è piena di dolcezza perche la canta Kate la figliola di George Dalton



che al tempo dell'esecuzzione fummo tutti concordi nel definì la voce (e non solo) più arrapante del webbe. 

Godetevi sta cauboi di mezzanotte e bona domenica

Zanza




lunedì 8 dicembre 2025

fatevi i gatti vostri 2127 "profondità vs intelligenza"

Riporto qui una vecchia disputa, tenutasi al Bar Nado tanti  anni fa, tra  Don Luigi  e l'avvocato Sacchetti. Orai son morti da anni tutti e due ma i termini di tale dotta e non breve argomentazione mi sono stati estesi da Dino Ciampi. Il tutto sulla base di quella che io considero a tutt'oggi una memoria prodigiosa. Specie poi  se si prendono in considerazione gli ettolitri di alcool che Dino ha trangugiato in una esistenza passata a mangiare poco e in maniera irregolare e, di converso, a bere molto in maniera regolarissima, quasi  metodica. Certo l'alcol ha aggredito la pelle, i capelli e non voglio ipotizzare altri terreni in cui l'azione di lisi, lenta ma inesorabile, abbia trovato applicazione. Non riscontro però cedimenti del suo archivio neuronale e mi fido parecchio delle sue restituzioni. Quindi quanto vi racconto dovrebbe essere un riassunto fedele di ciò che fu detto 40 anni or sono. Veniamo dunque al tema portante: Erano i primi di dicembre del 1985. Io e il mio gemello non si era nemmeno stati penzati perché r mi babbo e la mi mamma seguitavano a lavorà in giro pell'Italia e a lasciassi e rappacificassi con cadenza settimanale. Al barre troneggiava r mi nonno Nado, babbo dela mi mamma Nara. A di il vero luilì, quando la su moglie Mara prencipiò a ostentà un buzzo che pareva avesse ngollato n cocomero ntero, la voleva chiama Nada. La su moglie però  disse che di Nada a Livorno era bene ce ne fosse una sola. Tanto pe ntendessi vella che aveva cantato a Sanremo fin dar 69 e che che aveva vinto r festival ner 71 cor cuore è no zinghero.

Così, siccome  ala fin fine, eran du megalomani ma di quelli che riescano ad accordassi come forze faranno trampe e putinne, fecero n po' der nome di lui e un po di vello di lei e da Nado e Mara venne fori Nara. 

Donque al bar  Nado quella sera era un freddo cane e il freddo porta a bé de be ponci. Così le voci si levavano arte e le bestemmie e i cazzotti su tavolini condivano l'argomentazioni meglio dele figure retoriche.

Si parlava di Crassi e dela condotta der Piccì e Uliano, r babbo di Dante, aveva gia detto la sua: "Ammé sto rosso mi sembra vello der vino annacquato" intendendo i comunisti e aveva proseguito "E  poi ora che da anno scorzo un ci s'ha più Enrico vedrai te come cazzo si va a rifinì? Come la pesca der Giunti discorzi tanti e resultati punti". Così cor un par di bestemmie e un cazzotto sur bancone der barre aveva concruso la su nterlocuzzione. "Quel chiorbone di Bettino s'è messo a pappa e ciccia cor cavaliere e r culo de socialisti è stato venduto pe pochi centesimi" Aveva rincalzato Don Luigi che, se c'era da seminà zizzania era maestro. Era presente. come der resto guasi tutte le sere, anche l'avvocato Sacchetti. L'avvocato era assurto a na fama ncomparabile il giorno che nel mezzo d'una udienza s'era levato la toga e aveva annunciato ai presenti, giudice in primisse: "allora signor giudice e stimatissimi colleghi colgo l'occasione per cpmunicavvi che l'avvocato sacchetti s'è rotto i coglioni e si ritira dalla professione". 

A tale ardita e spregiudicata dichiarazione pare l'avessero portato un discreto capitale accumulato in carriera e le grazie di un paio di spogliarelliste che esercitavano a Montecatini e che lui aveva assunto in coppia come odalische private. Gli durò poco quell'Edenne in terra perché quando si mettano nzieme budelli e quattrini, come ben si sà spariscano nzieme  entrambi come n un numero di prestigio. Ovviamente un furono le prime due a rovinallo. Era un omo rodato e d'una certa furbizia ma la presunzione di potè ave r controllo su tutto finì cor mettelo a terra. Sostituì le prime du maiale co arte due e aggiunze r gioco d'azzardo nel quale si definiva maestro di strategia ludica. Forze se fosse andato a Sanremo, a Venezia o a Campione, magari accompagnato da na bona testa matematica come quella di Dante, si sarebbe sarvato ma prencipiò a frequentà le bische indove invece della rulette si giocava alla Toppa. Dante che tra le su tante esperienze, ar tempo in cui studiava, era stato anche affiliato come aiuto biscazziere in una bisca clandestina di Firenze, lo aveva avvertito. "Avvocato un c'è modo di vincere, adopran carte segnate, servano carte di riserva nascoste che tiran fori co degli artifici da prestigiatore. Una sera ti fanno vince pèerché tu ci creda ma poi, quando hai messo r capo ner secchio, ti mangiano tutto. E così fu. Na sera venne al Barre, vestito elegante e cor papillon e Nado ni domandò "O che va a un matrimonio di sera avvocato?". 

"No- replicò- vo ad ammazzammi" e si batté sula tasca, indove il rigonfio faceva indovinà la presenza d'una rivoltella. Il mi nonno era un omo di mondo e nvece di digli che un era il caso, che la vita era bella anche senza avé nulla, tuonò ad alta voce: "Ragazzi si beve, l'avvocato m'ha confessato na cosa che richiede na bevuta generale venite ar banco". E prencipiò a versà cognacchini e grappe. Più che altro ne versava all'avvocato che in nemmeno un quarto d'ora era così briaco che lo messero a dormì nel magazzino nzieme ad Aroldo, r gatto dela mi nonna Mara. La rivoltella fece un gran volo nel fosso reale e, il giorno dopo, l'avvocato fu preso a quattrocchi dar mi nonno e da don Luigi che lo convinzero che ancora il mondo era pieno di donne da trombà e di quattrini da poté fà. L'avvocato oramai era più vicino ai sessanta che ai 50 ma accettò i conzigli e cominciò a chiede gratisse la topa pela quale nvece aveva speso tanti vaini. Siccome era un bell'omo e aveva eccellenti maniere trovò dele sposine che gliela davano volentieri ma a fa cambio co soldi un c'avevan mai penzato. Mica erano dele professioniste lorolì. Quanto al lavoro ci pensarono r mi nonno e Dantino. Nado lo reclamizzò come conzulente legale per tutti quelli che avevano de casini e pochi soldi.  Così anche se un si parlava più dele parcelle d'un tempo quarche cosina arrivava. Dante all'epoca si arrabattava facendo tesi di laurea per conto terzi e passò all' avvocato parecchi lavori di giurisprudenza che per lui eran delle rotture di coglioni e delle perdite di tempo. Uliano lo presentò al collettivo socialista del porto e il Sacchetti fu talmente abile che a un certo punto era diventato ir conzulente di tutti l' operai di sinistra indifferentemente dal partito di appartenenza. I sindacati prencipiarono a preoccupassi  seriamente di questo outsider che sbrigava le contrattazzioni in meno tempo e con più resultati di quanti ne conseguissero loro.

Poi emerze Bettino e l'avvocato fece na certa scalata all'interno de socialisti, pare addirittura che Crassi, in visita a Livorno, si fosse ntrattenuto co lui dandogli del tu e nvitandolo perzino a mangià nzieme.

Così quella fatidica sera, quando l'avvocato Sacchetti sentì Uliano e Don luigi fare quell'accenno sur su beniamino, si sentì in dovere di fanne un apologia.

"Ma come potete penzà voialtri, che non avete idea di quanto magmatica sia la politica, come potete pensare che ciò che vi appare sia realtà e sopprattutto che non siano stati fatti calcoli preventivi rispondenti a precisi piani strategici? Il ridurre tutto a commenti così prosaici è come voler sminuire l' inteligenza e la profondità del segretario del partito".

Don Luigi un era abituto all' arringhe del tribunale ma era un retore che non temeva confronti e in più veniva dala raffinata scuola de gesuiti.

"Avvocato- replicò- una difesa così veemente a fronte di una osservazione da barre evidenzia che i punti deboli, da noi solo sommariamente palesati, a lei, che ci nota dentro, sono ben chiari ed è ragionevole che tanto più son deboli tanto più forte risuoni la sua apologia. Non voglio però confrontarmi con lei su cose che lei conosce dall'interno ed io percepisco a pelle ma senza prove specifiche. Mi fermerò dunque a riflettere solo sui due lemmi usati da lei. Intelligenza e profondità. Prove di intelligenza da parte del suo assistito ne ho viste molte quindi nessun dubbio. I miei dubbi vengono dall'associazione con la profondità, aspetto che non ravviso né nel pensiero né nella condotta politica dell'uomo e mi creda uomini politici profondi ne ho visti davvero pochi e quei pochi, purtroppo son tutti morti. 

"Boia che discorzi! -intervenne Ennio lo zio di Dino Ciampi- eppoi si pole esse profondi senza esse inteligenti". Don Luigi stava per dire: difficile ma Ennio gli ricaccio in bocca la riflessione perché concluse così:

Badate mpò Viviana, vella pisana che faceva la pornostarre. Io l'ho frequentata da ragazzotta e davvero vi posso assicurà che un capiva na sega nulla ma quanto a profondità l'ho vista,  a provà no spettacolo erotico, e leilì ve lo giuro nela topa ci si infilavca la coda d'un pitone pe armeno na mezza metrata, na bella profondità!"



E tra il riso generale si concruse la serata e io concrudo il mi poste augurandovi na bona settimana e na meglio preparazione ar Natale


Zanza

sabato 22 novembre 2025

fatevi i gatti vostri 2126 "Perfetta" il nostro addio a Cice.


Ingrato compito r mio ovvero quello di raccattà r testimone da Dante e soprattutto fronnao onne (from now on) come dican gli ingresi. 

Non si è più ripreso e, a detta der Ciampino, che lo conosce bene, un si ripiglierà più. Da quanto mi racconta Dani fa le medesime cose di sempre ma gli è sparita l'attitudine ala facezie sostituita da una amarezza che trasuda un pessimismo ala Sciopenaue. Dela serie "la vita è n pendolo che oscilla fra l dolore e la noia". In parole povere dice cose troppo sensate e profonde per esse quel gran regista di cazzate che abbiam sempre conosciuto. Un vi voglio, però, turbà irrorandovi coll'aerosolle  dell'attuale Dante penziero. C'ho parlato cinque minuti ar telefano e m'è venuta voglia di andammi a buttà dal Romito. Co dieci parole,  estratte a forza, ha demolito i mi credo che eran digià traballanti. M'ha messo davanti all'l'nconzistenza di bona parte dela nostra esitenza e ha chiuso chiedendomi con estrema cortesia di un rompegli più i coglioni.  Unè che io mi butti giù facile ma sentì ste riflessioni da un lottatore perenne come lui. Come luilì che sur comodino teneva un quadretto co stampato "gl'invitti" m'ha sinceramente messo ko. Come quando, n'una squadra di pallone, r capitano dice "ragazzi un c'è più niente da fa". Mi domanderete "Ma pe un gatto?"  O forze, dato che chi ci legge ama i gatti in maniera profondissima, un lo direte ma un tantino di esagerazione nela reazione di Dante ce la troverete. Il Ciampi irridente dela vita e d'ogni senzo comune m'ha detto ".  Io  lo conosco bene, ci so cresciuto come un fratello, è o sarebbe  meglio dì 'è stato un claun' di quelli che ti fanno ammazzà dal ride, Quando so soli, poi, te li ritrovi cola testa n mezzo ale mani. L'ho visto tante vorte così e un era briaco o armeno non più di me. Era solo co su penzieri e in quella bolla di isolamento anche a me era precluso d'entracci o solo d'affacciammici." 

Poi gli è sortita  una dele su intuizioni "Zanzina mi ricordo che lui a Cice e gli sonava l'armonica, come faceva co Balena. R pezzo preferito era quello di Sciranne £Perfett". Mi diceva "La mi gattina un'è bella, bella è la su sorella anzi bellissima. Un'è inteligente anzi inteligentissima come era Esserino. E unè na lottatrice come Ito o una regina come era r Gato Dogie Serenisimo Balena. Lei è perfetta". S'è sonata nzieme diverze vorte, se la trovi la poi mette nel poste di oggi."

Così so andata al nostroarchivio della Bar Nado Band e ho trovato il pezzo n'una verzione eseguita solo da loro due, arcuni anni fa. Dante un adopra nemmeno l' amplificatore appropiato pell'armonica. Dino sona r piano bene. come sempre. ma senza nvadenza  guasi stancamente o meglio con discrezione, n punta di piedi o di diti forrze. M'è parza na musia adatta pe salutà quell' amore di micina che anche io ho avuto il privilegio di tené in collo.

Bon weekend e arrivederci perché, come già preannunciato da chi s'è tirato fori, il blogghe seguita.

Zanza